sabato 31 luglio 2010

Calciomercato: Tanoni e Villari a Milanello?

Calciomercato: Tanoni e Villari a Milanello?: "

Riccardo Villari


Comunque oggi attorno ai palazzi è un gran digitare sulle calcolatrici dei telefonini.


L’altra volta (2006-2008) il tallone d’Achille della maggioranza prodiana era il Senato, ora invece si gioca all’aritmetica su Montecitorio.


Maggioranza richiesta 316. La maggioranza attuale, con i finiani, pare che sia di 342. Quindi in teoria per far cadere il governo basterebbero 27 onorevoli che escono dalla maggioranza. Ma Berlusconi sta – diciamo – portando dalla sua parte fra i tre e i cinque del gruppo Misto (Daniela Melchiorre, Italo Tanoni, Riccardo Villari, Antonio Merlo e Maurizio Grassano). A questo punto per far cadere il governo i fuoriusciti dalla maggioranza dovrebbero essere una trentina (abbondante).


Berlusconi proprio non crede che ci arrivino (anche per i motivi di cui sotto) e quindi oggi o domani butta fuori i dissidenti.

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Le motivazioni politiche dell’abolizione della Corrida

Le motivazioni politiche dell’abolizione della Corrida: "

La decisione storica di vietare la corrida in Catalogna è arrivata lo scorso mercoledi, dopo un dibattito molto acceso. La legge prevede che dal primo gennaio del 2012 non sarà più possibile effettuare questa manifestazione in alcuna arena della regione Spagnola. La domanda che ci si può porre è quella se sia giusto che sia lo Stato a dover vietare una manifestazione, seppur cruenta. In questo modo si toglie libertà di scelta alle persone che ritengono questa manifestazione un evento tradizionale. Ma in realtà la decisione è una pura< manovra politica in vista delle prossime consultazioni regionali.



Le votazioni si sono terminate con 68 voti a favore, 55 contrari e tre astensioni e i principali partiti catalani hanno lasciato libertá di voto.


Davanti al Parlamento della Catalogna si sono affrontati i favorevoli ed i contrari all’abolizione. La principale critica a questa manifestazione era di torturare i tori, mentre i contrari all’abolizione volevano la libertá di scelta di poter assistere ad una “festa tradizionale”.


La domanda che ci si può porre è quella se sia giusto che sia lo Stato a dover vietare una manifestazione, seppur cruenta. In questo modo si toglie libertà di scelta alle persone che ritengono questa manifestazione un evento tradizionale.


Se la società catalana non voleva più le corride, forse molto semplicemente non avrebbe più riempito le arene. È così è stato, perché negli ultimi anni vi è stata una disaffezione a questa manifestazione. Nel 1977 ha chiuso l’Arena dei Tori in Piazza di Spagna a Barcellona, cittá nelle quali rimane attivo solo il Monumental.


Vi è stato un’altra Regione nella quale le corride sono state vietate, le Canarie. Nell’arcipelago tuttavia il dibattito è stato molto meno acceso, perché la manifestazione già non si svolgeva da nove anni, prima di vietarla per legge.


In Catalogna la tendenza era di un lento declino della manifestazione, ma il Parlamento è voluto intervenire direttamente.


Vi è tuttavia un perché politico a questo interventismo. Il rapporto tra Spagna e Catalogna è molto teso negli ultimi mesi, soprattutto dopo il “no” a diversi articoli dello Statuto Catalano da parte del Tribunale Costituzionale spagnolo.


L’indipendentismo è sempre più forte nella Regione dove si produce circa il 20 per cento della ricchezza nazionale in termini di prodotto interno lordo. Tuttavia la maggioranza della popolazione richiede maggiore autonomia e un Federalismo con più funzioni decentrate.


E durante il voto per l’abolizione della corrida è uscita questa voglia di rivalsa contro la Spagna. La corrida è vista infatti un simbolo della nazione spagnola e l’abolizione serve a dimostrare la diversità della Catalogna.


Vi sono due motivazioni per caratterizzare questo voto come totalmente politico.


In primo luogo la divisione dei partiti al momento del voto. La Catalogna è ora guidata da una coalizione di tre partiti di sinistra: il Partito Socialista Catalano (PSC) e due partiti di sinistra indipendentisti. Il Partito Popolare è all’opposizione ed ha una base di votanti molto limitata, mentre la vera opposizione è invece del CIU, Convergenza e Unione, un partito di centro-destra nazionalista (catalano).


Il voto ha tagliato l’attuale maggioranza di Governo e si è strutturato secondo uno schema nazionalista. A favore dell’abolizione hanno votato il CIU e i due partiti di sinistra catalani, mentre il PP e il PSC hanno detto no. I partiti nazionalisti hanno affermato che la decisione serviva solo a fermare “una barbaria”, senza mai dire direttamente che volevano eliminare un simbolo spagnolo.


Tuttavia la riconferma di questa volontà di affermare il “Catalanismo” e di eliminare un simbolo della Spagna unitaria arriva da una particolarità della legge. In Catalogna esiste una manifestazione che si chiama “Correbous”, nella quale si da’ fuoco alle corna del toro che corre nell’arena. Questa “festa” catalana non ha ricevuto alcun divieto, pur provocando la cecità del toro e potrà continuare indisturbata.



L’abolizionismo della corrida è dunque una manovra politica in vista delle elezioni regionali che si terranno il prossimo autunno.

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Amazon: piccolo, economico Kindle

Amazon: piccolo, economico Kindle: "Jeff Bezos annuncia al mondo il prossimo lancio di due nuove versioni del suo e-reader, una WiFi, un'altra con connettivita' 3G. La prima costera' 139 dollari, dieci in meno del Nook. Ridotte le dimensioni, aumentata la memoria interna

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Android, la Cina e' lontana un clic: "Una applicazione vi inviava i dati personali dei suoi utenti. Gli sviluppatori, intanto, iniziano a preferire il sistema operativo di Google a quello con la Mela

USA, iPad sulla graticola

USA, iPad sulla graticola: "Class action contro l'azienda di Cupertino. Avrebbe mentito sulle reali prestazioni del suo tablet una volta esposto ai raggi solari. I device si sarebbero spenti per il troppo calore, disturbando la lettura all'aria aperta

Micron confirms support for phase-change memory

Micron confirms support for phase-change memory: "Memory chip maker Micron has confirmed its support for the phase-change memory product line and R&D inherited when it acquired Numonyx BV in May 2010."

Opera Mini: il mio primo miliardo

Opera Mini: il mio primo miliardo: "Raggiunto un significativo traguardo nel numero di pagine caricate in un solo giorno con il mobile browser norvegese. Sono 11mila pagine al secondo

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Motorola confida in Droid X: "Trimestrale non male per l'azienda statunitense, che scommette nel successo del modello di punta tra i dispositivi Android. In vista della separazione tra le sue divisioni

Internet Explorer 9, la beta a settembre

Internet Explorer 9, la beta a settembre: "Microsoft ha reso noto che il prossimo settembre sara' finalmente possibile provare una beta pubblica di Internet Explorer 9. Questa release dovrebbe portare con se' una nuova interfaccia

The Register fa notare come questa beta arriverà a 19 mesi di distanza dal rilascio di IE8: ciò significa che tra il lancio di IE8 e quello della versione finale di IE9, prevista per inizio 2011, potrebbero passare più di due anni. Questo è un arco di tempo giudicato da molti troppo lungo per l'aggiornamento di un browser, soprattutto in comparazione con i cicli di rilascio dei più diretti concorrenti.

giovedì 29 luglio 2010

Don Verzè e Barbara Berlusconi, uno studente racconta l’umiliazione vissuta quella mattina

Don Verzè e Barbara Berlusconi, uno studente racconta l’umiliazione vissuta quella mattina: "di Andrea Tito Nespola
Mi chiamo Andrea Tito Nespola e sono uno studente che ha ormai concluso il terz’anno di Filosofia all’Università Vita – Salute San Raffaele di Milano. Ho vinto la mia ritrosia a intervenire in un dibattito ormai pubblico quando all’umiliazione si è sommata altra umiliazione. Scrivo a titolo personale, ma l’uso del plurale [...]"

mercoledì 28 luglio 2010

Incredibili dichiarazioni del vescovo De Rosa

Diocesi di Cerreto-S.Agata-Telese

"[…] Non denuncerei alla polizia un prete accusato. Soprattutto se si e' pentito sinceramente, lo toglierei di la' e lo metterei in un posto dove non puo' piu' far male, dove avrebbe meno tentazioni […]".


Preso dal sito ufficiale della diocesi:
http://www.diocesicerreto.it/index.php/il-vescovo/messaggi/85-pedofilia-mons-de-rosa-cantalamessa-gli-ebrei-sono-sempre-permalosi.html

lunedì 26 luglio 2010

WPA2, crack da insider

WPA2, crack da insider: "Il piu' avanzato sistema di sicurezza delle reti WiFi in circolazione e' affetto da una vulnerabilita' strutturale. Per cui non esistono difese. Occhio agli insider, dice l'esperto che l'ha scovata

domenica 25 luglio 2010

Micron cashes in on cell phone memory business with Numonyx acquisition

Micron cashes in on cell phone memory business with Numonyx acquisition: "EL SEGUNDO, USA: Micron Technology Inc.’s acquisition of NOR flash technology, arising from the February purchase of Numonyx, will allow the company to expand its presence in the burgeoning market for memory for cell phones and better position the American player to compete with dominant supplier Samsung Electronics Co. Ltd, according to iSuppli Corp.

Global mobile memory revenue, consisting of NAND flash, NOR flash and mobile DRAM used in cell phones, is expected to rise to $10.2 billion in 2010, up a stunning 49.9 percent from $6.8 billion in 2009, iSuppli predicts. Revenue is expected to rise another 9.6 percent to $11.2 billion in 2011, as presented in the figure.Source: iSuppli, USA.

A major factor driving this growth is the fast-growing smart phone segment, which is using increasing densities of memory.

“With the addition of NOR flash, Micron has gained access to a broad portfolio of components required to compete in the memory market for mobile platforms,” said Michael Yang, senior analyst, memory and storage systems, for iSuppli.

“To vie with the Korean industry heavyweight Samsung, Micron will need to offer complete memory solutions that combine multiple types of memory and serve the needs of the wireless segment. While Micron still has work to do to develop its product line, the combination of Numonyx’s unique position as a top-tier mobile memory supplier, along with Micron’s own NAND and mobile DRAM products, gives Micron the pieces that it needs to compete.”

Numonyx was the world’s leading supplier of NOR flash memory in the first quarter of 2010, with 32.6 percent share of global revenue. More than 70 percent of Numonyx’s revenue in 2009 was derived from its mobile business.

Numonyx, No. 2 supplier Spansion and third-placed Samsung collectively accounted for 70.5 percent of global NOR flash revenue in the first quarter.

Meanwhile, with 9.1 percent share of market revenue, Micron was the No. 3 supplier of NAND flash memory in the first quarter, trailing No. 1 Samsung and No. 2 Toshiba.

Samsung in the first quarter was the top NAND supplier with 38.5 percent share of revenue, and was also the No. 3 seller of NOR flash with 14.7 percent share.

Source: iSuppli, USA.

L’Italia “riti e miti” non ha il passo di Marchionne

L’Italia “riti e miti” non ha il passo di Marchionne: "

L’Italia stenta a reggere il passo di Sergio Marchionne. E non ne ha ancora capito davvero e fino i fondo intendimenti strategici, decisione tattica, modalità di lavoro e tempi serrati: le quattro categorie fondamentali che compongono il diamante del successo del manager che dal quasi fallimento ha portato Fiat in cinque anni prima al ritorno all’utile e poi, nella crisi mondiale del settore, ad agganciare il treno americano con Chrysler per candidarsi insieme ad un ruolo di primo piano del consolidamento mondiale. E’ questo persistente non aver preso le misure con gli scenari che pure Marchionne descrive apertamente, a spiegare le reazioni che ieri si sono prodotte alla decisione annunciata dal manager ad Auburn Hills, contestualmente alla scissione tra Auto e Fiat industriale decisa ieri da John Elkann e dagli azionisti di controllo.


E’ un misto di incredulità e spaesamento, ad aver fatto dire a Roberto Calderoli  della Lega che “Fiat in Serbia non fa ridere”, a proposito della decisione di collocare a Kragijevac la produzione di due nuovi modelli di Lancia Musa e Fiat Idea sulla piattaforma della Punto Evo, nonché il nuovo monovolume Zero, o “LO” come era sin qui individuato il progetto. Immediate le reazioni più aspre della Fiom e della Cgil, ma anche del sindaco di Torino Chiamparino e della giunta regionale piemontese di centrodestra, perché è da Mirafiori che quelle produzioni migreranno. Ma anche il governo con Maurizio Sacconi è subito intervenuto chiedendo l’apertura di un tavolo immediato. La stessa richiesta del leader del Pd, Bersani.


Cerchiamo di inquadrare la strategia di Marchionne, prima di giudicarla. Lanciata la scissione e concentrati gli eredi Agnelli nella creazione di valore che essa determinerà nei settori separati delle macchine agricole, veicoli industriali e movimento terra, per l’Auto inizia il cammino che porterà entro due anni alla fusione con Chrysler, dove il 20% torinese acquisterà molto valore, visto che già la casa americana produce cassa, ma dovrà puntare all’ingresso o quanto meno ad una strategia alleanza con un nuovo partner, per evitare di subire il peso dell’azionariato pubblico e sindacale americano. Solo così, del resto, dai circa 4 milioni di veicoli ai quali si può pensare arrivi nel medio termine la somma di Fiat e Chrysler, potrà davvero giungere ai 6 sempre indicati da Marchionne: il che significa risolvere strategicamente il problema della presenza che ancora manca al gruppo, quella sul mercato cinese.


Per ragiungere questi obiettivi, Marchionne ha sempre detto che il problema più grave e irrisolto degli stabilimenti italiani era a Somigliano, dove Fiat infatti ha posto ai sindacati la sfida di una produttvità “alla polacca” per investire 700 milioni, e dove due lavoratori su tre anno risposto sì. Ma Marchionne è sempre stato sincero: ha sempre detto che il problema della produttività, e della certezza de ritmi produttivi al variare rapidissimo della domanda estera, riguarda tutti gli impianti italiani. Fiat non può permettersi di sbagliare mosse, e di sprecare le sue non eccessive munizioni finanziarie. Per questo Marchionne affronta anche il nodo di Mirafiori. Nella speranza che sindacati e politica, almeno a maggioranza, capiscano che la sfida mondiale si vince solo se si sa correre a passo di carica. Gli strumenti per questo obiettivo sono due. Ottenere il pieno delle condizioni più favorevoli i tutti  Paesi in cui Fiat è già insediata: per questo oggi si sceglie di rafforzare la produzione in Serbia, il Paese europeo più lontano dal reddito medio continentali tra quelli a Obiettivo uno delle politiche di coesione, dove la Bei e gli incentivi possono dunque assommare quasi 600 degli 800 milioni di euro necessari all’investimento. Il secondo obiettivo riguarda l’Italia: una nuova società dell’Auto non solo a fini di separazione finanziaria e di controllo rispetto alla vecchia holding, ma una vera newco al cui interno riassumere tutti i dipendenti che accettino le nuove condizioni di produttività, con un nuovo contratto.


Quest’ultimo punto, rispetto al rito e al mito del contratto unico dei metalmeccanici come riferimento obbligato dell’intero panorama delle relazioni industriali italiane, è tanto potenzialmente irritale, nuovo e ricco d’incognite da determinare il no immediato, a qualunque costo, di chi difende per storia e pregiudizio le vecchie modalità contrattuali come le uniche possibili. Ma desta anche estese e sin qui inconfessate preoccupazioni anche nell’intero spettro politico, a destra come  sinistra, nonché in tutto il panorama sindacale, anche in quelle organizzazioni, come Cisl e Uil, che a Somigliano si sono battute con energia e coraggio per il sì, mettendoci la faccia dei loro leader.


Sbaglierebbe la politica, se per condizionare Marchionne pensasse di addebitargli gli aiuti di Stato e gli incentivi pubblici che la “sua” Fiat attuale non prende più. Ed è un bene, dopo un secolo di protezionismo. Ma bisogna anche capire la politica e il sindacato meno ideologizzati, che sin qui hanno seguito Marchionne condividendone obiettivi e nuovi metodi ma che pure, di fronte ai nuovi sviluppi tanto inconsueti e di rottura per le abitudini italiane, chiedono di essere rassicurati che la nuova Fiat Auto non sia pronta ad alzare le tende e a lasciare sul serio l’Italia. Perché, in quel caso, sarebbero la Fiom e la sinistra ideologica che sin qui hanno detto sempre no, ad apparire vittoriose nel loro punto fermo di opporsi alle strategie di crescita internazionale delle imprese private, perché comunque significano meno lavoro in Italia.


Sarà questa, la mediazione che Marchionne e soprattutto John Elkann dovranno svolgere nelle prossime settimane. Perché la nuova Fiat, per quanto in gara per obiettivi impensabili in passato, ha troppo ancora bisogno del mercato italiano, per poterselo mettere contro. E’ anche pe questo che il Corriere della sera ha, di fatto, con il suo durissimo editoriale di Massimo Mucchetti, svolto la funzione che un tempo era dell’Unità: chiamare la politica a erigere un muro di contenimento contro la Fiat. Io sto con Marchionne, io che per decenni la Fiat la criticavao, quando tutti le leccavano le scarpe e anche le suole.

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Il retroscena Silvio: vediamo se Fini difende chi dice «governo mafioso»

http://www.ilgiornale.it/interni/il_retroscena_silvio_vediamo_se_fini_difende_chi_dice_governo_mafioso/25-07-2010/articolo-id=463175-page=0-comments=1

La salute dei cittadini, lo sporco della politica

La salute dei cittadini, lo sporco della politica: "

La storia della falsa bonifica di Santa Giulia a Milano è emblematica dei rischi che corrono i cittadini quando la politica si trasforma in un comitato di affari.

Se davvero saranno dimostrate le accuse che hanno portato al sequestro di parte dell’area dove la società Risanamento (sic!) dell’immobiliarista Luigi Zunino ha costruito – anche con soldi pubblici – un intero quartiere, si arriverà alla plastica e terrificante rappresentazione di come i reati non convengano alla collettività.

Oggi l’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente, che pure invita i residenti a non farsi prendere dal panico, ci dice che molti metalli pesanti, potenzialmente cancerogeni, sono finiti nella falda. E i magistrati ci spiegano che da lì arriva l’acqua che finisce nei rubinetti dei milanesi.

Non è un caso. Perché a bonificare la zona, che un tempo ospitava gli stabilimenti della Montedison, sono state le aziende di Giuseppe Grossi, un imprenditore diventato multimiliardario nel giro di una ventina d’anni, in ottimi rapporti di amicizia con tutti i vertici della politica lombarda.

Sulla sua agenda figuravano i nomi di Paolo e Silvio Berlusconi, quello del ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini e di Roberto Formigoni, quello di Mario Resca – il super consulente del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi – e quelli di alcuni amministratori pubblici del centrosinistra. Tutta gente che Grossi frequentava abitualmente e che, a volte, portava con sé in memorabili battute di caccia o faceva salire sul suo elicottero per volare con loro sino ad esclusive piste di sci.

Grossi è stato arrestato per la prima volta nell’ottobre del 2009. Grazie agli appalti per la bonifica di Santa Giulia aveva accumulato all’estero molti milioni di euro di fondi neri. E, seguendo le tracce del denaro, gli investigatori hanno fatto due scoperte.

La prima: il re delle bonifiche ha acquistato orologi per 6 milioni di euro poi regalati a politici di cui non ha mai voluto rivelare il nome.

La seconda: parte del tesoro di Grossi è stato riciclata a Montecarlo su un conto di Rosanna Gariboldi, la moglie del potente deputato pavese, Giancarlo Abelli. L’onorevole Abelli è uno dei candidati sostenuti dalla ‘ndrangheta (lui dice a sua insaputa) alle ultime elezioni regionali. E sul deposito (non dichiarato al fisco) aperto dalla moglie a Montecarlo, aveva pure lui la firma.

Nonostante tutto questo, nessuno nel suo partito lo ha chiamato a rapporto o ha avviato la procedura per la sua espulsione.

Da oggi però gli elettori possono rendersi conto a quali rischi per la loro salute questa mala-politica li abbia sottoposti.

È evidente, infatti, che se gli amministratori pubblici vanno a braccetto con chi fa affari sul territorio, e accettano favori o regali, molto difficilmente sapranno esercitare fino in fondo i loro poteri di controllo. È così  i tipi come Grossi avranno mani libere. Sempre.

Perchè a dover essere  bonificati non sono solo i terreni.  A Milano, ma non solo, c’è un’intera classe politica da ripulire. Prima che sia troppo tardi.

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"Cento nomi nascondono i segreti delle stragi"

"Cento nomi nascondono i segreti delle stragi": "scarpinatoMarco Travaglio intervista il magistrato Roberto Scarpinato
da Il Fatto Quotidiano, 24 luglio 2010

Dottor Roberto Scarpinato, come nuovo procuratore generale a Caltanissetta lei dovrà occuparsi dell’iter della revisione del processo per la strage di via D’Amelio, che a quanto pare ha condannato definitivamente almeno sette persone innocenti, di cui tre si erano autoaccusate falsamente. Ora, sulle stragi del 1992-93, i suoi colleghi di Palermo e Caltanissetta dicono che siamo prossimi a una verità che la classe politica potrebbe non reggere. Qual è la sua opinione? 
Proprio a causa del mio nuovo ruolo non posso entrare nel merito di indagini e processi in corso. Mi limito a un sommario inventario che induce a ritenere che i segreti del multiforme sistema criminale che pianificò e realizzò la strategia terroristico-mafiosa del 1992-93 siano a conoscenza, in tutto o in parte, di circa un centinaio di persone. E tutte, dalla prima all’ultima, continuano a custodirli dietro una cortina impenetrabile. 

E chi sarebbero tutte queste persone?   
Partiamo dai mafiosi doc: Riina, Provenzano, i Graviano, Messina Denaro, Bagarella, Agate, i Madonia di Palermo, Giuseppe Madonia di Caltanissetta, Ganci padre e figlio, Santapaola e tutti gli altri boss della “commissione regionale” di Cosa Nostra che si riunirono a fine 1991 per alcuni giorni in un casale delle campagne di Enna per progettare la strategia stragista. Una trentina di boss che poi riferirono le decisioni in tutto o in parte ai loro uomini di fiducia. Altre decine di persone. Nessuno di loro ha mai detto una parola sul piano eversivo globale. Le notizie che abbiamo ce le hanno fornite uomini d’onore che le avevano apprese in via confidenziale da alcuni partecipanti al vertice, come Leonardo Messina, Maurizio Avola, Filippo Malvagna. Altri a conoscenza del piano sono stati soppressi poco prima che iniziassero a collaborare, come Luigi Ilardo, o sono stati trovati morti nella loro cella, come Antonino Gioè. Agli esecutori materiali delle stragi o di delitti satellite, i vertici mafiosi in genere non rivelavano i retroscena politici del piano stragista, si limitavano a fornire spiegazioni di causali elementari e di copertura. Aggiungiamo i vertici della ndrangheta che, come hanno rivelato vari collaboratori,tennero nello stesso periodo una riunione analoga nel santuario di Polsi.   

Chi altri sa? 
È da supporre una serie di personaggi che anticiparono gli eventi che poi puntualmente si verificarono. L’agenzia di stampa “Repubblica” vicina a Vittorio Sbardella, ex leader degli andreottiani romani (nulla a che vedere col quotidiano omonimo) scrisse 24 ore prima di Capaci che di lì a poco si sarebbe verificato “un bel botto” nell’ambito di una strategia della tensione finalizzata a far eleggere un outsider come presidente della Repubblica al posto del favoritissimo Andreotti. Il che puntualmente avvenne, così Andreotti fu costretto a farsi da parte e venne eletto Scalfaro. Anni dopo Giovanni Brusca ha riferito che la tempistica di Capaci era stata preordinata per finalità che coincidono esattamente con quelle annunciate nel profetico articolo. Dunque, o l’autore aveva la sfera di cristallo, o conosceva alcuni aspetti della strategia stragista e aveva deciso di intervenire sul corso degli eventi con una comunicazione cifrata, comprensibile solo da chi era a parte del piano.   

L’agenzia Repubblica aveva pure anticipato il progetto globale in cui si inscriveva il delitto Lima. 
Esattamente. Il 19 marzo 1992, pochi giorni dopo l’assassinio di Salvo Lima (andreottiano come Sbardella,ndr), l’agenzia annunciò che l’omicidio era l’incipit di una complessa strategia della tensione “all’interno di una logica separatista e autonomista […] volta a consegnare il Sud alla mafia siciliana per divenire essa stessa Stato al fine di costituirsi come nuovo paradiso del Mediterraneo […] mediante un attacco diretto ai centri nevralgici di mediazione del sistema dei partiti popolari […].  Paradossalmente il federalismo del Nord avrebbe tutto l’interesse a lasciare sviluppare un’analoga forma organizzativa al Sud lasciando che si configuri come paradiso fiscale e crocevia di ogni forma di traffici e di impieghi produttivi, privi delle usuali forme di controllo, responsabili della compressione del reddito deriva-bile dalla diversificazione degli impieghi di capitale disponibile”.
Anni dopo Leonardo Messina rivelò alla magistratura e all’Antimafia il progetto politico secessionista di cui si era discusso nel summit di Enna su input di soggetti esterni che dovevano dare vita a una nuova formazione politica sostenuta da “vari segmenti dell’imprenditoria, delle istituzioni e della politica”. Come faceva l’autore dell’articolo a sapere ciò che anni dopo avrebbe svelato Messina? È come se circolassero informazioni in un circuito separato e parallelo a quello destinato alla massa. Un circuito soprastante alla base mafiosa, delegata ad eseguire la parte militare del piano, e interno alla mente politica collettiva che quel piano aveva concepito, anche se poi quel piano mutò in corso d’opera per una serie di eventi sopravvenuti, e si puntò così ad una diversa soluzione incruenta.
In questo quadro c’è poi da chiedersi perché, in un’intervista del 1999, il professor Miglio, ex teorico della Lega Nord, dichiarò parlando dei fatti dei primi anni ‘90: “Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate”. 
  
Andiamo avanti. 

L’ex neofascista Elio Ciolini, già coinvolto nelle indagini sulla strage di Bologna, il 4 marzo 1992 scrisse una lettera dal carcere al giudice Leonardo Grassi per anticipargli che “nel periodo marzo-luglio” si sarebbero verificati fatti per destabilizzare l’ordine pubblico con esplosioni dinamitarde e omicidi politici. Puntualmente il 12 marzo fu ucciso Lima e nel maggio e luglio ci furono le stragi di Capaci e via D’Amelio. Il 18 marzo Ciolini aggiunse che il piano eversivo era di “matrice masso-politico-mafiosa”, come rivelarono poi alcuni collaboratori di giustizia, e preannunciò un’operazione terroristica contro un leader del Psi. Anni dopo accertammo che era stato progettato l’omicidio di Claudio Martelli, fallito per alcuni imprevisti.   
  
Chi manca, alla “lista della spesa”? 
Quanti si celavano dietro la sigla della “Falange armata” i quali, pochi giorni dopo le dimissioni di Martelli da ministro perché coinvolto nelle indagini sul conto segreto svizzero “Protezione” a seguito delle dichiarazioni rese da Silvano Larini (il 9.2.1993) e da Licio Gelli (il 17.2.1993), diffusero il 21 aprile 1993 un comunicato per invitare Martelli a non fare la vittima e ad essere “grato alla sorte che anche per lui si sia potuta perseguire la via politica invece che quella militare”; e poi per lanciare avvertimenti a Spadolini, Mancino e Parisi, annunciando future azioni. Pochi mesi dopo, la manovra dello scandalo dei fondi neri del Sisde indusse Parisi a dimettersi, fece vacillare il ministro Mancino e anche il presidente Scalfaro, il quale denunciò che dietro quella vicenda si muovevano oscuri progetti di destabilizzazione politica.   
  
E poi? 
L’elenco sarebbe molto lungo e coinvolgerebbe tanti soggetti di quali non posso parlare, visti i limiti che derivano dal mio ruolo. Possiamo forse aggiungere alcuni di coloro che hanno concepito il depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio: cioè la costruzione a tavolino, tramite falsi pentiti, di una versione minimalista che ha “tarato” le indagini verso il basso, circoscrivendola a una banda di piccoli criminali come Scarantino, e garantendo intorno ad essa un muro impenetrabile di omertà che ha retto fino a un paio di anni fa, cioè alle dichiarazioni autoaccusatorie di Spatuzza. Poi, se i riscontri dovessero confermare le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, ci sono i vari “signor Franco” o “signor Carlo” che affiancarono suo padre Vito facendo da cerniera tra mondo mafioso e mondi superiori durante le stragi. E inoltre quanti garantirono a Provenzano, garante della soluzione politica alternativa a quella cruenta di Riina, di muoversi per anni liberamente per l’Italia e di visitare Vito Ciancimino gli arresti domiciliari. Poi coloro che fecero sparire l’agenda rossa di Borsellino. E tanti altri... 
  
Come gli ufficiali del Ros Mori e De Donno, ora imputati per la mancata cattura di Provenzano dopo la trattativa che portò all’arresto di Riina, con annessa mancata perquisizione del covo e sparizione delle carte segrete del boss. E i superiori militari e politici che autorizzarono quella “trattativa”. 
Non posso rispondere. Sono fatti ancora oggetto di indagini in corso.   
  
Su questa convergenza di ambienti e interessi lei, a Palermo, aveva avviato l’indagine “Sistema criminale”, poi in parte archiviata. Che cos’è il sistema criminale? 
Quello che abbiamo appena sintetizzato. Un sistema composto da esponenti di mondi diversi, tutti rimasti orfani dopo la caduta del Muro di Berlino delle passate protezioni, all’ombra delle quali avevano potuto coltivare i più svariati interessi economici e criminali, tra questi anche la mafia militare sino ad allora tollerata come anticorpo contro il pericolo comunista. Questi mondi intercomunicanti attraverso uomini cerniera erano accomunati da un interesse convergente: destabilizzare il sistema agonizzante della Prima Repubblica e impedire un ricambio politico radicale ai vertici del Paese con l’avvento delle sinistre al potere (la “gioiosa macchina da guerra”). Ciò doveva avvenire mediante la creazione di un nuovo soggetto politico che avrebbe dovuto conquistare il potere mediante un’articolata strategia che si snodava contemporaneamente sul piano militare e politico. La nostra ipotesi, almeno sul piano storico, esce sempre più confermata dalle recenti scoperte investigative. Nella stagione delle stragi si muovono molteplici operatori che poi si dividono i compiti. Chi concepisce il piano, chi lo realizza a livello militare, chi organizza la disinformazione e chi i depistaggi. Basterebbe che cominciasse a parlare qualcuno che conosce anche solo la sua parte, per consentirci enormi passi avanti nella ricerca della verità. Ma, finora, non parla nessuno. 
  
Bè, mafiosi come Spatuzza e figli di mafiosi come Massimo Ciancimino parlano. E costringono a ricordare qualche esponente delle istituzioni: gli improvvisi lampi di memoria di alcuni politici, dopo 17-18 anni, sul ruolo di Mori durante la “trattativa” con Ciancimino fanno pensare che tanti a Roma sappiano molto, se non tutto...   
Anche qui preferisco non addentrarmi in vicende specifiche, tuttora oggetto di indagini e processi. Prescindendo da casi specifici, vista dall’alto la tragica sequenza degli avvenimenti di quegli anni fa pensare al “gioco grande” di cui parlava Falcone: l’ennesimo gigantesco war game giocato all’interno di alcuni settori della nomenclatura del potere nazionale sulla pelle di tanti innocenti. Un war game trasversale combattuto anche a colpi di segnali, messaggi trasversali, avvertimenti in codice, veti incrociati e ricatti sotterranei: non potendo parlare esplicitamente tutti erano costretti a comunicare con linguaggi cifrati. 

Perché dice “ennesimo war game”? 
Tutta la storia repubblicana è segnata dal “gioco grande” celato dietro progetti di colpi di Stato   poi rientrati (dal golpe Borghese al piano Solo) e stragi caratterizzate da depistaggi provenienti da apparati statali: da Portella della Ginestra alla strage di Bologna alle stragi del 1992-93. Perciò la questione criminale in Italia è inestricabilmente intrecciata con la storia nazionale e con la questione stessa dello Stato e della democrazia. 

Possibile che, in un Paese debole di prostata dove nessuno si tiene niente, i segreti sulle stragi custoditi da tanta gente tanto eterogenea restino impenetrabili a quasi vent’anni di distanza? 
Molte stragi d’Italia nascondono retroscena che coinvolgono decine, se non centinaia di persone. Pensi a Portella della Ginestra: la banda Giuliano, i mafiosi, i servizi segreti, esponenti delle Forze dell’ordine, il ministero dell’Interno. Pensi alle stragi della destra eversiva. Così quelle politico-mafiose del 1992-93. La storia insegna che quando un segreto dura nel tempo sebbene condiviso da decine e decine di persone, è il segno che su quel segreto è impresso il sigillo del potere. Un potere che cavalca la storia riproducendosi nelle sue componenti fondamentali e che eleva intorno al proprio operato un muro invalicabile di omertà, perché è così forte da poter depistare le indagini, alimentare la disinformazione, distruggere la vita delle persone, riuscendo a raggiungerle e a eliminarle anche nel carcere più protetto. Come Gaspare Pisciotta, testimone scomodo ucciso all’Ucciardone con un caffè alla stricnina, e a un’altra decina di persone al corrente dei segreti retrostanti la strage di Portella. E come Ermanno Buzzi, condannato in primo grado per la strage di Brescia e strangolato in carcere. Resta inquietante lo strano suicidio in   carcere nel 1993 di Nino Gioè, appena arrestato e sospettato per Capaci, dopo strani incontri con agenti dei servizi e una strana trattativa avviata con Paolo Bellini, coinvolto in indagini sull’eversione nera negli anni 70, per aprire un canale con Cosa Nostra. Ed è inquietante che Nino Giuffrè, braccio destro di Provenzano, abbia raccontato di essere stato invitato a suicidarsi nel 2005, subito dopo l’inizio della sua collaborazione, ancora segretissima. Il muro dell’omertà comincia a fessurarsi solo quando il sistema di potere entra in crisi. 
  
È per questo che oggi si aprono spiragli importanti di verità? 
Presto per dirlo, ma ancora una volta la lezione della storia ce lo insegna. Quando la Prima Repubblica era potente, Buscetta, Marino Mannoia e altri collaboratori rifiutarono di raccontare a Falcone i rapporti mafia-politica: iniziarono a svelarli solo nel ‘92, quando quel sistema crollò, o meglio sembrò fosse crollato. 

Oggi il governo appena qualcuno torna a parlare, vedi Spatuzza, gli nega il programma di protezione. Che messaggio è? 
Quella decisione è stata presa contro il voto di dissenso dei magistrati della Procura nazionale antimafia che fanno parte della Commissione sui collaboratori di giustizia e contro il parere concorde dei magistrati di ben tre Procure della Repubblica antimafia: Caltanissetta, Palermo e Firenze. Intorno al caso Spatuzza e sul fronte delle indagini sulle stragi si è verificata una spaccatura assolutamente inedita tra magistrati e gli altri componenti della Commissione. Proprio perché non si tratta di una scelta di routine e proprio a causa di questa spaccatura, quella decisione in un mondo come quello mafioso che vive di segnali può essere equivocata e letta in modo distorto: nel senso che lo Stato in questo momento non è compatto nel voler conoscere la verità sulle stragi. Naturalmente non è affatto così, le motivazioni del dissenso sono di tipo giuridico, ma è innegabile che il pericolo esista. 

Dunque hanno ragione i pm di Caltanissetta quando dicono in Antimafia che la politica non è pronta a fronteggiare l’onda d’urto delle nuove verità sulle stragi? 
A me risulta che le loro dichiarazioni sono state riportate dalla stampa in modo inesatto. In ogni caso, sulle stragi e i loro retroscena abbiamo oggi un’occasione più unica che rara, forse l’ultima, per raccontare una storia collettiva sepolta da quasi vent’anni di oblio organizzato. Per restituire al Paese la sua verità e aiutarlo a divenire finalmente adulto. Se non dovessimo farcela neppure stavolta, non ci resterebbe che fare nostra un’amara considerazione di Martin Luther King: “Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici”.  
(Nella foto: Roberto Scarpinato)


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Jurassic Max

Jurassic Max: "bandanaxSignornò, da L'Espresso in edicola

C'è un che di preistorico nell'intervista rilasciata da Massimo D'Alema al Corriere della sera per proporre “un governo di transizione, di larghe intese o come vogliamo chiamarlo” (già, come vogliamo chiamarlo?). Anzitutto per il linguaggio che fa impallidire le fumisterie politichesi di Rumor, Moro e Forlani. Un frullato di “prospettive incerte”, “prendere le mosse”, “preoccupazione vivissima per lo stato del Paese”, “momento di responsabilità in cui si affrontino i problemi del Paese”, naturalmente “con coraggio”, per “un nuovo patto sociale”, anzi “patto per la crescita”, insomma un “appello alla responsabilità per aprire una fase nuova”, una “soluzione temporanea legata a obiettivi precisi”, tipo “un compromesso ragionevole (guai se fosse irragionevole, ndr) tra nord e sud in materia di federalismo”, per sventare “gli elementi di scollamento” con il “maggior partito di opposizione” che è “pronto a riconoscere la logica di un ragionamento di questo tipo”.

Ma come parli, Max? Mancano solo le convergenze parallele e la pausa di riflessione. De Mita, al confronto, era Tacito. Una sola cosa emerge chiara e lampante dalla colata di piombo inflitta al Corriere: D'Alema non sopporta che Berlusconi defunga – com’era prevedibile da tutti, fuorchè da lui - per motivi giudiziari anziché per la formidabile opposizione del Pd. Infatti sostiene, restando serio, che “non si esce da una crisi di questo tipo attraverso una soluzione giudiziaria, come immagina parte dell'opposizione, o attraverso una campagna moralista e giustizialista”. Che poi è esattamente il mantra berlusconiano: “No a una nuova Tangentopoli, no al giustizialismo e al giacobinismo”.

Il fatto è che, se Scajola, Brancher e Cosentino si sono dovuti dimettere, non è certo per i “salti di qualità” inventati da D’Alema, ma per le indagini penali che la sottocultura dalemiana ostinatamente e ostentatamente ignora dai tempi della Bicamerale (sarà un caso, ma in tutta l'intervista Max non dice una parola sulla condanna in appello per mafia di Dell'Utri,suo grande fan e supporter nella fallita corsa al Quirinale del 2006). La vuotaggine linguistica è figlia della nullaggine politica: chi,dinanzi alla catastrofe biblica che travolge il sistema,non trova di meglio che dire “fermiamoci un momentino altrimenti l'Italia va a rotoli”, appartiene al mondo dei trapassati. Quando D’Alema deride Berlusconi per il “tentativo abbastanza maldestro di riassorbire Casini”, dimentica che lui, da due anni a questa parte, non fa altro che tentativi abbastanza maldestri di assorbire Casini (anche a rischio di regalare pure la Puglia al Pdl).
E poi che altro sarebbe il “governo di transizione, di larghe intese o come vogliamo chiamarlo”, se non l’ennesimo tentativo abbastanza maldestro di puntellare il berlusconismo putrescente con l'accoppiata perdente Pd-Udc? Cose che capitano quando, come diceva Einstein, si affida la soluzione dei problemi a chi ha contribuito a crearli. 
(Vignetta di Bandanax)


Segnalazioni

L'intervista di Massimo D'Alema al Corriere della Sera nella rassegna stampa a cura di Ines Tabusso.

Per il Csm il Pd scelga nomi esemplari - Appello a Bersani - Firma l'appello sul sito di Micromega

ilfattoquotidiano.it, un mese dopo - di Peter Gomez

Commento del giorno

di drainyou80 - utente certificato - lasciato il 23/7/2010 alle 8:54 nel post Per il Csm, il Pd scelga nomi esemplari

Quando Berlusconi è alle corde, stordito come Foreman contro Ali nell’ottavo round dell’incontro di Kinshasa, l’arcangelo Pd con il fido alleato San Ferdinando da appalto truccato, si posano delicatamente sulla sua testa di bitume e con un alito di magico inciucio lo risvegliano dall’approssimarsi delle tenebre.




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L’amicizia pericolosa del Trota che spacca la lega a milano

L’amicizia pericolosa del Trota che spacca la lega a milano: "

Per la prima volta la Lega non riesce a trovare una linea comune. A mettere in difficoltà il partito di Umberto Bossi non è il ddl anti-intercettazioni. Né la manovra finanziaria. O il federalismo. Tanto meno il lento naufragio degli alleati di governo. A scuotere il quartier generale del Carroccio è un giovane consigliere regionale lombardo eletto con 19 mila preferenze.
Il recordman di voti si chiama Angelo Ciocca, ha 35 anni e da 16 segue fedelmente il leader in canotta. Ma ha la “colpa” di essere finito nelle carte degli inquirenti per aver avuto rapporti con Pino Neri, avvocato tributarista di Pavia arrestato per concorso in associazione mafiosa. In via Bellerio, storica sede leghista, vige una legge ferrea. La ricorda l’ex Guardasigilli Roberto Castelli: “Chi non è limpido è fuori dal partito”. E il problema è questo: sarà vero che Ciocca è coinvolto in strani giri? Che conosce Neri? Che ha ricevuto a prezzi di favore un appartamento a Pavia? Che ha promesso dei voti al candidato al comune Del Prete? In attesa che la questione si chiarisca i solitamente intransigenti generali del Carroccio hanno deciso di dargli una possibilità. Al momento hanno scelto di fidarsi. Non tutti. Ma vale, per ora, la parola di Giancarlo Giorgetti, responsabile per il partito dei rappresentanti negli enti locali. Il consigliere non è stato mai convocato in via Bellerio. Giorgetti, però, lo ha chiamato più volte per rassicurarlo.
Ciocca, dal canto suo, non solo si difende dalle accuse. Smentisce tutte le voci che lo indicano come amico di fiducia (e tutor) di Renzo Bossi, anche lui neoconsigliere regionale. Nega di essere stato indicato dal leader come “uomo pericoloso”. E rilancia: “È tutta una macchinazione ai miei danni, una campagna diffamatoria fatta da qualcuno che vuole coprire sue responsabilità gravi che emergeranno”. Quel qualcuno è “Abelli, che politicamente abbiamo massacrato”. Di certo Gian Carlo Abelli non se la passa bene. Ha visto il suo bacino politico frantumarsi inesorabilmente, con le vicende giudiziarie in cui è rimasto coinvolto lui e la moglie, Rosanna Gariboldi, in manette con Giuseppe Grossi per le bonifiche nell’area di Santa Giulia a Milano. Ciocca ci tiene a prendere le distanze. “Sono nella Lega da quando avevo 19 anni, non ho da temere niente”, dice. E d’un fiato rimanda le accuse al mittente: “Non ho mai avuto rapporti con uomini della mafia. Quel Neri lì era un conoscente del mio interlocutore non mio. Non ho mai avuto con lui rapporti diretti o personali, tantomeno telefonici”. L’appartamento? “Figurarsi, vivo ancora con i miei e quella casa, da visura catastale, è di proprietà di due signore”. I voti a Del Prete? “La foto è del 27 giugno, si è votato venti giorni prima”. Punto. Respira e poi: “I giornali che l’hanno scritto li ho già querelati”, aggiunge. E apre il secondo capitolo: i rapporti con la famiglia Bossi. Prima il giovane Renzo. “Dicono che io lo protegga? Figurarsi, non ho abbastanza esperienza da trasferire a una persona che ha come padre un maestro di vita”. Certo, ammette, “il rapporto c’è: è iniziato da qualche mese, da quando siamo entrati in consiglio regionale. Ma sarei falso a dire che siamo amici. C’è una simpatia reciproca. Renzo ha i numeri, è bravo, vuole crescere”.
Poi tocca al leader. “Per me la Lega è Umberto Bossi. Non è vero che mi ha chiesto chi finanziava la mia campagna elettorale. A una cena, appena eletti, mi ha chiesto come avevo fatto a prendere tutti questi voti. Poi si è rivolto a un altro collega: ‘Avete capito che bisogna stare in mezzo alla gente a fare comizi? Non bisogna andare in televisione’. Il resto è fantasia”. Insomma, a sentir parlare Ciocca gli inquirenti hanno preso una cantonata e sul suo conto la stavano prendendo anche in via Bellerio. Menomale che s’è aperta una piccola crepa tra i colonnelli. Lui non lo sa. Dice che “nella Lega le fronde sono tempo perso”. Sa però che Giorgetti ha scommesso su di lui. Si fida. Ha insistito per candidarlo. E infatti continua a chiamarlo. “‘Stai tranquillo che non succede niente, non ci saranno problemi’ mi dice al telefono. E io gli credo”, racconta Ciocca. La Lega attende fiduciosa la parola della magistratura.

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E in Toscana, i clandestini saranno curati gratuitamente

E in Toscana, i clandestini saranno curati gratuitamente: "I clandestini in Toscana potranno avere cure e assistenza gratuite. A deliberarlo è una legge ...."

Veronesi al Pd: "Pronto a dimettermi Proteggo la salute, non sto con Berlusconi"

Veronesi al Pd: "Pronto a dimettermi Proteggo la salute, non sto con Berlusconi": "NUCLEARE
Veronesi al Pd: 'Pronto a dimettermi Proteggo la salute, non sto con Berlusconi'
Il centrodestra ha offerto al professore la guida della nuova Agenzia sul nucleare. Bersani gli ha intimato che, se accetterá, dovrá lasciare il suo posto da senatore dei Democratici. La replica: 'Pensavo che la sinistra trovarre congeniale avere all'Agenzia una persona che potesse rappresentare le sue idee'
di DARIO CRESTO-DINA

(09:38 24/07/2010)

Clima: te l’avevo detto, io

Clima: te l’avevo detto, io: "


Autocitarsi è sempre un po’ antipatico e va fatto con moderazione e ironia, ma a volte ci vuole. Leggere che i Democratici hanno rinunciato al climate bill, che avrebbe allineato (seppure in modo molto graduale e con le dovute calma e cautela) gli Usa alle politiche energetiche europee, non solo mi riempie di speranza. Non solo automaticamente paralizza tutti i negoziati globali sul tema, visto che è assai improbabile che gli Usa, non potendo raggiungere un compromesso interno, si facciano promotori di un compromesso internazionale. Non solo desta qualche preoccupazione e attenzione per la possibile scelta della Casa bianca di premere il pedale sulla regolazione della CO2 come un inquinante – una follia che nessun economista, che io sappia, considera sensata, ma con la politica non si sa mai. Soprattutto, provo una certa soddisfazione sapendo che – mentre tutti in Europa si sbracciavano per l’elezione di Obama e l’europeizzazione degli States – come Puffo Quattrocchi, l’avevo detto, io – in tempi non sospetti.

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sabato 24 luglio 2010

Chi uccide le web tivù

Chi uccide le web tivù: "In Italia ci sono circa 5.000 piccole emittenti in Rete. Ora governo e Agcom hanno messo a punto un regolamento per soffocarle. Ed evitare che diano fastidio a Mediaset"

Sciarada russa 2.0

Sciarada russa 2.0: "

Ogni settimana ricevo convocazioni nell’ufficio del Procuratore generale per firmare delle dichiarazioni su quasi tutti i miei articoli. La prima domanda che mi rivolgono è sempre la stessa: come e dove ha ottenuto queste informazioni?” (Anna Politkovskaja).

MENGELE

Lo scorso aprile è stata approvata dalla Duma una modifica di legge che consente la sperimentazione farmacologica su pazienti incapaci di intendere e volere anche senza il loro consenso. In pratica, è stata tagliata completamente la parte in cui si rendeva obbligatorio il permesso scritto della persona malata o del suo tutore. “La norma si riferisce soltanto a quei casi in cui non sia possibile trovare dei volontari”, ha specificato l’autore della modifica, il liberaldemocratico Valerij Seleznev. (da “Novaja gazeta” che ha parlato esplicitamente di metodo Mengele, l’angelo della morte dei lager nazisti. http://www.novayagazeta.ru/data/2010/071/18.html).

RITORNO

Si chiama “Ritorno” ed è un’associazione per il sostegno della tradizione storica che lavora a stretto contatto con il partito di Putin, “Russia unita”. Insieme hanno firmato un accordo per il ripristino delle antiche toponomastiche in città, strade, stazioni del territorio russo. Al primo tentativo, però, sono incappati subito in un intoppo. La decisione di cambiare il nome della regione di Sverdlovsk (“troppo odiato il nome del leader comunista”, è la giustificazione) in quella di Ekaterinburg, capitale dell’area, non è piaciuta a tutti. “Ma quale ripristino – ha tuonato il deputato Evghenij Artjukh – una regione di Ekaterinburg non è mai esistita tanto che una volta quest’area si chiamava governatorato di Perm”. “E’ soltanto uno spreco di denaro pubblico”, ha chiosato il deputato comunista Gheorghij Perskij. (Kommersant,

MIRAGGI

Una stagione estiva molto calda, quella che sta attraversando Mosca e la Russia tutta, con picchi di calore che arrivano fino a 38 gradi. Non viene risparmiata neppure l’area del nord est dove, tra un uragano e una grandinata, la colonnina di mercurio non accenna a scendere. Le autorità di Mosca hanno provveduto a rassicurare la cittadinanza sull’effetto “allargamento dei ponti”, dovuto alla gran calura perché sono costruiti con speciali materiali deformanti adatti a sopportare alte temperature. (Novaja gazeta).

QUELLO BUONO

Il vulcanico presidente ceceno Ramzan Kadyrov, fedelissimo del Cremlino, da un po’ di tempo mostra un aspetto inconsueto della sua personalità. Kadyrov, nemico giurato della giornalista Anna Politkovskaja uccisa a Mosca nel 2007 in un agguato, considerato “persona non grata” da quasi tutti i paesi dell’Unione europea, proprietario di un personalissimo zoo con animali esotici e noto per la sua mano pesante contro i ribelli ceceni, da alcuni giorni ha aperto un blog (“ja-kadyrov” sulla piattaforma più nota in Russia, “Zhivoj zhurnal”), in cui si definisce “persona affabile, aperta e sincera”, ha lanciato un appello ai combattenti ceceni ancora latitanti, invitandoli al ritorno a casa e “a una vita di pace” (“tanto ormai siete rimasti meno di un centinaio”, ha sottolineato) e ha persino invitato ad un incontro i membri dell’associazione per i diritti umani, “Memorial”, quella in cui militava Natal’ja Estemirova, l’attivista e giornalista uccisa due anni fa per il suo impegno contro la guerra. “Non riesco a capire questo cambiamento a 360 gradi di Kadyrov – ha detto Oleg Orlov, presidente di Memorial – fino a ieri ci definiva come nemici del popolo e oggi ci invita al dialogo. Noi, comunque, siamo pronti”. (Interfax) Gazeta

IL BUCO NERO DELLA RUSSIA

La Russia è il paese che ospita la metà di tutti i militanti neonazisti presenti nel resto del mondo. La rivelazione è il frutto di una ricerca dell’Ufficio di Mosca per i diritti dell’uomo ed è stata rilanciata, recentemente, dal giornale tedesco Der Tagesspiegel. Degli oltre 50mila militanti neonazisti censiti dalle autorità su tutto il territorio russo, 15mila imperversano nella città di S.Pietroburgo. Più modesta, invece, la presenza a Mosca: “soltanto” 2500, pare a causa di maggiori controlli esistenti nella capitale. Il loro slogan più gettonato, “La Russia ai russi”, piace comunque al 53% della popolazione. (Slavjanskij sojuz, sito di estrema destra).

PASSAPORTI ABKHAZI

La prima tranche di passaporti per i cittadini della neonata repubblica di Abkhazia è arrivata direttamente dalla Russia. Proprio l’ingombrante vicino del piccolo Stato strappato due anni fa alla Georgia si è premurato di stampare e distribuire i documenti per l’espatrio dei cittadini abkhazi con un attenzione particolare per gli studenti e coloro che devono farsi curare all’estero. (Interfax).

MORTE DI UNO STALINISTA

La morte del comunista cileno Luis Corvalan, deceduto il 21 luglio a 94 anni, non è passata inosservata in Russia. A ricordarlo è stato Vladimir Bukovskij, il dissidente sovietico che fu al centro di un clamoroso scambio proprio con il leader comunista durante la dittatura cilena di Pinochet. “Era un idealista, uno stalinista convinto – secondo Bukovskij – quel tipo di persona che in Russia era molto diffuso e che conosciamo bene. Non è mai cambiato e fino all’ultimo era convinto che il comunismo, prima o poi, sarebbe tornato”. Bukovskij ha anche aggiunto di non avere mai incontrato Corvalan, “neppure al momento dello scambio”. (Ria novosti).

 BOLLETTINO NERO

Sono state circa 167 le persone aggredite in territorio russo per motivi razziali nella prima metà del 2010. Di questi, 19 sono gli omicidi. Nello stesso periodo dell’anno 2009 i morti erano stati 52 e i feriti 242. La maggior parte delle aggressioni, quasi sempre compiute da gruppi di ispirazione neonazista, avvengono nelle regioni di Mosca e S.Pietroburgo. Al primo posto, tra le vittime, sono da sempre gli immigrati dell’Asia centrale (un tempo, facenti parte dell’Unione sovietica) e quelli del Caucaso. Negli ultimi tempi sono aumentati gli agguati ai danni dei cosiddetti “informali”, giovani militanti di gruppi antifascisti o delle aree antagoniste e alternative. Tra gli omicidi “eccellenti”, per i quali le indagini sono orientate verso gli ambienti dell’ultradestra, c’è da ricordare quello del giudice Eduard Chuvashov che indagava sul gruppo nazista dei “Lupi bianchi”. (Sova-center, associazione per i diritti umani).

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Balneabilità “taroccata” nel Golfo di Napoli, 14 tecnici sotto accusa

Balneabilità “taroccata” nel Golfo di Napoli, 14 tecnici sotto accusa: "

I giudizi di balneabilità del mare tra Sorrento, Massa Lubrense, Vico Equense, Punta Campanella, Capri, Ischia e Castellammare di Stabia pronunciati nel 2009 dagli esperti dell’Arpac sarebbero fondati su analisi di laboratorio fasulle. Perché gli orari dei verbali di campionamento delle acque marine sarebbero assolutamente incompatibili con gli orari di entrata e di uscita registrati sulle schede dei battelli impiegati nei prelievi. Incongruenti anche i tempi di navigazione necessari per raggiungere i punti indicati sui rapporti.

Traduzione: c’è il sospetto che le analisi non siano state compiute davvero, oppure siano state eseguite su campioni di mare non corrispondenti a quelli per i quali veniva concessa (o negata) la balneazione. Con ovvi rischi per la salute degli ignari bagnanti di alcune tra le più rinomate località turistiche della provincia di Napoli. Sono queste le clamorose ipotesi della Procura di Torre Annunziata che ha formulato gli avvisi di conclusa indagine per 14 tecnici del dipartimento provinciale dell’Arpac di Napoli, tra i quali il responsabile dell’unità epidemiologica e il dirigente biologo. Sono accusati di reati che vanno dal concorso in falso ideologico all’omissione d’atti d’ufficio.

Ben 161 i prelievi d’acqua ritenuti ‘taroccati’ e finiti nel mirino degli inquirenti. Sono stati realizzati tra la primavera e l’estate del 2009. I più numerosi riguardano i tratti di mare della costiera sorrentina. Ma i dubbi in qualche caso riguardano anche le risultanze delle trasferte dei battelli verso Capri e Ischia. Due capi di imputazione riguardano i ritardi dell’Arpac nell’eseguire le analisi suppletive nei tratti di mare dove il primo campionamento aveva dato esito negativo e bollino nero. Andrebbero fatte il più presto possibile e, in caso di ulteriore riscontro di inquinamento, bisognerebbe dichiarare la temporanea non balneabilità della zona. Invece le analisi-bis venivano compiute solo dopo diversi giorni.

Secondo il pm Mariangela Magariello, che ha ereditato un’inchiesta condotta dalla collega Marta Correggio, “tale ritardo non consentiva un adeguato monitoraggio sulla balneabilità delle acque”. Inoltre, avrebbe esposto i bagnanti al pericolo di continuare a immergersi in zone inquinate. L’ ‘errore’ si sarebbe ripetuto nove volte. E sempre in zone molto frequentate: la spiaggia libera di Piano di Sorrento, alcuni stabilimenti di Castellammare di Stabia, la costa tra Sant’Agnello e Punta Sant’Elia, diversi punti di Sorrento. Per tutti questi tratti di costa, trascorsi diversi giorni, le nuove analisi hanno dato esito favorevole. Ma chi ci dice che in quell’intervallo di tempo le acque non fossero ancora non ‘balneabili’?

L’indagine è stata avviata nel luglio del 2009 con lo scopo di scoprire le cause dell’inquinamento marino in provincia di Napoli e individuare i responsabili degli scarichi abusivi e del cattivo trattamento delle acque reflue. Lo spunto dell’apertura del fascicolo nacque da un’intervista dell’oceanografo Giancarlo Spezie, che dalle colonne del Corriere del Mezzogiorno consigliava “di evitare di farsi il bagno nel Golfo di Napoli”, definendo inadeguato il sistema dei controlli. Fu un’estate terribile, trascorsa tra depuratori ‘esplosi’ e liquami che finivano direttamente in mare, coi turisti in fuga dalle spiagge. Il procuratore capo Diego Marmo acquisì agli atti l’articolo e convocò il professore Spezie per mettere a verbale le sue osservazioni.

In seguito la Procura ha affidato allo stesso Spezie e all’ecologo marino Vincenzo Saggiomo l’incarico di supervisionare i prelievi, in collaborazione con il dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Napoli e l’area monitoraggio della stazione zoologica Dohrn. E’ emersa così la vicenda di analisi ritenute inattendibili e forse truccate. Come nel caso delle schede tecniche dei campionamenti Arpac del 17 luglio 2009. In questa data sarebbero state eseguite le analisi in due punti del mare di Castellammare di Stabia e in dieci punti tra Sorrento e Massa Lubrense. Peccato che l’unico battello operante quel giorno si trovasse da tutt’altra parte, impiegato – scrive il pm – “nello svolgimento della missione Capri”.

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Agricoltura ed emissioni: gli effetti positivi dell’intensificazione

Agricoltura ed emissioni: gli effetti positivi dell’intensificazione: "

Che, in attesa di risposte un po’ più certe (o quantomeno credibili) sulle origini dei cambiamanti climatici, lo sviluppo e il progresso economico siano la più saggia politica climatica e ambientale, come ebbe a dire qualche tempo fa Andrew C. Revkin sul NYT, sembrerebbe cosa più che ragionevole in sé. Oggi uno studio apparso su Proceedings of the National Academy of Sciences of United States of America offre una visione del tutto nuova e controcorrente sullo sviluppo agricolo come fattore determinante per la riduzione dei gas serra. Il titolo dello studio, segnalato da Marco Cattaneo, è Greenhouse gas mitigation by agricultural intensification, ovvero Mitigazione dei gas serra per effetto dell’intensificazione agricola.



L’agricoltura moderna ha già da tempo risposto alle cornacchie malthusiane: tra il 1961 e il 2005, mentre la popolazione mondiale cresceva del 111%, la produzione agricola è aumentata del 162% (sono i primi due grafici della figura qui sotto), mentre gli altri due grafici mostrano come sia stato lo sviluppo tecnologico e la conseguente impennata della produttività (in basso a destra l’incremento nell’uso di fertilizzanti) a incidere su questo incremento molto più dell’aumento delle terre coltivate (in basso a sinistra). Intensification, prima di tutto, molto più che extensification.



Lo studio però va oltre, immaginando due scenari ipotetici e confrontandoli con la realtà. Il primo scenario ipotizza che la popolazione mondiale e l’economia globale si siano evolute come nel mondo reale, ma che la tecnologia e la pratica agricola siano rimaste ferme al livello del 1961. Uno scenario pazzesco dal punto di vista scientifico, ma che paradossalmente sembra essere il punto di arrivo delle più diffuse e popolari policies agroambientali, quantomeno in Europa. Il secondo scenario, al contrario, immagina che la tecnologia agricola sia sì in evoluzione,  ma solo in misura sufficiente a conservare il tenore di vita del 1961.


Utilizzando i principali fattori di emissione di gas serra che derivano dalle attività agricole (emissioni del suolo, uso dei fertilizzanti, coltivazione del riso e conversione dei terreni, risulta che entrambi gli scenari sarebbero stati devastanti, proprio perché in entrambi vi sarebbe stato un aumento dell’extensification rispetto all’intensification (nel primo scenario, per soddisfare le esigenze della popolazione mondiale del 2005, un’agricoltura ferma al 1961 avrebbe dovuto rendere coltivabile, essenzialmente attraverso la deforestazione, una superficie superiore a quella della Russia). Lo si può vedere da questa figura, dove il primo grafico rappresenta l’evoluzione reale delle emissioni derivanti dalle attività agricole, gli altri due rappresentano i due scenari ipotetici appena descritti.



Per concludere, lo studio afferma che, nonostante le emisioni dovute, per fare un esempio, all’uso di fertilizzanti siano aumentate, l’effetto netto di rese agricole più alte è stato un risparmio, nei 45 anni valutati, di 590 miliardi di tonnellate di CO2, e che ogni dollaro investito nell’aumento della produttività agricola renda un risparmio di 249 chilogrammi di CO2.


Nel paese (e nel continente) dei disincentivi alla produzione, del rifiuto delle biotecnologie, del basso impatto, della decrescita più o meno felice, dei chilometri zero e dell’agricoltura paesaggistica, uno studio del genere dovrebbe essere quantomeno preso in considerazione. Dubito fortemente che lo sarà.

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E da Fini ci guardi Iddio

E da Fini ci guardi Iddio: "

Dopo aver rilasciato mille dichiarazioni su Internet che merita il Nobel, ed è un diritto dell’uomo, e la rete è il futuro, e il web è la libertà, beh dopo tutto questo meraviglioso bla bla di mesi, Fini e i suoi voteranno l’ammazzablog senza alzare nemmeno un ditino.

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Lettera aperta a Fini e Bongiorno

Lettera aperta a Fini e Bongiorno: "

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Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini

Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno

Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati

A tutti i Deputati


La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel Palazzo.


La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata, illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni, eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.


Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger

rischia più di un giornalista ma ha meno libertà.


Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12.500 euro, infatti, significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici.


Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l’informazione in Rete ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore – se non l’unica – forma di attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”.


Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati.


L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini siano costretti a rinunciarvi.


Guido Scorza, Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione


Vittorio Zambardino, Scene Digitali


Alessandro Gilioli, Piovono Rane


Arianna Ciccone, Festival Internazionale del Giornalismo e Valigia Blu


Filippo Rossi, direttore Ffwebmagazine e Caffeina magazine


Fabio Chiusi, Il Nichilista


Daniele Sensi, L’AntiComunitarista


Wil Cappellaro, Nonleggere QuestoBlog


Chi vuole aderire può andare qui o qui.

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Francia, ha vinto Internet: fallita legge contro i pirati

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Ecco perché la Serbia è il paradiso dell’industria

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Un mondo senza carne? Non è detto sia più "pulito"

Un mondo senza carne? Non è detto sia più "pulito": "ALIMENTAZIONE
Un mondo senza carne? Non è detto sia più 'pulito'
Un'inchiesta di New Scientist valuta i pro e i contro dei benefici di una dieta totalmente vegetariana sull'impatto ambientale. Ed emergono molte variabili: dalle esigenze del Sud del mondo ai tipi di allevamento. Una certezza: meglio pollo e maiale di LUIGI BIGNAMI

"Farà sponda alla sinistra". La profezia sui tradimenti di Fini

"Farà sponda alla sinistra". La profezia sui tradimenti di Fini

Microsoft e ARM, l'unione fa la licenza

Microsoft e ARM, l'unione fa la licenza: "Annunciato un accordo tra BigM e il chipmaker britannico. L'azienda di Redmond sara' titolare della licenza, per avere la liberta' di sviluppare tecnologie nei settori piu' disparati. Come, secondo qualcuno, quello delle console

venerdì 23 luglio 2010

Microsoft, un 2010 positivo

Microsoft, un 2010 positivo: "Si chiude l'anno fiscale di Redmond, e si chiude bene nel settore consumer. Windows 7 e' un best seller. Unico neo, la divisione online e quella dell'intrattenimento.

Il sostanziale scarso entusiasmo per il titolo Microsoft registrato a Wall Street, nonostante i buoni risultati presentati, può essere letto proprio come un segno della perplessità degli analisti: sebbene Windows e Office si rivelino dei pilastri del business di BigM, sono visti come un mercato maturo e difficilmente foriero di crescite sensibili nel futuro. Da Ballmer e dai suoi ci si attende un passo in avanti deciso in settori che fino a oggi non hanno visto Microsoft primeggiare o brillare con la stessa luce a cui l'azienda ha abituato nel mondo dei PC: se questo sia davvero possibile, se queste aspettative si concretizzeranno in una svolta, è materia probabilmente più da indovini che da osservatori imparziali. Occorrerà soprattutto attendere l'uscita di Windows Phone 7 e Kinect, entro la fine del 2010, nonché la maturazione della fusione Microhoo! sul search, per tornare sull'argomento.

Luca Ricolfi : La fine di una stagione

La fine di una stagione


Come ampiamente previsto, ieri la manovra economica ha ottenuto la fiducia in Senato e, salvo sorprese molto improbabili, entro fine mese otterrà la fiducia anche alla Camera.
È una buona manovra? Dipende...
Ebbene, rispetto a questo ideale, per cui non pochi ministri si sono coraggiosamente battuti in questi anni, le manovre degli ultimi anni rappresentano un mortificante salto all’indietro.
...
Ma forse la verità che sta dietro tutte queste vicende è che - nonostante i benefici di un’opposizione imbarazzante nella sua pochezza - il governo è debole, molto più debole che qualche mese fa. Così debole che basta la fronda dei finiani a costringerlo a una raffica di dimissioni (Scajola, Brancher, Cosentino), che ancora poche settimane fa venivano sdegnosamente escluse. Così debole che ogni alzata d’ingegno della Lega, dalla difesa delle Province alla tutela corporativa degli allevatori, è in grado di condizionare la politica economica. Così debole che non riesce a introdurre tagli veramente selettivi nelle università, nelle Regioni, negli enti locali. Così debole da prendere in seria considerazione sia l’ipotesi di allargare la maggioranza all’Udc, sia l’ipotesi di riportare il Paese al voto nonostante una maggioranza parlamentare senza precedenti.
...


Sulla pochezza dell'opposizione, gli risponde Pietro Ichino, qui.

Vendola

Voi che ne pensate di Vendola?

Io condivido abbastanza questo giudizio (da qui):

Vendola è un personaggio che si può vedere in diversi modi. Da una parte ricorda (in parte anche perché cerca calcolatamente di ricordarlo) Pier Paolo Pasolini. Con Pasolini, Vendola ha molti tratti in comune: è di sinistra in un modo emotivo, istintivo, critico della società capitalistica con toni moral-messianici. È un poeta come lo era Pasolini. Ed anche lui non ha mai nascosto la sua omosessualtà, cosa che gli fa onore. Ma Vendola è un Pasolini con un occhio attento ai commentatori e ai sondaggi. Se il poeta friulano godeva degli scandali, perché servivano a far pensare la gente, Vendola teme che uno scandalo possa compromettere il suo futuro politico, e agisce con prudenza. La sua strategia di immagine è quella di combinare il profeta Pasolini con la realtà del politico. Vicende come quelle che abbiamo appena visto fanno capire che recitare questi due ruoli sarà difficile.

Ma in realtà Vendola è un politico abile, non un poeta degli anni '70. Il suo modello politico è Obama. La sua strategia politica è quella della retorica abbastanza forbita da essere ammaliante, ma abbastanza vaga da essere inafferrabile. Vediamo esempi luminosi. Il primo è il suo manifesto politico. Il titolo stesso, e tema dominante del manifesto, "Noi predichiamo il cambiamento, ma il cambiamento non ci riconosce'' non ricorda forse il migliore Obama, "We are the ones we had been waiting for"? I principi ispiratori sono elencati come

"La lotta di classe, il lavoro come principio di significazione sociale, la religione civile dell’antifascismo, l’autonarrazione di un Paese immerso nelle acque di un Mediterraneo accogliente e plurale."


In altre parole, per dirla alla (Samuele) Bersani:
"Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c'è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti..."

La centrale del fango - Repubblica.it

La centrale del fango - Repubblica.it

Ddl, obbligo di rettifica per i blog No al ripristino della norma Falcone - Repubblica.it

Ddl, obbligo di rettifica per i blog No al ripristino della norma Falcone - Repubblica.it

Perché gli USA sono l'unica superpotenza mondiale...

L'influenza culturale dell' "american way of life"?
L'interferenza delle multinazionali e delle relative lobby?
Il controllo de facto o de iure di Washington sull'ONU, la NATO e quasi tutte le altre organizzazioni internazionali?

No, il motivo é molto piú semplice e banale, quasi classicheggiante...
infatti é lo stesso grazie al quale Roma, per circa 5 secoli, controlló Europa, Mediterraneo e buona parte del Medio Oriente.
Guardate qui:

giovedì 22 luglio 2010

Missioni internazionali, il Governo battuto due volte alla Camera: si a emendamenti PD

Missioni internazionali, il Governo battuto due volte alla Camera: si a emendamenti PD: "

Il Governo è stato battuto nell’aula della Camera due volte di seguito su altrettanti emendamenti al decreto legge sulla proroga delle missioni militari all’estero. Così Montecitorio ha approvato, a fronte del parere contrario del governo, due emendamenti presentati dal Partito Democratico. Il presidente della Commissione Esteri, Stefano Stefani, ha chiesto una sospensione dei lavori, ma la maggioranza, che in Aula registra molte assenze, non è stata in condizione di far sì che la sua proposta passasse: così l’esame degli emendamenti continua.

I due emendamenti del Pd sono passati rispettivamente con 258 sì, 254 no e un astenuto e con 256 sì, 254 no e tre astensioni. Non hanno impatto economico sul testo, ma i successivi ne hanno, e la maggioranza è a rischio numerico. Entrambi gli emendamenti su cui il governo è andato “sotto” si riferiscono all’articolo 3 del decreto di proroga. Il primo (primo firmatario Mario Barbi, Pd) esclude la natura regolamentare dei decreti per il coordinamento delle missioni. Il secondo (primo firmatario Francesco Tempestini) specifica una competenza in capo a una direzione generale del ministero degli Esteri.

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Microsoft Security Essentials vigila sulla rete

Microsoft Security Essentials vigila sulla rete: "Una beta della prossima versione di Microsoft Security Essentials, il noto software antivirus gratuito di BigM, porta in dote nuove funzionalita' di protezione della rete

Google rivende energia eolica

Google rivende energia eolica: "Mountain View investe milioni ed entra nel business dell'energia verde. E' il miglior modo che abbiamo per assicurarci contro i futuri rincari in bolletta, rispondono dal Googleplex

Hynix posts record sales, tips scaling plans

Hynix posts record sales, tips scaling plans: "South Korea's Hynix Semiconductor posted record sales for its second quarter ended June 30."

Adobe promette un Reader piu' sicuro

Adobe promette un Reader piu' sicuro: "Adobe ha promesso che la prossima versione di Adobe Reader includera' un nuovo meccanismo di sicurezza che contribuira' a proteggere gli utenti dagli attacchi di cracker e malware

Safari e IE non difendono le password?

Safari e IE non difendono le password?: "A sostenerlo e' un ricercatore, che afferma di aver individuato una falla nel sistema di autocompletamento dei campi del browser Apple e di quello Microsoft. Problemi anche per Firefox e Chrome

Mozilla cura Firefox e Thunderbird

Mozilla cura Firefox e Thunderbird: "Entrambe le applicazioni sono state aggiornate per risolvere un certo numero di bug, alcuni dei quali possono mettere seriamente a rischio la sicurezza degli utenti

Milioni di PC sedotti da Eleonore

Milioni di PC sedotti da Eleonore: "AVG ha svelato come il toolkit per virusmaker Eleonore sia stato utilizzato dai cybercriminali per infettare e prendere il controllo di oltre un milione di PC. L'azienda mette in guardia dal crescente numero di siti web compromessi

Nokia: tanto peggio, tanto meglio

Nokia: tanto peggio, tanto meglio: "Il CEO Kallasvuo rilancia le speranze di Symbian e rinnova l'impegno sul mercato USA. Con il prossimo N8, promette, l'azienda finlandese si riprendera' lo scettro anche nel comparto degli smartphone

Car-twitter...

... l'ultima follia
http://www.repubblica.it/motori/attualita/2010/07/22/news/social_network_per_auto_il_road_trip_del_futuro-5747858/
....

Le altre apps "on the road". Tra le applicazioni testate c'è anche Virtual Road Rally, uno strumento per condividere informazioni e punti d'interesse secondo il modello di una caccia al tesoro. Usando comandi vocali o appositi pulsanti sul volante, gli automobilisti possono inserire commenti, fotografie e informazioni turistiche, così da produrre delle vere e proprie guide alle strade e agli itinerari più emozionanti da percorrere in macchina
...
Con la promessa, implicita, che tutto questo non toglierà nulla al gusto di guidare.


E cosa toglierà', invece, alla sicurezza di guida?

Mozzarelle dei "puffi" o di "Giu' per il tubo" ?

"...Ecco dunque l'Enterobacter cloacae - Ricordate? La Cloaca Massima dell'antica Roma è una delle più antiche condotte fognarie - oltre allo Staphylococcus epidermidis, anch'esso prolifico nelle acque nere. Non basta. Nelle mozzarelle puffo, è stata riscontrata anche l'esistenza di altri ceppi del già noto Pseudomonas fluorescens (quello che tende a virare al blu). Si tratta dello Pseudomonas putida, batterio che può scatenare infezioni in varie parti del corpo, dalla pelle e le ossa, ad orecchie, occhi, tratto urinario e valvole cardiache. L'elenco si completa con la Klebsiella oxytoca, un batterio gram negativo che fa parte della normale flora batterica intestinale. Immaginate, quindi, la provenienza...."

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/278782/

Foto La balena all'attacco - 1 di 6 - Repubblica.it

Foto La balena all'attacco - 1 di 6 - Repubblica.it

mercoledì 21 luglio 2010

Water Shortages To Affect One Third of US by 2050

Water Shortages To Affect One Third of US by 2050: "It's no longer a secret to anyone that one of the primary effects of global warming is drought. In addition to increased temperatures and less water, the phenomenon also causes a shift in precipitation patterns. This causes additional distress to various ecosystems and regions, but can also have devastating effects on areas that have thus far el... (read more)"

Kindle, e-reader batte carta

Kindle, e-reader batte carta: "Cresciuto il ritmo di vendita negli ultimi 90 giorni d'attivita' del retailer Amazon. Sarebbero 180 i libri elettronici venduti a fronte di 100 in formato tradizionale. Ora i numeri di iPad fanno meno paura

A Practical Introduction to Data Structures and Algorithm Analysis Third Edition (C++ Version)

A Practical Introduction to Data Structures and Algorithm Analysis Third Edition (C++ Version): "This book provides a thorough and comprehensive treatment of fundamental data structures and the principles of algorithm analysis. Focuses on the principles required to select or design the data structure that will best solve the problem."

La frontiera del giornalismo si chiama blogger Nuovi reporters affidabili e trasparenti

La frontiera del giornalismo si chiama blogger Nuovi reporters affidabili e trasparenti: "

Citizen journalism, questo sconosciuto che in Italia non decolla. Nell’epoca della crisi dell’informazione, in cui i grandi giornali si uniformano nell’offerta di notizie, è la Rete il mondo dove accuratezza, trasparenza e affidabilità forgiano una nuova generazione di reporters. Sono i blogger: internauti agguerriti e cliccati che spesso battono sul tempo i giornalisti.

Tuttavia l’equiparazione con i media tradizionali è ancora lontana. In Italia un blog, per acquisire credibilità, deve passare attraverso la cruna del tubo catodico. Ne è un esempio Diego Bianchi , meglio conosciuto come Zoro, apprezzato dal grande pubblico solo dopo lo sdoganamento su Canale 5 (Matrix), RaiTre (Parla con me) e La7 (Tetris). Gli Stati Uniti, invece, pare stiano scrivendo un copione a parti inverse: da New York a Washington sono le testate a setacciare la Rete alla ricerca di blogger da inserire nel parco firme. Infatti, come ha spiegato Alex Williams sul New York Times, il blogger è un professionista in grado di anticipare la notizia. I loro nomi sono Foster Kamer del Village Voice, assieme a Lockhart Steele, Sara Polsky e Lilit Marcus.

Kamer, 25 anni, ha iniziato la sua carriera su BlackBookMagazine fino ad approdare al Village Voice. Lo scorso marzo ha messo a segno lo scoop sulla faida dei giornalisti di Wall Street, quando ha scoperto che dietro al licenziamento del cronista John Carney, c’era Henry Blodget, il cofondatore del gotha online della finanza Usa “The Business Insider”.

“La visibilità sui media tradizionali non è un obiettivo, ma una logica conseguenza”, spiega Kamer. “Il New York Times, ad esempio, vuole che i suoi migliori reporters, come David Carr e Brian Stelter, siano anche blogger. I quotidiani stanno investendo in questa direzione anche grazie alla trasparenza con cui molti blog fanno informazione”.

Riferendosi al nostro paese, Kramer è convinto che “I siti di informazione dovrebbero lasciare più spazio agli user generated content e più in generale alle notizie che circolano in Rete”. Ma anche la politica deve fare la sua parte, ad esempio “Negli Stati Uniti l’ammissione degli internet reporters nella White House Press Pool di Barack Obama ha ridotto il divario tra vecchi e nuovi media”. Brooks Jackson, già corrispondente per la CNN, è uno dei fondatori di FactCheck, un sito deputato a monitorare l’affidabilità delle dichiarazioni e delle notizie della politica americana. Secondo lui la credibilità è tutto per il citizen journalism e in questo non differisce dall’informazione tradizionale.

Per Jackson “I giornalisti guadagnano la reputazione che meritano a prescindere dal contenitore, che sia Internet o i giornali o la televisione”. E la Rete offre molti spunti per arricchire il prodotto: “Il web ci consente di inserire note a piè pagina cliccabili, link a documenti ufficiali. Così i lettori possono risalire alla fonte e, se vogliono, approfondire da sé”.

Se è vero che la credibilità va a braccetto con la verifica tempestiva delle notizie, allora bisogna essere rapidi. “Il web permette di postare una notizia in tempo reale, puntualizza Lilit Marcus, blogger di Huffington Post ed editor del cliccatissimo “The Gloss”.

Probabilmente, occuparsi di gossip offre maggiori opportunità di successo visto ad esempio il boom di TMZ ed Egotastic, che spesso sono più rapidi ed efficaci delle testate tradizionali. “Il successo è dovuto alla competenza specifica, che si tratti di moda o politica. Se poi sviluppi un buon network di relazioni e il nome circola nell’ambiente, sei sulla strada giusta. E ora che i bloggers sono invitati nei talk show in veste di opinionisti – conclude Lilit – il confine è stato superato”.

Via libera allora agli user generated content, ma con un’attenzione particolare alla credibilità. Rachel Sterne è la responsabile della piattaforma GroundReport, un sito che si avvale di 5000 citizen journalist in tutto il mondo. Lei sostiene la necessità di verificare le notizie: “Abbiamo due redattori a tempo pieno e 20 volontari in stile Wikipedia che controllano ciò che riceviamo. Sono tutti esperti del settore, reporters o studenti di giornalismo”. In merito al rapporto fra la qualità e la remunerazione la Sterne non ha dubbi: “Sono fattori più legati al prestigio di vedersi pubblicati su testate autorevoli. Molti editorialisti di Huffington Post, ad esempio, non ricevono alcun compenso ma guadagnano visibilità”.

Accuratezza, costanza e affidabilità sono le chiavi per essere dei blogger di successo. Speriamo che anche in Italia qualche quotidiano vada a spulciare in Rete per ampliare il proprio parco firme. Con professionisti che garantiscono rapidità, trasparenza e che soprattutto accettano il confronto con il lettore. Con i blogger.

di Eleonora Bianchini

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