Visualizzazione post con etichetta Integrazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Integrazione. Mostra tutti i post

domenica 31 ottobre 2010

Lo scuolabus lascia a piedi due fratellini perché i genitori non hanno pagato il servizio

Lo scuolabus lascia a piedi due fratellini perché i genitori non hanno pagato il servizio: "

La famiglia non ha i soldi per pagare lo scuolabus, così due bambini vengono lasciati a piedi. E’ successo a Menaggio, in provincia di Como, lo scorso 13 ottobre. L’episodio, raccontato oggi dal quotidiano comasco La Provincia, riguarda due fratellini, un maschio e una femmina, di origine maghrebina. A loro non è stata risparmiata l’umiliazione di dover scendere dal bus dopo essere saliti alla solita fermata di via Poletti. Con in mano il provvedimento comunale, lo stesso autista ha detto loro di non poterli caricare a bordo.

L’amministrazione, guidata da Alberto Bobba (Lista civica “Vivere Menaggio”) si è giustificata affermando di aver mandato a casa della famiglia un vigile per informarli di quello che sarebbe accaduto la mattina seguente. Né i genitori né i bambini però parlano italiano. Così all’indomani è accaduto il pasticcio. “C’era una pesante inadempienza economica – spiega a La Provincia l’assessore alla Cultura Fabrizio Visetti – duemila euro tra rette dell’asilo e servizio scuolabus”. Il nucleo familiare è conosciuto dai servizi sociali, che in passato hanno trovato una casa alla famiglia magrebina. “Più volte abbiamo chiesto al capofamiglia di saldare i suoi debiti – spiega sempre Visetti al quotidiano comasco – Il Comune gli ha anche scontato due terzi del debito”. Ora il papà ha pagato quello che doveva. Ma era necessario far scendere i bambini dallo scuolabus davanti a tutti i loro compagni? “Non sapevo dell’accaduto”, si giustifica l’assessore.

Quello di Menaggio non è l’unico episodio in cui vengono discriminati i bambini a causa delle inadempienze delle famiglie. L’episodio più conosciuto è quello di Adro, dove il sindaco Oscar Lancini nell’aprile scorso (quattro mesi prima di inaugurare la scuola con 700 simboli del Sole delle Alpi) aveva escluso dal servizio di mensa scolastica i figli (in larga parte immigrati) delle famiglie morose. A saldare il debito delle famiglie morose è un imprenditore del bresciano che, pur volendo rimanere anonimo, scrive e invia a tutti i giornali una lettera di fuoco per “risvegliare lo spirito di solidarietà dei concittadini”. Arrivano anche 700 euro dal Congo. A mandarli è un padre comboniano che, stupito del “livello di imbarbarimento del vivere comune”, afferma: “I bambini congolesi saranno fieri di un gesto simile”.

Ma i casi di bambini privati di servizi essenziali da amministrazioni a volte troppo zelanti si moltiplicano. A marzo del 2010 il Corriere del Veneto denuncia il caso della scuola di Montecchio superiore (Vicenza) che lascia a pane e acqua i figli di nove famiglie morose, sette straniere e due italiane. Una sorpresa per i bambini che, spinti dal dirigente scolastico Anna Maria Lucantoni, dividono con i meno “fortunati” il menù regolare: pasta alla zucca, hamburger, insalata e frutta. La giustificazione dell’amministrazione, retta da Lega e Pdl, è simile a quella della Giunta di Menaggio: “Abbiamo avvisato più volte del problema, appendendo anche cartelli in più lingue. E poi sono stati richiesti i pagamenti arretrati e la consegna dei moduli in molti modi – specifica l’assessore all’Istruzione di Montecchio Barbara Venturi al Corriere del Veneto – e abbiamo anche posticipato i tempi”.

Anche a Gerenzano (Varese) la mensa scolastica non è per tutti. Con un provvedimento, l’amministrazione comunale retta dal sindaco Silvano Innocente Garbelli della Lega Nord, esclude dalla mensa i figli dei genitori che non pagano il servizio. ”L’utente che accumulerà un debito di 40 euro – si legge nella circolare – non potrà più utilizzare il servizio di ristorazione e il genitore dovrà ritirare dall’istituto scolastico il proprio figlio durante il tempo mensa”. A maggio, il comune aveva distribuito “simbolicamente” per un giorno a due bambini, figli di genitori insolventi, panini imbottiti invece del regolare pasto. ”I debiti dei genitori hanno toccato quota 12mila euro – spiega l’assessore all’Istruzione Elena Galbiati – Vogliamo lanciare un segnale forte, chi non salda i debiti può portare suo figlio a mangiare a casa”.

Ma non tutti i casi raccontano di discriminazioni. A Tarzo, nel trevigiano, il 9 ottobre una giunta guidata da Lega, Pdl e Udc, ha stanziato un fondo di 10mila euro per pagare la retta dell’asilo alle famiglie che non si possono permettere la cifra. Il sindaco Gianangelo Bof, Lega Nord, spiega: ”Dare mille euro a un bambino di 3 anni mi costa meno che intervenire quando ne avrà 16-17 con problemi di delinquenza. Ci sono bambini che non parlano l’italiano. E se lo imparano prima di cominciare le elementari saranno tutti alla pari, facilitando così l’insegnamento”. Bof considera la sua ‘filosofia’ perfettamente compatibile con la Lega, ma non si sente l’anti-Adro, come è stato ribattezzato: ”Nella Lega ci sono diverse anime e io non giudico quello che fanno gli altri. Come ci ha insegnato Zaia nell’ultima scuola-quadri, essere leghista non vuol dire andare in giro con il Sole delle Alpi stampato in fronte, ma credere nel federalismo”. Per me i bambini non hanno nazionalità – conclude il sindaco che, cresciuto in Germania, sa cosa significa “sentirsi stranieri”. “La discriminante non può essere il colore dalla pelle o la forma degli occhi. Da bambino quando subisci una discriminazione non sai fartene una ragione, io lo so bene”

"

domenica 19 settembre 2010

Perché i rom sono nomadi?

Perché i rom sono nomadi?: "

Non è raro trovare i rom sulle pagine dei giornali, spesso anche quando non c’entrano nulla, come nei falsi allarmi dei casi di bambini rapiti. Dopo la decisione del presidente Nicolas Sarkozy di chiudere 300 campi rom espellendo centinaia di rom con una buonauscita di 300 euro a testa per adulto e 100 per bambino, in Francia si è aperto un acceso dibattito che si è immediatamente trasformato in uno scontro tra partiti e ideologie.


Partendo da questa notizia, Slate ha deciso di raccontare la storia dei rom e spiegare perché questo popolo è nomade. La risposta breve è: a causa delle persecuzioni. I rom — chiamati anche, ormai con accento dispregiativo, zingari — sono originari dell’India, probabilmente del nord, area che hanno però dovuto lasciare nell’undicesimo secolo a causa dell’invasione musulmana. Intorno al 1300 sono arrivati nel sudest europeo, dopo aver attraversato l’impero bizantino.


La particolarità della loro lingua ha alimentato la xenofobia negli abitanti dei luoghi in cui cercavano di sistemarsi, e si suppone che la loro attenzione alla purezza etnica li abbiano portato a non volersi mescolare con le popolazioni che incontravano, spingendoli a continuare a viaggiare. Quando nel quindicesimo secolo sono arrivati nell’Europa occidentale, sono stati presi per invasori ottomani a causa del colore scuro della pelle, e dichiarati fuorilegge dal Parlamento tedesco di Freiberg. I rom furono quindi obbligati a spostarsi di nuovo.


Il nomadismo è diventato così un modo di vita, e i rom sono entrati a far parte dell’economia europea vendendo oggetti nelle aree rurali distanti dai negozi. Nel suo libro Gli zingari Angus Fraser scrive che “erano conosciuti come portatori di notizie, venditori di merce economica (spesso costruita da loro), riparatori di oggetti casalinghi, lavoratori stagionali (per la raccolta di fieno, piselli e frutta), o guide per i viaggi”. Con l’arrivo delle nuove tecnologie di comunicazione, i rom hanno continuato a fare lavori stagionali che richiedono spostamenti, sostituendo i tradizionali caravan con roulotte e camper. Qualche rom ora apprezza la libertà del nomadismo e lo considera parte della propria cultura.


In questi ultimi decenni, però, le cose stanno cambiando. Molti rom hanno iniziato a stanziarsi, per quanto possibile, nei luoghi in cui arrivano, sia per scelta personale sia per obbligo. I regimi comunisti dell’Europa dell’est, come la Bulgaria, hanno costretto i rom a stabilirsi nelle loro città, creando appositamente dei ghetti. In generale, nonostante non ci sono numeri ufficiali, si stima che al giorno d’oggi la maggior parte dei rom viva in appartamenti e case.


"

sabato 18 settembre 2010

Quel falso buonismo giocato sulla pelle dei bambini

Polemica a Roma, l’assessore capitolino Marsilio: "I figli degli immigrati nati qui sono stranieri". La sinistra insorge e fa la solita demagogia

Quel falso buonismo giocato sulla pelle dei bambini

martedì 14 settembre 2010

Maroni, se questo è un cristiano

Maroni, se questo è un cristiano: "Monsignor Agostino Marchetto è stato 'dimissionato' dal Vaticano per le sue posizioni a proposito di immigrati. Ma sul tema non ha cambiato idea. Anzi: ha diverse cose da dire al governo italiano"

domenica 5 settembre 2010

Tettamanzi: "Subito la moschea Milano garantisca il diritto di culto"

Tettamanzi: "Subito la moschea Milano garantisca il diritto di culto": "

IMMIGRAZIONE
Tettamanzi: 'Subito la moschea Milano garantisca il diritto di culto'
Il cardinale ai politici lombardi: “La politica strumentalizza il problema alimentando tensioni” A dicembre la Padania, quotidiano della Lega, lo attaccó violentemente, arrivando a definirlo 'imam'
di ZITA DAZZI

(19:48 04/09/2010)

sabato 28 agosto 2010

Quei bambini rom bruciati vivi dai profeti della «tolleranza»

Quei bambini rom bruciati vivi dai profeti della «tolleranza»

Ancora una volta un bambino è morto nel rogo sviluppatosi in un campo nomadi abusivo. Questa la notizia di oggi. Ma io ho già scritto molti articoli per i bambini nomadi morti in un incendio. Per quelli morti a Roma, lo ricordo con tanta rabbia e con tanto dolore, questo è il terzo (e speriamo che almeno si salvi il fratellino rimasto gravemente ustionato). Avevo anche scritto che, almeno noi, gli italiani, non avremmo più sopportato simili morti e che chiunque difenda la cultura nomade ne è responsabile.

Immigrato preso a calci da un gruppo di bambini: i genitori presenti ridono

Immigrato preso a calci da un gruppo di bambini: i genitori presenti ridono: "

Episodio di razzismo sulle spiagge di Civitanova Marche nell’indifferenza generale: un immigrato è stato deriso e preso a calci da alcuni bimbi. Presenti anche i genitori e altri adulti che si sono limitati a ridere

martedì 29 giugno 2010

Si vince col melting pot fatto in casa

Si vince col melting pot fatto in casa: "

Il campo ha detto molto. Ma non tutto quello che si può dire di una partita viene dal campo. Sì, perchè la vittoria schiacciante della Germania ai danni dell’Inghilterra di Fabio Capello negli ottavi di finale del mondiale è lo specchio fedele di due sistemi calcistici agli antipodi. Interamente fondato sugli investimenti stranieri quello britannico; capacità organizzativa e forti impegno federale nella cura dei settori giovanili, invece, i capisaldi della rinascita tedesca. Come dire: business sfrenato contro pianificazione capillare. E i risultati delle rispettive selezioni nazionali non possono che risentire di queste tendenze. Per avere conferma, basta analizzare i massimi campionati dei due paesi.

La Premier League è il torneo maggiormente indebitato del pianeta, con una passività che sfiora i 3800 milioni di sterline. Eppure le squadre d’oltremanica da anni dominano le competizioni europee per club. Come spiegare questa dicotomia? Semplice: con gli investimenti folli, le perdite e le conseguenti ricapitalizzazioni dei paperoni di mezzo mondo, che portano in Premier League – spesso più per sfizio che per effettiva necessità tecnico/tattica – i migliori calciatori del globo, bruciando allo stesso tempo la qualità e le speranze dei giovani calciatori indigeni, abbandonati al loro destino fatto di calci di periferia e vivai mal gestiti e peggio finanziati. Del resto, se il calcio inglese non sforna talenti veri dai tempi di Rooney qualcosa vorrà pur significare.

Da qui le difficoltà di una nazionale (ultimo successo vero, i mondiali del 1966 giocati in casa) che non ha saputo approfittare della generazione dei vari Terry, Lampard e Gerrard, fuoriclasse assoluti in un panorama generale che a definirlo scadente gli si fa un complimento. Eppure il calcio inglese continua ad attirare i miliardari: perchè? Con stadi di proprietà, merchandising aggressivo, diritti tv contrattati privatamente e un gettito fiscale minimo, la Premier League è diventata il bengodi di chi ha soldi da buttare. La situazione appena descritta, però, è criticata anche dai massimi organi mondiali del calcio: “Troppi capitali stranieri” ha detto il presidente Fifa Blatter, il quale teme che, in uno scenario di questo genere, si possa creare una specie di bolla speculativa destinata prima o poi a scoppiare. La stessa preoccupazione, peraltro, è stata espressa anche dal presidente Uefa Michel Platini, il quale ha auspicato fair play nelle manovre di mercato dei grandi club europei al fine di evitare le aste ultramilionarie per accaparrarsi i migliori calciatori in circolazione.

Insomma: in Inghilterra si “fabbricano” vittorie di cartone…

E in Germania? Discorso opposto. Finita l’era delle vacche grasse – e con i club a incassare sonore sconfitte al cospetto di inglesi, spagnoli e italiani – i tedeschi hanno deciso di puntare tutto su una rivoluzione radicale del “sistema calcio”. Hanno costruito stadi nuovi, rimodernato quelli vecchi e, soprattutto, puntato tutto sui settori giovanili. Una ricetta che ormai va avanti da anni. E i risultati iniziano ad arrivare. Alcuni esempi: la Bundesliga è il campionato europeo con più spettatori e con più giocatori cresciuti nei vivai; questi ultimi accolgono ragazzini di ogni ceto sociale grazie a tariffe davvero popolari; ciliegina sulla torta, infine, la decisione di naturalizzare con frequenza i calciatori (magari giovanissimi) di orgini non tedesche. Podolski, Khedira, Oezil, Contento, Cacau, Boateng, Klose e gli altri che oggi vincono in Sud Africa sono il frutto di questa politica “globalizzata”: non tutti, del resto, ricordano che nel 2009 i giovani dell’under 21 tedesca, titolari fissi nei loro club, hanno vinto i campionati europei di categoria. Dando pure spettacolo, il che non guasta nella fisicità estrema del pallone postmoderno.

In altri termini, nel pallone di oggi si vince anche e soprattutto con il “melting pot” fatto e cresciuto in casa. E noi italiani? Chiedetelo ai vari Giovinco e Balotelli.

"

venerdì 5 febbraio 2010

"Mi ha offesa, ci sono abituata"

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/03/news/mi_ha_offesa_ci_sono_abituata-2179094/

L'Italia e gli italiani visti dai bambini immigrati. Un'antologia divertente, ma anche tenera, spiazzante e dolorosa, di pensieri raccolti in vent'anni di insegnamento da un maestro elementare, Giuseppe Caliceti di Reggio Emilia. "Italiani, per esempio" è il titolo del suo libro (dal 10 febbraio per Feltrinelli, pp 240, euro 14) nel quale le frasi dei bambini sono accompagnate da storie, testimonianze e riflessioni dell'autore e dei suoi alunni.

Oggi Carlo ha scritto sul mio astuccio: "Ti odio!". Io però non sono né offesa né felice perché ci sono abituata. (Vera, 9 anni, Albania)

Certe volte degli italiani, non dico tutti, sono un pochino arroganti. Cioè si sentono superiori, vogliono avere sempre ragione, si sentono i padroni del mondo solo perché i loro parenti sono italiani. (Dinkar, 11 anni, Sri Lanka)

Loro sono persone italiane che il capo è un italiano. Lui alla tv parla un po' male perché è malato, ha la faccia storta. Loro vogliono mandare via dall'Italia tutti gli uomini, le donne e i bambini non italiani. Oppure anche quelli come me che sono nata in Italia ma i miei genitori e dei miei fratelli e sorelle grandi no. Loro sono contro tutti tranne loro. Loro si chiamano Lega Nord e sono contro il Sud, l'Ovest e l'Est. (Naima, 11 anni, Marocco)
...