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martedì 28 dicembre 2010

domenica 26 dicembre 2010

Fate i bravi, ragazzi!

Fate i bravi, ragazzi!: "

Nell’intervista a Pierangelo Buttafuoco La lotta alla mafia non ha colore, reperibile nella sezione Stampa del suo sito ufficiale, Roberto Saviano ha dichiarato: “Come scrittore, mi sono formato su molti autori riconosciuti della cultura tradizionale e conservatrice: Ernst Jünger, Ezra Pound, Louis Ferdinand Celine, Carl Schmitt… E non mi sogno di rinnegarlo, anzi. Leggo spesso persino Julius Evola, che mi avrebbe considerato un inferiore”.


Queste non rinnegate radici dello scrittore tendono a passare in secondo piano in programmi trionfalmente politically correct come Vieni via con me, ma mi sembra che affiorino nella Lettera ai ragazzi del movimento che Saviano ha pubblicato ieri su questo giornale. Una lettera conservatrice, appunto, che moralisticamente riduce a “cinquanta o cento imbecilli, e altrettanti ingenui” i giovani che, non potendone più di questa situazione, si sono macchiati della colpa di non essersi limitati a sfilare in “cortei pacifici, democratici e pieni di vita”.


Per fortuna ieri sera, ad Anno zero, Di Pietro ha letteralmente urlato quello che qualcuno doveva pur dire. Cioè, che la violenza della reazione della piazza deriva dalla violenza dell’azione del governo. E, che non si tratta affatto dell’isolata reazione minoritaria di cinquanta o cento giovani, bensì del segnale che la misura è ormai colma e la rabbia è pronta ad esplodere in maniera generalizzata.


Per fortuna oggi Vendola, da sinistra, afferma che “è tutto il vecchio continente – l’incendio nelle banlieue parigine, la ciclica esplosione di sommovimenti giovanili in diverse metropoli europee – a ignorare una generazione che non ha nulla da perdere”. E che, senza giustificare i metodi di questa ribellione, bisogna comunque anzitutto capirla, e poi incanalarla in forme non sterili di azione politica: non certo in “cortei pacifici, democratici e pieni di vita”.


Ma, soprattutto, per fortuna i ragazzi stessi, a centinaia, hanno scritto a Saviano sul sito di Repubblica. E le loro reazioni sono andate da: “Le tue parole sono come sempre bellissime. Ma questa volta, ahimè, sterili”. A: “Saviano, guardaci negli occhi, siamo noi, ragazzi normali, senza un futuro, pieni di rabbia. Poveri politici di sinistra, non capite neanche cosa sta succedendo!”.


Nella sua reazione alla piazza lo scrittore rivela la debolezza umanistica del suo approccio, che sul suo sito ufficiale lui stesso definisce “docu-fiction”. Cioè, una creativa mescolanza di fatti e invenzioni che sicuramente attrae l’attenzione dei lettori di romanzi, degli spettatori di film e degli ascoltatori della televisione, ma che altrettanto sicuramente è uno stimolo inedeguato per un’azione politica seria ed efficace.


E’ di questo che oggi abbiamo bisogno, non dei moralismi. E’ questo che purtroppo oggi ci manca, soprattutto a sinistra. E’ per questo che nelle strade sta esplodendo la rabbia, a volte violentemente. E’ questo che dobbiamo capire e sfruttare, se vogliamo veramente che le cose e il governo cambino. Ribellarsi è giusto, diceva il vecchio Sartre. E, checché ne pensino i conservatori come il giovane Saviano, la ribellione spesso non può essere né pacifica, né democratica.

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sabato 25 dicembre 2010

Diffidate

Diffidate: "

Essere garantisti è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo: anche quando scorrono le immagini dei bastardi che hanno devastato Roma e anche quando ti vien voglia di scendere in strada a dar man forte ai poliziotti. Essere garantisti significa soltanto rimanere normali, freddi, ricordarsi che le leggi non possono essere stiracchiate secondo le scalmane del momento e che non si possono giudicarle troppo miti o troppo severe secondo fazione: perché è proprio questo che in Italia ha creato disastri inenarrabili e ha regalato eccessi di discrezionalità alla magistratura. Ed proprio in questo, pure, che dovrebbe sostanziarsi la fatidica indipendenza togata: badare alla lettera della legge e non a generiche «aspettative di giustizia», fregarsene degli applausi o dei fischi, dei giornali, delle famiglie dei ragazzi che siano studenti o celerini. Tutto questo per dire che se uno studente è incensurato, è incensurato; se ha la fedina penale pulita, beh, ce l’ha; la giostra delle attenuanti e delle aggravanti non è stata inventata solo per rendere complicato ciò che da casa ci pare semplice e liquidatorio.


Eppure ci sono opinionisti anche savi e moderati, in questi giorni, che di fronte alle scarcerazioni degli studenti e dei vandali adesso si scandalizzano e invocano «buon senso», dicono cioè che quanto accaduto «non può essere valutato solo col freddo bilancino del codice penale»: e allora con che cosa, di grazia? Che cos’è questo buon senso, qualcosa che va oltre la legge o permette di applicarla come ci pare? Che fai, prendi un 18enne incensurato e lo tieni genericamente in galera perché la gente è incazzata? È questa la «fermezza»? O dovremmo improvvisare delle leggi speciali e disgraziate, come quando si decise che in Italia c’era l’emergenza stupri (e gli stupri erano in calo) e allora s’improvvisò una norma anti-costituzionale che rendeva obbligatorio il carcere preventivo? I provvedimenti «esemplari» lasciateli invocare ai politici, a chi spia soltanto dove tira il vento: i magistrati sono tenuti a differenziare e a dare i domiciliari in un caso, chiedere l’obbligo di firma in qualche altro, vietare la dimora in città in altri ancora, liberare – in attesa di processo, beninteso – quando la legge lo prevede. È quello che è successo.


Perché forse non è chiaro, ma i ragazzi fermati non sono Black Block, non sono l’avanguardia che ha incendiato e distrutto, quelli che cioè hanno sicuramente compiuto dei gravi reati i quali – quelli sì – giustificherebbero la galera per pericolosità sociale: i ragazzi arrestati erano le seconde file rispetto ai più addestrati ed esperti che non sono stati presi, studentelli magari conformisti e magari cretini, gente colpevole più delle cose che dice che di quelle che fa. Non c’è stata nessuna «generalizzata scarcerazione», come ha scritto il Corriere della Sera di ieri, e mi spiace dire che anche l’apertura di Libero, ieri, era demenziale: «Hanno fatto venti milioni di danni e pestato 50 agenti: sono già fuori». Chi? Chi ha fatto i 20 milioni di danni, chi ha pestato 50 agenti? I 22 studenti totali fermati l’altro giorno, ragazzine comprese? E che erano, samurai?


Non dovrei precisarlo, ma io sto coi poliziotti: voglio che siano pagati di più, voglio che non siano mandati allo sbaraglio, che abbiano attrezzature adeguate, che non debbano affrontare criminali organizzati come se fossero cassintegrati della Fiat; ma voglio, nondimeno, che siano perseguiti se pestano e scalciano inutilmente un ragazzo riverso per terra, perché chi sorveglia il rispetto delle regole è tenuto a rispettarle più degli altri. Io non ho mai sentito tante cretinate generiche e disinformate come quelle mediamente pronunciate da questi studenti, perlomeno quelli che hanno avuto ampi spazio sui media; e nessuno ha diritto di dire che la mia rabbia, nel vedere le devastazioni romane, sia inferiore a quella di chiunque. Ma la magistratura, quella seria, si limita ad applicare le leggi fatte dalla stessa classe politica che ora se ne lamenta: e che spesso reclama delle pene neppure previste all’origine, o, peggio, reclama carcerazioni che fungano da «esempio» come nel peggiore dei regimi. Tutto per lisciarvi il pelo dalla parte giusta. Diffidate. Stanno soltanto facendo una parte in commedia.


(questo articolo esce su Libero, 18 dicembre)"

giovedì 16 settembre 2010

Ed Egli asciugherà ogni lacrima

Ed Egli asciugherà ogni lacrima: "

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Dice la Gelmini che bisogna tornare a leggere la Bibbia nelle aule. Ha perfettamente ragione: visto lo stato in cui si trova la scuola italiana, non resta che rivolgere una prece al Signore.

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lunedì 6 settembre 2010

Se la scuola cade a pezzi...

di T. Boeri e F. Panunzi da LaVoce.info

Il Ministro Gelmini è stata molto presente nel dibattito pubblico estivo, intervenendo ad esempio sui contrasti tra il Premier Berlusconi e il Presidente della Camera Fini, sui licenziamenti della Fiat o semplicemente parlando della sua vita privata.
Non ha neanche trascurato i suoi doveri di Ministro dell'Istruzione, rassicurando le scuole paritarie che i fondi a loro destinati non sarebbero stati toccati. Ma nulla ha detto e, soprattutto, fatto per l'edilizia scolastica. Nessun piano per migliorare gli edifici scolastici in cui le famiglie italiane manderanno tra pochi giorni i loro figli. Secondo i dati disponibili, due edifici su tre hanno più di 30 anni. Di questi solo il 22% è stato ristrutturato. Certo, c'è la crisi. Certo, è importante che i conti pubblici restino in equilibrio. Ma gli investimenti nella scuola e nell'università sono irrinunciabili per un Paese che non voglia perdere terreno nella competizione internazionale. C'è sempre chi dice che i problemi della scuola sono ben altri, ma crediamo che tutti siano disposti a riconoscere che è difficile lavorare bene in scuole con aule a volte poco sicure, con bagni fatiscenti, palestre minuscole e poco attrezzate, con una ristretta dotazione di tecnologie per il supporto alla didattica. E’ vero, molte delle competenze sull’edilizia scolastica sono delle Province, ma il completamento dell'anagrafe edilizia era stato annunciato dal Ministro all'inizio del suo mandato. Di esso nulla si è saputo. Siamo con il Ministro quando dice che non si possono assumere tutti i precari ma non possiamo chiudere gli occhi sul fatto che per la scuola italiana questa è stata un'altra estate perduta. E cosa ci sta a fare un Ministro della Pubblica Istruzione al governo se permette che nel programma di fine legislatura si trovi spazio per il Ponte sullo Stretto e la Torino Lione (con un costo stimato per le casse dello stato di circa 20 miliardi) lasciando invece che tutti i giorni nelle aule di scuola si rischi la vita?

lunedì 23 agosto 2010

La "mamma del governo": "E ora parliamo un po' dei successi di Berlusconi"

La "mamma del governo": "E ora parliamo un po' dei successi di Berlusconi": "

Il ministro Mariastella Gelmini in vacanza con la piccola Emma a 40 chilometri da casa, tra i limoni del lago di Garda. "Senza di essi non sarei mai diventata ministro. Però io volevo fare la ballerina"

sabato 23 gennaio 2010

Scuola, un tetto agli stranieri. E a Caserta la Prefettura "ordina" la schedatura

Scuola, un tetto agli stranieri. E a Caserta la Prefettura "ordina" la schedatura: "Nelle scuole di Caserta c'è grande agitazione, per la "caccia" agli studenti immigrati e con genitori senza permesso di soggiorno. Non è fantapolitica. E' la pura realtà da rigurgito leghista. L'Ufficio scolastico per la Campania  ha "ordinato" la schedatura degli studenti stranieri. E per giunta dando anche un ultimatum ai presidi: la riconsegna del "censimento-monitoraggio" entro e non oltre il 25 gennaio. Una strana mossa, visto che l'Usp ha agito per "ordine" della Prefettura che di norma si occopa di sicurezza e non di certo di dispersione scolastica.

La circolare è firmata dal dirigente dell'Usp regionale Vincenzo Di Matteo, porta la data del 18 gennaio e chiede con urgenza a tutte le scuole del territorio, "nessuna esclusa" l'invio dei dati "sulla presenza degli alunni stranieri nelle scuole della provincia e sulla dispersione scolastica". Un censimento che ha per lo più l'imprinting di una schedatura. La Prefettura vuole le schede compilate che riguardano gli studenti che sono a scuola dal 2007-2008 fino ad oggi. E ben classificate sulla provenienza tra stranieri di recente immigrazione (ultimi 3 anni); straniero di seconda generazione (nati in Italia da genitori stranieri); straniero non accompagnato; alunno comunitario (dell'Unione Europea) e infine l'elenco dei nomadi. Nonchè dati sulle difficoltà riscontrate di ogni alunno, con la specifica sulla conoscenza della lingua italiana, l'accettazione tra le culture diverse e la partecipazione degli stessi agli interventi didattici di integrazione, accoglienza e recupero.   

Una rilevazione sui dati sugli studenti immigrati che guarda caso cade all'indomani della visita del del ministro dell'Interno, Roberto Maroni a Caserta, dove ha incontrato il prefetto. E la polemica tutt'ora aperta sulla decisione della Gelmini di mettere un tetto (30%) in ogni classe per gli alunni stranieri si rianima in modo ancora più inquietante.

Il primo e l'unico sindacato a dare l'allarme è la Cgil e la Flc-Cgil. Morena Piccinini della segreteria nazionale di Guglielmo Epifani e Mimmo Pantaleo, segretario della Federazione della Conoscenza. In una nota congiunta protestano così: "Siamo entrati in una fase di stretta sui diritti sulle agibilità dei cittadini immigrati nel nostro paese". Secondo i sindacalisti, sarebbe una diretta conseguenza delle indicazioni sul tetto del 30% agli stranieri in classe ma non "é esclusa la stretta anche sul personale scolastico per effetto del pacchetto sicurezza che ha introdotto il reato di clandestinità".
 Per la Cgil la richiesta di informazioni è molto particolareggiata e richiede dati che nulla hanno a che vedere con la dispersione scolastica. "Da quando le Prefetture si interessano di dispersione scolastica, di difficoltà di apprendimento e di integrazione nell'ambiente scolastico? - chiedono Piccinini e Pantaleo. E sottolineano: "Da quando la presenza degli alunni immigrati nelle nostre scuole rappresenta un  pericolo pubblico  per la sicurezza"?

Domande sulla palese violazione dei diritti di cittadinanza delle persone alle quali dovrebbe rispondere il ministro dell'Istruzione. Ma Mariastella Gelmini è impegnata con le nozze, dopo la cerimonia in notturna ha replicato il sì a Villa Ansaldi a Sirmione, al suo fianco anche Berlusconi.



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Doppio sì per la Gelmini Matrimonio in notturna, poi il bis

Doppio sì per la Gelmini Matrimonio in notturna, poi il bis: "Sirmione del Garda, le nozze a mezzanotte in Comune. In mattinata un'altra cerimonia. Presente il premier"

venerdì 22 gennaio 2010

Nuovi tagli, è rivolta nella scuola "Dovremo portare i gessetti da casa"

Nuovi tagli, è rivolta nella scuola "Dovremo portare i gessetti da casa": "Una circolare del Ministero fa scattare la protesta di tutte le organizzazioni spesso divise 'Per i presidi un rebus dall'acquisto della carta igienica alla nomina dei supplenti: è desolante'
Nuovi tagli, è rivolta nella scuola 'Dovremo portare i gessetti da casa'
E il governo decide di non restituire un miliardo alle scuole per spese giá effettuate
di SALVO INTRAVAIA

(12:53 22/01/2010)

mercoledì 20 gennaio 2010

Un obolo per la scuola da Il Fatto Quotidiano

Il ministero non rimborsa le somme anticipate, un istituto di Roma “tassa” i genitori per andare avanti


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