La porta è una lastra di metallo sudicio che promette di aprirsi sul peggior bagno di Berlino. Sopra alla colla secca di centinaia di adesivi staccati ci sono centinaia di adesivi attaccati che parlano di qualunque cosa in qualunque lingua, anche in italiano, idioma letterario finché rimane all’interno dei confini nazionali. Fuori dall’italofonia diventa spesso il dialetto sgarbato di chi tende a esportare solo il peggio di sé. Il bagno del Café Zapata non mantiene le promesse.
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domenica 15 agosto 2010
Il centro sociale di Berlino [La giornata]
Il centro sociale di Berlino [La giornata]: "
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mercoledì 24 febbraio 2010
Come sarebbe bello importare il modello americano degli appalti [La giornata]
Come sarebbe bello importare il modello americano degli appalti [La giornata]: "
“Riforma americana” delle istituzioni, del federalismo e perfino della legge elettorale. Poi ancora: “Modello americano” di partito e di class action. In Italia, tirare per la giacchetta gli Stati Uniti è un esercizio comune, ma finora nessuno ha pensato di fare (troppo) l’americano quando si è trattato di appalti. Eppure Washington, spiegano gli analisti, è la capitale della trasparenza.
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lunedì 25 gennaio 2010
I primi 14 anni del Foglio in edicola [La giornata]
Magari a qualcuno di voi interessa ...
I primi 14 anni del Foglio in edicola [La giornata]: "
I primi 14 anni del Foglio in edicola [La giornata]: "
Da giovedì in edicola puoi trovare i primi 14 anni del Foglio. Tutti i numeri dal 1996 al 2009 sono contenuti in un dvd interattivo con 4400 file Pdf, più di 26mila pagine, indice completo e ricerca degli articoli pubblicati.
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venerdì 22 gennaio 2010
Il travaglismo spiegato dai travaglisti (sul Fatto)/2 - [ Il Foglio.it › Cerazade ]
Il travaglismo spiegato dai travaglisti (sul Fatto)/2 - [ Il Foglio.it › Cerazade ]
Oggi sul Fatto quotidiano (di cui abbiamo già parlato qui) c’è una piccola lettera un po’ nascosta a pagina cinque firmata dal direttore dell’Ufficio stampa e comunicazione della Presidenza della Repubblica (Pasquale Cascella). In sostanza, Cascella rimprovera al Fatto quotidiano di aver riportato sul giornale la ricostruzione di un’inchiesta giudiziaria che sfiorò negli anni Novanta l’allora presidente della Camera Giorgio Napolitano e da cui l’attuale Presidente della Repubblica venne totalmente scagionato, “per difetto di qualsiasi utile elemento per il sostegno dell’accusa”. Il Fatto, in pieno spirito travaglista (traviglismo che consiste anche nel buttare merda addosso a un ex indagato anche se l’ex indagato è stato assolto), si difende dicendo di aver scritto a metà dell’articolo quanto segue: “Alla fine, l’inchiesta finirà con un’archiviazione per tutti”. Frase che, spazi compresi, occupa in un articolo lo spazio di 63 battute. Contro le 6.879 dell’intero articolo. Mica male no?
Ora, vi inviterei a una riflessione. Secondo voi se c’è una tale inchiesta che viene fatta su una tale persona e questa inchiesta racconta su questa tale persona una certa quantità di cose e questa inchiesta poi viene archiviata e la persona che finisce sotto inchiesta viene totalmente prosciolta, ecco, se mettiamo un presidente della camera viene coinvolto in un’inchiesta che poi lo scagionerà del tutto, è giusto oppure no riportare sui giornali gli elementi di quell’inchiesta? Per farla breve: se io vengo accusato di un reato che non ho commesso e se gli investigatori rastrellano qua e là su di me un certo numero di elementi indiziari (tipo un testimone o un pentito che dicono su di me qualsiasi cosa) e alla fine dell’indagine io vengo assolto da tutto, gli elementi raccolti su di me – che ogni probabilità, se sono un politico, finirebbero sul Fatto Quotidiano – sono fatti, cose vere, o sono cose non dimostrate, se non stronzate? Per me, la seconda che ho detto. Per il Fatto, invece, la prima che ho detto.
Oggi sul Fatto quotidiano (di cui abbiamo già parlato qui) c’è una piccola lettera un po’ nascosta a pagina cinque firmata dal direttore dell’Ufficio stampa e comunicazione della Presidenza della Repubblica (Pasquale Cascella). In sostanza, Cascella rimprovera al Fatto quotidiano di aver riportato sul giornale la ricostruzione di un’inchiesta giudiziaria che sfiorò negli anni Novanta l’allora presidente della Camera Giorgio Napolitano e da cui l’attuale Presidente della Repubblica venne totalmente scagionato, “per difetto di qualsiasi utile elemento per il sostegno dell’accusa”. Il Fatto, in pieno spirito travaglista (traviglismo che consiste anche nel buttare merda addosso a un ex indagato anche se l’ex indagato è stato assolto), si difende dicendo di aver scritto a metà dell’articolo quanto segue: “Alla fine, l’inchiesta finirà con un’archiviazione per tutti”. Frase che, spazi compresi, occupa in un articolo lo spazio di 63 battute. Contro le 6.879 dell’intero articolo. Mica male no?
Ora, vi inviterei a una riflessione. Secondo voi se c’è una tale inchiesta che viene fatta su una tale persona e questa inchiesta racconta su questa tale persona una certa quantità di cose e questa inchiesta poi viene archiviata e la persona che finisce sotto inchiesta viene totalmente prosciolta, ecco, se mettiamo un presidente della camera viene coinvolto in un’inchiesta che poi lo scagionerà del tutto, è giusto oppure no riportare sui giornali gli elementi di quell’inchiesta? Per farla breve: se io vengo accusato di un reato che non ho commesso e se gli investigatori rastrellano qua e là su di me un certo numero di elementi indiziari (tipo un testimone o un pentito che dicono su di me qualsiasi cosa) e alla fine dell’indagine io vengo assolto da tutto, gli elementi raccolti su di me – che ogni probabilità, se sono un politico, finirebbero sul Fatto Quotidiano – sono fatti, cose vere, o sono cose non dimostrate, se non stronzate? Per me, la seconda che ho detto. Per il Fatto, invece, la prima che ho detto.
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