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domenica 24 aprile 2011

'Così Striscia vuole farmi tacere'

'Così Striscia vuole farmi tacere': "La giornalista Barbie Nadeau aveva scritto per 'Newsweek' un'inchiesta sull'immagine sessista proposta da Mediaset. Si è ritrovata con i poliziotti in casa e una denuncia per diffamazione: «Cercano di intimidire i corrispondenti stranieri in Italia»"

Meno audience ma il 63% della pubblicità il caso Mediaset è unico in Europa

Meno audience ma il 63% della pubblicità il caso Mediaset è unico in Europa

Nessuno nel Vecchio Continente è in grado di raccogliere oltre la metà delle risorse. L'Ocse chiede all'Antitrust di "valutare il grado di competitività nei media

domenica 17 aprile 2011

Emilio Fede: "Non datemi per finito"

Emilio Fede: "Non datemi per finito"

Il direttore del Tg4: «Continuerò a Mediaset, Berlusconi è con me dice che mi difenderà». Ma i suoi giornalisti non lo appoggiano più.

lunedì 28 marzo 2011

La falsa aquilana di 'Forum' conferma: "C'era un copione"

Parla la protagonista della puntata che ha recitato l'elogio della ricostruzione, ma era una falsa moglie di un falso marito. E soprattutto non vive all'Aquila. Le scuse ai cittadini anche dal vero marito. Mediaset respinge le accuse alla Dalla Chiesa.
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http://www.repubblica.it/cronaca/2011/03/28/news/falsa_aquilana_conferma-14199653/?ref=HREC1-2


http://www.repubblica.it/cronaca/2011/03/28/news/finta_aquilana-14169510/

venerdì 11 febbraio 2011

La struttura Delta - Repubblica.it

La struttura Delta - Repubblica.it

Gli storici prendano nota. Ieri, per la prima volta, si è riunita in chiaro, alla luce del sole, la Struttura Delta. Le "guardie armate" del presidente del Consiglio nella carta stampata e nella tv.

sabato 29 gennaio 2011

Bastava dire che la tv fa schifo

Bastava dire che la tv fa schifo: "

L’Unità uscita ieri è da ritagliare e conservare, perché è un esempio scolastico di dove possa spingersi la fantasia umana quando un’inchiesta che indubbiamente tira un sacco (sì, insomma) comincia a scarseggiare nei materiali da pubblicare. E – domanda – che cosa pubblicare, appunto, quando una fredda domenica di gennaio è a corto di notizie? Ecco qua, sparata in prima pagina: «Operazione melassa». Descrizione: «Obiettivo casalinghe. La strategia mediatica del cavaliere: rimuovere il Ruby-gate in tv dai programmi del mattino. Le parole d’ordine indicate ai suoi: negare, urlare, edulcorare la realtà». Poi c’è un editoriale di un certo Roberto Brunelli che descrive un formidabile plagio delle coscienze: «L’operazione melassa è una fiction continua e ininterrotta che parte dalla prima mattina, si spalma sul pomeriggio in un unico frullato che mischia cronaca, gossip e autoreferenzialità televisiva, si declina nei talk-show, nelle telenovele, negli sceneggiati (gli sceneggiati, ndr) e nella pubblicità, fino a espandersi nella carta stampata che a sua volta fa di nuovo da eco al mondo televisivo». Cioè: Roberto Brunelli non poteva dire che la tv fa schifo, come a turno diciamo tutti: ha scritto che c’è un disegno berlusconiano che si insinua dappertutto, anche negli spot e negli sceneggiati, forse anche in quelli con Nino Castelnuovo. «Come è stato possibile?», si chiede giustamente l’editorialista supplente, ed è complicato: «L’operazione melassa parte da lontano». Segue un excursus che parte dagli anni Ottanta, cioè da Drive In e da Carmen Russo («la scollacciata cassiera») per poi passare ai «compianti Mike Bongiorno e Raimondo Vianello», il tutto per poter «pianificare a livello orizzontale la trasformazione del senso comune di un paese intero». Cioè: Enrico Beruschi e Vito Catozzo vedevano lunghissimo.


Ma questo è niente, perché l’editoriale – dell’Unità, voglio ricordare – tira in ballo l’egemonia gramsciana. Testuale: «L’egemonia gramsciana se la sono presa loro: i Signorini, le Marie De Filippi, i Bruno Vespa, i Bonolis, i Fede, ma anche le Barbara D’Urso, le Paola Perego». Ha scritto così, ha scritto che Bruno Vespa e Paola Perego tirano le fila dell’egemonia gramsciana. E come? «Occupando quasi tutto lo spazio disponibile, cercando di non lasciare alternative… Un’operazione in grande stile, in linea con l’aura miracolistica di cui ama circondarsi il Capo». È lui il nuovo Gramsci, è Berlusconi.

Poi parte l’inchiesta vera e propria, giustamente affidata a Federica Fantozzi. E uno, qui, s’aspetta almeno qualche fonte magari arrampicata sui vetri, pardon sullo schermo, frasi tipo «un testimone anonimo racconta», «i ben informati riferiscono», queste cose. Invece manco questo. Niente proprio. Si parte secchi: «L’obiettivo: casalinghe e pensionati… Scatta la campagna rimozione e va in onda dalla mattina. Il premier ha avviato l’offensiva mediatica. Obiettivo: l’oblio del Rubygate… Berlusconi ha dato le consegne ai suoi per cartelli televisivi. Uno: negare. In assenza di argomenti, urlando. Due: edulcorare. Così fan tutti. Tre: chiudere. I programmi “comunisti”». Poi Fantozzi elenca le aree di intervento: Matrix, Porta a Porta, La vita in diretta, I fatti vostri, Mattino 5, Pomeriggio 5, ovviamente Kalispera. Il tutto per plasmare le facili menti di «un’orda di pensionati e casalinghe… praterie sensibili alla narrazione del rassicurante pater familias, alla dimensione fiabesca che fa presa sull’emisfero dell’immaginario più indifeso e meno razionale». C’è una scienza pazzesca, dietro Lamberto Sposini e Federica Panicucci.


Bene, qualche esempio? Ma sicuro.

1) «Kalispera». E qui almeno è chiaro. L’hanno scritto tutti, anzi, ecco il vero ispiratore di questa accurata inchiesta sulla melassa berlusconiana: Francesco Merlo di Repubblica, che venerdì scorso aveva scritto di Alfonso Signorini il quale «mette in scena la melassa del pianto e del riso, della serenità e del turbamento, per conquistare le mamme».

2) Poi. «Ecco l’ubiquo Sgarbi aggiornare Sposini che “oggi le 14enni hanno appetiti sessuali verso gli adulti, anche tua figlia». Nota: Lamberto Sposini ha una figlia di 38 anni e non è escluso che gli adulti le interessino, in effetti. Ne ha anche un’altra, di figlia, ma ha 9 anni.

3) «Anche Piersilvio ha fatto sognare intervenendo nell’ultima puntata di Verissimo, condotto dalla fidanzata incinta Silvia Toffanin». Sì, è vero, ma era aprile 2010, che c’entra Ruby? A meno che avere un figlio faccia parte del disegno dell’egemonia gramsciana. E sarebbe diabolico.

4) Altro tassello: «Ecco la Tigre Santanché abbandonare due trasmissioni di seguito». Vero. E allora?

5) Infine: c’è anche e direttamente Berlusconi, nel disegno. Gramsci scende direttamente in campo: «Nel 2009 agli auguri di Susanna Petruni, a uno Mattina, rispose: “Chiamatemi più spesso, mi sentirò meno solo”. E qui oggettivamente è pazzesco. Probabilmente c’entra con Ruby anche questo. Ma non dimentichiamo quel luogo dell’anima che è Mattino 5, «dove Berlusconi», scrive Fantozzi, «si telefona con Belpietro e dopo la sentenza della Consulta ha spiegato agli italiani la sua verità». Verissimo anche questo: la prassi si chiamava “intervista” e in ogni caso precedeva l’esplodere del caso Ruby. Sull’Unità non manca una foto dei conduttori di Mattino, 5 Paolo Del Debbio e Federica Panicucci: da intendersi come l’acme, come i cuochi di punta della melassa ripugnante. Vedeste, la mattina presto, la faccia gramsciana che hanno."

domenica 14 novembre 2010

Mediaset cala in Borsa. Per il Financial Times è il “Berlusconi discount”

Mediaset cala in Borsa. Per il Financial Times è il “Berlusconi discount”: "

“La crisi italiana colpisce le azioni dell’impero berlusconiano”. Titola così oggi un pezzo di Rachel Sanderson e Guy Dinmore nella sezione internazionale del Financial Times, il quotidiano finanziario della City londinese. A causa di una crisi politica che aumenta ogni giorno di intensità – scrive Ft – gli investitori starebbero scappando dalle imprese del premier quotate alla borsa di Milano. Anche perché la situazione sta precipitando: “Un assistente di Gianfranco Fini ha dichiarato al nostro giornale che il presidente della Camera annuncerà l’uscita dal governo nel weekend, dopo che Berlusconi sarà tornato dal G20 di Seoul”, precisano Sanderson e Dinmore. “Il partito Futuro e Libertà di Fini ha un ministro e tre vice-ministri nella coalizione di governo”.

Negli ultimi due giorni le azioni di Mediaset sono scese di circa il 10% a Piazza Affari, perdendo 600 milioni di euro di valore. “La preoccupazione degli investitori per il legame di Berlusconi con Mediaset è sempre stata una delle principali cause per la volatilità del titolo in borsa”, continua Ft. Tanto che gli addetti ai lavori hanno trovato anche un termine tecnico per descrivere l’anomalia delle azioni Mediaset: “Berlusconi discount”. In sostanza, chi investe in Mediaset, sa ormai da anni che deve fare i conti con un titolo azionario che può variare sensibilmente il suo valore (verso l’alto e verso il basso) rispetto alla media dei mercati di riferimento. Un titolo “ballerino”, sensibile alle vicende, alle dichiarazioni e alle decisioni del premier.

“Se Fini farà un altro passo avanti e promuoverà un voto di sfiducia nei confronti del governo usando i suoi 37 deputati alla Camera, Berlusconi sarà costretto a dimettersi, chiedendo le elezioni anticipate al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano”, continua Ft. Il premier lo sa bene e a Seoul, per la prima volta, parlando con il primo ministro del Vietnam, ha ammesso di non avere più la situazione sotto controllo. “Ho qualche difficoltà nel mio Paese in questo momento”, ha confidato Berlusconi. “Alcuni senatori del Popolo della libertà sono indecisi, titubanti e potrebbero essere tentati di trasferire il proprio supporto a un nuovo primo ministro. Giulio Tremonti, l’attuale ministro delle finanze, è visto come il candidato al momento più papabile”, conclude il Financial Times.

Intanto, anche nella mattinata di oggi, continuano le vendite sui titoli Mediaset, che attualmente perdono intorno al 2%, nonostante i conti dei primi tre trimestri dell’anno si siano chiusi con un utile netto in crescita del 4,6% e la società abbia dato segnali incoraggianti sulla raccolta pubblicitaria di fine anno. Ma mai come in questi in questi giorni sui titoli Mediaset prevale la maledizione del “Berlusconi discount”. Gli analisti sono convinti che la crisi di governo possa avere un impatto negativo sui conti futuri dell’azienda e invitano i grandi investitori ad uscire prima che sia troppo tardi. I primi a suonare il campanello d’allarme sono stati gli analisti della banca giapponese Nomura che, mercoledì, hanno ribadito la raccomandazione di vendere Mediaset, abbassando il target di prezzo a 5,3 euro. La festa del biscione in borsa si sta per concludere. Conviene raccattare gli ultimi pasticcini e dirigersi verso l’uscita."

sabato 18 settembre 2010

Le televisioni di Silvio Berlusconi oscurano i finiani dai telegiornali

Le televisioni di Silvio Berlusconi oscurano i finiani dai telegiornali: "

Futuro e Libertà esiste nella politica italiana. Molto meno per i telegiornali di Mediaset. Il monitoraggio sul pluralismo politico e istituzionale prodotto mensilmente dall’Agcom, l’autorità Garante delle Comunicazioni, lascia spazio a pochi dubbi. Secondo il documento nel mese di agosto, il primo in cui la rilevazione ha tenuto conto del gruppo dei finiani, i telegiornali Mediaset hanno concesso complessivamente il 3% del loro tempo alla copertura giornalistica di Fli: 28 minuti su oltre 14 ore di servizi politici. Ma se il “tempo d’antenna”, che include sia le dichiarazioni che le notizie, è così basso, non va meglio con il tempo di parola. In un mese di telegiornali su tre reti, a cui si aggiungono anche i flash di TgCom, gli esponenti finiani hanno potuto parlare per 2 minuti e 25 secondi, circa l’1% di tutte le dichiarazioni rilasciate dai politici nello stesso arco di tempo. Persino La Destra, un partito senza deputati e senatori, ha totalizzato più dichiarazioni dei parlamentari vicini a Gianfranco Fini.

Chi crede che sia il Tg4 di Emilio Fede a schiacciare verso il basso questo numero si sbaglia di grosso. La testata che più di altre ha imbavagliato i finiani o non gli ha concesso spazi è infatti l’ammiraglia Tg5. Il telegiornale diretto da Clemente Mimun, il più visto in Italia, in oltre 7 ore e mezza di programmazione ha dedicato circa 10 minuti a Futuro e Libertà, ovvero il 2,37% del tempo riservato alle notizie politiche. Per fare un confronto basti pensare che al Pdl sono toccate più di 2 ore e quasi un’ora è stata concessa alla Lega Nord. Il Partito Democratico e l’Italia dei Valori si sono dovuti accontentare insieme di circa mezz’ora.

Il record delle reti Mediaset è capace di fare impallidire persino il Tg1 di Augusto Minzolini che ha concesso il 9% del suo tempo a Futuro e Libertà e il 4% delle dichiarazioni politiche complessive. Entrambi i valori, per quanto più alti rispetto alle reti Mediaset, finiscono per essere tuttavia abbondantemente inferiori alla media delle reti Rai che nel loro complesso (e tenendo conto anche di RaiNews24) hanno garantito l’11% del loro tempo per la politica ai finiani e circa il 10% delle dichiarazioni.

Senza troppe sorprese pare insomma che ai “futuristi” sia stato riservato un trattamento simile a quello annunciato a Marco Follini nell’estate del 2004. Il senatore del Partito Democratico, all’epoca segretario dell’Udc e vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Berlusconi, venne infatti minacciato di ritorsioni televisive dallo stesso Berlusconi per aver messo in dubbio la sua figura di leader del centro destra. Il caso esplode l’11 luglio 2004. Ecco come lo riportarono alcuni quotidiani dell’indomani. Berlusconi: “Mi hai rotto i coglioni… Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l’hai voluta abolire”. Follini: “Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo”. Berlusconi: “Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset”. Follini: ”Sulle reti Mediaset ho avuto 42 secondi in un mese”. Berlusconi: “Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai”. Follini: “Ci mancherebbe pure che mi attacchino”. Berlusconi: “Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv”. Follini: “Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato”. In quell’occasione a mediare tra i due contendenti ci pensarono Gianni Letta e Gianfranco Fini. Sei anni dopo il presidente della Camera è diventato la vittima di quella vecchia minaccia.

di Manfredi Barca

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giovedì 16 settembre 2010

Ma vi pare che ...

...l'Antitrust (che è una cosa seria, o almeno lo dovrebbe essere) perda tempo con queste cose?

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/09/16/news/antitrust_ultimatum_a_rai_e_mediaset_escludere_i_call_center_dal_televoto-7132754/

Antitrust, ultimatum a Rai e Mediaset: "Escludere i call center dal televoto"
La decisione arriva dopo che i consumatori avevano segnalato telefonate fatte da operatori specializzati del settore per il Festival di Sanremo e il Grande Fratello