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sabato 14 maggio 2011

Rai, Sgarbi recita la parte del censurato e al Fatto dice: “Mi state sui coglioni”

Rai, Sgarbi recita la parte del censurato e al Fatto dice: “Mi state sui coglioni”: "

Vittorio Sgarbi ora recita la parte del censurato. Improvvisa una conferenza stampa a Roma e non manca di insultare nell’ordine: Michele Santoro, Roberto Saviano, Vauro e, immancabili, Marco Travaglio e Il Fatto Quotidiano. La Rai, che paga la serie di 5 puntate del suo programma 1,4 milioni di euro a puntata più un milione di euro per il suo compenso, avrebbe posto al critico d’arte veti e condizioni difficili da accettare. Prima fra tutte quella di non andare più in diretta il 18 maggio con una puntata su Dio e la fede. “Ho saputo – dichiara Sgarbi – telefonando pochi giorni fa al direttore generale, Lorenza Lei, che la puntata dovrebbe essere registrata un giorno prima. Perché non pongono le stesse condizioni a Floris, Santoro, Saviano? Voglio essere trattato come loro, io tra l’altro, a differenza di Saviano, mi occupo di Mafia, lui di letteratura”. Ma non è tutto. L’ex sindaco di Salemi denuncia che il titolo della sua trasmissione, ‘Il mio canto libero’, va cambiato. L’ufficio legale della Rai ha eccepito che potrebbero sorgere problemi sui diritti d’autore con la vedova di Lucio Battisti e col paroliere Mogol.


Clicca qui per vedere il video incorporato.


A un cronista che gli contesta che Vauro e Travaglio per Annozero non vengono, addirittura, pagati, Sgarbi risponde così: “Santoro e Travaglio fanno la parte delle vittime, io, invece, sono lo stronzo. Vauro? Fanno bene a non pagarlo, vada a scuola di disegno”. Sgarbi, allora, ‘minaccia’: “Sono pronto a lasciare, però, mi devono trattare come hanno fatto con Enzo Biagi che ha avuto una buonuscita di 1,5 milioni di euro, io voglio 3 milioni di euro”. Peccato che Sgarbi non abbia mai ottenuto gli alti ascolti di Biagi.


Che l’ex sindaco di Salemi fosse teso per le sorti del suo programma, lo si era capito fin da mercoledì sera, quando le telecamere de ilfattoquotidiano.it lo avevano sorpreso, insieme al gruppo dei suoi autori ad inseguire il premier Silvio Berlusconi durante il ricevimento organizzato mercoledì pomeriggio dall’ambasciata d’Israele a Villa Miani a Roma, senza, però, riuscire a fermare il Cavaliere. A telecamere spente, ma non le nostre, l’ex sottosegretario ai Beni culturali al termine della conferenza stampa con un giornalista di Repubblica si lascia scappare: “Ah sei di Repubblica, pensavo fossi del Fatto, menomale perché quelli del Fatto Quotidiano mi stanno sui coglioni”.

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giovedì 28 aprile 2011

Il ritorno di Sgarbi in tv: "Col mio canto libero sfido Roberto Saviano"

Il ritorno di Sgarbi in tv: "Col mio canto libero sfido Roberto Saviano": "

Il 18 maggio apre finalmente la trasmissione Rai più discussa dell’anno. Il critico racconta come sarà: "Arte, cultura, grandi ospiti. Ma il fulcro saranno i miei monologhi, tre a serata""

domenica 24 aprile 2011

Meno audience ma il 63% della pubblicità il caso Mediaset è unico in Europa

Meno audience ma il 63% della pubblicità il caso Mediaset è unico in Europa

Nessuno nel Vecchio Continente è in grado di raccogliere oltre la metà delle risorse. L'Ocse chiede all'Antitrust di "valutare il grado di competitività nei media

Rai, per Genchi niente diritto di replica?

Rai, per Genchi niente diritto di replica?: "

Genchi, chi era costui? Bene ha fatto Marco Travaglio a sollevare la questione del silenzio, quasi tombale, che ha circondato la notizia del prosciglimento perchè il fatto non sussistedi Gioacchino Genchi, l’uomo che era stato indicato alla pubblica opinione come il nuovo mostro, una sorta di Girolimoni delle intercettazioni, un violentatore della privacy, un mostro che aveva messo sotto controllo 10 milioni di cittadini.


L’incredibile cifra fu sparata, a reti seminunificate, dal solito Berlusconi che pur di proteggere sè stesso non ha mai esitato e mai esiterà a farsi scudo dei connazionali, trasformati in bersagli a sua difesa. In quell’occasione il satrapo di Arcore si presentò in Tv e annunciò che stava per essere rivelato il più grande scandalo della Repubblica, che una banda composta da toghe rosse e da spioni infedeli aveva messo in pericolo le sorti della Repubblica. Le sue allarmate parole furono condivise da un coro trasversale che denunciò il pericolo golpista, non quello rappresentato da Berlusconi ovviamente, ma dal signor Genchi che per altro non conocevamo allora e non conosciamo oggi.


Ebbene, il clamoroso complotto è stato liquidato con un’alzata dispalle dai giudici di Roma, quelli che pure erano stati lodati quando avevano aperto il procedimento. Che fine ha fatto il clamoroso complotto? Dissolto, ridotto in polvere, non resterà traccia neppure negli archivi della procura di Roma. Eppure quegli stessi Tg che diedero la notizia con grande rilievo, talvolta in apertura, con tanto di dichiarazioni sdegnate, hanno quasi cancellato il proscioglimento, non hanno ritenuto di fare un titolo, non hanno dato la parola a Genchi, non hanno ridato memoria delle bufale berlusconiane assunte come verità. Qui non si tratta più di garantire la par condicio tra le forze politiche, ma più semplicemente di rispettare i più elementari principi deontologici, di dare le notizie, anche quelle che non piacciono al padrone.


Per queste ragioni, ci permettiamo di chiedere alle associazioni professionali e sindacali dei giornalisti di sollecitare solo e soltanto che una verità calpestata ed una dignità ferita, quella di Genchi, siano ripristinate. E la stessa cosa chiediamo alle autorità di garanzia, alla commissione di vigilanza, al presidente Garimberti: in questa Rai il diritto di replica spetta solo a Berlusconi e alla sua corte, o è ancora previsto anche per gli altri cittadini? In queste settimane a Berlusconi è stato consentito di insultare a videocassette unificate i suoi giudici e la magistratura in generale, si vorrà ora consentire ad un cittadino imputato, dunque nella situazione di Berlusconi, ma che è stato prosciolto di proclamare la sua verità e la sua innocenza? Tanto più che al cittadino Genchi non è venuto neppure in mente di farsi una prescrizione su misura.

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domenica 10 aprile 2011

Masi contro i talk sgraditi alla destra a rischio Fazio, Floris e Gabanelli

Masi contro i talk sgraditi alla destra a rischio Fazio, Floris e Gabanelli: "I consiglieri d'opposizione: una precisa strategia politica nei confronti di programmi molto redditizi. Il dg ha respinto la proposta di far proseguire ...

I giudici salvano Santoro " Annozero vada in onda" Bocciato il ricorso Rai

I giudici salvano Santoro " Annozero vada in onda" Bocciato il ricorso Rai: "

Il conduttore di Annozero vince in Corte d'Appello contro il ricorso presentato dal dg Masi per bloccare la messa in onda del programma dopo la telefonata e la lite in diretta alla prima puntata. I giudici: "Inammissibile l'esposto, sul programma controlli l'azienda""

Rai, bocciato il ricorso contro SantoroPer la corte d’Appello è “inammissibile”

Rai, bocciato il ricorso contro SantoroPer la corte d’Appello è “inammissibile”: "

Santoro resta al suo posto. La sezione del Lavoro della Corte d’appello di Roma ha respinto il ricorso presentato dalla Rai per ottenere la sospensione della sentenza di reintegro del conduttore, in attesa del giudizio della Cassazione.


La sentenza contestata dalla Rai risale al 2009 e conferma a Santoro il suo ruolo di conduttore e realizzatore di programmi di approfondimento in prima serata. Il ricorso alla Corte d’appello è stato deciso a seguito della puntata del 27 gennaio scorso quando il dg Mauro Masi ha telefonato in diretta ad Annozero, dissociandosi dai contenuti del programma. La puntata, dedicata al caso Ruby, è poi finita sul tavolo del vertice di Viale Mazzini (ma anche del ministro Paolo Romani, che ha inviato una lettera di segnalazione all’Agcom), per la presunta violazione del Codice di autoregolamentazione dei processi in tv. Viale Mazzini ha poi presentato il ricorso. Una mossa definita “inammissibile” dalla Corte che ha rimandato alla Rai la responsabilità di “esercitare un’attività di controllo compatibile” con il lavoro intellettuale e creativo del giornalista."

sabato 26 marzo 2011

Dossier del cdr del Tg1 contro Minzolini "Usa tecniche di disinformazione"

Dossier del cdr del Tg1 contro Minzolini "Usa tecniche di disinformazione": "

L'organismo sindacale uscente attacca il direttore del telegiornale della rete ammiraglia di viale Mazzini. E passa in rassegna la sua conduzione: dalle escort...

Missione fallita, Masi lascia la Rai per lui pronto il vertice Snam

Missione fallita, Masi lascia la Rai per lui pronto il vertice Snam: "Svolta ai vertici di viale Mazzini. Il dg Mauro Masi lascia la Rai e si avvicina alla Snam. Alla base del cambio, l'incapacitá di gestire Floris, Santoro,...

sabato 29 gennaio 2011

Bastava dire che la tv fa schifo

Bastava dire che la tv fa schifo: "

L’Unità uscita ieri è da ritagliare e conservare, perché è un esempio scolastico di dove possa spingersi la fantasia umana quando un’inchiesta che indubbiamente tira un sacco (sì, insomma) comincia a scarseggiare nei materiali da pubblicare. E – domanda – che cosa pubblicare, appunto, quando una fredda domenica di gennaio è a corto di notizie? Ecco qua, sparata in prima pagina: «Operazione melassa». Descrizione: «Obiettivo casalinghe. La strategia mediatica del cavaliere: rimuovere il Ruby-gate in tv dai programmi del mattino. Le parole d’ordine indicate ai suoi: negare, urlare, edulcorare la realtà». Poi c’è un editoriale di un certo Roberto Brunelli che descrive un formidabile plagio delle coscienze: «L’operazione melassa è una fiction continua e ininterrotta che parte dalla prima mattina, si spalma sul pomeriggio in un unico frullato che mischia cronaca, gossip e autoreferenzialità televisiva, si declina nei talk-show, nelle telenovele, negli sceneggiati (gli sceneggiati, ndr) e nella pubblicità, fino a espandersi nella carta stampata che a sua volta fa di nuovo da eco al mondo televisivo». Cioè: Roberto Brunelli non poteva dire che la tv fa schifo, come a turno diciamo tutti: ha scritto che c’è un disegno berlusconiano che si insinua dappertutto, anche negli spot e negli sceneggiati, forse anche in quelli con Nino Castelnuovo. «Come è stato possibile?», si chiede giustamente l’editorialista supplente, ed è complicato: «L’operazione melassa parte da lontano». Segue un excursus che parte dagli anni Ottanta, cioè da Drive In e da Carmen Russo («la scollacciata cassiera») per poi passare ai «compianti Mike Bongiorno e Raimondo Vianello», il tutto per poter «pianificare a livello orizzontale la trasformazione del senso comune di un paese intero». Cioè: Enrico Beruschi e Vito Catozzo vedevano lunghissimo.


Ma questo è niente, perché l’editoriale – dell’Unità, voglio ricordare – tira in ballo l’egemonia gramsciana. Testuale: «L’egemonia gramsciana se la sono presa loro: i Signorini, le Marie De Filippi, i Bruno Vespa, i Bonolis, i Fede, ma anche le Barbara D’Urso, le Paola Perego». Ha scritto così, ha scritto che Bruno Vespa e Paola Perego tirano le fila dell’egemonia gramsciana. E come? «Occupando quasi tutto lo spazio disponibile, cercando di non lasciare alternative… Un’operazione in grande stile, in linea con l’aura miracolistica di cui ama circondarsi il Capo». È lui il nuovo Gramsci, è Berlusconi.

Poi parte l’inchiesta vera e propria, giustamente affidata a Federica Fantozzi. E uno, qui, s’aspetta almeno qualche fonte magari arrampicata sui vetri, pardon sullo schermo, frasi tipo «un testimone anonimo racconta», «i ben informati riferiscono», queste cose. Invece manco questo. Niente proprio. Si parte secchi: «L’obiettivo: casalinghe e pensionati… Scatta la campagna rimozione e va in onda dalla mattina. Il premier ha avviato l’offensiva mediatica. Obiettivo: l’oblio del Rubygate… Berlusconi ha dato le consegne ai suoi per cartelli televisivi. Uno: negare. In assenza di argomenti, urlando. Due: edulcorare. Così fan tutti. Tre: chiudere. I programmi “comunisti”». Poi Fantozzi elenca le aree di intervento: Matrix, Porta a Porta, La vita in diretta, I fatti vostri, Mattino 5, Pomeriggio 5, ovviamente Kalispera. Il tutto per plasmare le facili menti di «un’orda di pensionati e casalinghe… praterie sensibili alla narrazione del rassicurante pater familias, alla dimensione fiabesca che fa presa sull’emisfero dell’immaginario più indifeso e meno razionale». C’è una scienza pazzesca, dietro Lamberto Sposini e Federica Panicucci.


Bene, qualche esempio? Ma sicuro.

1) «Kalispera». E qui almeno è chiaro. L’hanno scritto tutti, anzi, ecco il vero ispiratore di questa accurata inchiesta sulla melassa berlusconiana: Francesco Merlo di Repubblica, che venerdì scorso aveva scritto di Alfonso Signorini il quale «mette in scena la melassa del pianto e del riso, della serenità e del turbamento, per conquistare le mamme».

2) Poi. «Ecco l’ubiquo Sgarbi aggiornare Sposini che “oggi le 14enni hanno appetiti sessuali verso gli adulti, anche tua figlia». Nota: Lamberto Sposini ha una figlia di 38 anni e non è escluso che gli adulti le interessino, in effetti. Ne ha anche un’altra, di figlia, ma ha 9 anni.

3) «Anche Piersilvio ha fatto sognare intervenendo nell’ultima puntata di Verissimo, condotto dalla fidanzata incinta Silvia Toffanin». Sì, è vero, ma era aprile 2010, che c’entra Ruby? A meno che avere un figlio faccia parte del disegno dell’egemonia gramsciana. E sarebbe diabolico.

4) Altro tassello: «Ecco la Tigre Santanché abbandonare due trasmissioni di seguito». Vero. E allora?

5) Infine: c’è anche e direttamente Berlusconi, nel disegno. Gramsci scende direttamente in campo: «Nel 2009 agli auguri di Susanna Petruni, a uno Mattina, rispose: “Chiamatemi più spesso, mi sentirò meno solo”. E qui oggettivamente è pazzesco. Probabilmente c’entra con Ruby anche questo. Ma non dimentichiamo quel luogo dell’anima che è Mattino 5, «dove Berlusconi», scrive Fantozzi, «si telefona con Belpietro e dopo la sentenza della Consulta ha spiegato agli italiani la sua verità». Verissimo anche questo: la prassi si chiamava “intervista” e in ogni caso precedeva l’esplodere del caso Ruby. Sull’Unità non manca una foto dei conduttori di Mattino, 5 Paolo Del Debbio e Federica Panicucci: da intendersi come l’acme, come i cuochi di punta della melassa ripugnante. Vedeste, la mattina presto, la faccia gramsciana che hanno."

Guzzanti-Masi: la telefonata a Parla con me - Video - Repubblica Tv - la Repubblica.it

Guzzanti-Masi: la telefonata a Parla con me - Video - Repubblica Tv - la Repubblica.it

domenica 19 settembre 2010

Rai, Santoro fa il martire: "Annozero sta per iniziare ma senza contratti e spot"

Rai, Santoro fa il martire: "Annozero sta per iniziare ma senza contratti e spot": "

Annozero non è ancora iniziata, ma già montano le solite polemiche. E' tutto pronto, ma il conduttore alza i toni: "I contratti di Travaglio e Vauro non sono ancora stati firmati e lo spot è fermo sul tavolo del direttore generale"

sabato 18 settembre 2010

Aiuto! L’appello di Michele Santoro per Annozero

Aiuto! L’appello di Michele Santoro per Annozero: "

Cari amici, sono di nuovo costretto a chiedere il vostro aiuto. Giovedì 23 settembre alle ore 21.00 è prevista la partenza di Annozero ma la redazione è tornata al lavoro da poche ore e con grande ritardo, i contratti di Travaglio e Vauro non sono ancora stati firmati e lo spot che abbiamo preparato è fermo sul tavolo del Direttore Generale .

Tuttavia, se non ci sarà impedito di farlo, noi saremo comunque in onda giovedì prossimo e con me ci saranno come sempre Marco e Vauro.

Vi prego, come avete fatto con Rai per una Notte, di far circolare tra i vostri amici e tra le persone con cui siete in contatto questo mio messaggio avvertendoli della data d’inizio del programma.
Nelle prossime ore vi terrò puntualmente informati di quanto avviene.

Un abbraccio

Michele Santoro

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giovedì 16 settembre 2010

Ma vi pare che ...

...l'Antitrust (che è una cosa seria, o almeno lo dovrebbe essere) perda tempo con queste cose?

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/09/16/news/antitrust_ultimatum_a_rai_e_mediaset_escludere_i_call_center_dal_televoto-7132754/

Antitrust, ultimatum a Rai e Mediaset: "Escludere i call center dal televoto"
La decisione arriva dopo che i consumatori avevano segnalato telefonate fatte da operatori specializzati del settore per il Festival di Sanremo e il Grande Fratello

sabato 1 maggio 2010

Antonella chiedi scusa

Antonella chiedi scusa: "

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Un paio d’anni fa una mamma-blogger riuscì a piantare un casino infernale perché il suo bambino autistico era stato maltrattato in un ipermercato di Carrefour: fece benissimo, naturalmente. Ma aveva un computer, un blog e anche gli strumenti culturali per incazzarsi pubblicamente.


L’altro giorno un’altra mamma si è vista rifiutare l’ingresso per sé e la figlia negli studi Rai di Napoli – pur essendo in possesso di due regolari biglietti – per far parte del pubblico di un varietà televisivo condotto da Antonella Clerici. Il motivo: la figlia ha la spina bifida.


Formalmente, gli addetti alla sicurezza sostenevano di non avere un posto dove farla sedere: forse pensavano anche che sarebbe venuta male in tivù.


Temo che la mamma di Mariarosaria Del Giudice non abbia un blog – né la stessa capacità di Black Cat di piantare casino.


Quindi lo pianto io.


Questo è l’indirizzo mail della trasmissione, per chiedere alla Rai e Antonella Clerici di scusarsi pubblicamente: tilasciounacanzone chiocciola rai.it


Questa pare essere la pagina Facebook di Antonella Clerici, dove inviarle un messaggio.


Questa la mail dell’ufficio stampa Rai: ufficiostampa chiocciola rai.it


Questi sono i numeri della Rai di Napoli: 081 5931094 081 2390248 081 7251111

081 2390122


Update. Pubblico qui di seguito la risposta che mi è arrivata dall’ufficio stampa della Clerici e la controreplica dello zio della ragazza:


La risposta dell’ufficio stampa:


In merito alla lettera del signor Scarpato che denuncia una presunta violenza subita dalla nipote portatrice di handicap, alla quale sarebbe stato impedito l’accesso all’Auditorium della Rai di Napoli per il programma “Ti lascio una canzone”, è necessario precisare che


La Rai ha sempre manifestato la massima attenzione a tali situazioni, tant’è che ha adeguato l’Auditorium con spazi riservati e attrezzati che consentono di accogliere i portatori di handicap nelle migliori condizioni possibili.


Tali spazi sono da sempre messi a completa disposizione per consentire a questo pubblico di poter assistere a tutti gli spettacoli televisivi e non, realizzati presso il Teatro, ne sono testimonianza singoli cittadini ed associazioni che ci richiedono la possibilità di essere presenti e che con continuità vengono invitati, senza la necessità di presentare il biglietto.


Essendo, com’è ovvio, la disponibilità limitata, un preavviso ci consente di poter accogliere al meglio ospite ed accompagnatore, evitando loro code e situazioni a “rischio”, quali la ressa all’ingresso dei fans degli ospiti di puntata, così come è avvenuta sabato scorso, ma, ancor quando tale preavviso non sia giunto, il Centro di produzione si è sempre attivato per facilitare ingresso e sistemazione in sala, o per concordare un invito alla prima data possibile.


Questo avvenimento perciò ci lascia increduli e dispiaciuti almeno quanto la famiglia Scarpato, che ci ha segnalato il problema soltanto lunedì mattina, e una volta chiarito l’equivoco abbiamo concordato che la signora sarà nostra ospite già nella puntata di sabato prossimo.


La controreplica dello zio:


Egegio dr. Gilioli, sono lo zio dell’interessata e mi preme precisarLe che la frase del comunicato dell’Ufficio Stampa della Sig.ra Clerici “abbiamo concordato che la signora sarà nostra ospite già nella puntata di sabato prossimo” non risponde in modo assoluto al vero in quanto non è intervenuto alcun accordo in proposito ma soltanto una telefonata da parte di una funzionariadella sede RAI di Napoli che nell’invitare il padre di mia nipote a recarsi comunque presso i loro Uffici, adduceva spiegazioni e giustificazioni assai poco convincenti come del tipo di quelle riportate nel comunicato stesso.


Infatti, anche la circostanza riferita, secondo cui “ancor quando tale preavviso non sia giunto, il Centro di produzione si è sempre attivato per facilitare ingresso e sistemazione in sala” non risponde al vero.


Grazie ancora per l’attenzione

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sabato 3 aprile 2010

Perché epurano perfino Sposini

Perché epurano perfino Sposini: "

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Ho conosciuto, in un paio di occasioni, Lamberto Sposini e ho avuto modo anche di parlargli alcune ore per un’intervista che è poi uscita su L’espresso.


Ora: raramente ho trovato un collega tanto disincantato e moderato. Perfettamente consapevole che per fare comunicazione professionale in Italia, specie in tivù, è necessario quasi sempre accettare tutta una serie di compromessi, di smussamenti, di autocensure. Privo di simpatie berlusconiane ma altrettanto smaliziato verso i vertici del Pd, al punto che da alcuni lustri non andava più a votare. Eppure fiducioso che anche all’interno di questo recinto di mediazioni e di pressioni fosse possibile fare il suo mestiere, magari divertendosi e se possibile non vergognandosene.


Adesso leggo che Sposini sarà rimosso da La vita in diretta, complice un’intervista non abbastanza sdraiata a Ignazio La Russa.


Alla Rai – beh, a Mediaset non ne parliamo – non basta più l’esercizio della prudenza, antico strumento di sopravvivenza dei contesti censori. Alla Rai adesso per perpetuarsi serve solo la militanza attiva, l’asservimento palese: i Minzolini, i Paragone, le Monica Setta.


Si chiama militarizzazione. E chi non si mette l’elmetto è un disertore.

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domenica 21 marzo 2010

Ritorsione Rai

Ritorsione Rai: "

Invece che sanzionare Minzolini e Masi, sospendono Loris Mazzetti per gli articoli sul "Fatto"



Sorvegliare e punire. Ma non come chiedono alcuni politici (tra cui Antonio Di Pietro) e i sindacati dei giornalisti – chi è indagato per rivelazione di atti coperti da segreto, come Augusto Minzolini. Né chi appare a disposizione del presidente del Consiglio nonostante il suo ruolo di direttore generale della televisione pubblica, cioè Mauro Masi, che nelle intercettazioni dice delle pressioni del premier che "così neanche nello Zimbabwe". La Rai interviene invece per sospendere il giornalista Loris Mazzetti, storico braccio destro di Enzo Biagi, per 10 giorni. La colpa? Aver scritto sul Fatto Quotidiano articoli sulla Rai giudicati dalla direzione del personale “dannosi” per l’immagine dell’azienda.



Mazzetti – capostruttura di RaiTre a Milano e responsabile di alcuni dei programmi più importanti della rete per ascolti e introiti pubblicitari, come Che tempo che fa – commenta: "Da quando è uscito il Fatto mi sono arrivati prima ammonimenti, poi minacce di procedimenti disciplinari e ora addirittura una sospensione di dieci giorni dal mio stipendio e soprattutto dalle mie funzioni”. Una punizione motivata dall’obbligo di fedeltà previsto dal contratto che tutti i dipendenti Rai devono firmare. Ma proprio su questo punto Mazzetti protesta e annuncia che porterà l’azienda in tribunale perché "sia un giudice a stabilire se sono io che danneggio la Rai oppure se è Masi. Ai piani alti di viale Mazzini ho sempre raccontato tutto prima di scriverlo sul Fatto. Ma le mie proteste sono rimaste inascoltate, quindi ho ritenuto giusto denunciarle pubblicamente, perché sono un cittadino e perché esiste l’articolo 21 della Costituzione: ritengo con questo comportamento di fare un favore al servizio pubblico, non un danno”. E’ poi giurisprudenza consolidata nella Cassazione che i dipendenti possano criticare la Rai, nei limiti della verità e della non aggressività. Di “abusi palesi” parla Di Pietro, dell’Italia dei Valori: “Questa Rai punisce chi pone l’etica al centro della propria azione e premia coloro che abusano del ruolo assegnatogli”. E’ perplesso anche il vicepresidente della commissione Vigilanza Rai, Giorgio Merlo del Partito democratico, che pure in passato è stato molto critico con trasmissioni come Annozero: “Forse sarebbe utile che le regole venissero sempre applicate, altrimenti si rischia un’azienda dove tutto è possibile perché tutto è opinabile. O si recupera credibilità e trasparenza, oppure il servizio pubblico è condannato al crepuscolo”.



Di un’operazione intimidatoria e censoria parla anche la Federazione nazionale della stampa, denunciando anche un altro episodio: “Il consigliere di amministrazione Angelo Maria Petroni ha intenzione di chiedere al Cda, proprio in base al Codice etico dell’azienda, una punizione per il direttore di RaiTre Antonio Di Bella, colpevole – si legge nella nota – di aver diffuso l’altroieri una dichiarazione mettendo a confronto gli ascolti infinitesimali delle tribune elettorali di martedì sera con lo share solitamente conseguito da Ballarò”. Di Bella ha infatti parlato di “grave danno per la rete e per l’azienda”. C’è chi dà però una lettura più preoccupante di questo atteggiamento punitivo dell’azienda. Mazzetti si domanda: “Che cosa accadrà a tutti coloro che il 25 marzo saliranno con Michele Santoro sul palco del Paladozza a Bologna per lo speciale Rai per una notte?". Lo stop a Mazzetti potrebbe dunque costituire un precedente per poi punire chi manifesterà, di fatto, contro le decisioni dell’azienda il 25 marzo. Adriano Celentano ha già rinunciato a partecipare all’evento. Reagisce in via preventiva il presidente Fnsi Roberto Natale, che al Fatto dice: "Che ci provino! Quello che è successo è una vergogna, l’iniziativa del prossimo giovedì è per la libertà di stampa". E aggiunge: "Non si azzardi la Rai ad applicare anche lì la sua smania censoria trincerandosi dietro il codice etico".



Da il Fatto Quotidiano del 20 marzo

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venerdì 29 gennaio 2010

La Rai perde 118 milioni nel 2010, Mauro Masi festeggia

La Rai perde 118 milioni nel 2010, Mauro Masi festeggia: "

Il rosso è meno del previsto : si temevano 245 milioni Sul digitale pochi investimenti. Aumentano i dipendenti



L’'ultima geniale pubblicità di Mauro Masi: come festeggiare il passivo nei conti.

Il direttore generale della Rai annuncia con clamore il rosso di 118 milioni di euro previsto nel 2010. Dicono: un successo insperato, a fronte di una tendenziale di -245 milioni.



Le tendenze durano poco, il tempo di una stagione o di un trimestre di cassa. Eppure i 118 milioni – destinati a lievitare con i nuovi contratti (Maurizio Belpietro, Maurizio Costanzo...) e le liquidazioni – sono pur sempre il doppio dei circa 50 del 2009 (secondo Masi) che, soltanto in aprile, saranno inseriti nel bilancio consolidato.



Il Cda. Il consiglio di amministrazione della Rai – con sei voti a favore, due astenuti (Rodolfo De Laurentiis e Giorgio Van Straten) e un contrario (Nino Rizzo Nervo) – ha approvato il cosiddetto budget: nella manovra finanziaria da oltre 3 miliardi, tra una sforbiciata ai capitali per radio e tv (il 5 per cento) e un aumento del costo del lavoro (il 2,5), l'unica certezza sono le perdite.

E con una mossa di abilità, per cercare un consenso unanime, Masi ha ritirato il piano industriale che, tra cifre e asterischi, è il solo documento che può illustrare le strategie aziendali.

Rizzo Nervo fa a brandelli l'entusiasmo: "Il budget prevede un risultato economico negativo e interventi di una certa importanza concentrati sul prodotto. Il testo è stato presentato come il primo passo verso il piano industriale del prossimo biennio: non l'hanno definito né consegnato".

La Rai è affogata dai debiti verso società terze e tenta di appigliarsi a creditori interni, satelliti del gruppo che soffrono la medesima depressione.

La gestione Masi ha ereditato i milioni "fisiologici" degli ammortamenti e i costi esterni per realizzare le trasmissioni: se i dipendenti crescono di 156 unità e salari e stipendi sfiorano i 950 milioni (più incentivi e pensioni siamo oltre il miliardo per il bilancio), le risorse per le tre reti generaliste e la radiofonia scendono in media del 5 per cento.

Un risparmio di circa 20 milioni presto dirottato sulle assunzioni forzate e le promozioni (in particolare a Radio1 di Antonio Preziosi).



Il buco. Il settembre scorso, in commissione di Vigilanza, Masi aveva pronosticato un buco di 600 milioni sino al 2013: aveva il desiderio – sorvegliato dal governo – di fare bella figura.

Così ieri, deciso che 118 milioni in rosso per quest’anno era un buon risultato, l'azienda ha salvato cinque sedi estere in chiusura: le remote corrispondenze dall'Argentina e dal Kenya.

Tra opere strutturali e incentivi per i palinsesti, il digitale terrestre – che a fine anno raggiungerà il 67 per cento degli italiani – avrà circa 65 milioni di euro per l’acquisto di contenuti.

La pubblicità dovrebbe aumentare del tre per cento, ma era reduce da un crollo del quattro. Non cambia molto in Rai, tranne il passivo che raddoppia.



Presidio a Milano. La novità è l’ufficio del Tg1 ordinato dal direttore Augusto Minzolini a Milano e affidato al vice Enrico Castelli, affiancato da una collega di Raisport (Federica Balestrieri) e una redattrice (Elena Fusari).

L'assemblea del sindacato ha deciso all’unanimità un giorno di sciopero per protestare contro l'invasione minzolinana e per proteggere la testata regionale.



Da il Fatto Quotidiano del 29 gennaio

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