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domenica 10 aprile 2011

Masi contro i talk sgraditi alla destra a rischio Fazio, Floris e Gabanelli

Masi contro i talk sgraditi alla destra a rischio Fazio, Floris e Gabanelli: "I consiglieri d'opposizione: una precisa strategia politica nei confronti di programmi molto redditizi. Il dg ha respinto la proposta di far proseguire ...

Il grande imbroglione

Il grande imbroglione

BERLUSCONI mente con costante insolenza. È una consuetudine che da sempre sollecita molte attenzioni per afferrarne le ragioni, per così dire, costitutive. Per dirne una. C'è chi vede, in quella coazione a mentire, l'archetipo del Bambino come se alloggiasse nell'inconscio del Cavaliere una personalità che "ragiona" in base al principio di piacere e non al principio di realtà. Lungo questa via è suggestiva l'interpretazione di chi avvista Berlusconi afflitto da "pseudologia phantastica".

domenica 3 aprile 2011

Caro Montezemolo, non fare il nuovo Fini

Caro Montezemolo, non fare il nuovo Fini: "

Il presidente della Ferrari vuole scendere in politica per le sue ambizioni e i suoi affari. E come Gianfranco usa l’alibi del "Paese". Ma per governare servono voti, non parole"

venerdì 11 febbraio 2011

La struttura Delta - Repubblica.it

La struttura Delta - Repubblica.it

Gli storici prendano nota. Ieri, per la prima volta, si è riunita in chiaro, alla luce del sole, la Struttura Delta. Le "guardie armate" del presidente del Consiglio nella carta stampata e nella tv.

sabato 11 dicembre 2010

Gli affari dei finiani a Gomorra: ecco la rete di amici e parenti

Gli affari dei finiani a Gomorra: ecco la rete di amici e parenti

Nel triangolo Napoli-Caserta-Casal di Principe Italo Bocchino, braccio destro del leader Fli, può contare su una fitta rete di parentela e amicizie con imprenditori. Da qui nascono spericolate operazioni politiche e arrivano i finanziamenti. I futuristi odiano le critiche e querelano chi le fa di Massimo de' Manzoni

Ponte sullo Stretto, il no del "terzo Polo" e l'ex commissario insiste: pericoloso

Ponte sullo Stretto, il no del "terzo Polo" e l'ex commissario insiste: pericoloso

Nel convegno dei "no ponte" a Messina l'atto d'accusa di uno degli esperti: "Nessuno fa più un'opera così lunga". L'Udc: "Impedite le inchieste sulla lievitazione dei costi, forse perché troppo imbarazzanti"

sabato 4 dicembre 2010

Italia, il bello delle frequenze

Italia, il bello delle frequenze: "La scelta del beauty contest per le frequenze del digitale terrestre non convince proprio le telco. E anche Agcom chiede spazio per i service provider. Questione di MHz e dividendo digitale"

mercoledì 20 ottobre 2010

Sgarbi, gli insulti e la partitocrazia

Sgarbi, gli insulti e la partitocrazia: "

Su Il Giornale Vittorio Sgarbi difende la lottizzazione Rai. L’altra sera durante l’Ultima parola è esploso, dandomi per dieci volte del fascista, quando ho fatto notare che l’attuale consiglio di amministrazione della tv pubblica, esattamente come i precedenti, è fuorilegge. La legge Gasparri, articolo 20, prevede infatti che “Possono essere nominati membri del consiglio d’amministrazione della Rai [...] persone di riconosciuto prestigio e competenza professionale e di notoria indipendenza di comportamenti, che si siano distinte in attività economiche, scientifiche, giuridiche, della cultura umanistica o della comunicazione sociale, maturandovi significative esperienze manageriali”.

Sebbene la norma sia chiarissima, tra i sette membri del cda scelti dalla commissione parlamentare di vigilanza siedono ben quattro ex parlamentari, un ex manager Fininvest e un ex direttore di un giornale di partito. Il consiglio di amministrazione infatti è composto, tra gli altri, da Giovanna Clerici Bianchi, per due volte parlamentare della Lega, Rodolfo De Laurentis, ex parlamentare dell’Udc, Alessio Gorla, ex funzionario del Biscione e organizzatore della campagne di Forza Italia del ’94, Guglielmo Rositani, più volte parlamentare missino e di Alleanza Nazionale, Antonio Verro, ex parlamentare di Forza Italia ed ex manager Edilnord, Nino Rizzo Nervo, ex direttore di Europa, il quotidiano del Pd, e Giorgio Van Straten, uno scrittore amico di Walter Veltroni.

A mio avviso, a prescindere dall’eventuale valore dei singoli, la composizione dimostra ancora una volta come il Parlamento sia ormai abituato ad approvare leggi che poi vengono immediatamente violate da chi le ha fatte. Nessuno dei membri del cda può infatti essere considerato di “notoria indipendenza di comportamenti” e solo alcuni di loro si sono “distinti in attività economiche, scientifiche e giuridiche”.

Per Sgarbi però questo non è vero. Secondo lui “appartenere a un partito fa parte della dialettica democratica ed è una manifestazione di libertà e indipendenza”. Perché, scrive, “solo in una dittatura, con un partito unico, non si è liberi, non si è indipendenti”. Chi ne ha voglia può leggere qui il suo articolo.

Dirò subito che con Sgarbi sono d’accordo su un paio di punti.

Il primo: davvero, come ammette egli stesso, lui è ormai diventato un manierista (anzi una macchietta) che ripete all’infinito la stessa scena (l’aggressione verbale verso chi non la pensa come lui). Il secondo: Sgarbi ha ragione quando dice che mi sono divertito mentre lo vedevo urlare contro di me.

Ho infatti sempre pensato che quel tipo di toni e di parole, soprattutto se utilizzate a freddo, dimostrino meglio di ogni altra cosa la povertà di argomenti a disposizione di chi cerca di contrastarti. Come diceva Paul Valèry, quando non si può attaccare il ragionamento, si attacca il ragionatore.

Ma veniamo ai partiti e alla lottizzazione (che con buona pace di Sgarbi sono due cose diverse).

È vero: i partiti sono il sale della democrazia. Senza partiti, preferibilmente diversi e migliori dei nostri, i cittadini non possono portare e le loro istanze nelle istituzioni.

Ma in Rai, come nel resto della vita pubblica italiana, la democrazia è ormai degenerata in partitocrazia. Sia perché i nostri partiti (quasi tutti) non rappresentano più gli elettori, ma esclusivamente le proprie classi dirigenti: cioè un’oligarchia che occupa (abusivamente) ogni ganglio della società. Sia perché i cittadini possono contare nella cosa pubblica e far valere la loro voce anche senza il tramite dei partiti.

Ai vertici della tv pubblica, per esempio, potrebbe benissimo esserci un consiglio di amministrazione i cui membri vengono scelti dai lavoratori della Rai, dai rappresentanti degli abbonati, delle università, delle associazioni dei consumatori, dei sindacati degli artisti e tante altre realtà.  Oppure ci potrebbe essere una fondazione indipendente come accade in Inghilterra e in altri paesi del nord Europa.

I partiti sono infatti il sistema con cui i cittadini dovrebbero farsi rappresentare in parlamento, nei comuni e nelle regioni. Non in tutto il resto. Negli ospedali conta (o meglio dovrebbe contare) la bravura dei manager e dei medici. Non la loro casacca politica. Nelle tv la qualità dei programmi e la loro indipendenza. Non il colore della tessera.

Del resto anche i partiti sanno benissimo che la partitocrazia è fautrice di ingiustizie, favoritismi e inefficienze. Proprio per questo pubblicamente dicono di aborrirla. E anche la (pessima) legge Gasparri specifica che membri del cda Rai devono diventare persone “di notoria indipendenza di comportamenti”. Affermare apertamente che quelle poltrone sono invece riservate agli iscritti ai vari movimenti politici sarebbe stato decisamente brutto. Anche per loro.

In altri momenti storici, comunque, i partiti avrebbero almeno tentato di rispettare le regole che essi stessi si sono dati nominando non degli ex parlamentari, o degli ex dipendenti di Berlusconi (premier e proprietario del maggior concorrente della Rai), ma intellettuali o manager considerati d’area. Una soluzione tutt’altro che bella, ma non poi così ipocrita, come sostiene Sgarbi. La nomina di persone di questo tipo almeno non sarebbe stata apertamente in contrasto con la lettera della legge Gasparri. Infatti si può essere di destra o di sinistra ed essere indipendenti. Perché il problema non è chi si vota, ma dove e con chi si milita.

Guardando cosa è diventata oggi la Rai, sia dal punto di vista dei contenuti che dei bilanci, si capisce invece quale disegno sia stato seguito. Nel cda era necessario mettere dei consiglieri a cui si potessero dare ordini con la certezza che venissero eseguiti. Non per niente proprio Berlusconi, al telefono con Agostino Saccà, definisce la Clerici Bianchi “la soldatessa” della Lega.

Del resto, il motivo per cui, almeno la maggioranza, ha scelto figure di questo tipo non è solo politico. È anche economico. Una Rai forte e indipendente può danneggiare Mediaset.

Sgarbi le sa queste cose? Certamente. Ma durante buona parte della sua vita ha messo il suo talento (la sua cultura classica e la sua capacità dialettica) al servizio dei potenti. È diventato quel che è diventato non solo perché aveva delle doti, ma anche dei protettori. E così, fin dall’epoca di “Sgarbi quotidiani” (una violentissima trasmissione abolita quando smise di essere funzionale ai disegni di Berlusconi) ha finito per contribuire a far crescere nel nostro Paese il cancro della partitocrazia.

Per questo oggi vorrei solo che fosse più educato. E non certo che arrivi a rinnegare una parte di se stesso.

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sabato 16 ottobre 2010

Sgarbi dà del “fascista” a Gomez

Sgarbi dà del “fascista” a Gomez: "

Il punto di partenza era la sospensione inflitta a Santoro e ad Annozero dal gran giurì capeggiato dall’ottavo nano (qui il video di Trarco Mavaglio sulle dichiarazioni rese da Masi a Paragone all’”Ultima Parola”), ma il punto di non ritorno si è incarnato nel consueto trash pecoreccio e sguaiato dall’inconfondibile copyright. La location è il salottino di Gianluca Paragone, che ha adunato svariati ospiti di tutto rispetto, dal gazzettiere d’assalto Sallusti fino all’abbaiante Vittorio Sgarbi.

Stavolta l’occhio orbo ed immaginifico del ciuffo più forforoso del cubetto televisivo nostrano (dopo quello di Filippo Facci), non pago della condanna comminatagli per aver insultato Travaglio nel 2008 e non sazio delle sue stantie e imbolsite prezzemolinate nel tinello delle barbaradurso e delle pupe e secchioni, è tornato a sagomare un altro erede di Benny con tanto di fez, gagliardetti e divisa d’orbace: nientepopodimeno che Peter Gomez. Quest’ultimo, che ha tutta l’aria di un frate francescano finito per sbaglio nel gineceo di palazzo Grazioli, spiega in modo superlativo una nota legge (presumibilmente) scritta da Gasparri, ma il suo intervento pian piano si rivela, a dir poco, letale. Scoperchia irrimediabilmente i vasi pandoriani del nostro tricomane criticone e apre le danze al collaudato rituale del canovaccio sgarbesco: urla ferine, ringhio corredato di bava, avvitamento della pupilla bovina, appannamento degli occhiali, anatemi vomitati a baionetta, insulti a vagonate. Tutta roba che avrebbe reso felici i compianti figli della lupa, ma che non sfiorano tangenzialmente la suscettibilità di Gomez.

L’epitome di questo butale “esprit de vulgaritè“ è racchiusa in questo video. Non ci resta che dire: alalà.

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giovedì 26 agosto 2010

Risarcimenti BP: c’è il trucco

Risarcimenti BP: c’è il trucco: "

L’ultima beffa della BP. Per ottenere i risarcimenti rapidi, attingendo al fondo di 20 miliardi accantonato dalla compagnia petrolifera, le vittime del Golfo devono rinunciare a successive azioni legali. E’ una clausola-capestro con cui BP si mette al riparo dai processi.


Giallo nel giallo: a inserire questa clausola sarebbe stato il superispettore nominato dall’Amministrazione Obama per gestire le richieste di indennizzi. Ancora una volta si rivela difficile districare le responsabilità dei petrolieri da quelle del governo.

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Mondadori? No grazie

Mondadori? No grazie: "

Lanciare una campagna di sensibilizzazione e di pressione sulla questione Mondadori, significa prendere in mano le nostre scelte quotidiane – come l’acquisto di un libro – e trasformarle in segnali politici forti: io non comprerò più libri di quella casa editrice e inviterò i miei autori preferiti – che scrivono per Mondadori – a cambiare editore.
E’ da questi presupposti che nasce l’iniziativa “Mondadori? No grazie”, promossa dai comitati Boicotta il Biscione, che si sta diffondendo in rete.

Ma perchè parlare della vicenda Mondadori solo ora? Per rendersi conto della necessità di agire, bastava seguire il filo che racconta la storia del conflitto di interessi nel nostro Paese, fin dalle sue origini.
Da quando alla fine degli anni ’80 partì la “guerra di Segrate”, vinta in maniera fraudolenta da Berlusconi, passando per il pagamento di tangenti nel Lodo Mondadori ed i relativi processi, fino ad arrivare alla P3 ed alla legge “ad aziendam” con la quale la casa editrice risparmierà quasi 350 milioni di euro non versandoli nelle casse dell’erario. Sono soldi che la Mondadori doveva allo Stato da molti anni e per i quali si aspettava una sentenza della Corte di Cassazione. Grazie al provvedimento, la Mondadori pagherà il 5% della somma dovuta ed estinguerà il contenzioso.

E così ciascun italiano (bambini compresi) si ritrova a pagare una tassa di ben 7 euro per coprire le tasse non versate dalla Arnoldo Mondadori Editore.

E’ quindi vero, come ha sottolineato Nando Della Chiesa, che è imbarazzante vedere persone svegliarsi solo oggi. E’ imbarazzante pensare che fior fiori di autori non sapessero che una battaglia politica passa anche dalle scelte personali. Perché scegliere se pubblicare o no con la Mondadori doveva essere considerato sin dall’inizio una scelta politica. Infatti alcuni autori come Giorgio Bocca o Corrado Stajano hanno rinunciato da anni a pubblicare con Mondadori. E gli altri? Gli altri li solleciteremo noi, perché c’è sempre tempo per cambiare idea e abbracciare una giusta causa. Lo faremo con questa campagna che abbiamo lanciato e che abbiamo intenzione di diffondere capillarmente, chiedendo direttamente (con un form online) a Corrado Augias, Diego Cugia, Francesco Guccini, Carlo Lucarelli, Vito Mancuso, Roberto Saviano, Vittorio Zucconi – e via via tutti gli altri – di non pubblicare più con Mondadori. Per lanciare la campagna attiveremo gruppi locali e promuoveremo giornate straordinarie di mobilitazione, già da settembre. Intanto vi invito ad andare sul sito per dare l’adesione e collaborare alla diffusione di “Mondadori? No grazie”.

Ricordo anche che il boicottaggio all’impero di Berlusconi – noi dei comitati Boicotta il Biscione – l’abbiamo proposto fin dal 1993. E con grande successo. Lo sciopero dei telespettatori alle reti Fininvest ebbe anche punte di 2.800.000 spettatori che si rifiutarono di vedere le tv di Berlusconi. Già allora c’era chi lottava per sottolineare il palese conflitto di interessi tra il tycoon ed il politico: oggi diciamo che non è troppo tardi per reagire.

da www.mondadorinograzie.org
Convinci un autore che pubblica con Mondadori a cambiare casa editrice, spiegandogli che non comprerai più i suoi libri:

Corrado Augias
Diego Cugia
Francesco Guccini
Carlo Lucarelli

Vito Mancuso
Roberto Saviano
Vittorio Zucconi

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lunedì 23 agosto 2010

La nuova campagna contro Mondadori? Ipocrisia

La nuova campagna contro Mondadori? Ipocrisia

Dietro al "caso di coscienza" di Mancuso il solito obiettivo: screditare il concorrente e colpire l'editore in politioca. C'è un campo dove l'autore va giudicato ed è la sua opera culturale

giovedì 19 agosto 2010

Berlusconi, dove c’è la P3 c’è casa

Berlusconi, dove c’è la P3 c’è casa: "

In Sardegna, ha raccontato Emilio Pellicani, il segretario del faccendiere Flavio Carboni, l’affare a prezzi di saldo glielo aveva fatto fare un cronista parlamentare, poi condannato per traffico di droga, Antongiulio Lo Prete. Eravamo negli anni Ottanta. E, come vedremo, dopo un’oscura a compraventida Villa La Certosa era passata dalle mani di Carboni, oggi in carcere per la nuova P2, a quelle di Silvio Berlusconi, oggi a Palazzo Chigi come presidente del Consiglio.

Una storia straordinaria? Mica tanto perchè dietro a molti acquisti di immobili e terreni siglati anche in anni recenti dal Cavaliere spuntano pregiudicati, società off shore, avvocati senza scrupoli, o aste dai contorni mai chiariti. Sì perchè il leader del partito che oggi, in nome della trasparenza, domanda le dimissioni di Gianfranco Fini da presidente della Camera per l’affaire monegasco dell’appartamento di AN, venduto per soli 300mila euro una società caraibica e poi affittato a suo cognato, in fatto di opacità nelle transazioni immobiliari non è secondo a nessuno. E per rendersene conto basta un necessariamente breve promemoria.

La Villa di Arcore
Silvio Berlusconi entra a Villa San Martino ad Arcore nel 1974. La villa è composta da 145 stanze, un grande parco, ed è arredata con quadri e mobili di inestimabile valore. È di proprietà della marchesa Annamaria Casati Stampa, una giovane ereditiera rimasta orfana dopo l’omicidio-suicidio del padre, della madre e di un amante. Cesare Previti, 36 anni, nella contesa ereditaria assiste la famiglia della madre, ma in breve tempo riesce anche a collaborare con la controparte: il senatore Giorgio Bergamasco, legale dei Casati Stampa, e tutore della ragazza. Insomma diventa vice-tutore. La ragazza si sposa e si trasferisce in Brasile. Il problema è che sul patrimoni ereditato deve pagare molte tasse. Così nel ‘73, quando ha ormai 21 anni, conferisce un mandato per vendere villa San Martino “con espressa esclusione degli arredi, della pinacoteca, della biblioteca e delle circostanti proprietà terriere”, A quel punto entra in scena Berlusconi. Previti chiama la giovane donna in Brasile e le annuncia, senza averla mai consultata prima, di aver venduto tutto per 500 milioni lire al futuro Cavaliere. Il prezzo, come stabilirà anche la magistratura in una causa per diffamazione, è irrisorio. E oltretutto Berlusconi non salda subito il dovuto. Paga a rate, man mano che il fisco bussa alla porta giovane marchesa. Inoltre l’allora costruttore di Milano 2 s’impadronisce di ogni quadro, mobile e suppellettile contenuto nella villa. Il tutto senza nemmeno esserne il proprietario, visto che il rogito verrà effettuato solo nel 1980. Giusto in tempo per dare la nuova proprietà in garanzia a due banche e farsi erogare in cambio un finanziamento di circa 8 miliardi di lire. Roba da lasciare allibiti tanto che la marchesa Casati Stampa revoca il mandato a Previti (anche perchè nel frattempo molti altre proprietà della sua immensa eredità erano passate nelle mani di Berlusconi).

Villa La Certosa
L’11 luglio dalla cella del carcere in cui è richiuso per l’inchiesta sulla nuova P2, Flavio Carboni, secondo il Corriere della Sera, lancia al premier un non troppo oscuro messaggio: “Sono io che ho coperto la testa di Silvio Berlusconi. Sono io che gli ho dato anche una delle case dove sta”. Il riferimento è in buona parte per villa La Certosa, il buen ritiro sardo che il Cavaliere acquistò proprio da Carboni. Il rogito ufficiale parla di un miliardo e mezzo di lire. Ma dietro alla compravendita c’è una storia tutta da raccontare. Emilio Pellicani, infatti, sostiene che la vicenda inizia quando Carboni fa prestare molti soldi da Antongliulio Lo Prete (un conoscente di Marcello Dell’Utri poi arrestato per traffico di stupefacenti) e dal piduista, amico di Berlusconi, Attilio Capra de Carré. In garanzia Carboni da loro le quote della società che controlla La Certosa. Un grave errore. Il faccendiere infatti non riesce a rientrare dal debito. La villa viene così offerta da Lo Prete a Berlusconi. Pellicani protesta e invia, dice, un telegramma ai vertici Fininvest avvertendo che il bene “proveniva da una vera e propria estorsione ai danni di Carboni”. Ne nasce così una causa civile “contro Berlusconi, Lo Prete e Capra” chiusa con una transazione “a soli 800 milioni perché Carboni aveva bisogno di soldi”.

Il parco
Anche 30 ettari del parco della Certosa sono stati acquistati, secondo i periti della procura di Milano, intorno al 2000 con un forte sconto: il 50 per cento del loro valore reale (risparmio di 12 miliardi di lire). Tutto comincia quando i terreni vengono messi in vendita da una società in liquidazione. Tra chi segue la procedura vi è però anche un’importante commercialista milanese che verrà poi condannata per una serie di ruberie sui fallimenti. Viene così bandita un asta che secondo i consulenti dei pm “presenta aspetti critici o persino oscuri”. Tutti i concorrenti, tranne uno, sono infatti uomini di Berlusconi e l’asta è congegnata per evitare un vero e proprio gioco al rialzo. Alla fine vince la Pan Europe Finance, una società off shore dietro la quale c’è un manager di Fininvest, attualmente imputato col Cavaliere per i falsi in bilancio e le appropriazioni indebite di Mediaset: Daniele Lorenzano. L’amico del Cavaliere fa un affarone: paga tutto a circa sette euro al metro quadro. Dopo tre anni però entra in scena l’Immobiliare Idra di Berlusconi che acquista a 22 euro al metro. Il risultato è che molti milioni di euro prendono la via dei caraibi e che comunque il premier risparmia una sacco di soldi visto che i terreni sono valutati circa 50 euro al metro.

La Villa alle Bermuda
Anche alle Bermuda dove Berlusconi possiede da anni una villa entrano in scena le off- shore. Tra le società gestite dall’avvocato inglese David Mills, il testimone corrotto per dire il falso nei processi contro il Cavaliere, ve ne è una proprietaria della casa e di uno yacth. Si chiama Bridgeston Ltd, ma cosa abbia fatto esattamente non si sa. Mills quando viene perquisito perchè tiene in mano le società del premier non dichiarate al fisco, prende tutte le carte e le consegna a un altro professionista straniero. Si chiama Maurizio Coen. È un avvocato e, proprio come il cognato di Fini, ha uno studio a Montecarlo. Perché in fondo, finché nessuno fa domande, anche per i Berlusconi non c’è posto migliore per operare con discrezione del vecchio e amatissimo principato di Monaco.

Da Il Fatto Quotidiano dell’11 agosto 2010

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domenica 15 agosto 2010

Virus A, gli esperti dell’Oms sul libro di BigPharma

Virus A, gli esperti dell’Oms sul libro di BigPharma: "

E’ ufficiale, l’emergenza per la febbre “suina”, il Virus A, H1N1, che ha sconvolto il mondo lo scorso inverno, è finita. Lo ha proclamato l’Organizzazione mondiale della sanità con una dichiarazione formale della sua direttrice Margaret Chan, lo scorso 10 agosto. Non ci sono stati sfracelli, i morti sono stati molto meno di una banale influenza ma le società farmaceutiche globali hanno guadagnato un sacco di soldi dalla realizzazione di un vaccino che si è rivelato poi inutile. Forse perché quelle società hanno dentro la stessa Oms più di qualche sponda. Non siamo noi sospettosi a denunciarlo ma lo ammette la stessa Oms che l’11 agosto ha pubblicato la lista completa dei componenti il suo Comitato d’urgenza; lista dalla quale emergono, comprovate, i legami fortissimi con l’industria farmaceutica.

Il Comitato di Urgenza è composto da 16 nomi che possono essere consultati sul sito ufficiale dell’Oms. Di questi, solo sei hanno pubblicato, sullo stesso sito, la “dichiarazione di interesse”, cioè una scheda in cui vengono riportati curriculum e eventuali conflitti di interesse. Benché, in calce alla dichiarazione, la stessa Oms precisi che non si riscontrano “conflitti particolari” e che comunque questi legami erano stati resi noti agli altri membri del Comitato, quello che si legge desta più di un’inquietudine.

La dottoressa Nancy Cox riceve regolarmente «supporto finanziario» per la sua attività di ricerca direttamente dalla Ifpma, cioè l’associazione internazionale delle industrie farmaceutiche. Il professor Arnold Monto ha svolto consulenze proprio nel campo delle influenze pandemiche e/o stagionali per Gsk, Novartis, Roche, Baxter and Sanofi. cioè le principali società produttrici di vaccino. Il dottor John Wood ha avuto contratti per le sue ricerche in Inghilterra con Sanofi, Csl, Ifpma e Novartis. Ancora in Gran Bretagna, la professoressa Maria Zambon riceve fondi dalle industrie produttrici di vaccino come Sanofi, Novartis, CSL, Baxter and GSK. Consulenze sempre per Roche e Gsk, infine, da parte del professor Neil Morris Ferguson. Solo uno dei sei ha dichiarato di aver collaborato solo con le associazioni del trasporto aereo, mentre gli altri dieci “saggi” – tra cui non figurano italiani – non hanno rilasciato dichiarazioni di “interesse”.

L’influenza A ha provocato nel mondo 18500 decessi contro i 250-500 mila attribuibili ogni anno all’influenza stagionale. Un rapporto incredibile che non giustifica in nessun modo l’allarme lanciato lo scorso anno e che spinse i governi a stanziare circa 10 miliardi di euro, finiti nelle casse delle grandi case farmaceutiche, per la produzione di vaccini che oggi, spiega ancora l’Oms, «non servono più a niente». L’Italia stanziò circa 400 milioni di euro assicurandosi 48 milioni di dosi. Lo scorso luglio il governo ha ammesso che circa 8 milioni di dosi, su 12, sarebbero state gettate. Non solo, altre 12 milioni acquistate ma non ritirate saranno a carico dello Stato per via di un contratto capestro firmato dal ministero della Sanità con la Novartis. Da ricordare che lo scorso anno il ministro della Salute era Maurizio Sacconi la cui moglie è direttrice di Farmindustria. Un conflitto di interessi che allora non colpì a sufficienza e che forse andrebbe meglio indagato.

Negli Usa sono stati già gettati via 40 milioni di dosi per una perdita di 260 milioni di euro. Come spesso capita, un disastro per le finanze pubbliche un affari per poche multinazionali.

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sabato 3 aprile 2010

Perché epurano perfino Sposini

Perché epurano perfino Sposini: "

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Ho conosciuto, in un paio di occasioni, Lamberto Sposini e ho avuto modo anche di parlargli alcune ore per un’intervista che è poi uscita su L’espresso.


Ora: raramente ho trovato un collega tanto disincantato e moderato. Perfettamente consapevole che per fare comunicazione professionale in Italia, specie in tivù, è necessario quasi sempre accettare tutta una serie di compromessi, di smussamenti, di autocensure. Privo di simpatie berlusconiane ma altrettanto smaliziato verso i vertici del Pd, al punto che da alcuni lustri non andava più a votare. Eppure fiducioso che anche all’interno di questo recinto di mediazioni e di pressioni fosse possibile fare il suo mestiere, magari divertendosi e se possibile non vergognandosene.


Adesso leggo che Sposini sarà rimosso da La vita in diretta, complice un’intervista non abbastanza sdraiata a Ignazio La Russa.


Alla Rai – beh, a Mediaset non ne parliamo – non basta più l’esercizio della prudenza, antico strumento di sopravvivenza dei contesti censori. Alla Rai adesso per perpetuarsi serve solo la militanza attiva, l’asservimento palese: i Minzolini, i Paragone, le Monica Setta.


Si chiama militarizzazione. E chi non si mette l’elmetto è un disertore.

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domenica 21 marzo 2010

Minzolini a Berlusconi: "Sempre pronto"

Minzolini a Berlusconi: "Sempre pronto": "Le rassicurazioni del direttore del Tg1. Trani, verso Roma gli atti su B.



Gli atti su Berlusconi potrebbero arrivare presto a Roma. Oggi la procura di Trani valuterà la propria competenza territoriale e funzionale. Se sussistono i presupposti per trasferire la posizione del premier al tribunale dei ministri, il suo fascicolo sarà stralciato e, quindi, trasmesso nella Capitale. Restano incardinate a Trani, invece, le posizioni del commissario Agcom, Giancarlo Innocenzi, indagato per favoreggiamento, e del direttore del Tg1 Augusto Minzolini, indagato invece per rivelazione del segreto istruttorio. E proprio per il reato minore, quello della rivelazione del segreto istruttorio, che Minzolini avrebbe commesso nella cittadina barese, subito dopo l'interrogatorio reso al pm Michele Ruggiero. Era il dicembre dello scorso anno. Minzolini fu interrogato in merito all'inchiesta che il pm tranese stava conducendo sui tassi usurari di alcune carte di credito. Alcuni indagati avevano millantato al telefono di poter intevenire sul Tg1, attraverso Minzolini, per bloccare la trasmissione di un servizio giornalistico.



Il pm chiese conto della vicenda a Minzolini, il quale, del contenuto dell'interrogatorio, parlò al telefono anche con il portavoce di Berlusconi, il deputato Paolo Bonaiuti. "Volevo sapere come è andato il tuo viaggio", dice Bonaiuti a Minzolini il 18 dicembre, e il riferimento sembra proprio all'interrogatorio, visto che Minzolini risponde: "Tutto bene. È una cosa abbastanza ridicola. Su una follia, una aquestione che riguarda l’American Express...hai presente queste carte di credito revolving … secondo un giudice hanno fatto degli interessi molto alti quindi ipotizzano l'usura. Poi qualcuno ha millantato che poteva intervenire sia su Mediaset, sia sulla Rai, per evitare che questa cosa danneggiasse l'American Express … e quindi sono stati chiamati gente di Mediaset, io e Fabrizio Del Noce, che fa la fiction e quindi non c'entra niente...Ma la cosa divertente è che sono andato a verificare, che quella notizia, tra i giornali, sono l'unico che l'ha data, sono io, l'ho data di notte ma ci ho fatto un servizio. Gli altri giornali, compreso il Tg3, non avevano fatto nessuna … e non sono riuscito a dirglielo perché non lo sapevo...". "Quindi una stronzata", replica Bonaiuti. "Sì", conclude Minzolini, "ma ti fa capire che siamo in un paese di folli...".



Minzolini non trova alcuna traccia di "follia", invece, quando Berlusconi, a Bonn, dopo le vicissitudini del lodo Alfano e le decisioni della Consulta, dichiara che "la sovranità in Italia è passata dal Parlamento al partito dei giudici" e conclude: "Comunque gli italiani sono con me, perché si dicono: dove lo troviamo uno con le palle come Berlusconi". Tant'è vero che quel giorno, rintracciato al telefono da Berlusconi, che lo chiama "direttorissimo", commenta: "Non fa una piega quello che hai detto, qui sta succedendo un finimondo...". "Sono tutte cose vere", risponde Berlusconi. "Diciamo i rituali istituzionali rischiano di non fare arrivare alla sostanza", dice Minzolini. E Berlusconi: "Appunto, d'altronde siccome tutti lo sanno, io a dire cosa succede, io ho dato la spiegazione...". Poi Berlusconi parla di "mediazione mediatica" e Minzolini aggiunge: "Dimmi tu, tu lo sai sempre qui, pronto, basta che...". E Berlusconi sembra dare l'impulso al tenore del servizio del Tg1 sull'argomento: "Tu vai benissimo in questa cosa qui, dalla in tondo". "Noi andiamo in tondo", conclude Minzolini.



Quel giorno il Tg1, titolò così: "Berlusconi: i magistrati si sono sostituiti al Parlamento". Queste e altre intercettazioni hanno quindi destato l'attenzione degli investigatori nell'indagine che vede indagato Berlusconi. E da ieri, nella procura di Trani, è stato aperto un nuovo fascicolo: il cronista Giuliano Foschini, interrogato dal procuratore capo Nicola Capristo, è indagato per fuga di notizie.



Da il Fatto Quotidiano del 19 marzo"

venerdì 12 marzo 2010

Trani: Berlusconi, Innocenzi e Minzolini indagati per concussione: "Pressioni su Tg1 e Agcom"

Trani: Berlusconi, Innocenzi e Minzolini indagati per concussione: "Pressioni su Tg1 e Agcom": "Rivelazioni del Fatto: da un'inchiesta su un giro di carte di credito illegali spunterebbero intercettazioni tra il premier, il membro dell'Authority e il direttore del Tg1. Che commenta: 'Mi chiama anche Casini...'
Trani: Berlusconi, Innocenzi e Minzolini indagati per concussione: 'Pressioni su Tg1 e Agcom'
Il Cavaliere si è anche lamentato per la presenza di Scalfari e Mauro nel programma della Dandini. Masi al telefono avrebbe detto: 'Manco nello Zimbabwe'
di GIULIANO FOSCHINI

(11:12 12/03/2010)