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tramite Sferapubblica di Stefano Iannaccone il 22/01/10

L'Italia dei valori prova ad affrancare la propria immagine da Antonio Di Pietro. Per la prima volta dalla sua nascita, il soggetto politico fondato dal simbolo di Mani Pulite ha organizzato un congresso (dal 5 al 7 febbraio all'Hotel Marriott a Roma), in cui si discuterà anche della leadership con il conseguente abbandono del modello delle assemblee programmatiche sinora unico momento di confronto nell'Idv (che non prevedeva possibili cambiamenti ai vertici). La vittoria di Di Pietro appare ovvia, visto che "contro" di lui si è schierato solo Francesco Barbato, deputato che ha attirato l'attenzione dei media con atteggiamenti provocatori e affermazioni molto forti (in particolare sul sostegno ai lavoratori Fiat di Pomigliano d'Arco), ma che non ha in dote il carisma per battere il fondatore dell'Idv. Tuttavia, sotto il profilo comunicativo, il congresso segnala una svolta: l'Italia dei valori punta a veicolare l'immagine di "partito vero", in cui viene eliminato il ruolo del padrone deus ex machina. Alternativa. Il progetto dell'Idv si rivela assai ambizioso: lo slogan del congresso recita "L'alternativa per una nuova Italia", richiamando le parole del segretario del Pd Bersani. Il partito fondato da Di Pietro, pertanto, vuole collocarsi come interlocutore privilegiato (e irrinunciabile) dei democratici per la costruzione della piattaforma del centrosinistra. Inoltre, emerge un'evidente sicurezza nei propri mezzi, ovvero nella capacità di risultare fondamentali, indipendentemente dalle alleanze, per la realizzazione di "un'alternativa". Insomma, l'Idv si colloca sullo stesso piano di rilevanza del Pd, lanciando una vera sfida alla principale forza di opposizione.
Democraticità. Il soggetto politico dipietrista prenderà una forma più collegiale e democratica. L'obiettivo del congresso, difatti, è di fornire una struttura dirigenziale capillare anche a livello locale, allontanando gradualmente l'immagine di Di Pietro dal partito in un processo (comunque difficile) di "de-personalizzazione", per cercare di rafforzare il consenso elettorale, sinora legato al meccanismo del "voto di protesta".
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