martedì 30 novembre 2010

Il linguaggio normale di Saviano

Il linguaggio normale di Saviano: "

(questo articolo è uscito anche su Libero)


È finito Vieni via con me e vorrei difendere Roberto Saviano ancora una volta, se non dispiace. Perché l’errore di noi tutti – la prendo alla larga – resta il cretinismo bipolare, la tentazione cioè di arruolare nell’esercito nemico (esercito e nemico: già queste sono espressioni da cretini) chiunque abbia delle opinioni variegate e non sia una caricatura servile della nostra parte politica o culturale.

In parecchi, quando Saviano commise l’errore di citare solo la Lega associata alla ‘ndrangheta, sentirono probabilmente un qualche sollievo: finalmente era inciampato a dovere, finalmente aveva creato un clamoroso precedente così da poterlo incasellare definitivamente «a sinistra» in compagnia dei vari professionisti anti-sistema e anti-Berlusconi. Saviano? Capitolo chiuso, catalogato: è uno di quelli lì, è smascherato, è un sinistro, magari lo vedremo a qualche Vaffa-day con Beppe Grillo e compagnia sghignazzante, magari lo candiderà il Pd, queste cose.

E invece no, la cretinata sta proprio qui: e caderci è facile, anche perché restiamo una nazione di tifosi. Criticare Saviano per i suoi errori non deve impedire di accorgersi che resta di un’altra pasta: come dimostra l’antipatia malcelata che ormai lo circonda proprio tra gli idoli della sinistra forcaiola, quella che non ammette sfumature e dirime ogni questione senza incertezze. L’ha notato giustamente anche il Riformista: già uno come Beppe Grillo – il Wikileaks di Sant’Ilario – durante uno spettacolo ha detto che Saviano è sostanzialmente colluso perché «non fa nomi e il suo spettacolo lo produce Endemol», ergo «Berlusconi gode come un riccio». E Santoro? Resta su chi vive, però la settimana scorsa si è divertito come un matto mentre il suo Vauro sparava una vignetta contro gli «Interminabili monologhi di Saviano» e citava una sua «Logomorrea». E Travaglio? Forse è il caso più emblematico: non attacca frontalmente Saviano – non può permetterselo – ma non gli ha risparmiato stizzite pagelline settimanali e soprattutto il rimprovero di non affondare i denti sui temi che contano, a suo dire: cioè le inchieste del suo amico Antonio Ingroia, i casi Dell’Utri, Berlusconi, le trattative che non esistono, mica Falcone, mica la n’drangheta o Piergiorgio Welby. È giunto a scrivere, Travaglio, che certi resoconti «saprebbe farli qualunque cronista»: come a non spiegarsi il perché Saviano faccia tuttavia ascolti stratosferici.

Forse è vero, forse c’è di mezzo anche qualche gelosia tra primedonne dell’anti-berlusconismo, robetta, guerricciole di parolame mediatico, attriti tra collaudate fasce di mercato editorial-politico-antipolitico. Ma non può essere tutto qui. Gomorra non è soltanto un’inchiesta coi controfiocchi che ha rivelato al mondo delle cose che neanche tanti giornalisti sapevano, in opposizione a inchieste su trattative e mafie immaginifiche che non sono neppure mai esistite. E Saviano non ne è semplicemente il profeta, colpevole di parlar male della Campania e di non essere ancora stato ammazzato come ha detto quel poveraccio di Pino Daniele.

Il punto è che Saviano ha venduto milioni di copie e ha avuto milioni di spettatori proprio non raccogliendo i dettati di chi a sinistra, avendo gioco facile con una destra imbelle, ha cercato di fagocitarlo culturalmente. Saviano segue la sua strada e per il resto se ne fotte: pubblica con Mondadori perché ha creduto in lui e perché è la miglior casa editrice italiana, fa programmi su Raitre e con Fabio Fazio – ottenendo, comunque la si veda, un successo strepitoso – perché alla fine non si capisce con chi altri avrebbe potuto farli: e il centrodestra guardi e impari, visto che in alternativa non propone mai nulla di serio. Saviano sarà anche tendenzialmente di sinistra, ma non abbastanza perché la destra lo liquidi e la sinistra lo assimili e i cretini lo possano intruppare. E quelli come lui, in questo Paese, o sono dei paraculi sterili o sono degli indipendenti dalla vita durissima: perché parlano un linguaggio tutto sommato normale, non gettano croci addosso a qualcuno ogni tre secondi, spesso raccontano verità scomode e ambivalenti: e sono tacciati, proprio per questo, anche per questo, di collaborazionismo col nemico."

Symbian Foundation presto offline

Symbian Foundation presto offline: "Annunciata la smobilitazione del network telematico riconducibile alla Fondazione del sistema operativo open source. Il codice sorgente sara' ancora disponibile su DVD e chiavette USB ma lo sviluppo open resta solo in teoria"

CTO confirms IBM's PCM expectations

CTO confirms IBM's PCM expectations: "Jai Menon, an IBM Fellow and chief technology officer with IBM's systems and technology group, has confirmed that IBM believes that phase-change memory (PCM), a non-volatile technology, could scale beyond where flash memory can go and could be of use in server computers in three to five years."

Addio Fai Da Te ..

Estratto dal testo del DECRETO LEGISLATIVO: Attuazione della direttiva 2008/63/CE relativa alla concorrenza sui mercati delle apparecchiature terminali di telecomunicazioni, in corso di approvazione:


ART. 1
1. Ai sensi del presente decreto si intendono per:
a) apparecchiature terminali:
1) le apparecchiature allacciate direttamente o indirettamente all’interfaccia di una rete pubblica di telecomunicazioni per trasmettere, trattare o ricevere informazioni; in entrambi i casi di allacciamento, diretto o indiretto, esso può essere realizzato via cavo, fibra ottica o via elettromagnetica; un allacciamento è indiretto se l’apparecchiatura è interposta fra il terminale e l’interfaccia della rete pubblica;
2) le apparecchiature delle stazioni terrestri per i collegamenti via satellite;
b) apparecchiature delle stazioni terrestri per i collegamenti via satellite: le apparecchiature che possono essere usate soltanto per trasmettere o per trasmettere e ricevere, ‘ricetrasmittenti’, o unicamente per ricevere, ‘riceventi’, segnali di radiocomunicazioni via satelliti o altri sistemi nello spazio;
c) imprese: gli enti pubblici o privati ai quali lo Stato concede diritti speciali o esclusivi di importazione, di commercializzazione, di allacciamento, di installazione o di manutenzione di apparecchiature terminali di telecomunicazione.

ART. 2
(Allacciamento dei terminali di telecomunicazione alle interfacce della rete pubblica)
1. Gli utenti delle reti di comunicazione elettronica sono tenuti ad affidare i lavori di installazione, di allacciamento, di collaudo e di manutenzione delle apparecchiature terminali di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a), numero 1), che realizzano l’allacciamento dei terminali di telecomunicazione all’interfaccia della rete pubblica, ad imprese abilitate secondo le modalità e ai sensi del comma 2.
2. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, il Ministro dello sviluppo economico, adotta, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, un decreto volto a disciplinare:
a) la definizione dei requisiti di qualificazione tecnico-professionali che devono possedere le imprese per l’inserimento nell’elenco delle imprese abilitate all'esercizio delle attività di cui al comma 1;
b) le modalità procedurali per il rilascio dell’abilitazione per l’allacciamento dei terminali di telecomunicazione all’interfaccia della rete pubblica;
c) le modalità di accertamento e di valutazione dei requisiti di qualificazione tecnico-professionali di cui alla lettera a);
d) le modalità di costituzione, di pubblicazione e di aggiornamento dell’elenco delle imprese abilitate ai sensi della lettera a);
e) le caratteristiche e i contenuti dell’attestazione che l’impresa abilitata rilascia al committente al termine dei lavori;
f) i casi in cui, in ragione della semplicità costruttiva e funzionale delle apparecchiature terminali e dei relativi impianti di connessione, gli utenti possono provvedere autonomamente alle attività di cui al comma 1.
3. Chiunque, nei casi individuati dal decreto di cui al comma 2, effettua lavori di installazione, di allacciamento, di collaudo e di manutenzione delle apparecchiature terminali di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a), numero 1), realizzando l’allacciamento dei terminali di telecomunicazione all’interfaccia della rete pubblica, in assenza del titolo abilitativo di cui al presente articolo, è assoggettato alla sanzione amministrativa pecuniaria da 15.000 euro a 150.000 euro, da stabilirsi in equo rapporto alla gravità del fatto.


http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/dettaglio.asp?d=60477&pg=1%2C2123%2C4684%2C7132%2C8109&pg_c=2

mercoledì 24 novembre 2010

martedì 23 novembre 2010

L’auto europea drogata e Fiat

L’auto europea drogata e Fiat: "

Sono arrivati i dati dell’andamento del mercato auto in Europa e sono tragici. I sussidi dei vari Governi europei dati nel 2009 hanno drogato il mercato, con la sola conseguenza di anticipare la domanda e di provocare una caduta nel 2010. Le vendite nel mese di ottobre sono scese a poco più di un milione di vetture in tutta l’Unione Europea, con una contrazione di oltre il 16 per cento rispetto allo stesso mese del 2009. Il livello è più basso anche di quello registrato nel 2008, mese di crisi globale, dopo la caduta di Lehman Brothers. Sussidiare il mercato dell’auto con gli incentivi si è rivelata non solo una politica inefficace, ma soprattutto dannosa. Nel settore auto motive servono interventi strutturali, non le solite politiche di breve termine. La dimostrazione arriva non solo dall’Italia, dove la caduta nel mese di ottobre è stata del 28,8 per cento, con una forte crisi di Fiat, ma soprattutto dalla Germania guidata dalla Cancelliera Angela Merkel.

Nel corso del 2009, anno nel quale si sono svolte le elezioni (27 di settembre), la Germania ha attuato una politica d’incentivi all’acquisto molto aggressiva. I sussidi sono terminati appena concluse le elezioni e la conseguenza è stata quella di una caduta del mercato. Dall’inizio del 2010 le vendite sono calate del 26,8 per cento.

La crisi post-incentivi o da “mercato drogato” colpisce maggiormente quelle aziende che avevano beneficiato dei sussidi.

Le case automobilistiche concentrate sul segmento delle “piccole-medie” erano state quelle che più avevano incrementato le vendite perché proprio su questo segmento erano andati i maggiori incentivi. Fiat era una di queste.

L’azienda torinese, infatti, ha perso il 33 per cento a livello europeo nel mese di ottobre e la caduta delle immatricolazioni è stata di quasi il 17 per cento da inizio anno, a fronte della caduta del 5,5 per cento del mercato.

Se la Germania va male nel settore vendite, lo stesso non accade a livello produttivo, dove continua a correre la produzione. Come è possibile?

Nel paese teutonico sono state prodotte quasi il doppio delle auto che sono state vendute lo scorso anno. Il vantaggio tedesco non deriva certo da un costo del lavoro basso, quanto dalla specializzazione e da un sistema che invoglia gli investimenti.

Un tasso di burocrazia molto meno elevato rispetto all’Italia, una flessibilità nei contratti di lavoro che permette maggiore efficienza e una tassazione effettiva per le imprese meno bassa (Dati World Bank 2010) aiutano lo sviluppo di impianti di produzione in Germania.

Un altro fattore chiave è il mercato. Le aziende producono molto spesso laddove vi è un mercato importante.

Perché le aziende tedesche sono andate a produrre in Cina? Per abbassare il costo del lavoro? La motivazione principale della produzione di Volkswagen in Cina è dipendente dall’importanza del mercato cinese. La casa automobilistica tedesca vende ormai in Cina il 75 per cento del numero di veicoli venduti in tutta Europa e quasi il doppio di quando ne venda in Germania.

Cosa puó imparare l’Italia e la sua classe governante?

In primo luogo che gli incentivi drogano un mercato, ma non servono a nulla nel medio-lungo periodo. Anzi aggravano la crisi.

In secondo luogo che i Governi, invece di puntare sulla solita politica dei sussidi, dovrebbe concentrarsi sui problemi reali dell’Italia.

Nessun governante non ha mai visto che l’unico produttore in Italia si chiama Fiat e che nessuna casa automobilistica estera viene nel nostro Paese?

Affrontare i problemi di un costo del lavoro elevato a causa di una tassazione esagerata, di un’eccessiva burocratizzazione, di contratti troppo poco flessibili farebbero cambiare l’Italia.

Sergio Marchionne sta combattendo sull’ultimo punto contro la Fiom, ma sugli altri punti solo il Governo può agire."

lunedì 22 novembre 2010

Germania nel terrore: chiuso il Reichstag Allarme bomba a Jena

Germania nel terrore: chiuso il Reichstag Allarme bomba a Jena: "

Una telefonata anonima ha minacciato la presenza di una bomba in una scuola di Jena. Le autorità tedesche hanno chiuso la cupola del Reichstag che sarebbe nel mirino del gruppo terroristico Al Qaida"

domenica 21 novembre 2010

I magazzini nucleari della NATO

I magazzini nucleari della NATO: "

In Italia si stima ci siano tra le 70 e le 90 testate nucleari americane, tutte nelle basi di Aviano e Ghedi Torre: bombe B-61 con una potenza che va da 45 a 170 kiloton (ossia fino a 13 volte la bomba di Hiroshima), utilizzabili dai caccia F-16 statunitensi, belgi e olandesi e dai Tornado italiani e tedeschi, e rientranti nella nuclear sharing, la “condivisione nucleare” che coinvolge i Paesi membri nella pianificazione per l’uso di armi nucleari da parte della NATO (che prevede il dislocamento statunitense di armi nucleari tattiche in Europa). Ma ha senso tutto ciò? Ha ancora senso la presenza in Europa dell’Alleanza atlantica, a più di sessant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale e a oltre venti dal crollo del blocco sovietico?

L’Europa continua ad essere letteralmente invasa dalle “forze NATO”, le quali, in realtà, sono forze militari americane che occupano in modo più o meno lecito il suolo di altri Paesi sovrani. Tra i quali, ovviamente, l’Italia. Oltre a chiedersi il motivo di una tale presenza sul suolo di Paesi che dovrebbero essere alleati dell’unica “super-potenza” rimasta, viene da chiedersi cosa farebbero gli americani se ci fosse sul loro territorio anche una sola base militare straniera, o una sola testata nucleare non di loro proprietà. Di sicuro, come affermò Beppe Grillo in una delle sue “pillole rosse”, non si arrabbierebbero nemmeno; diventerebbero pazzi!

Quindi perché ci si dovrebbe stupire se migliaia di vicentini, ad esempio, sono contro l’allargamento di quella che dovrebbe diventare la più grande base americana in Europa (la Dal Molin)? O se già diversi Paesi europei ribadiranno oggi e domani a Lisbona il loro desiderio di disfarsi delle bombe americane presenti sul proprio territorio? E perché ci dovremmo mettere ancor più in una posizione problematica sia a livello di possibili attacchi da parte del presunto terrorismo internazionale che di tensioni interne al continente europeo (ad esempio con la Russia)? Per denaro? Non proprio, se si osservano i calcoli riportati sul sito nodalmolin.it, che dimostrano come la quasi totalità dei costi sia a carico dei Paesi ospitanti le basi USA/NATO.

Ma anche se queste basi, al di là della loro utilità o meno, dovessero portare soldi, o “business” come pensano in molti, basterebbe ciò a legittimarne la presenza e soprattutto la possibilità di fare partire ed atterrare aerei che, in barba al Trattato di Non Proliferazione Nucleare sottoscritto e ratificato anche dall’Italia, trasportano testate nucleari? E per scopi ovviamente tutt’altro che pacifici, in barba anche al fatto che l’Italia, stando all’articolo 11 della nostra Costituzione, “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Di questo (si spera) discuteranno oggi e domani i capi di Stato e di governo dei Paesi aderenti alla NATO che si incontrano a Lisbona. Del fatto che già durante la riunione dei Ministri degli esteri della NATO dell’aprile 2010, Germania, Belgio e Olanda (e in ottobre anche Norvegia e Lussemburgo) avevano sollevato obiezioni sulla permanenza di armi atomiche USA in Europa. Ci sono però due nazioni che non hanno mai manifestato il desiderio di disfarsi dell’arsenale nucleare americano presente sul proprio territorio: Italia e Turchia.

Non sembrerebbe quindi una coincidenza il fatto che ora siano proprio queste due le candidate a ricevere le testate nucleari rimosse dal resto d’Europa. Sì, perché nel rapporto “U.S. non-strategic nuclear weapons in Europe: a fundamental NATO debate, presentato a fine ottobre 2010 da un comitato dell’Assemblea parlamentare della NATO, si parla dell’intenzione dell’Alleanza atlantica di «raggruppare le armi nucleari in meno località geografiche». Le località in questione, cioè quelle interessate a tale ricollocazione, secondo alcuni esperti sarebbero appunto le basi controllate dagli USA di Aviano in Italia e Incirlik in Turchia.

A questo proposito gli attivisti di Avaaz.org hanno lanciato una petizione online per chiedere al Presidente Berlusconi e ai Ministri Frattini e La Russa di opporsi al piano della NATO di trasferire le armi nucleari americane attualmente in Europa in Italia, e di intraprendere i passi necessari al graduale smantellamento degli armamenti nucleari nei siti di Aviano e di Ghedi Torre (le due basi nelle quali si troverebbero già dalle 70 alle 90 testate nucleari americane). Una petizione che, nel caso si dovessero raccogliere almeno 25 mila firme, li porterà a consegnarle direttamente al Presidente e ai Ministri presenti al vertice di Lisbona.

Qui non c’è niente di ideologico, né tanto meno una qualche forma di disprezzo nei confronti di un popolo, quello statunitense, che sotto certi aspetti è in condizioni peggiori delle nostre, e si ritrova a dover mandare migliaia dei suoi ragazzi in giro per il mondo, spesso controvoglia, evidentemente in mancanza di alternative professionali a casa loro. Si parla di dati, di cifre, di legittime preoccupazioni di Paesi sovrani che si ritrovano in casa armi micidiali altrui, e del fatto che la presenza americana sul suolo del nostro continente è uno dei più grandi limiti alla nascita di una vera “sovranità europea”, di un governo ed un’economia comunitari indipendenti da ogni influenza di Washington. E, come ricorda Greenpeace: «Quando l’Europa non verrà più considerata come un teatro di possibili guerre nucleari, un deposito o una portaerei degli Stati Uniti, la Guerra Fredda sarà finalmente conclusa»."

Il Popolo delle Oscenità

Il Popolo delle Oscenità: "

Clicca qui per vedere il video incorporato.

Loro vogliono i crocefissi nelle aule, e chi rivendica la laicità dello stato dovrà passare sul loro cadavere. Loro rispettano la vita ed esaltano la mortificazione della carne di chi non ha speranza alcuna di ritornare cosciente. Loro mettono in guardia dagli attacchi alla cristianità e portano a spasso il maiale nei terreni dove altri fedeli, figli di un Dio minore, vorrebbero costruire una moschea. Loro difendono i valori della famiglia e il loro diritto a tradirla con decine di escort lasciate in overdose a marcire sul pavimento di una bettola di lusso. Loro parlano di rispetto per la sacralità delle nostre radici millenarie e in nome di questi principi saldi e inamovibili condannano gay e lesbiche a stare insieme per 30 anni senza neppure la possibilità di assistere il loro caro se è in fin di vita. Loro sono il popolo che ama, tutti gli altri sono comunisti.

In questo video, potete vedere Fabrizio Angelo Dalcerri, capogruppo Lega Nord, e Antonio Stefano Buono, capogruppo Pdl al Comune di Opera, una ridente località a sud di Milano nella quale mi onoro di essere cresciuto. Stanno visitando una cattedrale a Monaco di Baviera. Si leggono sguardi carichi di rispetto ed emozione, si sentono voci sopraffatte dall’impatto con la storia e contrite per l’imminente remissione dei loro peccati, si vedono volti scolpiti dalla devozione mentre enunciano come un mantra i loro incrollabili valori, ribadendo i capisaldi di una fede che li sorregge in questi tempi bui preda del relativismo e del crollo delle tradizioni, che loro si fregiano di proteggere ergendosi a baluardo della cristianità.

In verità… in verità vi dico: é più cristiano un comunista bolscevico di questi mercanti della democrazia in villeggiatura."

Due pesi e due immunità

Due pesi e due immunità

Saviano, che ti prende?

Saviano, che ti prende?

Europeana, 14 milioni di bit di sapere

Europeana, 14 milioni di bit di sapere: "Raggiunta la quota di 14 milioni di opere gratuite e online. In Rete anche le edizioni originali di capolavori della letteratura finora disponibili solo su carta"

sabato 20 novembre 2010

Debito, Irlanda e quattro lezioni

Debito, Irlanda e quattro lezioni: "

Ho vinto una scommessa che avrei voluto perdere. Su Panorama la settimana scorsa ho lanciato un appello alla politica italiana, perché nella crisi non si faccia prendere la mano dall’irresponsabilità e tenga bene a mente il debito pubblico italiano (non casualmente, visto il contatore del terrore cioè del debito pubblico che qui pubblichiamo). Apposta, però, su Panorama ho moltiplicato per dieci la cifra, nella convinzione che, abituati come siamo a considerare il debito come una percentuale del Pil, nessuno faccia caso davvero al suo vero ammontare. Come purtroppo temevo, nessuno se n’è accorto. I casi sono due. O nessuno mi legge, e allora il direttore fa bene ad additarmi la porta. Oppure vuol dire che davvero siamo in pochissimi, ad avere idea che il debito pubblico italiano ammonta – ora che sono le 12,30 di mercoledì 17 novembre 2010 – a oltre 1.857 miliardi di euro. E che ogni secondo aumenta di oltre 2300 euro, 150 mila al minuto, quasi 9 milioni di euro l’ora, oltre 200 milioni di euro ogni giorno che Dio manda in terra.


Sarà bene che la politica italiana e soprattutto le opposizioni vecchie, nuove e nuovissime la ricordino bene, questa cifra. Che la aggiornino costantemente. Nelle prossime settimane e mesi di instabilità ogni fesseria sulla finanza pubblica italiana può trascinarci dritti dritti nella crisi dell’eurodebito. Dove grazie alla tanto criticata lesina del governo siamo riusciti ad evitare di trovarci in compagnia di Grecia ieri, Irlanda e Portogallo oggi. Anche se poi la lesina e basta non ha compiuto alcuna scelta tra quelle prioritarie, che servivano al’Italia per crescere, scelta che avrebbe implicato scontentare alcuni tagliando enegicamente spesa loro riservata, per concentrarsi su altro.


E’ il caso che i ferventi architetti di maggioranze e governi nuovi, e i teorici magari di sante alleanze tra opposti da Vendola a Fini, alzino lo sguardo dalle alchimie e dalle legittime ambizioni di ciascuno, per ricordare quattro semplici cose. La prima è che la Germania non fa sconti: sbaglia chi crede che la Merkel abbia parlato per incompetenza, quando ha chiesto che dal 2013 i Paesi dell’eurozona ad alto debito espongano chi ha comprato i loro titoli a rimetterci interessi e capitale. La Germania spinge così i mercati a credere che ci saranno due gironi nell’euro. Chi è rigoroso nei conti pubblici e produttivo nell’economia reale sta nel primo, chi no sta nel secondo e pagherà interessi altissimi. Se finiamo nel secondo girone siamo fritti. Ci bruciamo tutto il vantaggio dell’euro cioè pagare annualmente solo 4 punti di Pil di interessi sul debito, invece che 7, 8 o 9 come un tempo.


Secondo. L’Irlanda non è per niente pazza come in molti la dipingono, a respingere gli aiuti “coatti” europei. Lo fa perché non tollera l’idea che Bruxelles imponga di alzare le tasse. Fossi irlandese la penserei anch’io così. Perché il futuro, come il passato, è di chi ha basse tasse e spesa pubblica. Anche se ha dovuto fare deficit pazzeschi per salvare le banche, non bisogna dimenticare che così sarà.


Terzo. Nella guerra tra dollaro e yuan, è l’euro a fare il vaso di coccio, ed è l’Europa a contare poco, tranne il ristretto girone tedesco, per altro alleato alla Cina. E’ lì che dobbiamo stare: non certo con le tasse patrimoniali che la sinistra ha in serbo se vince.


Quarto. L’intero mondo avanzato compie oggi un enorme travaso di risorse verso chi oggi rappresenta il futuro, cioè l’Asia sinocentrica. Le masse gestite dai fondi di investimento europei dirette a quei Paesi emergenti ammontavano a 168 miliardi di € nel 2008, a 440 miliardi quest’anno. Il Financial Times ha stimato che toccheranno i 769 miliardi nel 2014. Più è alto il rischio di finire nel girone dantesco europeo se facciamo fesserie, più risorse perderemo per la crescita italiana. Dall’interno, perché scapperanno all’estero. E dall’estero, perché andranno altrove.

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Amazon sta per sbarcare in Italia. Un volano per l'e-commerce

Amazon sta per sbarcare in Italia. Un volano per l'e-commerce: " Amazon sbarca in Italia. Dalla prossima settimana il sito di e-commerce più utilizzato nel web - già presente in Canada, Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna, Francia, Germania e Cina...


"Solo il nucleare ci salverà dai semianalfabeti verdi"

Solo il nucleare ci salverà dai semianalfabeti verdi

Franco Battaglia, lo scienziato politicamente scorretto: "L’energia solare è dannosa perché toglie risorse agli interventi contro il dissesto idrogeologico"

mercoledì 17 novembre 2010

La Russa, l'Università italiana e la Serie A

Nel corso della trasmissione 8 e mezzo, sulla rete La7, venerdì scorso, a un rilievo di Ignazio Marino che ricordava come nelle prime 200 posizioni del ranking internazionale delle università non ci sia più un solo ateneo italiano, il ministro La Russa replicato: “A me l’unica classifica che interessa è quella della serie A: mi dispiace che l’Inter non sia in testa”.
In un Paese serio nessun ministro si sognerebbe di fare in pubblico una battuta come questa. Ma il vero problema è che, in questo caso, non si tratta soltanto di una battuta: non solo il ministro La Russa, ma anche il premier Berlusconi la pensa esattamente così.
http://www.pietroichino.it/?p=11163&preview=true

domenica 14 novembre 2010

Scalfari lo smemorato fa l'avvoltoio con Feltri Costretto al silenzio: "Censurata voce libera"

Scalfari lo smemorato fa l'avvoltoio con Feltri Costretto al silenzio: "Censurata voce libera"

Il decano di Repubblica voleva la radiazione del nostro direttore. Ma dimentica che lui l’avrebbe meritata più di altri Per il manifesto su Calabresi "torturatore", per le false accuse scagliate contro Leone e per quel sodalizio con Sindona... Feltri costretto al silenzio: "Censurata una voce libera". La solidarietà dei nostri lettori

D’Alema vuole il dossier con i suoi segreti

D’Alema vuole il dossier con i suoi segreti

Il presidente del Copasir ha chiesto al sottosegretario Letta i documenti riservati dell’inchiesta dei servizi sul caso Telecom-Pirelli e sul misterioso fondo "«Oak fund". Ma in quella vicenda erano coinvolti proprio Baffino e i Ds. La risposta: "Richiesta non coerente"

E Santoro appoggia chi viola la legge

E Santoro appoggia chi viola la legge

Mediaset cala in Borsa. Per il Financial Times è il “Berlusconi discount”

Mediaset cala in Borsa. Per il Financial Times è il “Berlusconi discount”: "

“La crisi italiana colpisce le azioni dell’impero berlusconiano”. Titola così oggi un pezzo di Rachel Sanderson e Guy Dinmore nella sezione internazionale del Financial Times, il quotidiano finanziario della City londinese. A causa di una crisi politica che aumenta ogni giorno di intensità – scrive Ft – gli investitori starebbero scappando dalle imprese del premier quotate alla borsa di Milano. Anche perché la situazione sta precipitando: “Un assistente di Gianfranco Fini ha dichiarato al nostro giornale che il presidente della Camera annuncerà l’uscita dal governo nel weekend, dopo che Berlusconi sarà tornato dal G20 di Seoul”, precisano Sanderson e Dinmore. “Il partito Futuro e Libertà di Fini ha un ministro e tre vice-ministri nella coalizione di governo”.

Negli ultimi due giorni le azioni di Mediaset sono scese di circa il 10% a Piazza Affari, perdendo 600 milioni di euro di valore. “La preoccupazione degli investitori per il legame di Berlusconi con Mediaset è sempre stata una delle principali cause per la volatilità del titolo in borsa”, continua Ft. Tanto che gli addetti ai lavori hanno trovato anche un termine tecnico per descrivere l’anomalia delle azioni Mediaset: “Berlusconi discount”. In sostanza, chi investe in Mediaset, sa ormai da anni che deve fare i conti con un titolo azionario che può variare sensibilmente il suo valore (verso l’alto e verso il basso) rispetto alla media dei mercati di riferimento. Un titolo “ballerino”, sensibile alle vicende, alle dichiarazioni e alle decisioni del premier.

“Se Fini farà un altro passo avanti e promuoverà un voto di sfiducia nei confronti del governo usando i suoi 37 deputati alla Camera, Berlusconi sarà costretto a dimettersi, chiedendo le elezioni anticipate al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano”, continua Ft. Il premier lo sa bene e a Seoul, per la prima volta, parlando con il primo ministro del Vietnam, ha ammesso di non avere più la situazione sotto controllo. “Ho qualche difficoltà nel mio Paese in questo momento”, ha confidato Berlusconi. “Alcuni senatori del Popolo della libertà sono indecisi, titubanti e potrebbero essere tentati di trasferire il proprio supporto a un nuovo primo ministro. Giulio Tremonti, l’attuale ministro delle finanze, è visto come il candidato al momento più papabile”, conclude il Financial Times.

Intanto, anche nella mattinata di oggi, continuano le vendite sui titoli Mediaset, che attualmente perdono intorno al 2%, nonostante i conti dei primi tre trimestri dell’anno si siano chiusi con un utile netto in crescita del 4,6% e la società abbia dato segnali incoraggianti sulla raccolta pubblicitaria di fine anno. Ma mai come in questi in questi giorni sui titoli Mediaset prevale la maledizione del “Berlusconi discount”. Gli analisti sono convinti che la crisi di governo possa avere un impatto negativo sui conti futuri dell’azienda e invitano i grandi investitori ad uscire prima che sia troppo tardi. I primi a suonare il campanello d’allarme sono stati gli analisti della banca giapponese Nomura che, mercoledì, hanno ribadito la raccomandazione di vendere Mediaset, abbassando il target di prezzo a 5,3 euro. La festa del biscione in borsa si sta per concludere. Conviene raccattare gli ultimi pasticcini e dirigersi verso l’uscita."

sabato 13 novembre 2010

La famiglia a valvole

La famiglia a valvole

Sulla Conferenza Nazionale Della Famiglia di Milano.

L’Espresso: Brunetta, la escort e i fondi neri

L’Espresso: Brunetta, la escort e i fondi neri: "

“Sesso, politica e tangenti”. Sull’Espresso in edicola domani gli stralci della testimonianza di Perla Genovesi ai pm di Palermo e Milano. Perla ne esce come personaggio interno alle vicende del potere berlusconiano: dal S. Raffaele di Milano, agli uffici lombardi del Pdl, da “Il Giornale” di Paolo Berlusconi agli incontri con alcuni dei personaggi più importanti del governo. Come Ferruccio Fazio, il futuro ministro della Sanità, Sandro Bondi, dal comitato elettorale di Letizia Moratti, sino ad agganciare Renato Brunetta, di cui dice: “l’amministratore dei soldi sporchi di Forza Italia”. E’ questo ciò che emerge dai racconti dell’ ex collaboratrice del senatore di Forza Italia, Enrico Pianetta e trafficante di droga. Ora pentita, la ragazza di Parma, rempie i verbali di rivelazioni, al vaglio delle procure di Palermo e Milano.

Con Ferruccio Fazio, ai tempi primario di medicina nucleare e radioterapista all’istituto scientifico universitario fondato del S.Raffaele, Perla ebbe un incontro. Protetta del senatore Pianetta, la 32enni di Parma ottiene un incarico per occuparsi di “metabolismo regionale di glucosio in oncologia”. Fazio conferma l’incontro, ma dice che tutto avvenne in buona fede: “Mi sembrava adatta per un lavoro di due mesi per ricerche bibliografiche e di segreteria”. Ma la Genovesi ai pm dice di non sapere alcunché di oncologia, e di non essere nemmeno in grado di lavorare con la lingua inglese.

Il secondo episodio rivelato da l’Espresso riguarda l’conoscenza di Perla con il Ministro Sandro Bondi. Nel 2006 “a decidere le candidature era pure la massoneria, rivela la ragazza – Erano i massoni a gestire i politici”. La ragazza, secondo quanto racconta, avrebbe trovato riscontro a queste affermazioni parlando con un suo amico massone che lavorava per Sandro Bondi. Un rapporto nato nel 2005, si legge nei verbali, durante la ricerca di un lavoro a Sky.

E la giovane racconta anche una breve parentesi professionale a “il Giornale” di Paolo Berlusconi per la vendita di spot pubblicitari su Internet prima di cominciare a parlare di Renato Brunetta. “Per lui ho sempre avuto un’alta considerazione, nonostante sapessi che era quello che aveva amministrato i fondi neri di Forza Italia”. I pm si stupiscono per l’affermazione, ma la Genovesi non si scandalizza, come sottolinea lei stessa: si tratta di “cose che sanno tutti”. È sempre lei a presentare l’amica Nadia Macrì, che al tempo si prostituiva, a Brunetta per sostenerla in un momento di bisogno: “Brunetta – dice – invece di aiutarla ha approfittato della situazione”.

E’ la stessa Nadia a parlare del giro di escort milanese, di Silvio Berlusconi e del modo in cui nella capitale lombarda imprenditori ricevono giovani prostitute: “Lavoravo con uno che era un immobiliarista e forniva ragazze immagine a locali di Milano pagate con cento euro a sera e 500 per un’eventuale marchetta”. Ci sarebbe anche un’agenzia di modelle, il cui proprietario è uno sloveno, “che ha tante ragazze che ufficialmente fanno le hostess, ma in realtà è una copertura per la prostituzione”.

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"Ha la svastica tatuata" Il chirurgo ebreo non lo opera

"Ha la svastica tatuata" Il chirurgo ebreo non lo opera: "

Il medico interrompe l'intervento. Opinione pubblica divisa: 'Così ha tradito il giuramento di Ippocrate'

Wikipedia, un'alleanza autorevole

Wikipedia, un'alleanza autorevole: "Dieci universita' opereranno sistematicamente sulle voci dell'enciclopedia libera. Per abituare gli studenti al confronto, per mettere in circolo il sapere"

Android, Google tappa un buco

Android, Google tappa un buco: "Nuova falla scoperta dai ricercatori e subito messa a frutto con un proof-of-concept sul Marketplace. Google rimuove la app incriminata e rilascia una patch. Ma c'e' ancora da risolvere un problema col browser della versione 2.1"

Caro Roberto Saviano

Caro Roberto Saviano

Sulla prima puntata di Vieni Via Con Me.

Caro Roberto datti una spettinata

Caro Roberto datti una spettinata: "

I dati d’ascolto hanno già fatto giustizia delle censure preventive tentate dai Tafazzi della Rai contro Vieni via con me. Sulla qualità del programma nessuno ha avuto nulla da ridire: sarebbe curioso il contrario, in una tv farcita di politicanti, servi, mignotte di regime e silicone. Solo in un Paese ridotto a lazzaretto uno scrittore del calibro di Saviano attenderebbe quattro anni dal trionfo di Gomorra prima di avere in tv uno spazio tutto suo. Ciò premesso, Roberto potrebbe convenire con noi che molti, da uno come lui, si aspettavano qualcosa in più.

Non c’era bisogno di scomodare lui per dire che Falcone era un uomo giusto e per questo fu vilipeso in vita e beatificato post mortem: tutte cose ampiamente risapute. Da Saviano ci si attende che parli dei vivi, non dei morti già santificati: cioè di quei personaggi (magistrati, ma non solo) che oggi rappresentano una pietra d’inciampo per il regime e proprio per questo, come Falcone, vengono boicottati, screditati e infangati appena osano sfiorare certi santuari. Elencarli è superfluo, li conosciamo bene. E conosciamo gli argomenti tabù di cui in tv conviene non parlare, perché chiunque ci abbia provato s’è ritrovato in mezzo a una strada o in un dossier di Pio Pompa e i suoi fratelli.

L’impressione è che, nel programma di Fazio e Saviano, si sia deciso di rinviare ad altra data i temi più scottanti (mafia e Stato, trattative sulle stragi, monnezza e politica camorrista, casi Dell’Utri, Cuffaro, Schifani), lasciando al magnifico Benigni il ruolo del rompighiaccio. Speriamo che vengano recuperati nelle prossime puntate. La critica, dunque, investe non tanto Saviano, quanto i suoi autori, che hanno allestito il perfetto presepe della sinistra politicamente corretta, con tutti i santini, gli angioletti, i pastori, le pecorelle e le altre statuine leccate e laccate, pettinate e patinate. La versione televisiva delle figurine Panini veltroniane. Da quel presepe, in cui è appena entrata la statuina di un Vendola sempre più imparruccato, devono sparire le figure controverse, scapigliate, borderline.

E allora, per una malintesa par condicio, ecco l’assurdo parallelo tra la “fabbrica del fango” dei corvi anti-Falcone e chi, magari sbagliando ma mettendoci la faccia, criticò il giudice poi morto ammazzato. Chi scrive pensa che il grande Sciascia, mal consigliato, prese un’epica cantonata accomunando Borsellino ai “professionisti dell’antimafia”, infatti ne fece pubblica ammenda in un incontro con Borsellino. Ma tutt’altro discorso meritano i rilievi che molti suoi amici mossero a Falcone quando andò a lavorare per il ministro Martelli nel governo Andreotti. Saviano ha mostrato l’avvocato Alfredo Galasso mentre, sul palco di Costanzo, invitava l’amico Giovanni a “uscire dal palazzo” maleodorante di cui entrambi conoscevano i padroni di casa e i rapporti con la mafia già immortalati – Leoluca Orlando lo ricordò quella sera, nella staffetta Santoro-Costanzo – nelle relazioni dell’Antimafia. Chi l’ha detto che avesse torto Galasso e ragione Falcone?

Il fatto che Falcone   sia un martire cristallino della lotta alla mafia non significa che non abbia mai sbagliato in vita sua. Il suo primo progetto di Superprocura (assoggettata al governo) disegnato con Martelli suscitò la rivolta di centinaia di magistrati, Borsellino compreso. E in ogni caso Galasso le critiche a Falcone le mosse vis à vis, senza nascondere la faccia o la mano in dossier o lettere anonime. Che c’entra allora Galasso con la fabbrica del fango? Non a torto, Aldo Grasso ha definito gli eccessi di retorica di Vieni via con me come un antipasto del governo di unità nazionale. Lunedì sera il conformismo “de sinistra” che pettina tutti allo stesso modo ha sbaragliato il conformismo berlusconiano del Grande Fratello. Ma c’è da dubitare che sia quello l’antidoto al berlusconismo. Questo sarà pure al tramonto, ma almeno è durato trent’anni. Il presepe del perfetto progressista rischia di stufare molto prima.

da Il Fatto Quotidiano del 11 novembre 2010

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giovedì 11 novembre 2010

Il Ministero Smentisce....

Sul sito del “Ministero dell’Economia e delle Finanze” è comparso l’altroieri questo comunicato, sintesi e metafora di un sacco di cose ma non so da dove cominciare. Fate voi.



Da http://www.wittgenstein.it/2010/11/11/tesoro-non-e-come-credi/

martedì 9 novembre 2010

Benigni a "Vieni Via Con Me"

"Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con la biro, l'uomo con la pistola è un uomo morto, perchè la biro rende immortali"

domenica 7 novembre 2010

Il Nord? Da solo funzionava molto meglio

Il Nord? Da solo funzionava molto meglio


Nel nuovo libro di Romano Bracalini i dati e le cifre che dimostrano quanto l’unità del Paese penalizzò le aree più ricche, senza peraltro premiare il Sud. A dispetto delle tesi «meridionaliste»

Pasolini, una storia sbagliata

Pasolini, una storia sbagliata: "

Clicca qui per vedere il video incorporato.

Si definiva un intellettuale. Lo scrisse anche nel 1974, quando il suo celebre “Io so” sul Corriere, divenne il j’accuse italiano, avendo messo a nudo i segreti di una stagione nera della storia d’Italia.

È probabilmente questo uno dei maggiori meriti di Pier Paolo Pasolini: la capacità di schierarsi, individualmente. Un giudizio netto, questo Pasolini desiderava dagli italiani e si doleva che non riuscissero a esprimerlo. Lui ne era capace e chi lo leggeva ne apprezzava la coerenza intellettuale, il coraggio di affermare le sue idee anche se diverse dal sentimento comune.

Forse è ora di chiedersi se su quel giornale, su cui Pasolini scriveva, ci siano ancora intellettuali degni di questo nome, o, almeno, se c’è qualcuno (oltre le lodevoli eccezioni che conosciamo) disposto a schierarsi, se c’è qualcuno che con la penna colpisce davvero e non si limita ad accarezzare, ora a destra, ora a sinistra. Non si pretende che gli editorialisti del Corriere siano come Pasolini, ma essere costretti ad osservare che ogni lunedi un cultore dell’ovvio come Francesco Alberoni (“Sono convinto che l’Italia si riprenderà…”) possa esibire delle banalità spacciate per illuminanti spaccati di sociologia o dover leggere degli editoriali (Pigi Battista per fare un nome, non me ne vogliano gli altri non citati) che hanno la sola peculiarità di essere equilibrati per non scontentare nessuno è, passatemi il termine, deprimente.

A trentacinque anni dalla sua morte, si sente eccome la mancanza di Pasolini. Oggi, che il fascismo come normalità di cui parlava nel ’62 è forte più che mai, oggi, che l’elenco morale dei reati commessi da coloro che ci hanno governato si è allungato, fino a non permetterci di ricordarne alcuni, presi come siamo dalle nuove voci che si susseguono nella lista interminabile, oggi, che alzare la propria puerile voce ha forse ancor meno senso di quando Pasolini scriveva e pensava. Oggi, Pasolini starebbe dalla parte dei vinti, perderebbe ancora, in eterna opposizione con il potere. Lo diceva lui stesso: “Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù”.

P.S. Un grazie a Francesco Lucianò per il video.

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La Voce.info su Terzigno e l'emergenza rifiuti

"Fino alla prossima Terzigno"

L'emergenza continua dei rifiuti campani (intervento del Presidente dell'ASIA)

Monnezza, Consenso e Credibilità

Vale la pena ricordare alcuni dati: ogni giorno in Campania si producono circa 7.500 tonnellate di rifiuti: di queste circa 4.400 tonnellate al giorno sono prodotte in provincia di Napoli, e di queste circa 1.450 nella città di Napoli. Il 53 per cento dei cittadini della Campania vive sull’8,2 per cento del territorio, in provincia di Napoli. La Campania è l’unica Regione in cui è stata introdotta per legge regionale la “provincializzazione” del rifiuto: gli Rsu prodotti in una provincia devono essere smaltiti nei suoi confini.
...
Certamente, se la Rd avesse raggiunto in tutta la Regione la misura prevista dalla legge, e cioè il 25 per cento di raccolta differenziata entro dicembre 2009 e il 35 per cento entro dicembre 2010, la crisi sarebbe stata ritardata di qualche mese, ma sarebbe ugualmente scoppiata.
Occorre però anche qui dare qualche dato. La media nazionale della raccolta differenziata è al 30,6 per cento. Le grandi città italiane che superano il 30 per cento di raccolta differenziata (Milano 35,6 per cento, Torino 42 per cento, Bologna 33,3 per cento) hanno aziende municipali operative da decenni con una tradizione ormai consolidata di lavoro, che ha loro consentito di raggiungere obiettivi rilevanti. Tuttavia anche in queste città i progressi nella Rd si misurano in uno o due punti percentuali all'anno. Delle altre grandi città, Roma è al 19,5 per cento, Genova al 21 per cento, ma né il Lazio, né la Liguria hanno sofferto crisi.
In Campania, Salerno (intorno al 60 per cento), Avellino (62,6 per cento), Caserta (47,3 per cento ), hanno raggiunto ottimi risultati, facilitati anche dalla conformazione delle città; la provincia di Napoli è invece al 15 per cento, mentre il capoluogo, prima della crisi, era al 19 per cento circa.
Occorre però dire che Salerno ha 140mila abitanti, Avellino 57mila, Caserta circa 90mila, contro il milione di abitanti di Napoli. Per chiarire poi cosa si intende per “conformazione della città” si dà un solo dato: a Salerno vivono 330 abitanti per km quadrato, a Napoli 8.500. L’area metropolitana di Napoli è il territorio più antropizzato in Europa, in termini di numero di abitanti per unità di superficie. È chiaro quindi che ipotizzare un miglioramento della raccolta differenziata di dieci punti all’anno è molto difficile ovunque, ma in un territorio così intensamente abitato è impensabile.

sabato 6 novembre 2010

Pio XII e lo sterminio degli ebrei

Pio XII e lo sterminio degli ebrei: "Per tutta la durata del regime nazista in Germania, le gerarchie cattoliche – sulla scorta anche di una lunga tradizione antiebraica – cercarono di evitare lo scontro con il Reich. Le ragioni furono molteplici, ma è indubbio che l’episcopato tedesco e la Santa Sede – soprattutto per difendere ‘l’Europa cristiana’ dal pericolo rosso – contribuirono [...]"

Palermo, il boss parla dal blog "Il 41 bis, un regime odioso"

Palermo, il boss parla dal blog "Il 41 bis, un regime odioso": "Nino Mandalá, presunto reggente del mandamento di Villabate, sul suo diario online critica la misura restrittiva: 'Voglio dare voce agli uomini murati,...

NCOPP’ A NU MUNTONE ‘E MUNNEZZA


Sta ccà sotto nu povero canillo
ch’ era figlio ‘e nu cane ‘e canteniere:
s’ ‘o vennette ‘o patrone ‘a piccerillo,
pe doie lire, a nu giovene ‘e barbiere.

‘A chiste passaie mmano a nu signore
ca vuleva fa’ razza e c’ ‘o assaie,
pecché partette ‘e pressa, a ‘o servitore,
n’ ommo barbaro e nfamo quanto maie.

Nun ‘o deva a mangià; spisso ‘o vatteva,
e tanto ll’ abbelette e ‘o custringette
ca, na matina ch’ isso nun ce steva,
‘o canillo sferraie: piglie e fuiette.

Nu guaglione ‘o truvaie, nfuso e affamato,
na sera ‘e vierno ca chiuveva. ‘O cane
sott’ a na banca s’ era arreparato,
e ll’ alleccaie, tremmano ‘e friddo, ‘e mmane…

— Bonasera e salute, cacciuttié!..
Tu muzzecasse?… — dicette ‘o guaglione. —
Nun muzzeche?… Teccà!… Statte cu mme…
Mo ce cuccammo. Viene ccà a ‘o patrone!… —

Mangiamo nzieme: n’ uosso ‘e na custata,
na scorza ‘e caso e doie tozzole ‘e pane.
S’ addurmettero nzieme: e ‘int’ ‘a nuttata
‘o guagliuncello s’ abbracciaie c’ ‘o cane.

E campanno accussì, mo ‘a ccà mo ‘a llà,
pe duie tre mise fecero stu stesso:
‘o guaglione cercanne ‘a carità,
e ‘o canillo feréle appriesso appriesso!…

Che succedette? Ca na notta scura
‘o cane se sperdette. ‘O guagliunciello
ll’afferraie 1’ambulanza d’ ‘a Quistura
e ‘o tenette tre ghiuorne ‘int’ ‘o canciello.

Doppo tre ‘ghiuorne, na bella matina,
pe nun avé cchiù incomode e penziere,
‘o purtaino ‘int’ ‘o spizzio ‘e Donnalbina
e ‘o dettero a ruchessa ‘e Ravaschiere.

E ‘o canillo? Addio zumpe ‘e cuntentezza!…
Ll’ aspettaie, puveriello! Aspetta, aspetta…
Che buo’ venì?… Mo sta sott’ ‘a munnezza,
scamazzato ‘a nu trammo d’ ‘a Turretta…

(S. Di Giacomo)

Aldilà di tutto, anche la morte è degna di essere vissuta

Aldilà di tutto, anche la morte è degna di essere vissuta

Una riflessione scomoda sull’ultimo dei tabù (di cui ormai ci vergogniamo più che del sesso)

WiFi aereo, pericolo costante?

WiFi aereo, pericolo costante?: "Gli esperti di sicurezza denunciano: l'adozione sempre piu' diffusa della connettivita' wireless sugli aerei di linea rappresenta una potenziale minaccia alla sicurezza dei voli. Altri esperti dissentono"

Il Tg1 cala negli ascolti, sale il tg5 Ed è boom per Mentana

Il Tg1 cala negli ascolti, sale il tg5 Ed è boom per Mentana: "Il notiziario della 7 'pesca' nel pubblico di RaiUno. Cresce al Nord e tra i laureati. Lo studio Vidierre dimostra il travaso di spettatori da un telegiornale...

Mac, antivirus gratis

Mac, antivirus gratis: "La maggioranza degli utenti non ne possiede uno. La maggioranza degli utenti non lo ritiene necessario. Ma se e' gratis, perche' non averne uno"

mercoledì 3 novembre 2010

Brunetta intervistato da Augias nel 2008


"L'economia americana sta crescendo tra il 2 e il 4%; non è in recessione. I problemi sono nell'economia di carta non nell'economia reale; l'economia europea sta crescendo tra l'1 e l'1 e ½%, l'Italia non va bene sta crescendo a 0, cioè non cresce; ma crescere a 0 vuol dire che si sta crescendo come l'anno scorso che è stato un anno buono, con crescita all'1,8%".


L'originale sul sito dela ministero:http://www.innovazionepa.gov.it/comunicazione/multimedia/audiovisivi/2008/ottobre/audiovisivo-del-01102008-2.aspx

Il voto va e poi ritorna...

Osservo con rabbia e frustrazione la processione di cittadini che stanno andando a votare in 50 stati per rinnovare la Camera (453 deputati, essendo una piccola nazione di appena 310 milioni gli Usa si accontentano e non pretendono 630 poltrone come l’immensa Italia) e 37 senatori (su 100, due per ciascuno dei 50 stati dell’Unione) più vari governatori. A Washington, che non ha il diritto di avere senatori o deputati essendo una città-colonia non voterò, ma non è qui la rabbia con invidia. Comunque vada a finire, un risultato è certo: ancora una volta, e appena due anni dopo il trionfo di Obama e la valanga dei suoi Democratici sbarcati al Congresso (Camera e Senato) il tempo della politica cambierà. Destra o Sinistra, partito del Tè o del Caffè o della Tisana, il dato è che la classe dirigente politica eletta dai cittadini che vanno a votare – gli altri si arrangino se non così fessi da non farlo – cambierà di nuovo. Facce nuove, generazioni nuove, donne e uomini mai visti prima sbarcheranno in Parlamento a Gennaio. Non c’è bisogno di marchingegni elettorati, inghippi, papocchi, porcelli. Possono essere buoni o cattivi, bravi o asini, ma qui i dirigenti politici cambiano, la classi dirigenti si rinnovano, gli elettori insoddisfatti e incazzati lanciano i dadi. Rischi, ma senza rischio non c’è profitto e senza cambiamento non c’è speranza. Tanto, fra due anni, tutto potrà cambiare di nuovo. La carovana continua la sua marcia, non ha la gomme a terra come l’Italia.
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