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domenica 8 maggio 2011

Crescent, quella coincidenza di date nei carteggi tra sindaco e sopraintendente

Crescent, quella coincidenza di date nei carteggi tra sindaco e sopraintendente: "

Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca (Pd)


Salerno – Ci sono curiose coincidenze di date dietro la contorta procedura di approvazione per silenzio-assenso del Crescent, il progetto di edificio alto più di 25 metri ed esteso circa 300 a firma dell’architetto spagnolo Ricardo Bofill. Una ‘mezza luna’ di cemento di fronte al mare di Salerno, una nuova Punta Perotti in salsa campana secondo i detrattori, che dovrebbe caratterizzare e delimitare la costruenda ‘Piazza della Libertà’ di fronte al mare e alla spiaggia di Santa Teresa. Un palazzone da destinare quasi interamente ai privati per appartamenti, negozi, aree di sosta. Per questa vicenda sono indagate tre persone, tra cui il sindaco Pd Vincenzo De Luca e l’ex soprintendente Giuseppe Zampino (Leggi l’articolo). Le coincidenze, per l’appunto. Il 10 dicembre 2008, data in cui il Comune di Salerno inoltra il progetto definitivo alla Soprintentenza di Salerno ed Avellino, è lo stesso giorno in cui Zampino trasmette alla stessa amministrazione comunale di organizzare un convegno e di allestire un archivio dell’architettura contemporanea. Il 2 marzo 2009, De Luca accoglie la richiesta e mette per iscritto che c’è una delibera di giunta con più di 500.000 euro pronti all’uopo. Proprio lo stesso giorno in cui Zampino dà il via libera definitivo al Crescent comunicando che le integrazioni richieste al progetto “sono arrivate”. “E’ normale – commentarono gli esponenti del Comitato No Crescent, il cui esposto ha avviato l’inchiesta della Procura di Salerno – che il soprintendente giudichi il progetto e intanto riceva i finanziamenti dal Comune”?


Forse sì, forse no. Comunque sono diverse le anomalie sulle quali gli inquirenti stanno lavorando. I pm Rocco Alfano e Guglielmo Valenti hanno in mano due informative della Compagnia dei Carabinieri, l’ultima risale al 22 febbraio scorso. Ma gli accertamenti proseguono e puntano anche a chiarire le dichiarazioni dell’organo regionale della Soprintendenza, secondo la quale, scrive il Comitato No Crescent, “solo le difficoltà operative proprie del periodo estivo avevano impedito l’annullamento dell’autorizzazione paesaggistica comunale da parte della Soprintendenza locale”. La pratica, insomma, sarebbe spuntata fuori nel periodo meno adatto per essere esaminata, quando gli uffici erano vuoti per ferie.


Ma è l’intero iter che lascia più di un dubbio e il sospetto che un progetto di simile portata, che vede in ballo investimenti da decine di milioni di euro all’interno di un’area di 27.500 metri nel cuore della città, avrebbe meritato un’analisi più attenta e non un’approvazione per ‘silenzio-assenso’.


Febbraio 2008. La giunta De Luca approva il progetto della piazza e invia gli atti alla Soprintendenza territoriale competente. La quale deve esprimersi entro due mesi. Ma non lo fa. Perché mancano sia una relazione sulla tipologia architettonica scelta che i rendering, ovvero i modelli fotografici realistici.


Aprile 2008. L’amministrazione comunale invia la relazione ma non i rendering. La Soprintendenza a giugno invia tutto a un comitato tecnico scientifico del ministero. E’ in pratica il silenzio-assenso: bisognerebbe decidere entro due mesi, il comitato di solito ne impiega molti di più, e peraltro non produrrà alcun parere sul caso.


Dicembre 2008. Il Comune di Salerno approva il progetto definitivo di Bofill. Nuovo viaggio delle carte in Soprintendenza. E anche stavolta mancano i rendering, sostituiti da qualche foto di un plastico. La Soprintendenza si accontenta e dice sì nel marzo 2009.


Luglio 2009. Il neonato Comitato No Crescent fa ricorso alla giustizia amministrativa. In seguito proporrà ricorso anche Italia Nostra.


Novembre 2009. La Provincia di Salerno, guidata dal Pdl Edmondo Cirielli, si schiera contro il progetto del Comune e affianca il Comitato No Crescent nel ricorso al Tar.


2010. Il Comune di Salerno mette a gara il primo lotto funzionale del Crescent. La gara il 9 giugno è vinta dalla Co.Ge.Fer. spa di Ferrara con un’offerta pari ad € 15.015.000,00. Sconfitta l’ATI NewCo (Kla, Rcm costruzioni Rainone, Ritonnaro costruzioni srl e Favellato) che aveva offerto € 14.700.000,00. Ma il Comune nei mesi successivi non stende la convenzione per l’esecuzione dei lavori, poi assegnati all’Ati in un primo momento sconfitta.


2011. In un putiferio di ricorsi e controricorsi, sono 5 le liti giudiziari pendenti sull’operazione Crescent. Al Tar di Salerno ci sono i due ricorsi di Italia Nostra, quello del No Crescent e quello della Cogefer. Al Tribunale Civile di Salerno inoltre giace la citazione della Sist srl, la società milanese proprietaria dell’ex Jolly Hotel che andrebbe demolito per dare il via ai lavori. La Sist chiede 13 milioni di euro di danni al Comune per la mancata previsione nel bando del diritto di prelazione a favore dei soggetti privati presenti nel sub comparto relativo alla costruzione del Crescent.


Un gomitolo inestricabile. Ed ora l’inchiesta della Procura che, va specificato, al momento riguarda solo fatti commessi fino a tutto il 2008.

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Salerno, indagato il sindaco De Luca Al centro l’inchiesta sull’ecomostro marino

Salerno, indagato il sindaco De Luca Al centro l’inchiesta sull’ecomostro marino: "

SALERNO – C’è chi ne canta le lodi per la modernità e perché trasformerà la città in una delle capitali europee dell’urbanistica d’avanguardia. Chi invece lo definisce senza mezzi termini ‘ecomostro’ in fieri. E’ il Crescent. Il progetto di edificio a mezzaluna alto 28 metri ed esteso per circa 300 firmato dall’archistar catalano Ricardo Bofill, che in un prossimo futuro dovrebbe delimitare Piazza della Libertà a Salerno, in quella che sarà la piazza di mare più grande d’Europa. Ma la Procura di Salerno ha aperto un fascicolo su una vicenda assai controversa che ha spaccato in due la città e gli esperti. E’ notizia di queste ore che risulta indagato il sindaco Vincenzo De Luca, che in questi giorni è in campagna elettorale alla ricerca del secondo mandato consecutivo, il quarto negli ultimi 18 anni. Il primo cittadino, esponente del Pd, è sotto inchiesta insieme all’ex soprintendente di Salerno, l’architetto Giuseppe Zampino, e al direttore del settore opere pubbliche del Comune di Salerno, l’ingegnere Lorenzo Criscuolo. L’ipotesi di reato per i tre è concorso in abuso d’ufficio. Il Gip Elisabetta Boccassini ha accolto la richiesta dei pm Rocco Alfano di una proroga delle indagini, che proseguiranno almeno fino ad ottobre. Il procedimento penale è nato dalla denuncia del Comitato No Crescent presentata il 12 ottobre 2010, successivamente accompagnata da numerose osservazioni.


Gli esponenti del comitato nato per ostacolare la realizzazione del progetto puntano il dito sulla tempistica del silenzio-assenso fatto formare dalla Soprintendenza, sull’assenza di validi foto-inserimenti, sulle perplessità in merito alla soluzione progettuale mostrate dalla Direzione Regionale dell’ente di tutela. “L’organo regionale della Soprintendenza – afferma il Comitato No Crescent in una nota – aveva sottolineato come soltanto le difficoltà operative proprie del periodo estivo avevano impedito l’annullamento dell’autorizzazione paesaggistica comunale da parte della Soprintendenza locale”. Mentre anche l’attuale soprintendente, Miccio, avrebbe espresso dubbi sull’opera.


La denuncia riguarda anche profili di ordine urbanistico, come l’assenza di un accordo di programma con la Regione Campania, una presunta carenza della Valutazione d’Impatto Ambientale, l’incompleta sdemanializzazione dell’area. “Abbiamo fiducia nella Giustizia sia penale che amministrativa”, è il commento dei legali del Comitato. “Stiamo battendo tutte le possibili strade giudiziarie per evitare la costruzione dell’ecomostro. A breve il tribunale amministrativo fisserà l’udienza nella quale avremo l’opportunità di discutere le molteplici illegittimità le quali, a nostro avviso, inficiano l’intera procedura”.


di Vincenzo Iurillo e Ferruccio Sansa

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martedì 5 aprile 2011

Salerno, il balletto dell’Idv su De Luca

Salerno, il balletto dell’Idv su De Luca: "

Il problema è sempre lo stesso. Identico a quello delle elezioni regionali dell’anno scorso. L’amore-odio tra il leader di Idv Antonio Di Pietro e il sindaco Pd di Salerno Vincenzo De Luca. Un evergreen della politica campana e nazionale. Proviamo a ricapitolare. Di Pietro e Idv hanno deciso di non sostenere De Luca che a Salerno va a caccia del secondo mandato consecutivo (il quarto in totale negli ultimi 20 anni). Invece no, in un eventuale ballottaggio con la candidata Pdl Anna Ferrazzano si potrebbe pure appoggiarlo, corregge il tiro la dirigenza campana dipietrista. Anzi no, urla Di Pietro in un comunicato, col quale ribadisce che la porta è chiusa per sempre e comunque. Ma il film potrebbe riservare ulteriori colpi di scena. Detto questo, per comprendere la gravità della polemica in atto e le ripercussioni potenziali sul rapporto tra Idv e Pd, e tra Di Pietro e Bersani, bisogna fare un passo indietro di un anno.


Regionali 2010. Il Pd candida De Luca a Governatore. Il primo cittadino ha vinto le primarie per abbandono degli avversari. In un primo momento Di Pietro e l’europarlamentare Idv Luigi De Magistris alzano barricate contro De Luca per il fardello di imputazioni e di rinvii a giudizio che questi si porta appresso, e che esibisce come medaglie al valore. Poi Di Pietro (non De Magistris) ingoia il rospo e fa in modo che il congresso del partito acclami De Luca candidato al grido “devi salvarci dal Pdl di Cosentino e dei casalesi”. De Luca assicura: “In caso di condanne, anche solo in primo grado, mi dimetterò”. E si scatena sulle colonne de Il Fatto Quotidiano un dibattito lungo e acceso. Marco Travaglio in un editoriale in piena campagna elettorale ricorda: “De Luca è già un condannato in primo grado per le irregolarità della discarica di Ostaglio”, ma il reato appare abbondantemente prescritto in vista dell’appello. Di Pietro in un’intervista a Luca Telese del giorno dopo replica dicendo che sulla questione morale Idv non ha fatto sconti: “De Luca mi ha promesso che rinuncerà alla prescrizione”. Il sindaco invece, il 6 luglio 2010, qualche mese dopo aver perso contro il Pdl Stefano Caldoro, incassa senza battere ciglio la prescrizione nella sentenza di Appello sul caso Ostaglio – e molla la guida dell’opposizione in consiglio regionale, dimettendosi per rimanere primo cittadino a Salerno. Trascorre qualche altro mese, e il 10 ottobre 2010 in un’intervista all’autore di questo articolo, Di Pietro annuncia: “Idv non sosterrà mai De Luca a Salerno, lo appoggiammo alle regionali per senso di responsabilità verso la coalizione, ma ha tradito gli impegni assunti con noi e accettando la prescrizione si è adeguato al modello berlusconiano della giustizia”. La bagarre viene ripresa dal Corriere della Sera: “La mossa – scrive Angela Frenda – rimanda al Pd la palla sulla questione morale: se a Berlusconi si rimprovera l’uso di leggi e “stratagemmi” per evitare i processi, come può il Pd accettare che al suo interno si faccia lo stesso”?


Siamo ai giorni nostri. Con De Luca che si ricandida da uomo forte del centrosinistra salernitano, fiore all’occhiello del Pd campano che per bocca del segretario regionale Enzo Amendola dice di lui: “E’ il migliore amministratore che abbiamo”. Idv ufficialmente lavora a un’alternativa da contrapporgli. Servirebbe un nome di autentica discontinuità, altrimenti che senso avrebbe l’operazione? Ma la commissaria cittadina di Idv, la 37enne avvocato Giulia Formosa, tempesta di email Di Pietro e i vertici Idv di Roma. Lamenta in sostanza due cose: l’ambiguità della dirigenza locale sulla questione De Luca (il nome davvero alternativo non si individua perché mezzo partito vorrebbe stare col sindaco) e la mancanza di risorse economiche con le quali cantare la messa di una campagna elettorale tutta in salita contro un primo cittadino popolare e amato dalla cittadinanza per i buoni risultati raggiunti in 15 anni di amministrazione. Formosa respinge le sollecitazioni a candidarsi a sindaco ma trova difetti a tutte le altre proposte. Idv si lacera. Alla fine la Formosa si dimette in contemporanea alla scelta di candidare l’avvocato Rosa Masullo, vittima di un attentato (andato a vuoto) quando era assessore di De Luca diversi anni fa, e da lui ‘scaricata’. Prima di andarsene, la Formosa prova a strappare la firma di un impegno di ‘non apparentamento’ con nessuno in caso di ballottaggio. Non la ottiene. Il coordinatore campano di Idv, il deputato Nello Formisano, ricommissaria il partito e liquida come chiacchiere senza fondamento le accuse di non aver trasferito finanziamenti adeguati alla sezione di Salerno. E durante la conferenza stampa di presentazione della Masullo, afferma a sorpresa: “In caso di ballottaggio, ci auguriamo che De Luca sostenga la Masullo (…) ma se non saremo noi a parteciparvi, siamo nel centrosinistra e appoggeremo il candidato che più si identifica nel centrosinistra”. Formisano parla così perché ha un occhio a Napoli e ha paura per la tenuta della coalizione nel suo complesso. Anche a Napoli infatti Idv e Pd si presentano divisi, tra De Magistris e il prefetto Mario Morcone.


Ma a dispetto delle rumorose polemiche tra i due, l’impegno reciproco a correre in soccorso a chi raggiungerà il ballottaggio contro il Pdl Gianni Lettieri appare solido. Con la benedizione di Di Pietro e Bersani. Correttamente, i quotidiani salernitani titolano così le parole di Formisano: “Al ballottaggio Idv sosterra’ De Luca”. Raccontano alcuni dei più stretti collaboratori di Di Pietro che l’ex pm di Tangentopoli nel leggere i ritagli stampa e i link internet di queste dichiarazioni sia andato su tutte le furie. Stranamente, però, ci ha messo due giorni per accorgersene. Per poi far partire una nota durissima a sua firma: “L’Italia dei Valori non appoggerà mai Vincenzo De Luca, avendo questi tradito il rapporto di fiducia instaurato con l’Idv e con i nostri elettori. Pertanto, coloro che intendono candidarsi nelle nostre fila sappiano con chiarezza che questa e’ l’unica posizione del partito chiaramente condivisa dai nostri dirigenti regionali”. Il caos tra i dipietristi fa sorridere De Luca. Lui è convinto di vincere al primo turno. Con o senza Idv. In barba ai ‘moralisti della questione morale’.

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domenica 21 febbraio 2010

Delitti a fin di bene

Delitti a fin di bene: "

Da Il Fatto Quotidiano del 9 febbraio 2010

Nel “processo breve” a se stesso celebrato da Enzo De Luca al congresso Idv, mancavano la pubblica accusa e un’informazione decente che conoscesse le carte. C’era solo l’imputato, che infatti si è assolto fra gli applausi, raccontando al popolo dipietrista quel che aveva già fatto credere al suo partito, il Pd. E cioè che è stato rinviato a giudizio due volte per truffa allo Stato, associazione a delinquere, concussione e falso per un’opera buona: aver consentito agli ex lavoratori dell’Ideal Standard di continuare a godere della cassintegrazione. Naturalmente è una superballa. Quei lavoratori sono disoccupati.
Che cosa è successo davvero? Non si tratta delle accuse di un pm impazzito (Gabriella Nuzzi, cacciata da Salerno dopo aver osato indagare su De Luca e sulla fogna politico-giudiziaria di Catanzaro, vedi caso De Magistris). Si tratta delle ordinanze di rinvio a giudizio firmate da due gup, due giudici terzi. Lo stabilimento altamente produttivo dell’Ideal Standard di Salerno fu chiuso, i dipendenti finirono in mobilità, i suoli industriali che valevano miliardi vennero ceduti a prezzi irrisori a un gruppo di speculatori-immobiliaristi dell’Emilia Romagna (terra cara all’allora ministro dell’Industria, Pier Luigi Bersani).  Questi scesero a Salerno, finanziati da banche emiliane e venete e da una finanziaria di San Marino, per realizzare un’operazione irrealizzabile, fittizia – il parco marino Sea Park – e così strappare indebitamente la cassintegrazione e incamerare sontuosi finanziamenti pubblici.

Uno dei beneficiari dell’operazione – come han ricostruito i giudici – fu il costruttore Vincenzo Grieco, amico di De Luca e proprietario dei terreni sulla litoranea orientale, destinata al Sea Park da un’apposita variante urbanistica illegittima che trasformò i suoli da agricoli in turistici.
I modenesi della Sea Park avrebbero versato a Grieco fondi neri per 29 miliardi di lire e promesso al comune di Salerno di versarne altri 22 di oneri concessori non dovuti, con garanzia fideiussoria. I 29 miliardi sarebbero finiti sui conti della famiglia di Grieco e da questo prelevati in contanti per distribuirli un po’ in giro. Il gruppo Sea Park fu poi costretto a sputare altri 6 miliardi extra-bilancio, con assegni bancari girati per l’incasso a un collaboratore di Grieco, che li parcheggiò su un conto Unicredit per essere poi prelevati in contanti o girati su conti della famiglia Grieco. Nonostante il salasso, la Sea Park non riuscì a ottenere la proprietà dei terreni di Grieco, che, oltre a tutti i soldi incamerati, seguita pure a lucrare sull’aumento della rendita fondiaria dei terreni, gentile omaggio della giunta De Luca. Intanto il gruppo emiliano, spolpato dai salernitani, è ridotto sul lastrico. 
Gli subentra un consorzio di società immobiliari e del ramo rifiuti capitanato da un faccendiere bresciano pregiudicato, Angelo Tiefenthaler. De Luca appoggia anche lui per un fantomatico programma di “riconversione industriale”, utilissimo per ottenere indebitamente le indennità di mobilità e cassa straordinaria per gli ex lavoratori Ideal Standard.
Al posto del parco marino, si dice, nascerà un centro turistico-commerciale e, al posto dell’Ideal Standard, un bell’inceneritore. Invece spunta una centrale termoelettrica, opera della multinazionale svizzera Egl e gemella di quella di Sparanise (raccontata dal Fatto a proposito delle liaisons fra finanza rossa emiliana e clan Cosentino).

Per queste vicende la pm Nuzzi aveva chiesto al gip l’arresto di De Luca e al Parlamento l’autorizzazione a usare certe sue intercettazioni indirette. Richieste respinte. Il gip distrusse addirittura le bobine gettandole nell’inceneritore, anziché attendere la decisione della Consulta (che di lì a poco ne decretò la piena utilizzabilità); subito dopo il fratello del gip, Luca Sgroia, diventò segretario dei Ds di Eboli e aprì la campagna elettorale per De Luca sindaco di Salerno. E ora chi ha stomaco forte lo elegga pure governatore della Campania.   
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Commento del giorno
di Conte Mascettì - utente certificato - lasciato il 9/2/2010 alle 10:7 nel post La magistratura sotto ricatto
In Italia i tempi di reazione sono più o meno di 15-20 anni. Sappiamo ora i motivi che hanno portato agli eventi che all'epoca risultarono misteriosi. Anche le porcate hanno una data di scadenza.
Facendo un po' di calcoli di alta matematica, vediamo un po', 2010-15 quanto fa?

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domenica 7 febbraio 2010

E pensarci prima?

E pensarci prima?: "Inutile nascondersi dietro un dito. L’ovazione che ha salutato una vecchia volpe come Enzo De Luca al congresso dell’Idv rappresenta una sconfitta per Antonio Di Pietro e soprattutto per il suo tentativo di portare un minimo di pulizia nella politica italiana. L’impegno strappato a De Luca di dimettersi, se fosse eletto governatore della Campania e poi condannato (in primo grado, sottintende Di Pietro; in Cassazione, cioè fra vent’anni, sottintende De Luca), non è che una foglia di fico. Soltanto le forme, in questa brutta storia, sono state rispettate: Di Pietro ha rimesso al congresso la decisione se appoggiare o meno il candidato impresentabile del Pd e il congresso ha deciso, addirittura per acclamazione, di sì. L’ex pm del resto era stretto nell’angolo dalle circostanze, che non gli lasciavano alternative: o rinunciare a presentare la lista in Campania, o associarsi al Pd cioè a De Luca. Candidati spendibili non ne ha trovati, anche perché ha cominciato a cercarli troppo tardi, quando ha scoperto che la minestra che passava il convento era ancor più indigesta di quanto mente umana potesse immaginare: un candidato due volte rinviato a giudizio per reati gravissimi (concussione, associazione per delinquere, falso e truffa) al posto di un altro, Bassolino, che di rinvii a giudizio ne ha solo uno.

 A quel punto non restava che una candidatura di bandiera, quella di De Magistris, che però ha mancato di coraggio, temendo gli attacchi per una “fuga da Bruxelles” pochi mesi dopo l’elezione, e si è reso indisponibile. Ciò che tutti fanno da sempre, fatto da lui, non sarebbe stato perdonato. E altri candidati seri era difficile trovarne all’ultimo momento, anche perché chi corre alla carica di governatore, se perde, non diventa nemmeno consigliere regionale. Fin qui le questioni formali. Quella sostanziale è che ora Di Pietro è costretto a sostenere un signore che, per le regole da lui stesso imposte anzitutto a se stesso, è incandidabile: nel 1996 l’ex pm, sul quale pendevano soltanto alcune richieste di rinvio a giudizio della Procura di Brescia (poi regolarmente respinte da vari gip), restò in disparte e rinunciò a presentare una sua lista nel momento di massima popolarità. Come e perché si è arrivati a questo punto? Anzitutto a causa della spregiudicatezza del Pd che, violando il proprio statuto, ha fatto in modo di evitare le primarie per scegliere l’aspirante governatore e, violando il proprio codice etico, ha mandato avanti un pluri-imputato. Ma anche a causa dell’improvvisazione un po’ rinunciataria con cui Di Pietro ha affrontato le regionali, dichiarando preventivamente che avrebbe appoggiato qualunque candidato targato Pd, purchè glielo comunicassero entro la data delle elezioni. Forse non prevedeva che Bersani & C. avrebbero osato tanto.

Errore: da questi signori bisogna sempre attendersi il peggio. Dunque occorreva predisporre per tempo un piano B, interpellando la società civile campana, se ancora ne esiste una, per far emergere una soluzione alternativa. Ma pensando in grande, anche al punto di proporre un candidato indipendente alle altre forze del centrosinistra. Di Pietro non l’ha fatto e si è consegnato al consueto ricatto: o inghiotti il rospo De Luca, o consegni la Campania al Pdl dei Cosentino e dei Cesaro, ben nascosti dietro il faccino al Plasmon del craxiano Caldoro. Naturalmente l’eventuale sconfitta non sarebbe dipesa dal venir meno dell’Idv, ma dalle scelte sciagurate del Pd che in tre anni di scandali non ha costretto alle dimissioni né Bassolino né l’altrettanto impresentabile signora Mastella (che, non dimentichiamolo, è presidente del Consiglio regionale in quota centrosinistra) e ora si presenta pure con la faccia di De Luca. Ma la solita disinformatija di regime avrebbe impiegato poco ad addossare al “traditore” Tonino le colpe altrui. Bisognava pensarci prima, appunto. Ora è tardi per le lacrime di coccodrillo. Ma oggi gli italiani che sognano una politica pulita sono un po’ meno di ieri.





da Il Fatto Quotidiano del 7 febbraio 2010"

L'Idv "assolve" De Luca con standing ovation

L'Idv "assolve" De Luca con standing ovation: "

I delegati danno il via alla candidatura, contrario De Magistris



La Madonna pellegrina è andata a giudizio. Il processo (breve, dice De Magistris) a Vincenzo De Luca, candidato Pd alla regione Campania, finisce in un’assoluzione con formula piena. Per lui, è standing ovation. Antonio Di Pietro ieri mattina lo ha chiamato al telefono: "Stiamo decidendo che fare con te. Vuoi venire a convincerci?". "Alle tre e mezza sto lì", ha risposto l’imputato.



Arriva puntuale, quando Di Pietro ha già spiegato alla platea come accoglierlo. "Abbiamo tre opzioni: non votarlo, votarlo senza condizioni o mettere dei paletti. L’alternativa è consegnare la regione ai casalesi". La strada, insomma, era spianata. Solo i "dissidenti", continuavano a sperare che ci fosse un’altra soluzione. "Avremmo voluto un candidato autonomo, come in Calabria, e non farci mettere spalle al muro dal Pd", spiega Carlo Diana dall’Emilia.



Per il resto “la linea dei paletti” all’ora di pranzo aveva già sfondato: "Se si dimette anche in caso di condanna in primo grado, va bene", dice il siciliano Salvo Di Blasi. "Vogliamo dare un peso o no alla presunzione di innocenza?" si domanda Denis Rosa, avvocato veneziano. "Se poi sarà condannato, fuori immediatamente, a calci", aggiunge Alessandra Maiorano, 23enne padovana. "È un atto di fiducia, non solo a De Luca, ma anche a Di Pietro", chiosa Antonino Pipitone, che a Padova fa l’assessore. Già, altro che rimettersi all’assemblea, con il discorso dei paletti, Di Pietro si è assunto una responsabilità non da poco.



E forse nemmeno lui si aspettava le standing ovation. Ma De Luca evidentemente ha scelto le parole giuste. “Sono pronto a sottoscrivere un codice etico. Io sono un altro Sud, quello che combatte e non ha paura della legalità. La mia accusa per truffa e concussione è dovuta al fatto che ho chiesto la cassa integrazione per 200 operai licenziati, ma sono orgoglioso. C’è chi tra le frequentazioni ha gli operai; altri invece che le hanno con i casalesi, i camorristi e gli estorsori".



Mentre applaudono lui, i delegati applaudono il loro presidente. "La magistratura indaghi a 360°". "Che nessuno si difenda dai processi ma nei processi". "Chi è condannato metta la firma sotto le dimissioni". La vulgata è quella del Tonino nazionale: "Basta con i primari che non sanno distinguere un bisturi da un cavatappi". "Basta con i bastimenti al Columbus Day a spese della regione".



Quando finisce, Di Pietro allarga le braccia. C’è altro da aggiungere? No. L’Idv è con De Luca. Lui ha il volto provato: "Oddio, e che è! – dice uscendo dalla sala – Gli esami non finiscono mai, mi hanno catapultato qui come la Madonna pellegrina". Luigi De Magistris invece è furibondo. In sala ad ascoltare l’imputato nemmeno c’è andato. "Che è, il processo breve? L’applausometro? No, non mi interessa. Di Pietro è il leader, ma io sono campano e conosco i problemi, che non sono le favolette che ha raccontato De Luca. E poi magari sarà condannato tra dieci anni, quando avrà già finito di governare".



Fausto Morrone, candidato alle regionali per l’Idv, è uno dei maggiori oppositori di De Luca a Salerno: "Io non ho applaudito. I suoi capi d’imputazione non sono quelle sciocchezze che vuole far credere: ha favorito imprenditori, ha incentivato la speculazione, non è stato abbastanza vigile sulle infiltrazioni camorristiche. Capisco Di Pietro: pur soffrendo di gastrite, se De Luca in Campania serve a non dare l’immagine di un centrosinistra frammentato, va bene così. Ma ad applaudirlo no, io non ce l’ho fatta".



da il Fatto Quotidiano del 7 febbraio

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sabato 30 gennaio 2010

Campania, Pd: "Il candidato è De Luca" Ma l'Idv non ci sta: "E' impresentabile"

Campania, Pd: "Il candidato è De Luca" Ma l'Idv non ci sta: "E' impresentabile": "

Il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni regionali in Campania sarà Vincenzo De Luca, attuale sindaco di Salerno. Lo hanno comunicato i vertici del Pd: "Le primarie non saranno svolte". Ma la candidatura spacca la coalizione, De Magistris: "Non lo appoggiamo, è improponibile: su di lui in corso processi delicatissimi