sabato 30 aprile 2011

Vedi Napoli e poi vota

Vedi Napoli e poi vota: "

Non dite che è normale. Nell’arco di un pugno di ore, a Napoli, alcuni hacker hanno oscurato la pagina Facebook del candidato Pdl Gianni Lettieri, poi un gruppo di studenti «antifascisti» e alcuni esponenti dell’associazione CasaPound si sono fracassati di botte con mazze e coltelli (sette feriti in tutto) dopodiché Lettieri è stato insultato da un nutrito stormo di sub-umani «dei centri sociali» – si dice così – i quali lo hanno anche fisicamente aggredito, allora lui è scappato, l’hanno inseguito, è arrivata la Digos, non è bastato, l’hanno spinto, gli hanno sputato, è stato costretto a rifugiarsi nella Basilica di San Lorenzo, hanno aggredito alcune supporter del Pdl, e mica è finita; nel pomeriggio altri giovinastri sono irrotti nel comitato elettorale pro-Lettieri e hanno sfasciato tutto, sedie e tavolini all’aria, già che c’erano hanno menato con pugni e schiaffi un ragazzo e una ragazza che facevano volantinaggio: non dite che è normale, non dite che in fondo siamo in campagna elettorale è che a Napoli si esaspera sempre tutto, perché Napoli sa concentrare l’italianità peggiore, è vero, ma è comunque lo specchio deformato di un Paese intero.


Ecco perché la litania della «solidarietà» espressa regolarmente da tizio e da caio (è una parola, basta dirla) non ci basta più, al pari di espressioni ormai imparate a memoria («clima di odio», «condanna», «abbassare i toni») che ormai potrebbe pronunciarle anche un risponditore automatico. Certo, il fatto che l’unico a non aver solidarizzato con Lettieri sia stato Luigi De Magistris (così almeno riferiscono) qualcosa vorrà anche dire, forse i voti schifosi di questi cosiddetti «studenti» dei cosiddetti «centri sociali» non fanno proprio schifo a tutti: ma sono le risposte serie a mancarci. Quello che devono spiegarci è perché in Italia sta succedendo questo, perché si parla di ritorno agli anni Settanta, se c’entra la crisi economica, se c’entra il parolame insultante che i politici nonostante tutto continuano a scambiarsi in tv (vedi Nicola Vendola e Paolo Romani ieri sera a Lineanotte, vedi lo spazio concesso da Annozero a un Beppe Grillo che paragonava il Parlamento ai «volenterosi carnefici di Hitler») o insomma, potrebbero fare qualcosa di più serio del solito tentativo di strumentalizzare ogni episodio e di dire che è colpa dell’avversario.


I vari dichiaranti, perciò, dicano qualcosa di articolato oppure tacciano, che è meglio. Nichi Vendola potrebbe dire qualcosa di meno scontato di frasi genere «la violenza è nemica della democrazia e della buona politica». Fabrizio Cicchitto, se proprio vuole sostenere ancora una volta che «è il frutto della campagna d’odio che la sinistra sta facendo», forse potrebbe argomentare meglio e spiegare perché botte e petardi ogni tanto li prendono anche a sinistra. Tutti gli altri (inutile nominarli, è una qualsiasi sfilata di politici) potrebbero sforzarsi di andare oltre al solito linguaggio fatto di «gravissimo», «senza se e senza ma», «non ci faremo intimidire», «intollerabile», «inqualificabile» e altro linguaggio pavloviano. Se il terreno di coltura della nuova violenza politica (o anti-politica) è in una zona grigia, sfumata, talvolta sovrapponibile alla politica ufficiale e più presentabile, allora significa che la classe politica ha una qualche corresponsabilità, c’è poco da fare. Se invece le violenze appartengono a corpi separati, dimensioni isolate, individui per niente «sociali» bensì «extra-sociali», beh, allora basta andarli a prendere. E metterli dentro, se necessario.


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Guerra Romani-Prestigiacomo "Quella matta mi fa incazzare"

Guerra Romani-Prestigiacomo "Quella matta mi fa incazzare": "

Davanti a una platea di imprenditori brianzoli il ministro dello Sviluppo attacca la collega dell'Ambiente per i ritardi nel nuovo decreto sugli incentivi....

Nucleare, Enel prosegue il progetto “Nostri ingegneri lavorano all’estero”

Nucleare, Enel prosegue il progetto “Nostri ingegneri lavorano all’estero”: "

Se il governo Berlusconi si rimette in tasca la partita nucleare, causa referendum ed elezioni, Enel rilancia il progetto atomico. A farlo è l’amministratore delegato Fulvio Conti:  ”Non smontiamo la macchina nucleare”. Dopodiché ha aggiunto che l’intenzione dei gruppo è di “continuare a lavorare all’estero nell’ipotesi che il tema dovesse tornare d’attualità nel prossimo futuro”. Un progetto, ha poi ricordato il dirigente “attualmente è sospeso, perché il governo ha deciso la moratoria di un anno e c’è la proposta di legge che abroga la possibilità di costruire impianti nucleari”. Quindi, ha proseguito, “al momento non possiamo andare avanti”, ma “i nostri ingegneri continueranno a lavorare all’estero”. Quindi a chi ventila la possibilità di un investimento in Russia, Conti risponde in questo modo: “Se ci fosse un’opportunità alle giuste condizioni di mercato saremmo molto felici di farlo”. Il riferimento è alla collaborazione con la Inte Rao, che prevede la costruzione di una centrale nucleare a Kaliningrad. “In ogni caso – ha spiegato – aspettiamo il progetto di fattibilita’”.

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Marrakesh, avviso a Sarkò

Marrakesh, avviso a Sarkò: "


L'attentato kamikaze di giovedì 28 aprile a Marrakesh è riuscito in un colpo solo a raggiungere due obiettivi: inferire un colpo durissimo all’economia marocchina che vive di turismo e rallentare il tentativo affannoso di riforma democratica del Marocco.

Il re Mohammed VI, 47 anni, in carica dal 1999, era riuscito finora in un quasi miracolo: evitare che la nazione fosse contagiata dall’entusiasmo della primavera araba.

LA STABILITÀ DI RABAT. Merito di una certa stabilità economica, ma anche di un processo di riforme moderate che avevano costruito il consenso intorno alla sua figura. Mohammed VI è considerato una garanzia dell’unità nazionale di fronte alle tensioni che hanno minato il resto della regione: contrariamente a quanto successo al Cairo in piazza Tahrir, i marocchini non si sono mai spinti a chiedere la testa del loro sovrano.

L’attentato kamikaze di giovedì avrebbe invece voluto invertire la tendenza. Ricordare al sovrano che nel Paese c’è chi non è disposto ad accettare piccole concessioni di facciata. Indurre una paralisi del processo di riforme, per indebolire il re ed esacerbare gli animi, spingendo verso l’estremismo.

LA PISTA FRANCESE. Tuttavia, esiste un’altra lettura della vicenda, riferita a Lettera43.it da una fonte ben informata.

Secondo la seconda ipotesi, la violenza sarebbe sì un segno, ma destinato a questa sponda del Mediterraneo. Nel mirino degli attentatori ci sarebbe Parigi, responsabile dell’escalation bellica in Libia e di un interventismo poco gradito. I sei cittadini francesi uccisi sarebbero un monito per l’Eliseo, nei confronti dei quali la pazienza del Nord Africa sta per terminare.

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Vendola, il buffone

Vendola, il buffone

Il ministro Romani insulta in diretta il governatore della Puglia.

giovedì 28 aprile 2011

Internet gratis a Milano, nasce WiMi

Internet gratis a Milano, nasce WiMi: "Il Comune di Milano e l'Azienda Trasporti Milanesi danno il via al progetto per una rete Wi-Fi gratuita"

Al Fatto rissa continua Telese ora sfida Travaglio: "Scrive solo sui papelli "

Al Fatto rissa continua Telese ora sfida Travaglio: "Scrive solo sui papelli ": "

Scontro aperto sull’inserto satirico domenicale del Fatto scippato all’inventore. L’accusa al vicedirettore: "Scriverebbe paginate sui papelli""

Il ritorno di Sgarbi in tv: "Col mio canto libero sfido Roberto Saviano"

Il ritorno di Sgarbi in tv: "Col mio canto libero sfido Roberto Saviano": "

Il 18 maggio apre finalmente la trasmissione Rai più discussa dell’anno. Il critico racconta come sarà: "Arte, cultura, grandi ospiti. Ma il fulcro saranno i miei monologhi, tre a serata""

Nokia conferirà la piattaforma software Symbian ad Accenture | Notizie | Telefonino.net Business

Nokia conferirà la piattaforma software Symbian ad Accenture | Notizie | Telefonino.net Business

Banda larga in Europa, è rumena la città più veloce. Media italiana a 3,4 Mbps

Banda larga in Europa, è rumena la città più veloce. Media italiana a 3,4 Mbps: " In Romania la città che vanta il collegamento alla Rete più veloce, in Corea quella con la connessione migliore del mondo. La Russia è la principale fonte di traffico legato agli...

Scandalo Parmalat? No, affare anche per noi

Scandalo Parmalat? No, affare anche per noi: "

Chi oggi si straccia le vesti dimentica che il sogno dell’ italian milk è stato affossato da Tanzi a danno di migliaia di investitori. E oggi Lactalis paga Parmalat 3-400 milioni più del suo"

mercoledì 27 aprile 2011

A sinistra si odiano: il Riformista morde il Fatto e Travaglio

A sinistra si odiano: il Riformista morde il Fatto e Travaglio: "

L'ultima stilettata nei confronti del Fatto quotidiano arriva dalla sinistra. Una bordata che il Riformista mette in prima pagina nella rubrica "Tre righe". Travaglio cita Montanelli solo quando gli fa comodo"

1° maggio, negozi aperti La Cgil vuole buttare via un affare da 30 milioni

1° maggio, negozi aperti La Cgil vuole buttare via un affare da 30 milioni: "

La Cgil s'infuria contro un'iniziativa che produrrebbe un businness da 30 milioni di euro solo a Milano, Torino, Firenze e Monza. E la sinistra nega se stessa: le saracinesche si possono tirare su grazie alle liberalizzazioni di Bersani

Emorragia digitale

Emorragia digitale: "


È l’hackeraggio più imponente e grave della storia: un ignoto hacker è riuscito ad aggirare i protocolli di sicurezza della Sony e a impossessarsi dei dati personali degli utenti registrati alla Playstation Network, la piattaforma online per giocare, chattare e guardare film in streaming. Bottino dell'hacker: l’incredibile cifra di 77 milioni di persone.

CAPORETTO DIGITALE. Nomi, indirizzi, codici di avviamento postale, password, e-mail, degli acquisti digitali e date di nascita. Questa la natura dei dati personali intercettati. Non bastasse, la Sony non ha potuto escludere che l’hacker sia entrato in possesso anche dei numeri di carta di credito degli utenti, seppur sprovvisti del codice di sicurezza.

Insomma, una Caporetto digitale senza precedenti, che segna un prima e dopo, come qualunque catastrofe. Dei criminali potrebbero utilizzare i dati rubati per ottenere informazioni ancora più importanti, come i codici di accesso ai conti bancari. Non bastasse, le informazioni sottratte hanno un valore notevole sul mercato nero dei beni virtuali, specie nel caso dei giocatori esperti che hanno accesso a livelli superiori dei videogiochi o che sono in possesso di oggetti virtuali.

La Sony si è rivolta a una società di sicurezza informatica per puntellare le sue difese digitali, umiliate dall’attacco dell’hacker, e per provare a far luce sull’epocale furto di dati.

COLPA DI ANONYMOUS?. In molti hanno puntato il dito contro Anonymous, la confederazione di hacker che a dicembre aveva preso di mira i siti di Visa, Mastercard e PayPal, colpevoli di aver negato i propri servizi a Wikileaks. Le accuse sono circostanziali, ma motivate: i vigilantes digitali avevano minacciato la Sony per via della causa intentata dal colosso giapponese nei confronti del popolarissimo hacker George Hotz, che aveva rilasciato sul web un codice che permette a qualunque programmatore di far girare sulla console Playstation i propri giochi fatti in casa.

In un comunicato su AnonNews.org, Anonymous ha negato: «Per una volta, non siamo stati noi». Tuttavia, nelle stesse righe non si esclude la possibilità che alcuni singoli membri del gruppo abbiano agito «per conto loro».

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Le ossessioni di Giovanardi

Le ossessioni di Giovanardi

"Alle donne non importa nulla della politica". "I matrimoni gay sono una parodia di quelli tra eterosessuali". E ancora: "Non si può mettere sullo stesso piano eroina e lambrusco". Ecco ciò che toglie il sonno al sottosegretario alle Politiche per la famiglia.

Chi si è fidato di Ciancimino

Chi si è fidato di Ciancimino: "

L’arresto di Massimo Ciancimino suona quasi come una rivendicazione di proprietà, come una mossa possessiva da parte della stessa procura di Palermo che per anni (più di tre) l’aveva vezzeggiato e ritenuto più che attendibile. Lo si capisce da mille cose, soprattutto dalla velina comparsa ieri sul Fatto dove si tenta di far passare per buoni degli schemi puerili come questo: vedete?, noi pm di Palermo siamo gente seria, noi siamo come Falcone quando arrestò il pentito Pellegriti che aveva calunniato Salvo Lima: perciò, adesso che non possiamo farne a meno, arrestiamo Ciancimino e continuiamo a gestirlo come abbiamo sempre fatto, purché sia chiaro che tutte le cose che lui ha detto sinora noi continuiamo a ritenerle buone e a usarle per avvalorare le nostre cervellotiche istruttorie.


Questo lo schema, per buona pace della procura di Caltanissetta che – assieme al resto del mondo – aveva capito da un pezzo che Massimo Ciancimino era uno sparaballe matricolato, nonché un nuovo genere di star mediatica dell’antimafia: il superteste trendly, di casa nei salotti romani come in quelli di Annozero, gradita presenza alle feste dell’Unità come a quelle di Cortina, sempre vestito come un gagà e sempre in procinto – a sentir lui – di riscrivere la storia d’Italia a mezzo di clamorose rivelazioni dimenticate in un qualche foglietto nascosto nella giacca lasciata in lavanderia.


E infatti era da mesi che le procure di Caltanissetta e Palermo si scannavano senza complimenti ma alla siciliana, bisbigliando, coi pm nisseni a osare indagare Massimo Ciancimino dopo che l’aveva sparata troppo grossa sul prefetto Gianni De Gennaro, ritenuto pedina fondamentale di quella «trattativa» tra Stato e mafia che ormai è diventata un trattato psichiatrico. Quell’incriminazione di Ciancimino, a Palermo, non l’avevano gradita per niente: e sta di fatto che l’indagato a Caltanissetta si avvalse della facoltà di non rispondere, mentre a Palermo continuò a straparlare come sempre. Continuò cioè a riempire dei verbali che gli stessi uomini che l’hanno arrestato ora cercano di salvaguardare: «Non è detto che Ciancimino abbia mentito su tutto», dicono ora. Come a dire: mica possiamo ammettere che da oltre tre anni disegniamo fantasmagorici scenari di cazzate.


Detto questo, le differenze tra Giovanni Falcone e i pm di Palermo Antonio Ingroia e Nino Di Matteo e Paolo Guidi – altro che pentito Pellegriti – restano alcuni milioni, e se ne può enumerare solo qualcuna. Sicuramente Giovanni Falcone non avrebbe permesso che un proprio teste-chiave divenisse una star dell’antimafia mondana circolando con una scorta nutritissima che persino il prefetto di Palermo Giuseppe Caruso – dopo un’intercettazione in cui Ciancimino parlava con un tizio in odore di ‘ndrangheta – aveva invano cercato di levargli; un teste che, ospite all’hotel Brufani-Raffaello di Perugia (cinque stelle) una settimana fa partecipava al Festival del giornalismo per presentare un libro che «riscrive la nostra storia» e di passaggio la ritocca in photoshop, come ha fatto con il documento galeotto che l’ha spedito in carcere. Sicuramente Giovanni Falcone non avrebbe mai scritto libri imbarazzanti come quello in cui Antonio Ingroia diceva di Ciancimino: «Dal primo incontro ho capito subito che era di tutt’altra pasta… oggi è arrivato a diventare quasi un’icona dell’antimafia».


Giovanni Falcone, che non credeva nel Terzo livello mafioso come scrisse chiaramente sulla Stampa il 30 luglio 1989, difficilmente avrebbe cercato di avvalorare un quarto livello come ha fatto Antonio Ingroia nella sua introduzione appunto a «Il quarto livello», libro di Maurizio Torrealta in cui magistrato tra l’altro scrive: «Le ricostruzioni e interpretazioni sul Quarto livello derivano tutte dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino… mi sono occupato e mi occupo professionalmente della valutazioni delle sue dichiarazioni… (che sono) ancora oggetto di verifica». Bene, abbiamo verificato, anzi, ha verificato lui: ma questo non ha impedito ad Antonio Ingroia di scrivere un autentico «saggio introduttivo» imperniato interamente sulle dichiarazioni di un pataccaro, questo dopo aver dichiarato, poco tempo fa, che «l’attuale equilibrio politico e istituzionale è fondato sulle stragi del 1992».


Ma non toccategli tutto il resto. Massimo Ciancimino in oltre tre anni ha sputtanato uomini e galantuomini, centellinato accuse sull’universo mondo – da Berlusconi alla strage di Ustica, dalla cattura di Riina alla latitanza di Provenzano, da Milano 2 a Dell’Utri al caso Moro – senza risparmiare uomini delle istituzioni come il prefetto Gianni De Gennaro e il generale Mario Mori e il procuratore nazionale Pietro Grasso: ed è una fortuna che nessuno, tra costoro, fosse in eccellentissimi rapporti coi pm di Palermo: così siamo sicuri che i pm non avranno avuto problemi a indagare.


Detto questo, pare che alla procura di Palermo si stiano specializzando in pataccari da sfruttare soltanto sinché servono, salvo arrestarli o farli sparire quando la situazione si compromette. È stato così per Massimo Ciancimino ed è stato così – per chi non lo sapesse – per il pentito Vincenzo Scarantino, già protagonista di balle clamorose e purtroppo accreditate nel processo per la strage via D’Amelio: il pm Antonio Ingroia ha dapprima raccolto alcune deposizioni ai danni di Bruno Contrada e Silvio Berlusconi, ma poi puf, quando si è accorto che mancava ogni possibile riscontro non ha riversato i verbali dai fascicoli processuali e soprattutto non li ha riversati neppure nel fascicolo del pubblico ministero, sottraendolo così a ogni valutazione della difesa e omettendo ogni indagine a riguardo.


Il bello è che è lo stesso Ingroia a raccontare l’episodio. Nel suo recente libro «Nel Labirinto degli Dei», a pagina 81, si legge questo: «Avevo interrogato Vincenzo Scarantino, che si era autoaccusato di avere organizzato il furto della Fiat 126 usata come autobomba in via D’Amelio. Indagini più recenti della Procura di Caltanissetta sembrano, comunque, aver definitivamente smascherato Scarantino come depistatore e falso pentito». Esattamente come per Massimo Ciancimino, individuato come mistificatore a Caltanissetta ma dapprima sfruttato a Palermo per più di tre anni. Ingroia continua: «Interrogai Scarantino una sola volta… era stato lui a mettere sul piatto due temi di prova apparentemente appetitosi: nuove accuse a carico di Bruno Contrada, all’epoca già inquisito e in custodia cautelare per concorso esterno in associazione mafiosa; e, addirittura, dichiarazioni che coinvolgevano il già allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in oscure vicende di traffico di stupefacenti».


Roba pesante, dunque: c’era da indagare, dato il calibro dei personaggi interessati, sia per verificare la fondatezza delle dichiarazioni e sia per verificare, se infondate, quale manovra o depistamento fosse in corso. Ma la procura di Palermo si fermò al primo caso: «Le dichiarazioni a carico di Contrada erano apparentemente riscontrabili, quelle che riguardavano Berlusconi, invece, erano generiche e sostanzialmente indimostrabili… L’esito fu sconfortante… Non era stato acquisito alcun riscontro che si potesse considerare individualizzante a carico di Contrada». E di Berlusconi, ovviamente. Che fare? Ingroia nel parlò col contitolare del processo Contrada, il pm Alfredo Morvillo, e poi anche col capo della Procura Gian Carlo Caselli: «Decidemmo di non servirci delle sue dichiarazioni accusatorie. Esse pertanto non furono mai utilizzate né per il processo Contrada né nei confronti di Berlusconi».


Una buona ragione, evidentemente, per farle sparire. Al punto che anche Bruno Contrada e il suo legale, Giuseppe Lipera, nel gennaio scorso hanno appreso l’esistenza dell’interrogatorio di Scarantino direttamente dal libro di Ingroia: «Quanto ho letto mi ha destato stupore e sbigottimento», ha dichiarato Contrada, «poiché nel processo che mi riguarda non si parlò mai di accuse che Scarantino avrebbe rivolto nei miei confronti, né mai seppi di questa circostanza; ricordo benissimo che nel fascicolo del pm non c’era alcun atto riguardante un interrogatorio a Scarantino né successivi accertamenti della polizia giudiziaria». Ecco perché i due hanno deciso di presentare un esposto.


Nel libro di Ingroia oltretutto si legge che quelle dichiarazioni «non erano convincenti, come non lo era il teste», ma a quanto pare non fu fatta nessuna indagine per capire il motivo delle false accuse: chi le suggerì, e perché? A quando risalgono queste dichiarazioni? Perché non furono riversate nel fascicolo? Ingroia, nel libro, scrive di accertamenti negativi «sconfortanti» operati dalla polizia giudiziaria: che fine hanno fatto? E perché – come fece Falcone col pentito Pellegriti – non si è proceduto per calunnia contro il ballista? Senza contare che, nel caso di Contrada, stiamo parlando di un iter processuale che ha ribaltato di continuo sentenze di condanna e di assoluzione, laddove non c’è dichiarazione o testimonianza che non abbia pesato complessivamente sul piatto della bilancia: «Sarebbe stato un tassello importante per scoprire chi complottava nei miei confronti», si legge nell’esposto, «ma così si ha impedito alla difesa di esercitare tutte le azioni che avrebbero potuto chiarire il contesto in cui è maturata la vicenda giudiziaria che mi riguarda». Probabile che Ingroia avesse troppo da fare, in quel periodo: perso com’era nel «labirinto degli dei» prima ancora di perdersi in quello di Ciancimino.


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Il populismo che si nutre di ignoranza

Il populismo che si nutre di ignoranza

QUANDO Obama vinse le elezioni, nel 2008, furono molti a esser convinti che una grande trasformazione fosse possibile, che con lui avremmo cominciato a capire meglio, e ad affrontare, un malessere delle democrazie che non è solo economico. La convinzione era forte in America e in Europa, nelle sinistre e in numerosi liberali. La crisi finanziaria iniziata nel 2007 sembrava aver aperto gli occhi, preparandoli a riconoscere la verità: il capitalismo non falliva. Ma uno scandaloso squilibrio si era creato lungo i decenni fra Stato e mercato. Il primo si era ristretto, il secondo si era dilatato nel più caotico e iniquo dei modi. Lo Stato ne usciva spezzato, screditato: da ricostruire, come dopo una guerra mondiale.

Quando La Russa era “La Rissa”

Quando La Russa era “La Rissa”

“Vigliacchi, siete dei vigliacchi ad andare in piazza con la faccia nascosta”. Ignazio La Russa non è riuscito a trattenersi. Durante Annozero lo studente della Sapienza Luca Cafagna non ha espressamente condannato gli episodi di violenza andati in scena a Roma martedì e il ministro lo ha interrotto bruscamente, gridando con rabbia tutto il suo disappunto (Guarda il video). Questa è “apologia di reato”, ha urlato saltando in piedi e raggiungendo Michele Santoro al centro dello studio.

Hynix sale scheduled for May

Hynix sale scheduled for May: "A group of creditor banks that turned Hynix debts into shareholding back in 2001 have announced plans to sell off as early as May, their 15 percent stake in the world's second largest DRAM maker, according to reports."

Report: Micron may take over Inotera

Report: Micron may take over Inotera: "Micron Technology Inc. may pursue an acquisition of its Taiwan DRAM joint venture partner, according to a report from the US-Taiwan Business Council."

martedì 26 aprile 2011

Bocca, il vecchio guru che vive nel Ventennio e inneggia alla rivolta

Bocca, il vecchio guru che vive nel Ventennio e inneggia alla rivolta

Per il giornalista novantenne "siamo un Paese fascista mascherato da democrazia, è necessaria la violenza"

A Guide to Undefined Behavior in C and C++, Part 1

A Guide to Undefined Behavior in C and C++, Part 1: "

Programming languages typically make a distinction between normal program actions and erroneous actions. For Turing-complete languages we cannot reliably decide offline whether a program has the potential to execute an error; we have to just run it and see.


In a safe programming language, errors are trapped as they happen. Java, for example, is largely safe via its exception system. In an unsafe programming language, errors are not trapped. Rather, after executing an erroneous operation the program keeps going, but in a silently faulty way that may have observable consequences later on. Luca Cardelli’s article on type systems has a nice clear introduction to these issues. C and C++ are unsafe in a strong sense: executing an erroneous operation causes the entire program to be meaningless, as opposed to just the erroneous operation having an unpredictable result. In these languages erroneous operations are said to have undefined behavior.


The C FAQ defines “undefined behavior” like this:


Anything at all can happen; the Standard imposes no requirements. The program may fail to compile, or it may execute incorrectly (either crashing or silently generating incorrect results), or it may fortuitously do exactly what the programmer intended.


This is a good summary. Pretty much every C and C++ programmer understands that accessing a null pointer and dividing by zero are erroneous actions. On the other hand, the full implications of undefined behavior and its interactions with aggressive compilers are not well-appreciated. This post explores these topics.


A Model for Undefined Behavior


For now, we can ignore the existence of compilers. There is only the “C implementation” which — if the implementation conforms to the C standard — acts the same as the “C abstract machine” when executing a conforming program. The C abstract machine is a simple interpreter for C that is described in the C standard. We can use it to determine the meaning of any C program.


The execution of a program consists of simple steps such as adding two numbers or jumping to a label. If every step in the execution of a program has defined behavior, then the entire execution is well-defined. Note that even well-defined executions may not have a unique result due to unspecified and implementation-defined behavior; we’ll ignore both of these here.


If any step in a program’s execution has undefined behavior, then the entire execution is without meaning. This is important: it’s not that evaluating (1<<32) has an unpredictable result, but rather that the entire execution of a program that evaluates this expression is meaningless. Also, it’s not that the execution is meaningful up to the point where undefined behavior happens: the bad effects can actually precede the undefined operation.


As a quick example let’s take this program:


#include <limits.h>
#include <stdio.h>

int main (void)
{
printf ("%d\n", (INT_MAX+1) < 0);
return 0;
}

The program is asking the C implementation to answer a simple question: if we add one to the largest representable integer, is the result negative? This is perfectly legal behavior for a C implementation:


$ cc test.c -o test
$ ./test
1

So is this:


$ cc test.c -o test
$ ./test
0

And this:


$ cc test.c -o test
$ ./test
42

And this:


$ cc test.c -o test
$ ./test
Formatting root partition, chomp chomp

One might say: Some of these compilers are behaving improperly because the C standard says a relational operator must return 0 or 1. But since the program has no meaning at all, the implementation can do whatever it likes. Undefined behavior trumps all other behaviors of the C abstract machine.


Will a real compiler emit code to chomp your disk? Of course not, but keep in mind that practically speaking, undefined behavior often does lead to Bad Things because many security vulnerabilities start out as memory or integer operations that have undefined behavior. For example, accessing an out of bounds array element is a key part of the canonical stack smashing attack. In summary: the compiler does not need to emit code to format your disk. Rather, following the OOB array access your computer will begin executing exploit code, and that code is what will format your disk.


No Traveling


It is very common for people to say — or at least think — something like this:


The x86 ADD instruction is used to implement C’s signed add operation, and it has two’s complement behavior when the result overflows. I’m developing for an x86 platform, so I should be able to expect two’s complement semantics when 32-bit signed integers overflow.


THIS IS WRONG. You are saying something like this:


Somebody once told me that in basketball you can’t hold the ball and run. I got a basketball and tried it and it worked just fine. He obviously didn’t understand basketball.


(This explanation is due to Roger Miller via Steve Summit.)


Of course it is physically possible to pick up a basketball and run with it. It is also possible you will get away with it during a game. However, it is against the rules; good players won’t do it and bad players won’t get away with it for long. Evaluating (INT_MAX+1) in C or C++ is exactly the same: it may work sometimes, but don’t expect to keep getting away with it. The situation is actually a bit subtle so let’s look in more detail.


First, are there C implementations that guarantee two’s complement behavior when a signed integer overflows? Of course there are. Many compilers will have this behavior when optimizations are turned off, for example, and GCC has an option (-fwrapv) for enforcing this behavior at all optimization levels. Other compilers will have this behavior at all optimization levels by default.


There are also, it should go without saying, compilers that do not have two’s complement behavior for signed overflows. Moreover, there are compilers (like GCC) where integer overflow behaved a certain way for many years and then at some point the optimizer got just a little bit smarter and integer overflows suddenly and silently stopped working as expected. This is perfectly OK as far as the standard goes. While it may be unfriendly to developers, it would be considered a win by the compiler team because it will increase benchmark scores.


In summary: There’s nothing inherently bad about running with a ball in your hands and also there’s nothing inherently bad about shifting a 32-bit number by 33 bit positions. But one is against the rules of basketball and the other is against the rules of C and C++. In both cases, the people designing the game have created arbitrary rules and we either have to play by them or else find a game we like better.


Why Is Undefined Behavior Good?


The good thing — the only good thing! — about undefined behavior in C/C++ is that it simplifies the compiler’s job, making it possible to generate very efficient code in certain situations. Usually these situations involve tight loops. For example, high-performance array code doesn’t need to perform bounds checks, avoiding the need for tricky optimization passes to hoist these checks outside of loops. Similarly, when compiling a loop that increments a signed integer, the C compiler does not need to worry about the case where the variable overflows and becomes negative: this facilitates several loop optimizations. I’ve heard that certain tight loops speed up by 30%-50% when the compiler is permitted to take advantage of the undefined nature of signed overflow. Similarly, there have been C compilers that optionally give undefined semantics to unsigned overflow to speed up other loops.


Why Is Undefined Behavior Bad?


When programmers cannot be trusted to reliably avoid undefined behavior, we end up with programs that silently misbehave. This has turned out to be a really bad problem for codes like web servers and web browsers that deal with hostile data because these programs end up being compromised and running code that arrived over the wire. In many cases, we don’t actually need the performance gained by exploitation of undefined behavior, but due to legacy code and legacy toolchains, we’re stuck with the nasty consequences.


A less serious problem, more of an annoyance, is where behavior is undefined in cases where all it does is make the compiler writer’s job a bit easier, and no performance is gained. For example a C implementation has undefined behavior when:


An unmatched ‘ or ” character is encountered on a logical source line during tokenization.


With all due respect to the C standard committee, this is just lazy. Would it really impose an undue burden on C implementors to require that they emit a compile-time error message when quote marks are unmatched? Even a 30 year-old (at the time C99 was standardized) systems programming language can do better than this. One suspects that the C standard body simply got used to throwing behaviors into the “undefined” bucket and got a little carried away. Actually, since the C99 standard lists 191 different kinds of undefined behavior, it’s fair to say they got a lot carried away.


Understanding the Compiler’s View of Undefined Behavior


The key insight behind designing a programming language with undefined behavior is that the compiler is only obligated to consider cases where the behavior is defined. We’ll now explore the implications of this.


If we imagine a C program being executed by the C abstract machine, undefined behavior is very easy to understand: each operation performed by the program is either defined or undefined, and usually it’s pretty clear which is which. Undefined behavior becomes difficult to deal with when we start being concerned with all possible executions of a program. Application developers, who need code to be correct in every situation, care about this, and so do compiler developers, who need to emit machine code that is correct over all possible executions.


Talking about all possible executions of a program is a little tricky, so let’s make a few simplifying assumptions. First, we’ll discuss a single C/C++ function instead of an entire program. Second, we’ll assume that the function terminates for every input. Third, we’ll assume the function’s execution is deterministic; for example, it’s not cooperating with other threads via shared memory. Finally, we’ll pretend that we have infinite computing resources, making it possible to exhaustively test the function. Exhaustive testing means that all possible inputs are tried, whether they come from arguments, global variables, file I/O, or whatever.


The exhaustive testing algorithm is simple:



  1. Compute next input, terminating if we’ve tried them all

  2. Using this input, run the function in the C abstract machine, keeping track of whether any operation with undefined behavior was executed

  3. Go to step 1


Enumerating all inputs is not too difficult. Starting with the smallest input (measured in bits) that the function accepts, try all possible bit patterns of that size. Then move to the next size. This process may or may not terminate but it doesn’t matter since we have infinite computing resources.


For programs that contain unspecified and implementation-defined behaviors, each input may result in several or many possible executions. This doesn’t fundamentally complicate the situation.


OK, what has our thought experiment accomplished? We now know, for our function, which of these categories it falls into:



  • Type 1: Behavior is defined for all inputs

  • Type 2: Behavior is defined for some inputs and undefined for others

  • Type 3: Behavior is undefined for all inputs


Type 1 Functions


These have no restrictions on their inputs: they behave well for all possible inputs (of course, “behaving well” may include returning an error code). Generally, API-level functions and functions that deal with unsanitized data should be Type 1. For example, here’s a utility function for performing integer division without executing undefined behaviors:


int32_t safe_div_int32_t (int32_t a, int32_t b) {
if ((b == 0) || ((a == INT32_MIN) && (b == -1))) {
report_integer_math_error();
return 0;
} else {
return a / b;
}
}

Since Type 1 functions never execute operations with undefined behavior, the compiler is obligated to generate code that does something sensible regardless of the function’s inputs. We don’t need to consider these functions any further.


Type 3 Functions


These functions admit no well-defined executions. They are, strictly speaking, completely meaningless: the compiler is not even obligated to generate even a return instruction. Do Type 3 functions really exist? Yes, and in fact they are common. For example, a function that — regardless of input — uses a variable without initializing it is easy to unintentionally write. Compilers are getting smarter and smarter about recognizing and exploiting this kind of code. Here’s a great example from the Google Native Client project:


When returning from trusted to untrusted code, we must sanitize the return address before taking it. This ensures that untrusted code cannot use the syscall interface to vector execution to an arbitrary address. This role is entrusted to the function NaClSandboxAddr, in sel_ldr.h. Unfortunately, since r572, this function has been a no-op on x86.


-- What happened?


During a routine refactoring, code that once read


aligned_tramp_ret = tramp_ret & ~(nap->align_boundary - 1);


was changed to read


return addr & ~(uintptr_t)((1 << nap->align_boundary) - 1);


Besides the variable renames (which were intentional and correct), a shift was introduced, treating nap->align_boundary as the log2 of bundle size.


We didn't notice this because NaCl on x86 uses a 32-byte bundle size. On x86 with gcc, (1 << 32) == 1. (I believe the standard leaves this behavior undefined, but I'm rusty.) Thus, the entire sandboxing sequence became a no-op.


This change had four listed reviewers and was explicitly LGTM'd by two. Nobody appears to have noticed the change.


-- Impact


There is a potential for untrusted code on 32-bit x86 to unalign its instruction stream by constructing a return address and making a syscall. This could subvert the validator. A similar vulnerability may affect x86- 64.


ARM is not affected for historical reasons: the ARM implementation masks the untrusted return address using a different method.


What happened? A simple refactoring put the function containing this code into Type 3. The person who sent this message believes that x86-gcc evaluates (1<<32) to 1, but there’s no reason to expect this behavior to be reliable (in fact it is not on a few versions of x86-gcc that I tried). This construct is definitely undefined and of course the compiler can do done anything it wants. As is typical for a C compiler, it chose to simply not emit the instructions corresponding to the undefined operation. (A C compiler’s #1 goal is to emit efficient code.) Once the Google programmers gave the compiler the license to kill, it went ahead and killed. One might ask: Wouldn’t it be great if the compiler provided a warning or something when it detected a Type 3 function? Sure! But that is not the compiler’s priority.


The Native Client example is a good one because it illustrates how competent programmers can be suckered in by an optimizing compiler’s underhanded way of exploiting undefined behavior. A compiler that is very smart at recognizing and silently destroying Type 3 functions becomes effectively evil, from the developer’s point of view.


Type 2 Functions


These have behavior that is defined for some inputs and undefined for others. This is the most interesting case for our purposes. Signed integer divide makes a good example:


int32_t unsafe_div_int32_t (int32_t a, int32_t b) {
return a / b;
}

This function has a precondition; it should only be called with arguments that satisfy this predicate:


(b != 0) && (!((a == INT32_MIN) && (b == -1)))

Of course it’s no coincidence that this predicate looks a lot like the test in the Type 1 version of this function. If you, the caller, violate this precondition, your program’s meaning will be destroyed. Is it OK to write functions like this, that have non-trivial preconditions? In general, for internal utility functions this is perfectly OK as long as the precondition is clearly documented.


Now let’s look at the compiler’s job when translating this function into object code. The compiler performs a case analysis:



  • Case 1: (b != 0) && (!((a == INT32_MIN) && (b == -1)))

    Behavior of / operator is defined → Compiler is obligated to emit code computing a / b

  • Case 2: (b == 0) || ((a == INT32_MIN) && (b == -1))

    Behavior of / operator is undefined → Compiler has no particular obligations


Now the compiler writers ask themselves the question: What is the most efficient implementation of these two cases? Since Case 2 incurs no obligations, the simplest thing is to simply not consider it. The compiler can emit code only for Case 1.


A Java compiler, in contrast, has obligations in Case 2 and must deal with it (though in this particular case, it is likely that there won’t be runtime overhead since processors can usually provide trapping behavior for integer divide by zero).


Let’s look at another Type 2 function:


int stupid (int a) {
return (a+1) > a;
}

The precondition for avoiding undefined behavior is:


(a != INT_MAX)

Here the case analysis done by an optimizing C or C++ compiler is:



  • Case 1: a != INT_MAX

    Behavior of + is defined → Computer is obligated to return 1

  • Case 2: a == INT_MAX

    Behavior of + is undefined → Compiler has no particular obligations


Again, Case 2 is degenerate and disappears from the compiler’s reasoning. Case 1 is all that matters. Thus, a good x86-64 compiler will emit:


stupid:
movl $1, %eax
ret

If we use the -fwrapv flag to tell GCC that integer overflow has two’s complement behavior, we get a different case analysis:



  • Case 1: a != INT_MAX

    Behavior is defined → Computer is obligated to return 1

  • Case 2: a == INT_MAX

    Behavior is defined → Compiler is obligated to return 0


Here the cases cannot be collapsed and the compiler is obligated to actually perform the addition and check its result:


stupid:
leal 1(%rdi), %eax
cmpl %edi, %eax
setg %al
movzbl %al, %eax
ret

Similarly, an ahead-of-time Java compiler also has to perform the addition because Java mandates two’s complement behavior when a signed integer overflows (I’m using GCJ for x86-64):


_ZN13HelloWorldApp6stupidEJbii:
leal 1(%rsi), %eax
cmpl %eax, %esi
setl %al
ret

This case-collapsing view of undefined behavior provides a powerful way to explain how compilers really work. Remember, their main goal is to give you fast code that obeys the letter of the law, so they will attempt to forget about undefined behavior as fast as possible, without telling you that this happened.


A Fun Case Analysis


About a year ago, the Linux kernel started using a special GCC flag to tell the compiler to avoid optimizing away useless null-pointer checks. The code that caused developers to add this flag looks like this (I’ve cleaned up the example just a bit):


static void __devexit agnx_pci_remove (struct pci_dev *pdev)
{
struct ieee80211_hw *dev = pci_get_drvdata(pdev);
struct agnx_priv *priv = dev->priv;

if (!dev) return;

  ... do stuff using dev ...
}

The idiom here is to get a pointer to a device struct, test it for null, and then use it. But there’s a problem! In this function, the pointer is dereferenced before the null check. This leads an optimizing compiler (for example, gcc at -O2 or higher) to perform the following case analysis:



  • Case 1: dev == NULL

    “dev->priv” has undefined behavior → Compiler has no particular obligations

  • Case 2: dev != NULL

    Null pointer check won’t fail → Null pointer check is dead code and may be deleted


As we can now easily see, neither case necessitates a null pointer check. The check is removed, potentially creating an exploitable security vulnerability.


Of course the problem is the use-before-check of pci_get_drvdata()’s return value, and this has to be fixed by moving the use after the check. But until all such code can be inspected (manually or by a tool), it was deemed safer to just tell the compiler to be a bit conservative. The loss of efficiency due to a predictable branch like this is totally negligible. Similar code has been found in other parts of the kernel.


Living with Undefined Behavior


In the long run, unsafe programming languages will not be used by mainstream developers, but rather reserved for situations where high performance and a low resource footprint are critical. In the meantime, dealing with undefined behavior is not totally straightforward and a patchwork approach seems to be best:



  • Enable and heed compiler warnings, preferably using multiple compilers

  • Use static analyzers (like Clang’s, Coverity, etc.) to get even more warnings

  • Use compiler-supported dynamic checks; for example, gcc’s -ftrapv flag generates code to trap signed integer overflows

  • Use tools like Valgrind to get additional dynamic checks

  • When functions are “type 2″ as categorized above, document their preconditions and postconditions

  • Use assertions to verify that functions’ preconditions are postconditions actually hold

  • Particularly in C++, use high-quality data structure libraries


Basically: be very careful, use good tools, and hope for the best.


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Mafia, Cassazione: “Cuffaro sapeva di aiutare l’intera organizzazione di Cosa Nostra”: "

Totò Cuffaro sapeva di aiutare i boss. E’ questa la tesi di fondo delle 80 pagine di motivazione della sentenza emessa lo scorso 22 gennaio, con cui la Cassazione confermava la condanna a sette anni di reclusione dell’ex presidente della regione Sicilia. Rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale, con l’aggravante di aver favorito l’intera organizzazione mafiosa di Cosa Nostra. Questi i reati addebbitati a Cuffaro. Per la Cassazione, è accertata “la sussistenza di ripetuti contatti” fra l’ex governatore della Sicilia e “vari esponenti” mafiosi, con i quali “aveva stipulato un accordo politico-mafioso”.


Il rapporto con il boss di Brancaccio e le elezioni. Cuffaro ha aiutato Cosa Nostra non solo inserendo nelle liste elettorali personaggi graditi ai boss, ma anche rivelando più volte ad esponenti mafiosi l’esistenza di indagini nei loro confronti. La Cassazione ricorda l’accordo stretto tra l’ex presidente della regione siciliana e il boss-medico Giuseppe Guttadauro, capomandamento di Brancaccio. Una mobilitazione elettorale dell’intera famiglia mafiosa, in cambio di un aiuto per ottenere un ammorbidimento del regime carcerario del 41 bis e il controllo sulle attività economiche – anche pubbliche – del territorio.


Come Cuffaro ha intralciato l’inchiesta. Per i giudici, inoltre, l’ex governatore è colpevole di aver provocato la “fine sostanziale” delle indagini sui rapporti tra mafia e politica, rivelando al boss Guttadauro l’esistenza di una microspia in casa sua. Una mossa non casuale, messa in atto nove giorni prima delle elezioni per il Parlamento siciliano. Secondo la Cassazione – considerati gli elementi emersi nell’indagine fino a quel momento – se Cuffaro non avesse fatto il doppio gioco, altri dettagli avrebbero potuto essere raccolti sugli stessi Guttadauro e Cuffaro, ma anche sugli altri dieci indagati.


I rapporti con il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano. Nelle 215 pagine della sentenza, i giudici analizzano la posizione di tutti i coindagati. Fanno riferimento in particolare alle elezioni regionali del 1991, in cui Totò-vasa-vasa – com’è stato definito l’ex governatore – era candidato. “In tale occasione Cuffaro”, scrive la Cassazione, “Ammetteva di essersi recato, insieme a Saverio Romano, dal Siino per chiedergli sostegno alla propria candidatura”. L’attuale ministro dell’Agricoltura, Romano, e il boss affarista – adesso collaboratore di giustizia – Angelo Siino. Lo stesso che, ricordano ancora i giudici, “ha riferito della visita degli allora giovani Cuffaro e Romano nella quale entrambi gli chiedevano apertamente sostegno elettorale”. Incontro che l’ex governatore non ha mai smentito, pur negando di essere a conoscenza della “mafiosità di Siino”. Eppure sia Franco Bruno – che la Corte definisce di “elevatissima attendibilità” – sia Calogero Mannino, ex ministro Dc dell’Agricoltura, avevano più volte sconsigliato a Cuffaro di incontrare il ‘ministro dei Lavori Pubblici di Cosa Nostra – com’era soprannominato Siino –, spiegandogli “quale fosse il ruolo e la dimensione criminale di costui”. E ancora, sempre la Cassazione ricorda l’episodio delle elezioni regionali del 2001, quando il collaboratore di giustizia Francesco Campanella racconta di aver trattato con l’attuale ministro Romano la candidatura di Giuseppe Acanto, uomo della famiglia mafiosa di Villabate e del suo boss Antonino Mandalà, e vicino a Bernardo Provenzano. Romano ”aveva immediatamente assicurato l’inserimento di detto soggetto tra i candidati, chiedendogli (a Campanella ndr) di fargli avere al più presto i documenti e mandandogli i saluti per Mandalà Antonino stesso”, scrive la Cassazione, citando la Corte d’Appello. Al momento delle elezioni verrà però eletto solo il maresciallo dei carabinieri Antonio Borzacchelli, come deciso da Cuffaro. Il militare, infatti, era la talpa del governatore, colui che lo informava delle inchieste su mafia e politica. Nonostante questo – secondo i giudici evidentemente cosciente degli appoggi di Acanto – Cuffaro gli trova comunque un posto, con la nomina a liquidatore di due cooperative."

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La Fiat vola in Borsa Bravo Marchionne Ma ora pensi a fare auto: " L'ad del Lingotto sta nel mezzo: tra i buoni risultati finanziari e i problemi nei rapporti sindacali"

Berlusconi: "Il nucleare resta il futuro stop momentaneo per paura della gente"

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Il premier, nella conferenza stampa seguita al vertice italo-francese a Villa Madama, puntualizza così il senso della "moratoria nucleare" del governo. "Se fossimo andati oggi al referendum, non lo avremmo avuto in Italia per tanti anni"

Regno Unito, tre incidenti nucleari in tre mesi Ma i cittadini erano all’oscuro di tutto

Regno Unito, tre incidenti nucleari in tre mesi Ma i cittadini erano all’oscuro di tutto: "

L'impianto inglese di Sellafield


Due fuoriuscite di materiale radioattivo e la rottura dell’impianto di raffreddamento di emergenza di una centrale. Non si tratta del Giappone ma del vicino Regno Unito, dove si sono verificati tre diversi incidenti in altrettanti impianti nucleari del Paese negli ultimi tre mesi. E’ questo il bilancio che emerge da un rapporto riservato consegnato ad esponenti del governo sulla situazione degli impianti nucleari in territorio britannico da inizio 2011 – questione tornata di primo piano anche in Gran Bretagna dopo quanto avvenuto nella centrale giapponese di Fukushima.

Il documento è stato compilato dall’Office for nuclear regulation (ONR), l’organo che si occupa della supervisione delle 10 centrali nel Paese, e viene redatto ogni tre mesi, secondo le norme sulla sicurezza nucleare approvate dopo l’incidente di Chernobyl del 1986. Il rapporto relativo al primo trimestre del 2011 registra dunque tre diversi incidenti in altrettanti impianti. Copie del documento, firmato da Mike Weightman, a capo dell’ONR, sono state consegnate lo scorso 18 aprile al ministro dell’Energia Chris Huhne, al ministro dell’Ambiente Caroline Spelman, oltre ad Alex Salmond, primo ministro scozzese – che si sono però ben guardati dal diffondere subito la notizia.


Il primo episodio risale ai inizio febbraio e si è verificato nel complesso nucleare di Sellafield. Si apprende dal documento che il personale della centrale ha rinvenuto una “pozza di liquido marrone” che presentava un livello di plutonio cinque volte superiore al limite. “Quanto avvenuto– è scritto nel rapporto – ha messo in luce una serie di difetti nel design dell’impianto [la cui costruzione risale a 20 anni fa, ndr].” Sellafield è un complesso di reprocessing oltre che di produzione di energia, ed è gestito da un gruppo di compagnie americane, francesi e britanniche.

Un portavoce del gruppo ha detto che la fuoriuscita constava solo di circa “mezza tazza” di liquido radioattivo – una quantità le cui radiazioni non hanno costituito un pericolo per il personale. “Non appena il liquido è stato rinvenuto, l’accesso all’area è stato ristretto per non esporre i lavoratori,” ha riferito il portavoce. “Non c’è stata alcuna dispersione nell’ambiente e nessun pericolo per persone all’esterno della struttura.”


Altro caso di fuoriuscita è avvenuto nella centrale di Torness, nei pressi di Edimburgo, dove alcune riserve sotterranee di acqua sono state contaminate con tritium radioattivo fuoriuscito da due condotti.


Alla centrale nucleare di Hartlepool, costa nord-orientale inglese, il sistema di ventilazione di emergenza è andato fuori uso per alcune ore a causa di una “valvola difettosa”. In questo ultimo episodio, l’inchiesta preliminare dell’ONR ha constatato che “la gestione compiuta dai responsabili dell’impianto è stata efficace nell’individuare la causa del problema e ad estendere la verifica ad altre parti del sistema che potrebbero presentare punti di vulnerabilità”.


Anche nei due casi precedenti, l’organo regolatore definisce tempestiva ed efficace la risposta agli incidenti da parte dei gestori degli impianti. Casi contenuti dunque, ma che denotano la necessità di stare sempre all’erta per evitare pericoli maggiori.


Oltre ai tre incidenti dettagliatamente documentati nel rapporto, ve ne sarebbe anche un quarto, avvenuto nello stesso periodo, i cui rilevamenti sono in fase iniziale. “Riguarda un’area ristretta di suolo contaminato – scrive Weightman – i cui dettagli verranno forniti nel rapporto successivo”. Ulteriori inchieste dell’ONR sono infatti ancora in corso, ma la notizia degli incidenti, avvenuti nello stesso periodo in cui il mondo assisteva inerme a Fukushima, è passata in sordina tra i media e nel governo.


I risultati delle inchieste potrebbero infatti rallentare ulteriormente i precedenti piani governativi di potenziare il settore energetico nucleare – già congelati a fronte di un controllo di sicurezza trasversale ordinato nel pieno del disastro giapponese e di una opinione pubblica sempre più contraria.

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lunedì 25 aprile 2011

La Cina teme l’effetto contagio della Libia

La Cina teme l’effetto contagio della Libia: "La Cina non ha mai amato Gheddafi e da questi, al di là delle cortesie di facciata, è stata caldamente ricambiata.

Negli anni Ottanta, quando Pechino forniva tecnologia nucleare e missilistica a Iran e Corea del Nord, la rifiutava alla Libia perché, si dice, Deng Xiaoping considerava Gheddafi un pazzo inaffidabile. Un ventennio dopo, Gheddafi [...]"

Sorpresa: l'auto è ripartita

Sorpresa: l'auto è ripartita: "Le vendite sono in tornate in crescita quasi ovunque. Con Volkswagen, Bmw e Mercedes che guidano la corsa. E perfino la Fiat, seppur in ritardo, festeggia il successo della Giulietta"

Ciancimino contro Ciancimino

Ciancimino contro Ciancimino: "

Clicca qui per vedere il video incorporato.


Oggi, quando va in onda questo Passaparola è pasquetta, io vi sto parlando, invece, sabato sera. Ho registrato questo intervento poco più di un giorno prima di quando va in onda. Non so quindi cosa è successo ieri, domenica, e questa mattina.

In ogni caso mi interessa, più che l’attualità, una ricostruzione: riguarda il caso di Massimo Ciancimino, di cui ci siamo occupati molto spesso in questo spazio, oltre che sul Fatto Quotidiano, ad Annozero etc. Quindi non possiamo assolutamente lasciar passare quello che è successo senza cercare, là dove è possibile, di dare una spiegazione anche se, come vedremo, le spiegazioni in questo momento sono varie, quelle possibili, e non ne possiamo scegliere una sola scartando le altre…Leggi tutto


Fonte: beppegrillo.it"

Il governo rinuncia alle centrali nucleari Bastano le rinnovabili?

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Il governo ha inserito nella moratoria l'abrogazione di tutte le norme per la realizzazione di impianti in Italia. Ora però si ritorna a un punto chiave del dibattito: escluso il nucleare, dove andremo a prendere l'energia e su chi faremo affidamento?

Campania, ecco gli impresentabili in lista

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Il caso Napoli: alcuni accusati per collusione con la camorra, altri indagati per riciclaggio

Dopo Fukushima l’Italia è allo sbando Nessuna idea sulla politica energetica

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Mercoledì il Senato ha deciso: le centrali nucleari, almeno per ora, non si faranno. Lo stop è stato votato ufficialmente “al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche” sui “profili relativi alla sicurezza nucleare”. Ma quanto durerà l’acquisizione delle “evidenze”? Per ora non è dato saperlo. “Nei prossimi anni, se le evenienze scientifiche daranno delle garanzie maggiori, si potrà riprendere il programma nucleare”, ha dichiarato ieri il sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia. Quanti anni passeranno? E soprattutto: nel frattempo saranno adottate strategie alternative?

Ecco tutta la verità sui "casi" del Pdl

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Dallo scontro Galan-Tremonti alla vicenda Lassini, tutti vedono lo zampino di Berlusconi. La realtà? Il Giornale ha le notizie e le pubblica. Alla faccia dei complotti di Repubblica e Travaglio

Dal premierato alla Giustizia gli assalti alla Costituzione

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Un solo disegno: piegare la Carta ai bisogni del Cavaliere

Stato ladrone!

Stato ladrone!: "

Oltre 4 miliardi di euro: è questa la cifra che lo Stato ha illegittimamente preteso dai cittadini italiani a titolo di tassa di concessione governativa sui telefonini cellulari. 5,16 euro al mese per ogni utenza consumer e 12,91 per ogni utenza business, e così centinaia di milioni di euro all’anno (oltre 700 milioni nel solo 2010) addebitati ai cittadini direttamente attraverso le bollette delle compagnie telefoniche.


La tassa di concessione governativa, in realtà, stando a quanto si legge in una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Veneto avrebbe dovuto considerarsi implicitamente abrogata sin dal lontano 2003 per effetto dell’entrata in vigore del codice delle comunicazioni elettroniche e della liberalizzazione del mercato. La privatizzazione del mercato, infatti – scrivono i giudici tributari – ha avuto “come principale conseguenza il passaggio dalla concessione (che è un atto amministrativo emanato nell’ambito di un rapporto pubblicistico con una posizione di preminenza della Pubblica Amministrazione sui privati) al contratto, cioè ad uno strumento di diritto privato che presuppone una posizione di parità tra i contraentiBisogna perciò concludere – proseguono i Giudici – che con il D.lgs. 259 [il Codice delle Comunicazioni elettroniche del 2003, ndr] è stata abrogata tacitamente tutta la normativa basata sul presupposto di un rapporto concessionario di tipo pubblicistico ed è venuto quindi meno il presupposto per l’applicazione della Tassa di concessione Governativa”.


Lo Stato, dunque, dopo aver liberalizzato il mercato ha continuato a pretendere centinaia di milioni di euro come se nulla fosse cambiato fingendo di non essersi accorto che il balzello che continuava ad esigere dagli italiani era, evidentemente, incompatibile con il nuovo assetto di mercato. Come se non bastasse, l’Agenzia delle Entrate, nel corso del giudizio che ha poi dato origine alla decisione della Commissione Tributaria regionale del Veneto ha strenuamente provato a difendere la propria posizione con argomentazioni ed eccezioni da azzeccagarbugli che, fortunatamente, non hanno fatto presa sui Giudici Tributari.


E’, d’altra parte, comprensibile – ma non per questo condivisibile – che, specie in tempo di crisi, lo Stato non abbia avuto alcuna intenzione di rinunciare ad un tesoretto di centinaia di milioni di euro l’anno incassato dai cittadini, tassando il telefonino cellulare, che in Italia è più diffuso rispetto ad ogni altro Paese europeo.


E pensare che dall’aprile del 2008, giace in Parlamento, un disegno di legge presentato dall’onorevole Stucchi (Lnp) attraverso il quale si proponeva, appunto, di abrogare la disciplina impositiva della tassa di concessione governativa. L’esame del disegno di legge, tuttavia, ad oltre tre anni dalla sua presentazione non è ancora neppure iniziato.


E ora? I cittadini e le imprese che hanno versato indebitamente alle compagnie telefoniche centinaia di milioni di euro poi rigirati all’erario hanno, evidentemente, diritto a riaverli indietro almeno limitatamente agli ultimi tre anni (oltre, sfortunatamente, non sono ammesse istanze di ripetizione di trubuti ancorché indebitamente versati). Si tratta di circa 186 euro per i titolari delle utenze consumer e di circa 465 euro per i titolari di utenze business. Sarebbe auspicabile che lo Stato, a questo punto, facesse almeno il bel gesto di dichiararsi disponibile alla restituzione del maltolto senza costringere cittadini ed imprese ad avviare lunghe e costose iniziative giudiziarie.


La montagna di soldi incassata tra il 2003 ed il 2007, ovvero almeno un paio di miliardi di euro, sembra, invece, destinata a rimanere nelle casse dell’Erario. In un Paese normale e capace di guardare al futuro, probabilmente, qualcuno proporrebbe di investirne una parte – non ha importanza sottraendola a cosa – per dotare, finalmente, il Paese dell’infrastruttura di telecomunicazione a banda larga che merita. In questo modo un fiume di denaro dragato indebitamente dal mercato delle telecomunicazioni mobili, verrebbe, almeno, utilmente reimpiegato per promuovere Internet e la comunicazione del futuro. Difficile, tuttavia, credere che questo possa avvenire nel nostro Paese. Ma nessuno può negarci il diritto di chiederlo.

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La Germania si interroga sul “carbone pulito”

La Germania si interroga sul “carbone pulito”: "

Si chiama “Carbon Capture and Storage”. Una tecnica per neutralizzare il gas ad effetto serra, responsabili del surriscaldamento terrestre, prodotto (principalmente) dalle centrali a carbone. Un progetto più facile a dirsi che a farsi. Non per il colosso svedese Vattenfall che ha messo a punto una tecnologia in grado di “catturare” le esalazioni della combustione del carbone e di stiparle sottoterra”. Manna dal cielo per un paese come la Germania che, dopo il disastro di Fukushima, sta seriamente ripensando la propria politica energetica cercando di emanciparsi quanto più possibile dal nucleare.


A Berlino la fonte primaria di energia è la combustione del carbone e, in attesa delle rinnovabili, l’idea di renderla più verde piace a molti. Soprattutto alla compagnia scandinava, che nel 2015 inaugurerà la prima maxi-centrale dimostrativa in terra tedesca.


Svolta storica e fine del carbone come fonte “sporca”? Forse. Se le industrie energetiche si preparano già a incassare super-incentivi, l’idea di riempire il sottosuolo di anidride carbonica non piace a tutti: la trovata può essere pericolosa, causare incidenti e inquinare le falde.


Sul rivoluzionario metodo Css, cattura e stoccaggio della CO2, la cautela è massima. Allevatori e agricoltori potrebbero non gradire l’idea di vedere il proprio sottosuolo imbottito di gas, anche se la Vattenfall giura sull’assoluta sicurezza delle “trappole geologiche” in cui verrà sepolta l’anidride carbonica, a mille metri di profondità.


Il gas serra, prodotto dalla combustione del materiale fossile, rappresenta il maggiore handicap ambientale delle centrali a carbone: in questo caso verrebbe separato dagli altri fumi e pompato sottoterra, dove sarebbe immagazzinato “permanentemente” in gigantesche cavità: vecchi giacimenti di idrocarburi ormai esauriti o, più spesso, formazioni porose e permeabili che creano “camere di immagazzinamento” naturali.


L’opposizione è già in allerta: primo, perché la Vattenfall mira ad occuparsi di tutto il ciclo del carbone, dall’estrazione nelle miniere ai nuovi impianti per la produzione elettrica. E poi per le perplessità nei confronti di una tecnologia ancora “giovane”, non ancora abbastanza sviluppata e testata, nonostante la compagnia svedese abbia aperto “centrali pilota” anche in Olanda e nel Regno Unito.


Le preoccupazioni riguardano le possibili fughe di CO2, altamente tossiche. Ma c’è di più: si teme che i depositi sotterranei di gas serra possano avvelenare falde acquifere e superfici agricole. “Inutile prendersi cura delle nostre risorse, preservandole per i nostri figli, se poi immagazziniamo la CO2 nei terreni senza avere idea di cosa ciò possa provocare”, afferma l’allevatore Henrik Staark, intervistato dalla rete tedesca ZDF in vista dall’apertura della prima centrale, a Jänschwalde. “Saranno minacciati i miei animali? E l’acqua?”.


Se gli agricoltori temono il peggio, persino Ralf Christoffers, ministro dell’economia del Brandeburgo, Land fra i più ricchi di carbone e ultra-dipendente dalla più tradizionale fonte energetica, non ritiene possibile, per il momento, garantire ai cittadini la completa sicurezza di questa nuova tecnologia.


E in Italia? Proprio in questi giorni è stato inaugurato un impianto pilota per la cattura dell’anidride carbonica. L’Enel ha infatti deciso di sperimentare “cattura e sequestro” di parte dei 15 milioni di tonnellate di CO2 immessi annualmente in atmosfera dalla centrale termoelettrica a carbone di Cerano, nei pressi di Brindisi. L’impianto sperimentale pugliese sembrerebbe in grado di “filtrare” dai fumi di combustione circa ottomila tonnellate di anidride carbonica all’anno: cifra che in realtà rappresenta appena lo 0,05% di tutte le emissioni annue della centrale.


Intanto, c’è chi prova a cambiare orizzonte. Greenpeace parla di “false speranze” sul futuro del carbone pulito, “ampiamente propagandato” dall’industria del settore solo per “giustificare la costruzione di nuove centrali”. Sforzi vani, per gli ecologisti, dato il carattere “ampiamente sperimentale” della Css. Tecnologia che, oltretutto, “non sarà pronta in tempo per salvare il clima”.

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I cinque criteri della spesa a basso impatto ambientale

I cinque criteri della spesa a basso impatto ambientale: "

Fare la spesa e mangiare non solo soddisfa il nostro bisogno di nutrirci, ma ha ricadute ambientali, sociali ed economiche oltre che sulla nostra salute. Il cibo, infatti, costituisce circa il 25% dell’impatto ambientale di ognuno di noi.


Ogni giorno compiamo libere scelte su cosa mangiare, come cucinare, cosa buttare, cosa ordinare al ristorante, cosa acquistare. E’ importante essere consapevoli delle proprie scelte, ma non è facile orientarsi tra allarmismi veri e falsi, false credenze, mala-informazione.


Come sempre ci vuole buon senso e non è necessario stravolgere la propria vita o cambiare radicalmente le proprie abitudini per acquisire una libertà reale di scelta.


Per avere il massimo beneficio e il minore impatto gli ingredienti che portiamo sulla nostra tavola dovrebbero rispondere a tutti questi requisiti:

-  provenire da agricoltura biologica o biodinamica (la stagionalità è sottintesa);

-  avere percorso meno strada possibile;

-  provenire direttamente dal produttore senza ulteriori passaggi di mano e possibilmente essere stati raccolti da poco;

-  essere stati lavorati meno possibile;

-  essere privi di imballaggio.


Ognuno di questi criteri (biologico, km zero, filiera corta, ecc.), se preso singolarmente, è discutibile. Ne parla ad esempio Dario Bressanini in Pane e Bugie (Chiarelettere, 2010). Se però si riescono a rispettare tutti i requisiti contemporaneamente si ha il massimo beneficio senza rischiare paradossi come la fragola biologica che viene dalla Nuova Zelanda.


Non tutti gli alimenti che consumeremo potranno soddisfare questi requisiti ma almeno per quelli che costituiscono la base della nostra alimentazione ci possiamo provare.


Dove trovare questi prodotti? Acquistando direttamente dai produttori, cosa non banale per chi vive lontano dalla campagna. Per questo, e dal desiderio di riappropriarsi del proprio potere d’acquisto, nella seconda metà degli anni ’90 sono nati i primi Gruppi di Acquisto Solidale. Ora sono circa 700 in Italia di cui 200 solo a Milano.


I GAS stanno crescendo e cominciano a farsi sentire anche politicamente e a esercitare il proprio potere anche a livello di politiche del territorio. Vedi ad esempio la “Lettera ai candidati sindaco del Comune di Milano” (sostenuta da Intergas e da diversi GAS molto attivi come il Gas Lola), o la “Lettera alla Provincia di Roma sugli interventi di sostegno”, la raccolta firme contro la privatizzazione dell’acqua.


Non si tratta quindi solo di un’alternativa al supermercato, ma di una scelta consapevole che può arricchire anche umanamente. Naturalmente bisogna dedicargli un po’ del nostro tempo, ma a beneficiarne saranno anche l’economia locale e il territorio. Con la possibilità di instaurare rapporti di fiducia con i produttori e avere accesso a prodotti di altissima qualità che non arrivano sugli scaffali dei supermercati perché le produzioni sono piccole e artigianali.


Per conoscere i GAS potete consultare il sito Retegas (Intergas per la Provincia di Milano e Gasroma per il Lazio) dove ci si può iscrivere e partecipare a incontri e acquisti.

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domenica 24 aprile 2011

Ciancimino jr tra rivelazioni e menzogne

Ciancimino jr tra rivelazioni e menzogne

Dopo l'arresto per le calunnie a De Gennaro, cerchiamo di capire veramente chi è e che credibilità può avere il figlio del sindaco mafioso di Palermo negli anni Settanta

Mafia e Stato, basta silenzi

Mafia e Stato, basta silenzi: "Le trattative con Cosa Nostra furono più d'una, a partire dal '92. E i negoziati con i boss stragisti furono avviati sia dal centrosinistra sia da Berlusconi. I pm siciliani ne sono convinti. Ma la politica, tu guarda, non ricorda nulla"

La truffa Ciancimino Ecco tutti i complici del grande imbroglio

La truffa Ciancimino Ecco tutti i complici del grande imbroglio: "

Ha taroccato "pizzini" per infangare premier e capo della Polizia. Ma Csm e Quirinale fanno finta di non vedere. È un attentato agli organi costituzionali, avallato dal pm Ingroia. Che non può più rimanere al suo posto

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'Così Striscia vuole farmi tacere'

'Così Striscia vuole farmi tacere': "La giornalista Barbie Nadeau aveva scritto per 'Newsweek' un'inchiesta sull'immagine sessista proposta da Mediaset. Si è ritrovata con i poliziotti in casa e una denuncia per diffamazione: «Cercano di intimidire i corrispondenti stranieri in Italia»"

Tremonti ai raggi X: successi ed errori di un superministro

Tremonti ai raggi X: successi ed errori di un superministro: "

L’operato del titolare dell’Economia divide la critica. Bisogna riconoscerne i meriti, come il pareggio di bilancio previsto nel 2013 e la cedolare secca sugli affitti. Ma tutti ora attendono il taglio delle tasse


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Meno audience ma il 63% della pubblicità il caso Mediaset è unico in Europa

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Nessuno nel Vecchio Continente è in grado di raccogliere oltre la metà delle risorse. L'Ocse chiede all'Antitrust di "valutare il grado di competitività nei media

Unione europea, la costante crescitadei partiti estremisti e xenofobi

Unione europea, la costante crescitadei partiti estremisti e xenofobi: "

Timo Soin, il leader xenofobo vincitore morale delle elezioni finlandesi


Con l’exploit di voti incassati dal partito xenofobo e populista dei “True Finns” (Veri Finlandesi) alle elezioni nazionali di Helsinki, si aggiunge un altro tassello al dilagare dell’estremismo di destra in Europa. Il partito del carismatico Timo Soin è stato il vero vincitore morale di questa tornata elettorale, passando da 5 seggi in Parlamento a ben 39 e attestandosi come una delle principali forze politiche del Paese. In caduta libera gli altri tre partiti del Paese, i centristi, il partito di Coalizione Nazionale e i Socialisti Democratici, tanto che il partito dell’outsider Soin non potrà più essere ignorato nella formazione del prossimo Governo.


Quello finlandese è solo l’ultimo soffio di un vento di estremismo che negli ultimi anni sta lambendo la maggior parte dei 27 Paesi Ue. Dal nazionalista Vlaams Belang (Interesse Fiammingo) e dalla più moderata ma pur sempre separatista NVA in Belgio all’anti islamico Partij voor de Vrijheid (Pvv) di Geert Wilders in Olanda, passando dal Fronte National (Fn) di Marine Le Pen, figlia d’arte di Jean-Marie, in costante ascesa in Francia, alla Lega Nord in Italia.


In un’Europa, dove la popolazione tende ad invecchiare sempre di più e quindi ad abbracciare politiche più conservatrici, ad attrarre voti sono sempre più i partiti che fanno della chiusura delle frontiere e della sicurezza a tutti i costi il loro credo e del populismo e dell’invettiva politica il proprio verbo.

Due sono, infatti, gli slogan che hanno portato i Veri Finlandesi alla vittoria: via gli stranieri dalla Finlandia e via la Finlandia dall’Ue. Il partito di Soin, dichiaratamente euroscettico ed anti immigrazione (sebbene sia una delle più basse in Europa) ha fatto del “Padroni a casa nostra” la formula vincente della propria ascesa politica. Un messaggio che parla allo stomaco della gente e che, in tempi di crisi economica e crescente disoccupazione, ha attecchito facilmente tra i cittadini finlandesi, complice il debito pubblico in aumento e le impopolari misure previste dal Governo di innalzare l’età pensionabile e dimezzare il numero delle municipalità.


“Secondo la scuola di pensiero di Timo Soin il populismo è uno strumento per le persone di esprimere i loro veri desideri e di bypassare le élite dei burocrati”, ha commentato Markku Heikkilä, direttrice del dipartimento di Scienze della Comunicazione all’Arctic Centre dell’università di Lapland in Rovaniemihe. Certo le sparate di Soin hanno avuto vita facile visti gli scandali degli ultimi anni che hanno visto alcuni politici finlandesi coinvolti in affari di corruzione e sesso, tra cui i precedenti Primo Ministro Matti Vanhanen e il Ministro degli Esteri Ilkka Kanerva. “Per il resto la maggior parte dei politici finlandesi sono moderni ed eleganti quarantenni che parlano la lingua della politica. Soini è completamente diverso, ed ha un’incredibile abilità di sintetizzare e semplificare i suoi messaggi politici”, spiega la professoressa Heikkilä. Insomma, “Helsinki ladrona, il Vero Finnico ti bastona”.


Ma il vero cavallo di battaglia dei True Finnish è stata la forte opposizione al salvataggio del Portogallo deciso in queste settimane da Bruxelles, intervento visto dai finlandesi come l’ennesimo regalo dell’Unione, dopo Grecia e Irlanda, a un Paese meno virtuoso. Gli 80 miliardi di euro promessi a Lisbona (erogabili in tre anni per due terzi dalla BCE ed un terzo dal FMI) hanno mandato su tutte le furie i finlandesi, costretti, almeno parzialmente, a tirare cinghia a casa loro. Ecco che la promessa di Soini di “far uscire meno soldi dalla Finlandia” ha pesato come un macigno in campagna elettorale, attirando i voti di chi della solidarietà europea non sa che farsene.


Fatto sta che l’exploit elettorale dei Veri Finlandesi minaccia l’intero soccorso del Portogallo. “Il pacchetto di aiuti non resterà in piedi”, ha minacciato Soini il giorno dopo le elezioni. Parole che mettono a rischio non solo il destino del Portogallo, ma anche degli altri Paesi, come la Spagna (uno dei cosiddetti PIGS) e (forse) l’Italia, che in futuro potrebbero aver bisogno del sostegno di Bruxelles. Per non parlare del nuovo Fondo europeo Salva Stati, allo studio della Commissione e che dovrebbe costituire il futuro cuscinetto di salvataggio per le economie più deboli (tenendo in considerazione le istanze franco-tedesche). Ma anche in questo caso quello finlandese è solo l’ultimo esempio di un’Europa sempre meno disposta ad aprire il portafogli a soccorso di chi sta peggio, si guardi al British national Party (Bnp) e all’euroscettico Uk Indipendence Party di Nigel Farage che ha come priorità addirittura l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue.


Insomma i deficit dei Paesi Ue periferici e i terremoti interni all’Eurozona rischiano di spianare la strada a politiche estremistiche che lacerano sempre di più l’Unione stessa. Tanto che il concetto stesso di euroscetticismo rischia di uscirne completamente rivalutato.

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Come ti scoraggio la lettura

Come ti scoraggio la lettura: "

Due ricette infallibili per scoraggiare il libro e la cultura. La prima viene da un intellettuale di sinistra. In un’intervista a “Tuttolibri”, Stefano Rodotà racconta di avere scoperto la lettura «nella grande casa dei nonni a Cosenza». Una stagione da favola, quando i mulini erano bianchi.


«Magari non si avevano soldi per tante altre cose ma mai si rinunciava al volume che si andava a ordinare alla cartolibreria… Leggevo di tutto: da Balzac a Dostoevskij, Walter Scott, Rabelais, Mann, Cervantes, Melville… Ferenc Körmendi, Alberto Moravia e i poeti, Ungaretti, Montale, Quasimodo, Pasolini: veramente non mi sono mai fatto mancare nulla».


Beh, qualcosa forse sì: le partite di calcio all’oratorio, tanto per dirne una. Mentre i coetanei si facevano indottrinare dal parroco, il piccolo Stefano temprava la sua dura scorza di laico integrale sulle pagine di Delitto e Castigo. Splendido esempio per le nuove generazioni, anche perché Rodotà di strada ne ha fatta parecchia.


Ma proviamo a far leggere l’intervista a un sedicenne con l’ipod conficcato nelle sinapsi e una cronica allergia alla carta stampata. Ne ricaverà la conferma che il libro è oggetto obsoleto, il retaggio di un’epoca di stenti senza tivù né motorini, dove gli adolescenti si annoiavano a morte a casa dei nonni.


Perché regredire a quel mondo trogloditico? E rottamato il book si ritufferà in Facebook.


Seconda ricetta: dalle colonne del “Giornale” l’intellettuale di destra Giorgio Israel se la prende coi “pedagogisti progressisti” che starebbero smantellando la scuola italiana: videogiochi al posto dei libri, insegnanti trasformati in “facilitatori”.


Una vera e propria Caporetto educativa, voluta e pianificata dalla sinistra. Fortuna che gli austeri pedagogisti di centrodestra stanno provvedendo a riportare la serietà negli studi: televisivi e odontoiatrici, s’intende. Nessuna facilitazione per le igieniste dentali.

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Buona Pasqua, collega Giovanardi

Buona Pasqua, collega Giovanardi: "

“Siamo aperti a tutte le famiglie”, recita l’headline dell’ultima campagna Ikea per l’apertura di un nuovo centro commerciale a Catania. Risponde subito Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, proponendo un titolo alternativo: “A noi piacerebbe una campagna pubblicitaria che dicesse ‘siamo aperti all’intera umanità. Nel senso che i clienti di una multinazionale sono uomini, donne, anziani giovani senza preclusioni di nessun tipo”.


Giovanardi direttore creativo in pubblicità ci mancava proprio. Intervistato da Klaus Davi su Youtube, il sottosegretario alla famiglia si produce in una performance che solo un vecchio pubblicitario (della prima generazione però, quella cresciuta nel mito della persuasione occulta) potrebbe regalarci. Una lezione di creatività, soprattutto quando interpreta la Costituzione. Perché su questo punto Giovanardi è decisamente creativo: “Il messaggio che loro danno è un messaggio che contrasta totalmente con la nostra Costituzione. E nella nostra Costituzione, laica e repubblicana, c’è scritto che la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio”.


E qui il tentativo di persuasione occulta, che non sfugge a chi si occupa di strategie di comunicazione, è proprio nell’interpretazione di quell’articolo, su cui illustri costituzionalisti e la Fondazione Critica Liberale si sono già espressi in modo illuminante: “L’articolo 29, primo comma, non impone affatto alla Repubblica di riconoscere come famiglia solo quella definita quale «società naturale fondata sul matrimonio». Impone invece alla Repubblica di riconoscere i suoi diritti, in quanto espressione dell’autonomia sociale. Testualmente: «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Ad essa viene quindi garantita una sfera di autonomia rispetto al potere dello Stato. Per tale motivo sarebbe contraria alla Costituzione una legge ordinaria che mirasse a disconoscere i diritti di tali famiglie. «Circoscrivere i poteri del futuro legislatore in ordine alla sua [della famiglia] regolamentazione»: questa la funzione della disposizione secondo quanto ebbe a dichiarare Costantino Mortati nell’Assemblea costituente. «Non è una definizione, è una determinazione di limiti», ribadì nella stessa sede Aldo Moro [...] Il riconoscimento giuridico di altri tipi di famiglia non comporterebbe alcun disconoscimento dei diritti delle famiglie fondate sul matrimonio e non potrebbe quindi violare il disposto dell’articolo 29, primo comma, della Costituzione. Il fatto che la Costituzione garantisca in modo particolare i diritti della famiglia fondata sul matrimonio non può in alcun modo avere come effetto il mancato riconoscimento dei diritti delle altre formazioni famigliari. A proposito delle quali vanno invece tenuti ben presenti il fondamentale divieto di discriminare sulla base, anche, di «condizioni personali», di cui all’articolo 3, primo comma, della Costituzione, e il dovere della Repubblica di riconoscere e garantire «i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità», di cui all’articolo 2, già richiamato in questa materia dalla giurisprudenza costituzionale”.


La pubblicità Ikea non era poi così malvagia. È di vecchia fattura forse, ma ben fatta. Utilizza un’iperbole che invece Giovanardi deve aver interpretato come adynaton (ἀδύνατον), cioè una perifrasi paradossale che esprime una situazione assolutamente irrealizzabile (ma solo per i cattolici integralisti). Invece è perfettamente realizzabile e anzi costituzionalmente auspicabile. Ma siccome è Pasqua, facciamo gli auguri al nostro inopinato collega che, quanto a creatività, sta dimostrando decisamente un grande talento. Gli augureremmo di rinascere definitivamente nel magico mondo della pubblicità, felice, strapagato e pieno di f… Peccato che nel frattempo la pubblicità sia morta e quel mondo non esista più. Soprattutto peccato per noi, perché Giovanardi dovrà restare sottosegretario alla famiglia.

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Rai, per Genchi niente diritto di replica?

Rai, per Genchi niente diritto di replica?: "

Genchi, chi era costui? Bene ha fatto Marco Travaglio a sollevare la questione del silenzio, quasi tombale, che ha circondato la notizia del prosciglimento perchè il fatto non sussistedi Gioacchino Genchi, l’uomo che era stato indicato alla pubblica opinione come il nuovo mostro, una sorta di Girolimoni delle intercettazioni, un violentatore della privacy, un mostro che aveva messo sotto controllo 10 milioni di cittadini.


L’incredibile cifra fu sparata, a reti seminunificate, dal solito Berlusconi che pur di proteggere sè stesso non ha mai esitato e mai esiterà a farsi scudo dei connazionali, trasformati in bersagli a sua difesa. In quell’occasione il satrapo di Arcore si presentò in Tv e annunciò che stava per essere rivelato il più grande scandalo della Repubblica, che una banda composta da toghe rosse e da spioni infedeli aveva messo in pericolo le sorti della Repubblica. Le sue allarmate parole furono condivise da un coro trasversale che denunciò il pericolo golpista, non quello rappresentato da Berlusconi ovviamente, ma dal signor Genchi che per altro non conocevamo allora e non conosciamo oggi.


Ebbene, il clamoroso complotto è stato liquidato con un’alzata dispalle dai giudici di Roma, quelli che pure erano stati lodati quando avevano aperto il procedimento. Che fine ha fatto il clamoroso complotto? Dissolto, ridotto in polvere, non resterà traccia neppure negli archivi della procura di Roma. Eppure quegli stessi Tg che diedero la notizia con grande rilievo, talvolta in apertura, con tanto di dichiarazioni sdegnate, hanno quasi cancellato il proscioglimento, non hanno ritenuto di fare un titolo, non hanno dato la parola a Genchi, non hanno ridato memoria delle bufale berlusconiane assunte come verità. Qui non si tratta più di garantire la par condicio tra le forze politiche, ma più semplicemente di rispettare i più elementari principi deontologici, di dare le notizie, anche quelle che non piacciono al padrone.


Per queste ragioni, ci permettiamo di chiedere alle associazioni professionali e sindacali dei giornalisti di sollecitare solo e soltanto che una verità calpestata ed una dignità ferita, quella di Genchi, siano ripristinate. E la stessa cosa chiediamo alle autorità di garanzia, alla commissione di vigilanza, al presidente Garimberti: in questa Rai il diritto di replica spetta solo a Berlusconi e alla sua corte, o è ancora previsto anche per gli altri cittadini? In queste settimane a Berlusconi è stato consentito di insultare a videocassette unificate i suoi giudici e la magistratura in generale, si vorrà ora consentire ad un cittadino imputato, dunque nella situazione di Berlusconi, ma che è stato prosciolto di proclamare la sua verità e la sua innocenza? Tanto più che al cittadino Genchi non è venuto neppure in mente di farsi una prescrizione su misura.

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