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domenica 8 maggio 2011

Bossi scippa piazza Maggiore: “Vinceremo” Tremonti: “Merola? Non siamo a Napoli”

Bossi scippa piazza Maggiore: “Vinceremo” Tremonti: “Merola? Non siamo a Napoli”: "

Accolto sulle note di Guccini, salutato dall’inno di Mameli, fatto commuovere da un Va pensiero assordante, arrivato in tutto il centro storico. E’ la serata di Umberto Bossi, arrivato a Bologna per lanciare Manes Bernardini, il candidato a sindaco leghista.


Contestato da trecento persone dei centri sociali e dei collettivi, osannato dai duemila e più che hanno affollato la piazza Maggiore fino dalle sette di sera, il ministro per le Riforme è arrivato e si è seduto accanto ai suoi nella piazza che fu il tempio esclusivo della sinistra. A seguire lo ha raggiunto, comparso da una strada secondaria, Giulio Tremonti, il più leghista del Pdl. Canti, abbracci, fischi. “Ma sono i pagliacci di Bersani”, dice il senatur dal palco, come se fosse in una Pontida qualsiasi invece che al centro di quello che era l’ultimo avamposto della sinistra, piazza Maggiore, appunto, Bologna.


“Ridiamo Bologna ai bolognesi” è il leit motiv della serata leghista. La piazza è circondata dalla polizia per l’occasione, soprattutto per il timore di proteste e contestazioni.


Bossi prima di trasformarsi in tribuno parla coi giornalisti. “Vinceremo al primo turno, il segreto è crederci ed essere costanti”. A chi gli domanda se il suo passaggio in città porterà 80 mila voti in più, come aveva detto due giorni fa Roberto Maroni, il senatur risponde schietto: “Io non ho purtroppo quelle capacità. Mi ricordo però l’ultima volta che venni qui, i centri sociali mi tirarono bottiglie di vetro piene d’acqua. Questo lo so bene, speriamo non accada questa volta”. Ne è passato di tempo dal 1994, diciassette anni, ma le contestazioni restano: “Tutta invidia, è cambiato il Paese grazie alla Lega”. “Il mondo cambia – continua – il problema è non cambiare di colpo, ma piano piano si può fare, come con il federalismo”.


Torna sul suo candidato, Manes Bernardini. “Dai dati che abbiamo Bernardini riuscirà a vincere, la sensazione è quella. Manes è un bravo ragazzo, quello che conta di più è avere a che fare con brave persone, con le quali la gente si può identificare. Lui può mantenere quello che dice è questa la forza della Lega Nord. La Lega è al governo e questo può essere utile per avere dei mezzi per portare avanti un progetto”. Impossibile espugnare la Rossa Bologna? “Non c’è niente che dura per sempre, a un certo punto bisogna cambiare”. E il ministro è convinto che sia questo il momento giusto, per “far tornare la politica del fare a Bologna”.


Se si guarda alla politica nazionale, invece, Bossi ha parole di stima per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un gentiluomo dice il senatur, che proprio oggi ha detto “no alla violenza e alla rottura della legalità in qualsiasi forma”. E il leader del Carroccio appoggia le parole di Napolitano: “Se non difendi la legalità ti impantani. Non riesci più a capire dove vai. La legalità è fondamentale”. E poi, “dobbiamo anche ringraziare lui, il vecchio (riferito a Napolitano ancora ndr) se il Federalismo l’abbiamo conquistato”. Sulle parole di fuoco lanciate ieri dal premier Berlusconi nei confronti dei magistrati, afferma: “Se i magistrati sono un cancro da estirpare bisogna chiederlo a lui (Berlusconi, ndr). Io non penso quella roba lì. Penso che ogni tanto c’è qualcuno che rompe le scatole, ma non sono tutti uguali”.


È l’ora di salire sul palco. Le bandiere della Lega si alzano tra i tremila presenti, mosse anche da un vento che si abbatte improvvisamente sulla piazza. Tutti sul palco quindi: Umberto Bossi, Giulio Tremonti, Rosi Mauro, Anna Maria Bernini, Giuliano Cazzola, Angelo Alessandri e Filippo Berselli che, da buon ex missino, intona Fratelli d’Italia a squarcia gola, mentre gli altri tacciono. Sul palco anche il governato del Veneto in trasferta, Luca Zaia.


Tocca a Tremonti, e il ministro ci va giù pesante: “Merola è un cognome del sud, e se continua così, a Bologna, il prossimo sindaco si chiamerà Alì. E i Baba’ se li porter à via Merola. Quando ho sentito parlare di primarie e mi hanno detto che aveva vinto un certo Merola pensavo di essere a Napoli, non a Bologna”.


“Manes sindaco di Bologna. Dopo 14 anni Bossi a Bologna, perchè la città deve tornare ai bolognesi”, debutta Rosi Mauro. Parte l’inno, sì, ma quello nazionale, fra i mugugni dei leghisti presenti: “Per come è messa l’Italia oggi mi vergogno di questo inno e di questo Paese”. Nessuno lo canta. Ma terminato l’Inno di Mameli il Va pensiero, per la gioia dei leghisti, suona in Piazza Maggiore. Mano sul cuore questa volta e fiato alle trombe per il senatur.


Appena la musica finisce prende parola, dopo 17 anni davanti ai bolognesi, Umberto Bossi. Non fa in tempo a parlare che già in sottofondo si sentono i fischi dei 300 contestatori tenuti a distanza dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa. Non oltrepasseranno le transenne, la serata finisce con una leggera carica per disperderli. Bossi la sua personalissima sfida con Bologna la rossa l’ha vinta, più difficile sarà il compito di Bernardini.

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sabato 7 maggio 2011

Ci mancavano solo il trota e le aspiranti Miss Padania. Ora Bologna le ha viste tutte

Ci mancavano solo il trota e le aspiranti Miss Padania. Ora Bologna le ha viste tutte: "

Renzo Bossi è tornato a Bologna. In una settimana speciale per la Lega Nord, dopo l’arrivo del ministro Roberto Maroni e l’attesa per il ministro Tremonti e il leader del Carroccio Umberto Bossi, il Trota ha passato una serata di divertimento e allegria in una discoteca della città, dove si sono tenute le selezioni di Miss Padania.


Al Giostrà di via Mattei, infatti, erano tanti i leghisti presenti, sia per “ammirare le quattordici ragazze in gara”, ma soprattutto per sostenere il candidato a sindaco del centrodestra, il leghista Manes Bernardini.


A dire il vero all’interno del locale il colore leghista, il verde, e i simboli del partito, che solitamente campeggiano sui muri o nei taschini delle giacche, non erano tanti. Qualche camicia, poche cravatte, meno di dieci bandiere appese e un inno, il “Va, pensiero”, che non prende proprio tutti. Solo la metà delle persone a cena si alza ad omaggiare il coro di Giuseppe Verdi, i restanti invece continuano a mangiare o chiacchierare amabilmente.


Le quattordici ragazze, per lo più studentesse dai 17 ai 24 anni, sfilano sul palco, che si trova al centro di una specie di arena. Prima con un vestito interamente verde, in seguito con un abito elegante. Poi “casual”, e per finire in bikini. Insomma, quattro giri di passerella che permettono ai presidenti di giuria, tra cui Renzo Bossi, Angelo Alessandri, Rosi Mauro, Lucia Borgonzoni, Stefano Ruozzi e Alessandro Marzocchi, di poter scegliere Miss Padania Provincia di Bologna, che poi correrà per la finale nazionale.


Sono quattro le ragazze prime classificate a pari merito. Ma prima di scoprire la vincitrice è il turno di Renzo Bossi: “siamo qui perché supportiamo il nostro partigiano Manes. Vogliamo una nuova Bologna. La ricordo come la città della cultura e dell’Università e il nostro è un progetto di rinascita”. Poi cambiando argomento invoca “il rilancio per la cinematografia del Nord. Chi vuole fare televisione e cinema non deve per forza andare a Roma, ma può trovare lavoro anche a Bologna”. E infine il federalismo fiscale: “Soldi da gestire nel modo migliore, per la nostra gente e la nostra città”.


Dopo gli applausi al Trota prende il microfono la vicepresidente del Senato Rosy Mauro, che vuole “restituire Bologna ai bolognesi. Manes è giovane, bello e bravo, la persona giusta per questo compito”.


La parola poi passa al protagonista di queste giornate in salsa leghista, Manes Bernardini: “tra sette giorni giochiamo una partita fondamentale a Bologna. Per il futuro dei giovani, per una città più competitiva. Da una parte c’è Merola – attacca Bernardini – che ha amministrato per vent’anni. Dall’altro c’è un progetto innovativo. Da questo voto dipende il nostro futuro!”.


Finalmente la giuria riesce a scegliere la vincitrice del concorso Miss Padania, pescando fra le quattro prime classificate a pari merito la bionda Veronica Burgoni, sommersa dai flash dei fotografi in compagnia del Trota e di Bernardini.


Dopo Roberto Maroni e Renzo Bossi, il prossimo appuntamento sarà quello di domani sera, quando in piazza Maggiore alle 20.30 saliranno sul palco il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il leader del Carroccio Umberto Bossi.

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lunedì 11 aprile 2011

Fusione fredda, Uppsala chiama Bologna

Fusione fredda, Uppsala chiama Bologna: "La 'fusione fredda alla bolognese' fa proseliti tra gli accademici svedesi, che parlano di un fenomeno complesso da approfondire. Un'apertura che promette bene, ma la strada per la comprensione dell'E-cat e' ancora lunga"

lunedì 17 gennaio 2011

Bufala o non bufala?

Fusione fredda a Bologna

Ci sono le guardie giurate a controllare l'accesso, devi firmare una dichiarazione in cui accetti i rischi nell'assistere all'esperimento che potrebbe rivoluzionare il settore della produzione di energia. Per la prima volta in Italia, davanti ad esperti, in un capannone avvolto dalla nebbia nella zona industriale di Bologna, è stato realizzato un processo di fusione nucleare fredda, utilizzando nichel ed idrogeno, capace di produrre una energia incredibilmente superiore a quella utilizzata per creare la reazione. E' la strada per ottenere energia pulita. "La novità assoluta sta nel fatto che tutto ciò viene prodotto da una macchina che funziona come una stufetta elettrica di casa", spiega l'inventore, Andrea Rossi, ingegnere. Con lui Sergio Focardi, professore emerito dell'Alma Mater, fisico di calibro, in passato preside della facoltà di Scienze.

Di possibili fonti di energia con reazioni di fusione nucleare a bassa temperatura se ne parla da tempo nel mondo. L'annuncio nel 1989 degli scienziati Fleshmann e Pons suscitò speranze e illusioni. Focardi è stato pioniere in Italia di questo tipo di studi. Quello di ieri è stato il primo esperimento condotto a Bologna con osservatori esterni: giornalisti e
fisici, in gran parte dell'Ateneo come Paolo Capiluppi, direttore del dipartimento di Fisica, Gianfranco Campari, Ennio Bonetti. L'esperimento, "industriale più che scientifico", dicono i docenti universitari, è condotto in una stanzina di un capannone in via dell'Elettricista, dove è stato installato un catalizzatore di energia che occupa lo spazio di un tavolo. Dura alcune ore.

Rossi spiega il funzionamento della macchina, il ricercatore Giuseppe Levi illustra una stima dell'energia prodotta sulla base della misura di quanta acqua viene vaporizzata al secondo. E al termine Rossi conclude: "Si sono consumati 600 kilowattora e se ne sono prodotti 12mila". Il prototipo, già coperto da brevetto di proprietà di Maddalena Pascucci, moglie di Rossi, è ora pronto per la produzione industriale e la commercializzazione. "Sarà il prossimo passo", dice Rossi. I fisici obiettano: "Dovremmo poter riprodurre l'esperimento in un nostro laboratorio, ma c'è il segreto industriale sul processo". "Ci vuole cautela, il metodo scientifico esigerebbe verifiche, ad oggi non sappiamo cosa avviene dentro la macchina", dicono Capiluppi e Bonetti.

"Siamo un'azienda, se mi chiedono di aprire la scatola dovrei pagare i danni agli investitori", replica Andrea Rossi. "I costi? Posso dire che l'apparecchiatura costa duemila euro per Kilowatt di potenza e funziona con un grammo di nichel". Lo stesso ingegnere ammette: "Dietro questo processo non c'è una base teorica: per quale motivo avvengono questi risultati lo abbiamo solo ipotizzato". Il professor Focardi spiega perché un esperimento simile avvenga fuori dai laboratori accademici: "I miei colleghi non ci credono, sono scettici. Non so come un protone di idrogeno possa entrare nel nucleo di nichel, ma avviene. Ed è la strada dell'energia per l'umanità". Comunque sia, sembra un grosso passo avanti. Per dire addio al petrolio? "Non sono in grado di rispondere", allarga le braccia l'ingegner Rossi.