Una lettera di minacce è giunta ieri nella redazione del nostro quotidiano indirizzata al vicedirettore Nicola Porro. Nella missiva oltre ad una serie di insulti c’è scritto: "Farai una brutta fine fra mille dolori una pallottola in testa"
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mercoledì 11 maggio 2011
Lettera con minacce al vicedirettore Porro: "Farai una brutta fine"
domenica 8 maggio 2011
Le belle donne a destra? Ma i moralisti a sinistra
La Russa esalta l’avvenenza delle candidate Pdl rispetto alle "brutte" del Pd Solo una battuta: è chi si scandalizza a offendere davvero la dignità femminile"
Scozia indipendente, Gb: "Londra non impedirà che ci sia un referendum"
Dopo la vittoria degli indipendentisti scozzesi il Sottosegretario Michael Moore ha escluso ogni ricorso costituzionale in materia e sottolineato che la decisione su ogni vincolo legato al quorum è di competenza dell’elettorato scozzese"
Le Scozie d’Europa : Braveheart alla riscossa torna l'indipendentismo
La vittoria dello Scottish National Party alle elezioni di Edimburgo rilancia politicamente gli eredi del "Braveheart". Un modello che fa sempre più proseliti
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Scilipoti: "Il governo? Ma no, ho la mia canzone"
Il grande escluso dal rimpasto: "Fiero di non avere poltrone, le prese in giro non mi toccano Quando il mio ex leader Di Pietro mi vede, scappa: per lui conta solo l’antiberlusconismo""
Il Fatto insulta Wojtyla con una vignetta blasfema Ma i lettori si arrabbiano
Nel giorno della beatificazione, l'inserto satirico pubblica una vignetta di Manara in cui Wojtyla è ritratto in mezzo a donne nude. I lettori: "Indecente". Ma la redazione non si scusa
Santoro "deride" Vespa: "Vale un decimo di noi" E non lo lascia intervenire
Il conduttore di Annozero : "Trucchiamo l'Auditel? Guardiamo i dati su internet. Noi siamo a 80mila. Porta a Porta? Diamogli 8mila se no si deprimono". Vespa: "Il sito è aperto da un mese e non è pubblicizzato""
lunedì 2 maggio 2011
Mio articolo sulla bomba carta e le aggressioni a Napoli: la complicità con gli indignati, in sintonia con “Indignez-vous!” di Stéphane Hessel, contro il quale Pietro Ingrao ha scritto dalla cattedra dei suoi 98 anni un geniale “Indignarsi non basta” in cui si svela che chi si indigna e urla e strepita, quasi sempre mente e giustifica la violenza contro la democrazia ripetendo il criminale mantra secondo cui “bisogna dare pur sfogo all’indignazione” anche quando diventa duomo in faccia, bomba dimostrativa, aggressione fisica. I giornalisti accompagnano il coro e giocano un ruolo spesso non limpido. E torna il tema: è giustificato “qualsiasi gesto” pur di abbattere l’odiato nemico in una democrazia che determina in piena libertà chi vince e chi perde?
Il Giornale, 1 maggio 2011
Ne ho viste abbastanza di bombe in vita mia, da quelle stragiste a quelle dimostrative, compresi quei petardoni che si chiamano bombe-carta e so per esperienza di cronista e di osservatore storico che questi oggetti non sono mai davvero frutto di “spontaneismo” e mai innocenti. Ricordo, ad esempio, che il 4 agosto del 1969 fu fatta esplodere una bomba carta come quella lanciata ieri contro il comitato elettorale del sindaco di Napoli che già ieri l’altro ha dovuto rifugiarsi come ai tempi dei bravi manzoniani in una chiesa per sfuggire ai nobili squadristi dei centri sociali che volevano infliggergli una lezione morale. Quel 4 agosto di 42 anni fa il botto al Senato introdusse un elemento dinamitardo in un panorama simile a quello dei nostri giorni, già avvelenato dall’odio e da fosche profezie. Allora si andava verso l’ ottobre caldo delle rivendicazioni sindacali, verso gli scontri di piazza di novembre e la strage di piazza Fontana a Milano del 12 dicembre. La storia per fortuna non si ripete quasi mai, ma sarebbe un errore non guardare il filigrana una escalation di spontaneismo indignato che sceglie di alludere, per ora solo alludere, alla violenza.
Una bomba carta contro un comitato elettorale non è un grande evento bellico, ma un preoccupante segnale politico e morale. Politico perché serve a far politica; morale perché viene scandito secondo categorie morali formulate in modo da giustificare in maniera subdola e obliqua atti aggressivi che attingono alla simbologia del kamikaze islamico, della strage annunciata, dell’attentato in luogo pubblico.
Prendiamo il caso di questo ordigno rozzo e per fortuna quasi innocuo. Se si ascolta il Tg3 che dà notizia del fatto, fa impressione una inattesa indulgenza: il servizio televisivo non dà dettagli, non mostra buchi, non dice nulla sulle indagini ma ricostruisce un retroterra giustificazionista riferendosi a scontri all’università fra studenti di destra e di sinistra, enfatizzando il fatto che uno studente neonazista e certamente grottesco aveva celebrato il giorno della nascita di Adolf Hitler, un infausto evento che risale al 20 aprile del 1889, ovvero a 122 anni fa. Celebrare il compleanno di uno degli uomini più abominevoli dell’umanità – ma Joseph Vissarionovich Džugašvili detto Stalin (Acciaio) fu un macellaio ancora più infernale e tuttavia il suo compleanno viene spesso celebrato senza troppo scandalo nel mondo – è certamente indizio di disturbo culturale. Tuttavia ci ha colpito il fatto che la notizia della bomba-carta contro il comitato pro Lettieri veniva data suggerendo che si trattasse di una “morale” reazione ad una azione ignobile, come rendere omaggio ad Hitler. Questo meccanismo di fatto giustificazionista ci preoccupa francamente più della bomba carta che, fatto il suo mestiere, lascia soltanto fumo e puzza senza ulteriori scorie dannose ai cervelli.
Il fatto è che da tempo lo smerlettato fronte antiberlusconiano non riesce a impedire che passi il messaggio secondo cui agire contro il partito del Presidente del Consiglio è comunque azione “morale” prima che politica, e che alla fine ogni mezzo è buono per ottenere la sconfitta del centro destra, magari anche qualche cazzotto, petardo, duomo in faccia o cavalletto alla nuca. Questo legame fintamente moralista fra “azione” aggressiva e politica non è un fenomeno soltanto italiano visto che il 93enne francese Stéphane Hessel ha venduto più di centomila copie di un testo noto quasi soltanto per il titolo “Indignez-vous!”, “Indignatevi!”, in cui, da vecchio partigiano, invita i più giovani connazionali non soltanto ad indignarsi ma a tradurre la propria indignazione in ribellione aperta, dunque in atti – almeno da un punto di vista iconografico – violenti.
A quel libro francese ha risposto in modo sommesso e vigoroso ad un tempo, un altro grande vecchio, stavolta di sinistra, e cioè Pietro Ingrao di 5 anni più vecchio del francese. Il libretto di Ingrao, edito da Aliberti, si intitola “Indignarsi non basta” e sostiene la coraggiosa e onesta tesi secondo cui tutti coloro che ostentano indignazione e urlano e vociferano indignati, non agiscono in modo morale e nemmeno politico. L’indignazione fa rima con finzione e non è buona moneta politica. Mai, almeno da sola.
Napoli è d’altra parte una città per sua natura eccitata ed eccitabile, ma non politicamente violenta: non è Roma, non è Milano e neanche Trento e Padova dei tempi andati e non ha tradizioni recentissime di natura insurrezionale “morale”. Diciamo pure che Napoli ha tanti problemi morali interni al proprio tessuto sociale da non avere tempo e modo per dedicarsi ad altre indignazioni. Eppure, ecco che anche Napoli sembra avviarsi verso una china avventurista e fracassona che sembra cedere al richiamo semplificatore della violenza, benché ancora stracciona. Si tratta dunque di un segnale e va colto. Allora noi vorremmo, con serafica calma e senza attribuire ai fatti maggior valore di quanto la loro natura suggerisca, indicare non tanto ai responsabili dell’ordine pubblico, mai ai politici e ai nostri colleghi giornalisti un vecchio, antico e ripetitivo grave rischio: quello della minimizzazione con cui si giustifica qualsiasi violenza contro la democrazia all’insegna dello slogan secondo cui “bisogna pur comprendere la rabbia degli indignati”.
Ecco: in democrazia esiste e va protetto lo spazio della lotta politica durissima, frontale, senza sconti e anche con le dita negli occhi. Ma deve essere smascherato, denunciato e immediatamente chiuso lo spazio per una lotta che consiste null’uso delle armi proibite della paura, della minaccia, del linciaggio, della sopraffazione. Vogliamo denunciare oggi quel che temiamo con un filo di allarmismo, affinché domani nessuno possa ritrarsi dalle proprie responsabilità politiche (e morali) se la pratica della violenza “morale” producesse danni più gravi e versasse sangue.
giovedì 28 aprile 2011
Al Fatto rissa continua Telese ora sfida Travaglio: "Scrive solo sui papelli "
Scontro aperto sull’inserto satirico domenicale del Fatto scippato all’inventore. L’accusa al vicedirettore: "Scriverebbe paginate sui papelli""
Il ritorno di Sgarbi in tv: "Col mio canto libero sfido Roberto Saviano"
Il 18 maggio apre finalmente la trasmissione Rai più discussa dell’anno. Il critico racconta come sarà: "Arte, cultura, grandi ospiti. Ma il fulcro saranno i miei monologhi, tre a serata""
Scandalo Parmalat? No, affare anche per noi
Chi oggi si straccia le vesti dimentica che il sogno dell’ italian milk è stato affossato da Tanzi a danno di migliaia di investitori. E oggi Lactalis paga Parmalat 3-400 milioni più del suo"
mercoledì 27 aprile 2011
A sinistra si odiano: il Riformista morde il Fatto e Travaglio
L'ultima stilettata nei confronti del Fatto quotidiano arriva dalla sinistra. Una bordata che il Riformista mette in prima pagina nella rubrica "Tre righe". Travaglio cita Montanelli solo quando gli fa comodo"
1° maggio, negozi aperti La Cgil vuole buttare via un affare da 30 milioni
La Cgil s'infuria contro un'iniziativa che produrrebbe un businness da 30 milioni di euro solo a Milano, Torino, Firenze e Monza. E la sinistra nega se stessa: le saracinesche si possono tirare su grazie alle liberalizzazioni di Bersani
martedì 26 aprile 2011
Bocca, il vecchio guru che vive nel Ventennio e inneggia alla rivolta
Per il giornalista novantenne "siamo un Paese fascista mascherato da democrazia, è necessaria la violenza"
Piroette su Ciancimino, Travaglio si fa garantista pur di difendere Ingroia
Per difendere il procuratore di Palermo, Travaglio si veste da garantista e guarda con benevolenza a Ciancimino ("accuse ancora tutte da provare") e taccia il Giornale di giustizialismo"
La Fiat vola in Borsa Bravo Marchionne Ma ora pensi a fare auto
lunedì 25 aprile 2011
Il governo rinuncia alle centrali nucleari Bastano le rinnovabili?
Il governo ha inserito nella moratoria l'abrogazione di tutte le norme per la realizzazione di impianti in Italia. Ora però si ritorna a un punto chiave del dibattito: escluso il nucleare, dove andremo a prendere l'energia e su chi faremo affidamento?
Ecco tutta la verità sui "casi" del Pdl
Dallo scontro Galan-Tremonti alla vicenda Lassini, tutti vedono lo zampino di Berlusconi. La realtà? Il Giornale ha le notizie e le pubblica. Alla faccia dei complotti di Repubblica e Travaglio
domenica 24 aprile 2011
La truffa Ciancimino Ecco tutti i complici del grande imbroglio
Ha taroccato "pizzini" per infangare premier e capo della Polizia. Ma Csm e Quirinale fanno finta di non vedere. È un attentato agli organi costituzionali, avallato dal pm Ingroia. Che non può più rimanere al suo posto
Tremonti ai raggi X: successi ed errori di un superministro
L’operato del titolare dell’Economia divide la critica. Bisogna riconoscerne i meriti, come il pareggio di bilancio previsto nel 2013 e la cedolare secca sugli affitti. Ma tutti ora attendono il taglio delle tasse