lunedì 31 gennaio 2011

Uranio: ancora per quanto?

Uranio: ancora per quanto?: "

Lo svolgimento del referendum sulle centrali nucleari è l’occasione per riconsegnare sovranità ai cittadini su una politica energetica nazionale requisita dalle lobbies e preclusa agli orizzonti della sostenibilità e della democrazia. Una consultazione popolare evoca partecipazione, impossibile se non c’è rigore nell’informazione, se non si dà spazio al pluralismo di opinioni e se le opzioni contrapposte non sono chiaramente leggibili. Questo richiede di capire che le scelte in discussione, comprese le alternative, devono reggere ad un esame di ragionevolezza e quindi che il gioco vale la candela. Nel caso dell’energia nucleare, l’esaurimento assai prossimo e inevitabile dell’uranio decreta di per sé l’insensatezza di approntare ex novo una filiera di reattori nel nostro Paese.


Di fronte alla presa di coscienza dell’imminenza del picco del petrolio, la prima reazione emotiva è “allora useremo l’uranio”. In effetti, l’energia nucleare è spesso presentata come il toccasana che risolverebbe tutti i malanni e che ci permetterebbe di superare senza danni la crisi energetica ormai in corso da qualche anno. Tuttavia, i fautori dell’energia nucleare glissano sulla questione della disponibilità di uranio, il quale è una risorsa minerale limitata, così come lo è il petrolio. Quanto uranio abbiamo, realmente? È possibile che siamo vicini al “picco dell’uranio”, allo stesso modo in cui ci stiamo avvicinando al picco del petrolio?


In effetti, si tratta di fonti e di forme di conversione di energia molto diverse: mentre petrolio, gas e carbone hanno a che vedere con la combustione istantanea di forme di vita alimentate dal sole migliaia di secoli fa e accumulate nelle viscere della terra, per l’uranio si tratta di trasformazione per via artificiale e controllata di massa in energia. L’uranio è un “combustibile” che non brucia e che si è formato indipendentemente dall’esistenza di forme vitali e in tempi ben più remoti, relativamente più vicini alla grande esplosione iniziale, il big bang. Per capirne l’origine, le miriadi di stelle che vediamo sono il motore della costruzione incessante, nel processo di fusione nucleare, di atomi sempre più complessi a partire dal più leggero idrogeno, fino a quelli stabili come il ferro e a quelli assai più instabili con numero di massa alto, come l’uranio 235. Un elemento non rinnovabile che, proprio per la lunga sequenza di fusioni nucleari da cui proviene, è abbastanza diffuso, ma relativamente scarso e perciò drammaticamente esauribile sul nostro pianeta.


Come dirò di seguito, tutti i fattori che agiscono sul picco del petrolio, compresi quelli di natura economica, determinano il rapido esaurimento anche del “combustibile” dei reattori. È solo l’idea di superpotenza e di enorme densità energetica dei processi atomici che avvengono nel nocciolo del reattore o nel cuore di una bomba che fa pensare a tempi illimitati di durata. Ma se parliamo del minerale di uranio – ossia la roccia estratta dalla miniera che va successivamente purificata e trattata per essere utilizzata nel reattore – dobbiamo pensare ad una densità energetica dello stesso ordine di grandezza dei combustibili fossili di cui si profila il picco nei prossimi anni. Cioè, quantità equivalenti in peso (ad esempio tonnellate di roccia contenente uranio e tonnellate di carbone) producono effetti energetici analoghi e si consumano in tempi confrontabili. Anzi, essendo più scarso, il minerale di uranio che è in gioco da poco più di 50 anni avrà alla fine una durata complessiva sulla scena inferiore a quella del carbone o del petrolio, che sono in uso da qualche secolo in più.


Di conseguenza, le riserve di minerale convenienti e utili e la loro durata sono tutt’altro che illimitate e sono determinate dal costo del combustibile sul mercato (che non deve essere superiore a 130 $/Kg per competere con il costo dei fossili), dalla percentuale di uranio presente nelle rocce, dalla potenza totale dei reattori funzionanti, dal ciclo di arricchimento (7 Kg di uranio purificato danno luogo solo ad 1 Kg di uranio arricchito). Tenendo conto di tutti questi fattori e per essere utilizzato economicamente nella fabbricazione del combustibile da destinare alle centrali nucleari, il minerale deve possedere delle concentrazioni di ossidi di uranio che non possono scendere al di sotto della soglia dello 0,01%. Tenendo presente che il consumo annuale di uranio arricchito nel mondo è oggi di 11.521 tonnellate (circa 70.000 t. di uranio “purificato”) e che si stima che sia possibile estrarre a meno di 130 $/kg al massimo 5,5 milioni di tonnellate di uranio “purificato”, di cui 3,3 milioni sono rappresentate da quelle ragionevolmente sicure, si va da una disponibilità di 46 anni ad un massimo di 78 anni. Questi calcoli ipotizzano che il consumo rimanga costante, ovvero che non entri in funzione nessuna nuova centrale se non per sostituire impianti chiusi.


Un’ultima osservazione: sembrerebbe che anche l’uranio abbia già passato il proprio picco di estrazione, dato che già oggi vengono in soccorso le scorte militari (provenienti dallo smantellamento delle testate atomiche), che oggi costituiscono il 33% della produzione per soddisfare la domanda di reattori esistenti. Comunque, nemmeno l’impiego di tutto l’uranio contenuto nelle armi nucleari disponibili sposterebbe di molto la fine del minerale. Si può fare un rapido calcolo. Il totale delle bombe atomiche costruite da Russia e Stati Uniti insieme ha raggiunto qualcosa come 70.000 unità negli anni ’80. La maggior parte di queste bombe sono però già state demolite. Ci sono volute 15.000 bombe atomiche Russe per generare 375 tonnellate di uranio ad alto arricchimento. Questo uranio è stato poi trasformato in uranio a basso arricchimento (utile per le centrali) per un totale di circa 11.000 tonnellate.


Dai dati riportati, sembra di poter dedurre che questa quantità è equivalente a circa 80-100 mila tonnellate di uranio minerale “purificato”. Non è una quantità enorme. Oggi rimangono circa 6000 testate nucleari negli Stati Uniti, mentre pare che la Russia, secondo l’ultimo trattato Salt, ne abbia poco meno di 1500, il che significa che si potranno smantellare circa 7000 testate. Fatti i dovuti conti, queste testate corrispondono a più o meno 50.000 tonnellate di uranio minerale. Se il gap tra l’estrazione corrente e il consumo è oggi intorno alle 20.000 tonnellate, entro meno di dieci anni, l’uranio proveniente dalle bombe nucleari si esaurirà. Da quel momento per l’uranio per le centrali nucleari dovremo dipendere unicamente dalle risorse minerarie.


In definitiva, i calcoli più accurati e più ottimistici dicono che, arsenali militari compresi, avremo a disposizione uranio ancora per un minimo di 55 e un massimo di 85 anni, sempre che il parco reattori non aumenti (e il prezzo non scoraggi l’estrazione). Tenuto conto che le prime nostre centrali non entrerebbero in produzione prima di un decennio, non riesco a capire quale sia la convenienza di un “ritorno lampo” dell’atomo, come invece vorrebbe darci a intendere lo scacchista dello spot del Forum Nucleare Italiano in onda su tutti i media in queste settimane. Credo che in base a queste considerazioni fatte, allo scacchista non resti che abbandonare sconfitto la partita.

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Internet, raggiunti i 2 miliardi di navigatori

Internet, raggiunti i 2 miliardi di navigatori: "Una persona su tre surfa Internet. Entro il 2015, dice l'ITU, saranno almeno 2 su 4. La speranza di una Terra connessa affidata alle connessioni mobile"

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Despite chip bug Intel raises revenue outlooks: "Despite acknowledging it has discovered a costly design error in a processor support chip, Intel has raised its revenue predictions for both the first quarter of 2011 and the full year."

Cina, se Egitto e' una parola tabu'

Cina, se Egitto e' una parola tabu': "Le autorita' di Pechino hanno bloccato una delle parole chiave piu' arroventate della piattaforma di microblogging Sina. Immagini e notizie sulla rivolta egiziana sono state estromesse dai principali media di stato"

Dal copyright alla censura - Tutti contro la delibera AGCOM

http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/01/30/news/sequestro_siti_esteri_italia-11841940/

STA PER arrivare in Italia un sistema automatico e diretto per sequestrare siti esteri, di qualsiasi tipo: da Wikileaks a giornali online stranieri; da blog a video amatoriali. E' quanto sostiene una campagna che partirà oggi pomeriggio, firmata da numerose associazioni e inviata in forma di lettera aperta indirizzata al Parlamento. Nel mirino c'è una delibera Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) sul diritto d'autore e ora in consultazione pubblica. Prende forma quindi un allarme che già era nell'aria 1: cioè che quella delibera potrebbe trasformarsi in uno strumento di censura di siti stranieri. Ne sono convinti gli aderenti alla campagna, che con iniziative e spot su vari media: Adiconsum, Agorà Digitale di Marco Cappato (Radicali), Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio. Un sito web 2 consentirà chiunque di aderire alla campagna e di seguirne gli sviluppi. La lettera parla di rischio che nasca un "un sistema di controllo e censura pervasivo". E denuncia come "anticostituzionale" la delibera. Che adesso è in consultazione pubblica e sulla quale in meno di un mese la stessa Agcom - sentiti i pareri - dovrà prendere una decisione.

"Il motivo di questo allarme si scopre tra le righe della delibera Agcom", spiega Fulvio Sarzana, avvocato esperto di internet e tra i promotori della
campagna. "Si legge che Agcom si riserva il diritto di sequestrare (cioè di impedirvi l'accesso agli utenti italiani) siti prevalentemente adibiti alla violazione del copyright o i cui server sono posti all'estero. Come si vede, con quella congiunzione "o" si apre un mondo". "Qualunque cosa connessa al diritto d'autore e posta all'estero può finire nel mirino dell'Authority, che deciderebbe il sequestro in autonomia, senza passare dall'autorità giudiziaria. E' una cosa inaudita nei Paesi democratici. Ed è incostituzionale", aggiunge Sarzana. "Addirittura si legge in delibera che nelle intenzioni dell'Authority questo sistema di sequestro dovrebbe diventare automatico".
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Il patto scellerato del Cavaliere - Repubblica.it

Il patto scellerato del Cavaliere - Repubblica.it

"Il suo modello non è Milton Friedman. È Cetto La Qualunque."
E, avendo visto il film ieri, confermo.

E in Egitto che si dice della ''nipote''? - Video - Repubblica Tv - la Repubblica.it

E in Egitto che si dice della ''nipote''? - Video - Repubblica Tv - la Repubblica.it

La follia del click-day per gli immigrati

http://www.repubblica.it/economia/2011/01/31/news/follia_click_day-11863076/?ref=HREC1-8

Attivate il "mini-client" e cliccate con il vostro "mouse", come spiegato nella "slide" successiva, recitano le istruzioni del ministero. E attenti, aggiungeremmo noi, a non commettere errori nella compilazione della domanda: anche la minima incertezza nel trascrivere un nome o un indirizzo potrebbe costarvi cara.
Non riuscireste a regolarizzare la persona cui affidate la cura dei vostri cari, detta "badante". E voi immigrati con un permesso di soggiorno non potreste permettere ai vostri figli di raggiungervi senza doversi rivolgere ai criminali, quelli che organizzano il traffico degli immigrati clandestini, pagando un "pizzo" elevato e rischiando la loro vita.

Tutto avverrà in poco più di un minuto nei tre click-day a vostra disposizione. Bisognerebbe chiamarli "abdic day", perché sanciscono l'incapacità di governare i flussi migratori, la scelta di abdicare da questa responsabilità. Nel peggiore dei casi si lascia ai professionisti delle pratiche telematiche (le istruzioni sul sito del ministero sono tutt'altro che semplici e infarcite di termini inglesi, ostici per molti datori di lavori domestici) la scelta su chi regolarizzare e chi non. Nel migliore sarà invece un razionamento lasciato interamente al caso.

Ma davvero un paese come il nostro non può scegliere quali immigrati far arrivare da noi, non può stabilire priorità? Abbiamo già milioni di immigrati che vivono da anni in Italia e che vorrebbero ricostruire le
loro famiglie da noi. I nuovi arrivati si integrerebbero molto più facilmente di chi arriva senza conoscere nessuno. Abbiamo uno stato sociale che non aiuta chi non è più autosufficiente e famiglie che diventano sempre più piccole, non più in grado di offrire la cura di qualità di cui gli anziani avrebbero bisogno. Gli immigrati che tappano questi buchi sono sempre più indispensabili, non possiamo farne a meno. Abbiamo anche un bisogno disperato di talenti, di manodopera qualificata per riconvertirci su produzioni a più alto valore aggiunto. Uno studente straniero che prende un dottorato da noi, molto spesso grazie a borse di studio a carico del contribuente italiano, che parla la lingua italiana e che potrebbe creare tanti nuovi posti di lavoro, è spinto ad andarsene altrove al termine dei propri studi. Non sarebbe più efficiente cercare di trattenerlo da noi anziché affidarsi al caso o confidare sul suo click veloce?

Sarà un "abdic day" anche perché, una volta di più, servirà soprattutto a regolarizzare chi è già da noi illegalmente, anziché a regolare i flussi in ingresso, come recita ipocritamente il decreto che lo istituisce. Chiederemo a queste persone di uscire e poi rientrare col rischio peraltro di non poterlo fare se identificate come irregolari nel momento in cui lasciano il nostro paese. Sarebbe una beffa per chi vince la gara del click-day, una beffa pagata all'ipocrisia di leggi che fingono di regolare gli ingressi sapendo bene che finiscono per lo più per sanare irregolari già da noi.

Non appena si è sentito odore di elezioni anticipate, la Lega ha fatto affiggere sui muri di Milano un manifesto con l'immagine di un barcone di disperati in arrivo sulle coste italiane. Titolo eloquente: "Vogliono farli tornare". Paradossalmente se la prendono proprio con il Presidente della Camera che ha sottoscritto assieme a Bossi la normativa sull'immigrazione. La Bossi-Fini gestisce da dieci anni le politiche dell'immigrazione in Italia.

Il manifesto è rimasto senza risposta. Anche perché l'immigrazione è uno dei tanti temi che divide l'opposizione, spaccata tra l'ideologia e il pragmatismo. Proviamo allora a darla noi la risposta. No, non vogliamo farli tornare, anche perché non hanno mai smesso di arrivare, valicando altre frontiere. Né vogliamo farli deportare nel deserto libico e stringere accordi molto impegnativi con i dittatori del nord-Africa, regimi antidemocratici e sulla via del tramonto. Vogliamo solo governare l'immigrazione. Voi siete capaci di farlo solo a parole e rigorosamente solo in campagna elettorale.

Capanna, gli OGM ...

...e 20'000'000 € pubblici (per tacer del castello....)

http://lavalledelsiele.com/2011/01/28/niente-ricerca-ogm-ma-soldi-pubblici-alla-lobby-di-capanna/

Ci sono notizie che danno il senso e la misura della considerazione che la nostra classe politica ha dei soldi pubblici. Quando poi queste notizie arrivano in tempo di crisi, in un contesto in cui le risorse per la ricerca vengono tagliate (o risparmiate), la cosa assume un significato ancora più paradossale.

La notizia, per farla breve, è questa: mentre la ricerca sulle biotecnologie è bloccata dalla moratoria imposta dall’allora Ministro delle Politiche Agricole Pecoraro Scanio, le istituzioni scientifiche languono senza quattrini e i nostri migliori biotecnologi emigrano all’estero, Mario Capanna riesce a spillare per la sua Fondazione Diritti Genetici il comodato d’uso di un castello a Ladispoli, oltre a 20 milioni di euro per restaurarlo e impiantarci un centro di ricerca nuovo di zecca.

Gli obiettivi della ricerca sono piuttosto fumosi, si parla soprattutto dei cosiddetti MAS (marker assisted selection) un sistema di miglioramento genetico che di particolarmente innovativo non ha nulla e soprattutto non è per nulla alternativo agli OGM (ogni cosa può avere la sua funzione, o vogliamo considerare la carta vetrata alternativa alla carta igienica e promuovere l’uso della prima al posto della seconda?), ma tutto sommato la poca chiarezza (oltre al sovraccarico ideologico) del progetto sembra essere proprio uno dei suoi punti di forza, dato che incredibilmente può contare sul sostegno di sette ministeri oltre alla Presidenza del Consiglio, il Comune di Roma, il Comune di Ladispoli, la Regione Lazio e, come una spruzzatina di cacio sui maccheroni, la Regione Puglia.

Ma se si sfogliano le pagine della presentazione sembrano pian piano farsi più chiare le intenzioni dei promotori, intenzioni che di scientifico hanno ben poco (basta guardare i curricula dei membri della Fondazione, per lo più attivisti di Greenpeace), ma hanno a che fare piuttosto con la propaganda, anche se qui usano termini un po’ più delicati, come formazione, approfondimento, aggiornamento, divulgazione, “osservatorio di analisi quanti-qualitativa sull’informazione giornalistica sulle biotecnologie” (questa è bella, insieme all’agenzia che “fornirà un flusso di informazioni e approfondimenti inerenti al settore delle biotecnologie, rivolto ai media, ai ricercatori e al grande pubblico”).


Senza voler entrare nel merito del dibattito OGM si/OGM no, vi pare normale che si spendano tanti soldi per attività di lobbying, invece che per fare della sana ricerca (magari in settori diversi dalle biotecnologie, se non ci piacciono gli OGM)?

domenica 30 gennaio 2011

D'Alema: ammucchiata anti Cav Casini ci pensa. Il Fli: perché no?

D'Alema: ammucchiata anti Cav Casini ci pensa. Il Fli: perché no?: "

La parola d'ordine è far saltare Berlusconi. D'Alema propone un Cln in chiave anti Cav. Di Pietro non ci sta, vuole il primato. Il terzo polo si divide. Casini apre: "Serve una riflessione". Il Fli si spacca. Urso: "No alle logite del tutti contro Berlusconi". Ma il think tank di Fini spinge per la guerra santa. E Bocchino torna a chiedere le elezioni: "Senza un governo degno di tale nome è meglio ricorrere alle urne"

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Amazon, il sorpasso digitale

Amazon, il sorpasso digitale: "Negli Stati Uniti gli ebook superano le edizioni economiche. La libreria online, intanto, esordisce con le edizioni Singles"

Apple sbatte sul vetro

Apple sbatte sul vetro: "Class action contro il vetro utilizzato in iPhone 4: la pubblicita' avrebbe promesso una maggiore resistenza. I consumatori finlandesi, intanto, chiedono rimborsi per i dispositivi freddolosi"

SENZA BERLUSCONI? SI PUO' VIVERE, MA NON PROVIAMOCI

SENZA BERLUSCONI? SI PUO' VIVERE, MA NON PROVIAMOCI: "

Oggi inizia la collaborazione di Giuliano Ferrara con il nostro giornale. Il primo editoriale: "Siamo tutti un po' in mutande, ma il Cav ha ancora una risorsa che gli altri non hanno: il consenso dei cittadini"

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Un no forte e chiaro al federalismo leghista. La nuova legge porcata

Un no forte e chiaro al federalismo leghista. La nuova legge porcata: "

E’ ora di farsi sentire. Sono anni che si ascoltano fandonie sul federalismo in salsa leghista. Viene spacciato come la panacea di tutti i mali. Nessun costo, miglioramento delle condizioni economiche del nord e del sud, diminuzione della spesa pubblica. Insomma una bacchetta magica che farà sparire d’incanto tutti i nostri problemi. Intanto il decreto sul federalismo fiscale introdurrà fin da subito tre belle nuove tasse comunali. Un vero passo avanti per le tasche dei cittadini che non aspettavano altro e soprattutto in linea con il programma del centrodestra propagandato a colpi di slogan del tipo: “Non metteremo le mani in tasca degli italiani “, oppure ”Aboliremo l’ICI “. Non c’era scritto aumenteremo le tasse locali, o sostituiremo l’ICI con l’IMU che ha un’aliquota più alta. Se è vero che il PIL pro capite al sud è di 17.900 euro ed al nord è di 31.000 euro a persona, che le famiglie più indebitate si trovano in Sicilia, Calabria e Campania e che i depositi bancari pro capite sono la metà al sud rispetto al nord, (fonti Adiconsum, Banca d’Italia e Istat) come si può pensare di introdurre il federalismo fiscale spostando risorse dai comuni del sud ai comuni del nord? E’ normale che io paghi meno tasse se il mio reddito è la metà di un’altra persona. Con la progressività dell’imposta io pagherò meno della metà. Il sistema fiscale è stato concepito per redistribuire le risorse ed evitare il più possibile la concentrazione della ricchezza. La domanda è se sia giusto che il mio comune mi eroghi meno della metà dei servizi. Tutta la propaganda leghista dei trasferimenti dal nord al sud non tiene mai conto di quanto prevede la Costituzione sulla progressività dell’imposizione fiscale e sul principio di redistribuzione. Il gap tra crescita dei redditi del sud e crescita dei redditi del nord è il vero problema. La velocità di crescita di questa differenza nell’ultimo decennio è aumentata, non è diminuita. In 8 anni su 10 il ministro filo-leghista Tremonti ha governato le variabili economiche, creando le condizioni per l’introduzione del federalismo. In pratica le politiche filosettentrionali hanno acuito tale differenza creando anche problemi al fatturato delle aziende settentrionali che per un buon 32% (fonte Unicredit) dipende dai consumi meridionali. Risultato l’Italia non cresce, il sud è sempre più povero ed indebitato. Colpo di grazia finale? Il federalismo fiscale. Il problema dell’assistenzialismo è certamente più grave al sud che al nord (anche se tangentopoli ha dimostrato che nel settentrione il rapporto stato-aziende è tutt’altro che efficiente), ma la soluzione non è l’introduzione del federalismo in salsa leghista. Un federalismo più razionale e meno costoso potrebbe essere concepito solo dopo un processo di riavvicinamento tra le due aree economiche. Che fine hanno fatto le zone franche urbane, ad esempio? Questa misura è stata via via depotenziata dall’ultimo governo. Era la chiave di volta che poteva far riprendere molte zone meridionali. Non sia mai che si corra il pericolo che qualche azienda con sede al nord possa trovare più conveniente spostarsi al sud. Non sia mai che qualche azienda straniera venga attratta sul nostro territorio, stiamo scherzando? Alla fine la legge del 2007 e passata al vaglio dalla Commissione europea è stata totalmente stravolta . Sono state individuate solo 22 zone (in Sicilia Erice, Gela e Catania) e gli sgravi fiscali e previdenziali sono stati sostituiti da contributi statali difficili da ottenere e la legge è di fatto disapplicata e affatto pubblicizzata. Le pistole fumanti sono tante e gli esempi da fare sono innumerevoli. Futuro e Libertà è un partito che nel suo DNA costituente avrà e deve avere il principio di coesione ed unità nazionale. Deve riflettere bene se aderire ad un progetto di riforma federale voluta disegnata e proposta da un partito che si chiama Lega Nord per l’Indipendenza per la Padania e che all’art. 1 del suo statuto recita: “…il movimento ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana “. Ci si vuole rendere complici di un progetto secessionista? Come fidarsi di Calderoli l’autore della legge porcata che ha disegnato la cornice del federalismo fiscale insieme a Tremonti e Bossi? Ci vogliamo ricadere?

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Chi scrive a mano usa il cervello più di chi digita

Chi scrive a mano usa il cervello più di chi digita: "Una ricerca rivaluta penna e fogli per lo sviluppodi abilità visive, motorie e costruttive"

Solare: la rivoluzione è vicina

I pannelli che funzionano di notte

Un pannello solare che funziona di notte è una contraddizione di termini. In una parola: impossibile. Ma Steven Novack, dell’Idaho National Laboratory del dipartimento americano dell’Energia, ha sviluppato un nuovo concetto di pannelli solari destinato a creare una vera rivoluzione nel settore. E soprattutto superare il grande limite dei pannelli solari: senza sole, quindi di notte, non producono energia, con le evidenti limitazioni che ciò comporta.
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Realizzando un sistema di microantenne della lunghezza d’onda degli infrarossi (sopra i 700 nanometri), test di laboratorio hanno verificato la possibilità di raccogliere l’84% dei fotoni riemessi dal terreno. Un sistema operativo reale utilizzabile su larga scala potrebbe arrivare al 46%. È comunque un’efficienza di gran lunga maggiore di quella dei migliori pannelli fotovoltaici attuali, le cui celle al silicio non oltrepassano il 20% nelle migliori condizioni. In realtà i pannelli tradizionali hanno efficienza ancora minore, perché se le celle non sono posizionate con un’angolatura precisa rispetto all’angolo di incidenza dei raggi solari oppure se si riscaldano troppo oltrepassando la temperatura ottimale di esercizio, la produzione di corrente elettrica crolla a frazioni di quella nominale. Le microantenne, invece, sono in grado di assorbire infrarossi in un ampio ventaglio angolare.
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http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/energia_e_ambiente/11_gennaio_25/solare-pannelli-notte-virtuani_9048e16c-289c-11e0-8de5-00144f02aabc.shtml

Azzerare tutto.

Azzerare tutto.: "La Repubblica, 27 gennaio 2011. Il caos Pd a Napoli. Si è riprodotta la dinamica principale delle elezioni nel sud Italia: il voto di scambio. Una brutta figura. E un'occasione perduta: quella di poter vedere come candidato Raffaele Cantone, un magistrato in prima linea contro la camorra"

Chi paga per il disastro campano?

Chi paga per il disastro campano?: "

Bisogna prendere atto che la magistratura ha salvato la credibilità delle istituzioni in questi anni di emergenza ciclica e costruita a tavolino. Le toghe che hanno fatto il loro dovere sono state affiancate dai pochi che hanno continuato a denunciare nel silenzio consociativo. I nomi finiti nell’ultima inchiesta della Procura di Napoli sono gli stessi che nel mio libro La Peste (scritto con Nello Trocchia) ho elencato uno ad uno. Ma quello che più inquieta è l’incapacità di rinnovare la classe dirigente di questo paese. Di tutto il paese, perché la cricca dei rifiuti in Campania si è abilmente riciclata.


Mi trovo in Abruzzo dove uno degli arrestati, Gianfranco Mascazzini, ex direttore del ministero dell’Ambiente, che – come emergeva in una intercettazione – voleva usare la polverina magica per rendere meno puzzolente la munnezza campana, è stato di recente nominato commissario contro il rischio idrogeologico. Una nomina decisa dal presidente della regione Gianni Chiodi. Lo stesso dicasi per Claudio De Biasio, ancora tutta da chiarire la sua nomina al commissariato di governo, come numero due di Bertolaso e sempre capace di trovare nuovi incarichi, dalla Puglia al g8 sardo, ben voluto in ogni stagione e sotto ogni governo.


Sullo sfondo il disastro, la logica della deroga, quella gara maledetta che affidò ad Impregilo e alle sue aziende la gestione dei rifiuti in Campania. Dalla mia denuncia nel 2003 il primo processo contro Bassolino e gli ex vertici di Impregilo, poi la truffa delle ecoballe, la dissennata gestione delle discariche e ora la scelta scellerata di portare il percolato nei depuratori che trova conferma in un’altra inchiesta giudiziaria. Pagherà qualcuno o il trasferimento dei processi, la prescrizione, salveranno la cricca? Intanto pagano l’ambiente e la salute dei cittadini, ignari frequentatori dei litorali campani, bagnati dalla ‘merda’ del percolato delle discariche."

sabato 29 gennaio 2011

Davos, processo all'Italia "Marginale e in declino"

Davos, processo all'Italia "Marginale e in declino": "

Esplicito il timore che il Paese possa diventare la palla al piede dell'Eurozona: 'Paralizzata da Berlusconi' dall'inviato FEDERICO RAMPINI

Bastava dire che la tv fa schifo

Bastava dire che la tv fa schifo: "

L’Unità uscita ieri è da ritagliare e conservare, perché è un esempio scolastico di dove possa spingersi la fantasia umana quando un’inchiesta che indubbiamente tira un sacco (sì, insomma) comincia a scarseggiare nei materiali da pubblicare. E – domanda – che cosa pubblicare, appunto, quando una fredda domenica di gennaio è a corto di notizie? Ecco qua, sparata in prima pagina: «Operazione melassa». Descrizione: «Obiettivo casalinghe. La strategia mediatica del cavaliere: rimuovere il Ruby-gate in tv dai programmi del mattino. Le parole d’ordine indicate ai suoi: negare, urlare, edulcorare la realtà». Poi c’è un editoriale di un certo Roberto Brunelli che descrive un formidabile plagio delle coscienze: «L’operazione melassa è una fiction continua e ininterrotta che parte dalla prima mattina, si spalma sul pomeriggio in un unico frullato che mischia cronaca, gossip e autoreferenzialità televisiva, si declina nei talk-show, nelle telenovele, negli sceneggiati (gli sceneggiati, ndr) e nella pubblicità, fino a espandersi nella carta stampata che a sua volta fa di nuovo da eco al mondo televisivo». Cioè: Roberto Brunelli non poteva dire che la tv fa schifo, come a turno diciamo tutti: ha scritto che c’è un disegno berlusconiano che si insinua dappertutto, anche negli spot e negli sceneggiati, forse anche in quelli con Nino Castelnuovo. «Come è stato possibile?», si chiede giustamente l’editorialista supplente, ed è complicato: «L’operazione melassa parte da lontano». Segue un excursus che parte dagli anni Ottanta, cioè da Drive In e da Carmen Russo («la scollacciata cassiera») per poi passare ai «compianti Mike Bongiorno e Raimondo Vianello», il tutto per poter «pianificare a livello orizzontale la trasformazione del senso comune di un paese intero». Cioè: Enrico Beruschi e Vito Catozzo vedevano lunghissimo.


Ma questo è niente, perché l’editoriale – dell’Unità, voglio ricordare – tira in ballo l’egemonia gramsciana. Testuale: «L’egemonia gramsciana se la sono presa loro: i Signorini, le Marie De Filippi, i Bruno Vespa, i Bonolis, i Fede, ma anche le Barbara D’Urso, le Paola Perego». Ha scritto così, ha scritto che Bruno Vespa e Paola Perego tirano le fila dell’egemonia gramsciana. E come? «Occupando quasi tutto lo spazio disponibile, cercando di non lasciare alternative… Un’operazione in grande stile, in linea con l’aura miracolistica di cui ama circondarsi il Capo». È lui il nuovo Gramsci, è Berlusconi.

Poi parte l’inchiesta vera e propria, giustamente affidata a Federica Fantozzi. E uno, qui, s’aspetta almeno qualche fonte magari arrampicata sui vetri, pardon sullo schermo, frasi tipo «un testimone anonimo racconta», «i ben informati riferiscono», queste cose. Invece manco questo. Niente proprio. Si parte secchi: «L’obiettivo: casalinghe e pensionati… Scatta la campagna rimozione e va in onda dalla mattina. Il premier ha avviato l’offensiva mediatica. Obiettivo: l’oblio del Rubygate… Berlusconi ha dato le consegne ai suoi per cartelli televisivi. Uno: negare. In assenza di argomenti, urlando. Due: edulcorare. Così fan tutti. Tre: chiudere. I programmi “comunisti”». Poi Fantozzi elenca le aree di intervento: Matrix, Porta a Porta, La vita in diretta, I fatti vostri, Mattino 5, Pomeriggio 5, ovviamente Kalispera. Il tutto per plasmare le facili menti di «un’orda di pensionati e casalinghe… praterie sensibili alla narrazione del rassicurante pater familias, alla dimensione fiabesca che fa presa sull’emisfero dell’immaginario più indifeso e meno razionale». C’è una scienza pazzesca, dietro Lamberto Sposini e Federica Panicucci.


Bene, qualche esempio? Ma sicuro.

1) «Kalispera». E qui almeno è chiaro. L’hanno scritto tutti, anzi, ecco il vero ispiratore di questa accurata inchiesta sulla melassa berlusconiana: Francesco Merlo di Repubblica, che venerdì scorso aveva scritto di Alfonso Signorini il quale «mette in scena la melassa del pianto e del riso, della serenità e del turbamento, per conquistare le mamme».

2) Poi. «Ecco l’ubiquo Sgarbi aggiornare Sposini che “oggi le 14enni hanno appetiti sessuali verso gli adulti, anche tua figlia». Nota: Lamberto Sposini ha una figlia di 38 anni e non è escluso che gli adulti le interessino, in effetti. Ne ha anche un’altra, di figlia, ma ha 9 anni.

3) «Anche Piersilvio ha fatto sognare intervenendo nell’ultima puntata di Verissimo, condotto dalla fidanzata incinta Silvia Toffanin». Sì, è vero, ma era aprile 2010, che c’entra Ruby? A meno che avere un figlio faccia parte del disegno dell’egemonia gramsciana. E sarebbe diabolico.

4) Altro tassello: «Ecco la Tigre Santanché abbandonare due trasmissioni di seguito». Vero. E allora?

5) Infine: c’è anche e direttamente Berlusconi, nel disegno. Gramsci scende direttamente in campo: «Nel 2009 agli auguri di Susanna Petruni, a uno Mattina, rispose: “Chiamatemi più spesso, mi sentirò meno solo”. E qui oggettivamente è pazzesco. Probabilmente c’entra con Ruby anche questo. Ma non dimentichiamo quel luogo dell’anima che è Mattino 5, «dove Berlusconi», scrive Fantozzi, «si telefona con Belpietro e dopo la sentenza della Consulta ha spiegato agli italiani la sua verità». Verissimo anche questo: la prassi si chiamava “intervista” e in ogni caso precedeva l’esplodere del caso Ruby. Sull’Unità non manca una foto dei conduttori di Mattino, 5 Paolo Del Debbio e Federica Panicucci: da intendersi come l’acme, come i cuochi di punta della melassa ripugnante. Vedeste, la mattina presto, la faccia gramsciana che hanno."

Il web non e' una TV

Il web non e' una TV: "di G. Scorza - AGCOM pubblica la delibera che regola l'iscrizione al ROC e vi include tutti i fornitori di servizi media audiovisivi. Provvedimenti che si intersecano senza chiarezza, infittendo le nebbie nel Paese del tele-comando"

Ubuntu, il mio mondo Libre

Ubuntu, il mio mondo Libre: "La distro Linux ha sceltoilla fork di OpenOffice al posto della suite su cui Oracle ha stretto il controllo. Intanto la Lituania apre la burocrazia ai file ODF"

Egitto e Tunisia: 100 rivolte così, prevede Davos

Egitto e Tunisia: 100 rivolte così, prevede Davos: "

Da dove ci piomberà addosso il prossimo cigno nero? No, questo “Black Swan” non è il thriller con Natalie Portman nella parte della ballerina, candidata all’Oscar. Il cigno nero è una metafora statistica entrata nel gergo della finanza, si definisce come “un evento ad alto impatto, bassa probabilità, bassissima prevedibilità”. Esempio classico: la crisi dei mutui subprime del 2007. L’interrogativo sui cigni neri appassiona davvero il World Economic Forum. Chi riuscisse a prevedere il prossimo choc planetario, che si tratti di un leader politico o di un grande capitalista, avrà un vantaggio su tutti. Potrà usarlo bene – predisporre antidoti, limitare i danni – o semplicemente arricchirsi speculando nella direzione giusta. La caccia al cigno nero vale i 50.000 euro (500.000 per le imprese) che sono il “gettone d’ingresso” per infilarsi nelle riunioni tra Vip a Davos. Ed ecco la Top Five dei “cigni neri” emersa nelle prime 48 ore del summit svizzero. Al primo posto fra i mega-rischi secondo i potenti della terra viene lo choc da iperinflazione delle materie prime, soprattutto alimentari. Al secondo si piazza la miscela esplosiva “alta disoccupazione giovanile più Internet”: il risultato sono cento Tunisie all’orizzonte, e non soltanto nel mondo arabo. Solo al terzo posto arrivano le bancarotte sovrane, certo pericolose, però già un po’ scontate negli scenari attuali. A sorpresa, al quarto e quinto posto si piazzano invece due “choc positivi” (gli eventi definiti cigni neri sono imprevedibili e potenti, ma non necessariamente catastrofici). Questi potrebbero dare una sterzata benefica al nostro futuro: sono il pensionamento dei baby-boomer in quanto apertura di un nuovo mercato tra le “pantere grigie”; e l’impennata dei salari in Cina con tante ripercussioni favorevoli.


Dell’allarme più condiviso si fa interprete qui il presidente dell’Indonesia, Susilo Yudhoyono: “La prossima guerra economica sarà sui prezzi alimentari, sul pane e il riso, sulle penurie”. Lui ne sa qualcosa: governa la quarta nazione più popolosa del pianeta, una neo-potenza ricca di materie prime, che fu scossa da tumulti popolari all’inizio del 2008 nella precedente fiammata inflazionista. E’ d’accordo l’economista Jeffrey Sachs che dirge lo Earth Institute alla Columbia: “Il caro-alimenti arricchirà alcuni paesi emergenti, ne destabilizzerà altri”. Gerard Lyons della banca Standard Chartered allarga l’impatto a tutti noi: “La ripresa mondiale finirà per inciampare proprio lì, sull’inflazione delle materie prime”. La finanza, ancora una volta, farà da amplificatore del disastro. “Nei Bric (Brasile Russia India Cina) ci sono già le premesse per delle bolle speculative, se ci si aggiunge una fiammata d’inflazione ecco da dove partirà la prossima crisi finanziaria mondiale”. L’opinionista Fareed Zakaria di Time, moderatore di uno dei dibattiti, è convinto che “le banche centrali stanno ignorando la bolla delle materie prime, proprio come nel 2000 ignorarono quella di Internet e nel 2007 quella del mercato immobialiare: a nostro rischio e pericolo”. L’industriale Klaus Kleinfeld, che dirige il gigante dell’alluminio Alcoa, vede una strategia praticabile per proteggerci da questo cigno nero: “La pressione reale per il rincaro delle materie prime è sì formidabile: deriva dall’urbanizzazione dei giganti asiatici, dal boom dei loro consumi, dall’arricchimento dell’altra metà del pianeta. Ma può e deve scattare la ricerca di sostituti intelligenti, l’innovazione che punta sui nuovi materiali, solo la creatività e tanta ricerca scientifica possono salvarci”. Larry Summers, ex segretario al Tesoro di Bill Clinton e consigliere economico di Obama fino al mese scorso, punta il dito sul secondo cigno nero. “Metà della popolazione del pianeta oggi ha meno di 25 anni. E sono i più interconnessi attraverso le tecnologie digitali, i siti sociali, Facebook e Twitter. Sono anche la fascia della popolazione che, dalla Spagna al Medio Oriente, soffre tassi di disoccupazione fino al 40%, il doppio degli adulti. Quante altre Tunisie vedremo esplodere?” L’altra faccia dell’evoluzione demografica potrebbe invece salvarci, secondo il capo di McKinsey Dominic Barton: “Dell’invecchiamento si parla quasi sempre come un disastro per i conti della previdenza. Invece sarà uno choc positivo. La progressiva andata in pensione delle generazioni del baby-boom (nate fra il 1945 e il 1965) sta per creare un’enorme domanda aggiuntiva di nuovi servizi, servizi alla persona, per il benessere fisico e psichico, per il tempo libero, la cultura. Ne deriveranno miriadi di nuove opportunità di lavoro”. In quanto allo choc positivo sui salari cinesi, lo ha quantificato il segretario al Tesoro Usa, Tim Geithner: “Da luglio il renminbi si è rivalutato solo del 3% sul dollaro, ma se si aggiunge l’aumento dei salari operai, la vera rivalutazione cinese è già al 10% annuo”. Questo significa più consumi interni nella nazione più popolosa del mondo. Perché l’Occidente possa approfittare di quel mercato, però, il World Economic Forum indica che dobbiamo puntare sul “modello Bmw”: alta tecnologia, alta qualità. Il modello lo riassume un imprenditore tedesco, Eckhard Cordes del gruppo Metro: “La questione non è se l’Occidente può farcela a seguire l’esempio della Germania. Deve farcela, non ha alternative. Solo investendo nell’istruzione e nella ricerca, garantendo ai giovani posti di lavoro qualificati, potranno permettersi un Welfare come quello che gli abbiamo lasciato”.

Guzzanti-Masi: la telefonata a Parla con me - Video - Repubblica Tv - la Repubblica.it

Guzzanti-Masi: la telefonata a Parla con me - Video - Repubblica Tv - la Repubblica.it

venerdì 28 gennaio 2011

Rifiuti, arrestati il prefetto Catenacci e l'ex vice di Bertolaso Di Gennaro - Napoli - Repubblica.it

Rifiuti, arrestati il prefetto Catenacci e l'ex vice di Bertolaso Di Gennaro - Napoli - Repubblica.it

Quanto sottraggono al fisco le esenzioni per gli enti ecclesiastici?

La seconda versione del decreto sul fisco municipale del governo reintroduce anche per l'Imu le esenzioni relative alla lettera c e i dell'articolo 7, comma 1 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 che riguardavano l'Ici. Per gli ignari, si tratta delle esenzioni che si riferiscono agli immobili destinati "esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive,culturali, ricreative e sportive o per uso culturale".
Nei fatti, sono per la maggior parte strutture religiose, prevalentemente di proprietà di enti ecclesiastici. La condizione ulteriore per il riconoscimento dell'esenzione è che questi immobili non siano destinati, esclusivamente, ad attività di tipo commerciale. La distinzione tra destinazione commerciale e non commerciale è già di per sé sottile: è in pratica difficile distinguere tra un ristorante e una mensa religiosa, tra una struttura recettiva e un albergo. Lo diventa ancora di più quando è sufficiente che la destinazione commerciale sia non esclusiva. L’esenzione rischia però che si introduca una discriminazione fiscale non giustificabile tra imprese che in realtà producono gli stessi servizi per il mercato. Proprio per questo, e per la terza volta, la Commissione europea ha aperto un procedimento nei confronti dell'Italia.


http://www.lavoce.info/articoli/-questiontime/pagina1002121.html

giovedì 27 gennaio 2011

Ma veramente?

Avete già sentito parlare degli SCEC? E' l'ultima trovata degli amici napoletani di Beppe Grillo. Nella cittá partenopea non si parla d'altro. Gli ideatori, facenti parte dell'associazione Masaniello, hanno avuto tanto successo che media a tiratura nazionale, come il Corriere della Sera, il Mattino, il Secolo XIX, Libero, Oggi e alcune trasmissioni Rai e Radiorai si sono occupati di loro. Tutto questi a pochi mesi dalla nascita.
...


Evidentemente, dovevo essermi trasferito altrove senza saperlo ...
http://www.ilconsapevole.it/articolo.php?id=8567

Nicole Minetti - Consiliere regionale della Lombardia - Il Pololo della Liberta'

Nicole Minetti - Consiliere regionale della Lombardia - Il Pololo della Liberta'

Suggerisco un nuovo slogan: "La politica in mezzo alle gambe"

Veltroni parla di lavoro, Marchionne e Sindacati ...

Tratto dal discorso al Lingotto del 22 gennaio. Il testo integrale può essere letto qui


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L’Italia non riprenderà a crescere se non si libererà dalla morsa del debito. Ma anche viceversa: non sarà possibile liberarsi dal debito, se non riprendendo a crescere. Anche su questo versante c’è poco da difendere e molto da cambiare, quando la struttura economica di un Paese è caratterizzata da bassa produttività, bassi salari e bassa occupazione, mentre ad essere alta è solo la precarietà.

La situazione va radicalmente rovesciata, con un nuovo patto tra produttori: per far crescere insieme la produttività, i salari e l’occupazione e per ridurre la precarietà mediante un forte sistema di flexsecurity. Per questo dobbiamo riaffermare la vocazione industriale e manifatturiera del nostro paese, insieme all’apertura del nostro mercato agli investimenti esteri.

Per questo il successo dell’operazione Fiat-Chrysler, con la nascita e il consolidamento sul mercato mondiale di una grande multinazionale dell’auto, fortemente radicata in Italia, è di importanza strategica per il futuro del paese. E per questo abbiamo espresso un convinto consenso ai pur difficili e dolorosi accordi su Pomigliano e su Mirafiori. Sono accordi che chiedono un supplemento di impegno, di fatica, di disciplina, a lavoratori che già vivono condizioni di lavoro pesanti, in cambio di retribuzioni certamente inadeguate. A quei lavoratori, al loro “si” contrastato e sofferto, pensiamo debba andare il rispetto, l’ammirazione, la gratitudine di tutti gli italiani. Così come occorre comprendere le ragioni del “no” e con esse dialogare. Senza gli accordi non ci sarebbe stato l’investimento: Napoli, Torino, l’Italia avrebbero visto ridimensionata una presenza industriale che deve invece essere confermata e rilanciata. Con gli accordi, Fiat ora è chiamata a confermare ed estendere il suo radicamento in Italia. Ed è chiamata a mostrare la sua forza inventando prodotti competitivi sui mercati. Con gli accordi, per i sindacati, la cui unità non dobbiamo mai smettere di cercare e promuovere, per le imprese e per la politica, si è aperta una fase nuova, una stagione paragonabile a quella in cui si affermò una nuova legislazione del lavoro, ormai decine di anni fa.

E’ un tempo per i riformisti, quello che ora si può e si deve aprire. Prima di tutto: nuove relazioni industriali. L’approvazione degli accordi per la nuova Fiat accelererà la tendenza allo spostamento del baricentro della contrattazione collettiva dalla dimensione nazionale verso i luoghi di lavoro. E’ quindi ancor più necessario e urgente costruire un nuovo modello di relazioni sindacali e ridefinire, in questo contesto, le regole della rappresentanza, per fare non meno, ma più contrattazione collettiva, in un contesto sicuro di diritti e doveri per ciascuna organizzazione. La via maestra è quella di un accordo interconfederale, eventualmente tradotto poi in norma di legge. Ma sono tredici anni che se ne parla. Ha quindi ragione Pietro Ichino, quando propone, in carenza di accordo, di approvare una legge, che attribuisca in modo chiaro alla coalizione sindacale maggioritaria il potere di negoziare con efficacia per tutti e al sindacato minoritario, anche se rifiuta di firmare, non il potere di veto, ma il diritto alla rappresentanza in azienda.

Ma c’è una questione ancora più grande che è tempo di affrontare senza gli schemi ideologici di una storia passata. Cominciammo a farlo nel programma elettorale del 2008. Si chiama partecipazione dei lavoratori alla vita dell’azienda. E’ ora e tempo di dare attuazione all’articolo 46 della Costituzione: un articolo frutto della convergenza riformatrice di due personalità del rilievo e della statura di Giovanni Gronchi, che fu l’estensore del testo dell’articolo, e di Giuseppe Di Vittorio, che lo sostenne e lo difese contro gli opposti conservatorismi ideologici della destra liberale e del radicalismo di sinistra, “attribuendo al concetto di collaborazione il significato di partecipazione attiva dei lavoratori alla gestione dell’azienda e quindi allo sviluppo dell’azienda stessa nell’interesse dei lavoratori e del Paese”. Partecipazione significa diritto di accesso dei lavoratori, rigorosamente basato sul principio contrattualistico, alle informazioni sull’andamento dell’impresa ed eventualmente anche partecipazione agli organi di controllo della gestione, partecipazione al capitale, senza escludere quella agli utili. E’ attraverso la partecipazione nella gestione dell’impresa, che i lavoratori possono condividere con il management la “scommessa” legata a piani di sviluppo innovativi, che chiedono grandi investimenti in capitale e lavoro e pretendono da entrambi forti dosi di condivisione del rischio. Se il piano ha successo e gli obiettivi produttivi vengono conseguiti, deve risultarne direttamente influenzato l’assetto retributivo, sia dei lavoratori, sia del management, a partire dal leader dell’azienda.

Ma voglio, a questo punto, dire con chiarezza: basta con esagerate stock-option e premi milionari per i manager, esercitabili senza vincolo temporale e centrati sui risultati finanziari e speculativi di breve periodo, anziché su quelli industriali, con l’inevitabile, conseguente conflitto d’interessi, fonte di sospetti e di sfiducia. Anche a questo proposito Obama ci fornisce un riferimento prezioso. Negli Usa, il presidente ha potuto e dovuto agire sugli emolumenti scandalosi dei top-manager delle banche salvate coi soldi dei contribuenti. Qui in Italia, possiamo limitarci a chiedere che alla Fiat anche il contratto di Marchionne sia legato, come quello dei lavoratori, al successo di lungo periodo del piano Fabbrica Italia.

5. Contro la precarietà, un diritto unico del lavoro

In quasi tutti i settori produttivi, oggi - nella nostra Repubblica fondata sul lavoro - possono esistere aziende importanti con pochissimi lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato e una enorme massa di lavoratori di serie B, C e D. Un apartheid che per i giovani significa il dramma dell’insicurezza e la paura del futuro. Ai lavoratori precari, in particolare giovani, non basta rivolgersi con proposte di ordinaria manutenzione del nostro diritto del lavoro, magari accompagnate da un immediato, forte aumento dei contributi previdenziali. Bisogna puntare risolutamente al bersaglio grosso, ora, subito. Perché è in gioco il destino di un’intera generazione e perché la Grande recessione ci ha fatto toccare con mano l’intollerabilità etico-politica e l’inefficienza economica di un sistema di diritti e tutele del lavoro così pesantemente discriminatorio verso la sua parte più debole. Questo è il tempo di una battaglia per l’adozione di un “diritto unico del lavoro”, che possa applicarsi a tutti senza compromettere la competitività delle nostre imprese. Non si tratta di intaccare o modificare la posizione di chi ha già un rapporto di lavoro stabile. Si tratta di offrire a tutti quelli che si affacciano oggi al mercato del lavoro qualcosa di molto migliore di ciò che il regime di apartheid attuale offre loro. Si può fare, si deve fare adesso.
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domenica 23 gennaio 2011

Dopo Priapo ci aspettano solo le "mezzepippe"

Dopo Priapo ci aspettano solo le "mezzepippe": "

Quando Berlusconi mollerà tirerò un sospiro di sollievo perché i magistrati non avranno più alibi per deci­dere sui governi, la tv, la vita e il voto de­gli italiani"

Elogio di Cuffaro

Elogio di Cuffaro: "

So che qualcuno storcerà il naso, ma non me ne frega nulla, è un pensiero che voglio condividere con chi vorrà farlo. Non avrei mai pensato che avrei provato un incredibile sentimento di rispetto per Totò Cuffaro. Così come è stato un pericoloso fiancheggiatore della mafia, pasticcione, ambiguo, pericolosamente losco nella sua carriera politica, Cuffaro ha saputo trovare ieri una misura di grande dignità nel momento della condanna: “Accetto il verdetto, vado a costituirmi”.


C’era intorno a lui il suo staff in lacrime, c’era la consapevolezza di una grave malattia che affligge sua figlia, c’era la cannula di ossigeno che spesso lo insegue, e non è certo simulazione. Forse è vero che siamo mitridatizzati e assuefatti a tutto, forse è vero che sono giorni incredibili, ma la pacatezza con cui Cuffaro ha accettato la sua condanna senza contestare la sentenza e senza inveire contro i giudici, di questi tempi è un gesto eversivo.


So che in questo paese la cultura del nemico ha avvelenato ogni cosa. So che qualcuno si divertirà a gioire al pensiero di saperlo in carcere. Eppure io credo che proprio nel momento in cui scatta la pena, e l’accettazione della pena, sia necessario riconoscere che questo atteggiamento porta Cuffaro dieci spanne sopra quei politici che, accusati di reati apparentemente meno infamanti, contestano le istituzioni, accusano la magistratura di eversione, mettono in campo ogni mezzo pur di sottrarsi alla legge. Forse è proprio vero che la cultura democristiana, in Italia, malgrado la vertigine inquietante dei suoi lati oscuri, è diversa da quella eversiva dei piccoli autocratici che gridano al colpo di Stato, e intanto provano a metterlo in atto.

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In un Paese normale

In un Paese normale: "

La questione del Biotestamento evidenzia oltretutto tre problemi: il primo è che la magistratura tende a invadere gli spazi della politica, il secondo è che la politica tende a lasciare scoperti spazi clamorosi – che perciò la magistratura invade – e il terzo è che la politica rischia di invadere la nostra vita privata nel proporre leggi sciagurate. Questa, da noi, è una lettura realistica del problema. Ora è successo questo: il Tribunale amministrativo di Firenze ha deciso la nomina di una sorta di tutore legale che possa impedire ai medici di procedere con la rianimazione e con l’alimentazione artificiale e con altri interventi che siano contrari alla nostra volontà. Nei fatti è un sì al Testamento biologico, motivato ineccepibilmente dalla nostra libertà di poter scegliere i trattamenti sanitari a cui essere sottoposti: ciò che la nostra Costituzione garantisce e ciò che le leggi allo studio del governo, invece, non garantirebbero per niente. In concreto: se un cittadino va in coma irreversibile, può arrivare questo tutore – che può essere anche una moglie o un fratello – il quale può disporre la sospensione di ogni «cura» e autorizzare trattamenti palliativi, oppiacei compresi: anche se dovessero accorciarci la vita.


Chiarita la dinamica, tutte le polemiche sono immaginabili – e così le posizioni ideologiche in seno alla maggioranza, contrattate con il Vaticano – e tanto vale attenerci a un piano strettamente realistico, dunque. La magistratura occupa gli spazi della politica, come detto, ma la politica lascia scoperti degli spazi di cui la Magistratura non può non occuparsi, una tantum: questo perché il ritardo culturale del nostro Parlamento non fa che produrre contrapposizioni ideologiche che attizzano solo i nostri dibattiti sui giornali, mentre il Paese, quello vero, continua intanto a cavarsela da solo: lascia cioè al grigio degli ospedali la scandalosa clandestinità in base alla quale il decesso di centinaia di migliaia di pazienti è accompagnato da un intervento segreto e non dichiarato dei medici.


A margine del «si fa ma non si dice», ogni tanto, qualcuno si rivolge ai giudici e così fioccano sentenze della Cassazione o delle Corti d’Appello o appunto del Tar, interventi che però attenzione, non disciplinano davvero la materia: si limitano a codificare l’esistente, lo mettono nero su bianco, ed è proprio quello che l’ipocrisia della Chiesa e dei suoi politici baciapile non possono sopportare. Perché al limite certe cose si possono fare, ma non dire, figurarsi scriverle. L’interventismo delle toghe, in sostanza, da una parte è inevitabile, dall’altra rischia di svegliare il can che dorme in Parlamento, laddove sonnecchia la legge più liberticida d’Occidente sulla materia: un finto testamento biologico che consegna il tuo corpo inanime nelle mani dello Stato e ti impone dei trattamenti sanitari obbligatori fregandosene del tuo consenso, e fregandosene, soprattutto, del particolare che la maggioranza degli italiani di destra e di sinistra (dati-alla-mano) non è d’accordo per niente. In un Paese normale, in sintesi, ci sarebbe l’urgenza di fare una legge sul testamento biologico come c’è appunto nei paesi normali. In questo Paese c’è soltanto il terrore che la legge, presto, possano farla davvero.


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"Albanese ha stravolto la mia canzone..."

"Albanese ha stravolto la mia canzone...": "

Parla Peppe Voltarelli, l’artista che ha inciso "Onda calabra", trasformata dal comico in un successo senza dirlo all’autore. "Ha ribaltato il senso poetico del brano. Ma non voglio risarcimenti in denaro"

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L'orgoglio di una figlia: quando la dignità vale più della diplomazia

L'orgoglio di una figlia: quando la dignità vale più della diplomazia: "

Con una frase priva di calcolo, diplomazia e convenienza, la primogenita del Cavaliere ha difeso senza esitazioni il padre"

Mister Gomorra fa il guardone

Mister Gomorra fa il guardone

Il popolare scrittore sposa per moda e compiacenza l'inchiesta delle toghe rosse contro la libertà sessuale. Scambia i desideri per crimini dimostrandosi così dilettante di giurisprudenza e ignorante di letteratura

Ma chi è questa Donazzan che vuole il #rogodilibri? Andiamo a vedere?

Ma chi è questa Donazzan che vuole il #rogodilibri? Andiamo a vedere?: "

Chi è la tizia che dichiara i nostri libri “diseducativi”, pontifica sul “bisogno di buoni esempi, non di cattivi maestri” e chiede ai dirigenti delle scuole del Veneto di mettere al bando centinaia di titoli e – soprattutto – i loro autori? Chi è costei? Fuori dal Veneto, si sa solo che è l’assessore regionale all’istruzione e alla formazione, e che è del PdL. Ma a parte questo, che è l’involucro, chi è Elena Donazzan?

Beh, per fare un esempio, è quella dentro il cerchio:





BUONI ESEMPI



Valdobbiadene (TV). Commemorazione dei “marò” del Battaglione N.P. della X Mas. Foto senza data né didascalia, tratta da “Littorio”, periodico della Federazione R.S.I. di Treviso, n.7, luglio-settembre 2010. Anche nel trevigiano la X Mas fu responsabile di rastrellamenti, torture ed esecuzioni di partigiani, persino dopo la Liberazione. L’episodio più noto è l’eccidio di Crocetta del Montello, 28 aprile 1945. Prima di essere uccisi, i partigiani catturati, «nudi fino alla cintola, uno alla volta, venivano posti con la schiena su di un piccolo sgabello e il loro corpo gettato all’indietro, finché il capo non sfiorasse il terreno e fino ad assumere la posizione a bilancia. Poi costoro, sempre a torso nudo. venivano frustati con un nerbo e poi venivano portate delle latte di benzina per sottoporli alla tortura del fuoco. Gli interrogatori cominciavano alle ore venti e continuavano ininterrottamente fino alle tre del mattino ed io sentivo le grida di coloro che venivano interrogati, unite a colpi di pistola.» (deposizione di Adriano Calabretto al processo contro Junio Valerio Borghese e altri, febbraio 1948).





Eh, già. L’assessore Donazzan viene da un certo ambientino, e se lo porta dietro. La rete è piena di interessanti immagini, bizzarri resoconti, roboanti dichiarazioni, curiosi aneddoti. Molti la conoscono per l’intenzione di regalare copie della Bibbia a tutti gli scolari del Veneto (e paga Pantalone!), ma non è che uno degli episodi. Qui possiamo comporre solo un breve florilegio (grazie a Lello Voce per gli input). Invitiamo altri a cercare / raccontare.

Non veniteci a dire che “sono solo provocazioni, non bisogna caderci”, “sono boutades, non dobbiamo darci peso”, “le state solo facendo pubblicità” etc. etc. Costei non ha affatto bisogno della nostra “pubblicità”: non è chi ci legge a interessarle. Lei ha il suo mondo, la sua base, i suoi referenti, e tutto il resto è Nemico Assoluto. Grazie a chi, in questi anni, ha continuato a sottovalutare e fare il “superiore”, ci ritroviamo tutti nel letame a testa in giù. E se ora non ci diamo una svegliata, se permettiamo al nemico di stabilire tutti i precedenti che vuole, non avremo più metafore per descrivere l’incubo. Come ha scritto qualcuno su Tumblr, “il Veneto è avanti di sei mesi” (ovvio: corre in discesa!), e se vi sembrava già troppo la camerata Santanché, aspettate che alla ribalta nazionale giunga costei.


“Non è leader di un partito ben specifico”


Pochi click, ed ecco una sviolinante apologia della tizia scritta da suoi, ehm, fans. E dànno l’impressione di farlo gratis! Il melenso elzeviro sta sul blog di Alternativa Sociale di Schio, sobriamente intitolato: “Elena Donazzan, patrimonio d’Italia”:


«Elena Donazzan, sempre più raggiante, bella, felice, una volta di più in questo evento dove incontrava la gente che le vuol davvero bene e che l’ha sostenuta nella durissima, recente campagna elettorale [...] Lei, la protagonista, la festeggiata, colei che “amando il Veneto” è diventata la figlia di un intero territorio, la predestinata, siamo pronti a scommetterci, al ruolo di Presidente della Regione. Quello che viene prodotto è un discorso pieno d’affetto e di gratitudine, per tutti gli elettori, gli amici, i suoi sostenitori, tra tutti Sergio Berlato, i cacciatori, per i quali  si è sempre battuta e che la riconoscono come riferimento politico incontrastato [...] La conclusione, degna cornice  a parole capolavoro dette con il sostegno del cuore e dell’anima, è stato l’Inno Nazionale, che lei ha voluto regalare agli astanti e si è voluta regalare inneggiando all’amor patrio, che rende italiani ed orgogliosi di esserlo, cantato con sollenità [sic], con la mano sul cuore da alcuni, a squarciagola, sopra ogni dubbio sulla voglia di unità di un popolo che non vuole perdere l’identità nel nome di ragioni irragionevoli.

Grandi applausi alla fine, tutti che corrono ad abbracciarla, con una sola certezza: Elena Donazzan non è un leader di un partito ben specifico, perchè [sic] una tessera o una bandiera, che non sia quella tricolore, non possono circoscrivere i perchè [sic] di cotanta persona, di così profonda umanità ed umiltà. Elena Donazzan è patrimonio d’Italia: auguri principessa di Pove, il futuro è nelle tue mani!»


Praticamente Fascisti su Marte.

Però non è Marte.


Biagi e D’Antona uccisi per colpa dell’antifascismo


Il 24 novembre 2010, il consiglio regionale del Veneto si accingeva a votare le Norme in materia di tutela e valorizzazione del patrimonio storico, politico e culturale dell’antifascismo e della Resistenza. A un certo punto, la principessa di Pove si è lanciata in una confusionale filippica, cercando in tutti i modi di “buttarla in vacca”. Ne è nata una gazzarra. Ecco come descrive la scena l’inviato del “Corriere del Veneto”:



«…in un crescendo che l’ha vista partire dai ricordi di uno zio fascista in Russia per arrivare fino alle contestazioni durante la presentazione dei libri di Pansa, la Donazzan ha attaccato: “Sotto la bandiera dell’antifascismo militante sono caduti Marco Biagi e Sergio D’Antona…”. In aula è scoppiata la bagarre, ma la Donazzan ha continuato imperterrita: “Arrivo anche alla costituzione… “. Urla e strepiti dai banchi dell’opposizione. “In nome dell’antifascismo militante…”. Non si sentiva più nulla: “Questa è la tolleranza che è dovuta… “. Il presidente del consiglio regionale, sempre più forte: “Scusate, scusate, scusate…” Donazzan: “Questa è censura… censura profonda”»



La principessa di Pove sfoggia il sempiterno vittimismo dei neofascisti: strilla alla censura cercando di far tacere gli altri, e si atteggia da perseguitata dall’alto della propria costosa (per i contribuenti) cadrega.

Pochi mesi dopo, eccola chiedere la messa al bando di scrittori che non la pensano come lei (forse perché hanno avuto l’eleganza di nascere e crescere in tutt’altri ambienti).

Curiosità: i nostri amici di Militant si saranno certamente riconosciuti nella frase sulle “contestazioni durante le presentazioni ai libri di Pansa”. Questa menzione è una vera e propria medaglia al valore. Animo, compagni: se va a finir male, vi rivaluteranno tra settant’anni, com’è successo agli Arditi del Popolo.

Degna di rilievo anche la descrizione, da parte di Donazzan, di un ipotetico “nuovo 25 Aprile”:



«Sogno e ritengo di lavorare per un 25 aprile in cui tutti i combattenti che si affrontarono lealmente, chi in nome della Libertà, chi in nome dell’Onore d’Italia, ma sempre sotto il tricolore, si riappropino [sic] di questa giornata e marcino insieme, come già avviene da anni nelle adunate degli alpini, dei bersaglieri, dei granatieri, dei paracadutisti: un 25 aprile che sia di vera riconciliazione e che sia davvero di tutti.»



Sentendo prospettare una siffatta “marcia”, ci è venuta in mente Waiting For The Worms dei Pink Floyd, da The Wall. Prendetevi un paio di minuti, godiamocela insieme.




L’ora di religione e la Bibbia


Già un paio di anni fa la principessa aveva proposto che l’ora di religione tornasse obbligatoria. Obbligatoria per tutti, anche per i figli di genitori non cattolici. Portentosa l’argomentazione:



«Perché in Italia non si ruba e non si uccide, perché abbiamo questo senso della famiglia, perché il rapporto deve essere imperniato sul rispetto e sul perdono? Questi sono i principi comportamentali di chi vive in Italia, derivano da un approccio culturale alla religione cattolica, non derivano da altre religioni, in Italia da sempre anche se non lo vogliamo riconoscere questi principi non derivano dal giusnaturalismo, ma dalla religione cristiana.»



In Italia non si ruba e non si uccide. In Italia il rapporto è “imperniato sul perdono”. Niente furti né omicidi né sentimenti di vendetta. Ed è merito dei preti. E’ proprio il caso di dirlo: In Italia si sta da Dio. Invece nei paesi non cristiani si ruba e si uccide e non si perdona mai nessuno. Perché sono giusnaturalisti. No, aspettate… Ci siamo persi.

E l’intervista conteneva altre chicche.

Più di recente, poco prima di avere l’idea di proibire molti libri, Donazzan si è messa in testa di imporne uno solo. La Regione Veneto, coi soldi delle tasse di tutti i contribuenti (anche atei, agnostici e di altre confessioni), dovrebbe regalare una copia della Bibbia a ogni alunno delle elementari. Non è questione se la Bibbia si debba leggere o meno: non ci piove che sia una pietra angolare della nostra storia. Ma il gesto annunciato da Donazzan puzza di fondamentalismo e oltraggia la laicità dell’istituzione pubblica, oltre a prefigurare un monumentale sperpero di denari e risorse. A occhio e croce, parliamo di una tiratura ad hoc che nemmeno Dan Brown e Stephen King messi insieme. Interi boschi abbattuti in chissà quale parte del mondo, fondi sottratti alle emergenze sociali, tutto per la hybris di una Pulzella che, se non erriamo, milita nello stesso partito del bunga-bunga, della Minetti e dell’ingurgito di Cialis. Nel nome di Papi, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Citiamo dalla Tribuna, quotidiano di Treviso:



«”Mi piacerebbe sapere se Donazzan, che dice di essere attenta ai valori cristiani, ha mandato una copia della Bibbia anche al presidente Berlusconi, perché se non l’ha ancora fatto sarebbe bene lo facesse al più presto”. Commenta sarcasticamente l’onorevole Simonetta Rubinato (Pd) la decisione della Regione Veneto di regalare una bibbia ai bambini delle scuole.

”Credo che la Regione – ha aggiunto Rubinato – farebbe bene ad occuparsi dei problemi dei cittadini, lasciando alla Chiesa il compito di educare i giovani alla fede cristiana”. ”Vorrei capire quanto costa questa iniziativa – conclude – e se essa verrà replicata anche in futuro. Penso che i cittadini abbiano diritto di sapere, perche’ non ci sono risorse per le scuole materne o per i centri di ascolto per adolescenti per la prevenzione delle dipendenze. Invece ci sono per fare propaganda attraverso l’uso strumentale della Bibbia”.»



Ma a parte quel libro, quali altri libri vanno bene per le scuole?


Per esempio, 1989/2009. 20 anni dalla caduta del muro, volume che Donazzan ha fatto scrivere e pubblicare a spese della Regione. Peccato che tale libro si sia rivelato copiato di sana pianta da Wikipedia e altri siti, oltreché pieno zeppo di propaganda cripto-fascista presa da fonti partitiche e riversata sulle pagine senza alcun filtro. In questo video il politico vicentino Matteo Quero (ex-PLI, oggi PD), figura nota alle cronache venete, illustra alcuni copia-e-incolla e riferimenti subdoli. Quero o non Quero, la dimostrazione è incontrovertibile.



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Appendice forse OT: Il dente che duole


Alle importanti riflessioni terminologiche fatte da Lello Voce sul suo blog e su Carmilla, ne andrebbe aggiunta una sulla parola più inquinata: “libertà”, che nel discorso politico italiano ha ormai assunto un significato opposto a quello registrato nei dizionari. La “libertà” che sta nei nomi di diversi partiti politici (tutti quanti “partiti personali”, poco più che aloni intorno a un leader-personaggio, aureole intorno alla sua testa) è una parola svuotata, dunque non ha nulla a che vedere con le libertà concrete che in questo paese è necessario difendere. E come accade per molte cose, più si evoca la libertà, più significa che non ce n’è. “Libertà. Più la esibiscono sugli scudi e meno la vogliono” (Tuone Jurman detto “il Tuota”, Dubrovnik, 1569). La lingua batte dove il dente duole. In Italia, di solito, chi si definisce “liberale” intende dire che non gli dispiace il fascismo. E il sedicente “liberismo”, lo sappiamo, è la dottrina economica che più ha prodotto schiavitù sul pianeta.

Nella lingua italiana tutte le parole che iniziano con “liber-” sono diventate mostruose o, quando va bene, innocue. Ce n’è una sola che ha conservato una quota di senso, e infatti è la meno ricorrente, la più tenuta ai margini del discorso pubblico, la più temuta e odiata da sproloquiatori e donazzànidi: “liberazione”. Spesso con l’iniziale maiuscola: “Liberazione”. Parola che descrive un processo e il suo esito, un agire e il suo fine. Al contrario di “libertà”, che può essere un concetto astratto e disincarnato, “liberazione” implica gli esseri umani. Senza di essi non esiste. Si libera sempre qualcuno, e ci si libera da qualcuno.

“Popolo della Libertà” è un’espressione orrorifica. “Futuro e libertà” è pura distopia. “Sinistra, ecologia e libertà” è una borsa della spesa che si rovescia.

Liberarsi della “libertà”
sarebbe già l’avvio di una liberazione.


AGGIORNAMENTO DELLE 11:23


Beccatevi questi video dove il solito Quero ci parla di un CD “europeista”, finanziato dalla regione Veneto e curato dall’associazione Strade d’Europa, la stessa che ha realizzato il libretto sul Muro (libro che doveva essere, come al solito, distribuito nelle scuole…).

Nel CD, testi neofascisti, con inni alla Guardia di Ferro e a Codreanu.



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Acqua, così la privatizzazione gonfia le nostre bollette

Acqua, così la privatizzazione gonfia le nostre bollette

Entro dicembre la gestione della rete idrica sarà affidata alle imprese e la corsa ad accaparrarsi l'oro blu è già iniziata. Un business da 64 miliardi, ma c'è l'incognita referendum

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Il procuratore Zucca: 'Lo Stato impedisce che vengano pagati i danni'. 'Non saranno più chiamati a risarcire le vittime degli abusi'.

Genova, 22 gennaio, Laurea Honoris Causa a Roberto Saviano.

Genova, 22 gennaio, Laurea Honoris Causa a Roberto Saviano.: "La Repubblica, 20 gennaio 2011. L’Università di Genova conferisce a Roberto Saviano la Laurea Honoris causa in Giurisprudenza. 'Il racconto del potere criminale come affermazione del diritto' è il titolo della discorso che Roberto Saviano terrà a Genova, sabato 22 gennaio 2011, durante la cerimonia di conferimento della laurea."

L’inevitabile punizione della storia

L’inevitabile punizione della storia: "

Io e mia moglie siamo entrambi magistrati e prestiamo il nostro servizio da venticinque anni in Sicilia.


In passato accadeva che solo negli ambienti più torbidi del malaffare e della criminalità più odiosa i magistrati (e dunque anche noi) venissimo apostrofati con espressioni ingiuriose – tipo “sbirro”, “curnutu”, e altre – da chi, essendo un criminale, ci teneva a marcare una differenza per così dire ontologica con chi, nel suo universo di riferimento, serviva il nemico: cioè, lo Stato.


E tuttavia, anche questi criminali e anche i peggiori di loro pronunciavano le ingiurie solo quando parlavano fra loro o in ambienti in cui fosse condiviso il loro sistema diciamo così valoriale.


Perché in qualunque altro posto diverso da una suburra anche i più squallidi ceffi si riferivano ai giudici con un rispetto formale magari insincero ma consapevole del fatto che il vivere in una società vagamente civile o almeno aspirante civile o, come direbbe Cetto, qualunquemente civile impone di fingere un certo almeno minimo rispetto per lo Stato.


Da alcuni anni a questa parte, invece, il linguaggio tipico dei più squallidi ceffi delle peggiori suburre è in uso al Capo del Governo e va in onda su tutti i mezzi di comunicazione in tutti gli orari e a preferenza in quelli di punta sulle televisioni generaliste.


Dunque, io e mia moglie ci troviamo costretti a vietare l’uso della televisione – e sommamente negli orari dei vari telegiornali – ai nostri figli adolescenti, per evitare che le loro anime semplici risultino disorientate su una delle idee che i genitori in qualche modo gli hanno inculcato: che i magistrati sono al servizio dello Stato e svolgono un lavoro onorato.


Né sarebbe sensato smentire il Presidente del Consiglio dinanzi ai nostri figli, perché sembra evidente che, se il Presidente del Consiglio, al pari di qualunque incallito criminale, dice che i magistrati sono nemici dello Stato, ogni persona semplice sarà indotta a pensare che non si possa sfuggire all’alternativa consistente nel fatto che, se il Presidente del Consiglio avesse ragione, i magistrati sarebbero davvero l’antistato, ma, se avesse torto, allora senza dubbio l’antistato sarebbe lui. Ed è difficile dire quale delle due alternative sia la peggiore.


Ciò detto, per manifestare una certa – credo legittima – indignazione per ciò che è accaduto e ancora accade, riflettevo ieri sul fatto che un uomo normale è soggetto, nel suo agire, a vari condizionamenti e a diversi freni inibitori, la cui varia efficacia dipende dalle qualità intellettuali e morali della persona.


Dinanzi alla profferta di qualcosa di disonorevole, l’uomo di animo nobile rifiuterà perché ciò che gli si propone non è giusto.


L’uomo moralmente depravato rifiuterà per timore della sanzione penale.


Infine, l’uomo depravato e indifferente alle sanzioni giuridiche rifiuterà per istinto di conservazione quando l’interlocutore non dia garanzie di reggere la necessaria complicità.


Dunque, nessun malavitoso psicologicamente equilibrato accetterebbe proposte criminali da chi si offrisse come complice senza dare le necessarie garanzie di tenuta.


Tanto per dire, nessun lestofante compos sui farebbe accordi con una diciottenne, perché avrebbe la lucidità di rendersi conto che, anche se poi le dicesse: “Ti copro d’oro purché tu taccia”, non sarebbe affatto certo che lei tacesse.


Scoprire che il presidente del Consiglio ha instaurato con una prostituta minorenne un tipo di relazione tale da consentire alla prostituta minorenne di fargli telefonare direttamente mentre è intento in impegni di Stato all’estero (in Francia) per chiedergli di intervenire presso una Questura per farla liberare e che il Presidente del Consiglio ha ritenuto di telefonare direttamente alla Questura chiedendo la liberazione della ragazza, aggiungendo all’inqualificabilità del suo comportamento anche la assurda menzogna di spacciare la prostituta per la nipote di un capo di stato estero (Mubarak) è veramente sconcertante, perché colloca il Presidente del Consiglio in una catalogazione ulteriore e inferiore rispetto ai tre tipi umani sopra illustrati.


L’esistenza di un tipo umano come questo – indifferente ai precetti morali, indifferente ai precetti della legge e indifferente all’evidenza del rischio di un ricatto, prima, e di una svergognatura mondiale, poi, da parte della inverosimile complice prostituta minorenne – è possibile solo in presenza di una condizione psicologica molto gravemente compromessa, ma anche, purtroppo, a una particolare condizione della vita politica, civile e sociale del paese ospitante. Ed è questo che vorrei sottolineare.


In un paese normale, chi si proponga per servire lo Stato, comprende come ovvio il suo dovere di adeguare se stesso alle esigenze del servizio.


Dunque, chi, per esempio, si dedichi a fare il magistrato, comprende da subito di dovere smettere di frequentare – ove mai gli fosse capitato in precedenza di farlo – persone di malaffare, gente coinvolta in crimini e maggiormente in crimini orribili perché connessi a fatti di mafia e/o ad abuso di funzioni pubbliche.


Il caso del nostro presidente del Consiglio e dei suoi sodali da lui collocati nei vari ruoli funzionali alle sue esigenze (direzioni di telegiornali, Consigli Regionali, Parlamento della Repubblica) si caratterizza per il fatto che questi pensano che è lo Stato che, se vuole essere servito da questo “utilizzatore abituale”, deve adeguare le sue leggi alle esigenze dell’utilizzatore.


Dunque, da più di quindici anni, assisto da magistrato al costante mutare delle leggi del mio Paese per adeguarle alle esigenze di una persona che non considera sé stesso onorato dall’incarico ottenuto, ma il Paese beneficiato dal fatto che lui, fra una lap dance di una minorenne e dei consigli sull’autoerotismo da lui dati ad altra prostituta (in quel caso per fortuna almeno maggiorenne: la signora D’Addario, che ha registrato questi preziosi suggerimenti mentre gli venivano dati da Capo del nostro Governo e rappresentante del nostro Paese), dedica un po’ del suo tempo a occuparsi delle cose dello Stato. Senza trascurare, ovviamente, di coltivare il più possibile, nella gestione di quelle, i suoi affari personali.


Il Popolo Italiano ha ritenuto possibile violentare per anni la verità e la giustizia per portare avanti un patto scellerato con una persona che, in cambio della palesemente vana promessa di sogni sempre più mirabolanti per un avvenire radioso e sempre più “futuro”, giorno per giorno esige e ottiene da ogni tipo di cittadino, operaio, professionista, essere umano e, soprattutto, istituzione favori sempre più impegnativi e insostenibili e sempre più deplorevoli e illegali, per soddisfare la sua fame di denaro, di gloria e di sesso.


Applicando l’analisi fatta sopra ai popoli, si deve dire che, dinanzi alla profferta di un millantatore che, in cambio di vane promesse, chiede la consegna di tutto intero lo Stato, delle sue istituzioni e della sua intrinseca dignità, un popolo ricco di valori morali rifiuta perché la cosa è moralmente inaccettabile. Un popolo rispettoso delle leggi rifiuta perché la costituzione non lo consente. Un popolo depravato e irrispettoso di ogni tipo di legge rifiuta perché si rende conto di trovarsi dinanzi a un truffatore bravo solo a fare il piazzista/imbonitore.


Il popolo italiano – come il Capo del suo Governo – appartiene a un quarto tipo inferiore e peggiore rispetto ai tre appena descritti.Lo spettacolo che è sotto gli occhi di tutti e, purtroppo, di tutto il mondo, è l’inizio della punizione che la storia – come ha sempre fatto in tutti i tempi – sta iniziando a dare a un popolo tanto scellerato.


E il paradosso è che tutto ciò che è già sotto gli occhi di tutto non è che una piccolissima parte di ciò che, continuando a trattare così lo Stato e le sue istituzioni, ci toccherà di subire e vedere.


Quanto alla logica che sta dietro alla capacità di un capo di governo di mentire tanto spudoratamente in pubblico su ogni cosa che lo riguarda, essa è certamente quella illustrata da Adolf Hitler nel suo Mein Kampf: “La Grande Bugia è una bugia così enorme da far credere alla gente che nessuno potrebbe avere l’impudenza di distorcere la verità in modo così infame”.


Ma la tesi non è fondata: perché si creda a bugie tanto squallide e vergognose non è necessario che esse siano “grandi”; è necessario che siano dette a un popolo che, per ragioni meschine e disonorevoli, è disposto a fingere di credere a tutto.


La tragedia epocale di questo Paese non è nel fatto che il Capo del suo Governo sia una persona impresentabile e improponibile, amico intimo e frequentatore abituale di persone che vanno dai Previti (condannato con sentenza definitiva per crimini più che deplorevoli), ai Dell’Utri (condannato in primo e secondo grado per fatti di mafia), alle D’Addario, Ruby, Minetti, Mora, Mangano e altre decine e decine, che in qualunque altro paese non avrebbero non il telefono, ma neppure l’indirizzo di un Capo di Stato, ma nel fatto che l’intero Paese ha costantemente e sistematicamente ridotto se stesso, le sue istituzioni, le sue leggi, le sue strutture culturali, politiche e sociali a una condizione nella quale ciò che sta accadendo può materialmente accadere."

sabato 22 gennaio 2011

Caso Ruby in tv, Sgarbi da del mafioso a Gomez a “L’ultima parola”

Caso Ruby in tv, Sgarbi da del mafioso a Gomez a “L’ultima parola”: "

Clicca qui per vedere il video incorporato.


Vittorio Sgarbi e Peter Gomez ieri sera erano ospiti negli studi di ‘L’Ultima Parola’, su Raidue. Il programma di terza serata condotto da Gianluigi Paragone. Tema della puntata: il caso Ruby. Sgarbi accenna al caso Fiorillo: “…lo stesso Csm ha dato torto alla Fiorillo e ragione al governo sul caso Ruby”. A quel punto il direttore de ilfattoquotidiano.it replica: “Questo non è vero”. E Sgarbi comincia con le sue consuete aggressioni verbali: “Vuoi lasciarmi finire mafioso. Mafioso che sei!”. Gomez poco dopo risponde: “Questo atteggiamento mi pare non contribuisca a niente. La volgarità di Sgarbi è davvero straordinaria. Di quello che ha detto nei miei confronti ne risponderà in tribunale”. Ecco l’estratto della puntata di ieri 21 gennaio 2011, tratta dal canale youtube di TrarcoMavaglio."

Palin, Santanché: praticamente gemelle

Palin, Santanché: praticamente gemelle: "

L’onorevole Daniela Santanché, intervenendo ad Annozero, senza nemmeno ascoltare (figuriamoci lasciar parlare) Conchita De Gregorio, le ha urlato qualcosa a proposito della solidarietà femminile di cui, secondo lei, la direttrice dell’Unità mostrava di essere priva, avendo definito le ragazze coinvolte nello scandalo che sta travolgendo (ma sta davvero travolgendo?) il presidente del Consiglio Berlusconi, “prostitute”. Ora se chiamare le cose con il proprio nome mostra assenza di solidarietà femminile, allora anche io sono davvero poco solidale. E lo sono per la stessa ragione per cui trovai, a suo tempo, inopportuna e stonata la difesa che un gruppo di donne del centrosinistra fece a proposito della nomina a ministro dell’onorevole Mara Carfagna. Se difendere l’indifendibile, a costo di dare alle cose dei nomi diversi, serve a far sentire le donne solidali, allora sono felice di non esserlo.


La signora Santanché, mostrando un totale dispregio per il contraddittorio educato che dovrebbe essere alla base di un dibattito, continuava, dunque, ad urlare cose senza senso a Concita De Gregorio che, con grande pacatezza e serenità, la invitava a non strillare. Non parliamo poi di quando la direttrice dell’Unità ha osato “nominare” il Papa. Senza nemmeno avere idea del concetto che la De Gregorio stava esprimendo, la signora Santanché ha cominciato, istericamente, a gridare (ancora) che “chi è a favore dell’aborto e delle unioni gay, non può nominare il Papa”. Come se ciò avesse un minimo senso logico nel quadro di un dibattito politico. O di una qualsiasi conversazione fra persone che si incontrano nell’ascensore. Per concludere il suo solito “drama-show”, la signora Santanché ha lasciato lo studio appena Vauro (che le procura chiaramente dei moti di bile) ha iniziato a mostrare le sue vignette.


Nel guardare tutto ciò ho pensato all’incredibile somiglianza che unisce la signora Santanché alla signora Palin, oserei dire persino una somiglianza fisica. Sebbene, dato il maggior pudore (fittizio o non fittizio, non è questo il punto) della classe politica statunitense, la signora Palin non trascorra del tempo, durante le sue vacanze estive, con amici/soci del calibro di Flavio Briatore, per tradizione allergico al fisco (peccato mortale negli USA), l’avvenente signora dell’Alaska condivide con la signora Santanché un mai celato “fastidio” contro i musulmani, l’opposizione all’aborto, l’orrore per le coppie gay, una totale devozione al “capo” (anche se va detto che la Palin è capo di sé stessa), un’incredibile capacità nel non ascoltare, uno scatto invidiabile nell’attaccare, la leggerezza nel fare delle affermazioni e poi rimangiarsele, il tutto condito da un livello culturale tipico di chi a scuola era “volenteroso ma non si applicava”.


Esiste, tuttavia, fra le due, un’enorme differenza. Secondo un sondaggio di questi giorni, l’ex governatrice non avrebbe mai toccato un livello cosi basso nel gradimento degli americani che, per il 56%, hanno di lei un giudizio molto negativo. Sulla signora Santanché, invece, nessuno spreca il tempo a fare sondaggi."