sabato 6 marzo 2010
Se si spegne quella luce blu
Non c’è nulla di romantico in questa luce blu. Anzi, è una condanna a vita. Si chiama sindrome di Crigler-Najjar, dal nome di chi l’ha scoperta. È una malattia ereditaria rarissima, molto più di quelle anche solo parzialmente conosciute: colpisce appena 700 persone al mondo. E, per questo, è una malattia “orfana”. È causata dal deficit di un enzima del fegato coinvolto nel processo di escrezione della bilirubina: in pratica i bambini che nascono con questa patologia è come se fossero affetti da un ittero permanente. La terapia migliore, prima del trapianto di fegato, è la fototerapia: questi piccoli pazienti vivono per molte ore al giorno, completamente nudi, sotto una lampada che produce una luce blu. I più fortunati riescono a fare questo trattamento di notte, quelli più sfortunati ci passano l’intero arco della giornata. La luce blu permette di espellere la bilirubina che, in caso contrario, essendo tossica per il sistema nervoso centrale, potrebbe provocare danni neurologici gravissimi e irreversibili. Una condanna a vita, come accade per tutte queste patologie.
A rendere ancora più complicata questa situazione, che in Italia coinvolge una quindicina di famiglie, è che l’azienda americana produttrice delle lampade più efficaci, la Philips, ha deciso di smettere di produrre i tubi della “Special Blue F 40BB” e di cominciare a produrne altri, la cui efficacia è tutta da verificare. 'Per avere queste lampade, e questi tubi – racconta la mamma di uno di questi bambini, 13 anni – ci rivolgiamo privatamente ad un fornitore italiano, che a sua volta acquista dall’Olanda le macchine che arrivano dagli Stati Uniti. Sono macchinari che permettono a mio figlio di rimanere sotto la luce blu ‘soltanto’ per 8/9 ore al giorno, contro le 12 solite. Questo gli consente di avere una vita più o meno normale. Abbiamo provato a chiedere il motivo di questa decisione, che ci getta nello sconforto, ma non abbiamo avuto risposte. Ipotizzo che si tratti di una scelta economica: come tutte le malattie rare non conviene investire'.
I tubi andrebbero sostituiti ogni anno, ma in molti preferiscono farlo ogni sei mesi. "Noi siamo fortunati – continua la mamma – perché la sindrome di Crigler-Najjar è riconosciuta nel nostro paese (a differenza di centinaia di altre, ndr). Ma la nostra Asl di riferimento ci passa dei tubi poco efficaci, prodotti per l’ittero neonatale. Una volta, per uno di questi, siamo finiti in ospedale. Per questo li acquistiamo privatamente, con una spesa ingente. Ora ci tolgono anche questa possibilità'. Di trapianto, per il momento, non se ne parla. “Il trapianto di fegato per mio figlio è l’ultima spiaggia. Lo faremo se le condizioni dovessero aggravarsi. Perché un trapianto significa complicazioni, terapie immunodepressive e cancerogene”. Anche nel caso della sindrome di Crigler-Najjar la speranza arriva dalle cellule staminali. In Belgio è già partita una sperimentazione, con i primi trapianti di staminali su alcuni piccoli pazienti. Ma i tempi sono ancora lunghi e la malattia rimane orfana.
da il Fatto Quotidiano del 5 marzo"
Liste, varato il dl. Opposizione in rivolta Via libera del Colle: interpreta la legge
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Maroni: 'Non abbiamo toccato la legge elettorale. Sono solo indicazioni per il Tar'
(21:27 05/03/2010)
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Abusi...
Il nostro viaggio inizia alle 9.30 del mattino. Da piazza di Pietra. A due passi dai palazzi del potere. Davanti al bar La Caffettiera, ci sono due posti riservati ai disabili. Il cartello è ben visibile. Ma gli spazi sono occupati da due auto blu. Dopo dieci minuti una delle due, una Lancia Thesis nera, decide di ripartire. E come se non bastasse un vigile si piazza in mezzo alla strada, con una mano ferma le macchine provenienti da piazza di Sant'Ignazio e con l'altra aiuta la Thesis a fare manovra. La nostra passeggiata prosegue.
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallabasilicata_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=315631&IDCategoria=12
Il gup di Potenza Luigi Barrella ha prosciolto “perchè il fatto non costituisce reato” l'onorevole Salvatore Margiotta (Pd) – che è candidato nel “listino” del centrosinistra per le elezioni regionali della Basilicata – e la moglie Luisa Fasano (ex capo della Squadra mobile di Potenza) dall’accusa di abuso d’ufficio per l'annullamento di una multa da 390 euro sanzionata a Giuseppe D’Eboli, collaboratore del deputato, anch’egli prosciolto.
venerdì 5 marzo 2010
Violenze a Bolzaneto, 44 condanne Reati prescritti, le vittime saranno risarcite
Violenze a Bolzaneto, 44 condanne Reati prescritti, le vittime saranno risarcite
Lo Stato dovrá pagare più di 10 milioni di euro. Solo in 7 casi non viene applicata la prescrizione Il Comitato 'Veritá e giustizia' chiede la sospensione dal servizio e una legge sulla tortura
di MASSIMO CALANDRI
(21:00 05/03/2010)
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Bruno Vespa
Bruno Vespa è vivo e lotta insieme a noi. Ieri aveva gente a cena, ma rischiando di fare attendere i suoi ospiti è passato ugualmente alla manifestazione romana contro la nuova censura in Rai, che critica eppure giustifica, in nome delle “regole”. Fedele anche nella cattiva sorte. Un regime che arriva a silenziare pure il suo notaio di fiducia è davvero arrivato al capolinea. Sempre più aderente allo spirito dei tempi il motto di Flaiano: la situazione è grave ma non seria.
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Ferrari crea la sua “Prius”: ecco il primo cavallino ibrido
Le batterie sono sottilissime e stanno sotto l'abitacolo
Alla fine anche la Ferrari ha ceduto e ha presentato la sua ibrida. In realtà, però, quello visto a Ginevra non è un modello che andrà in produzione ma solo un’anticipazione di quello che vedremo in futuro (si parla di qualche anno).
"De Luca minaccia Travaglio
'Se incontro Travaglio di notte...”. Parole che hanno creato qualche imbarazzo al giornalista che lo intervistava e che ha sottolineato la “scorrettezza” della frase. Ma il sindaco-sceriffo non ha cambiato idea.
“Scorretto è lui perché parla in tv di cose che non conosce”. La rabbia di De Luca nasce dal racconto che Travaglio ha fatto delle due inchieste che lo vedono rinviato a giudizio e prossimamente a processo.
Nessuna replica di Travaglio che ha dato incarico ai suoi avvocati di denunciare De Luca per minacce. Al giornalista ieri sera è arrivata la solidarietà di Di Pietro, che ha giudicato “minacciose” le parole di De Luca nei confronti di “una delle poche voci libere nel mondo dell’informazione”."
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Orari flessibili in ufficio: Italia ancora agli ultimi posti
Mentre crescono in tutta Europa gli strumenti di flessibilità oraria, il nostro paese rimane ai valori minini. Diffusi in parte solo l'entrata e uscita "mobili". Maglia nera all'Italia anche per numero di imprese che prevedono la distribuzione ai dipendenti di una quota dei profitti. I risultati dell'indagine di Eurofound in 27mila aziende di 30 nazioni.
Il futuro può attendere. In Italia le imprese, e il lavoro, rimangono quasi sempre uguali a se stesse. Per nulla moderne nella loro organizzazione e ancora troppo poco aperte alle nuove chance della vera flessibilità. Le lancette degli orologi delle imprese europee scandiscono, inesorabilmente, un tempo più veloce di quello delle imprese italiane. Altrove si può uscire e entrare a orari "mobili" e si è titolari di un monte orario da gestire in un arco di tempo che può arrivare all'intera vita professionale. Si possono accumulare ore di lavoro per usufruire di intere giornate libere. Si accede a opzioni di part-time, senza dover essere per forza in attesa di un bimbo. In Italia si può fare molto meno e meno diffusamente. Giusto quel poco che è permesso nelle imprese di paesi entrati da poco nell'Unione come la Slovacchia e l'Ungheria. Tanto che il nostro paese, in alcuni parametri, ora è superato anche dal Portogallo che fino a qualche anno fa le stava ancora dietro.
...
Condivisione dei profitti. Come se non bastasse, il nostro paese ha anche il primato della nazione con la minore diffusione di accordi dove una prozione dei profitti aziendali vengono distribuiti agil impiegati sia in forma di contanti sia in forma di azioni. In Europa praticano schemi di questo tipo il 14 per cento delle imprese. La percentuale più elevata si trova in Francia (il 35%), in Olanda (27 per cento) e in Finlandia (23%). In Italia la proporzione scende al 3 per cento. La più bassa di tutto il Continente. Quote leggermente superiori anche in Grecia (4%), Polonia e Romania (7 per cento).
giovedì 4 marzo 2010
Baltico, oltre 50 navi intrappolate nel ghiaccio. Oltre 2500 i passeggeri
Tra i quattro «ferry» ancora intrappolati ve ne sono due della Viking Line, che assicurano i collegamenti regolari tra Svezia e Finlandia: secondo l'agenzia di stampa svedese Tt si tratterebbe della «Isabella» e la «Amorella», con a bordo un totale di 2.630 passeggeri
Le autorità marittime svedesi hanno definito quelle attuali le peggiori condizioni meteo da 14 anni a questa parte nel Baltico.
«Per quanto concerne le condizioni del ghiaccio in mare - ha detto Johnny Lindvall, portavoce della Swedish Maritime
Administration citato dall'agenzia svedese TT - era dal 1996 che non vedevamo una situazione del genere».
Delle 51 le navi bloccate dai ghiacci nel Baltico a nord di Stoccolma, la maggior parte sono mercantili, per lo più
in viaggio verso la costa finlandese, due i traghetti intrappolati. Le imbarcazioni battono principalmente bandiera svedese, finlandese ed estone. Il ghiaccio ha cominciato ad ostacolare la navigazione già ieri sera. Inizialmente erano tre i traghetti passeggeri coinvolti, ma uno di questi è già stato liberato dai rompighiaccio svedesi e finlandesi che stanno operando nella zona. Secondo quanto riferito da giornalisti della TT, al di là dei ritardi, non ci sono pericoli per la vita delle persone a bordo delle navi.
"
Terza Repubblica
Certe cose, però, sono vere. Sono vere e basta.
Sono vere indipendentemente da come le chiami, le strumentalizzi, le getti in caciara elettorale.
Ossia: il tasso di democrazia interna ai partiti non è mai stato così basso. Le inchieste giudiziarie sono mine vaganti. La magistratura si muove apertamente contro il governo mentre il governo si muove apertamente contro la magistratura. Il Parlamento non è mai stato così irrilevante, professionalmente squalificato, succube di decisioni prese altrove in base a sondaggi volanti. L’opposizione storica non è mai stata così infiacchita, impotente. Il Pdl sembra una monarchia in subbuglio. La cancellazione per un mese di molti programmi giornalistici, in effetti, non si era mai vista: una censoria stupidaggine che favorirà le disaffezione degli elettori già a rischio astensione. Ogni istituzione è delegittimata. I Di Pietro e i guastatori professionali soffiano su ogni fuoco. Eccetera.
Detto questo, io non ho tanto paura che in questo Paese possa esserci una svolta autoritaria: ho paura che possa esserci qualsiasi svolta senza che neppure ce ne accorgiamo. Ho paura che, presi dalla faziosità, non riusciamo più a chiamare le cose – vere – col loro nome. Ho paura che questo Paese affoghi ancora di più nell’ignavia, nell’accidia, in quell’indolenza molto italiana che, mischiata alla crisi e alla paura, è prodromo di ogni peggio.
(Libero, 4 marzo 2010)
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"Sulla giustizia disposti a far cadere il governo"
Ecco lo stralcio di un dialogo di Andrea Camilleri con l’onorevole Granata, deputato siciliano del Pdl vicinissimo al presidente della Camera Gianfranco Fini, che verrà pubblicato sul prossimo numero della rivista MicroMega, in edicola venerdì 5 marzo.
Camilleri: Trovo apprezzabili molte vostre prese di posizione, ma quale margine di manovra avete davvero?
Granata: Il margine che l’azione politica riesce a conquistarsi. Questo dipende e dipenderà molto da noi, dalla nostra capacità di intuizione e di organizzazione.
Camilleri: Sì, ma nel frattempo si pone il problema della contraddittorietà, che è sempre un elemento che produce disaffezione e diffidenza. Cose che alla lunga si pagano anche da un punto di vista politico. Io ad esempio, in un romanzo di Montalbano, ho sfottuto seriamente la legge Bossi-Fini sull’immigrazione. Oggi invece mi sento di condividere le posizioni di Fini su immigrazione e cittadinanza. E allora mi domando: è lo stesso Fini della Bossi-Fini? O è un altro? E se è un altro, quale dei due è quello vero?
Granata: Fini oggi fa il presidente della Camera. Questo non è un alibi o un modo per eludere la questione nella sua dimensione politica. Da terza carica dello Stato, Fini, in tutti i suoi atti, è stato sempre coerente con un’impostazione di salvaguardia delle regole democratiche e del ruolo del Parlamento. Rispetto ai grandi temi che abbiamo trattato in questo colloquio, il presidente della Camera e i parlamentari che fanno a lui riferimento (non siamo e non vogliamo essere una corrente) hanno portato avanti un’iniziativa politica chiara e conseguente. Quando ad esempio Berlusconi ha usato un determinato linguaggio verso i giudici che indagano sui fatti del ’92, non solo abbiamo protestato, ma abbiamo manifestato la più netta indignazione. Sui fatti del ’92, abbiamo detto, bisogna ricercare la verità senza se e senza ma.
MicroMega: Voi che vi presentate come destra costituzionale state ancora, volenti o nolenti, nello stesso gruppo parlamentare che ad esempio approverà il processo breve…
Granata: Si vedrà se lo approverà…
Micromega: …che approverà la legge sulle intercettazioni, che approverà il lodo Alfano-tris, Alfano-quater e tutte queste cose qui. Su queste cose Berlusconi non tratta e non tratterà mai. Voi dite: lavoriamo per una prospettiva futura. Ma questi qui il paese lo stanno distruggendo oggi, non nel futuro.
Granata: Pur nei vincoli che ci sono imposti, pur con tutte le mediazioni che sono necessarie per portare avanti un progetto politico che è ben diverso da un progetto eminentemente culturale, filosofico o letterario, ribadisco che su certi temi noi non ci siamo limitati a una testimonianza sterile. È grazie a noi se è nata l’Agenzia nazionale per i beni confiscati alla mafia dopo che alcuni avevano fatto approvare un emendamento vergognoso che ne consentiva la svendita anche ai privati.
Camilleri: Se mi posso permettere un consiglio da avversario politico, io credo che voi non possiate limitarvi al contenimento del danno. Dovete mettere in campo un progetto che possa far dire a me o a MicroMega: tu guarda che cosa hanno tirato fuori Fini e Granata, ci potremmo anche fare una manifestazione assieme. Credo che questo gioverebbe non solo a voi, ma gioverebbe a tutta l’Italia, a tutti quei cittadini di buona volontà che non votano più, che si sono allontanati dalla politica. Occorre un grande disegno che possa fare piazza pulita di tutto il marcio nel quale siamo sommersi.
Granata: Sono d’accordo. Ed è per questo che noi non poniamo la figura di Berlusconi al centro del nostro agire politico. Noi non abbiamo l’ossessione di Berlusconi proprio perché coltiviamo un grande progetto che prenda forma indipendentemente dalla contrapposizione del giorno per giorno fra le varie anime della maggioranza.
MicroMega: Siccome cita sempre il ministro Maroni, lo vogliamo dire che la lotta alla mafia la si dovrebbe fare anche con la politica che porta avanti il ministro della Giustizia? Mentre Alfano sta cercando di ridurre i magistrati all’impotenza. Si sta addirittura tentando di togliere loro la possibilità di dirigere le indagini.
Granata: Questa cosa non passerà mai, anche se dovessero porre la fiducia. Ci sono alcune cose, fra le quali la tutela del sistema di giustizia, che noi riteniamo irrinunciabili per la nazione. Non sono cose di destra o di sinistra: sono capisaldi del paese. Su queste cose non c’è compromesso possibile. E infatti ci sono proposte che al voto non ci arrivano mai, perché tutti sanno come la pensiamo. Lo dico esplicitamente: se qualcuno proporrà che a dirigere le indagini non siano più i pm ma la polizia noi voteremo contro. Anche se sulla legge sarà posta la questione di fiducia.
MicroMega: Fino al punto di far cadere il governo? Su questo siete disposti a far cadere il governo?
Granata: Sì, fino al punto di far cadere il governo.
da il Fatto Quotidiano del 3 marzo"
Arcore, abbiamo un problema
Pare che il “popolo” evocato in questi giorni nelle piazze non sia tanto in linea.
UPDATE. Sondaggio frettolosamente chiuso dopo improvvisa settuplicazione dei no, commenti cancellati, amen.
(Emmanuel Negro, via Dario Salvelli)
"TSMC, UMC lose production to quake
Apple/HTC suit signals smartphone patent war
PC shipments to rise 20% in 2010, says Gartner
Di chi parlera' mai questo testo di E. Morante ?
delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la
condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché
il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per
insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e
tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle
sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto
che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il
dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie
sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile
effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo
onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto
seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi
atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della
gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il
capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza
credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di
famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si
circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile,
e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un
proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole
rappresentare."
Qualunque cosa abbiate pensato, il testo, del 1945, si riferisce a
B.Mussolini.... perché vi ricordava qualcuno?
da Elsa Morante. lo scritto, del 1° maggio 1945, è in Pagine autobiografiche postume, pubblicate in "Paragone Letteratura", n. 456, febbraio 1988
Opera 10.50 sulla corsia di sorpasso
Elpida reportedly buys Spansion's NAND assets
mercoledì 3 marzo 2010
martedì 2 marzo 2010
Mi laureo venerdì 12 Marzo 2010 alle ore 15:00 !
spinoza news
Le migliori:
La Santanchè fa pace con Berlusconi e diventa ministro. E ora una bella sigaretta.
Ex inviata del Giornale sposerà Angelo Izzo, il mostro del Circeo. “Non ho problemi col suo passato”, ha dichiarato lui.
E poi:
Per la Polverini si tratta solo di un “fatto burocratico”. Un po’ come tutti i regolamenti.
Mills è stato chiamato due volte “assolto”. Ma non si è girato.
(Il lato positivo: non c’è stato bisogno di un editoriale)
Al Tg1 scambiano l’assoluzione con la prescrizione. Anche a me ogni tanto capita di prendere dei leccaculo per giornalisti.
Il Giornale difende Minzolini: “Nessuno avrebbe capito la parola prescrizione”. È la loro linea editoriale: notizie false, però semplici.
Padova: sono morti, ma firmano per il Pdl. Almeno loro hanno una scusa.
Forse il centrodestra ha frainteso il concetto di “andare alle urne”.
(Defunti che firmano le liste del Pdl. Sanno qualcosa che noi non sappiamo?)
(La donna che diede del pedofilo a Maometto: quel che ci voleva per un governo equilibrato e di respiro internazionale)
Genova, letame davanti alla sede della Lega Nord. Aguzzate la vista.
Chiariti i motivi: dentro non si può fumare.
La nettezza urbana è accorsa subito. Ma non sapeva da dove cominciare.
Finalmete gli OGM sfondano in Europa - mi sento meno libero...
http://www.repubblica.it/ambiente/2010/03/02/news/ogm-2479142/
L'Aquila, così viene pilotata la rivolta dei terremotati
Dietro la "protesta delle carriole" un ex sessantottino affezionato alle manifestazioni di massa, un parlamentare democratico con il figlio al seguito, una presidente della Provincia regina del voltafaccia
Fastweb, la stangata
Oggi Fastweb e il suo fondatore, Silvio Scaglia, sono alle prese con un grande scandalo e una pesante inchiesta giudiziaria. Ma quando tutto iniziò, tra il 1999 e il 2000, si sentivano solo gli applausi: per l’impresa che prometteva di cablare Milano e poi l’Italia, portando il futuro – cioè telefono e internet superveloce a banda larga – nelle case degli italiani. Pochi, allora, osarono criticare il modo in cui fu fondato l’impero. Tra questi, quel rompiscatole di Basilio Rizzo, il consigliere comunale che fin dai tempi della Milano da bere fa le pulci alle scelte dell’amministrazione. La gloriosa fondazione, lui la chiamò così: “Quel pasticciaccio brutto di via della Signora”. In via della Signora, a un passo dal Duomo, c’era allora la sede dell’Aem, l’azienda energetica municipale, oggi diventata A2A. Lì vide la luce Fastweb.
LA STRANA COPPIA. Personaggi e interpreti: Silvio Scaglia, il manager che dopo aver portato al successo Omnitel (oggi Vodafone), si lancia nel business della banda larga (anche se, detto oggi, sembra un’indelicata ironia). E Francesco Micheli, finanziere musicofilo che non ne sbaglia mai una, dalla scalata Bi-Invest a MiTo. I due, nel 1999, nel pieno della ubriacatura di massa per la new economy, fondano e.Biscom, poi si presentano al Comune di Milano e fanno il colpaccio. Tentano la Stangata, e ci riescono. A Milano nel 1999 c’è già una azienda che senza tanti clamori mediatici ha cominciato a cablare la città. Si chiama Citytel, è una società pubblica, interamente controllata da Aem. Sviluppa una tecnologia messa a punto da Nortel, un colosso canadese delle telecomunicazioni, e ha 80 chilometri di fibra ottica già posata e 400 da posare, attraverso il piano d’illuminazione pubblica della città: è previsto lo scavo delle strade per posare i fili elettrici, accanto a questi si possono mettere le canaline con le fibre ottiche. Ma a palazzo Marino piomba la coppia della Stangata, Scaglia e Micheli. Promettono di diventare “partner tecnologico” del Comune. E di cablare Milano, facendola diventare «come Palo Alto e Stoccolma, le città più cablate del mondo». L’enfasi, in quegli anni di ubriacatura tecnologica, pagava. I buoni rapporti con gli uomini al vertice del Comune, poi, sono determinanti, allora come oggi. La strana coppia conquista il sindaco, Gabriele Albertini. Affascina il suo capo di gabinetto, Aldo Scarselli. Convince il city manager, Stefano Parisi. Persuade il presidente di Aem, Giuliano Zuccoli. E stringe rapporti speciali con un assessore, Sergio Scalpelli.
FIBRA OTTICA. La Stangata prende la forma di un complesso accordo tra i due di e.Biscom e il Comune di Milano. Si formano due società miste: la prima è Metroweb, trasformazione di Citytel, che dovrà posare i cavi; la seconda si chiamerà Fastweb e venderà i servizi sulla rete. Scaglia e Micheli sono minoranza in Metroweb (67 per cento Aem, 33 per cento e.Biscom), ma maggioranza in Fastweb (60 per cento e.Biscom, 40 per cento Aem). Non male, visto che la prima è la società che spende: prevede d’investire 500 miliardi di lire in dieci anni, comincia a stendere 3.200 chilometri di fibra ottica e s’indebita rapidamente per 200 milioni di euro. La seconda, invece, ingrassa.
IL COLPO DEL SECOLO. Scarselli diventa presidente di Metroweb, Zuccoli di Fastweb, Scaglia amministratore delegato di entrambe. L’investimento di Scaglia e Micheli è, tutto sommato, modesto: versano 17 miliardi di lire in Metroweb (per il 33 per cento) e 18 in Fastweb (per il 60). Totale: poco più di 35 miliardi. Intanto la loro creatura, e.Biscom, che in pancia di significativo ha solo le partecipazioni in Metroweb e Fastweb, cresce fino a valere, secondo Merril Lynch, ben 12 mila miliardi. “Il colpo del secolo”, scrive Massimo Mucchetti. Anche perché nella primavera del 2000 i due la quotano in Borsa. Non quotano Fastweb (la società mista), ma la loro creatura e.Biscom. Con la gente che s’accapiglia per poter partecipare al collocamento e fa la fila per comprare le azioni, alla bella cifra di 160 euro l’una. Due milioni e mezzo di richieste, con sorteggio per determinare i 114 mila fortunati vincitori di una lotteria in cui i soldi non si prendono, ma si danno. Con questo bottino, Scaglia e Micheli hanno le liquidità da investire nel business che hanno promesso: rete a fibra ottica, per telefonia, tv e internet ad alta velocità, direttamente a casa. Negli stessi anni, nella Roma di Francesco Rutelli, la spagnola Telefonica fa un accordo con Acea, la società del Comune di Roma omologa di Aem. Ma paga ben di più, una settantina di miliardi, per una quota di minoranza (il 49 per cento) della joint venture per la gestione della rete. A questo punto, a Milano, in consiglio comunale c’è chi comincia a sentire puzza di bruciato: il verde Basilio Rizzo chiede “se il know how e la presenza di Aem abbiano avuto una valutazione congrua”. Micheli risponde che non c’è problema: «Fastweb l’avremmo lanciata anche da soli, e Aem avrebbe dovuto affittarci il cavo, dunque il 40 per cento va bene».
I DEBITI AL PUBBLICO. Come sia andata a finire, si sa. Nel 2003, Fastweb viene acquistata tutta da e.Biscom, Metroweb tutta da Aem. I debiti al pubblico, i soldi al privato. Non solo: a pagare lo scambio è di fatto Aem, che sgancia 37 milioni di euro a Scaglia e Micheli per avere Metroweb e poi versa loro altri 240 milioni, sottoscrivendo un prestito obbligazionario convertibile in azioni e.Biscom. I due maghi prendono i soldi così incassati (277 milioni) e li girano a Aem per impadronirsi di Fastweb, che poi fondano con e.Biscom. Negli anni seguenti, anche Metroweb, che nuota nei debiti, viene venduta: nel 2006, dal nuovo sindaco, Letizia Moratti. Sottoprezzo, a una strana società lussemburghese, la Stirling, che poi si scoprirà molto vicina agli uomini Fastweb.
I FEDELISSIMI. Premiati gli uomini del Comune che hanno fatto l’operazione: Stefano Parisi (il city manager) nel 2004 diventa amministratore delegato e direttore generale della società, e lo è tutt’ora. E Scalpelli (l’assessore amico) già dal 2001 passa a Fastweb come direttore delle relazioni esterne. Fastweb intanto cresce e guadagna. Oggi ha una rete in fibra ottica di nuova generazione che supera i 27 mila chilometri e nel 2008 ha dichiarato ricavi per 1.708 milioni di euro. Dal 2007 è passata a Swisscom. Scaglia ha fatto cassa, vendendo a 47 euro azioni che oggi ne valgono 13. Micheli invece ha divorziato da Scaglia subito dopo la Stangata: “Non ho litigato ma, come diceva Cuccia, apparteniamo a giardini zoologici diversi”.
Sopra
il Fondatore di Fastweb Silvio Scaglia, ora in carcere. (FOTO ANSA)
da Il Fatto Quotidiano del 28 febbraio 2010"
Lerner verso l'addio a La7
Mille proroghe, mille scandali
Riceviamo da Maurizio Mazziero e volentieri pubblichiamo
La denominazione Mille proroghe è stata così usata e abusata nel corso degli anni che non suscita più alcuna reazione.
Sarà mai possibile istituzionalizzare una continua dilazione dei termini? Non dovrebbero le decorrenze dei termini essere sanzionate?
Nel nostro bel Paese ormai si vive con la costanza di termini che riscuotono aspettative di futuri rinvii; con la conseguenza che un termine non è mai inteso come tale e che quando esso lo diventa, dopo innumerevoli rimandi, lascia tutti perplessi e sbigottiti per questa inaspettata ferocia legislativa.
Seconda riflessione. Nello spulciare questo decreto ho trovato il seguente passo:
8-octies. All’articolo 42-bis, comma 2, penultimo periodo, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, le parole: “31 marzo 2009“ sono sostituite dalle seguenti: “31 maggio 2010“.
8-novies. Per le sole violazioni commesse dal 10 marzo 2009 alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto continuano ad applicarsi le norme di cui all’articolo 42-bis del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14; per tali violazioni le scadenze fissate dal comma 2 del citato articolo 42-bis al 30 settembre e al 31 marzo 2009 sono prorogate rispettivamente al 30 settembre e al 10 marzo 2010.
Come non gridare allo scandalo!
Andando a ritroso nella legge 14 del 27 febbraio 2009, si riesce a decodificare che
all’Art. 42-bis:
(( Disposizioni per la definizione di violazioni in materia di affissioni e pubblicità
1. Le violazioni ripetute e continuate delle norme in materia di affissioni e pubblicità commesse nel periodo compreso dal 1 gennaio 2005 fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, mediante affissioni di manifesti politici ovvero di striscioni e mezzi similari, possono essere definite in qualunque ordine e grado di giudizio, nonché in sede di riscossione delle somme eventualmente iscritte a titolo sanzionatorio, mediante il versamento, a carico del committente responsabile, di una imposta pari, per il complesso delle violazioni commesse e ripetute, a 1.000 euro per anno e per provincia.
2. Tale versamento deve essere effettuato a favore della tesoreria del comune competente o della provincia qualora le violazioni siano state compiute in più di un comune della stessa provincia. In tal caso la provincia provvede al ristoro, proporzionato al valore delle violazioni accertate, ai comuni interessati, ai quali compete l’obbligo di inoltrare alla provincia la relativa richiesta entro il 30 settembre 2009. In caso di mancata richiesta da parte dei comuni, la provincia destinerà le entrate al settore ecologia. La definizione di cui al presente articolo non da’ luogo ad alcun diritto al rimborso di somme eventualmente già riscosse a titolo di sanzioni per le predette violazioni. Il termine per il versamento e’ fissato, a pena di decadenza dal beneficio di cui al presente articolo, al 31 marzo 2009. Non si applicano le disposizioni dell’articolo 15, commi 2 e 3, della legge 10 dicembre 1993, n. 515.))
Riferimenti normativi:
- Si riporta il testo vigente dei commi 2 e 3 dell’art. 15 della legge 10 dicembre 1993, n. 515 (Disciplina delle campagne elettorali per l’elezione alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica):
«2. In caso di inosservanza delle norme di cui all’art. 3 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire un milione a lire cinquanta milioni.
3. Le spese sostenute dal comune per la rimozione della propaganda abusiva nelle forme di scritte o affissioni murali e di volantinaggio sono a carico, in solido, dell’esecutore materiale e del committente responsabile.
In pratica si tratta della proroga al 31 maggio 2010 (per tutto, cioè, il periodo delle elezioni regionali) la sanatoria che consente di sanare le violazioni commesse nell’affissione dei manifesti elettorali con il pagamento di sole 1.000 euro.
Si concede quindi una sanatoria a violazioni ancora da commettere e che consentiranno di imbrattare muri, pensiline, sottopassi, cavalcavia e via dicendo con le frasi più accattivanti e con i visi più sorridenti dei nostri futuri rappresentanti.
La sanzione sarà solo di 1.000 Euro, un malcostume che va avanti dal 2005 – ma forse ancora prima – e che continuerà imperterrito con buona pace di tutti noi.
Ora mi domando: ma visto che mancano i soldi non poteva essere tale violazione una buona occasione per fare cassa?
Non per altro per destinarlo a spese per la conservazione del patrimonio, per lavori contro il dissesto idrogeologico, per le categorie in difficoltà o per tutto ciò che è nobile come legge del “contrappasso” rispetto a una violazione che è contro il rispetto di ogni civile cittadino.
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Decreto Romani: salta la norma sullo streaming ma...
Nella versione approvata oggi questa norma è saltata: non vengono equiparati ai canali televisivi “siti Internet tradizionali come i blog, i motori di ricerca, versioni elettroniche di quotidiani e riviste, giochi online” e comunque tutti i servizi che “non risultano in concorrenza con la radiodiffusione televisiva”. Tutti gli altri risulteranno invece “servizi audiovisivi” a tutti gli effetti e con gli stessi obblighi dei canali tv, a cominciare dalla richiesta di autorizzazione, che diventa obbligatoria, da inoltrare all'Agcom.
Punti da segnalare:
1) I soggetti esentati dalla richiesta di autorizzazione e dagli obblighi derivanti sono indicati, come visto, per esclusione (blog, motori di ricerca, ecc). Non è specificato il caso di “piattaforme” e “social network” come per esempio YouTube o Vimeo. Non è chiaro perciò se anche questi soggetti verranno equiparati agli altri “servizi audiovisivi”: tutto dipende dall'interpretazione che verrà data del decreto.
2) Questione pornografia. L'articolo 3 stabilisce che l'Agcom “può disporre la sospensione provvisoria di ricezione o ritrasmissione di radiodiffusioni televisive provenienti da Stati dell'Unione europea” nel caso “di programmi che possano nuocere allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minorenni”. L'Agenzia della Comunicazione, che diventa una specie di sceriffo del web, potrà quindi definire quali contenuti possono nuocere alla crescita dei minorenni, e avrà quindi potere di “scelta dell'ora di trasmissione o qualsiasi altro accorgimento tecnico escludano che i minorenni che si trovano nell'area di diffusione assistano normalmente a tali programmi”. Quindi, in teoria, potrebbe anche decidere di negare l'accesso a siti pornografici ai soli minorenni, e solo in alcune fasce orarie. Misure poco applicabili vista la natura della rete
3) Tv. Il decreto non dimentica la tv tradizionale: taglia di un terzo gli affollamenti pubblicitari per Sky, e premia invece Mediaset trasformando le televendite in programmi, e non più in spazi pubblicitari. Aumenta perciò la pubblicità che le reti del Biscione potranno mandare in onda a scapito di Sky.
4) Pirateria. Il governo incarica l'Agenzia delle Comunicazioni di approntare degli strumenti per tutelare il copyright su Internet: “L'Autorità emana le disposizioni regolamentari necessarie per rendere effettiva l'osservanza dei limiti e divieti in tema di diritto d'autore”. Un testo lascia spazio a forzature (filtraggi, oscuramenti, ecc.) per combattere la pirateria a scapito della libertà degli utenti. Tutta il decreto appare pasticciato e di scarsa applicazione così come era nella sua versione originale. È stata eliminata la norma più critica, quella sulle dirette streaming, ma ampi spazi di manovra vengono attribuiti all'Agcom. Inoltre, molte misure appaiono del tutto avulse rispetto alle dinamiche della rete.
Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni del Partito democratico, ha dichiarato: “Escludere del tutto Internet da una direttiva televisiva sarebbe stato comunque più chiaro e avrebbe evitato le incertezze interpretative che invece non mancheranno”. Il testo finale sembra confermare la volontà del governo di tenere in qualche modo Internet, primo concorrente delle televisioni, sotto tiro.
Le agenzie di stampa fanno sapere che questa mattina “Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha lasciato il Consiglio dei ministri al momento dell’approvazione del decreto legislativo che recepisce la direttiva europea sulla tv e il web”.
Ma è difficile credere che basti questo per garantire l'interesse pubblico quando si approvano provvedimenti che riguardano i suoi interessi politici ed economici."
Mokbel e il successore di Di Girolamo "Fantetti, nemmeno immaginate"
New York punta a diventare una metropoli verde
Adottando progressivamente le soluzioni "verdi" delle sue rivali, la Grande Mela punta al primato in questa gara. La posta in gioco: diventare il modello della metropoli del terzo millennio, nell'èra post-automobile. È una competizione che può diventare un business, trasformerà i mega-agglomerati urbani nei laboratori della Green Economy. Per questo New York prepara una vera rivoluzione del traffico, che deve portare all'emarginazione dell'auto privata dalle sue strade.
...
Non a caso, le nuove isole pedonali sono uno dei tasselli della rivoluzione verde che cambierà lo stile di vita a Manhattan.
Nel frattempo sono già al nastro di partenza i taxi collettivi.
Bloomberg punta a offrire 10.000 biciclette in affitto con appositi posteggi. Dopo le prime piste ciclabili inaugurate (Broadway, Ottava e Nona Avenue tra la 14esima e la 23esima strada), delle nuove corsie protette per soli ciclisti saranno aperte sulla Prima e la Seconda Avenue entro la fine dell'anno.
Imitando San Francisco si studia il ritorno dei tram per le vie di New York.
Inseguendo Pechino, finalmente l'arcaica rete metropolitana di New York ricomincia a espandersi. Sono già avviati i lavori delle nuova linea di metrò.
Anche i fiumi diventano una risorsa alternativa per decongestionare il traffico. Per trasportare i pendolari fra Manhattan, Brooklyn, Long Island e Coney Island sarà potenziato il servizio di traghetti di linea sullo East River, con un aumento di capienza di 1.700 passeggeri al giorno.
Una strada per soli autobus? Potrebbe essere la 34esima, seguita poi dalla 42esima, da trasformare secondo questo progetto in due corridoi veloci per il solo transito dei mezzi pubblici.
Bloomberg non ha rinunciato a importare qui anche il modello Londra della tassa anti-congestione.
Bloomberg potrebbe unirvi un altro deterrente: l'abbassamento del limite di velocità nell'area urbana, da 30 a 20 miglia orarie.
Da noi una Destra cosi no, eh?
Windows Phone 7, primi vagiti
Intel lancia un Atom piu' veloce
SanDisk, Toshiba seek to regain NAND process lead
Mieli, Veneziani e quelle strane conversioni
Nel Granducato di Curlandia stan succedendo delle cose assai curiose. Dei veri misteri gaudiosi. Ha cominciato un paio di mesi fa Pier Ferdinando Casini, politico di lungo corso, vecchia volpe, il quale, prendendo spunto dalla richiesta di arresto del sottosegretario Cosentino, poi puntualmente negata dalla Camera, aveva affermato: 'La Prima Repubblica non è stata uccisa dai giudici di Mani Pulite, era già morta molto prima, quando si era chiusa in una difesa cieca della propria classe politica. Nel clima tempestoso di questi giorni una difesa assoluta e corporativa di tutto e di tutti ci metterà, prima o poi, in una situazione insostenibile nei confronti dell’opinione pubblica”.
Era un improvviso dietro front perché fino ad allora, da parte di tutto il centrodestra, le inchieste di Mani Pulite erano state considerate l’infamia delle infamie, colpevoli di 'aver abbattuto, per via giudiziaria, un’intera classe politica' cui lo stesso Casini apparteneva. E Berlusconi, seguito da tutti i suoi, aveva addirittura dichiarato che Mani Pulite era stata 'una guerra civile'.
Adesso invece si ammette, da parte di Casini, che quelle inchieste avevano scoperchiato un marciume che ad un certo punto era diventato intollerabile per i cittadini. Pochi giorni fa il mellifluo Paolo Mieli ha dichiarato ad Annozero: 'Come alla vigilia del 1992 sta per saltare il tappo'.
Giuseppe Pisanu (Pdl), presidente dell’Antimafia ha detto: 'La corruzione è dilagante, l’Italia può restarne schiacciata'. Su Il Giornale Marcello Veneziani in un editoriale intitolato 'Questione morale: pazienza (quasi) finita' scrive: 'Ultima chiamata prima del baratro'. E persino il vilissimo Vespa nella trasmissione di lunedì dedicata all’inchiesta di Firenze è stato un po’, solo un pochino, meno paraculo col Potere del suo solito.
Le più impressionanti sono le conversioni a U di Paolo Mieli e di Marcello Veneziani, due intellettuali che in questi quindici anni hanno avvallato tutte le Cirielli, le Cirami, le leggi “ad personam” e “ad personas”, i lodi Schifani e Alfani, il dimezzamento della prescrizione, per i reati di “lorsignori”, proprio mentre la durata dei processi, grazie anche alle leggi cosiddette “garantiste”, si allungavano e sono stati protagonisti di quella quotidiana, capillare, costante e devastante delegittimazione della magistratura italiana che ha finito per togliere ai rappresentanti della nostra classe dirigente, politica, amministrativa, imprenditoriale, quel poco di senso della legalità che gli era rimasto.
Tanto sapevano che, grazie ai vari marchingegni, non avrebbero mai pagato pegno, né penale né sociale. Mieli è stato complice attraverso i suoi editorialisti di punta, Angelo Panebianco, Ernesto Galli della Loggia, Piero Ostellino, scatenati contro i magistrati, 'l’uso politico della giustizia', il 'giustizialismo' (termine che, come il suo contraltare, il 'garantismo', non ha alcun senso se riferito a un magistrato: il quale non può applicare la legge né in senso giustizialista né garantista, semplicemente la applica e se non lo fa, per dolo o colpa grave, va denunciato alla Procura della Repubblica competente).
Panebianco è arrivato a scrivere sul Corriere diretto da Mieli: 'La legalità, semplicemente non è, e non può essere, un valore in sé' (Corriere, 16/3/95). Marcello Veneziani è stato protagonista in prima persona militando nel Pdl per designazione del quale, e non certo per le sue preclare virtù, ha acchiappato un posto di consigliere di amministrazione della Rai, per cui è grottesco che adesso faccia le lagne sui meriti mortificati, sulle affiliazioni partitiche, sul clientelismo. Chi sperano, costoro, di prendere per il culo? Tuttavia i contorsionismi di Mieli, di Veneziani e degli altri sono estremamente significativi.
Vuol dire che si stan rendendo conto che la gente che va in ufficio o in fabbrica o alza la claire della bottega alle sette del mattino e torna a casa la sera, più o meno alla stessa ora, stanca e scazzata, non ne può più, quale che sia il suo credo politico e ammesso che ce l’abbia (perché c’è un buon 30% di italiani che non si sente rappresentato da nessuno) comincia a non poterne più della corruzione, delle ruberie, dei soprusi, degli abusi, degli arbitri, della sistematica grassazione del denaro della collettività ad opera del sistema dei partiti, di destra e di sinistra, con i loro addentellati amministrativi e imprenditoriali proprio mentre la crisi economica la costringe a stringere la cinghia.
Non ne può più di vedere costoro che piazzano figli, nipoti e cognati in impieghi remunerativi mentre i loro figli fanno una fatica boia a trovarne uno a bassissimo reddito o non ce l’hanno. Ed è anche esasperata dalla pretesa di immunità che questa classe dirigente, Berlusconi in testa ma non solo, avanza per sé e che vuole rafforzare con la reintroduzione dell’immunità parlamentare, il divieto delle intercettazioni telefoniche, la truffa del 'processo breve', i 'legittimi impedimenti'. Quindi i vari Mieli, Veneziani and company cercano di smarcarsi per tempo o, forse, fuori tempo massimo. Anche coloro che, soprattutto nel Pdl, affermano che non è una “nuova Tangentopoli” dimostrano di avere paura che ci sia, come nel 1992-94, una nuova esplosione del furore popolare. Naturalmente mentre qualcuno cerca di defilarsi e di mettere le mani avanti, altri non rinunciano ai soliti espedienti.
Berlusconi, dopo aver affermato che i magistrati di Firenze “dovrebbero vergognarsi”, ha definito “birbanti” gli inquisiti e gli arrestati di questa mandata (che è l’equivalente del “mariuolo” affibbiato da Craxi a Mario Chiesa, per dar ad intendere che si trattava di una mela marcia in un cesto di mele sanissime). Altri ancora parlano di singoli episodi mentre il professor Ernesto Galli della Loggia, nell’ennesimo tentativo di salvare i partiti, ha scritto su Il Corriere: “Non crederemo davvero che la corruzione italiana si riduce a quella dei politici? La verità è che è l’Italia la causa della corruzione”.
È il collaudato trucco del “tutti colpevoli, quindi nessun colpevole”. In ogni caso la corruzione non sale dalla società verso i partiti, come sostiene il Galli della Loggia, ma è vero il contrario. In una democrazia corrotta i partiti comprano il consenso. E per comprarlo hanno bisogno di soldi, di corruzione, di tangenti, dell’uso a tappeto del clientelismo e dell’affiliazione paramafiosa. È così che la corruzione, discendendo giù per i rami, arriva alla società e la inquina. Il Galli della Loggia scova le radici della corruzione italiana 'nella nostra storia profonda' e, dopo aver vissuto per settant’anni sulla luna e senza aver mai mosso un dito per contrastare l’andazzo, scopre 'che cosa è diventato questo paese'.
Per la verità senza andare a pescare nelle “radici della nostra storia profonda”, io ricordo, non dovendo andare poi troppo lontano, anche un’altra Italia che dovrebbe essere nota anche al Galli della Loggia che è più anziano di me. Nell’Italia dei Cinquanta e dei Sessanta l’onestà era un valore per tutti. Per la borghesia se non altro perché dava credito. Per il mondo contadino dove la classica stretta di mano valeva più di un contratto. E per il proletariato. E chi violava questi codici veniva inesorabilmente emarginato dalla propria comunità. E comunque se l’Italia si è ridotta come si è ridotta è anche grazie al professor Ernesto Galli della Loggia e a tutti gli intellettuali azzeccagarbugli che invece di cercare di chiarire le idee alla gente gliele confondono. La classe dirigente di questo paese sta ballando sull’orlo di un vulcano. E qualcuno se ne sta rendendo conto.
Non so se, alla fine, il vulcano erutterà. Non so nemmeno se augurarmelo. Perché ho il fondato sospetto che se ci fosse una nuova “rivoluzione italiana” finirebbe, come dopo Mani Pulite, che a coglierne i frutti non sarebbero coloro che si sono battuti per realizzarla, ma gli eterni Mieli, Veneziani, Galli della Loggia, Pisanu, Cicchitto, Casini o i loro discendenti politici, intellettuali o carnali. E come adesso ci tocca gridare, per disperazione, “aridatece Forlani”, allora saremo costretti a gridare, sempre per disperazione “aridatece Berlusconi”. Che almeno ci metteva la faccia e ogni tanto trovava anche qualcuno che gliela spaccava.
da il Fatto Quotidiano del 26 febbraio"
L’euro-dracma continua. Ma Atene non è la sola rea
Anche oggi fonti di governo tedesche e della Commissione hanno emesso rituali smentite contro le ipotesi di salvaaggio greco ventilate dalla stampa. I governanti tedeschi ci tengono a non dire ai loro elettori che la trattativa è solo con Parigi – ogni giorno i quotidiani germanici sono pieni di editoriali per i quali il salvataggio sarebbe anticostituzionale, secondo la tesi di Paul Kirchof che due elezioni fa ebbe il fegato di proporre la flat tax prima che la merkel lo defenestrasse. L’Ue è una finzione, nella crisi dei debiti sovrani europei, e la rattativa tra tedeschi e francesi per le clausole di salvataggio resta molto riservata, giusto per essere pronti nel caso in cui improvvisamente la situazione precipitasse. Tuttavia, l’ipocrisia no è solo questa. Devo a un sito dalle cui sparate bisogna a volte – spesso, anzi – guardarsi, ma che è comunque utile guardare almeno dal mio punto di vista, cioè zerohedge, il rimando a un paper di Gustavo Piga che risale al 2001, preparato per l’International Securities Market Association e per il Council on Foreign Relations e che oggi mi sono letteralmente divorato, non avendolo mai letto integralmente. All’epoca, fece scandalo per la stessa cosa oggi richiamata dal sito USA, e fu il Financial Times con James Blitz a sparare contro l’Italia, che tutti ravvisarono nel Paese che tra 1996 e 1997 per entrare nell’euro fece un mega swap per 200 bn yen con una banca d’affari – che tutti ravvisarono in Goldman Sachs – che anticipò al governo medesimo liquidi per abbassare il deficit. Prodi respinse le accuse con sdegno. A Piga fu impedita la presentazione delsuo studio in una conferenza pubblica. Ma le 130 pagine del paper di 9 anni fa hanno in realtà tutt’altro interesse. Il punto non è tanto lo scandalo di quella singola vicenda, quanto la dettagliata ricostruzione di quanto la prassi fosse diffusa – sia pur nell’assoluta riservatezza – tra tutti i Paesi europei, Svezia, Francia, Spagna, Irlanda etc, e quanto fosse stata ampliata dall’euro. Sono mali che vengono da lontano. E che non si curano con l’ipocrisia tedesca.
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È partita la grande corsa all'oro nero nascosto
Calano i reati di strada, crescono usura e omicidi
Ecco chi sono i quattro nuovi sottosegretari
Nazismo, la pronipote di Goering "No altri mostri, meglio sterilizzata"
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dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI
(19:42 01/03/2010)
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lunedì 1 marzo 2010
Il Complice
Da Il Fatto Quotidiano, 26 febbraio 2010
Adesso lo dice anche la Corte di Cassazione. Davvero il testimone inglese David Mills è stato corrotto dal premier, Silvio Berlusconi, per mentire in tribunale. Per questo Mills dovrà versare 250.000 euro allo Stato e non andrà in prigione solo perché la prescrizione (abbreviata da una legge approvata dal centrodestra nel 2005) ha cancellato il suo reato.
La sentenza potrebbe avere effetti imprevedibili sul processo in corso a Milano, dopo lo stop dovuto al Lodo Alfano, contro il solo Berlusconi. Il dibattimento rischia infatti diventare brevissimo. I giudici potrebbero far proprio il contenuto del verdetto definitivo sulla corruzione giudiziaria di Mills (che ha valore di prova) e chiudere tutto, o almeno il primo grado, entro il prossimo gennaio 2011, il mese in cui la prescrizione scatterà anche per il Cavaliere.
Un esito paradossale che spiega bene l’ondata d’insulti rivolti in ottobre contro la Corte costituzionale, da quasi tutto il centrodestra, quando il Lodo fu bocciato. Ieri, il presidente della Consulta, Francesco Amirante, ha definito quelle contumelie una “bizzarria” di una classe politica che finge di meravigliarsi se i giudici della Corte fanno il loro lavoro e dichiarano illegittime norme in contrasto con i principi fondanti della Repubblica. Per Amirante si tratta di un gioco pericoloso. Perché “quando si delegittima un’istituzione, a lungo andare si delegittima lo stesso concetto di istituzione e, privo di istituzioni rispettate, un popolo può anche trasformarsi in una massa amorfa”.
Tutto vero. Anche se in Italia la situazione è ancora peggiore. Le istituzioni qui da noi si delegittimano da sole. Prendete, ad esempio, il Senato. Due anni fa i magistrati scoprono che Nicola Di Girolamo, il parlamentare Pdl oggi accusato di essere un uomo della 'Ndrangheta, è un abusivo. Per farsi eleggere all’estero aveva falsificato il suo certificato di residenza. Bè, cosa fanno i suoi (momentanei) colleghi? Dicono di no al suo arresto. E poi, sebbene le prove della truffa elettorale siano documentali, non lo fanno nemmeno decadere. Tutto viene rimandato all’eventuale sentenza definitiva. Poi arriva la seconda richiesta di manette, spuntano le sue foto abbracciato a un boss, e il presidente del Senato, Renato Schifani, ha una trovata: non pronunciamoci sull’ordinanza di custodia, dice, ma limitiamoci a togliere a Di Girolamo la poltrona abusivamente occupata a Palazzo Madama. Il tutto con due anni di ritardo, mentre il disgusto per la Casta cresce e le istituzioni si trascinano da sole nel fango.
(Vignetta di Natangelo)
Segnalazioni
Il tappo e la toga - L'articolo di Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano del 26 febbraio 2010.
Per un disguido tecnico, su alcune edizioni si trova un articolo diverso da questo.
Manifestazione nazionale contro il legittimo impedimento ed a sostegno degli organi di garanzia costituzionale.
Leggi l'appello.
c/O Spazio Scopricoop, via Arona 15, Milano.
Commento del giorno
di lucas - lasciato il 25/2/2010 alle 18:30 nel post E' stato tutto uno scherzo
'Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza, quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi. Ma dobbiamo difenderla anche dalla corruzione. La corruzione è una nemica della Repubblica. I corrotti devono essere colpiti senza nessuna attenuante, senza nessuna pietà. E dare loro solidarietà, per ragioni di amicizia o di partito, significa diventare complici di questi corrotti. Guai se qualcuno, per amicizia o solidarietà di partito, dovesse sostenere questi corrotti e difenderli. La legge sia implacabile, inflessibile contro i protagonisti di questi scandali, che danno un esempio veramente degradante al popolo italiano'
Sandro Pertini - Presidente della Repubblica 1978 - 1985
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Ciancimino, ma quali ciance
Signornò, da L'Espresso in edicola
Lo scandalo Prostituzione&Corruzione Civile Spa ha scacciato dai giornali la lunga deposizione di Massimo Ciancimino sulle trattative Stato-mafia del 1992-’93 e sui rapporti fra Berlusconi, Dell’Utri e Cosa Nostra. Così l’ultima parola, anzi l’ultimo delirio sul caso è rimasto in appalto ai troppi commentatori interessati o improvvisati, tutti volti a squalificare l’attendibilità del rampollo dell’ex sindaco mafioso di Palermo.
Non solo Berlusconi e i suoi house organ (“le ciance di Ciancimino” e via sproloquiando). Non solo il ministro Alfano, al quale qualcuno dovrebbe spiegare che il suo compito è far funzionare la giustizia, non insegnare il mestiere a giudici e pm né rilasciare patenti di inattendibilità a pentiti e testimoni. Ma anche il sociologo Pino Arlacchi, eurodeputato Idv, e l’ex magistrato Giuseppe Di Lello, esponente del Prc: i due hanno sentenziato – non si sa in base a quale competenza specifica - che Ciancimino jr. racconta balle.
Chissà se han saputo che il 27 gennaio, mentre cianciavano a ruota libera, la II sezione del Tribunale di Palermo consacrava per la prima volta l’attendibilità del “dichiarante” nelle motivazioni della condanna a 10 anni e 8 mesi per mafia dell’ex deputato regionale forzista Giovanni Mercadante. Contro di lui, fra gli altri, ha testimoniato Ciancimino jr. in veste di depositario dei segreti paterni. E ha detto la verità: “Ritiene il Tribunale di poter esprimere un giudizio di alta credibilità su quanto dichiarato da Massimo Ciancimino”, “racconto fluido e coerente, senza contraddizioni di sorta: ogni circostanza riferita ha trovato… ulteriori precisazioni e argomentazioni a riscontro”. “Quel che è certo -scrivono i giudici- e può indiscutibilmente affermarsi nel presente processo è che egli ebbe realmente modo di assistere a incontri tra il padre e Provenzano…che parlavano di affari, appalti, mafia e politica”.
Questione non da poco, visto che proprio per il suo ruolo di trait d’union fra il genitore e Provenzano è ritenuto dalla procura un teste decisivo su papello, trattativa e origini di Forza Italia: “La vicinanza di Massimo Ciancimino al padre – aggiunge il Tribunale - ha fatto di lui un testimone, se non un protagonista di riflesso di incontri ed episodi, oggi al centro di interesse investigativo in quanto utili a ricostruire il perverso sistema di frequentazioni, alleanze e accordi politico-istituzionali che fece dei corleonesi un centro di potere oltre che un gruppo di assassini senza scrupoli, capaci di condizionare la storia politico -sociale-economica della Sicilia (e in parte della Repubblica) dagli anni 70 a buona parte dei 90”.
Di più: “Le sue propalazioni …costituiscono riscontro indiretto alle affermazioni di collaboranti quali Giuffrè”. Già braccio destro di Provenzano, Giuffrè raccontò ben prima di Ciancimino e di Spatuzza il patto stipulato nel ‘93 fra il boss e Dell’Utri per l’appoggio di Cosa Nostra alla nascente Forza Italia. Dopo questa sentenza, le “ciance” potrebbero diventare riscontri.
(Vignetta di Franzaroli)
Segnalazioni
Forza Italie - Ucuntu n.68 del 27 febbraio 2010
L'Italia nella palude della corruzione (Neue Zürcher Zeitung, Svizzera - 18 febbraio 2010)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info
Marco Travaglio riceve Il Premiolino per la sezione quotidiani "per aver contribuito alla difesa dell’indipendenza delle opinioni e della libertà di stampa da qualsiasi condizionamento" - Martedì 2 marzo, Milano, Palazzo Marino.
"
v
corriere.it/notizie
01 Marzo 2010 14:32 Roma
Sentenza Mills: Rizzo Nervo chiede rettifica a Tg1
Nino Rizzo Nervo, componente del Cda di viale Mazzini, chiede al Tg1 una rettifica sulla notizia della 'presunta assoluzione dell'avvocato Mills dal reato di corruzione'. 'Se non dare le
notizie e' grave - ha dichiarato Rizzo Nervo - falsificarle incide
irrimediabilmente sulla credibilita' e sull'attendibilita'
dell'informazione del servizio pubblico. Per questo ho chiesto al
direttore generale di pretendere dal TG1 un'immediata rettifica della
notizia sulla presunta assoluzione dell'avvocato Mills dal reato di
corruzione'. Per Rizzo Nervo, 'nel caso in cui il direttore del TG1 si
rifiutasse, una contestazione disciplinare da parte della direzione
generale sarebbe un atto dovuto inevitabile'.
"
Web e tv, varate nuove norme: spariscono gli obblighi per i blog
Sul fronte dell'audiovisivo, tornano gli obblighi di programmazione di prodotto italiano ed europeo per tutti gli operatori (compresa la pay-tv), nonchè le quote di programmazione e di investimento previste per la Rai. Ecco le principali novità, così sintetizzate in una nota dal ministero dello Sviluppo economico.
1) Internet - Viene chiarito a quali servizi audiovisivi deve essere applicata la disciplina prevista dalla Direttiva, con un elenco dettagliato delle attività escluse (tra cui i siti Internet tradizionali, come i blog, i motori di ricerca, versioni elettroniche di quotidiani e riviste, giochi on line). È stato specificato che il regime dell'autorizzazione generale per i servizi a richiesta (diversi dalla televisione tradizionale, con palinsesto predefinito) non comporta in alcun modo una valutazione preventiva sui contenuti diffusi, ma solo una necessità di mera individuazione del soggetto che la richiede con una semplice dichiarazione di inizio attività.
2) Produzione audiovisiva - Sono stati reintrodotti gli obblighi di programmazione per tutti gli operatori (compresa la pay-tv), nonchè le quote di programmazione e di investimento previsti per la Rai e l'accorciamento dei tempi per l'emanazione del regolamento nel cui ambito dovranno essere fissate le sottoquote in favore della cinematografia nazionale, non solo per quanto attiene agli obblighi di investimento, ma anche di programmazione.
3) Tutela dei minori - Vengono recepite anche condizioni che rafforzano la tutela dei minori, soprattutto per quanto riguarda la pornografia, inequivocabilmente estesa a tutte le piattaforme di trasmissione.
4) Ordinamento automatico dei canali - Si semplifica e si omogeneizza il posizionamento dei canali televisivi sul telecomando. È stata infatti prevista una sinergia tra l'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni (che predispone un 'piano di numerazionè con criteri di salvaguardia in favore dell'emittenza locale) e il ministero (che in sede operativa assegna i rispettivi numeri ai fornitori di contenuti televisivi), con potere di sospensione fino alla revoca dell'autorizzazione in caso di inosservanza. Si ritengono così superate le preoccupazioni espresse dall'emittenti locali in relazione ad una possibile scarsa visibilità della propria programmazione nell'ordinamento automatico dei canali fornito all'utenza."
La truffa democratica
L’altra via per procacciarsi il consenso è quella del clientelismo e delle affiliazioni paramafiose in cui il cittadino si vende in cambio di protezione, vantaggi, prebende. I sostenitori della democrazia sostengono che ciò è fisiologico, è il prezzo da pagare alla libertà. Di quale libertà poi si tratta ci sarebbe molto da discutere.
L’unica libertà garantita è quella economica sulla quale, poiché è il volano del sistema, si è disposti a chiudere un occhio anche quando è agita in violazione della legge (vedi il recente discorso del ministro Scajola e le antiche indignazioni quando vennero inquisiti Prada and company perché così “si danneggia l’immagine dell’Italia nel mondo” e quindi la sua economia).
Per il resto non si è mai vissuto in un clima più illiberale che in quest’epoca in cui tutti si dichiarano liberali. Praticamente, con i più vari pretesti, della sicurezza, della salute, della pubblica decenza, non si può più fare niente. Non si può più fumare, non si può bere, non si può, con vari escamotage, nemmeno andare a puttane (da strada, se si chiamano escort, che è roba da ricchi, si fanno le opportune eccezioni).
A Verona è vietato consumare alcool fuori dai bar, sbocconcellare panini per strada, dormire all’aperto, girare a torso nudo, bagnarsi nelle fontane. Il sindaco di Vicenza ha imposto una multa di 500 euro per 'camper e roulotte che trasformano la sosta in un bivacco' mentre quello di Novara ha vietato le passeggiate notturne nei parchi a più di due persone (il fascismo si limitava a considerare 'adunata sediziosa' un capannello con più di cinque individui) e a Eraclea, in Sicilia, i bambini non possono più costruire castelli di sabbia sulla spiaggia.
E si potrebbe continuare all’infinito, ma mi fermo perché non è l’illiberalità democratica che qui mi interessa ma la corruzione democratica. Se la corruzione è una fisiologia della democrazia, in Italia è una patologia. Anche perché non si vergogna più di se stessa, anzi se ne vanta (l’ex sindaco di Milano, Paolo Pillitteri, mentre incassava le tangenti, irrideva a 'quei pirla che non hanno capito come va il mondo'), non ha più nemmeno quell’ipocrisia che, come diceva La Rochefoucauld, “è il pedaggio che il vizio paga alla virtù” e comunque trova sempre qualcuno pronto a giustificarla e a permettere ai suoi protagonisti di farla franca come abbiamo visto in questi ultimi vent’anni.
In questo senso l’Italia, da sempre paese laboratorio (qui, con i mercanti fiorentini e piacentini, è nata la Modernità, qui si affermò il fascismo, padre di tutti i totalitarismi novecenteschi) è estremamente interessante, perché con la sua corruzione proterva, esibita, impunita, impudente e imprudente smaschera la vera natura delle democrazie, anche di quelle che la occultano più abilmente.
Nella sua sostanza la democrazia rappresentativa, come ho scritto un po’ brutalmente nel mio libro Sudditi - Manifesto contro la democrazia, è un sistema, ingegnoso e sofisticato, per metterlo nel culo alla gente, e soprattutto alla povera gente, col suo consenso.
Chissà che proprio dall’Italia, in reazione agli abusi, ai soprusi, agli arbitri, alla sistematica grassazione del denaro pubblico, cioè del nostro denaro, non nasca qualcosa che spazzi via, qui e altrove, una volta per tutte questa truffa legalizzata. Meditate, suorine democratiche del “Fatto”,
da il Fatto Quotidiano del 27 febbraio ?"
January averaged global chip sales up 47%, says SIA
Le mie impressioni sul Magic Mouse
Come sa chi mi segue su Twitter, da qualche giorno sono alle prese con il Magic Mouse, il mouse multi-touch di Apple. Avendolo provato già da qualche giorno ci tenevo a riportarvi le mie considerazioni in merito. Il dispositivo ha un design molto elegante. La superficie è completamente liscia con uno strato di plastica trasparente su uno sfondo bianco con il simbolo di Apple. Sulla parte posteriore, invece, troviamo l’interruttore di accensione, il vano per le batterie e l’interruttore.
Il mouse scivola su due strisce di plastica nere. Avrei preferito uno scorrimento più soft, ma forse il rumore di sfregamento dipende dal tipo di superficie sul quale lo si usa. Ergonomicamente non permette di appoggiare tutta la mano, ma solo le dita. Nonostante questo non affatica.
La superficie multi-touch è molto precisa, ma le funzioni di base sono abbastanza limitate: click destro e sinistro, scroll in tutte le direzioni e passaggio da una foto all’altra spostando le dita verso destra o sinistra con i programmi ufficiali di Apple. Questo significa che con gli altri programmi si possono usare solo i click e lo scroll. Per ovviare a questo problema si può usare software di terze parti. Tra tutti ho trovato molto buono MagicPrefs che è gratis e ricco di funzioni. Con questo programma, per esempio, si può impostare il click appoggiando semplicemente il polpastrello sulla superficie. Di base, infatti, bisogna premere meccanicamente il mouse verso il basso per generare un click fisico.
La nota dolente, per me, è proprio questo click. Credo sia troppo rumoroso, troppo incisivo. Se si usa il mouse molte volte durante la giornata può dare fastidio. Avrei preferito un click più soft. La cosa positiva è che, non essendoci tasti, il mouse capirà se è click destro o sinistro in base alla zona in cui cliccheremo.
All’interno Preferenze di Sistema di Os X, essendo un mouse ufficiale di Apple, troveremo tante informazioni nella sezione Mouse, tra cui il livello della batteria. Le 2 batterie di tipo AA possono essere monitorate. In 3 giorni di utilizzo ho consumato il 7% di quelle presenti nella confezione. Quindi, in teoria, dovrei superare 1 mese di autonomia senza problemi.
Magic Mouse costa 69 € e può essere acquistato in tutti i rivenditori Apple, gli Apple Store e on line.
Articolo tratta da: Melamorsicata.it
Le mie impressioni sul Magic Mouse
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"La politica economica di Craxi...
Abbiamo quindi deciso di pubblicare una sequenza di due articoli per rispondere ad alcuni dei punti sollevati e cercare di chiarire vari aspetti sia della politica economica del periodo craxiano sia del progetto politico che animò quell'esperienza. In questo primo post ci concentriamo sul quadro politico in cui Craxi si trovò ad agire, mentre l'articolo seguente è dedicato a debito pubblico e inflazione.
In sintesi, cercheremo di argomentare quanto segue. Primo, il giudizio dato nel post iniziale sulla sostanza della politica economica craxiana era assolutamente corretto. La principale eredità di Craxi fu un devastante debito pubblico. Secondo, Craxi fece le scelte che fece in modo assolutamente consapevole. L'Italia fu un'eccezione per quanto riguarda la politica di bilancio, i principali paesi europei si comportarono ben diversamente. La Banca d'Italia avvertì ripetutamente dei danni che venivano fatti. Craxi ignorò tutto questo e per cinico calcolo politico spinse il paese sull'orlo della bancarotta. Terzo, quando si guarda ai fatti di governo, e non alla retorica, il progetto politico craxiano non aveva assolutamente niente di nuovo o di positivo. Il progetto di Craxi era la conquista e il mantenimento del potere mediante l'espansione dello stato, niente altro.
Ed ecco i due articoli di cui sopra:
1) Il Quadro Politico
2) Debito pubblico e inflazione
PDL in Lazio vittima di agguato anti-democratico
http://www.ilgiornale.it/interni/un_grave_sbaglio_essersi_allontanati_quellufficio/01-03-2010/articolo-id=425804-page=0-comments=1