martedì 12 luglio 2011

Prospettive storiche...

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Il compito di fare un salto alle origini, e quindi nel passato, è toccato al professor Guido Vestuti. «Alla metà del ‘700 la crescita era dello 0,10%. Dunque - ha sottolineato il relatore - una società statica. La rivoluzione industriale cominciò con la diffusione delle mutande di cotone in Inghilterra. Era il 1750, arrivò sul mercato un intimo di cotone a prezzo ridotto (quelle di lana erano immettibili per buona parte dell’anno, quelle di seta troppo costose) e la società cambiò. Noi spesso guardiamo al passato con malcelata nostalgia. Ma quei secoli erano rappresentati da ben altro: arretratezza, puzza indescrivibile, carestie e grandi pestilenze come la peste, il vaiolo, la malaria. Uno dei grandi dell’umanità – e stiamo parlando di Newton – cambiava la camicia una volta al mese e la stessa camicia serviva anche da pigiama. Cose che oggi, a ciascuno di noi, fanno inorridire. Altro che sguardo nostalgico al passato. Dunque è nel 1750 che prende il via un grande cambiamento, auspicabile, che porta ben presto a crescite in doppia cifra. La rivoluzione industriale, che ha migliorato il mondo e ingentilito il modo di vivere delle persone, proseguì con l’irruzione del treno nel panorama dei trasporti; la ferrovia avvicinò le città, diminuì in modo significativo i tempi di percorrenza e quindi favorì i trasporti delle merci e delle persone. Il progresso s’impose nonostante il categorico avvertimento degli oculisti dell’epoca: le troppe immagini in movimento rendono ciechi. Anche le guerre hanno il loro aspetto positivo, perché sono portatrici di grandi novità tecnologiche e di una velocità sin qui impensabile e che ben riassume il principio dell’accelerazione della storia».
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