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martedì 29 giugno 2010

Tagli a Malpensa, Formigoni solo parole e niente promesse ai 3.00 cassaintegrati

Tagli a Malpensa, Formigoni solo parole e niente promesse ai 3.00 cassaintegrati: "

Malpensa muore e il governatore della Lombardia dirige la cerimonia funebre con una seduta straordinaria del consiglio regionale. Obiettivo ufficiale: discutere gli interventi per rilanciare lo scalo. “L’ennesima campagna mediatica”, ribattono e rilanciano quelli dell’Italia dei valori. E del resto le cifre dei tagli sono lì a dimostrare che il rinnovamento, senza interventi strutturali, si annuncia come un’impresa impossibile. Numeri e percentuali sono impressionanti. Con in 17 milioni di passeggeri del 2009 rispetto ai 23,8 del 2007. E ancora: i voli di Alitalia che sono sono passati da 1.237 a 187 voli. Mentre tra indotto e areoporto sono ben 3.000 i lavoratori in cassa integrazione.

A diciotto mesi dal ridimensionamento il sogno sembra definitivamente finito.  E la seduta di oggi, attacca il consigliere regionale Stefano Zamponi  “è stsata l’ennesima passerella mediatica . Per rilanciare Malpensa servono interventi strutturali che il Governo Berlusconi non ha nessuna intenzione di adottare”. In quattro ore di dibattito non è stata concessa la parola a nessun lavoratore colpito dai tagli. Piloti, assistenti di volo, addetti all’assitenza di terra che, da gennaio 2009, sono stati lasciati a casa per 7 anni. Solo uno su cinque andrà direttamente in pensione, per gli altri nessuna certezza per il futuro e stipendio ridotto di un quinto. Colpiti, denuncia il comitato di cassaintegrati del Gruppo Alitalia SevenAz, soprattutto i lavoratori con più anni di servizio e una qualifica più elevata. Critica anche la categoria dei trasporti della Cgil che opera a Malpensa: ”Questo aeroporto è nato come hub – dice Saverio Innocenzio della Filt – ma non si riescono a garantire nemmeno i collegamenti ferroviari. Il Governo, come la Regione, non ha nessuna idea di sistema di trasporto aereo e ragiona in una logica di propaganda politica”. Per lavoratori e sindacati il sapore della beffa l’intervento tardivo della Regione.

Oggi le cose stanno così. Nel 2008 invece le promesse si spercavano. A parlare, in prima fila e come al solito,  il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni nel 2008, dopo l’incontro con l’amministratore delegato di Cai-Alitalia Rocco Sabelli, aveva affermato: “L’aeroporto di Malpensa è il punto privilegiato del piano industriale della compagnia aerea”. E ancora: “Cai ha assicurato la sua scelta di collocare il punto di riferimento più forte su Malpensa”.

Un anno prima lo stesso centrodestra lombardo e nazionale aveva fatto le barricate per evitare la cessione della compagnia di bandiera ad Air France, sostenuta dal Governo Prodi. Cambiata la maggioranza politica, via libera alla cordata di imprenditori salva-Alitalia di Cai, Compagnia Aerea Italiana. In regalo il ridimensionamento dei dipendenti in tutto il Paese: seimila costretti alla cassa integrazione, tremila precari lasciati a casa, 3 miliardi di euro di debiti a carico dello Stato. E la parte sana della compagnia (con il controllo della ricca tratta Milano-Roma) in mano alla cordata guidata da Roberto Colaninno e Rocco Sabelli.

Vittima sacrificale del passaggio di proprietà lo scalo lombardo. Troppi due hub in concorrenza tra di loro per i voli intercontinentali, Alitalia così sceglie come base Fiumicino. E nonostante gli annunci di Formigoni e di Umberto Bossi (“Non si tocca” tuonava il leader del Carroccio), l’aeroporto del Nord vive solo grazie ai low cost e il settore cargo. Ora per la Sea (società che gestisce gli scali milanesi) è arrivato il momento del rilancio. L’obiettivo è la costruzione della terza pista dello scalo varesino, nonostante i volumi di traffico siano in costante discesa: dai 19 milioni del 2008 a 17,5 dello scorso anno. Anche la compagnia di bandiera non è ripartita dopo le promesse di rilancio. E nonostante 400 milioni di euro di prestito del Governo, 100 milioni dalle banche Intesa Sanpaolo e Unicredit, ha chiuso il bilancio 2009 con perdite nette per 326 milioni di euro. Ma Sabelli è ottimista: “Alitalia non abbandona Malpensa. I prezzi e i costi dei voli saranno come quelli delle compagnie low cost, ma i prodotti saranno quelli dei carrier tradizionali”. Da una rapida ricerca la compagnia low cost Easyjet offre il volo Malpensa-Roma di domani a 66,99 euro. Alitalia per la stessa tratta quasi il doppio: 119,17.

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domenica 27 giugno 2010

Fiumicino, 10 miliardi con danno ambientale

Fiumicino, 10 miliardi con danno ambientale: "

Tre nuove piste per il Leonardo da Vinci, un’opera più costosa del Ponte di Messina, al centro la famiglia Benetton. Ma nessuno ne parla



TERRA. ARIA. ACQUA. Manca il fuoco, per completare i quattro elementi. Ma ci sono i soldi. Tanti, tantissimi, forse come non se ne sono mai visti prima. Anche oltre i 6,3 miliardi stanziati per il "Ponte di Messina". No, quelli non bastano per raddoppiare l’Aeroporto di Fiumicino. Ce ne vorranno almeno 10. Eppure nessuno ne parla. Silenzio. Dagli imprenditori coinvolti, agli organi di Stato, fino a gran parte della politica. Zitti tutti. Gli unici pronti ad alzare la voce sono uno sparuto gruppo di cittadini di Maccarese e Fregene, frazioni di Fiumicino, alle porte di Roma. Sono loro a gridare "aiuto, vogliono cementificare le nostre vite". Quindi ecco la terra: per realizzare l’opera sono necessari 1.300 ettari; aria: la motivazione data da Aeroporti di Roma è che il traffico aereo sulla Capitale raggiungerà, da qui al 2044, i 100 milioni di passeggeri, rispetto agli attuali 36. Acqua: la zona prescelta è a un chilometro, in linea d’aria, dal litorale, zona bonificata negli anni ’20 da contadini veneti e ora dedita ad agricoltura.



LA "MACCARESE SPA" E GLI IMPRENDITORI DI TREVISO. Agricoltura specializzata. In mano, per oltre il 98 per cento,alla "Maccarese spa", società nata negli anni ’30, di proprietà prima della "Banca Commerciale" e poi del gruppo "Iri", ma nel 1998 acquistata dalla famiglia Benetton per circa 93 miliardi "con l’impegno di mantenere la destinazione agricola e l’unitarietà del fondo", come recita l’accordo. Già, a meno di un esproprio. "Se l’Enac (il braccio operativo del ministero dei Trasporti, ndr) dovesse decidere che quella zona è necessaria per realizzare un’opera fondamentale per la collettività, allora verrebbero avviate le pratiche per ottenere le terre", spiega una fonte di AdR. Tecnicismi, che nascondono ben altro. Proviamo l’equazione: la “Maccarese spa” è di Benetton. Gemina possiede il 95 per cento di Adr. Gemina è di Benetton. Cai, quindi la nuova Alitalia, sta concentrando sulla Capitale quasi tutto il suo traffico aereo nazionale e internazionale. I Benetton, dopo Air France, il gruppo Riva e Banca Intesa, sono i quarti azionisti di Cai con l’8 e 85 per cento. Insomma gli "united colors" rivenderebbero allo Stato, quello che dallo Stato hanno acquistato, per poi ottenere i finanziamenti utili a realizzare un qualcosa da loro gestito e sul quale lavoreranno direttamente quanto indirettamente. "Questione di lobby, di business sulla testa delle persone – spiega Enzo Foschi, consigliere regionale del Lazio per il Pd – perché vede, non c’è alcuna necessità di raddoppiare, nessuna. Basterebbe organizzare meglio l’aeroporto e nell’attuale regime. Anche così il 'Leonardo da Vinci' sarebbe in grado di sopportare il raddoppio di passeggeri". Invece “si uccideranno le prospettive di un territorio – continua Foschi – vocato all’agricoltura, al turismo e all’archeologia, per le necessità di pochi, di pochissimi. È una vergogna".



Una vergogna "silenziosa". Come detto, il Fatto ha più volte contattato gran parte della politica laziale per avere delle risposte. Dai big, come il neopresidente Renata Polverini, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, fino a consiglieri e assessori. Niente da fare. O al massimo un "sì, leggiamo e vedremo se intervenire. Grazie". "Sono mesi che poniamo interrogativi, sempre inevasi – spiega Marco Mattuzzo del ‘Comitato fuoripista’ –. Siamo choccati da tanto silenzio, ci sentiamo soli e inermi. Abbiamo interpellato tutti, compreso l’Enac per capire. Risultato? Non volevano darci neanche le informazioni di cui abbiamo diritto". Almeno per capire dove e quando.



Tutto nasce nell’ottobre del 2009. Conferenza stampa convocata da AdR. Toni pacati, sorrisi grandi. Pacche sulle spalle e l’atteggiamento di chi dice: siamo alla svolta, chi non lo capisce è fuori dal mercato. È fuori tempo. L’occasione è presentare a governo ed Enac il piano di sviluppo. Il presidente di AdR, Fabrizio Palenzona, spiega: "Sono previsti investimenti per 3,6 miliardi di euro fino al 2020, nell’ottica di un progetto che punta a una capacità di 55 milioni di passeggeri nel 2020 e di 100 milioni nel 2040". Attenzione alle cifre: i 3,6miliardi sono solo per arrivare ai 55 milioni; per toccare quota 100 c’è chi osa sparare quel numero iperbolico: 10 miliardi("Basta moltiplicare il costo per il numero di passeggeri" ci spiega la nostra fonte in Adr). E per questo è necessario "un grande patto tra investitori e istituzioni – continua Palenzona – attraverso un quadro certo di regole e tariffe per consentire un così ingente piano di investimenti privati: un piano che ha il sostegno di imprenditori che rischiano, mettono soldi nel mercato, ma hanno bisogno di certezze".



"Tariffe", la parola magica. Come conferma Gilberto Benetton: "Il tutto è vincolato nella prima fase all’ottenimento di un aggiornamento delle tariffe, nella seconda fase a una nuova convenzione che preveda anche un ritorno sugli investimenti futuri". Dichiarazione rilasciata sempre a ottobre, poco prima di un incontro ufficiale a Villa Madama, Roma. Presente anche il responsabile divisione corporate e investment banking di Intesa Sanpaolo, Gaetano Miccichè. Guarda caso "Intesa" è il terzo socio di maggioranza in Cai.



LA PREOCCUPAZIONE DELLE BANCHE E LE CONDIZIONI. I soldi ci sono. Eccoli. Loro chiedono un adeguamento. L’adeguamento c’è. Dalla legge finanziaria presentata il 23 dicembre del 2009, si legge: “È autorizzata, a decorrere dall’anno 2010,e antecedentemente al solo periodo contrattuale, un’anticipazione tariffaria dei diritti aeroportuali per l’imbarco di passeggeri in voli all’interno e all’esterno del territorio dell’Unione europea, nel limite massimo di 3 euro per passeggero, vincolata all’effettuazione di un autofinanziamento di nuovi investimenti infrastrutturali urgenti". Più urgenti di un raddoppio? C’è un "però": AdR ha ottenuto un incremento di imbarco pari all’inflazione programmata del 2009 (l’1,5 per cento, quindi da 5,17 euro a 7,57). Ma secondo quanto riportato il 6 aprile da il Sole 24 Ore a firma Laura Serafini, AdR non ritiene di essere in grado di finanziare l’opera con le norme attualmente vigenti sulle tariffe. "Lo potrà fare solo con un nuovo sistema, tutto da negoziare con l’Enac entro la fine del 2010, che secondo quanto già dichiarato dai vertici di AdR dovrebbe riconoscere allo scalo la stessa convenzione data ad Autostrade, che dunque garantirebbe aumenti per i prossimi 34 anni (la concessione AdR scade infatti nel 2044)". Da qui lo scoglio: manca la garanzia che il ministero dell’Economia, chiamato ad approvare quel contratto assieme al ministero dei Trasporti dia il via libera a questo tipo di contratto. E le banche non vogliono rischiare. Vogliono vedere "nero su bianco". Per questo AdR pretende che il calcolo dell’inflazione parta dal 2001. "Quindi il raddoppio lo paghiamo noi cittadini – interviene Marco Mattuzzo– eppoi c’è qualcuno che vuole venderci la storia che conviene a tutti avere un aeroporto del genere. Anche a chi vedrà la propria casa rasa al suolo. Lo sa una cosa? Ora nessuno comprerebbe una casa ‘condannata’. A meno che non sappia niente del piano. Quindi il danno lo subiamo già ora". Non solo case, anche aziende. Nella zona interessata (nella pagina accanto c’è la piantina) vivono duecento famiglie e operano venti aziende, alcune delle quali affittuarie della "Maccarese Spa".


 


Gente che da anni lavora la terra, investe, cresce, offre primizie al mercato romano. Percorrere le tante stradine che costeggiano i campi è come fare un viaggio nelle "quattro stagioni": da una parte i prodotti dell’inverno, poi ecco i primi frutti della primavera. E così via. "Noi siamo qui dal 1987 – interviene il signor Caramadre, dell’omonima cooperativa –, e ci occupiamo di orticoltura biologica. Se sono disposto ad andarmene? Ma lei si rende conto quanto tempo ci vuole per mettere in piedi un’azienda del genere? Cosa vuol dire piantare e aspettare i frutti? Non siamo mica una fabbrica che compra i componenti e li mette in funzione. Per noi i periodi diventano anni, dai dieci ai quindici". Quindi di vendere non se ne parla "anche perché non ci darebbero mai la cifra necessaria per aprire una nuova attività – continua –. Così siamo all’interno di una forma ricattatoria: o cedi alla cifra che decidiamo, o vai in giudizio civile. Quindi 7-8anni per arrivare a sentenza. E nel frattempo mi hanno raso tutto al suolo".



Bene, ecco qui: “A 36 milioni di traffico, corrispondono 2623 dipendenti, di cui circa 635 a tempo determinato – spiegano da Fuoripista. Quindi 80 occupanti ogni milione di passeggeri. Al contrario AdR parla di mille addetti ogni milione. Al 2044 sarebbero 100 mila posti di lavoro diretti". Il Fatto ha cercato di sentire tutte le parti. Ha chiamato Gemina, ha interpellato l’Enac. Per capire. Anche con loro, niente da fare. L’Ente nazionale ha risposto che i "tecnici stanno ancora valutando, quindi è presto". Gli uomini di Benetton si sono chiusi dietro un inespressivo no comment. E chi lavora con loro ci ha parlato a voce bassa e sotto una promessa: "Mi raccomando, io non vi ho detto niente. Non fate mai il mio nome altrimenti mi licenziano". Già,l’importante è tenere la voce bassa. Anche se in ballo ci sono 10 miliardi di euro.



LEGGI:Il primo volo, Andreotti e il Vaticano Montanelli: "Una rapina" di Luca De Carolis



Fiumicino: com'è e come sarà







(Clicca sull'immagine per ingradire)



Da il Fatto Quotidiano del 27 aprile

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domenica 18 aprile 2010

Cenere e motori, perche' lo stop ai voli

Cenere e motori, perche' lo stop ai voli: "La nube vulcanica che sta bloccando il traffico aereo in Europa puo' causare danni irreversibili non solo ai reattori, ma anche alle parti elettroniche e alla struttura stessa dell'aeromobile