domenica 27 marzo 2011
Campania col veleno in corpo
domenica 30 gennaio 2011
Chi paga per il disastro campano?
Bisogna prendere atto che la magistratura ha salvato la credibilità delle istituzioni in questi anni di emergenza ciclica e costruita a tavolino. Le toghe che hanno fatto il loro dovere sono state affiancate dai pochi che hanno continuato a denunciare nel silenzio consociativo. I nomi finiti nell’ultima inchiesta della Procura di Napoli sono gli stessi che nel mio libro La Peste (scritto con Nello Trocchia) ho elencato uno ad uno. Ma quello che più inquieta è l’incapacità di rinnovare la classe dirigente di questo paese. Di tutto il paese, perché la cricca dei rifiuti in Campania si è abilmente riciclata.
Mi trovo in Abruzzo dove uno degli arrestati, Gianfranco Mascazzini, ex direttore del ministero dell’Ambiente, che – come emergeva in una intercettazione – voleva usare la polverina magica per rendere meno puzzolente la munnezza campana, è stato di recente nominato commissario contro il rischio idrogeologico. Una nomina decisa dal presidente della regione Gianni Chiodi. Lo stesso dicasi per Claudio De Biasio, ancora tutta da chiarire la sua nomina al commissariato di governo, come numero due di Bertolaso e sempre capace di trovare nuovi incarichi, dalla Puglia al g8 sardo, ben voluto in ogni stagione e sotto ogni governo.
Sullo sfondo il disastro, la logica della deroga, quella gara maledetta che affidò ad Impregilo e alle sue aziende la gestione dei rifiuti in Campania. Dalla mia denuncia nel 2003 il primo processo contro Bassolino e gli ex vertici di Impregilo, poi la truffa delle ecoballe, la dissennata gestione delle discariche e ora la scelta scellerata di portare il percolato nei depuratori che trova conferma in un’altra inchiesta giudiziaria. Pagherà qualcuno o il trasferimento dei processi, la prescrizione, salveranno la cricca? Intanto pagano l’ambiente e la salute dei cittadini, ignari frequentatori dei litorali campani, bagnati dalla ‘merda’ del percolato delle discariche."
venerdì 28 gennaio 2011
domenica 5 dicembre 2010
E la monnezza va a Bucarest
sabato 23 ottobre 2010
sabato 2 ottobre 2010
Acerra, l’inceneritore morto e l’affare dei Cip6
La Campania sguazza tra i rifiuti, il miracolo di B&B (Bertolaso e Berlusconi) è al crepuscolo. Questa non è solo una storia di spazzatura, ma anche di soldi, troppi e spesi male, di coperture bancarie e società per azioni. L’inceneritore di Acerra è fermo nonostante le rassicurazioni dell’A2a, la società che lo gestisce. Due linee già bloccate, ma lunedì scorso un tour con i giornalisti nel “gioiello tecnologico” di Acerra, come ebbe a definirlo Berlusconi. “In questo momento sta funzionando solo una linea – spiegava Antonio Bonomo, amministratore delegato di Partenope Ambiente, la società del gruppo A2A che ha la gestione dell’impianto per 15 anni, nell’ incontro con la stampa – abbiamo una linea in manutenzione programmata ed un’altra dove sono in corso interventi di miglioramento. Con la linea due, per la quale si è registrato una usura anticipata di una ventina di giorni, pensiamo di ripartire entro fine ottobre, per la tre entro il 20 dicembre. Queste interruzioni sono normali”. Neanche a dirlo è si è fermata anche l’unica linea funzionante, quella 1.
Intanto sul sito dell’osservatorio di Acerra si legge che il 15 settembre c’è stato un incontro. Nella relazione si legge: “Partenope Ambiente ha comunicato che al momento è in funzione la sola Linea 1; le linee 2 e 3 sono in fase di manutenzione; la linea 3 è, altresì, in fase di manutenzione stagionale programmata(…). Gli interventi sono relativi ad indispensabili aggiornamenti impiantistici. Tali interventi non riguardano aspetti ambientali, in quanto i valori medi di emissione sono notevolmente inferiori a quanto previsto dall’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Nel contempo, si tratta di interventi impegnativi, sia dal punto di vista tecnico che da quello della tempistica necessaria, che vengono posti in atto insieme al costruttore”.
Interventi impegnativi, detti in altri termini, strutturali.
L’impressione è che Acerra sia un catorcio, i vertici di A2a non vogliono ammetterlo. Ma bisognerebbe recuperare una notizia: l’esito della gara per gestire Acerra dopo la fallimentare esperienza di Impregilo. La prima andò a deserta. Poi il governo Prodi, ormai caduto, nel febbraio 2008 pensò di ripristinare i Cip6 per l’impianto napoletano, gli incentivi che dovrebbe andare alle rinnovabili e vanno nelle tasche di petrolieri e inceneritori. E così l’A2a tornò in scena. “Un provvedimento che giudico un aiuto alla Campania, un contributo – spiegò Bonomo – a sbloccare la situazione. La nostra disponibilità e il nostro interesse rimangono. Altro non dico”.
"sabato 11 settembre 2010
L’inceneritore di Acerra ko da mesi Ma Impregilo vuole 350milioni dalla Regione
Nel dicembre scorso Guido Bertolaso dichiarava: “Il dato inconfutabile è che ci sono 6 discariche a norma, 7 impianti Stir attivi e un termovalorizzatore che funziona come un orologio svizzero, non inquina e produce reddito (…) Aver risolto questa emergenza è dunque per me la maggiore soddisfazione possibile”. Sanciva la fine dell’emergenza rifiuti in Campania, almeno sulla carta, e la fine della gestione commissariale da lui guidata nel ruolo di sottosegretario di governo.
Oggi, però, le cose non sembrano più così rosee. L’inceneritore, infatti, è quasi fermo. E per due giorni si è fermata anche la terza linea . Il miracolo è compiuto, l’impianto più grande d’Europa, inaugurato in pompa magna da Berlusconi e Bertolaso, è andato in ferie a settembre. Solo una linea funzionava, una è chiusa per manutenzione, l’altra si è fermata per gravi problemi strutturali. Un simile quadro fa venire a galla tutte le preoccupazioni su un impianto che era vecchio già al momento dell’inaugurazione , anzi diciamo un pacco di rottami da riciclare in Campania. Era un impianto obsoleto già nel 1998, all’epoca della gara che assegnò la gestione degli impianti per il trattamento dei rifiuti in Campania e la realizzazione dell’inceneritore all’Impregilo e alle sue controllate. La Partenope ambiente, società dell’A2a che ora ha preso in gestione l’impianto, fa sapere che “siamo nella norma e sostanzialmente in linea con le previsioni, niente di preoccupante”.
A quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, l’impianto ha seri problemi di tenuta, e non riesce a garantire la combustione delle 2.000 tonnellate al giorno previste, basta leggere i dati sulle quantità bruciate forniti dalla stessa proprietà. Nel marzo 2009 Silvio Berlusconi, quando schiacciò il pulsante rosso per accendere l’inceneritore, dichiarò la fine dell’emergenza. Assicurava: “L’impianto è davvero impressionante. Funziona benissimo. Dall’immondizia si riuscirà a ricavare energia Berlusconi lo aveva presntato come un “dono di Dioelettrica pulita. Non inquinerà e sarà come tre auto di media cilindrata in moto”.
Nella zona di Acerra, Pantano dove sorge l’inceneritore, le polveri sottili, hanno sforato i limiti consentiti in ben 250 giorni su 500, secondi i dati Arpac (il limite è di 35 sforamenti annuali). In realtà al momento inquina meno di tre auto in moto, visto che, nel silenzio generale, funziona a scartamento molto ridotto. Ma il primo ministro pensava addirittura di esportarlo: “ Questo impianto è un dono di Dio, si tratta di un prototipo da ricostruire in almeno quattro regioni italiane”. Non pago Berlusconi parlò dei manager di Impregilo come degli eroi, manager sotto processo, insieme con l’ex commissario Antonio Bassolino, per la gestione dei rifiuti campani. Intanto, la società milanese vuole i soldi per la costruzione del megaforno. Si parla di una cifra superiore ai 350 milioni di euro ( secondo uno studio dell’Enea). Questi soldi potrebbero essere versati dalla Regione Campania a Impregilo. Tutto a carico dei cittadini. Oltre al danno, la beffa. Una valanga di soldi per l’inceneritore che non fa miracoli.
di Tommaso Sodano e Nello Trocchia
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