giovedì 19 agosto 2010

Ferragosto, Sartori mio ti riconosco

Ferragosto, Sartori mio ti riconosco: "

Da alcuni anni, il professor Giovanni Sartori approfitta della penuria estiva di notizie per farsi pubblicare sempre lo stesso articolo, sempre nel giorno di Ferragosto, e sempre sul Corriere della sera. Sarà forse perché un 15 agosto così freddo e così brutto non lo si vedeva da tempi immemorabili, ma quest’anno – accanto al consueto rosario catastrofista – Sartori dice una cosa nuova e giusta.



Prima di dare credito a Sartori per questa inattesa deviazione rispetto alla norma, però, vale la pena evidenziare almeno due errori da matita blu presenti nel sermone. Il primo:


[Il clima sta cambiando] Ma molti governi, Italia in testa, non fanno nulla per creare un’opinione “verde” né per affrontare seriamente il problema del collasso ecologico. [corsivo aggiunto]


Non voglio, qui, discutere l’esistenza del collasso ecologico (lo farò tra poche righe). Voglio invece concentrarmi sulle parole in corsivo perché mi sembrano false dal punto di vista descrittivo e pericolose da quello prescrittivo. False, perché se c’è un tema su cui tutti i governi, compreso quello italiano, investono risorse in comunicazione ed “educazione” (oltre che formazione nelle scuole), è proprio quello del clima. Ci sarebbe, semmai, da mettere il naso nella qualità dell’informazione fornita (anche attraverso il servizio pubblico radiotelevisivo, specie nelle sue declinazioni più allarmiste e/o peracottare) ma non mi sembra che ci sia un deficit di “informazione”. Lo dimostra, per esempio, l’ultima rilevazione Eurobarometro sul tema, secondo cui il 47 per cento degli europei e il 32 per cento degli italiani considerano il riscaldamento globale uno dei problemi più seri che il mondo si trovi ad affrontare (entrambi in netto calo rispetto alle rilevazioni precedenti, principalmente a causa della crisi che ha determinato una revisione delle priorità). Se gli italiani e gli europei temono tanto il riscaldamento globale, è a causa sia della propaganda delle organizzazioni verdi, sia della propaganda pubblica di governi e organizzazioni internazionali. Quindi, Sartori dice una bischerata. Ma il problema vero è che io non credo che i governi dovrebbero formare l’opinione pubblica: anche senza fare l’estremista liberista che sono, posso concedere che i governi debbano occuparsi dei beni pubblici, internalizzare le esternalità, garantire i diritti eccetera. Ma l’opinione pubblica dovrebbe formarsi liberamente: altrimenti, da qui al Minculpop il passo è breve (ieri la razza, oggi il clima: cambiano solo i pretesti per dare al governo il potere di dire alla gente ciò che deve pensare). Dunque, mi fa molto più paura il governo educatore del cambiamento del clima.


Il secondo errore da matita blu è questo:


La crisi economica è e resta grave, ma il problema della crescente invivibilità del nostro pianeta è molto, molto più grave.


Crescente invivibilità?? Non so dove Sartori “inviva” (credo in un attico newyorkese), ma dalle mie parti (ok, la Liguria è una zona fortunata) il mondo è vivibile – oggi più di ieri, e ieri più dell’altroieri. Tutti i dati, del resto, suggeriscono che le cose stiano così. Lo suggeriscono in particolare due dati, che Sartori conosce molto bene perché ci ha “scritto” un libro. Il primo dato è quello sulla popolazione globale, che è cresciuta da 2,5 miliardi di esseri umani nel1950 a 7 miliardi oggi, e continuerà a crescere  – si stima – fino a circa 9 miliardi nel 2050. Se una popolazione cresce, è anche perché l’ambiente in cui vive è migliore (rispetto alle sue esigenze), più ospitale e meno tossico. Cosa, peraltro, confermata dal secondo dato: l’aspettativa di vita alla nascita, a livello medio globale, è cresciuta da 54 anni nel1960 a 71 nel 2008 (in Italia, rispettivamente, da da 72 a 84). In quale senso del termine un pianeta nel quale si verificano queste tendenze è caratterizzato da una “crescente invivibilità”?


Sartori scrive poi due cose quanto meno bizzarre: anzitutto abbandona clamorosamente l’energia eolica (“è fiorita quasi soltanto perché fonte di tangenti e di intrallazzi” ed è “largamente un imbroglio“), che è bizzarro perché l’eolico – in condizioni di adeguata ventosità – è la meno patacca tra le fonti rinnovabili (al netto dell’idroelettrico). Ma a Sartori – è chiaro dalle edizioni precedenti della sua omelia – non interessa garantire uno sviluppo sostenibile: Sartori pensa che siamo troppi e consumiamo troppo, e dunque non si fa troppi problemi su come compensare gli eventuali sacrifici ecologici. Poi usa Bjorn Lomborg pro domo sua, attribuendogli una conversione inesistente (da “negazionista” a tiepidamente interventista) perché Lomborg non ha mai negato l’esistenza del cambiamento climatico né il ruolo dell’uomo, ma ha sempre sostenuto (e lo fa ancora adesso) l’opportunità di non spendere tonnellate di soldi nelle politiche che piacciono a Sartori.


Comunque, dicevo, Sartori conclude il pezzo dicendo una cosa molto giusta, e questo gli va riconosciuto. Il ragionamento è che le varie profezie su questo o quel disastro si rivelano sistematicamente fallaci perché pretendono di avere una precisione di cui non disponiamo. Per Sartori, possiamo individuare delle tendenze (quelle che individua lui sono peraltro sbagliate, come sull’esaurimento delle risorse, ma questo è un altro discorso) ma non fissare delle date fine-di-mondo. Tuttavia, l’opinione pubblica è sensibile proprio a queste ultime, quindi – secondo Sartori – c’è una sorta di trade off tra l’onestà nella comunicazione scientifica e l’efficacia nel raggiungere gli obiettivi politici a essa collegati (già sentito?). Dunque,


predire scadenze è sbagliato; ma non farlo rende la predizione inefficace. Come uscire da questo circolo vizioso? Non lo so.


Ecco: “non lo so” sono le tre parole più corrette dell’articolo. Solo, andrebbero generalizzate.


Update 10:18 AM: testo corretto secondo il rilievo di LucaF. Grazie Luca!

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Analyst: All signs point to IC downturn

Analyst: All signs point to IC downturn: "Semiconductor industry capacity utilization will peak during the third quarter at 96 percent, then decline to 90 percent in the fourth quarter, according to a Wall Street analyst who believes that the chip industry is headed for a downturn."

E’ morto un grande e controverso patriota: il mio amico Francesco Cossiga con cui ho condiviso il linciaggio, quando la gente cominciò a cambiare marciapiede, vedendomi, perché ero il giornalista di cui si fidava. Ma Cossiga si porta anche nella tomba il grande segreto su che cosa realmente accadde col caso Moro.

E’ morto un grande e controverso patriota: il mio amico Francesco Cossiga con cui ho condiviso il linciaggio, quando la gente cominciò a cambiare marciapiede, vedendomi, perché ero il giornalista di cui si fidava. Ma Cossiga si porta anche nella tomba il grande segreto su che cosa realmente accadde col caso Moro.: "

Io ho sempre pensato che Cossiga abbia trattato con i veri rapitori di Moro per far loro avere ciò che cercavano, che non era soltanto Moro, ma segreti militari  pesantissimi e che poi sia stato beffato dai rapitori veri (che non erano quei quattro straccioni invasati delle sedicenti brigate rosse) i quali si presero i documenti e anche la vita di Aldo Moro che Cossiga (credo non da solo) tentò di salvare andando molto oltre il lecito.


Come faccio a sostenere una tale tesi? Grazie a tre elementi.


Il primo: durante il rapimento Moro sparirono dalla cassaforte del ministro della Difesa tutti i documenti militari più segreti, compresa la famosa Gladio, ovvero l’Operazione Stay Behind. Quei documenti riapparvero poi come per miracolo qualche tempo dopo la mmorte di Moro.


Secondo: la rogatoria internazionale che nel dicembre 2005 la Commissione Mitrokhin, di cui ero presidente, compì a Budapest su invito della locale Procura Generale portò alla nostra conoscenza il fatto che una parte dei cosiddetti brigatisti rossi era certamente al servizio del KGB attraverso una catena di comando che partiva dall’Organizzazione Separat del terrorista Carlos, che viveva a Budapest ai tempi del caso Moro, la quale organizzazione era diretta e monitorata dalla Stasi della DDR che rispondeva all’ufficio di collegamento con il KGB a Dresda, nella Germania Orientale. Uno dei nomi di brigatisti-KGB è quello di Antonio Savasta il quale, che io sappia, è svanito nel nulla. Il referente della Stasi era l’ufficiale del KGB Vladimir Vladimirovic Putin.


Terzo: Cossiga quando seppe dell’uccisione di Moro ebbe una reazione da shock del tutto ingiustificata: chiunque abbia una persona cara in mano ai terroristi, o una persona amatissima che sta per morire, soffrirà le pene del dolore quando il fatto si verifica, ma non avrà un trauma da sopresa, come l’improvviso incanutimento e la comparsa di una malattia somatica della pelle che si chiama vitiligine, che coprì gran parte del corpo di Cossiga e lì rimase fino alla fne. Poi Cossiga andò in peregrinazione in tutte le carceri a parlare con i brigatisti arrestati, vietò con alte grida che si parlasse di collegamenti internazionali, impose che si dicesse che le BR erano sole e formate da sanguinari bo scouts della rivoluzione, e infatti tutta quella masnada fu poi liberata in fretta e oggi siede su varie cattedre e ricopre uffici dettando le memorie e facendo persino lezioni all’università.


Questi fatti mi hanno sempre ritenere che Cossiga sapesse quel che aveva combinato e che avesse coperto le sue proprie tracce, esponendosi però a ritorsioni e ricatti interni ed esterni di cui il caso Gladio fu una prima avvisaglia. Quel grave fatto fu la madre di tutti i misteri e di tutte le coperture.


Quanto al resto, ecco l’intervista che ho rlasciato all’Espresso e che è reperibile sul sito del settimanale.


Francesco Cossiga e Paolo GuzzantiFrancesco Cossiga e Paolo Guzzanti“Cossiga, un uomo solo” è il titolo del libro che Paolo Guzzanti, giornalista e parlamentare (oggi nel Pli ma eletto con il Pdl) ha dedicato nel 1991 all’ex presidente della Repubblica. Guzzanti di Cossiga era amico e studioso. A lui abbiamo quindi chiesto un ricordo-ritratto dello statista appena deceduto.


In che rapporti era con Cossiga?

«Provavo grande affetto e amicizia per lui. Vivemmo una stagione drammatica. Io lo so perché ero il giornalista di cui più si fidava. Diceva tutto prima a me e io lo dicevo alle televisioni. Gli volevo bene. Ne abbiamo passate tante. L’ultima volta che l’ho sentito è stato perché Sabina voleva intervistarlo per il suo ultimo film. ‘Ma certo venite vi aspetto’, ci disse. Poi però abbiamo avuto dei ritardi e l’intervista non è più andata in porto. Peccato, l’avrei rivisto».


Cossiga è stato un uomo dai mille volti. Come e per cosa sarà ricordato?

«Ognuno ne ricorderà un aspetto. Il mio ricordo è di un uomo onesto, fantasioso, un cavaliere errante pieno di visioni fantastiche che ha unito letteratura e poesia. Io non ho mai creduto fosse matto. Quando “La Stampa” per cui lavoravo e “L’espresso” hanno tirato in ballo l’idea che fosse malato e andasse sostituito da un comitato di garanti io non ero d’accordo. Cossiga non è mai stato matto. Lui lo sapeva e anzi si è fatto furbo, ha usato questo suo ’stile’ bizzarro come strumento di comunicazione e come mezzo per giustificare molte sue azioni stravaganti e discutibili. Come quando decise che avrebbe picconato il sistema politico. Non era follia, quella. Ma un’intuizione. Sapeva che il sistema era malato ed i partiti pure. Era convinto che il sistema politico di allora fosse legato alla guerra fredda e che, una volta finita, i partiti politici italiani sarebbero crollati. Disse qualcosa che non piaceva ai suoi nemici e nemmeno agli amici. Si sbagliava? L’attualità politica dice di no».


Nel suo libro lei lo disegna come un “uomo solo”. Cosa vuole dire?

«L’ho sempre visto come un solitario, un don Chisciotte visionario e in questo mi sento simile a lui. Messi insieme eravamo due matti da legare. L’hanno lasciato solo perché diceva qualcosa che faceva paura. La sua era una solitudine politica, ma anche morale, intellettuale. Solo pochi hanno capito che dietro le sue ‘picconature’ c’era una visione del mondo politico italiano e hanno avuto il fegato di sostenere le sue idee. Cossiga era un uomo solo e ?€˜forte’ della sua solitudine».


Ma oltre che ’solo’, quali aggettivi userebbe oggi per ricordarlo?

«Intuitivo fino alla genialità: aveva capito che il regime italiano si muoveva verso il presidenzialismo e gridava che bisognava guidare quel processo in senso democratico e parlamentare. Ma i partiti stavano ffondando e non vollero sentire: oggi abbiamo un presidenzialismo di fatto che calpesta la Costituzione proprio perché Cossiga non è stato ascoltato. Il secondo aggettivo è Incorruttibile (ma non so se non fosse ricattabile per la vicenda Moo) e il terzo: un gran pasticcione. Cossiga era un casinaro quando si metteva in testa di sapere cose di cui invece sapeva poco e male. Dopo la strage del 2 agosto 1980 a Bologna, come nel caso di Ustica, sostenne tutto e il contrario di tutto rincorrendo ipotesi e voci che raccoglieva. A me chiese disperato se io potevo dargli la dritta giusta e gli dissi quel che pensavo di Ustica: bomba araba, nessun missile. Ma lui tirò in ballo francesi, americani, complotti bizzarri e sempre così, a cavolo, senza uno straccio di pezza d’appoggio. L’amara verità è che lo “spione Cossiga” di servizi segreti non ha mai capito niente. Era un ‘orecchiante’. A lui piaceva parlare con i cellulari di ultima generazione. Forse qualche volta, davanti allo specchio, si sarà anche anche atteggiato a barba finta, a 007. Ma era in materia di intelligence era un amateur dalle molte conoscenze».


Ora e riporto delle frasi tratte da “Fotti il Potere – manuale sul potere politico”, scritto dallo stesso Cossiga e lei mi risponde che cosa ne pensa. Pronto? Cominciamo; ‘La bomba di piazza Fontana fu opera degli americani’.




«Balla sesquipedale, ma di gran moda da decenni».



‘La politica è una droga che non prevede disintossicazioni’.

«Una frase stupida. Anche Omero sonnecchia, figurati Cossiga».


‘Governare è far credere’.

«Dipende da chi governa. Obama e Sarkozy, per fare due esempi politicamente opposti, si sono presentati agli elettori con un grande appeal sia politico che personale: dietro al fascino c’era anche un programma di governo».


‘I politici sono marionette nelle mani dei banchieri’.

«Credo di no. Ma se lui ne ha fatto esperienza nel suo partito allora vuol dire che è vero. Ma insomma, ognuno parli per sé». 



‘Non c’è leader politico che non possa essere arrestato per tangenti’.

«Dipende da in quale epoca ci troviamo. Berlusconi di certo non le ha mai prese. Semmai le paga».


‘La mafia ci appartiene, tanto vale accettarla’.

«Orrendo. Ecco, vedete, Cossiga ha questi lati oscuri. Come quando diceva di accettare l’integralismo islamico e di essere d’accordo sul fatto che le donne islamiche in Italia devono andare in giro col burka solo perché lo dice la loro religione»


‘Oltre all’Fbi, fu il mondo economico a mettere in piedi Mani Pulite’.

«Ah bé, se lo dice lui. Avrebbero fatto comodo, anche qui, le pezze d’appoggio. Pasticcione.


‘Esistono tradimenti doverosi e persino morali’.

«Questa è una frase tipicamente cossighiana. Forse si riferiva al caso Moro».


A proposito di Moro: perché si dimise dopo l’uccisione del presidente della Dc?

«Perché fece carte false e penso assai poco onorevoli pur di salvarlo. Per questo quando Moro venne ammazzato ebbe un trauma. Dolore, certo ma forse anche vergogna perché quel che fece, non da solo, non servì a salvare Moro: fu beffato e per questo ebbe il trauma che lo fece incanutire in un attimo e coprire di vitiligine, la malattia psicosomatica della pelle. Purtroppo si porterà con sé questa e altre verità nella tomba: io avevo sperato fino all’ultimo che prima di morire le raccontasse al Paese la verità vera, a lui piaceva giocare a fare il Talleyrand, a mentire in nome dello Stato. Ancora oggi, a distanza di più di vent’anni, rievocare il caso Moro vuol dire entrare in un tunnel di segreti e vergogne, benché la verità sia accessibile, come ho potuto dimostrare nella Commissione Mitrokhin, cosa che ha scatenato anche contro di me l’inferno».


Torniamo agli anni ‘70. Sui muri di certe città si leggono ancora oggi scritte contro Cossiga, provocatoriamente scritto con la K. Ma a lui piaceva essere ricordato così. Perché?

«Per civetteria. Negli anni settanta, a causa di un film intitolato “L’AmeriKano”, venne la moda di mettere il kappa per alludere alla Cia. A lui questo piaceva, era il suo giocattolo. Ma gli americani sfruttarono questa sua passione americana, che condivido anch’io, come dimostra il fatto che quando gli americani gli chiesero di portare D’Alema alla presidenza del Consiglio, lui lo fece organizzando lo sgambetto del 9 ottobre 1998 a Prodi. Così Clinton poté fare la guerra contro la Serbia usando le basi italiane senza timore di blocchi organizzati dall’ex Pci contro le basi e la guerra. Missione compiuta, ma non ne andrei così fiero. Però, avendo sponsorizzato D’Alema a Palazzo Chigi, batté Scalfari e si riqualificò a sinistra. Anche questo era Cossiga».


Se potesse, cosa direbbe Cossiga della transizione in atto, di Fini contro Berlusconi?

«Non lo so, ma posso raccontarle una cena dell’aprile del 1993 al Grand Hotel di Roma. Cossiga spinse personalmente Berlusconi alla politica partecipando a quella cena a cui partecipava anche Agnelli, Rossignolo, il segretario del Pli Altissimo, il professor Scognamiglio, e naturalmente Berlusconi. Lo scopo era sbarrare la strada ad Occhetto, e alla sua pretesa ?€˜gioiosa macchina da guerra’. Cossiga sosteneva Berlusconi ma era incazzato nero perché poi Berlusconi rifiutava di farsi guidare da lui. A quei tempi sosteneva anche Fini e anzi fu proprio lui a sdoganarlo, prima di Berlusconi. Mentre per la sinistra italiana Fini, antagonista di Rutelli al Comune di Roma, era sempre solo un fascista, mica come oggi che è l’eroe della resistenza al nuovo duce. Quelle di oggi sono le conseguenze delle azioni di 10-15 anni fa. Cossiga sapeva che in Italia sarebbe andata a finire così. E lo sapeva perché era intuitivo e incorruttibile, ma sempre un gran casinaro, un pasticcione, l’anima del pastore sardo nel corpo di uno statista bizzarro».

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Spansion files more infringement suits against Samsung

Spansion files more infringement suits against Samsung: "Spansion filed three additional complaints alleging patent infringement by South Korea's Samsung, including a complaint with the U.S. International Trade Commission,"

martedì 17 agosto 2010

Semiconductor market set for slowdown

Semiconductor market set for slowdown: "Dr. Robert Castellano, The Information Network

NEW TRIPOLI, USA: The business climate for the semiconductor industry is deteriorating, according to our upcoming report “Hot ICs: Market Analysis and Forecast of the Top 15 IC Sectors”.

Along with fellow DRAM manufacturers Samsung, Hynix, Elpida, Micron (MU) will suffer from slowing sales of electronic gadgets and personal computers. In the CPU sector, the slowdown in PC sales will affect Intel (INTC) and AMD (AMD). Foundries such as TSMC (TSMC) and UMC (UMC) will also feel the impact.

Our proprietary global leading indicators had turned down. The hyper-growth already exhibited through 1H 2010 cannot be sustained because the poor macroeconomic climate could not support 50+ percent semiconductor growth.These proprietary leading indicators, which have continued to be refined over the past 15 years and show a clear correlation with semiconductor sales, indicate that a correction in the market is imminent.

As sales drop in electronic gadgets, the most pronounced affect will be in the DRAM sector, where sales grew 135 percent in Q2 2010 compared to Q2 2009.

The drop in semiconductor sales will usher in a corresponding drop in semiconductor equipment and materials sales. The front-end market will suffer pushouts and the lithography sector will be impacted most, where sales of $35 million immersion DUV tools have flooded the market of late.

ASML (ASML) is the largest supplier of immersion DUV lithography tools. Publically held material suppliers such as Air Products (APD), OM Group (OMG), Dow Chemical (DOW), and Cabot Microelectronics (CCMP) will also be impacted by slower utilization of their products as semiconductor sales drop.

Year 2010 is becoming very reminiscent of 2000, where poor inventory control, fear of IC shortages, and concern over long waiting times for leading-edge equipment spelled disaster, and we ended the year with $10 billion in excess IC capacity and a shattered equipment industry that took years to claw out of the red and has never fully recovered until this year.

I’ve noted repeatedly in this space that forecasts for the semiconductor and equipment industries seem to get bigger with each monthly announcement, and the fragile economies of the Western world do not warrant such growth.

domenica 15 agosto 2010

L'allarme del pm antimafia Paci "Dimenticato il reato di antiriciclaggio"

L'allarme del pm antimafia Paci "Dimenticato il reato di antiriciclaggio"

I magistrati e persino il governatore della Banca d'Italia l'avevano invocato a gran voce, Alfano l'avevo dato per inserito nel pacchetto all'esame del Parlamento, ma nel testo finale approvato a inizio agosto dal Senato non c'è

Virus A, gli esperti dell’Oms sul libro di BigPharma

Virus A, gli esperti dell’Oms sul libro di BigPharma: "

E’ ufficiale, l’emergenza per la febbre “suina”, il Virus A, H1N1, che ha sconvolto il mondo lo scorso inverno, è finita. Lo ha proclamato l’Organizzazione mondiale della sanità con una dichiarazione formale della sua direttrice Margaret Chan, lo scorso 10 agosto. Non ci sono stati sfracelli, i morti sono stati molto meno di una banale influenza ma le società farmaceutiche globali hanno guadagnato un sacco di soldi dalla realizzazione di un vaccino che si è rivelato poi inutile. Forse perché quelle società hanno dentro la stessa Oms più di qualche sponda. Non siamo noi sospettosi a denunciarlo ma lo ammette la stessa Oms che l’11 agosto ha pubblicato la lista completa dei componenti il suo Comitato d’urgenza; lista dalla quale emergono, comprovate, i legami fortissimi con l’industria farmaceutica.

Il Comitato di Urgenza è composto da 16 nomi che possono essere consultati sul sito ufficiale dell’Oms. Di questi, solo sei hanno pubblicato, sullo stesso sito, la “dichiarazione di interesse”, cioè una scheda in cui vengono riportati curriculum e eventuali conflitti di interesse. Benché, in calce alla dichiarazione, la stessa Oms precisi che non si riscontrano “conflitti particolari” e che comunque questi legami erano stati resi noti agli altri membri del Comitato, quello che si legge desta più di un’inquietudine.

La dottoressa Nancy Cox riceve regolarmente «supporto finanziario» per la sua attività di ricerca direttamente dalla Ifpma, cioè l’associazione internazionale delle industrie farmaceutiche. Il professor Arnold Monto ha svolto consulenze proprio nel campo delle influenze pandemiche e/o stagionali per Gsk, Novartis, Roche, Baxter and Sanofi. cioè le principali società produttrici di vaccino. Il dottor John Wood ha avuto contratti per le sue ricerche in Inghilterra con Sanofi, Csl, Ifpma e Novartis. Ancora in Gran Bretagna, la professoressa Maria Zambon riceve fondi dalle industrie produttrici di vaccino come Sanofi, Novartis, CSL, Baxter and GSK. Consulenze sempre per Roche e Gsk, infine, da parte del professor Neil Morris Ferguson. Solo uno dei sei ha dichiarato di aver collaborato solo con le associazioni del trasporto aereo, mentre gli altri dieci “saggi” – tra cui non figurano italiani – non hanno rilasciato dichiarazioni di “interesse”.

L’influenza A ha provocato nel mondo 18500 decessi contro i 250-500 mila attribuibili ogni anno all’influenza stagionale. Un rapporto incredibile che non giustifica in nessun modo l’allarme lanciato lo scorso anno e che spinse i governi a stanziare circa 10 miliardi di euro, finiti nelle casse delle grandi case farmaceutiche, per la produzione di vaccini che oggi, spiega ancora l’Oms, «non servono più a niente». L’Italia stanziò circa 400 milioni di euro assicurandosi 48 milioni di dosi. Lo scorso luglio il governo ha ammesso che circa 8 milioni di dosi, su 12, sarebbero state gettate. Non solo, altre 12 milioni acquistate ma non ritirate saranno a carico dello Stato per via di un contratto capestro firmato dal ministero della Sanità con la Novartis. Da ricordare che lo scorso anno il ministro della Salute era Maurizio Sacconi la cui moglie è direttrice di Farmindustria. Un conflitto di interessi che allora non colpì a sufficienza e che forse andrebbe meglio indagato.

Negli Usa sono stati già gettati via 40 milioni di dosi per una perdita di 260 milioni di euro. Come spesso capita, un disastro per le finanze pubbliche un affari per poche multinazionali.

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Il centro sociale di Berlino [La giornata]

Il centro sociale di Berlino [La giornata]: "

La porta è una lastra di metallo sudicio che promette di aprirsi sul peggior bagno di Berlino. Sopra alla colla secca di centinaia di adesivi staccati ci sono centinaia di adesivi attaccati che parlano di qualunque cosa in qualunque lingua, anche in italiano, idioma letterario finché rimane all’interno dei confini nazionali. Fuori dall’italofonia diventa spesso il dialetto sgarbato di chi tende a esportare solo il peggio di sé. Il bagno del Café Zapata non mantiene le promesse.

'Fini? Vi spiego il suo golpe'

'Fini? Vi spiego il suo golpe': "Il presidente della Camera vuol tirarla in lungo finché non scadrà il legittimo impedimento. Per poi diventare premier alleandosi con Tremonti e con la Lega. Parla l'ultrà berlusconiano Giorgio Stracquadanio"

Silvio: la Tulliani mi cercava

Silvio: la Tulliani mi cercava: "'Ha cercato di venire a Palazzo Grazioli e di sedersi a tavola vicino a me. La feci allontanare e da allora aizza Fini'. Così il premier spiega la rottura nel Pdl"

Berlusconi, i fondi neri e le off shore di Marina e Piersilvio

Berlusconi, i fondi neri e le off shore di Marina e Piersilvio: "

Adesso il Pdl e Il Giornale chiedono all’unisono le dimissioni di Gianfranco Fini dalla presidenza della Camera. È una svolta epocale. Se davvero anche nel centrodestra passa il principio che chi si trova coinvolto in vicende poco chiare deve gettare la spugna, le prossime dimissioni toccano a Silvio Berlusconi.
Infatti la storia  dell’appartamento di Montecarlo di An venduto a due società off shore e affittato al cognato del leader dei ribelli del Pdl per ora va ancora tutta scritta al condizionale. Certa, perché certificata dalle sentenze,  è invece è quella delle  società off shore create dal Cavaliere per regalare ai propri figli Marina e Piersilvio i fondi neri creati dal suo gruppo con compravendite di programmi televisivi.

Ecco come Peter Gomez e Antonella Mascali l’hanno raccontata nel loro libro “Il regalo di Berlusconi. Comprare un testimone, vincere i processi e diventare premier. La vera storia del caso Mills”.
Domenica 18 luglio 2004 i magistrati convocano in gran segreto David Mills a Milano. Per la prima volta l’avvocato viene sentito non nelle vesti di testimone, com’era accaduto negli anni precedenti, ma in quelle di indagato. Le carte recuperate all’estero dimostrano infatti come l’avvocato avesse avuto un ruolo attivo nella falsificazione dei bilanci del gruppo. E soprattutto come avesse mentito quando, ascoltato sotto giuramento a Milano, aveva sostenuto di non sapere nulla o quasi di Century One e Universal One, due società off shore, utilizzate per accantonare fondi neri, dai conti correnti delle quali un collaboratore del Cavaliere aveva prelevato più di 100 miliardi di lire in contanti.

Nel 1998, durante la sua testimonianza in aula sul caso All Iberian, Mills, per esempio, aveva risposto così alle domande dei magistrati:

PM. … Lei sa che cosa sono queste società?
M. No. Precisamente no, perché lei deve capire che io non ho seguito le società da vicino e in dettaglio. Era la Maynard [Tania, una collaboratrice di Mills ndr] che aveva il lavoro di seguire le società giorno per giorno. Io sicuramente ho saputo, ho sentito parlare di queste società, ho sentito dire i nomi, ma dalle ricerche che feci a suo tempo mi risultava,
quelle due società mi risultavano di essere di proprietà di Arner, cioè mi han detto che erano di Arner allora. [...]

PM. Lei sa che tipo di attività hanno condotto queste due società?
M. Io, come dicevo, ho sentito che commercializzavano dei diritti, ma non so precisamente cosa.

Adesso però i pubblici ministeri hanno in mano dei nuovi documenti, scoperti in febbraio durante una rogatoria all’isola di Guernsey, allegati a un grafico che descrive la catena di controllo di Accent e di Timor, le due offshore poi ribattezzate Century One e Universal One. Dal disegno risulta che le due società, utilizzate per incassare i fondi neri provenienti dalla compravendita di film sono controllate da due trust: il Volcameh Trust e il Muesta Trust, accanto ai nomi dei quali sono annotate due sigle: «M.B.» e «P.S.B.».

Chi si nasconda dietro a quelle iniziali emerge poi chiaramente da un secondo documento intitolato Proposed Holding Structure, nel quale, tra l’altro, si legge:

1. Devono essere create due strutture identiche, una per il figlio A e una per il figlio B.
2. Ogni struttura sarà composta da una società residente alle Isole Vergini Britanniche (che acquisterà le azioni delle società italiane) posseduta al 100 per cento da una società irlandese non residente. Le azioni di ogni società irlandese verranno detenute da una trust company separata residente in Guernsey. Le «trust companies» verranno create ad hoc. Le azioni di ogni società saranno detenute nella forma di uno «strict trust» per X, per l’intera durata della sua vita, e successivamente per un figlio.
3. Il direttore di ogni società BVI sarà la Sig.ra T. Ghazvini, un’impiegata  di Carnelutti e capo del dipartimento dei servizi societari (che non potrà vendere alcuna partecipazione senza l’approvazione della società irlandese). Un Power of Attorney [procura] verrà dato a Carlo Bernasconi per lo scopo di fare attività commerciale per procurare gli introiti necessari per la società.

Quando nel 2004 l’incartamento viene mostrato a Mills durante il suo interrogatorio, l’avvocato inglese sbianca. Poi, dopo un lungo sospiro, confessa:

I beneficiari economici delle società Accent e Timor erano rispettivamente Marina e Pier Silvio Berlusconi, come è scritto chiaramente nel documento. I nuovi nomi Century One e Universal One ci sono stati suggeriti da persone della Fininvest, a memoria di Candia Camaggi, perché si volevano nomi che avessero a che fare con il mondo del cinema.

È la svolta. Proprio Candia Camaggi aveva sostenuto fin dal 1994 che quelle due società appartenevano a «ex dirigenti delle major». A suo dire, insomma, erano state le grandi case cinematografiche statunitensi a imporre le due intermediarie offshore. E da allora tutti i difensori di Berlusconi avevano ripetuto la stessa versione: «Sono società del tutto estranee a Fininvest e Mediaset ». Di fronte all’appunto intitolato Proposed Holding Structure, invece, l’avvocato Mills mette a verbale tutta un’altra storia:

Io sapevo che Livio Gironi [il tesoriere della Fininvest, ndr] era direttamente legato a Silvio Berlusconi, che era l’uomo che gli amministrava il patrimonio personale. Ho avuto conferma di questo fatto in un incontro per me importante, avvenuto a Milano in quella che credo fosse la casa di Berlusconi: era una villa con un bellissimo giardino e una biblioteca a due piani, in legno [via Rovani a Milano, ndr]. Fu in quell’occasione che Gironi mi disse che bisognava fare un’operazione: lo scopo fondamentale era destinare una parte del patrimonio privato di Silvio Berlusconi ai figli del suo primo matrimonio. L’idea era costruire due veicoli societari che dovevano fare trading (intermediazione) sui diritti e quindi ottenere profitti, che si voleva fossero destinati a Marina e Pier Silvio. [...] Il documento l’ho scritto con le indicazioni che mi ha dato Gironi: fu lui a dirmi che la cosa doveva restare assolutamente riservata e quindi era necessaria una banca fuori d’Italia. Fu sempre Gironi a sottolineare che i figli sarebbero stati i beneficiari, ma la gestione pratica doveva essere sempre soggetta al consenso di Silvio Berlusconi, che nel documento viene denominato «X». Il punto 5 [del documento] serve a spiegare in modo semplice cosa sia un «trust»: era necessario perché Berlusconi comprendesse anche l’aspetto legale. Ovviamente nella famiglia hanno fatto le loro valutazioni e poi Vanoni [un manager indagato, ndr] mi ha riferito alcune modificazioni. Prima di tutto il documento non sarebbe stato firmato da Silvio Berlusconi, ma dai due figli, che così avrebbero assunto il doppio ruolo di costituente («settlor») e di beneficiario. Inoltre si voleva legare la possibilità di compiere atti di disposizione al consenso di alcune persone di fiducia di Silvio Berlusconi: intendo dire Gironi, Foscale e Confalonieri, che rappresentavano la volontà di Berlusconi.

Per la procura, le parole di Mills sono la conferma di come l’allora leader di Forza Italia gestisse personalmente la gran parte dei fondi neri che venivano creati con la compravendita dei diritti.

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I Fini a senso unico

I Fini a senso unico: "

L’insistenza con cui tutti giornali italiani chiedono spiegazioni a Gianfranco Fini sull’affaire monegasco è una cosa positiva. È un bene che pure in questo Paese chi fa politica cominci finalmente ad abituarsi all’idea di dover rispondere alle domande poste dall’opinione pubblica. Ed è un bene che anche i Tg, per una volta, seguano con attenzione un caso controverso che riguarda un potente eletto in parlamento.

Del resto, come si fa a non essere d’accordo persino con il Corriere della Sera quando, dopo aver letto l’articolato comunicato firmato presidente della Camera sulla questione dell’appartamento di Montecarlo, abbandona la sua proverbiale prudenza e scrive che, nonostante tutto, “i dubbi restano”.

E poi, almeno in linea di principio, sempre il quotidiano di via Solferino, ha pure ragione quando ricorda che vendere una casa come ha fatto Alleanza Nazionale “a soggetti creati proprio per sfuggire al fisco (due società off shore ndr) non è forse il comportamento più lineare per un partito di governo”.

Tutto bene, insomma. No, perché tranne pochissime eccezioni (e noi de Il Fatto ci consideriamo tra queste) le domande scomode i giornali e le tv italiane le fanno solo a senso unico. Cioè solo ai nemici o agli avversari del presidente del Consiglio.

Eppure, se solo si volesse restare nel campo delle off shore, si potrebbe chiedere conto e ragione proprio a Silvio Berlusconi delle decine e decine di società domiciliate nei paradisi fiscali di mezzo mondo a lui direttamente riconducibili (lo ha stabilito la sentenza per la corruzione dell’avvocato inglese David Mills).

Se invece si volesse parlare di residenze estere, abitate non da parenti o affini, ma direttamente dai proprietari poi entrati in politica, ci si potrebbe sbizzarrire tra Antigua e le Bermuda dove di ville, ovviamente controllate da off shore, il Cavaliere ne possiede almeno sei.

Anche sulle tasse c’è poi solo l’imbarazzo della scelta. Per essere assolto – con la formula “perché il fatto non costituisce più reato” – dall’accusa di aver accantonato, sempre all’estero, più di millecinquecento miliardi di lire di fondi neri, il premier ha dovuto far approvare una legge apposita. E nonostante le promesse che andavano nel senso esattamente contrario ha quindi aderito a più o meno tutti i condoni fiscali varati dai suoi governi.

Roba vecchia, diranno in molti. Berlusconi negli anni è cambiato. Sarà. Fatto sta che solo la legge sul legittimo impedimento lo mette oggi al riparo dal processo Mediatrade. Un procedimento in cui è accusato di “appropriazione indebita” e “frode fiscale” per aver concorso nel 2002-2005 (mentre era presidente del Consiglio) a rubare 34 milioni di euro dai bilanci di Mediaset (società quotata) e a frodare il fisco per 8 milioni di euro con effetti tributari sensibili ancora fino al settembre 2009.

Ovviamente l’elenco delle domande che andrebbero fatte a Berlusconi (e che nessuno nei Tg e in quasi tutti i giornali fa) è molto più lungo.

Se solo se ne avesse il coraggio, si potrebbe parlare con lui di mafia e di mazzette. O si potrebbero addirittura contestare al premier le ostentate frequentazioni con un pregiudicato per corruzione giudiziaria: l’avvocato Cesare Previti che comprò i giudici del caso Mondadori con soldi, e in nome e per conto, del suo più celebre cliente. In fondo l’accusa mossa al coordinatore del Pdl, Denis Verdini, almeno dal punto di vista politico, è una sola: essersi visto ripetutamente con un tipaccio (amico di Berlusconi e Dell’Utri) come Flavio Carboni.

Intendiamoci, tutto questo non sposta di una virgola il dovere di Fini di spiegare, meglio di quanto non abbia fatto finora, che cosa è successo nel principato di Monaco. Ma chiarisce bene il motivo per cui le tv generaliste perdono ormai un milione di telespettatori all’anno e la stampa italiana è sempre più in crisi. I lettori e i telespettatori a poco a poco il gioco (sporco) dei media lo stanno capendo. E per tutti diventa ormai evidente come in Italia, quando si parla di giornalisti, ma non solo, il problema sia sempre quello evidenziato molti anni fa da Leo Longanesi: “Qui non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi”.

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sabato 14 agosto 2010

La vera Elisabetta? Vi dico che solo Fini poteva cascarci


La vera Elisabetta? Vi dico che solo Fini poteva cascarci


Ho frequentato la Tulliani, per questo mi sembra impossibile che Gianfranco sia finito travolto da una donna così innocente. Veniva a trovarmi per allegria, come in un luogo esotico e senza secondi fini. Lui è rimasto soggiogato dalla bella Ely. Brava ragazza, però tiene famiglia. A me chiese solo il rinnovo della freccia Alata. Per non essere coinvolto, smisi di vederla

L’origine del QWERTY fra miti e fatti

L’origine del QWERTY fra miti e fatti: "

Le lettere sulle tastiere sono disposte davvero in modo da rallentare la scrittura?


Fonte foto: Audrius Meskauskas, Wikipedia
Chiunque usi un computer se l'è chiesto o sentito chiedere almeno una volta: perché le lettere sulle tastiere sono disposte apparentemente a caso, ma con una parvenza d'ordine alfabetico nella terza fila, con la sua sequenza DFGHJKL?

Di solito la risposta è che questa disposizione delle lettere risale ai tempi delle macchine per scrivere meccaniche e fu concepita per rallentare i dattilografi che correvano troppo e ne facevano inceppare i meccanismi, ma è vero solo in parte.

L'origine di questa disposizione bizzarra è effettivamente dovuta alle prime macchine per scrivere meccaniche commerciali, risalenti al 1860 circa, dalle quali derivano le attuali tastiere per computer. Inizialmente ogni inventore aveva proposto una disposizione differente, ma nel 1873 la Remington adottò quella scelta dallo statunitense Christopher Sholes per la sua Type-Writer, il cui successo commerciale definì lo standard di fatto per la posizione delle lettere sulla tastiera, che è fondamentalmente quello che usiamo tuttora anche se le ragioni per cui nacque sono completamente obsolete.

Sholes aveva proposto inizialmente (nel 1867, brevetto USA 79868) una disposizione sostanzialmente alfabetica: due sole file di tasti, con le lettere dalla A alla M in basso e quelle dalla N alla Z in alto; a sinistra, sulle stesse file, c'erano le cifre, senza 0 e 1 (che si digitavano usando la O e la I). Si potrebbe dire che il tastierino numerico fu inventato allora.

Il problema di questa disposizione sensata era che battendo a macchina velocemente, i bracci dei martelletti sui quali erano collocate le singole lettere (che colpivano un nastro inchiostrato per imprimere i caratteri sulla carta) tendevano ad incastrarsi fra loro quando venivano azionati in rapida sequenza due bracci adiacenti. La magagna fu risolta collocando le coppie di lettere più frequenti della lingua inglese (per esempio T e H oppure S e T) in modo che i loro bracci fossero fisicamente distanti l'uno dall'altro.

Ma non è vero che la disposizione QWERTY (poi mutata in QWERTZ in alcuni paesi) fu inventata per rallentare i dattilografi affinché non facessero inceppare la macchina: al contrario, serviva per consentire loro di scrivere più rapidamente senza inceppamenti. Del resto, la macchina per scrivere era stata inventata proprio per consentire di scrivere più in fretta che a mano nell'era industriale, che pretendeva sempre più velocità. Non avrebbe avuto senso rallentare il suo operatore.

Tuttavia lo studio sistematico dell'efficienza e l'ergonomia dovevano ancora nascere, per cui la disposizione di Sholes non fu ottimizzata a fondo (è per questo motivo che persiste una parziale sequenza alfabetica). E non fu affatto pensata per ridurre e distribuire razionalmente il carico di movimento e di lavoro sulle dieci dita: in inglese, lingua per la quale fu concepita questa disposizione, il 52% delle digitazioni è nella fila superiore invece che in quella centrale, dove le dita stanno di norma, e la mano sinistra lavora molto più della destra. Disposizioni alternative, come la Dvorak (1936), scrivono il 70% delle parole senza spostare le dita dalla fila centrale.

Un altro retaggio che persiste nelle tastiere odierne senza alcuna ragione è la disposizione sfalsata dei tasti, nata inizialmente per fornire spazio alle leve sotto ciascun tasto. Questo sfalsamento obbliga il dattilografo a movimenti diagonali inutili ed inefficienti.

Allora perché non adottiamo una disposizione più efficiente, ora che la tecnologia ha eliminato tutte queste limitazioni? Per inerzia. Le nuove generazioni iniziano ad usare la disposizione QWERTY perché la trovano ovunque intorno a loro e rieducare centinaia di milioni di persone all'uso di una disposizione differente sarebbe costoso e traumatico. Dubbiosi? Provateci voi: oggi è facile comperare tastiere alternative e impostarle nel vostro computer, che già le supporta da tempo, eppure non lo fa nessuno. E così andiamo avanti nell'era del microchip con un sistema inventato quando si usavano leve, molle, martelletti e rulli inchiostrati. È come se guidassimo le nostre automobili usando le briglie. Mai sottovalutare il potere della pigrizia.

Fonti: BBC, Discover Magazine.
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Registro patchato, XP aggiornato

Registro patchato, XP aggiornato: "Non uno, ma ben due differenti hack per convincere Windows XP Service Pack 2 ad accettare aggiornamenti riservati al SP3. Una soluzione tampone per evitare la falla shortcut

Free Microsoft Security Essentials Receives VB100 Certification

Free Microsoft Security Essentials Receives VB100 Certification: "Microsoft’s free security offering designed for customers running genuine versions of Windows 7, Windows Vista and Windows XP has received the VB100 award for the August 2010 Edition of Virus Bulletin.

Microsoft Security Essentials has managed to successfully pass through the tests from VB, noted Microsoft’s... (read more)"

domenica 8 agosto 2010

Veronesi: inattendibile e presuntuoso

Veronesi: inattendibile e presuntuoso: "

I giornali hanno messo in evidenza la candidatura di Umberto Veronesi a capo della futura Agenzia per la sicurezza nucleare, riportando interventi pro e contro questa ipotesi. Invece di rimuginare, come stanno facendo molti commenti, sui presunti problemi all’interno del PD, totalmente ininfluenti sul merito delle questioni in gioco, vorrei mettere in risalto l’intenzione mistificatoria che sta alla base del sostegno del Governo ad una persona schierata aprioristicamente a favore dell’atomo, ma apparentemente obiettiva per la sua credibilità presso il grande pubblico in ragione dei suoi meriti scientifici nel campo dell’oncologia. Una disciplina questa che riguarda certamente la salute, ma che non può essere minimamente confusa con le conoscenze necessarie per affrontare una scelta complessa e interdisciplinare come del ritorno del nucleare al centro della politica energetica del Paese. Non a caso lo scienziato-imprenditore, conscio della sua impreparazione al riguardo, ha azzardato affermazioni del tutto inattendibili per chi si occupa di atomo sole e energia, liquidando “l’irrazionalità degli ambientalisti” con la sua fede nella “ragionevolezza meccanicista”. Le affermazioni di Veronesi sono indicative di quale sarà la strategia informativa del fronte filonucleare e vanno perciò confutate da subito come farina non solo del suo sacco. Scelgo tre punti in particolare.

1) “I costi in ricerca per le energie rinnovabili sono eccessivi. Meglio è stare nel solco della fisica nucleare”. Secondo quale politica e sulla base di quali conti – sono proprio curioso di vederli…!!! – sarebbero insostenibili gli sforzi per approdare alle fonti naturali? E quanto costerebbe invece la sicurezza dei reattori e il trattamento delle scorie, problema che nessuno ha mai affrontato seriamente? Rispetto poi ai costi dell’impresa nucleare, è’ solo di pochi giorni fa un articolo del New York Times che riferisce come il kilowattora solare attuale costi 16 centesimi di dollaro meno di quello prodotto dalle centrali nucleari in progettazione. Senza contare che l’atomo necessita di pesanti investimenti pubblici e del trasferimento del rischio finanziario sulle spalle dei consumatori e dei cittadini che pagano le tasse.

2) “Il nucleare ci affrancherebbe dal petrolio, dalle guerre per il suo possesso, dai rischi catastrofici”. Ma il petrolio riguarda soprattutto i trasporti e una quota di produzione elettrica che l’uranio non sarebbe certo in grado di sostituire. E ci si dimentica della flotta che incrocia nelle placide acque antistanti Walvis Bay in Namibia, dove ha sede la miniera di uranio di Roessing, una delle piu’ grandi miniere a cielo aperto dell’intero universo? Se infine perforare la roccia per far scaturire petrolio e’ una operazione zeppa di rischi, figuriamoci il nucleare…!!! Giova ricordare che i disastri nucleari sono definitivi, rispetto alla scala dei tempi umana.

3) “Il rischio per la salute del nucleare è ormai prossimo allo zero”. Non capisco la logica di questa frase: se il rischio esiste, per quanto vicino allo zero esso possa essere, è pur sempre diverso da zero. L’espressione “vicina allo zero” induce a credere che il rischio-incidente sia così remoto da non doversi neppure prendere in considerazione. Perché allora sbandierare come sicuri i futuribili reattori di “quarta generazione” se già siamo a rischio zero?

4) “ Bisogna non aver dubbi sul ritorno del nucleare perché la scienza smonta le paure e la maggioranza degli scienziati sta dalla parte dell’atomo”. Per la verità, la vera scienza pensa alla vita prima che ad un progresso astratto avulso dai limiti che la biosfera pone alle trasformazioni chimico-fisiche. E il nucleare non e’ tanto un problema di tecnologie abilitanti, quanto di tecnologie e prassi prevenienti. Il che coinvolge un mare di discipline umane e sociali, prima ancora che tecnologiche. E da quando in qua la scienza e’ questione di consenso e non invece di continua ridiscussione anche dei principi piu’ consolidati e di proposizione di visioni del mondo alternative?

Il rischio che Veronesi favorisca e accrediti una strumentalizzazione già preparata da tempo è tutt’altro che remoto. La campagna mediatica annunciata da Berlusconi è cominciata, e come sa bene il Capo del Governo, non importa se ciò che dici sia vero e giusto: basta che sia ripetuto in modo accattivante e perdurante, magari con l’imprinting di personaggi noti e popolari, come un oncologo di fama .

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Il bastone della Lega deciderà la partita

Il bastone della Lega deciderà la partita

Anche il giudice Rosario Priore si dice convinto che la strage di Bologna non fu “fascista”, ma palestinese. Ormai sulla via del ravvedimento, si aspetta che ammetta che anche l’aereo di Ustica fu abbattuto da una bomba araba. La verità ignobile viene piano piano a galla, onore a quanti nella Commissione Mitrokhin si batterono per la giusta pista.

Anche il giudice Rosario Priore si dice convinto che la strage di Bologna non fu “fascista”, ma palestinese. Ormai sulla via del ravvedimento, si aspetta che ammetta che anche l’aereo di Ustica fu abbattuto da una bomba araba. La verità ignobile viene piano piano a galla, onore a quanti nella Commissione Mitrokhin si batterono per la giusta pista.: "

Vi consigliamo la lettura anche dei commenti….

http://www.focusonisrael.org/2010/07/27/strage-bologna-terrorismo-palestinese/


Strage di Bologna: l’ex giudice Priore rilancia la pista palestinese

Di Emanuel Baroz, in Attentati, Terrorismo



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Strage di Bologna, ex giudice Priore rilancia la pista palestinese



“Possibile matrice internazionale anche per l’attentato di san Benedetto Val di Sambro”


ROMA, 26 lug – La strage di Bologna come reazione del terrorismo palestinese all’arresto di un responsabile di alto livello del Fronte popolare, che aveva la sua base operativa proprio nel capoluogo emiliano. A evocare un simile scenario è Rosario Priore, giudice istruttore di alcuni dei più importanti processi della storia giudiziaria italiana, dall’eversione nera e rossa al caso Moro fino alla strage di Ustica e l’attentato a Giovanni Paolo II.


Presentando alla sala del Cenalcolo della Camera il libro-intervista scritto con Giovanni Fasanella (“Intrigo internazionale: perché la guerra in Italia. Le verità che non si sono mai potute dire”), il magistrato ripercorre le possibili tappe che potrebbero aver portato alla strage del 2 agosto. “Nel novembre del ’79 avevamo arrestato a Ortona tre autonomi romani (Daniele Pifano, Giuseppe Nieri e Giorgio Baumgartner, ndr) che stavano trasportando due missili terra-aria bulgari, destinate ai terroristi palestinesi – afferma Priore -. Quell’operazione portò anche all’arresto di Abu Anzeh Saleh, un dirigente del Fronte popolare che era il responsabile dell’organizzazione in Italia.


L’organizzazione pretendeva assolutamente la liberazione di questa persona, perché la ritenevano una violazione del ‘lodo Moro‘ (basi logistiche in Italia in cambio della non belligeranza, ndr)”. Nonostante un comunicato ufficiale del Comitato centrale del Fplp, Saleh invece condannato dal Tribunale di Chieti e la sentenza venne poi confermata dalla Corte di Appello dell’Aquila.


“I messaggi che si scambiavano le nostre polizie sono inequivocabili e fanno un riferimento diretto all’ipotesi di una grande strage nel nostro Paese – prosegue Priore -. Ricordo una comunicazione del direttore del Sisde, Grassini, che poco prima del 2 agosto diceva ‘siamo agli ultimi giorni, si sente parlare di una rappresaglia pesantissima’”. Per il magistrato, insomma, nessuna trama nera ma una matrice internazionale, la stessa che potrebbe essere dietro la strage di Natale a san Benedetto Val di Sambro. Una convinzione maturata leggendo “le relazioni dei servizi orientali”.


“Probabilmente anche quella strage – spiega Priore – fu dovuta all’arresto di un terrorista, fermato a Fiumicino con le valigie piene di esplosivo”. Il risultato della mancata liberazione fu un nuovo sanguinoso attentato, dovuto al peso di organizzazioni internazionali, come il Fronte popolare palestinese o il gruppo di Carlos, che avevano “una forza tale da imporre rappresaglie enormi”. Priore ha ricordato come anche la Francia abbia subito pressioni dal gruppo di Carlos a causa dell’arresto di due membri dell’organizzazione. “Per due anni ci fu una seria impressionante di attentati su treni veloci nelle stesse modalità con cui avvennero in Italia, che finirono solo quando i due vennero espulsi dal Paese”.


(Fonte: Il Velino, 26 luglio 2010)


4 Commenti Scritto da Emanuel Baroz


Termini legati all’articolo: Abu Anzeh Saleh, attentati , attentato di san Benedetto Val di Sambro, Daniele Pifano, FPLP, Giorgio Baumgartner, Giuseppe Nieri, lodo Moro (basi logistiche in Italia in cambio della non belligeranza), Rosario Priore, Stra di Bologna 2 Agosto 1980, strage di Bologna, Terrorismo, terrorismo palestinese.

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  1. Aron  Sperber Carlos aveva avuto strette relazioni con la PFLP negli anni  70, ma dopo la morte di Wadi Haddad le relazioni si erano raffredate e Carlos  dal 79 aveva iniziato a lavorare „per conto suo“ – e fu Gheddafi che in quel  periodo (79-83) dava lavoro all´impreditore privato dell terrorismo. Anche se c´era un accordo segreto chiamato “Lodo Moro“ che  permetteva ai palestinesi di usare il territorio italiano, un arresto per il  trasporto di un missile non significava una violazione dell accordo da parte  degli italiani (è chiaro che un accordo segreto non poteva garantire impunità  dopo atti criminali come il trasporto di un missile). È quasi impensabile che quell arresto poteva essere stato il motivo per  commettere una strage (che non aiutava per niente il loro uomo arrestato). E se Moro era veramente stato il „uomo dei palestinesi“ come Cossiga dice,  perchè i Brigadisti legati strettamente alla PFLP (Abu Anzeh Saleh era proprio  stato arrestato insieme a 3 brigadisti) avevano sequestrato e ucciso proprio  Moro? Il smascheramento del “Lodo Moro“ non averebbe significato un grande  scandalo per la politica italiana. Attivisti palestinesi potevano muoversi liberamente in quasi tutti paesi  occidentali. Che il SISMI di Andreotti abbia commesso depistaggi per coprire una strage  commessa dai palestinesi solo per proteggere un accordo come sicuramente  esisteva anche in altri paesi mi sembra assurdo. Che cosa poteva invece essere stato un motivo per ordinare a Santovito di  organizzare i depistaggi? Dopo il fallimento della Supertangente Eni-Petromin magari c´era la  possibilita di costruire un altra Supertangente – che poteva finanziere il  sistema Cossiga-Andreotti per altri 10 anni – con il petrolio del piu grande  terrorista prima di Osama bin Laden. 27  luglio 2010 alle 11:13 

  2. Gabriele  Paradisi Volevo segnalare il libro appena uscito: Dossier Strage di Bologna – La  pista segreta (Giraldi, Bologna 2010) Alle 10.25 del 2 agosto 1980 un ordigno esplosivo collocato  nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione centrale di Bologna  provoca il crollo dell’ala ovest causando 85 morti e oltre 200 feriti. È la  strage più grave dell’Italia repubblicana. Nonostante ventisette anni di  indagini e processi, di quella strage non sono mai stati individuati né il  movente né i mandanti. Tra il 1999 e il 2005, durante i lavori istruttori  della Commissione parlamentare sul terrorismo e le stragi (XIII legislatura)  poi con la Commissione d’inchiesta sul dossier Mitrokhin (XIV legislatura)  sono emersi elementi di straordinario interesse e del tutto inediti sui  collegamenti internazionali del terrorismo italiano e sulle reti operative dei  servizi segreti dell’Est nonché dei mukabarat dei principali Paesi arabi  durante la Guerra fredda, come Siria, Libano, Libia, Yemen del Sud e  Iraq. Grazie a queste informazioni è stato possibile riannodare i fili di  una trama tenuta segreta per 25 anni e scoprire le ragioni alla base  dell’accordo segreto con la resistenza palestinese, le minacce al governo  italiano per la vicenda dei missili di Ortona, i retroscena del traffico di  armi messo in piedi dall’Fplp (Fronte popolare per la liberazione della  Palestina) attraverso il territorio italiano e disarticolato nel novembre del  1979 così come le manovre segrete avviate dalla nostra intelligence per  evitare una grave azione ritorsiva contro il nostro Paese. Il lavoro di  ricerca ha permesso di recuperare dagli archivi non solo l’allarme lanciato  l’11 luglio 1980 (appena tre settimane prima della strage) dal direttore  dell’allora Ucigos sul pericolo di un’azione ritorsiva dell’Fplp per la  mancata liberazione del loro dirigente Abu Anzeh Saleh, arrestato e condannato  per il traffico dei lanciamissili Sam-7 Strela di Ortona, ma addirittura il  nome del terrorista tedesco presente a Bologna il giorno della strage, il  tedesco Thomas Kram, del quale mai nulla – dal giorno dell’attentato – era  trapelato all’esterno. Dal novembre 2005, proprio sulla base di questi  elementi, la Procura di Bologna ha aperto un nuovo fascicolo d’indagine su una  ipotesi investigativa mai approfondita prima di allora. Le investigazioni sono  ancora in corso. La prima parte di questo libro delinea questa pista segreta,  rimasta insabbiata per 25 anni: una feroce rappresaglia per la rottura  dell’accordo tra le autorità di governo italiane e la resistenza palestinese,  oggi noto come patto o «lodo Moro», che vedrebbe il coinvolgimento del gruppo  terroristico di Carlos, braccio operativo e militare del Fronte popolare per  la liberazione della Palestina. Scenario drammaticamente compendiato da un  documento, ritrovato dagli autori, rimasto sepolto per quasi un quarto di  secolo negli archivi del Tribunale di Venezia. Nella seconda parte del libro si racconta l’inchiesta che,  preso l’avvio da un’intervista al manifesto di Thomas Kram dell’agosto 2007,  portò a scoprire una manipolazione testuale nel Documento conclusivo di  centrosinistra della Mitrokhin di un documento di polizia, utilizzata poi dal  terrorista tedesco per spiegare la sua inquietante presenza a Bologna il  giorno della strage. Un saggio di chiusura di Gian Paolo Pelizzaro riepiloga  proprio i tanti misteri che avvolgono la figura del terrorista tedesco. La terza parte del volume raccoglie le voci degli stessi  protagonisti. Si passa così dai legami occulti del Kgb con il Fronte popolare  per la liberazione della Palestina di Wadi Haddad e George Habbash, alle  lettere di Francesco Cossiga sul «lodo Moro», agli avvertimenti di Bassam Abu  Sharif al governo italiano, ai depistaggi di Abu Ayad, alle numerose  interviste di Carlos, di Abu Anzeh Saleh, di Thomas Kram. Per chiudere, e  così conoscere, attraverso le interpellanze e le interrogazioni parlamentari,  le vivaci, ma poco note, discussioni avvenute nelle aule del Parlamento  italiano su una delle pagine più tragiche, misteriose e controverse della  storia italiana. 27  luglio 2010 alle 16:40

  3. bolognese vergognatevi a pubblicare questa robaccia che tutti sanno già falsa, ci  sono già state indagini in merito e non è che l’ennesimo tentativo di  depistaggio. E’ vergognoso che il titolare di questo sito echeggi questa  roba per buttare fango sui palestinesi che considera nemici, spero che questo  Emanuel Baroz si vergongi di tale bassezza e dei suoi insulti alle vittime  della strage e ai loro parenti, ma non mi stupirei se se ne fregasse  bellamente, mi pare un po’ troppo impegnato a non vedere altro che  Israele,anche acosto d’insultare gli italiani vittime di una strage che ancora  fa sanguinare il cuore dei loro parenti. Vergogna! 27  luglio 2010 alle 21:59

  4. Emanuel  Baroz @ bolognese: non capisco di cosa dovremmo vergognarci, visto  che sono parole del magistrato Rosario Priore..noi ci siamo limitati a  riportarle. Non abbiamo titoli per affermare che quanto detto da Priore sia  falso, ma sul fatto che sia esistito un accordo tra il Governo italiano  gestito dall’allora DC e il terrorismo palestinese internazionale credo sia  ormai un dato acclarato. Che poi si sia chiamato “lodo Moro”, “Accordo  Cossiga” (O Kossiga…), “patto Andreotti” o “Regola Craxi” sinceramente non ci  interessa…resta il fatto che il 9 Ottobre del 1982 la Sinagoga di roma fu  teatro di un sanguinoso e vile attentato effettuato da terroristi palestinesi. Infine: personalmente non considero i palestinesi dei nemici, a meno che  non siano terroristi. Se poi molte volte le due cose coincidono…beh, questa  non è certo colpa mia! 28  luglio 2010 alle 00:15


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Microsoft, martedi' di patch da record

Microsoft, martedi' di patch da record: "Redmond annuncia le novita' del prossimo Patch Tuesday, sottolineando il numero senza precedenti di bollettini di sicurezza da rilasciare. Molti i software aggiornati oltre a Windows, esclusi gli utenti di XP SP2.

sabato 7 agosto 2010

Pregiudicato senza processo

Pregiudicato senza processo: "

Questo è un paese infarcito di una infinità di regole la cui violazione è abitualmente tollerata. Un paese serio è un paese dove ci sono poche regole fatte ferreamente rispettare. Questa è la differenza fra il suddito e il cittadino: il suddito è un soggetto cui sono imposti infiniti obblighi e infiniti divieti; normalmente gli si permette di farne strame ma se alza la testa gli si chiede conto e ragione di tutte le violazioni fino a quel momento perpetrate. Il cittadino è un uomo a cui sono imposti pochissimi obblighi, pochissimi divieti per la cui violazione non c’è perdono, non ci sono il condono edilizio, il condono fiscale, l’amnistia, l’indulto: c’è il rigore. Ma, rispettati quegli obblighi, è un uomo libero e più nessuno può infastidirlo”.

Piercamillo Davigo


Sono tecnicamente un pregiudicato.

Prima o poi doveva capitare ed è capitato. Ma nella mia ingenuità mi prefiguravo che il momento del passaggio alla categoria ufficiale dei delinquenti avvenisse in modo più emozionante: dopo regolari gradi di giudizio, udienze estenuanti, un’altalena di deduzioni e controdeduzioni, prove, appelli, testimonianze, il timbro finale della Cassazione. Niente di tutto questo è avvenuto.

L’ho scoperto ieri. Me l’ha comunicato il mio avvocato: in una casuale verifica del mio casellario giudiziario, ha scoperto che ho subito una condanna definitiva a 790 euro di multa, della quale non sapevo niente.


La notizia criminis. Un mio speech all’Università Statale di Milano, tenuto il 19 febbraio 2007, a margine di un convegno a porte chiuse, presenti il ministro dell’Interno dell’epoca Giuliano Amato e l’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni.


Il reato. Ero in compagnia di tre o quattro amici, ma il reato di riunione non autorizzata (la solita storia: violazione dell’articolo 18 del Testo Unico di pubblica sicurezza) è stato imputato solo a me.


I fatti. Io e i miei amici intendevamo partecipare al convegno, di cui avevamo letto sui giornali, riservandoci di interpellare Paolo Scaroni sulla condanna per corruzione da lui patteggiata durante l’inchiesta Mani Pulite. Per evitare fuori-copione la polizia transennò i chiostri, impedì l’accesso al convegno a curiosi e studenti, ci piantonò a vista dietro le transenne. Io allora spiegai le ragioni della nostra presenza a una piccola folla di passanti, altri amici diffusero dei volantini su Scaroni. Nel frattempo apparve il prof. Gianandrea Goisis e interloquimmo vivacemente anche con lui, chiedendogli conto dei suoi rapporti con la Banca Popolare di Lodi e con Giampiero Fiorani.


La denuncia. L’episodio non ebbe strascichi, almeno così sembrava. Ce ne tornammo serenamente a casa. Non ricordo nemmeno una identificazione da parte della polizia. Ma qualcuno evidentemente voleva farcela pagare. Dalla questura (lo ricostruisco oggi) partì una denuncia alla procura della repubblica di Milano per riunione non autorizzata. Una delle tante, che raramente hanno prodotto un esito giudiziario e MAI (fino a questo episodio) una condanna in giudizio.


Il decreto penale. Quando la polizia invia queste denunce in procura, possono accadere due cose: la prima, la denuncia è presa in mano da un sostituto procuratore di tipo A, che legge, capisce al volo che si tratta di una stupidata e archivia o avvia un minimo di indagine per capire meglio; la seconda, la denuncia viene presa in mano da un sostituto procuratore di tipo B, che non pensa che si tratti di una stupidata, si fida della polizia e propone un decreto penale di condanna (forma di giudizio senza dibattimento, inventata per sveltire le procedure per i reati minori) a una multa. Devo aver incontrato un sostituto procuratore di tipo B.


La condanna. A questo punto le carte passano al giudice di turno, il quale può firmare il decreto penale o rispedire il fascicolo all’ufficio del pubblico ministero. In questo caso ha firmato, condannandomi senza processo e senza nemmeno guardarmi in faccia a una multa di 790 euro.


L’opposizione al decreto. Che cosa accade dopo una condanna per decreto penale? Se l’imputato decide di pagare la multa (o comunque non intende difendersi in giudizio), tutto finisce lì e la condanna entra nel casellario. Se l’imputato decide di difendersi in un regolare dibattimento, fa ricorso entro quindici giorni annullando di fatto la condanna. Per poter decidere il da farsi, l’imputato deve però sapere di essere stato condannato per decreto penale.


La notifica. La comunicazione dell’avvenuta condanna per decreto si chiama notifica. Di solito la esegue un ufficiale giudiziario. In alcuni casi anche i carabinieri. Se l’imputato non ha eletto domicilio presso un avvocato, e come potrebbe nel caso in cui sia ignaro della denuncia e della condanna?, la notifica viene eseguita all’indirizzo di residenza. Ebbene, posso affermare di non aver ricevuto direttamente alcuna notifica. Quando non trova nessuno a casa - mi dicono gli esperti - l’ufficiale giudiziario lascia un avviso scritto dicendo di ritirare la notifica presso gli uffici comunali. Ma anche di questo avviso non ho rinvenuto traccia alcuna. Domande. Chi mi garantisce che sia stato davvero lasciato nella buca delle lettere? E davvero una sentenza penale può essere affidata a un foglietto in una buca delle lettere?


La mancata impugnazione. Non avendo avuto notizia del decreto di condanna, ovviamente non ho potuto fare opposizione entro i canonici quindici giorni. Ecco il motivo per il quale la cosiddetta condanna è diventata definitiva. Se ne avessi avuto notizia, avrei certamente fatto ricorso. Sarei andato più che volentieri a processo. E sarei stato con tutta probabilità assolto, per lo stesso motivo per il quale sono stato assolto lo scorso aprile da un’analoga accusa: non commette il reato di riunione non autorizzata chi non mette concretamente a rischio la sicurezza pubblica.


La multa. Lo Stato per ora non mi ha chiesto di pagargli la multa alla quale mi ha condannato in questo modo.


E ora? Quel che posso fare è chiedere di vedere il fascicolo, ormai archiviato. E verificare il modo in cui è, anzi sarebbe stata eseguita la notifica. Se riesco a dimostrare che la notifica non è stata eseguita correttamente, la condanna è annullata. Se per qualche cavillo (in Italia i cavilli non mancano mai) non riesco a dimostrarlo, la condanna è confermata.


La morale. Quel 19 febbraio, come sempre, non ho e non abbiamo commesso alcun reato. Ho e abbiamo fatto qualcosa di positivo, diffondendo informazione, esprimendo la nostra riprovazione morale verso situazioni più che discutibili, cercando di scuotere le persone dall’indifferenza. Semmai un torto l’abbiamo subito, visto che ci è stato impedito, per discriminazione politica, di partecipare a un convegno pubblico. Il sistema poliziesco-giudiziario ormai serve a garantire i vip del crimine e a perseguire i deboli, e tra i deboli mostra una predilezione verso coloro che osano alzare un po’ la testa in difesa di una certa idea di giustizia. Il reato di riunione non autorizzata si conferma l’espediente di stampo fascista per tenere sotto scacco i dissidenti e per vendicarsi nei confronti di coloro che non stanno zitti: la digos lo usa esattamente in questo modo. Tra i magistrati esistono burocrati che condannano e chiedono condanne per un reato inesistente, senza nemmeno informarsi sui fatti: difendere l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, come abbiamo fatto e continueremo a fare, non significa difendere magistrati di questo tipo. Un sistema che, nel silenzio pressoché generale, si tiene come cavaliere del lavoro e capo di una di una maxi-azienda un pregiudicato per corruzione mentre condanna senza dargli la possibilità di difendersi chi lo dice in pubblico, è un sistema marcio. Nonostante il disgusto, mi farei condannare altre cento volte pur di continuare a contrastarlo, nell’esercizio esclusivo della mia libertà di espressione.

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Berlusconi ha fatto una gran cazzata e si è auto-ribaltonato. Adesso rischia la testa di premier senza ottenere le elezioni anticipate. Vi sceneggio il perché nell’immaginario (mica tanto) colloquio fra Silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Berlusconi ha fatto una gran cazzata e si è auto-ribaltonato. Adesso rischia la testa di premier senza ottenere le elezioni anticipate. Vi sceneggio il perché nell’immaginario (mica tanto) colloquio fra Silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.: "

Scena. SB, incazzato nero sale gli scaloni del Quirinale e va da Napolitano.


SB – “Presidente, i numeri dimostrano che non ho più la maggioranza in Parlamento, ma in compenso ce l’ho nel Paese. Le chiedo di sciogliere le Camere e restituire la parola al sovrano elettore”.


GN – Ma lei non ha avuto la sfiducia del Parlamento. Prima si deve dimettere e per dimettersi deve incassare una sfiducia. Ponga la questione di fiducia e poi torni.


(SB si fa sfiduciare il Parlamento e torna al Quirinale)


SB – Presidente, eccomi. Mi sono autosfiduciato. Ora sono dimissionario e le chiedo elezioni anticipate. Vorrei un reincarico per il disbrigo degli affari correnti e andare alle urne in autunno.


GN – Calma, calma caro SB. Lei è dimissionario e io accetto le dimissioni. Ma prima di sciogliere le Camere io ho non soltanto il potere, ma il dovere di verificare che ci sia una maggioranza diversa da quella che lei ha appena perso.


SB – Ma che fa, come Scalfaro ai tempi del ribaltone? Il Paese è con me, lo sanno tutti. Nessun ribaltone è tollerabile stavolta. Il popolo parlerà attraverso le urne.


GN – Oggi non è come ai tempi del ribaltone quando la Lega di Bossi se ne andò facendole perdere la maggioranza. Oggi è lei, caro SB, che dando esempio di rara stronzaggine, si è dato la zappa sui piedi e un calcio nelle palle…


SB  - Presidente, che linguaggio!


GN  - E quando ci vuole ci vuole. Chi cazzo glie l’ha fatto fare di decapitare la sua maggioranza cacciando Fini? Glie l’ha chiesto il dottore? E poi ha avuto la bella sorpresa di vedere che i finiani sono il doppio di quello che lei credeva.


SB – Ma mi avevano detto….


GN – E le hanno detto una cazzata. Lei crede sempre ai più stronzi di cui si circonda. Così si è perso la maggioranza perché lei l’ha licenziata a calci nel culo. E adesso si lamenta se io voglio vedere se questo Parlamento può tirare fuori per caso un’altra maggioranza?


SB – Ma così mi cuocete a fuoco lento e mi fate un governo che dura tre anni.


GN – Potevi pensarci prima, bello mio. Adesso verifico e poi ne parliamo. Grazie della visita e ciao ciao.


SB – E gli affari correnti?


GN – Se li scordi. Nessuno vuole le elezioni anticipate tranne lei e lei le vuole perché ha rotto con le sue mani la maggioranza che il popolo le aveva dato. Sono dunque cazzi rigorosamente solo  suoi. Mica siamo ai suoi ordini. E’ stato sfiduciato per sua stessa iniziativa? Ha fatto bene. Sarebbe successo comunque, prima o poi. Lei non ha più maggioranza e non ce l’ha perché ha voluto fare il gradasso anziché farsi due conti. Adesso la saluto che devo ricevere il professor Tremonti.


SB – No, Tremonti no! Quello lo vuole Bersani


GN – Lei ha una bella casa alle Bahamas, vero? E allora:  perché non se ne va a casa nelle Bahamas? Come diceva il grande Alberto Sordi: Ma ce l’hai ‘na casa? E vattene a casa!

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Invasione di Android

Invasione di Android: "Per la prima volta, i nuovi utenti del sistema operativo made in Google hanno superato quelli della Mela negli USA. Un evento importante, ma che gli osservatori non ci tengono a glorificare

Occhiali 3D, ecco le regole "Monouso, o disinfettati"

Occhiali 3D, ecco le regole "Monouso, o disinfettati"

giovedì 5 agosto 2010

La sinistra impose in tv la sottocultura

La sinistra impose in tv la sottocultura

La cosa di Azuni

La cosa di Azuni: "di G. Scorza - Una bozza di un documento per favorire il dibattito sulla governance di Internet. Brunetta invita con urgenza alla partecipazione, ma gli obiettivi sono vaghi. E' solo l'ultima delle quattro 'cose' del 2010

Sistema Elettorale...

Pietro Ichino ha presentato una proposta di legge per il sistema elettorale all'australiana.
(http://www.pietroichino.it/?p=9617)

Che ne pensate?

Fini piagnucolò qualche mese fa sotto il podio di Berlusconi: “Perché, sennò che fai? Mi cacci?”. E quello l’ha cacciato. Storia di un vicolo cieco e di un’occasione persa.

Fini piagnucolò qualche mese fa sotto il podio di Berlusconi: “Perché, sennò che fai? Mi cacci?”. E quello l’ha cacciato. Storia di un vicolo cieco e di un’occasione persa.: "

Fini non mi ha mai convinto, come progetto. Perché non ne ha. E Berlusconi, come fece Hitler con le SA nella notte dei lunghi coltelli, lo ha fatto fuori. Berlusconi è putinizzato, affascinato da un modello autoritario russo e bruciato dalla precedente esperienza del quinquennio 2001-2006 quando Casini e  Fini gli frissero le palle per cinque anni.


Ammaestrato da quella esperienza, ha cominciato col far fuori Casini che ci rimase di merda: non poteva credere che il capo lo mettesse alla porta. Poi SB fissò con le viti le chiappe di Fini sulla sedia della Camera e pensò: “Anche questo me lo sono levato dalle palle: promoveatur ut amoveatur”.


Ma Fini ci pensò un po’ e disse: “Eccellente posizione per puntare diritto al Quirinale. Di qui nessuno mi schiavarda per cinque anni e io mi faccio la campagna bipartisan. Comincio a distinguermi in ogni occasione, a prendere le distanze, a punzecchiare, senza rompere e senza dare tregua. Lavoro ai fianchi per la mia campagna elettorale.”


Berlusconi rispose: “Carino, forse hai capito male. Al Colle ci vado io e ci vado con una riforma istituzionale per cui io sarò Sarkozy e  Frattini, o Alfano, starà al Matignon di Palazzo Chigi. Dunque tu non vai da nessuna parte e se rompi i coglioni io ti faccio fuori.”


Fini pensò allora di adottare una strategia sfiancante: mai rompere, mai dare tregua, sempre riaffermare sia la fedeltà che i distinguo e puntare sul logoramento.


SB rispose: ” E io ti frego il partito e me lo porto a casa, salvo briciole”. E offrì oro incenso e birra, molta birra, ai pavidi colonnelli. Sicché poi Fini mi disse personalmente: “I più fascisti dei miei ex camerati hanno scelto Berlusconi perché vedono in lui il vero duce e in me un pericoloso democratico”.


Intorno si creava attesa, come ai tempi di Mario Segni: che farà Fini? Che ha in mente? Qual è il suo piano?


Ma Fini, come Segni dei primi anni Novanta, non ha alcun piano: logoramento e gioventù sono la sua sola strategia. In altre parole: Silvio, prima o poi, ha da morì e allora vengo io.


Sai che piano.


Poi si arrivò al Consiglio nazionale del PdL e stavamo tutti lì che aspettavamo come l’annunciazione il discorso della rottura da parte di Fini. E invece, l’indomito fece quello della ricucitura che sembrava Alberto Sordi.


Così, spiace dirlo, SB gli pisciò in testa. Prese il microfono e disse: “Mi sembra di sognare. E’ questo lo stesso uomo che fino a ieri ha detto questo e questo e questo….?”.


Fu allora che Fini capì che l’uomo di Arcore aveva già decretato la sua morte e di fronte alla sua durezza si alzò dal posto in prima fina e pronunciò quelle terribili, temerarie, fortissime, sgargianti parole appena un po’ tremebonde: “Perché? Sennò che fai? Mi cacci?”.


E oggi quello l’ha cacciato. Gli ha fregato il partito e Fini annuncia oggi una rivelazione folgorante: Berlusconi non è liberale. Fantastico. L’ha capito. Noi possiamo assicurargli che è anche un pericolo per la democrazia, perché ha imparato a stare in politica e a colpire i nemici fino ad ucciderli.


E non dimentichiamo che Berlusconi ha già avuto una cena pacificante con Casini cui ha detto: “Pier, faresti la ruota di scorta se avessi bisogno di un rinforzino, in cambio di un congruo ministero? Potremmo cominciare mandando alla vicepresidenza del CSM un tuo uomo di fidicia, come aperitivo. Il resto seguirà”.


Tutti quelli che pensavano che SB fosse alle corde sono serviti. Nessuno di loro ha un disegno politico. Nessuno di loro ha in mente nulla da offrire in alternativa. Ed è così che se SB trovasse l’elisir di lunga vita, governerebbe, governerà, per altri cent’anni.


Venite con me nel Partito Liberale a creare una alternativa politica a SB, abbandonando le stronzate al loro destino

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martedì 3 agosto 2010

Casa a Montecarlo, ecco il contratto tra l'An di Fini e i paradisi fiscali

Casa a Montecarlo, ecco il contratto tra l'An di Fini e i paradisi fiscali: "

L'immobile, ricevuto in eredità, fu venduto dal partito per 300mila euro a una società off shore costituita 40 giorni prima a Saint Lucia

Inchiesta sulle bombe del ’93, Berlusconi e Dell’Utri indagati per strage

Inchiesta sulle bombe del ’93, Berlusconi e Dell’Utri indagati per strage: "

Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri sono iscritti nel registro degli indagati della Procura di Firenze. Per strage. Lo scrive oggi il quotidiano l’Unità, rivelando che il presidente del Consiglio e il senatore Pdl compaiono nel fascicolo numero 11531 del 2009 con generalità protette, “Autore Uno” e “Autore Due”, come già successe nella prima indagine sulle stragi del 1993, poi archiviata nel 1998. “Da settimane, forse da mesi”, scrive sull’Unità Claudia Fusani, “risultano iscritti nel registro degli indagati della Procura di Firenze che da 17 anni indaga senza sosta sui mandanti occulti di quelle bombe che hanno ucciso sette persone, ne hanno ferite decine e messo in ginocchio l’Italia, che in quella primavera, dopo le bombe che nel 1992 avevano ucciso Falcone e Borsellino, si trovò a un passo dall’abisso e dal golpe”.
Il salto di qualità dell’inchiesta è stato determinato innanzitutto dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, il boss di Brancaccio, vicino ai fratelli Graviano, poi diventato collaboratore di giustizia. “I Graviano mi dissero che gli attentati di Firenze, Milano e Roma non ci appartenevano. Quello era terrorismo. Ma mi dissero anche che era bene portarsi dietro questi morti, così chi si doveva muovere si sarebbe mosso”. E ancora: “Giuseppe Graviano mi disse che avevamo chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo. Mi parlò di Berlusconi e Dell’Utri: con loro ci eravamo messi il paese nelle mani”.
Ora l’indagine di Firenze, coordinata dai sostituti procuratori Giuseppe Nicolosi e Alessandro Crini e dal procuratore Giuseppe Quattrocchi, dopo un anno di lavoro, ha ottenuto una proroga di altri sei mesi. Dovrà trovare riscontri alle dichiarazione “de relato” di Spatuzza sulle bombe del 1993 agli Uffizi, al Pac di Milano, a due basiliche romane e sul fallito attentato allo stadio Olimpico della capitale.

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Linux 2.6.35, il nuovo Pinguino dell'imperatore Linus

Linux 2.6.35, il nuovo Pinguino dell'imperatore Linus: "Il mantainer di Linux ha distribuito l'ultima release del suo kernel open source. Corpose e interessanti le novita', con la prospettiva di futuri miglioramenti. Incluso qualche avvertimento a non tirare troppo la corda

Microsoft, crescono Windows 7 e IE

Microsoft, crescono Windows 7 e IE: "Numeri tutti positivi per il sistema operativo e il browser di Redmond, che a luglio accrescono il market share e si preparano a incassare anche nella prossima meta' dell'anno. Nel frattempo Firefox e' pronto a un sorpasso storico in Europa

domenica 1 agosto 2010

Memory firms move up in semi rankings

Memory firms move up in semi rankings: "Memory chip vendors and silicon foundries were the best performers in the first half of the year, with most moving up at least one spot in on the top 20 semiconductor firm rankings."

Acqua bene pubblico, non merce. Di Luca Martinelli

Acqua bene pubblico, non merce. Di Luca Martinelli: "

Ricevo da Luca Martinelli, giornalista di Altreconomia e autore del libro L’acqua è una merce, e volentieri pubblico. Qui la mia risposta.


Gentile dottor Stagnaro, 

    

trovo la sua informazione in merito ai tre quesiti del referendum sul servizio idrico integrato assolutamente mistificatoria. Immagino lei non abbia avuto modo di partecipare ad alcun dibattito in cui, negli ultimi tre mesi, sono stati presentati i “perché” di questo referendum, perché altrimenti non potrebbe scrivere che “Un milione e quattrocentomila italiani sono stati ingannati. Gli è stato chiesto di firmare contro la ‘privatizzazione dell’acqua’ perché ‘l’acqua non è una merce”, accusando il Comitato promotore referendario di fare pubblicità ingannevole. Il Comitato promotore del referendum, se ascoltato, parla sempre di privatizzazione del servizio idrico integrato; è empiricamente evidente, però, che privatizzare il s.i.i. equivale a una “privatizzazione di fatto dell’acqua”, perché l’accesso all’acqua potabile, ed ai servizi di depurazione e fognatura, viene a dipendere dal mercato. Lo ha spiegato, ad esempio, Stefano Rodotà, illustre giurista, in numerosi studi, interventi sul quotidiano la Repubblica e anche in un’intervista che gli ho fatto per la rivista Altreconomia, per cui lavoro.



Le segnalo, per farle un esempio, che l’ultima newsletter “Quindici“, periodico di Federutility, riporta la notizia che a Cosenza Sorical ridurrà la pressione dell’acqua nell’acquedotto comunale perché il Comune di Cosenza è moroso… È davvero questo il metro più corretto per gestire le relazioni tra un gestore del servizio idrico integrato e un’amministrazione comunale?


“Pubblicità ingannevole”, lei scrive: lo metto tra virgolette, per farle capire che è un estratto da un suo articolo, pubblicato su Libero Mercato, che ho letto con vivo interesse. Ho trovato, però, un intento mistificatorio assai negativo. Perché? Forse perché, sapendo che il Comitato promotore del referendum non è un’organizzazione ma una rete, immagina che ci sia difficoltà a dare una risposta immediata a idee fantasiose, oppure a portare in giudizio lei ed il suo editore, perché la diffamazione a mezzo stampa è un reato… Perché sul tema delle tariffe, in particolare, il Comitato promotore non “vende al popolo” l’idea che esse aumentino con la privatizzazione, ben sapendo che è la determinazionale della tariffa, come descritta nell’articolo 13 della legge Galli del 1994, “il problema”, ovvero gli aumenti dipendono da una legge che prevede che tutti gli investimenti (necessari, è vero: ma sono 60 miliardi di euro in 30 anni e non “60 miliardi di euro”; sono 2 miliardi di euro l’anno, perché non specificarlo ai suoi lettori di Libero Mercato, senz’altro sarebbe un esercizio utile ad evitare ogni mistificazione?) debbano ricadere in bolletta, sulle tasche dei cittadini che pagano una sorta di “tassa” occulta (sulle reti acquedottistiche) il più della volte senza saperlo (vada a chiedere, ad un cittadino, da cosa è composta la tariffa del s.i.i.!). 

 

Cordialmente,

Luca Martinelli

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La guerra del mais transgenico "Distruggete quei campi"

La guerra del mais transgenico "Distruggete quei campi": "La guerra del mais transgenico 'Distruggete quei campi'
Ambientalisti e cittadini mobilitati in provincia di Pordenone. Le analisi di Greenpeace hanno confermato che nelle coltivazioni di Fanna è stato piantato il Mon810 della Monsanto: 'Un atto irresponsabile e illegale, i pollini ogm stanno giá volando nei terreni vicini'. La difesa degli agricoltori di ELISA COZZARINI

(17:18 29/07/2010)
La commissione europea proprio oggi ha infatti dato il via libera definitivo all'importazione in Europa, a fini alimentari e per la produzione di mangimi - e non per la coltura - di sei mais Ogm: si tratta di cinque nuovi mais transgenici e del rinnovo dell'autorizzazione, per altri 10 anni, all'importazione a utilizzazione del mais Bt11. Le nuove autorizzazioni riguardano il mais della Syngenta, il Bt11xGa21; il mais Dow AgroScience 1507x59122; il mais di Pioneer 59122x1507xNk603; e i mais di Monsanto Mon88017xMon810 e Mon89034xNk603. Sulla loro "sicurezza" l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare ha rilasciato una valutazione positiva.