martedì 5 aprile 2011
Epurator G. colpisce ancora....
Gasparri contro i Muse e i Metallica: La smettano di insultare Berlusconi
sabato 5 marzo 2011
La Rai rifiuta lo spot di "Silvio forever"
Il film è fatto con materiali originali, ma l'ufficio legale di Viale Mazzini ritiene 'a rischio' il passaggio con le dichiarazioni della madre di Berlusconi. Uno degli autori: 'Giudichino i cittadini'. Nel 2009 fu bloccato il trailer di...
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mercoledì 23 febbraio 2011
Rivolte e web
"La rete come moltiplicatore di idee e di rivendicazioni. E i regimi dittatoriali la spengono per zittire la voce delle proteste. Che strumenti hanno per farlo e come ci riescono. Ma gli oppositori sanno come aggirare i divieti"
domenica 20 febbraio 2011
La Grande Muraglia Digitale non è abbastanza ...
...
Nel corso di un'intervista esclusiva con il quotidiano Global Times, Binxing ha sottolineato l'urgente necessità di apportare sostanziali modifiche alle attuali misure censorie cinesi.
Pare che lo stesso Binxing abbia giocato con delle VPN per testare l'effettiva resistenza della Grande Muraglia digitale. Dal proprio computer, Binxing è in pratica riuscito a visualizzare i principali siti bloccati su ordine delle autorità cinesi.
E il professore ha assicurato di averlo fatto solo per il bene della sua muraglia, descritta come una soluzione necessaria alla stabilità del governo. Binxing ha infatti parlato di una sorta di bene superiore da tutelare, ovvero quello supremo della difesa della nazione.
Un sacrificio, accettato di buon grado da Binxing per tutelare la stabilità della Rete cinese.
...
No comment
http://punto-informatico.it/3092689/PI/News/chi-scalera-grande-muraglia-digitale.aspx
lunedì 31 gennaio 2011
Cina, se Egitto e' una parola tabu'
Dal copyright alla censura - Tutti contro la delibera AGCOM
STA PER arrivare in Italia un sistema automatico e diretto per sequestrare siti esteri, di qualsiasi tipo: da Wikileaks a giornali online stranieri; da blog a video amatoriali. E' quanto sostiene una campagna che partirà oggi pomeriggio, firmata da numerose associazioni e inviata in forma di lettera aperta indirizzata al Parlamento. Nel mirino c'è una delibera Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) sul diritto d'autore e ora in consultazione pubblica. Prende forma quindi un allarme che già era nell'aria 1: cioè che quella delibera potrebbe trasformarsi in uno strumento di censura di siti stranieri. Ne sono convinti gli aderenti alla campagna, che con iniziative e spot su vari media: Adiconsum, Agorà Digitale di Marco Cappato (Radicali), Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio. Un sito web 2 consentirà chiunque di aderire alla campagna e di seguirne gli sviluppi. La lettera parla di rischio che nasca un "un sistema di controllo e censura pervasivo". E denuncia come "anticostituzionale" la delibera. Che adesso è in consultazione pubblica e sulla quale in meno di un mese la stessa Agcom - sentiti i pareri - dovrà prendere una decisione.
"Il motivo di questo allarme si scopre tra le righe della delibera Agcom", spiega Fulvio Sarzana, avvocato esperto di internet e tra i promotori della
campagna. "Si legge che Agcom si riserva il diritto di sequestrare (cioè di impedirvi l'accesso agli utenti italiani) siti prevalentemente adibiti alla violazione del copyright o i cui server sono posti all'estero. Come si vede, con quella congiunzione "o" si apre un mondo". "Qualunque cosa connessa al diritto d'autore e posta all'estero può finire nel mirino dell'Authority, che deciderebbe il sequestro in autonomia, senza passare dall'autorità giudiziaria. E' una cosa inaudita nei Paesi democratici. Ed è incostituzionale", aggiunge Sarzana. "Addirittura si legge in delibera che nelle intenzioni dell'Authority questo sistema di sequestro dovrebbe diventare automatico".
...
domenica 23 gennaio 2011
Ma chi è questa Donazzan che vuole il #rogodilibri? Andiamo a vedere?
Chi è la tizia che dichiara i nostri libri “diseducativi”, pontifica sul “bisogno di buoni esempi, non di cattivi maestri” e chiede ai dirigenti delle scuole del Veneto di mettere al bando centinaia di titoli e – soprattutto – i loro autori? Chi è costei? Fuori dal Veneto, si sa solo che è l’assessore regionale all’istruzione e alla formazione, e che è del PdL. Ma a parte questo, che è l’involucro, chi è Elena Donazzan?
Beh, per fare un esempio, è quella dentro il cerchio:
- BUONI ESEMPI

Valdobbiadene (TV). Commemorazione dei “marò” del Battaglione N.P. della X Mas. Foto senza data né didascalia, tratta da “Littorio”, periodico della Federazione R.S.I. di Treviso, n.7, luglio-settembre 2010. Anche nel trevigiano la X Mas fu responsabile di rastrellamenti, torture ed esecuzioni di partigiani, persino dopo la Liberazione. L’episodio più noto è l’eccidio di Crocetta del Montello, 28 aprile 1945. Prima di essere uccisi, i partigiani catturati, «nudi fino alla cintola, uno alla volta, venivano posti con la schiena su di un piccolo sgabello e il loro corpo gettato all’indietro, finché il capo non sfiorasse il terreno e fino ad assumere la posizione a bilancia. Poi costoro, sempre a torso nudo. venivano frustati con un nerbo e poi venivano portate delle latte di benzina per sottoporli alla tortura del fuoco. Gli interrogatori cominciavano alle ore venti e continuavano ininterrottamente fino alle tre del mattino ed io sentivo le grida di coloro che venivano interrogati, unite a colpi di pistola.» (deposizione di Adriano Calabretto al processo contro Junio Valerio Borghese e altri, febbraio 1948).
Valdobbiadene (TV). Commemorazione dei “marò” del Battaglione N.P. della X Mas. Foto senza data né didascalia, tratta da “Littorio”, periodico della Federazione R.S.I. di Treviso, n.7, luglio-settembre 2010. Anche nel trevigiano la X Mas fu responsabile di rastrellamenti, torture ed esecuzioni di partigiani, persino dopo la Liberazione. L’episodio più noto è l’eccidio di Crocetta del Montello, 28 aprile 1945. Prima di essere uccisi, i partigiani catturati, «nudi fino alla cintola, uno alla volta, venivano posti con la schiena su di un piccolo sgabello e il loro corpo gettato all’indietro, finché il capo non sfiorasse il terreno e fino ad assumere la posizione a bilancia. Poi costoro, sempre a torso nudo. venivano frustati con un nerbo e poi venivano portate delle latte di benzina per sottoporli alla tortura del fuoco. Gli interrogatori cominciavano alle ore venti e continuavano ininterrottamente fino alle tre del mattino ed io sentivo le grida di coloro che venivano interrogati, unite a colpi di pistola.» (deposizione di Adriano Calabretto al processo contro Junio Valerio Borghese e altri, febbraio 1948).
Eh, già. L’assessore Donazzan viene da un certo ambientino, e se lo porta dietro. La rete è piena di interessanti immagini, bizzarri resoconti, roboanti dichiarazioni, curiosi aneddoti. Molti la conoscono per l’intenzione di regalare copie della Bibbia a tutti gli scolari del Veneto (e paga Pantalone!), ma non è che uno degli episodi. Qui possiamo comporre solo un breve florilegio (grazie a Lello Voce per gli input). Invitiamo altri a cercare / raccontare.
Non veniteci a dire che “sono solo provocazioni, non bisogna caderci”, “sono boutades, non dobbiamo darci peso”, “le state solo facendo pubblicità” etc. etc. Costei non ha affatto bisogno della nostra “pubblicità”: non è chi ci legge a interessarle. Lei ha il suo mondo, la sua base, i suoi referenti, e tutto il resto è Nemico Assoluto. Grazie a chi, in questi anni, ha continuato a sottovalutare e fare il “superiore”, ci ritroviamo tutti nel letame a testa in giù. E se ora non ci diamo una svegliata, se permettiamo al nemico di stabilire tutti i precedenti che vuole, non avremo più metafore per descrivere l’incubo. Come ha scritto qualcuno su Tumblr, “il Veneto è avanti di sei mesi” (ovvio: corre in discesa!), e se vi sembrava già troppo la camerata Santanché, aspettate che alla ribalta nazionale giunga costei.
“Non è leader di un partito ben specifico”
Pochi click, ed ecco una sviolinante apologia della tizia scritta da suoi, ehm, fans. E dànno l’impressione di farlo gratis! Il melenso elzeviro sta sul blog di Alternativa Sociale di Schio, sobriamente intitolato: “Elena Donazzan, patrimonio d’Italia”:
«Elena Donazzan, sempre più raggiante, bella, felice, una volta di più in questo evento dove incontrava la gente che le vuol davvero bene e che l’ha sostenuta nella durissima, recente campagna elettorale [...] Lei, la protagonista, la festeggiata, colei che “amando il Veneto” è diventata la figlia di un intero territorio, la predestinata, siamo pronti a scommetterci, al ruolo di Presidente della Regione. Quello che viene prodotto è un discorso pieno d’affetto e di gratitudine, per tutti gli elettori, gli amici, i suoi sostenitori, tra tutti Sergio Berlato, i cacciatori, per i quali si è sempre battuta e che la riconoscono come riferimento politico incontrastato [...] La conclusione, degna cornice a parole capolavoro dette con il sostegno del cuore e dell’anima, è stato l’Inno Nazionale, che lei ha voluto regalare agli astanti e si è voluta regalare inneggiando all’amor patrio, che rende italiani ed orgogliosi di esserlo, cantato con sollenità [sic], con la mano sul cuore da alcuni, a squarciagola, sopra ogni dubbio sulla voglia di unità di un popolo che non vuole perdere l’identità nel nome di ragioni irragionevoli.
Grandi applausi alla fine, tutti che corrono ad abbracciarla, con una sola certezza: Elena Donazzan non è un leader di un partito ben specifico, perchè [sic] una tessera o una bandiera, che non sia quella tricolore, non possono circoscrivere i perchè [sic] di cotanta persona, di così profonda umanità ed umiltà. Elena Donazzan è patrimonio d’Italia: auguri principessa di Pove, il futuro è nelle tue mani!»
Praticamente Fascisti su Marte.
Però non è Marte.
Biagi e D’Antona uccisi per colpa dell’antifascismo
Il 24 novembre 2010, il consiglio regionale del Veneto si accingeva a votare le Norme in materia di tutela e valorizzazione del patrimonio storico, politico e culturale dell’antifascismo e della Resistenza. A un certo punto, la principessa di Pove si è lanciata in una confusionale filippica, cercando in tutti i modi di “buttarla in vacca”. Ne è nata una gazzarra. Ecco come descrive la scena l’inviato del “Corriere del Veneto”:
«…in un crescendo che l’ha vista partire dai ricordi di uno zio fascista in Russia per arrivare fino alle contestazioni durante la presentazione dei libri di Pansa, la Donazzan ha attaccato: “Sotto la bandiera dell’antifascismo militante sono caduti Marco Biagi e Sergio D’Antona…”. In aula è scoppiata la bagarre, ma la Donazzan ha continuato imperterrita: “Arrivo anche alla costituzione… “. Urla e strepiti dai banchi dell’opposizione. “In nome dell’antifascismo militante…”. Non si sentiva più nulla: “Questa è la tolleranza che è dovuta… “. Il presidente del consiglio regionale, sempre più forte: “Scusate, scusate, scusate…” Donazzan: “Questa è censura… censura profonda”»
La principessa di Pove sfoggia il sempiterno vittimismo dei neofascisti: strilla alla censura cercando di far tacere gli altri, e si atteggia da perseguitata dall’alto della propria costosa (per i contribuenti) cadrega.
Pochi mesi dopo, eccola chiedere la messa al bando di scrittori che non la pensano come lei (forse perché hanno avuto l’eleganza di nascere e crescere in tutt’altri ambienti).
Curiosità: i nostri amici di Militant si saranno certamente riconosciuti nella frase sulle “contestazioni durante le presentazioni ai libri di Pansa”. Questa menzione è una vera e propria medaglia al valore. Animo, compagni: se va a finir male, vi rivaluteranno tra settant’anni, com’è successo agli Arditi del Popolo.
Degna di rilievo anche la descrizione, da parte di Donazzan, di un ipotetico “nuovo 25 Aprile”:
«Sogno e ritengo di lavorare per un 25 aprile in cui tutti i combattenti che si affrontarono lealmente, chi in nome della Libertà, chi in nome dell’Onore d’Italia, ma sempre sotto il tricolore, si riappropino [sic] di questa giornata e marcino insieme, come già avviene da anni nelle adunate degli alpini, dei bersaglieri, dei granatieri, dei paracadutisti: un 25 aprile che sia di vera riconciliazione e che sia davvero di tutti.»
Sentendo prospettare una siffatta “marcia”, ci è venuta in mente Waiting For The Worms dei Pink Floyd, da The Wall. Prendetevi un paio di minuti, godiamocela insieme.
L’ora di religione e la Bibbia
Già un paio di anni fa la principessa aveva proposto che l’ora di religione tornasse obbligatoria. Obbligatoria per tutti, anche per i figli di genitori non cattolici. Portentosa l’argomentazione:
«Perché in Italia non si ruba e non si uccide, perché abbiamo questo senso della famiglia, perché il rapporto deve essere imperniato sul rispetto e sul perdono? Questi sono i principi comportamentali di chi vive in Italia, derivano da un approccio culturale alla religione cattolica, non derivano da altre religioni, in Italia da sempre anche se non lo vogliamo riconoscere questi principi non derivano dal giusnaturalismo, ma dalla religione cristiana.»
In Italia non si ruba e non si uccide. In Italia il rapporto è “imperniato sul perdono”. Niente furti né omicidi né sentimenti di vendetta. Ed è merito dei preti. E’ proprio il caso di dirlo: In Italia si sta da Dio. Invece nei paesi non cristiani si ruba e si uccide e non si perdona mai nessuno. Perché sono giusnaturalisti. No, aspettate… Ci siamo persi.
E l’intervista conteneva altre chicche.
Più di recente, poco prima di avere l’idea di proibire molti libri, Donazzan si è messa in testa di imporne uno solo. La Regione Veneto, coi soldi delle tasse di tutti i contribuenti (anche atei, agnostici e di altre confessioni), dovrebbe regalare una copia della Bibbia a ogni alunno delle elementari. Non è questione se la Bibbia si debba leggere o meno: non ci piove che sia una pietra angolare della nostra storia. Ma il gesto annunciato da Donazzan puzza di fondamentalismo e oltraggia la laicità dell’istituzione pubblica, oltre a prefigurare un monumentale sperpero di denari e risorse. A occhio e croce, parliamo di una tiratura ad hoc che nemmeno Dan Brown e Stephen King messi insieme. Interi boschi abbattuti in chissà quale parte del mondo, fondi sottratti alle emergenze sociali, tutto per la hybris di una Pulzella che, se non erriamo, milita nello stesso partito del bunga-bunga, della Minetti e dell’ingurgito di Cialis. Nel nome di Papi, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Citiamo dalla Tribuna, quotidiano di Treviso:
«”Mi piacerebbe sapere se Donazzan, che dice di essere attenta ai valori cristiani, ha mandato una copia della Bibbia anche al presidente Berlusconi, perché se non l’ha ancora fatto sarebbe bene lo facesse al più presto”. Commenta sarcasticamente l’onorevole Simonetta Rubinato (Pd) la decisione della Regione Veneto di regalare una bibbia ai bambini delle scuole.
”Credo che la Regione – ha aggiunto Rubinato – farebbe bene ad occuparsi dei problemi dei cittadini, lasciando alla Chiesa il compito di educare i giovani alla fede cristiana”. ”Vorrei capire quanto costa questa iniziativa – conclude – e se essa verrà replicata anche in futuro. Penso che i cittadini abbiano diritto di sapere, perche’ non ci sono risorse per le scuole materne o per i centri di ascolto per adolescenti per la prevenzione delle dipendenze. Invece ci sono per fare propaganda attraverso l’uso strumentale della Bibbia”.»
Ma a parte quel libro, quali altri libri vanno bene per le scuole?
Per esempio, 1989/2009. 20 anni dalla caduta del muro, volume che Donazzan ha fatto scrivere e pubblicare a spese della Regione. Peccato che tale libro si sia rivelato copiato di sana pianta da Wikipedia e altri siti, oltreché pieno zeppo di propaganda cripto-fascista presa da fonti partitiche e riversata sulle pagine senza alcun filtro. In questo video il politico vicentino Matteo Quero (ex-PLI, oggi PD), figura nota alle cronache venete, illustra alcuni copia-e-incolla e riferimenti subdoli. Quero o non Quero, la dimostrazione è incontrovertibile.
.
Appendice forse OT: Il dente che duole
Alle importanti riflessioni terminologiche fatte da Lello Voce sul suo blog e su Carmilla, ne andrebbe aggiunta una sulla parola più inquinata: “libertà”, che nel discorso politico italiano ha ormai assunto un significato opposto a quello registrato nei dizionari. La “libertà” che sta nei nomi di diversi partiti politici (tutti quanti “partiti personali”, poco più che aloni intorno a un leader-personaggio, aureole intorno alla sua testa) è una parola svuotata, dunque non ha nulla a che vedere con le libertà concrete che in questo paese è necessario difendere. E come accade per molte cose, più si evoca la libertà, più significa che non ce n’è. “Libertà. Più la esibiscono sugli scudi e meno la vogliono” (Tuone Jurman detto “il Tuota”, Dubrovnik, 1569). La lingua batte dove il dente duole. In Italia, di solito, chi si definisce “liberale” intende dire che non gli dispiace il fascismo. E il sedicente “liberismo”, lo sappiamo, è la dottrina economica che più ha prodotto schiavitù sul pianeta.
Nella lingua italiana tutte le parole che iniziano con “liber-” sono diventate mostruose o, quando va bene, innocue. Ce n’è una sola che ha conservato una quota di senso, e infatti è la meno ricorrente, la più tenuta ai margini del discorso pubblico, la più temuta e odiata da sproloquiatori e donazzànidi: “liberazione”. Spesso con l’iniziale maiuscola: “Liberazione”. Parola che descrive un processo e il suo esito, un agire e il suo fine. Al contrario di “libertà”, che può essere un concetto astratto e disincarnato, “liberazione” implica gli esseri umani. Senza di essi non esiste. Si libera sempre qualcuno, e ci si libera da qualcuno.
“Popolo della Libertà” è un’espressione orrorifica. “Futuro e libertà” è pura distopia. “Sinistra, ecologia e libertà” è una borsa della spesa che si rovescia.
Liberarsi della “libertà” sarebbe già l’avvio di una liberazione.
AGGIORNAMENTO DELLE 11:23
Beccatevi questi video dove il solito Quero ci parla di un CD “europeista”, finanziato dalla regione Veneto e curato dall’associazione Strade d’Europa, la stessa che ha realizzato il libretto sul Muro (libro che doveva essere, come al solito, distribuito nelle scuole…).
Nel CD, testi neofascisti, con inni alla Guardia di Ferro e a Codreanu.
giovedì 20 gennaio 2011
Da Venezia partono i roghi di libri. Vogliamo fare qualcosa?
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Le parole più adatte alla circostanza le ha trovate Serge Quadruppani. Le abbiamo tradotte dal francese, eccole:
«Di fronte all’imbecillità fascistoide, si resta come ammutoliti: l’idiota enormità di certe dichiarazioni potrebbe lasciarci senza voce. E’ una cosa talmente stupida che si ha soltanto voglia di alzare le spalle e pensare ad altro. Ma questa enormità e quest’idiozia hanno effetti molto concreti. Se si lascia diffondere la sola idea (per non parlare della prassi reale) che si possano ufficialmente compilare liste nere contro chi non cede alla dittatura della tristezza, chi non si adegua alla visione dominante di questo o quell’aspetto del passato, allora si capitola a una concezione della società più vicina a quella della Tunisia di Ben Ali che a quella sognata in Europa dagli illuministi e dalla Resistenza.
Per fortuna la storia recente dimostra che, a conti fatti, i piccoli e grandi Ben Ali non sempre sono vittoriosi.»
Avvertenza preliminare: il caso Battisti qui è solo un pretesto. Non ci fosse stato quello, ne avrebbero cercato un altro. Ragion per cui, in questo post non si parlerà dello specifico di quella vicenda. Chi conosce soltanto la campana battuta a martello dai media e dai politici e volesse sentirne altre, può informarsi su Carmilla [1]. Chi vuole discuterne, è pregato di farlo altrove (la rete è piena di blog e forum). Come la pensiamo noi è sufficientemente noto, a suo tempo ne abbiamo scritto, soppesando ogni parola, sforzandoci di mantenere un equilibrio [2]. Ma oggi la questione è un’altra, come ha capito benissimo il collega Carlo Lucarelli, che ci manda questo messaggio:
«Sul “caso battisti” – sia l’uomo che la vicenda – abbiamo posizioni differenti, ma quello che stanno cercando di fare con questa lista di proscrizione è veramente una porcata ed è pura censura del dissenso. Io non sono uno dei firmatari dell’appello pro Battisti ma sono disponibile ad appoggiare comunque qualunque iniziativa condivisibile nel contrastare questa squallida operazione da dittatura stupida.»
E ora raccontiamo cosa sta succedendo.
L’assessore alla cultura della provincia di Venezia, l’ex-missino-oggi-berlusconiano Speranzon, ha accolto il suggerimento di un suo collega di partito e intimerà alle biblioteche del veneziano di:
1) rimuovere dagli scaffali i libri di tutti gli autori che nel 2004 firmarono un appello dove si chiedeva la scarcerazione di Cesare Battisti;
2) rinunciare a organizzare iniziative con tali scrittori (vanno dichiarati “persone sgradite”, dice).
Il bibliotecario che non accetterà il diktat “se ne assumerà la responsabilità”.
Si allude forse al congelamento di fondi, al mancato patrocinio delle iniziative, al mobbing, a campagne stampa ostili?
La proposta ha avuto il plauso del COISP, un sindacato di polizia. Così il bibliotecario ci pensa due volte, prima di mettersi contro l’ente locale e le forze dell’ordine.
Una cricca di “sinceri democratici” si sta già muovendo per estendere la cosa a tutto il Veneto, ed è probabile che l’iniziativa venga emulata oltre i confini regionali.
Ecco cosa si può leggere sul “Gazzettino” [3]:
«Scriverò agli assessori alla Cultura dei Comuni del Veneziano perché queste persone siano dichiarate sgradite e chiederò loro, dato anche che le biblioteche civiche sono inserite in un sistema provinciale, che le loro opere vengano ritirate dagli scaffali [...] Chiederò di non promuovere la presentazione dei libri scritti da questi autori: ogni Comune potrà agire come crede, ma dovrà assumersene le responsabilità. Inoltre come consigliere comunale a Venezia, presenterò una mozione perché Venezia dia l’esempio per prima [...] Scriveremo agli assessori regionali Marino Zorzato e Elena Donazzan, perché estendano l’iniziativa in tutto il Veneto.»
Ora, il fatto stesso che uno possa concepire una cosa del genere indica che lo sprofondamento italico sta toccando nuove, nauseanti bassezze. Stiamo ormai trivellando il fondo della Fossa delle Marianne, circondati da pesci ciechi e deformi, in cerca dell’oscurità più oscura che possa prodursi nell’universo.
Vogliamo stare in fondo alla fossa insieme a questi tetri, squallidi palombari della censura, o vogliamo impegnarci a riemergere?
Lassù c’è il sole, per chi desidera rivederlo.
Nella lista di proscrizione siamo in tantissimi: noi, Valerio Evangelisti, Massimo Carlotto, Tiziano Scarpa, Nanni Balestrini, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Giorgio Agamben, Girolamo De Michele, Vauro, Lello Voce, Pino Cacucci, Christian Raimo, Sandrone Dazieri, Loredana Lipperini, Marco Philopat, Gianfranco Manfredi, Laura Grimaldi, Antonio Moresco, Carla Benedetti, Stefano Tassinari e molti altri.
Praticamente dovrebbero svuotarli, gli scaffali.
E forse è quello che sognano.
Ha ragione Quadruppani: non si può reagire con un’alzata di spalle, dire “è solo una provocazione”, consigliare l’indifferenza “per non fare pubblicità a certa gente”. A volte bisogna fare così, ma non sempre.
Certo, questa è anche una provocazione, ma è soprattutto altro:
1) è una minaccia a un’intera categoria di lavoratori (i bibliotecari), che dovrebbero accettare un ultimatum autoritario e anti-costituzionale altrimenti la pagano cara.
2) è un atto finalizzato a isolare e censurare scrittori e artisti in quanto “complici” del terrorismo. Un atto compiuto da un amministratore, una figura di potere che, agitando uno spauracchio per distogliere l’attenzione da altri problemi, si appella alle reazioni viscerali del “popolo”. Un atto che vuole intimidire e “mettere in riga” chi produce discorso pubblico.
Come ha dichiarato il collega Tiziano Scarpa: «Così si colpisce la cittadinanza di uno scrittore, che è nella lingua e nelle sue opere.» [4]
A questa schifezza dovremmo reagire tutti, non solo gli scrittori direttamente coinvolti o i bibliotecari direttamente minacciati.
- Dovrebbero farsi sentire i cittadini, i lettori, i frequentatori delle biblioteche.
- Dovrebbero farsi sentire amministratori, forze politiche e associazioni di Venezia e dei comuni circostanti.
- Dovrebbe cercare di scriverne chiunque lavori nell’informazione o abbia un blog et similia;
- Dovrebbe dire qualcosa l’Associazione Italiana Biblioteche.
- Dovrebbero dire qualcosa i sindacati dei dipendenti pubblici.
- Dovrebbero muoversi gli editori, anche legalmente, con querele e cause civili, a fronte di un’azione che procura loro danni materiali e morali.
- Andrebbero mandate mail di protesta ai giornali (non solo a quelli veneti), andrebbero affissi volantini e lettere aperte alle bacheche di biblioteche e sale di lettura.
- Andrebbero diffusi e linkati post come questo (in calce al quale metteremo gli aggiornamenti sulla vicenda) e qualunque altro articolo, testo o video che informi su questo personaggio, sulle sue intenzioni liberticide e su eventuali iniziative dei suoi emuli e sodali.
Alcuni degli scrittori finiti in lista nera (insieme ad altri che non ci sono finiti ma sono solidali) stanno discutendo, si stanno coordinando, stanno valutando quali azioni (anche legali) intraprendere. Ma se si muoveranno solo loro, la censura passerà. La minaccia è rivolta a tutti: a chi scrive, a chi legge, a chi ha a cuore la molteplicità dei punti di vista su qualunque argomento. Se sottovalutiamo l’iniziativa perché è stupida, si crea un precedente. E’ un’iniziativa tanto più pericolosa quanto più è stupida. Come acutamente fa notare il blogger Mazzetta, si intende affermare il principio secondo cui sarebbe perfettamente normale
«applicare un filtro morale, selezionando i libri in base ai comportamenti degli autori e alla loro aderenza ideologica e politica al volere delle maggioranze di governo.
Come se, un domani che Berlusconi dovesse cadere in disgrazia, qualcuno proponesse di bandire da tutte le biblioteche del regno i libri di quanti lo hanno sostenuto o difeso, come se le opere letterarie potessero e dovessero essere selezionate in base alle credenziali morali e politiche dell’autore.» [5]
NOTE
1. Dossier sul caso Battisti, carmillaonline.com
2. Wu Ming 1, «Cesare Battisti. Quello che i media non dicono», marzo 2004
3. «La Provincia di Venezia “mette al rogo” i libri di chi firmò la petizione per Battisti», Il Gazzettino, 16 gennaio 2011
4. «Una prassi da dittatura», intervista a Tiziano Scarpa, Corriere del Veneto, 16 gennaio 2011
5. Il commento di Mazzetta sulla sordida iniziativa
.
LINK
Chi è questo Speranzon
Chi è il tizio che gli ha dato l’idea
"domenica 14 novembre 2010
Scalfari lo smemorato fa l'avvoltoio con Feltri Costretto al silenzio: "Censurata voce libera"
Il decano di Repubblica voleva la radiazione del nostro direttore. Ma dimentica che lui l’avrebbe meritata più di altri Per il manifesto su Calabresi "torturatore", per le false accuse scagliate contro Leone e per quel sodalizio con Sindona... Feltri costretto al silenzio: "Censurata una voce libera". La solidarietà dei nostri lettori
domenica 31 ottobre 2010
All’anima del commercio
Noi qui a scannarci su censure inesistenti, sulla parolina detta al telefono, sul minutaggio televisivo dell’Udc: e intanto della censura più pericolosa non scriviamo praticamente nulla.
domenica 19 settembre 2010
Uso improprio di "Meno male che Silvio c'è" l'autore chiede i danni a Sabina Guzzanti
Andrea Vantini ha intentato un'azione legale nei confronti della regista del film "Draquila", ma anche della Bbc che ha trasmesso il documentario "Berlusconi show" e di Erik Gandini per "Videocracy"
martedì 11 maggio 2010
Giampaolo Visetti - La macchina perfetta della censura cinese
Queste quattro risposte, per il partito plasmato da Mao e per molte democrazie occidentali, sono ragionevoli. Non risolvono però il dubbio che insegue chi cerca di raccontare il viaggio della Cina contemporanea. Siamo vittime di uno Stato di polizia, fondato su censura e propaganda, o siamo perseguitati dai problemi tecnici che minano una Rete frequentata ogni giorno da quattrocento milioni di internauti? Siamo nel mirino delle autorità, o in quello di una massa di hacker nazionalisti sfuggiti di mano al potere che li ha creati? Il problema è che in Cina l'inverno della stampa si è fatto così rigido che il muro dell'indicibile non distingue più i mattoni che lo cementano. La metamorfosi è compiuta. Censura e propaganda, ormai invisibili e non rintracciabili, si confondono: da fisiche sono mutate in elettroniche, da ideologiche in economiche. Potere socialista e business capitalista si intrecciano, politica e finanza sono braccia dello stesso corpo.
...
Autodifesa, non bavaglio. Ovviamente non basta. Sei milioni di cinesi poco patriottici hanno appreso le manovre per aggirare la "diga verde", ricorrendo a reti private virtuali e server proxy.
La censura automatica del finto internet cinese, negli ultimi mesi, è stata così completata dai commentatori online di partito. Milioni di opinionisti, assoldati dai funzionari locali, combattono la guerra della manipolazione. Non si limitano a inviare alle redazioni la "linea ufficiale" sui fatti, gli eventi da enfatizzare e quelli da tacere. Assumono false identità e ogni giorno scrivono migliaia di commenti contro la minima critica sfuggita al setaccio dei computer. Secondo il ministero della tecnologia informatica, prima che la reazione popolare possa sfuggire al controllo, c'è oggi una finestra di due ore per bloccare un'informazione non filtrata e inondare il web di giudizi che la demoliscono. Un test sulla "tempesta di positività" ha stabilito che se il team della propaganda cinese funziona, possono bastare venti minuti per convincere che un fatto non sia accaduto, o che la denuncia di uno scandalo sia frutto di "intromissioni di potenze concorrenti decise ad arginare lo sviluppo della Cina".
http://www.repubblica.it/esteri/2010/05/11/news/censura_cina-3973777/