Visualizzazione post con etichetta campania. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta campania. Mostra tutti i post

domenica 8 maggio 2011

Napoli, “una munnezza di miracolo”

Napoli, “una munnezza di miracolo”: "

Clicca qui per vedere il video incorporato.


Nel capoluogo campano ci sono 3800 tonnellate di rifiuti a terra che ingombrano strade, parchi e panchine. Anche negli ‘ecopunti’, le aree per la raccolta di prodotti derivanti dal petrolio, si accumulano decine di sacchetti di ogni tipo. “Anche la spazzatura di quei cittadini che fanno la raccolta differenziata nei giorni prestabiliti – spiega Tommaso Sodano, consigliere provinciale di Napoli – finirà in discarica”. Non l’incuria dei napoletani quindi, ma l’inefficienza dei suoi amministratori porta al collasso il sistema delle discariche. Il presidente del Consiglio ha mandato di nuovo l’esercito per affrontare quella che continua a essere chiamata “emergenza” anche se dura da anni. Una mossa che serve più a salvare la faccia al candidato sindaco del Pdl, Gianni Lettieri, che a salvare la città. Video di Lorenzo Galeazzi

"

Salerno, indagato il sindaco De Luca Al centro l’inchiesta sull’ecomostro marino

Salerno, indagato il sindaco De Luca Al centro l’inchiesta sull’ecomostro marino: "

SALERNO – C’è chi ne canta le lodi per la modernità e perché trasformerà la città in una delle capitali europee dell’urbanistica d’avanguardia. Chi invece lo definisce senza mezzi termini ‘ecomostro’ in fieri. E’ il Crescent. Il progetto di edificio a mezzaluna alto 28 metri ed esteso per circa 300 firmato dall’archistar catalano Ricardo Bofill, che in un prossimo futuro dovrebbe delimitare Piazza della Libertà a Salerno, in quella che sarà la piazza di mare più grande d’Europa. Ma la Procura di Salerno ha aperto un fascicolo su una vicenda assai controversa che ha spaccato in due la città e gli esperti. E’ notizia di queste ore che risulta indagato il sindaco Vincenzo De Luca, che in questi giorni è in campagna elettorale alla ricerca del secondo mandato consecutivo, il quarto negli ultimi 18 anni. Il primo cittadino, esponente del Pd, è sotto inchiesta insieme all’ex soprintendente di Salerno, l’architetto Giuseppe Zampino, e al direttore del settore opere pubbliche del Comune di Salerno, l’ingegnere Lorenzo Criscuolo. L’ipotesi di reato per i tre è concorso in abuso d’ufficio. Il Gip Elisabetta Boccassini ha accolto la richiesta dei pm Rocco Alfano di una proroga delle indagini, che proseguiranno almeno fino ad ottobre. Il procedimento penale è nato dalla denuncia del Comitato No Crescent presentata il 12 ottobre 2010, successivamente accompagnata da numerose osservazioni.


Gli esponenti del comitato nato per ostacolare la realizzazione del progetto puntano il dito sulla tempistica del silenzio-assenso fatto formare dalla Soprintendenza, sull’assenza di validi foto-inserimenti, sulle perplessità in merito alla soluzione progettuale mostrate dalla Direzione Regionale dell’ente di tutela. “L’organo regionale della Soprintendenza – afferma il Comitato No Crescent in una nota – aveva sottolineato come soltanto le difficoltà operative proprie del periodo estivo avevano impedito l’annullamento dell’autorizzazione paesaggistica comunale da parte della Soprintendenza locale”. Mentre anche l’attuale soprintendente, Miccio, avrebbe espresso dubbi sull’opera.


La denuncia riguarda anche profili di ordine urbanistico, come l’assenza di un accordo di programma con la Regione Campania, una presunta carenza della Valutazione d’Impatto Ambientale, l’incompleta sdemanializzazione dell’area. “Abbiamo fiducia nella Giustizia sia penale che amministrativa”, è il commento dei legali del Comitato. “Stiamo battendo tutte le possibili strade giudiziarie per evitare la costruzione dell’ecomostro. A breve il tribunale amministrativo fisserà l’udienza nella quale avremo l’opportunità di discutere le molteplici illegittimità le quali, a nostro avviso, inficiano l’intera procedura”.


di Vincenzo Iurillo e Ferruccio Sansa

"

domenica 27 marzo 2011

Campania col veleno in corpo

Campania col veleno in corpo: "Diossina nelle vene, Arsenico nell'acqua. E poi cadmio, mercurio, piombo. Con i picchi nei comuni più vicini alle discariche e agli inceneritori. Un rapporto segreto analizza gli effetti dell'emergenza rifiuti"

domenica 30 gennaio 2011

Azzerare tutto.

Azzerare tutto.: "La Repubblica, 27 gennaio 2011. Il caos Pd a Napoli. Si è riprodotta la dinamica principale delle elezioni nel sud Italia: il voto di scambio. Una brutta figura. E un'occasione perduta: quella di poter vedere come candidato Raffaele Cantone, un magistrato in prima linea contro la camorra"

Chi paga per il disastro campano?

Chi paga per il disastro campano?: "

Bisogna prendere atto che la magistratura ha salvato la credibilità delle istituzioni in questi anni di emergenza ciclica e costruita a tavolino. Le toghe che hanno fatto il loro dovere sono state affiancate dai pochi che hanno continuato a denunciare nel silenzio consociativo. I nomi finiti nell’ultima inchiesta della Procura di Napoli sono gli stessi che nel mio libro La Peste (scritto con Nello Trocchia) ho elencato uno ad uno. Ma quello che più inquieta è l’incapacità di rinnovare la classe dirigente di questo paese. Di tutto il paese, perché la cricca dei rifiuti in Campania si è abilmente riciclata.


Mi trovo in Abruzzo dove uno degli arrestati, Gianfranco Mascazzini, ex direttore del ministero dell’Ambiente, che – come emergeva in una intercettazione – voleva usare la polverina magica per rendere meno puzzolente la munnezza campana, è stato di recente nominato commissario contro il rischio idrogeologico. Una nomina decisa dal presidente della regione Gianni Chiodi. Lo stesso dicasi per Claudio De Biasio, ancora tutta da chiarire la sua nomina al commissariato di governo, come numero due di Bertolaso e sempre capace di trovare nuovi incarichi, dalla Puglia al g8 sardo, ben voluto in ogni stagione e sotto ogni governo.


Sullo sfondo il disastro, la logica della deroga, quella gara maledetta che affidò ad Impregilo e alle sue aziende la gestione dei rifiuti in Campania. Dalla mia denuncia nel 2003 il primo processo contro Bassolino e gli ex vertici di Impregilo, poi la truffa delle ecoballe, la dissennata gestione delle discariche e ora la scelta scellerata di portare il percolato nei depuratori che trova conferma in un’altra inchiesta giudiziaria. Pagherà qualcuno o il trasferimento dei processi, la prescrizione, salveranno la cricca? Intanto pagano l’ambiente e la salute dei cittadini, ignari frequentatori dei litorali campani, bagnati dalla ‘merda’ del percolato delle discariche."

sabato 2 ottobre 2010

Acerra, l’inceneritore morto e l’affare dei Cip6

Acerra, l’inceneritore morto e l’affare dei Cip6: "

La Campania sguazza tra i rifiuti, il miracolo di B&B (Bertolaso e Berlusconi) è al crepuscolo. Questa non è solo una storia di spazzatura, ma anche di soldi, troppi e spesi male, di coperture bancarie e società per azioni. L’inceneritore di Acerra è fermo nonostante le rassicurazioni dell’A2a, la società che lo gestisce. Due linee già bloccate, ma lunedì scorso un tour con i giornalisti nel “gioiello tecnologico” di Acerra, come ebbe a definirlo Berlusconi.  “In questo momento sta funzionando solo una linea – spiegava Antonio Bonomo, amministratore delegato di Partenope Ambiente, la società del gruppo A2A che ha la gestione dell’impianto per 15 anni, nell’ incontro con la stampa – abbiamo una linea in manutenzione programmata ed un’altra dove sono in corso interventi di miglioramento. Con la linea due, per la quale si è registrato una usura anticipata di una ventina di giorni, pensiamo di ripartire entro fine ottobre, per la tre entro il 20 dicembre. Queste interruzioni sono normali”. Neanche a dirlo è si è fermata anche l’unica linea funzionante, quella 1.

Intanto sul sito dell’osservatorio di Acerra si legge che il 15 settembre c’è stato un incontro. Nella relazione si legge: “Partenope Ambiente ha comunicato che al momento è in funzione la sola Linea 1; le linee 2 e 3 sono in fase di manutenzione; la linea 3 è, altresì, in fase di manutenzione stagionale programmata(…). Gli interventi sono relativi ad indispensabili aggiornamenti impiantistici. Tali interventi non riguardano aspetti ambientali, in quanto i valori medi di emissione sono notevolmente inferiori a quanto previsto dall’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Nel contempo, si tratta di interventi impegnativi, sia dal punto di vista tecnico che da quello della tempistica necessaria, che vengono posti in atto insieme al costruttore”.

Interventi impegnativi, detti in altri termini, strutturali.

L’impressione è che Acerra sia un catorcio, i vertici di A2a non vogliono ammetterlo. Ma bisognerebbe recuperare una notizia: l’esito della gara per gestire Acerra dopo la fallimentare esperienza di Impregilo. La prima andò a deserta. Poi il governo Prodi, ormai caduto, nel febbraio 2008 pensò di ripristinare i Cip6 per l’impianto napoletano, gli incentivi che dovrebbe andare alle rinnovabili e vanno nelle tasche di petrolieri e inceneritori. E così l’A2a tornò in scena. “Un provvedimento che giudico un aiuto alla Campania, un contributo – spiegò Bonomo – a sbloccare la situazione. La nostra disponibilità e il nostro interesse rimangono. Altro non dico”.

Anche di questa partita di soldi, affari e sprechi parliamo nel nostro libro (con Nello Trocchia) La Peste, da oggi in libreria.

"

sabato 11 settembre 2010

L’inceneritore di Acerra ko da mesi Ma Impregilo vuole 350milioni dalla Regione

L’inceneritore di Acerra ko da mesi Ma Impregilo vuole 350milioni dalla Regione: "

Nel dicembre scorso Guido Bertolaso dichiarava: “Il dato inconfutabile è che ci sono 6 discariche a norma, 7 impianti Stir attivi e un termovalorizzatore che funziona come un orologio svizzero, non inquina e produce reddito (…) Aver risolto questa emergenza è dunque per me la maggiore soddisfazione possibile”. Sanciva la fine dell’emergenza rifiuti in Campania, almeno sulla carta, e la fine della gestione commissariale da lui guidata nel ruolo di sottosegretario di governo.

Oggi, però, le cose non sembrano più così rosee. L’inceneritore, infatti, è quasi fermo. E per due giorni si è fermata anche la terza linea . Il miracolo è compiuto, l’impianto più grande d’Europa, inaugurato in pompa magna da Berlusconi e Bertolaso, è andato in ferie a settembre. Solo una linea funzionava, una è chiusa per manutenzione, l’altra si è fermata per gravi problemi strutturali. Un simile quadro fa venire a galla tutte le preoccupazioni su un impianto che era vecchio già al momento dell’inaugurazione , anzi diciamo un pacco di rottami da riciclare in Campania. Era un impianto obsoleto già nel 1998, all’epoca della gara che assegnò la gestione degli impianti per il trattamento dei rifiuti in Campania e la realizzazione dell’inceneritore all’Impregilo e alle sue controllate. La Partenope ambiente, società dell’A2a che ora ha preso in gestione l’impianto, fa sapere che “siamo nella norma e sostanzialmente in linea con le previsioni, niente di preoccupante”.

A quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, l’impianto ha seri problemi di tenuta, e non riesce a garantire la combustione delle 2.000 tonnellate al giorno previste, basta leggere i dati sulle quantità bruciate forniti dalla stessa proprietà. Nel marzo 2009 Silvio Berlusconi, quando schiacciò il pulsante rosso per accendere l’inceneritore, dichiarò la fine dell’emergenza. Assicurava: “L’impianto è davvero impressionante. Funziona benissimo. Dall’immondizia si riuscirà a ricavare energia Berlusconi lo aveva presntato come un “dono di Dioelettrica pulita. Non inquinerà e sarà come tre auto di media cilindrata in moto”.

Nella zona di Acerra, Pantano dove sorge l’inceneritore, le polveri sottili, hanno sforato i limiti consentiti in ben 250 giorni su 500, secondi i dati Arpac (il limite è di 35 sforamenti annuali). In realtà al momento inquina meno di tre auto in moto, visto che, nel silenzio generale, funziona a scartamento molto ridotto. Ma il primo ministro pensava addirittura di esportarlo: “ Questo impianto è un dono di Dio, si tratta di un prototipo da ricostruire in almeno quattro regioni italiane”. Non pago Berlusconi parlò dei manager di Impregilo come degli eroi, manager sotto processo, insieme con l’ex commissario Antonio Bassolino, per la gestione dei rifiuti campani. Intanto, la società milanese vuole i soldi per la costruzione del megaforno. Si parla di una cifra superiore ai 350 milioni di euro ( secondo uno studio dell’Enea). Questi soldi potrebbero essere versati dalla Regione Campania a Impregilo. Tutto a carico dei cittadini. Oltre al danno, la beffa. Una valanga di soldi per l’inceneritore che non fa miracoli.

di Tommaso Sodano e Nello Trocchia

"

domenica 5 settembre 2010

I campani non fanno una piega

I campani non fanno una piega: "

Il blog di Marcello Ravveduto/Strozzateci Tutti ospita oggi un testo di Sergio Nazzaro:

I CAMPANI

La camorra, non voglio neanche parlarne,

non mi occupo di buffoni capaci perfino di arruolare

guardie municipali

(Tommaso Buscetta, interrogatorio con Giovanni Falcone)

Sarebbe meglio morire per grande disegno criminale e non per la solita, ma vera, banalità del male. Si muore continuamente a Sud, un colpo in faccia e via. Un’estorsione per ferragosto o natale. Questo attiene all’imbarbarimento della società, non al crimine. Ed anche i flussi finanziari della camorra. Quali? Qualche supermercato? Qualche tratta della TAV? Riciclo in Svizzera? Influenza sulla Borsa di Milano? Forse. Probabilmente ci guadagna il negozio di oggetti per la casa che svuota i suoi magazzini di materiali pacchiani e brutti.

E i Campani? Una piccola parte onesta combatte, stringe i denti, circondati da una massa incolta e borghese. Una massa indifferente che non vede mai il cassonetto di monnezza lato strada o la carcassa di bufala sulla spiaggia e non riesce mai a chiamare un numero di carabinieri o polizia. Una massa spaventata, pigra, inerte piuttosto che inerme. Sempre nel grande calderone dell’unificazione informativa abbiamo la borghesia napoletana che discute del futuro (quale?) della città di Napoli (con barca ormeggiata direzione Capri o Positano le anomalie della Campania) e tanto i boiardi di provincia agro-cementizia. Notai, dottori commercialisti che oggi li trovi a fare i conti o a prescriverti una ricetta e domani fanno i sindaci, gli assessori. Cultura politica pari a zero. Dito puntato contro i fuoriusciti, gli emigranti. Parlano da lontano. Hanno ragione, rimangono solo i figli dei boiardi, dei negozianti, e qualche impiegato statale. Il lavoro nun ce stà. E quindi tocca emigrare. Nessuno è così folle da rimanere in un territorio che non da nessuna prospettiva economica e professionale (non la da l’Italia, immagino il resto) e di poi ti ritrovi ai posti di comando gli ignavi che in una paese decente probabilmente gli toglierebbero anche il diritto di voto.

I Campani, pronti ad agitarsi, ma dopo decenni tutto rimane immutato. E le coste di Caserta e Napoli sono lo specchio della sua società civile: disastro ambientale dopo disastro ambientale. Brutture che si mischiano a schifezze. L’orrido occupa la vista. Nel frattempo, però, ecco anche comparire sulla scena i politici, quelli che siedono a Roma. Complici e colpevoli di una gestione che produce degrado. I Campani li votano, li sostengono, perché non si sa mai che ci esca un lavoro da qualche parte. Questi politici così tronfi e mai nessuno a rinfacciargli la propria pochezza e collusione. Questi politici campani così sottotitolati nei telegiornali perché nun se capisce niente quando cercano di parlare italiano.

I Campani diventano lo specchio di ciò che si vede: tondini di ferro a perdita d’occhio, case scrostate, strade con buche, fogne mal funzionanti. Ma ci sta la camorra! Già quella che arruola anche le guardie municipali. Siamo brutti, sporchi e cattivi. Siamo Campani. Senza una dignità storica da difendere. Una dignità che elevi lo sguardo verso il domani. Giudizio severo? E in quale altra terra sotterrano interi camion piena di merda radioattiva?

I Campani colletti bianchi e politici, società civile e indifferenti felici al pari come un ecologista nel verde della Svezia. Il loro verde è una distesa di cemento, piani urbanistici disegnati da un cieco. Disordine e caos cittadino fatto di vicoli e strade malridotte. Rumore, grida e ostilità. Ogni mattina che si svegliano e vedono il panorama mutare al peggio si sentono sollevati. Sono a casa.

I Campani mortificano se stessi fin quando lasceranno che piccole menti vengano credute criminali, e fin quando lasceranno la gestione del bene pubblico in mano a personaggi che sanno a malapena infilare un congiuntivo dopo l’altro. Non è il caso di offendersi o indignarsi, non più di quando osservando il mare si sente il profumo di uova marcia tipico di una discarica abusiva. I Campani non sono capaci neanche di sistemare la loro spazzatura. Anche gli ominidi sapevano coprire la propria merda. Noi diventiamo scandalo internazionale e lo chiamano problema rifiuti. Qualcuno ha mai pagato? No, e non lo farà mai. Nessuna paga, tutto marcisce, però.

I Campani che non fanno una piega davanti alle classifiche della qualità della vita, ignorando il significato di qualità e di vita: Napoli 106esima su 107, Caserta 103esima su 107, Salerno 95esima su 107, Avellino 93esima su 107, Benevento, 82esima su 107. (fonte Sole 24 Ore Qualità della Vita 2009)

I Campani che rendono fede a ciò che scrisse Piovene: “In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci di un giorno. Gli italiani non temano di essere poco futuristi. Lo sono più degli altri, senza avvedersene, sebbene questo non significhi sempre essere più avanzati. In nessun altro paese come da noi tutto il campo sembra occupato dagli attivisti di ogni specie; in nessun altro, quasi per tacito accordo di affaristi e sociologi, è così radicata la convinzione che contino solo i problemi di denaro e di cibo. Il rischio dell’Italia è di entrare nel numero dei paesi di cultura bassa, giacché è possibile essere intelligenti e di cultura bassa”.

"

sabato 21 agosto 2010

2064, catastrofe ambientale a Napoli

2064, catastrofe ambientale a Napoli: "

La Procura della Repubblica di Napoli con i PM Alessandro Milita e Giuseppe Narducci ha chiuso le indagini con la richiesta di rinvio a giudizio per l’avv. Cipriano Chianese, già detenuto agli arresti domiciliari per la gestione della società Resit, Claudio De Biasio, ex direttore generale del Consorzio Ce4, poi al Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti e infine alla Protezione civile di Bertolaso; Giulio Facchi, ex subcommissario di governo per l’emergenza rifiuti in Campania; Bruno Orrico, funzionario presso la stessa struttura; Sergio Orsi, ex direttore generale della società Ecoquattro; Giuseppe Valente, ex presidente del consorzio Ce4 e del consorzio Impregeco. Stralciata invece la posizione dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino. Uomini del grande affare rifiuti in Campania che è costato 2 miliardi di euro allo Stato e che, nonostante gli annunci roboanti della coppia Berlusconi – Bertolaso, è lungi dall’essere risolto e che ha rappresentato il punto più basso del consociativismo politico con personaggi della destra e del centrosinistra, e del malaffare, sulla pelle dei cittadini campani e dell’ambiente devastato.

Nelle carte dell’inchiesta anche la relazione di un consulente , il geologo Giovanni Balestri, depositata il 31 marzo, che descrive una situazione apocalittica che mostrerà i suoi effetti, al più tardi tra 50 anni . Stiamo parlando delle discariche a nord di Napoli al confine con la provincia di Caserta, nei comuni di Giugliano, Parete, Villaricca, Qualiano, Villa Literno. Terre un tempo fertilissime e generose con la gente che le abitava e oggi teatro di un disastro ambientale annunciato e certificato con analisi scientifiche accurate. Nel 2064 ci sarà il picco della degenerazione delle sostanze inquinanti, del percolato derivante dalle 341mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi (a cominciare dai fanghi dell’Acna di Cengio), dalle oltre 500 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, dalle 305 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani che raggiungerà le falde più profonde avvelenando centinaia di ettari, chilometri e chilometri di territorio, rendendolo invivibile per uomini, animali e coltivazioni agricole. Un’area che è anche investita da un’altra problematica gravissima: la presenza di oltre 10 milioni di ecoballe di rifiuti, “piramidi” come simbolo del fallimento della gestione dei rifiuti in quella terra.

Purtroppo all’azione criminale della camorra che per raggiungere il proprio profitto non si faceva scrupolo di avvelenare la terra, ha fatto seguito anche l’irresponsabile comportamento dello Stato con il Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti, che ha utilizzato quelle discariche fino al 2005, pur sapendo che l’impermeabilizzazione di quelle discariche era inesistente o insufficiente. L’emergenza ha coperto tantissime nefandezze e la cricca continuava ad ingrassare.

E’ il caso di riprendere la dichiarazione del pentito Gaetano Vassallo che ha aperto, con le sue rivelazioni, uno squarcio sul “Sistema” che vedeva coinvolte le imprese, le famiglie della camorra e gli esponenti politici di riferimento.

Intendo riferire su questi argomenti: smaltimento illegale dei rifiuti speciali, tossici e nocivi, a partire dal 1987-88 fino all’anno 2005. Smaltimenti realizzati in cave dimesse, in terreni vergini, in discariche non autorizzate e in siti che posso materialmente indicare, avendo anche io contribuito allo smaltimento. Le faccio presente che si tratta di smaltimenti realizzati in forma organizzata, unitamente ad altre persone, sia appartenenti (omissis), che legati al crimine riorganizzato e, in particolare, unitamente ad esponenti del clan dei Casalesi, (omissis) ed altre persone affiliate al clan dei Casalesi(…)

Tutti i gestori delle discariche erano ovviamente d’accordo sulle modalità di gestione del traffico. La discarica di Chianese fu persino, per un periodo, gestita direttamente da Zagaria Vincenzo. La società commerciali prendevano 10 lire al chilo, per rifiuto, somme che venivano versate al clan; tale accordo riguardava i soli rifiuti extra-regionali, si trattava praticamente, in via esclusiva, di rifiuti speciali. I clan guadagnarono, solo da me, nel periodo in esame la somma complessiva di due miliardi di lire; noi, inteso i fratelli Vassallo, incassammo circa 10 miliardi di lire. Sottolineo che si trattava di ricavi riguardanti soltanto il traffico dei rifiuti speciali di provenienza extra-regionale, gestiti dalle commerciali mafiose

Una volta colmate le discariche, i rifiuti venivano interrati ovunque, anche in modo abusivo.

In questo contesto c’è bisogno di giustizia, che qualcuno finalmente cominci a pagare per le gravissime responsabilità e per i gesti criminali prodotti Ma c’è anche bisogno di un intervento urgente per bonificare la terra, i pozzi, le falde, i corsi d’acqua inquinati, per evitare che tra qualche anno non ci sia come unica soluzione il “fujtevenne”, scappate via da questa terra maledetta.

"

sabato 24 aprile 2010

Gli abusi edilizi in Campania?
Salvi per decreto

Gli abusi edilizi in Campania?<br>Salvi per decreto: "Patto rispettato: la Carfagna lo aveva promesso in campagna elettorale



Ischia, i carabinieri all’alba sequestrano immobili per 4.500 metri quadrati e 11 milioni di euro, denunciando 51 persone per abusivismo edilizio. Roma, poche ore dopo: il Consiglio dei ministri approva un decreto legge che congela, in tutta la Campania, le demolizioni delle strutture abusive. Ruspe bloccate fino al 30 giugno 2011. Un decreto di pochi articoli e via: sentenze e processi, durati decenni, diventano improvvisamente carta straccia. "È il buongiorno di Stefano Caldoro", commenta l’europarlamentare dell’Idv Luigi de Magistris. "Il presidente della Regione, con il consenso del Governo, ha dato il via libera al sacco edilizio della camorra. Uno schiaffo alla giustizia: con un gesto hanno cancellato le sentenze che consentivano le demolizioni". E sono tantissime. Nei prossimi giorni, per esempio, a Camaldoli rischia di saltare la demolizione di una beauty farm del potente clan Polverino. Per salvarla, utilizzando il decreto, sarà sufficiente uno stratagemma: infilarci qualcuno che dichiara di non avere altra casa in cui abitare. Trentamila demolizioni previste, dalla Procura Generale, nel solo distretto di Napoli. Circa sessantamila in tutta la Campania. Quando il decreto sarà pubblicato, si potranno demolire soltanto le strutture abusive posteriori al 2003, molte delle quali, però, non sono ancora giunte all’ultimo grado di giudizio.



L’ultima demolizione risale ad appena nove giorni fa. È il 15 aprile. Sant’Antonio Abate, hotel La Sonrisa: demolita una mansarda di 400 metri quadri realizzata dalla società Ipol e poi affittata all’albergo. A difendere la Ipol, in una valanga di ricorsi e contro-ricorsi, un avvocato napoletano: Carlo Sanno. Parliamo dello stesso Sanno, parlamentare del Pdl, che ha firmato il disegno di legge, approvato ieri dal Governo, con il quale si bloccano le ruspe e si autorizza, di fatto, una nuova sanatoria. Curioso. E fu proprio in un comizio a Sant’Antonio Abate – il luogo delle ultime 5 demolizioni effettuate – che Mara Carfagna, ministro per le Pari Opportunità, promise che le ruspe, in Campania, sarebbero state fermate: a patto che Stefano Caldoro vincesse le elezioni regionali. "Studieremo una legge regionale, d’intesa con il governo, per fermare le demolizioni". Caldoro ha vinto. E le ruspe ora rischiano la paralisi. Potremmo chiamarlo l’editto di Sant’Antonio Abate. Un’opera buona e caritatevole, ha spiegato ieri il ministro Carfagna: "Il Governo non poteva assistere impassibile al fatto che, con gli abbattimenti, molte donne con bambini, anziani, addirittura disabili, tutti senza un'altra abitazione, venissero lasciati in mezzo a una strada".



Donne, anziani, bambini e disabili senza abitazione. Vediamo un po’: il 10 dicembre, a Sant’Antimo, è stata abbattuta una villa da 800 metri quadri. Non era una stamberga per diseredati. Se non bastasse, era priva di cemento armato poiché – spuntata veloce come un fungo – era costruita con acqua sabbia e polvere. Ma il ministro ragiona così: "Questo decreto è necessario per fare chiarezza e avviare un percorso virtuoso che riporti la legalità anche nell'edilizia campana". Il decreto – che riguarda gli "immobili stabilmente occupati" da soggetti che "non hanno altra abitazione" e "costruiti entro il 31 marzo 2003" – presenta una sola eccezione: si demolirà, comunque, se esistono "pericoli per la pubblica o privata incolumità".



Riguardo i "vincoli paesaggistici", invece, il provvedimento apre il cancello alle interpretazioni: dispone una “ricognizione” sui "vincoli di tutela paesaggistica". "Ricognizione". Le strutture che violano il paesaggio, nel frattempo, “rischiano” di restare in piedi. È questo il "percorso virtuoso" che porterà "la legalità nell’edilizia campana". E infatti: Legambiente impugnerà il decreto, perché qui, le demolizioni, rappresentano la vera sfida alla camorra e alla speculazione selvaggia. Nel 2000, quando fu demolito il Villaggio Coppola – otto torri da 12 piani, con porticciolo e chiesa annessa – il presidente della commissione d' inchiesta sui rifiuti, Massimo Scalia, dichiarò: "Il clima è cambiato: il ripristino della legalità è la condizione per uno sviluppo senza collusione con la criminalità organizzata".



Dieci anni dopo, il clima cambia per decreto, si bloccano le ruspe nella regione dove soltanto a Salerno – secondo l’Agenzia del Territorio – esistono 93mila fabbricati (o ampliamenti) non dichiarati in catasto. Non si tratta necessariamente di fabbricati abusivi, precisa l’Agenzia, ma un fatto è certo: esistono 93mila strutture “fantasma”. Soltanto a Salerno.



Da il Fatto Quotidiano del 24 aprile

domenica 21 febbraio 2010

De Luca-Bassolino, nasce l'alleanza tra imputati

http://www.ilgiornale.it/interni/de_luca-bassolino_nasce_lalleanza_imputati/21-02-2010/articolo-id=423741-page=0-comments=1

Delitti a fin di bene

Delitti a fin di bene: "

Da Il Fatto Quotidiano del 9 febbraio 2010

Nel “processo breve” a se stesso celebrato da Enzo De Luca al congresso Idv, mancavano la pubblica accusa e un’informazione decente che conoscesse le carte. C’era solo l’imputato, che infatti si è assolto fra gli applausi, raccontando al popolo dipietrista quel che aveva già fatto credere al suo partito, il Pd. E cioè che è stato rinviato a giudizio due volte per truffa allo Stato, associazione a delinquere, concussione e falso per un’opera buona: aver consentito agli ex lavoratori dell’Ideal Standard di continuare a godere della cassintegrazione. Naturalmente è una superballa. Quei lavoratori sono disoccupati.
Che cosa è successo davvero? Non si tratta delle accuse di un pm impazzito (Gabriella Nuzzi, cacciata da Salerno dopo aver osato indagare su De Luca e sulla fogna politico-giudiziaria di Catanzaro, vedi caso De Magistris). Si tratta delle ordinanze di rinvio a giudizio firmate da due gup, due giudici terzi. Lo stabilimento altamente produttivo dell’Ideal Standard di Salerno fu chiuso, i dipendenti finirono in mobilità, i suoli industriali che valevano miliardi vennero ceduti a prezzi irrisori a un gruppo di speculatori-immobiliaristi dell’Emilia Romagna (terra cara all’allora ministro dell’Industria, Pier Luigi Bersani).  Questi scesero a Salerno, finanziati da banche emiliane e venete e da una finanziaria di San Marino, per realizzare un’operazione irrealizzabile, fittizia – il parco marino Sea Park – e così strappare indebitamente la cassintegrazione e incamerare sontuosi finanziamenti pubblici.

Uno dei beneficiari dell’operazione – come han ricostruito i giudici – fu il costruttore Vincenzo Grieco, amico di De Luca e proprietario dei terreni sulla litoranea orientale, destinata al Sea Park da un’apposita variante urbanistica illegittima che trasformò i suoli da agricoli in turistici.
I modenesi della Sea Park avrebbero versato a Grieco fondi neri per 29 miliardi di lire e promesso al comune di Salerno di versarne altri 22 di oneri concessori non dovuti, con garanzia fideiussoria. I 29 miliardi sarebbero finiti sui conti della famiglia di Grieco e da questo prelevati in contanti per distribuirli un po’ in giro. Il gruppo Sea Park fu poi costretto a sputare altri 6 miliardi extra-bilancio, con assegni bancari girati per l’incasso a un collaboratore di Grieco, che li parcheggiò su un conto Unicredit per essere poi prelevati in contanti o girati su conti della famiglia Grieco. Nonostante il salasso, la Sea Park non riuscì a ottenere la proprietà dei terreni di Grieco, che, oltre a tutti i soldi incamerati, seguita pure a lucrare sull’aumento della rendita fondiaria dei terreni, gentile omaggio della giunta De Luca. Intanto il gruppo emiliano, spolpato dai salernitani, è ridotto sul lastrico. 
Gli subentra un consorzio di società immobiliari e del ramo rifiuti capitanato da un faccendiere bresciano pregiudicato, Angelo Tiefenthaler. De Luca appoggia anche lui per un fantomatico programma di “riconversione industriale”, utilissimo per ottenere indebitamente le indennità di mobilità e cassa straordinaria per gli ex lavoratori Ideal Standard.
Al posto del parco marino, si dice, nascerà un centro turistico-commerciale e, al posto dell’Ideal Standard, un bell’inceneritore. Invece spunta una centrale termoelettrica, opera della multinazionale svizzera Egl e gemella di quella di Sparanise (raccontata dal Fatto a proposito delle liaisons fra finanza rossa emiliana e clan Cosentino).

Per queste vicende la pm Nuzzi aveva chiesto al gip l’arresto di De Luca e al Parlamento l’autorizzazione a usare certe sue intercettazioni indirette. Richieste respinte. Il gip distrusse addirittura le bobine gettandole nell’inceneritore, anziché attendere la decisione della Consulta (che di lì a poco ne decretò la piena utilizzabilità); subito dopo il fratello del gip, Luca Sgroia, diventò segretario dei Ds di Eboli e aprì la campagna elettorale per De Luca sindaco di Salerno. E ora chi ha stomaco forte lo elegga pure governatore della Campania.   
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Commento del giorno
di Conte Mascettì - utente certificato - lasciato il 9/2/2010 alle 10:7 nel post La magistratura sotto ricatto
In Italia i tempi di reazione sono più o meno di 15-20 anni. Sappiamo ora i motivi che hanno portato agli eventi che all'epoca risultarono misteriosi. Anche le porcate hanno una data di scadenza.
Facendo un po' di calcoli di alta matematica, vediamo un po', 2010-15 quanto fa?

"

venerdì 5 febbraio 2010

La regione assume consulenti a pranzi e cenette...

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/5-febbraio-2010/sprechi-assessorato-agricoltura-assume-consulenti-pranzi-cenette-1602409979931.shtml

giovedì 4 febbraio 2010

Le conseguenze economiche di Antonio Bassolino

Le conseguenze economiche di Antonio Bassolino: "Leggi l'articolo e commenta su noiseFromAmeriKa

In questo post analizziamo l'evoluzione di alcune grandezze economiche della Campania nel periodo in cui Bassolino è stato governatore. I risultati sono, come dire, non particolarmente lusinghieri.

Per chi non lo sapesse (ma il cognome mi tradisce) appartengo a una brutta razza: quella dei terroni, in quanto napoletano di nascita e residenza, e mentre il luogo di nascita non lo si sceglie, la residenza indica una scelta, quindi chi qui rimane e opera è un terrone per scelta, non per disgrazia divina.



Ma i governanti, vivaddio, ce li scegliamo, per cui le conseguenze delle nostre scelte è giusto che ricadano su di noi, e nel bene e nel male mai riferimento fu più meritorio per chi governa la Regione Campania da ben 10 anni.


Cominciamo dai dati, semplici, semplici, che ricaviamo da uno studio che elabora i Conti Pubblici Territoriali, prodotto sotto il patrocinio dalla Regione Campania e del Ministero dello Sviluppo Economico. Partiamo guardando al reddito-capite nella Regione Campania nel decennio 1999-2008, osservando che è passato dai 12.500 euro circa a ben... 13.374. E' quindi cresciuto solo del 7% durante il periodo.


 








Al primo che dirà “eh, sì, ma il sommerso!” non andrà alcun premio, essendo questi dati ISTAT, che tengono già conto del sommerso. Anche la camorra cresce poco... Quindi la Campania cresce poco, addirittura meno che del resto del Meridione.


Scende anche il tasso di occupazione, e menziono questo dato invece che quello sulla disoccupazione, in quanto quest'ultimo riflette il fatto che si è “disoccupati” solo se si cerca un lavoro. Ecco il tasso di occupazione:


 




Anche qui la Campania riesce a essere prima, peccato che lo sia dal lato sbagliato del tabellone. Vabbè, potremmo dire che questi dati sono il frutto dell'abbandono di una politica clientelare e il frutto di una riduzione della spesa pubblica, che non finanzia più settori improduttivi, e quindi è diminuita. Potremmo, ma diremmo una cosa falsa. Il seguente grafico mostra l'andamento della spesa pubblica in termini reali (SPA sta per settore pubblico allargato).


 




Molti adesso penseranno: certo, i soliti meridionali con una marea di personale a sbafo e a spese dei cittadini del Nord. Sbagliato. Le spese per il personale sono, addirittura, inferiori che rispetto al resto d'Italia, il dato è fra i migliori in assoluto in Italia.


 




Ah, ma se le spese per il personale sono diminuite allora la Campania sta imboccando una strada virtuosa per il proprio bilancio pubblico. Manco per idea... Le spese sono pari a quasi 70 mld di euro, mentre le entrate sono pari a 61,5 mld di euro. I dati sono relativi al 2007, ma sono esemplificativi del trend, la Campania in un anno si mangia l'avanzo del Veneto...


E allora ? Dov'è il problema? Il problema è che in tutti questi anni non è mai esistita una “politica”, sia essa industriale, turistica, o anche semplicemente del “tirare a campare”, si sono dati soldi e prebende in una marea di rivoli e due fiumi (rifiuti e sanità), senza alcun coordinamento logico e senza verifica dei risultati. I due fiumi hanno provocato l'IRAP e la TARSU più alti d'Italia, che a sua volte provocano l'abbandono fisico del territorio da parte delle produzioni e degli imprenditori, tanto che la Campania oramai sta diventando la patria dei Centri Commerciali, che non generano ricadute economiche significative, anzi.


 


Se in questi dieci anni di governo di sinistra la Regione Campania avesse avuto un sia pur piccolo beneficio lo vedremmo e lo applaudiremmo, invece abbiamo avuto l'ennesima occasione perduta. Voglio vedere se fra dieci anni c'è chi osanna Bassolino...


"

sabato 30 gennaio 2010

Campania, Pd: "Il candidato è De Luca" Ma l'Idv non ci sta: "E' impresentabile"

Campania, Pd: "Il candidato è De Luca" Ma l'Idv non ci sta: "E' impresentabile": "

Il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni regionali in Campania sarà Vincenzo De Luca, attuale sindaco di Salerno. Lo hanno comunicato i vertici del Pd: "Le primarie non saranno svolte". Ma la candidatura spacca la coalizione, De Magistris: "Non lo appoggiamo, è improponibile: su di lui in corso processi delicatissimi

mercoledì 20 gennaio 2010

Orgoglio Campano (1)

Mentre a Milano perdono tempo in chiacchiere, l'operoso e pragmatico popolo campano agisce e onora degnamente un grande statista.

Il piccolo paesino di San Felice a Cancello:

ha già una sua strada intitolata a Bettino Craxi: