domenica 1 maggio 2011
Umberto Eco: “Siamo nelle mani di minoranze paracriminali”
venerdì 29 aprile 2011
VIDEO - BORGHEZIO: "BERLUSCONI E' SOLO UNO SCARSO IMITATORE DI MUSSOLINI"
martedì 26 aprile 2011
Berlusconi: "Il nucleare resta il futuro stop momentaneo per paura della gente"
Il premier, nella conferenza stampa seguita al vertice italo-francese a Villa Madama, puntualizza così il senso della "moratoria nucleare" del governo. "Se fossimo andati oggi al referendum, non lo avremmo avuto in Italia per tanti anni"
lunedì 25 aprile 2011
Dal premierato alla Giustizia gli assalti alla Costituzione
Un solo disegno: piegare la Carta ai bisogni del Cavaliere
sabato 23 aprile 2011
Ora Stefania Craxi corregge il tiro sul Cav
"La battaglia di Berlusconi per la modernizzazione del Paese - scrive la Craxi - è la mia battaglia; al suo fianco la combatterò fino in fondo. Ma se uno dei miei più cari amici sbaglia non sto in silenzio"
venerdì 22 aprile 2011
Cara Stefania Craxi
Cara Stefania Craxi,
quello che hai detto in un’intervista, ieri, potrebbe anche essere vero: che Berlusconi sia effettivamente bollito, che debba prepararsi a un passo indietro e che tuo padre Bettino avrebbe pensato a una stagione nuova: ma l’avrebbe solo pensato, non detto. Non ora, almeno. Potrebbe essere tutto vero: che le barzellette hanno rotto le palle, che il Premier dovrebbe uscire di scena evitando il ridicolo, che forse è vecchio per il Quirinale, che il privato è sacro ma le festicciole fanno pena, tutto il resto. Ma ti spiego una cosa, e la spiego a chi – tu – conosce Craxi indubbiamente come padre ma forse meno come politico, visto che alla materia sei arrivata tardi. La cosa è questa: Bettino Craxi pensava che un uomo, figurarsi un amico, viene prima di qualunque idea; pensava che le critiche anche feroci si fanno immediatamente prima o immediatamente dopo una guerra, mai durante, e mai soprattutto durante una battaglia che pare definitiva. Di questo sono abbastanza certo: Craxi pensava che gli amici non si tradiscono, o meglio: che si devono attaccare nei loro momenti di forza e non di difficoltà. Altrimenti il rischio è quello di sembrare – e non lo meriti, Stefania – in fase di auto-ripulitura, non coraggiosi. Non dire quello che avrebbe fatto o detto tuo padre: perché non avrebbe fatto o detto niente del genere. L’esempio storico più eclatante, a volerne cercare uno senza impegno, rimane il suo comportamento con Francesco Cossiga all’inizio degli anni Novanta: mezza Italia diceva che era pazzo – non solo il Pci e la magistratura, ma anche tutta la direzione nazionale del Psi – ma Bettino fu leale e non lo mollò mai, perché questo era l’uomo. Fu uno dei tanti comportamenti di Craxi che non fu ripagato: Cossiga si dimise all’inizio del 1992 e rifiutò implicitamente l’incarico di primo ministro a tuo padre, ma questo fa parte della triste parabola di Bettino Craxi.
Con un po’ di immaginazione cervellotica, Stefania, si potrebbe pensare che la tua sia una vendetta scespiriana: aver aspettato anni e anni prima di colpire tragicamente e al momento giusto. Ma dubito che la tua intenzione fosse questa: penso solo che tu abbia fatto un errore, questo sì tragico. Anche perché – lo dico senza ironia, se puoi credermi – le vendette scespiriane in genere non si fanno da sottosegretario agli Esteri del governo Berlusconi, ma al limite nel dimettersi dalla stessa poltrona. Nessuno metterebbe in piedi una vendetta così raffinata per poi aprire a Casini, come fai tu nella tua intervista: questo dopo mesi passati, appunto agli Esteri, a non operare dei distinguo memorabili rispetto alla linea del ministro Frattini; e dire che non ci voleva molto.
Ecco perché la tua intervista non ha senso, Stefania: perché non è logica, non è craxiana, non è bella, non è politica e soprattutto è sfacciata. Ancora una volta è l’intervista di una figlia piangente, Stefania. La figlia di un grande uomo – sai come la penso – che però è morto. Lo è, Stefania. Neppure tu puoi più farlo parlare."
L'ingrata Stefania Craxi ha scaricato Berlusconi
La Craxi dimentica l’accanimento giudiziario e mostra di dare credito alle accuse contro il Cav"
lunedì 18 aprile 2011
L'ultima di Tettamanzi: l'omelia ad personam
L’ultima uscita politica dell’arcivescovo dimissionario di Milano: anche se non lo cita direttamente, nella sua predica prende di mira il premier e chi "non vuole che la giustizia giudichi le sue azioni"
domenica 17 aprile 2011
Feltri: “Processo breve è legge ad personam”
Sull’ennesimo scudo giudiziario a favore del presidente del Consiglio, la prescrizione breve votata dalla Camera dei Deputati, il direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri la pensa così: “Il processo breve è un’altra legge ad personam”. Ma subito precisa: “Una legge contro dei processi che sono anch’essi ad personam”. di Franz Baraggino
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I falsi documenti di Ruby
La gente fa schifo sempre
In vent’anni di manifestazioni pro-magistrati non c’era mai stato problema, ora però il corteo non simpatizzava apertamente per le toghe ed ecco che Livia Pomodoro e Giuseppe Tarantola, rispettivamente presidenti del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, hanno vergato una circolare a uso interno e hanno parlato di «fastidio» e di «intralcio» all’attività giudiziaria. L’hanno fatto con un comunicato stupefacente – mai visto niente del genere in tanti anni – e vale la pena di soppesarlo parola per parola. Era diretto «a tutti i magistrati e a tutto il personale amministrativo» e, per i cultori del magistratese, ecco l’incipit: «Oggetto: manifestazione odierna al Palazzo di Giustizia in data odierna. La situazione odierna di manifestazione esterna al Palazzo di Giustizia…». Limitiamoci a dire, qui, che se le ripetizioni fossero reato potrebbero dargli la continuazione.
Ma entriamo nel vivo: «La situazione odierna di manifestazione esterna al Palazzo di Giustizia è per tutti noi fastidiosa e costituisce obiettivo alla normale attività giudiziaria». E perché? In che modo? Non si dice, si prosegue: «Intendiamo protestare con le autorità competenti al fine di evitare il disagio per coloro che quotidianamente frequentano il Palazzo di Giustizia e, ovviamente, per assicurare la dovuta dignità a coloro che amministrano la giustizia a Milano». Interessante: di che disagio si parla? Problemi di parcheggio? Di accesso? C’era coda al bar? Non è chiaro neanche questo, par di capire tuttavia che il «disagio» e la lesa «dignità» siano consistiti in pratica nella manifestazione di per sé. È strano, perché tutto si è svolto rigorosamente all’esterno del palazzaccio di Giustizia: niente a che vedere, per capirci, con la ressa e le telecamere del mitico «processo Cusani» di cui proprio Giuseppe Tarantola, l’attuale presidente della Corte d’Appello che ha firmato la missiva, fu presidente nel 1993-1994: fu lui il giudice che diede tutti i permessi del caso. Ieri invece ha scritto questa circolare e l’ha conclusa così: «Siamo certi, comunque, che da parte Vostra sarà assicurata per la giornata odierna (ridaje, ndr) l’attività ordinaria con la massima serenità e con la consueta professionalità».
Uno scritto a uso interno, in sintesi, di cui non si comprende il preciso significato se non nel palesare «fastidio» col proposito che in futuro manifestazioni del genere non ce ne facciano più. Dopo lustri e lustri. Eppure, a guardar bene, fuori dal palazzo di Giustizia i gruppi di manifestanti dicevano entrambi che vogliono una legge e una giustizia uguale per tutti, e inneggiavano entrambi a una «magistratura che lavora per il bene dell’Italia». Entrambi chi? Entrambi, s’intende, gli schieramenti che ieri mattina hanno avuto voglia di manifestare davanti al Tribunale, accomunati da molte cose ma da una in particolare: erano pochi. Erano in pochi, anche se i berluscones erano più numerosi del soliti, mentre gli anti-Cav erano praticamente inesistenti: c’era solo un drappello di poveracci capitanati da Piero Ricca, il disadattato che urlò «buffone» a Berlusconi. Questo mentre qualche cronista, sempre ieri, si sbatteva per portare a casa l’articolo di colore, tipo «come cambiano i manifestanti a quasi vent’anni da Mani pulite»: eppure il dato era uno solo, cioè che la gente in sostanza era a rimasta casa o a lavorare, perché gli italiani sono sì bipolarizzati ma al tempo stesso, questa la morale, indisposti a scendere per strada a replicare l’eterna disfida sulla giustizia. Anche perché non è una disfida sulla giustizia, ma su Berlusconi. Interessa Berlusconi, non la giustizia intesa come strumento per fregarlo o per salvarlo. Interessa che lui continui a esserci o che sparisca. Eccolo il dato, che è sempre quello.
Vent’anni fa, invece, interessava solo che sparisse non lui, ma un’intera classe politica. E, ai tempi, di bipolarismi non ce n’erano: pensieri e manifestazioni erano a senso unico. Al di là di qualche nota coreografica di oggi, anzi «odierna», – tipo la precisione berlusconiana, i palloncini, i cappellini, i cartelli e gli stendardi puliti e azzimati – la differenza abissale è che il Paese e le manifestazioni, ai tempi, erano davvero una cosa sola e il mono-polarismo delle manette faceva spavento: la gente pensava che la crisi e la disoccupazione fossero colpa delle tangenti, e si illudeva che il rito ambrosiano potesse fare davvero piazza pulita.
Tempi diversi, appunto. Nella primavera 1993, mentre la gente sfilava davanti al Palazzaccio, un sondaggio del Giornale rilevava che 63 milanesi su 100 giudicavano «una cosa giusta» gli schiavettoni ai polsi del democristiano Enzo Carra, oggi parlamentare dell’Unione di Centro. Il professor Gianfranco Miglio, già ideologo della Lega di Bossi, diceva che «Il linciaggio è la forma di giustizia nel senso più alto della parola» e non succedeva niente. Nel tremulo emiciclo di Montecitorio si facevano largo personaggi come il macellaio brianzolo Luca Oreste Orsenigo, un deputato leghista che agitò un cappio in aula e provocò il sorriso gengivale della futura Presidente della Camera Irene Pivetti. Ecco: quel giorno, stesso giorno in cui un deputato della Repubblica agitava una forca, davanti al Palazzaccio di giustizia milanese sfilava una manifestazione come in teoria è successo ieri: la differenza è che un cartello, allora, recitava testuale «Le manette non bastano, ci vuole il cappio al collo» ed era un corteo curiosamente misto, ma unico: La Rete di Leoluca Orlando coi repubblicani di La Malfa, i verdi coi leghisti, i pidiessini accanto ai missini (tra questi Riccardo De Corato, che c’era anche ieri) più tanta e cosiddetta «società civile». Antonio Di Pietro non auspicava arresti, ma li faceva: e un sondaggio di quei giorni gli attribuiva il 90 per cento della fiducia. Ma, soprattutto, nessuna circolare interna al Tribunale palesava «fastidio» e parlava di «intralcio» all’attività giudiziaria.
sabato 16 aprile 2011
Asor Rosa è isolato? No, molti intellettuali sognano quel golpe...
La tesi lanciata da Asor Rosa non è il delirio di un intellettuale isolato ma la folle speranza coltivata ormai da una sinistra frustrata e animata solo da un odio profondo per Berlusconi"
Non c'è più tempo
Capisco sempre meno quel che accade nel nostro paese. La domanda è: a che punto è la dissoluzione del sistema democratico in Italia?
mercoledì 13 aprile 2011
"Notti da incubo ad Arcore Ecco la verità sul bunga bunga" - Repubblica.it
domenica 10 aprile 2011
Masi contro i talk sgraditi alla destra a rischio Fazio, Floris e Gabanelli
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Il grande imbroglione
BERLUSCONI mente con costante insolenza. È una consuetudine che da sempre sollecita molte attenzioni per afferrarne le ragioni, per così dire, costitutive. Per dirne una. C'è chi vede, in quella coazione a mentire, l'archetipo del Bambino come se alloggiasse nell'inconscio del Cavaliere una personalità che "ragiona" in base al principio di piacere e non al principio di realtà. Lungo questa via è suggestiva l'interpretazione di chi avvista Berlusconi afflitto da "pseudologia phantastica".
sabato 9 aprile 2011
Il piano truffa del premier, così la scossa all'economia è diventata un bluff - Repubblica.it
domenica 3 aprile 2011
Cade la bufala di Concita: Silvio mai indagato
Una nota ufficiale del Montenegro smonta lo scoop del quotidiano della De Gregorio: "Nessun fascicolo sul premier". Sui presunti nuovi guai del Cavaliere il Pd aveva persino presentato una interrogazione"
domenica 27 marzo 2011
Quando Saverio si indignava per Silvio "Con lui una deriva plebiscitaria"
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sabato 26 marzo 2011
Invoca la Grande Riforma ma a Berlusconi fa comodo una giustizia allo sbando
Giulia Bongiorno: la maggioranza punta solo a salvare il premier e punire i magistrati. Con la responsabilità dilatata si introduce una spada di Damocle sui magistrati, chi potrà giudicare serenamente?