domenica 17 aprile 2011

La gente fa schifo sempre

La gente fa schifo sempre: "

In vent’anni di manifestazioni pro-magistrati non c’era mai stato problema, ora però il corteo non simpatizzava apertamente per le toghe ed ecco che Livia Pomodoro e Giuseppe Tarantola, rispettivamente presidenti del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, hanno vergato una circolare a uso interno e hanno parlato di «fastidio» e di «intralcio» all’attività giudiziaria. L’hanno fatto con un comunicato stupefacente – mai visto niente del genere in tanti anni – e vale la pena di soppesarlo parola per parola. Era diretto «a tutti i magistrati e a tutto il personale amministrativo» e, per i cultori del magistratese, ecco l’incipit: «Oggetto: manifestazione odierna al Palazzo di Giustizia in data odierna. La situazione odierna di manifestazione esterna al Palazzo di Giustizia…». Limitiamoci a dire, qui, che se le ripetizioni fossero reato potrebbero dargli la continuazione.


Ma entriamo nel vivo: «La situazione odierna di manifestazione esterna al Palazzo di Giustizia è per tutti noi fastidiosa e costituisce obiettivo alla normale attività giudiziaria». E perché? In che modo? Non si dice, si prosegue: «Intendiamo protestare con le autorità competenti al fine di evitare il disagio per coloro che quotidianamente frequentano il Palazzo di Giustizia e, ovviamente, per assicurare la dovuta dignità a coloro che amministrano la giustizia a Milano». Interessante: di che disagio si parla? Problemi di parcheggio? Di accesso? C’era coda al bar? Non è chiaro neanche questo, par di capire tuttavia che il «disagio» e la lesa «dignità» siano consistiti in pratica nella manifestazione di per sé. È strano, perché tutto si è svolto rigorosamente all’esterno del palazzaccio di Giustizia: niente a che vedere, per capirci, con la ressa e le telecamere del mitico «processo Cusani» di cui proprio Giuseppe Tarantola, l’attuale presidente della Corte d’Appello che ha firmato la missiva, fu presidente nel 1993-1994: fu lui il giudice che diede tutti i permessi del caso. Ieri invece ha scritto questa circolare e l’ha conclusa così: «Siamo certi, comunque, che da parte Vostra sarà assicurata per la giornata odierna (ridaje, ndr) l’attività ordinaria con la massima serenità e con la consueta professionalità».


Uno scritto a uso interno, in sintesi, di cui non si comprende il preciso significato se non nel palesare «fastidio» col proposito che in futuro manifestazioni del genere non ce ne facciano più. Dopo lustri e lustri. Eppure, a guardar bene, fuori dal palazzo di Giustizia i gruppi di manifestanti dicevano entrambi che vogliono una legge e una giustizia uguale per tutti, e inneggiavano entrambi a una «magistratura che lavora per il bene dell’Italia». Entrambi chi? Entrambi, s’intende, gli schieramenti che ieri mattina hanno avuto voglia di manifestare davanti al Tribunale, accomunati da molte cose ma da una in particolare: erano pochi. Erano in pochi, anche se i berluscones erano più numerosi del soliti, mentre gli anti-Cav erano praticamente inesistenti: c’era solo un drappello di poveracci capitanati da Piero Ricca, il disadattato che urlò «buffone» a Berlusconi. Questo mentre qualche cronista, sempre ieri, si sbatteva per portare a casa l’articolo di colore, tipo «come cambiano i manifestanti a quasi vent’anni da Mani pulite»: eppure il dato era uno solo, cioè che la gente in sostanza era a rimasta casa o a lavorare, perché gli italiani sono sì bipolarizzati ma al tempo stesso, questa la morale, indisposti a scendere per strada a replicare l’eterna disfida sulla giustizia. Anche perché non è una disfida sulla giustizia, ma su Berlusconi. Interessa Berlusconi, non la giustizia intesa come strumento per fregarlo o per salvarlo. Interessa che lui continui a esserci o che sparisca. Eccolo il dato, che è sempre quello.


Vent’anni fa, invece, interessava solo che sparisse non lui, ma un’intera classe politica. E, ai tempi, di bipolarismi non ce n’erano: pensieri e manifestazioni erano a senso unico. Al di là di qualche nota coreografica di oggi, anzi «odierna», – tipo la precisione berlusconiana, i palloncini, i cappellini, i cartelli e gli stendardi puliti e azzimati – la differenza abissale è che il Paese e le manifestazioni, ai tempi, erano davvero una cosa sola e il mono-polarismo delle manette faceva spavento: la gente pensava che la crisi e la disoccupazione fossero colpa delle tangenti, e si illudeva che il rito ambrosiano potesse fare davvero piazza pulita.


Tempi diversi, appunto. Nella primavera 1993, mentre la gente sfilava davanti al Palazzaccio, un sondaggio del Giornale rilevava che 63 milanesi su 100 giudicavano «una cosa giusta» gli schiavettoni ai polsi del democristiano Enzo Carra, oggi parlamentare dell’Unione di Centro. Il professor Gianfranco Miglio, già ideologo della Lega di Bossi, diceva che «Il linciaggio è la forma di giustizia nel senso più alto della parola» e non succedeva niente. Nel tremulo emiciclo di Montecitorio si facevano largo personaggi come il macellaio brianzolo Luca Oreste Orsenigo, un deputato leghista che agitò un cappio in aula e provocò il sorriso gengivale della futura Presidente della Camera Irene Pivetti. Ecco: quel giorno, stesso giorno in cui un deputato della Repubblica agitava una forca, davanti al Palazzaccio di giustizia milanese sfilava una manifestazione come in teoria è successo ieri: la differenza è che un cartello, allora, recitava testuale «Le manette non bastano, ci vuole il cappio al collo» ed era un corteo curiosamente misto, ma unico: La Rete di Leoluca Orlando coi repubblicani di La Malfa, i verdi coi leghisti, i pidiessini accanto ai missini (tra questi Riccardo De Corato, che c’era anche ieri) più tanta e cosiddetta «società civile». Antonio Di Pietro non auspicava arresti, ma li faceva: e un sondaggio di quei giorni gli attribuiva il 90 per cento della fiducia. Ma, soprattutto, nessuna circolare interna al Tribunale palesava «fastidio» e parlava di «intralcio» all’attività giudiziaria.

Emilio Fede: "Non datemi per finito"

Emilio Fede: "Non datemi per finito"

Il direttore del Tg4: «Continuerò a Mediaset, Berlusconi è con me dice che mi difenderà». Ma i suoi giornalisti non lo appoggiano più.

"Belpietro, non fu attentato": i pm archiviano

"Belpietro, non fu attentato": i pm archiviano

Conclusa l'inchiesta: forse un ladro, l’uomo sorpreso nel palazzo del direttore di Libero

Belpietro, chi chiederà scusa?

Belpietro, chi chiederà scusa?: "E' ufficiale: era tutto falso, non ci fu mai nessun attentato al direttore di 'Libero'. Ma per giorni e giorni il presunto 'tentato omicidio' fu usato per una campagna violentissima. Leggere, per credere, quello che avevano dichiarato"

Oracle intende affidare lo sviluppo di OpenOffice.org alla community

Oracle intende affidare lo sviluppo di OpenOffice.org alla community: "

Oracle - OpenOffice.orgOracle trasformerà OpenOffice.org in un progetto interamente gestito dalla comunità e non ne offrirà più una versione commerciale. La nota è stata diramata ieri ed è destinata a fare discutere: la community cui fa riferimento Oracle non è certo quella di LibreOffice, perciò potremmo anche avere due suite equivalenti in competizione.


La multinazionale continuerà a supportare gli standard di Open Document Format (ODF) e a sviluppare la propria soluzione per l’ufficio, Oracle Cloud Office. Edward Screven sostiene che Oracle intenda «iniziare subito a collaborare con la comunità perché OpenOffice.org mantenga il proprio successo». Non cita The Document Foundation.


La prospettiva più probabile è quella d’avere, quindi, due progetti paralleli. Un po’ come KOffice e Calligra Suite, il fork interno a KDE. Qualunque sia il futuro di OpenOffice.org e LibreOffice, la comunità open source ha solo da guadagnarci: è davvero un peccato che Oracle non abbia predisposto altrettanto anche per OpenSolaris.


Via | Marketwire


Oracle intende affidare lo sviluppo di OpenOffice.org alla community é stato pubblicato su ossblog alle 09:00 di sabato 16 aprile 2011."

sabato 16 aprile 2011

Piccoli apparathcik crescono...

Ecco come Raciti, segretario dei Giovani democratici risponde alle perplessità di Stefano Feltri riguardo la sua ricetta di politica economica: “Questo conferma la mia opinione che il Fatto Quotidiano è un giornale di destra”

Cose che neppure il Cossutta dei tempi d'oro dell'espulsione del Manifesto ...

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/16/vedi-raciti-e-smetti-di-votare-pd/104974/

Il destino diverso dei due ‘Madoff’

Il destino diverso dei due ‘Madoff’: "

La stampa lo chiama “il Madoff dei Parioli”, e quella connotazione geografica “dei Parioli” (noto quartiere bene della Capitale), da sola potrebbe bastare a separare la sorte dei due: da una parte il Madoff originale, quel Bernard che avrebbe compiuto una truffa da 50 miliardi di dollari e che, arrestato nel dicembre del 2008, ora deve scontare una pena di 150 anni di carcere.


Dall’altra il nostro, quello “dei Parioli”, al secolo Gianfranco Lande, che deve rispondere di una truffa di “appena” 170 milioni di euro. Ieri in prima pagina sul Corriere della Sera, il Madoff nazionale, dopo aver professato la propria innocenza assai difficile da dimostrare, prevedeva: “Uscirò dal carcere e avrò altri clienti”. Tra prescrizione ridotta per gli incensurati, ex Cirielli e processo breve, che sia colpevole o no, probabilmente aveva ragione.


Il Fatto Quotidiano, 16 aprile 2011"

I dissidenti a Cuba

I dissidenti a Cuba: "

Per i turisti, Miramar è il quartiere dell’Avana dove si trova la Casa della Musica, il Diablo Tun Tun (dopo-disco pieno di prostitute) e altre realtà – parallele e stridenti rispetto alla marcia che, ogni domenica mattina, fanno le Damas de blanco nella stessa zona, partendo dalla chiesa di Santa Rita, patrona delle “cause disperate”.


Le donne vestite di bianco hanno iniziato i cortei per ottenere la liberazione dei familiari arrestati nella “Primavera negra” del 2003, quando sembrava che Bush, alla vigilia dell’intervento in Iraq, volesse regolare i conti anche con Fidel Castro e il Comandante (o Coma-andante, come cantano i Porno para Ricardo, band dissidente) diede un segnale di forza.


Nel libro Adiós Fidel (appena pubblicato dalle edizioni Lindau), Lucia Capuzzi e Nello Scavo, giornalisti dell’«Avvenire», danno voce alla Cuba sommersa da fulgori da cartolina e indulgenze ideologiche occidentali. E repressa da Castro. Tra i metodi persecutori impressionano gli “atti di ripudio”, aggressioni organizzate di fanatici che urlano slogan rivoluzionari, riempiono di botte i dissidenti e imbrattano d’insulti i muri delle loro case. Ma ben più grave fu la morte per sciopero della fame dell’umile muratore nero e prigioniero politico Orlando Zapata, nel 2010.


O la fucilazione nell’89 del comandante Arnaldo Ochoa, accusato di narcotraffico e tolto di mezzo perché troppo popolare… Chi se ne ricorda? Fidel e il fratello Raúl hanno legato il loro destino (anche biologico) a quello del popolo e non ci sarà cambiamento se non usciranno di scena. Oggi licenziano in massa concedendo, in cambio, licenze per piccole attività. Fioriscono così professioni incredibili, come il “forrador de botones” (rivestitore di bottoni).


L’alternativa è sempre quella: emigrare o restare, vivere l’alienazione quotidiana dei tardivi esperimenti socialisti o andarsene. I turisti dai palati meno sbrigativi dovrebbero sentire il retrogusto repressivo del Cuba libre fatto con la Tropicola al posto della Coca Cola, informandosi su quel che non si vede nel controluce dello sfondo caraibico: il bianco delle damas o l’ennesimo sciopero della fame, in un paese dove si mangia comunque poco e hanno convertito l’avviso dello zoo: «non date da mangiare agli animali» in «non mangiate gli animali».


Saturno, Il Fatto Quotidiano, 8 aprile 2011

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Scusa Vittorio

Scusa Vittorio: "

Pg Battista scrive sul Corriere della Sera che Vittorio Arrigoni era un fanatico, orribilmente trucidato ma pur sempre colpevole di addossare a Israele tutta la colpa della tragedia mediorientale.


E certo. Se Vittorio fosse rimasto a casa sua, nella ricca Padania, mica si sarebbe bevuto il cervello così. Magari sarebbe andato a locali col Trota, avrebbe ballato all’Hollywood con qualche velina, sarebbe andato a vedere l’Inter o il Milan invidiando le macchinone degli eroi cittadini.


Invece no, ‘sto pirla se n’è andato in mezzo ai disgraziati, a quelli che gli bombardano anno dopo anno case e villaggi, a quelli che vengono tenuti sotto il giogo dell’ignoranza e della violenza, a quelli che l’hanno ammazzato perché voleva mediare una pace impossibile nell’intrico degli interessi planetari e dell’egoismo occidentale.


E allora anche uno qualsiasi, uno che vive tra salotti tv e compagnie raffinate, può ben permettersi di definirlo un “pacifista” così, tra virgolette. Un “nemico di Israele”. Un “combattente di una battaglia sbagliata”, un uomo di cui non si può fare un ritratto “angelicato, falso, edulcorato” denunciando tutta la sua distorta visione dei rapporti di forza che insistono su quel fazzoletto di terra e le sue vite martoriate. Insomma le stesse perle proposte da Libero e Il Giornale: neanche il merito dell’originalità.


Il ministro per i rapporti con Gerusalemme di Hamas ha chiesto perdono all’Italia per la follia di quei fondamentalisti che hanno spezzato una speranza.


Scusa, Vittorio, per quello che hanno detto e diranno sul tuo conto.


Un video speciale per ricordarti.


Clicca qui per vedere il video incorporato.

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Il pacifista tirato per la giacchetta

Il pacifista tirato per la giacchetta: "

È morto un uomo che lavorava per la pace. Un uomo che pensava e scriveva cose sulle quali si poteva anche non essere sempre d’accordo, ma che metteva in gioco se stesso. E che per il suo essere lì dove aveva scelto di vivere e agire, accanto al popolo di Gaza, ha pagato con la morte.


Questo e solo questo dovrebbe essere il pensiero di ogni essere umano degno di essere definito tale su Vittorio Arrigoni, il trentaseienne pacifista crudelmente assassinato a Gaza da un non meglio identificato gruppo di estremisti islamici.


Quale miglior veicolo del web per raccontare la figura del giovane pacifista e testimoniare il suo sacrificio? Invece no. Proprio da siti e blog più o meno politicizzati, leggo pensieri inauditi, rivoltanti, indegni. E tristemente speculari: a chi da una parte (destra) si fa beffe del pacifismo di Vittorio (“i comunisti si ammazzano fra di loro”) e addossa ad Hamas la responsabilità dell’omicidio, risponde chi (a sinistra), non perde l’occasione per indicare Israele come il mandante dell’assassinio (“questa è una guerra di religione, ebrei sionisti contro musulmani!”).


Mi spiace molto che la famiglia di Vittorio, che rispetto profondamente e alla quale va tutta la mia solidarietà, abbia chiesto che la salma del figlio non passi da Israele: anche lì c’è chi lotta per la pace e avrebbe onorato la sua salma. Continuando a restare umano"

Le crociate pro domo sua di Asor Rosa

Le crociate pro domo sua di Asor Rosa: "

Di Asor Rosa, uomo che ha notoriamente a cuore le sorti dell’umanità, ricordavamo la scoperta dell’esistenza della speculazione edilizia quando, avendo comperato anni fa un casale a Monticchiello, ridente località della val d’Orcia per ritemprarsi, godere una serena vecchiaia al riparo della frenesia caotica della città si era visto costruire vicino al buen retiro delle villette a schiera per le quali pare a me che la definizione ecomostro non sia esagerata (la Repubblica, 24 agosto 2006). Addirittura i suoi avvocati sostenevano che le condizioni di salute psicofisica del professor Asor Rosa non potranno continuare a beneficiare della realtà in cui si era calato. Posto che non potevamo che concordare col professore sullo svilimento del paesaggio italiano ad opera di una speculazione edilizia (che sembra non avere altro fine che quello di arricchire gli speculatori stessi), già allora ci parve singolare la crociata pro domo sua a mezzo stampa di Asor Rosa, mentre in tutta Italia il cemento inghiottiva le bellezze del paese nell’olimpica indifferenza del professore.


Ieri il palindromo più celebre d’Italia si è svegliato e ha deciso che, giunta la primavera, lui non ne può più di Berlusconi. Ha chiesto l’intervento della polizia, dei carabinieri, dell’Onu; insomma, chiunque, ma si faccia qualcosa per toglierci dalle balle questo Berlusconi, che impedisce alle condizioni di salute psicofisica del professor Asor Rosa di continuare a beneficiare della realtà in cui si è calato, mentre pondera la “maturazione quasi secolare di cui sono portatore” (che gli ha permesso di riconoscere come legittime le forze dell’ordine). Vorremmo invitare Asor Rosa, anche se è primavera, a reibernarsi per completare la maturazione quasi secolare negli incantevoli scenari della val d’Orcia. Vorremmo però anche invitare ilfattoquotidiano.it a dare le notizie con più tempestività: se solo avesse dato la notizia del Deberlusconizer un giorno prima il nostro starebbe ancora beneficiando beato delle prime fioriture primaverili.

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Asor Rosa è isolato? No, molti intellettuali sognano quel golpe...

Asor Rosa è isolato? No, molti intellettuali sognano quel golpe...: "

La tesi lanciata da Asor Rosa non è il delirio di un intellettuale isolato ma la folle speranza coltivata ormai da una sinistra frustrata e animata solo da un odio profondo per Berlusconi"

Perché tenere aperto questo blog?

Perché tenere aperto questo blog?: "

Lo aprii nel 2006, poco prima della morte di Litvinenko e del mio massacro, in seguito ad una serie di miei articoli pubblicati sul Giornale in cui, dall’interno, sferzavo Forza Italia e ricevetti migliaia di lettere di lettori di destra stanchi di quel partito.

L’insieme dei loro indirizzi formò la base di partenza per Rivoluzione Italiana. Poi il mio frondismo si accentuò en d entraronomolte persone di sinistra o comunque antiberlusconiane e quando lasciai il Pdl fui accolto dal loro applauso mentre la vecchia guardia berlusconiana del blog se ne andava sdegnata.

Oggi la vecchia guardia antiberlusconiana, se ne vuole andare sdegnata, ma già che c’è lancia caterve di insulti. Insulti ieri da destra, insulti oggi da sinistra, questo blog è diventato lo specchio dell’Italia. Moltissimi, da destra e da sinistra, torturano me e i miei figli usandoci gli uni contro gli altri. Vergognatevi.

Naturalmente ci sono decine e decine di eccezioni, amici carissimi e fertilissimi, gente unica che ha dato e dà qui dentro il meglio di sé, sicché questo blog è anche una delle palestre più raffinate di dibattito e scontro alto nel web italiano.

Ma sotto, c’è il fango italiano, la furia, la famosa “indignazione”: Ma l’avete letto il bel libretto di Pietro Ingrao “L’indignazione non basta” (editore Aliberti, il mio editore)?

Leggetelo: l’indignazione è una cazzata, non è una virtù ma un vizio, è una scorciatoia per i pigri e gli imbecilli.

L’indignazione è il linciaggio ed è parente dell’approssimazione, dell’assalto al Parlamento, del lancio di monetine, di piazzale Loreto, del cattocomunismo e cattofascismo italici, è la palestra dei luoghi comuni, la fossa comune della ragione.

Per questo e soltanto per questo ho voluto qui analizzare e svelare il FALSO di quanto urlato e gridato nelle piazze, nei blog e nel mio blog, sulla fine della giustizia nei processi per gli omicidi colposi di Viareggio e della casa dello studente dell’Aquila.

Sono dovuto andare a scovare insieme a un mio amico che sa di legge il sesto comma dell’articolo 157 per scoprire che era tutta una cazzata, quell’indignazione esemplare, quelle urla da tricoteuses, da sanculotti.

Balle. Falsi, bevuti e fatti bere come cicuta.

Allora, quando uno dimostra che i casi esemplari erano falsi, i falsari non chiedono scusa (salvo alcune persone perbene che avevano senza colpa creduto il falso), ma spostano il tiro: e allora perché avete fatto quella legge se neanche ammazzai processi di Aquila e Viareggio (logica bestiale)?

E seguitano a ripetere il mantra secondo cui questa legge è stata fatta da SB per salvarsi nel suo scontro giudiziario, personale, penale e politico con alcune procure.

Io sono convinto che SB abbia un comportamento del cazzo, in senso proprio, con le donne e che i fatti suoi privati diventando pubblici costituiscono un grave fatto pubblico e ci ho scritto sopra un libro, “Mignottocrazia” che seguita ad andare forte come un treno. Io voglio che Gheddafi cui lui ha baciato la mano sia bombardato e cacciato e anche processato.

Voglio che l’Italia sia liberi dal protettorato russo cui SB l’ha sottoposta.

Non ritiro un’accusa, non una parola.

E sono convinto che questa legge tolga parecchie castagne dal fuoco a SB, e dunque sia largamente – anche – una legge ad personam, ma che introduca elementi di razionalità e alcuni punti fermi. E’ un compromesso e oggi secondo me è stagione di compromessi per evitare il peggio.

Qual è il peggio? L’ho detto e lo ripeto: il peggio è che oggi questo Paese vada alle urne senza una dirigenza di ricambio, un leader, una maggioranza politica che esprima una politica. Una maggioranza che vada da Vendola e Fini passando per Di Pietro non è nulla.

Ho tentato per due anni di costruire qualcosa, ma il qualcosa è fallito.

Il 14 dicembre ho votato la sfiducia a Berlusconi e quella sfida è stata persa: non c’era una maggioranza nel Parlamento e secondo me non c’è tuttora nel Paese una maggioranza alternativa. E non penso affatto che “qualsiasi cosa, qualsiasi governo, qualsiasi accozzaglia” sia meglio di questo governo.

Questo governo è pessimo, ma ogni attuale prospettiva diversa è ancora peggio. E’ un fatto.

Come è un fatto che l’indignazione non è una categoria politica, né una categoria morale.

Al contrario, è un alibi politico e un alibi morale e il mio smascheramento della faccenda Aquila-Viareggio l’ha dimostrato come caso esemplare.

Tutta la mia vicenda con la Commissione Mitrokhin e la mostruosa e ancora funzionante trappola con cui fummo ridotti al silenzio o alla tomba, fu una vicenda in cui alcuni cittadini togati si distinsero per comportamenti che da soli farebbero urlare all’immediata necessità di una riforma radicale, ma direi rivoluzionaria contro l’uso politico della giustizia, che è sempre a senso unico.

Magistrati comunisti? Ma per carità!

Ce n’è di comunisti e di destra, di cattolici progressisti e anche alcuni conservatori, ma quelli che rovinano la giustizia in senso politico si distinguono per usare la legge a fini politici.

Lo so anche, ma non soltanto, per esperienza personale: con sovrano sprezzo della legge, i miei telefoni furono messi illegalmente sotto controllo con un sotterfugio, e le registrazioni delle mie telefonate furono ascoltate per ore dalla giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato della Repubblica. Quelle intercettazioni illegali riguardavano conversazioni in inglese fra me e i miei bambini ed erano private, personali e illegali, fatte e usate contro la legge.

Un caso personale?

Ma manco per il cazzo !!

Un caso universale che riguarda tutti perché rivela un metodo, una forma di praticare la violazione della legge, della Costituzione e del decoro.

Berlusconi ha tonnellate di colpe, l’ho scritto detto, stampato e ripetuto.

Ma non c’è dubbio che l’addensamento dei suoi guai giudiziari si produce quando da imprenditore si fa politico: da allora una cuspide percentuale di guai giudiziari fa di lui un uomo bersaglio. Nulla da eccepire? Ma andiamo.

A chi l’andate a raccontare? Certo, ci sono anche le gravi colpe di Berlusconi, ma Berlusconi passa e il sistema resta e quel sistema cui mi riferisco non è fatto soltanto da intrepidi e validi magistrati, ma anche da alcuni personaggi che non vorrei avere più fra i piedi, anche perché i magistrati traggono la loro legittimità da un concorso, e dunque non costituiscono in alcun modo un “potere” come ai tempi di Montesquieu, quando la distinzione dei tre “poteri” – esecutivo legislativo e giudiziario – era tale perché non esisteva la democrazia e dunque l’esecutivo dipendeva dal Re che a sua volta traeva la sua autorità direttamente da Dio.

Ma in una democrazia parlamentare il “potere” è tutto e soltanto del popolo che lo esprime attraverso i suoi rappresentanti in Parlamento, nelle assemblee locali, eleggendo i governatori regionali. Tutto il resto è potere di secondo grado, come il Presidente della Repubblica eletto dagli eletti, o non è un potere ma una funzione. Punto e fine della storia.

Ma il blog? Il blog si è incanaglito e sta spurgando fiele, merda, insulti, e tutto all’insegna dell’Indignez-vous contro cui è insorta la mente limpida del vecchio Pietro Ingrao, comunista ma anche ex Guf che marcia verso il secolo di vita.

Indignarsi è così liberatorio, così facile, dà tante soddisfazioni: ci si ritrova tutti sotto gli stessi cartelli a urlare le stesse parole d’ordine, non importa se corrispondenti o no alla verità e alla realtà.

E allora si pone per me il problema: che fare di questo luogo che ho creato io e che è unico nel panorama on line italiano?

Io me lo passo e curo da solo. Che sia malato o in viaggio, di domenica e a Natale: sono l’unico parlamentare in Europa che lo fa, da solo, tutti i giorni, notte e giorno, con l’iPhone o con liPad, a letto e a pranzo, per strada e al computer. Pago anche parecchi soldi e spendo molto tempo che potrei usare per avere più cura di me e delle persone che amo.

E allora la tentazione di mandare tutto all’aria c’è e ce l’ho e ancora dura.

In fondo, chi me l’ha ordinato: il dottore?

Perché devo pubblicar a spese mie gli insulti che una canaglia anonima e merdaiola mi riversa qui dentro con parole tutte uguali, ideuzze tutte vecchie e rancide, battute ricopiate e tutte stantie. Perché devo fare il cameriere di Bomboloppo, che è un anonimo?

Poi ci sono i casi degli amici eccellenti, di destra e di sinistra e di non so dove altro.

Ci sono genialità e culture, umanità e persone fantastiche. Questa è casa loro, anche.

E allora che fare? Certo, potrei censurare, tagliare, espellere.

Ma è una fatica. E’ un’azione di polizia e di pulizia.

E dunque? Parlare di autodisciplina non serve. Di autocontrollo nemmeno. Vi chiedo lumi.

Allo stato attuale, senza precipitare le cose, sono più per chiudere che per tenere.

Sono stanco, sono nauseato non dalle “critiche” (ce ne fossero), ma dall’aggressività cialtrona.

Ecco, vorrei sentire la vostra voce.

Grazie

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Non c'è più tempo

Non c'è più tempo

Capisco sempre meno quel che accade nel nostro paese. La domanda è: a che punto è la dissoluzione del sistema democratico in Italia?

Dopo il processo breve ...

...ecco il processo lungo:

Basterà il dubbio di un conflitto di attribuzioni. E il giudice sarà costretto a sospendere il processo. Senza nemmeno attendere il parere della Consulta che – per ipotesi – potrebbe anche arrivare in zona prescrizione. Alla Camera basterà insomma sollevare il dubbio per bloccare la magistratura. E’ questa la nuova mossa della maggioranza per salvare il premier, pensata all’occasione per stoppare sul nascere il procedimento nato dal ‘caso Ruby‘.

L’idea non è proprio nuovissima. Doveva essere presentata già il 17 marzo, e inserita nella prescrizione breve per gli incensurati, ma avrebbe rischiato di bloccare l’iter alla Camera della legge, votata lo scorsa settiamana. Il ‘blocca-Ruby‘, però, non va sciupato.

Come scopre il quotidiano il ‘Sole 24 Ore’, la norma è già sotto le mani dell’avvocato Roberto Nania e potrebbe essere presentata da Franco Mugnai, capogruppo del Pdl in commissione Giustizia al Senato, per poi essere inserita nel ‘processo lungo‘, il disegno di legge che prevede l’allungamento senza limiti dei procedimenti: aggiungendo udienze su udienze, permettendo alla difesa di presentare infiniti elenchi di testimoni e, su tutte, vietando l’uso come prova di una sentenza definitiva. Tutte le strade portano alla prescrizione, insomma.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/16/senato-il-pdl-prova-ancora-a-salvare-berlusconipronta-una-nuova-norma-blocca-ruby/104918/

Perchè l'INPS non può fallire...

In realtà l'articolo si riferisce alla Social Security americana, comunque ...

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The lesson from this is that if we want Social Security to “be there” when we retire, our efforts must be focused on increasing productivity and making sure in particular that these increases get passed on to workers in the form of higher wages.
...

http://blogs.forbes.com/johntharvey/2011/04/08/why-social-security-cannot-go-bankrupt/

GNOME 3 e' qui

GNOME 3 e' qui: "Gli sviluppatori del noto ambiente desktop propongono una major release completamente ripensata, che punta dritto al sodo. Nel frattempo esce KDE 4.6.2"

Internet vale 56 miliardi per l'Italia

Internet vale 56 miliardi per l'Italia: "Google si chiede quanto la Rete influenzi la nostra economia. E coincidenza vuole che la risposta arrivi a pochi giorni dalla provocazione delle telco nostrane. Il rapporto Boston Consulting"

Skype su Android, chat col buco

Skype su Android, chat col buco: "Uno sviluppatore androide denuncia: il client di comunicazione P2P e' affetto da un grave difetto strutturale che mette a repentaglio una grande quantita' di informazioni sensibili degli utenti"

venerdì 15 aprile 2011

Chiari Ricordi Confusi

Rido.
Ancora oggi rido.
Rido al ricordo del suo sensualmente asimmetrico sorriso,
che immaginavo fosse tutto per me.
Rido al ricordo del suo dolce sguardo su di me,
che sognavo replicasse in lei i miei pensieri.

Piango.
Ancora oggi piango.
Piango se penso a quando, inutilmente, cercò di fermare la mia anima
che rotolava giù verso il burrone.
Piango se penso a quando, infine, la costrinsi a voltarmi le spalle,
a spezzare la corda del mio cuore.

Fu il mio egoismo ̶ o l'autodifesa? ̶ che mi spinse a processarla, a giudicarla, a condannarla.
Spazzai via il suo ricordo sotto un tappeto di false malignità,
ne dannai persino il nome, pur di nascondere a me stesso la verità:
notare una bellissima rosa tra le erbacce, non basta per poterla cogliere.

Ringrazio.
Ancora oggi ringrazio il Destino.
Lo ringrazio ogni momento in cui osservo il tuo sincero sorriso,
che mi concede l'infinita gioia di sentirmi tuo per sempre.
Lo ringrazio ogni volta che incroci il mio sguardo smarrito,
che ti consente di leggere ogni mio più stupido pensiero.

                  Giuseppe Ferrari

martedì 12 aprile 2011

Il Pd faccia come Obama… o come Il Fatto

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/11/il-pd-faccia-come-obama-o-come-il-fatto/103725/

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La metafora del Riformista dovrebbe far pensare Sposetti e compagni. Come Il Riformista, il tesoriere dei Ds ha fatto affari con la famiglia Angelucci, il cui capostipite era l’editore del giornale di Vittorio Feltri ed è poi divenuto senatore del Pdl. Come Il Riformista, il Pd continua a essere in crisi e pensa di uscirne chiedendo soldi allo Stato. Eppure l’unica speranza per il partito di Sposetti non è l’ennesimo obolo statale, ma una scalata dall’interno. Al Pd non servono i 180 milioni di euro della legge Sposetti, ma un quarantenne che abbia il coraggio di chiedere quei soldi mediante un appello su internet agli elettori del partito. Solo allora quel quarantenne, forte del consenso e dei contributi dei suoi elettori, potrà scalzare la lobby incrostata che guida il principale partito dell’opposizione e che fa da tappo al suo giacimento elettorale inespresso, il vero tesoro del Pd.
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lunedì 11 aprile 2011

"Ora il mondo ha capito si rischia la catastrofe"

"Ora il mondo ha capito si rischia la catastrofe": "Günter Grass: una svolta dopo Fukushima

Wozniak, ritorno al passato?

Wozniak, ritorno al passato?: "Se gli fosse chiesto di tornare sarebbe favorevole. E se fosse scelto per la successione di Jobs?"

Report, ovvero la voglia di stupire

Report, ovvero la voglia di stupire: "di L. Annunziata - Peccato che, nell'ansia di fare lo scoop, la trasmissione di Rai3 incappi nel piu' classico degli errori. Ovvero fare sensazionalismo su argomenti che avrebbero bisogno di maggiore attenzione da parte del pubblico"

Fusione fredda, Uppsala chiama Bologna

Fusione fredda, Uppsala chiama Bologna: "La 'fusione fredda alla bolognese' fa proseliti tra gli accademici svedesi, che parlano di un fenomeno complesso da approfondire. Un'apertura che promette bene, ma la strada per la comprensione dell'E-cat e' ancora lunga"

domenica 10 aprile 2011

Ecco la macchina del fango di Mister Sky

Ecco la macchina del fango di Mister Sky

Mister Sky si scusa con le vittime delle intercettazioni del suo giornale News of the world. Dopo anni di inchieste ammette le responsabilità dei vertici aziendali. Come reagirà la sinistra italiana che idolatrava lo "squalo"? Solo in Italia è un paladino della libertà di stampa: perché contro il premier

Mio articolo sul “Giornale”: quel che penso dei responsabili, di Scilipoti e di tutto il resto. Non mi muovo di un millimetro dalle mie critiche e dico però che oggi esiste l’occasione nuova per una produzione di politica liberale, visto che i tentativi di creare un’alterativa sia politica che parlamentare a questo governo sono miseramente falliti.

Mio articolo sul “Giornale”: quel che penso dei responsabili, di Scilipoti e di tutto il resto. Non mi muovo di un millimetro dalle mie critiche e dico però che oggi esiste l’occasione nuova per una produzione di politica liberale, visto che i tentativi di creare un’alterativa sia politica che parlamentare a questo governo sono miseramente falliti.: "

ARTICOLO SUL GIORNALE DEL 10 APRILE 2011


Devo dire che quando ho sentito nell’ultima puntata di Ballarò Paolo Mieli, mio vecchio amico e direttore, dire che tutti i deputati “responsabili” sono prontamente passati all’incasso chiedendo posti di governo e che quest’assalto alla diligenza avrebbe prima o poi causato una rivolta fra i fedelissimi del Pdl, mi sono sentito non tanto offeso, quanto soffocato.

Noi cosiddetti “responsabili” veniamo da storie diverse, abbiamo idee e posizioni diverse ma ci ritroviamo su almeno un minimo comune denominatore: la convinzione che non esistano oggi in questo Paese alternative di governo all’attuale legittimo governo votato dalla maggioranza degli italiani nel 2008 e che nell’assenza di leader alternativi, maggioranze politiche alternative, progetti comuni e condivisi alternativi, sarebbe un enorme e ingiustificato danno provocare elezioni anticipate da cui potrebbe uscire soltanto un Parlamento ancor più radicalizzato e incapace di offrire il servizio di governo cui i cittadini hanno diritto.

Questa almeno è la mia posizione. Che però vedo condivisa da tantissimi deputati “responsabili”. Il minimo denominatore comune non significa però che non sia possibile costruire qualcosa di più e propriamente politico in questo gruppo che non è e non deve essere una ruota di scorta del Popolo della Libertà, ma semmai una risorsa in più, un laboratorio politico, una fonte di progetti di riforma e quando è necessario – e Dio sa quanto è sarebbe spesso necessario – una fonte onesta e trasparente di critica. Non siamo mercenari, non siamo ruote di scorta.

Tanto per esser chiari e riferendomi soltanto a me stesso, io non modifico una sola delle mie opinioni critiche nei confronti di alcuni atteggiamenti del Presidente del Consiglio sia per quanto riguarda lo stile di vita privato che diventa pubblico quando coinvolge – magari per legittima ipocrisia di Stato, come sostiene Luttwak – i valori che si suppongono condivisi dai cittadini della nazione che si rappresenta, o per l’insufficienza di risposta politica di fronte alle rivoluzioni del mondo arabo e più ancora per la vicenda libica su cui ho presentato da tempo una durissima interrogazione al governo che non ha avuto risposta.

E anzi oggi penso che Sarkozy, attaccando i carri armati di Gheddafi che stavano per prendere Bengasi e procedere al genocidio degli insorti, abbia fatto semplicemente ciò che noi italiani avremmo dovuto fare un minuto prima di lui dal momento che la Libia costituisce un’area di nostra responsabilità, come la Tunisia lo è per la Francia e il Marocco per la Spagna, e penso che non avremmo dovuto consentire alla Francia di sostituirsi all’Italia traendone poi tutti i vantaggi di immagine e petroliferi.

Né mi convince l’europeismo a fasi di alternato isterismo; e meno ancora l’ideologia della Nato come “ente morale” che poi per disattenzione fa strage di civili e si rifiuta di scusarsi sostenendo che i libici visti dall’alto sembrano tutti uguali e va a sapere chi sta con Gheddafi e chi è contro. Ridicolo. Non mi piace la latente furia antifrancese, come non mi piace l’inconfessato ma diffuso antiamericanismo che cresce in misura proporzionale al frequente appiattimento filo-russo il quale pone a me e a molti altri problemi etici ben più vasti dello scandalo Ruby sul quale peraltro ho scritto pagine di fuoco e a causa del quale ho applaudito e applaudo la manifestazione delle donne contro la mercificazione del loro corpo e della loro dignità. So che molti lettori non condivideranno, ma pazienza: è quel che io penso.

Per quanto riguarda la riforma della giustizia, essendo stato io stesso una vittima politica di alcuni magistrati che agiscono ideologicamente in barba di ogni garanzia di indipendenza, affidabilità e terzietà (la giunta delle autorizzazioni del Senato dovette ascoltare le intercettazioni in cui io, senatore della Repubblica, parlavo con i miei bambini), condividevo totalmente ieri e ancor più condivido oggi i principi della riforma. Politicamente non mi spaventa affatto l’ipotesi che una riforma radicale della giustizia in senso liberale nasca anche dalle vicende personali del presidente del Consiglio. E ho sempre ritenuto e ancor più oggi ritengo che una parte significativa della sinistra italiana sia moralmente complice nel crimine di insurrezione eversiva contro le istituzioni repubblicane e il Parlamento promovendo, accompagnando e facendo squadra con movimenti che fanno dell’aggressione contro il Parlamento la loro ragion d’essere. Fosse per me, lo scrissi anni fa e lo ripeto oggi, i tumulti antiparlamentari dovrebbero essere sedati dalla carica di squadroni di carabinieri a cavallo.

Tutto ciò detto, la questione dell’identità dei responsabili resta aperta e le sarcastiche parole di Mieli hanno aggiunto opportuno sale sulle ferite perché quel che vedo oggi in quest’area non mi piace e, quel che più conta, non piace nemmeno a molti miei colleghi della Camera. Cominciamo dall’onorevole Scilipoti il cui attivismo sazia e satolla ogni giorno la crisi di astinenza dei media antiberlusconiani. Non intendo criticarlo. Intendo porre un problema politico: io non voglio essere coinvolto dalle sue iniziative spericolate e rusticane fra cui l’acquisizione di un programma fascista con il copia-e-incolla. Fatti suoi. Ma non devono diventare fatti miei. D’altra parte, come mi ha fatto osservare mio figlio: “Hai voluto la bicicletta? E adesso pedala”. E infatti pedalo volentieri anche perché la salita, per così dire, è il mio mestiere.

Ma pedalare in quale direzione? Ho ascoltato il discorso che Berlusconi ha fatto ieri davanti all’assemblea dei cofondatori in cui ha riletto il programma originario della sua “discesa in campo”: un programma ideologico, quindi necessariamente generico, ma schiettamente liberale. Quel liberalismo che allora entusiasmò tanti fra cui chi scrive. E’ stato attuato, almeno in parte, quel che fu allora promesso? A me sembra assolutamente di no e che ci sia di che essere profondamente frustrati: ecco dunque servito un fattore di identità radicale che dovrebbe accomunare i responsabili quale che ne sia la loro origine: la radice liberale cui Berlusconi fece e fa appello, ma che per motivi diversi non ha mai fiorito in questo Paese.

Penso dunque che il gruppo parlamentare cui per ora ho dato la mia adesione debba acquistare anche una forte fisionomia ideologica liberale proprio nel senso dell’originale manifesto della “discesa in campo” e che a quella fisionomia debba attenersi, e con quella tormentare quando è necessario (cioè spesso) la maggioranza canonica di governo. E penso anche che nessuno di questo gruppo dei “responsabili” debba mai e in alcun modo chiedere o pretendere posti di governo e sottogoverno.

Credo che non si debba in alcun modo fornire carbone alla fornace dei derisori i quali hanno facile gioco, grazie al masochismo irresponsabile diffuso, a descrivere questo gruppo parlamentare come un’accozzaglia di mercenari a tassametro che fa pagare pedaggio al governo in cambio dei suoi voti. Questa storia deve finire. Come? Occorre un colpo di reni, occorre un’assemblea, occorre una discussione aperta e libera (ho sempre criticato aspramente il tenore nordcoreano dei congressi berlusconiani tutti all’insegna della divinazione monarchica) con molti taglienti contraddittori: occorre la definizione di una linea politica liberale e occorre che questo lavoro, nell’anno e mezzo circa che ci separa di fatto dalle elezioni generali, diventi presenza parlamentare, proposte di legge, critiche serrate, partecipazione attiva, nel sacrale rispetto delle feconde differenze di tutti, delle molteplici e rispettabili origini di ciascuno, ma sempre in nome di un denominatore comune della difesa radicale della libertà.

Se questo accadesse, se come spero accadrà, allora una nuova finestra si spalancherebbe sulla palude stagnante della politica tumefatta dall’eterna e deprimente guerra civile fra fondamentalisti. Siamo “responsabili”? Ebbene: prendiamoci allora la responsabilità di promuovere una seria novità. Ci hanno coperto di letame, e questo fa parte del gioco, e possiamo dimostrare che dal letame del linciaggio continuo può nascere uno di quegli attesi fiori democratici di cui la nostra democrazia malata ha bisogno."

Quei netturbini con la laurea pagati mille euro al mese

Quei netturbini con la laurea pagati mille euro al mese: "

Metá dei neo dottori trova solo lavori non qualificati Il 29 per cento dei lavoratori dei call center aziendali ha almeno un diploma triennale, molti anche il...

Fukushima, sulla centrale un'onda di oltre 15 metri IL VIDEO DELLA TEPCO

Fukushima, sulla centrale un'onda di oltre 15 metri IL VIDEO DELLA TEPCO: "

L’onda di tsunami che l’11 marzo ha colpito l’impianto nucleare era alta 15 metri: la centrale era preparata a resistere ad onde alte fino a 5,70 metri

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IBM e le nanoparticelle in medicina

IBM Nanoparticles destroy bacteria that resist drugs


IBM scientists produced a new kind of nanoparticle that is able to destroy the membrane walls of specific drug-resistant bacteria strains, which then leaves the cells to deteriorate harmlessly without a trace.
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The system successfully destroyed methicillin-resistant staphylococcus aureus (MRSA) germs in laboratory tests with infected mice. The results were published in the journal Nature Chemistry. This method has not been tested on humans yet, but IBM said that they are currently in negotiations with pharmaceutical companies looking into creating a human trial. They won’t say who they are negotiating with.

Anyone out there feel like volunteering?

MRSA bacteria are found all over the world, and the germs are responsible for millions of deaths caused by various infections, including respiratory infections.

This new IBM technology could be used to easily treat drug resistant microorganisms. It has the potential to literally save millions of lives, that is, if the human test subjects don’t die.


http://www.tgdaily.com/trendwatch-brief/55222-ibm-nanoparticles-destroy-bacteria-that-resist-drugs

Yahoo ha «dei server con Windows, nessuno sul web»: il resto è Linux

Yahoo ha «dei server con Windows, nessuno sul web»: il resto è Linux: "

Yahoo - A Linux Company


Il 75% delle macchine di Yahoo è equipaggiata con Linux, il rimanente 25% con FreeBSD. Così è intervenuto Sven Dummer al summit di The Linux Foundation per i vent’anni di Linux. Nonostante la ricerca sia stata in parte “esternalizzata” a Bing e Yahoo sopravviva grazie a Microsoft, la società non utilizza Windows per i propri server.


In particolare, Yahoo installa una distribuzione chiamata YLinux: è una personalizzazione di Red Hat Enterprise Linux (RHEL). L’aggiornamento dei pacchetti è gestito da RPM, mentre la creazione è deputata ai terminali con FreeBSD. Si parla di oltre 100.000 server. Dummer loda i nuovi kernel perché RHEL6 riduce i consumi energetici.


Yahoo, attiva anche su altri fronti nel contribuire al software libero, è entusiasta della partnership con Red Hat e collabora alla realizzazione di patch per la sicurezza. È curiosa la risposta di Dummer sull’utilizzo di Windows: «può darsi che ci siano in giro dei server con Windows, però nessuno di loro è sul web o nella cloud».


Via | ZDNet


Yahoo ha «dei server con Windows, nessuno sul web»: il resto è Linux é stato pubblicato su ossblog alle 09:00 di sabato 09 aprile 2011.

Geronzi sperava, Tremonti sapeva

Geronzi sperava, Tremonti sapeva:"

Masi contro i talk sgraditi alla destra a rischio Fazio, Floris e Gabanelli

Masi contro i talk sgraditi alla destra a rischio Fazio, Floris e Gabanelli: "I consiglieri d'opposizione: una precisa strategia politica nei confronti di programmi molto redditizi. Il dg ha respinto la proposta di far proseguire ...

Germania, i colossi dell'energia nucleare non versano più fondi per le rinnovabili

Germania, i colossi dell'energia nucleare non versano più fondi per le rinnovabili

I quattro colossi energetici che gestiscono gli impianti nucleari in Germania hanno annunciato di aver smesso di versare fondi per le energie rinnovabili dopo che il governo è tornato sulla sua decisione di mantenere gli impianti nucleari aperti più a lungo.

Il grande imbroglione

Il grande imbroglione

BERLUSCONI mente con costante insolenza. È una consuetudine che da sempre sollecita molte attenzioni per afferrarne le ragioni, per così dire, costitutive. Per dirne una. C'è chi vede, in quella coazione a mentire, l'archetipo del Bambino come se alloggiasse nell'inconscio del Cavaliere una personalità che "ragiona" in base al principio di piacere e non al principio di realtà. Lungo questa via è suggestiva l'interpretazione di chi avvista Berlusconi afflitto da "pseudologia phantastica".

Rinnovabili, Google bacia il Sole di Germania

Rinnovabili, Google bacia il Sole di Germania: "L'azienda di Mountain View ha investito 5 milioni di dollari in una centrale fotovoltaica poco fuori Berlino. Rifornira' d'energia pulita circa 5mila abitazioni locali. Si attende ora il via libera da parte delle autorita' tedesche"

Internet, nuova scimmia sulla schiena?

Internet, nuova scimmia sulla schiena?: "Il 79 per cento di un campione di studenti analizzato dall'Universita' del Maryland ha mostrato significativi segni di squilibrio, una volta disconnesso da qualsivoglia mezzo di comunicazione. Ancora: esiste una dipendenza?"

Patch Tuesday, aprile da record

Patch Tuesday, aprile da record: "Dopo una serie di update discreti, Microsoft prepara un carico da 64 patch. Sistemati anche i bug nei protocolli SMB e MHTML di Windows"

I giudici salvano Santoro " Annozero vada in onda" Bocciato il ricorso Rai

I giudici salvano Santoro " Annozero vada in onda" Bocciato il ricorso Rai: "

Il conduttore di Annozero vince in Corte d'Appello contro il ricorso presentato dal dg Masi per bloccare la messa in onda del programma dopo la telefonata e la lite in diretta alla prima puntata. I giudici: "Inammissibile l'esposto, sul programma controlli l'azienda""

Rai, bocciato il ricorso contro SantoroPer la corte d’Appello è “inammissibile”

Rai, bocciato il ricorso contro SantoroPer la corte d’Appello è “inammissibile”: "

Santoro resta al suo posto. La sezione del Lavoro della Corte d’appello di Roma ha respinto il ricorso presentato dalla Rai per ottenere la sospensione della sentenza di reintegro del conduttore, in attesa del giudizio della Cassazione.


La sentenza contestata dalla Rai risale al 2009 e conferma a Santoro il suo ruolo di conduttore e realizzatore di programmi di approfondimento in prima serata. Il ricorso alla Corte d’appello è stato deciso a seguito della puntata del 27 gennaio scorso quando il dg Mauro Masi ha telefonato in diretta ad Annozero, dissociandosi dai contenuti del programma. La puntata, dedicata al caso Ruby, è poi finita sul tavolo del vertice di Viale Mazzini (ma anche del ministro Paolo Romani, che ha inviato una lettera di segnalazione all’Agcom), per la presunta violazione del Codice di autoregolamentazione dei processi in tv. Viale Mazzini ha poi presentato il ricorso. Una mossa definita “inammissibile” dalla Corte che ha rimandato alla Rai la responsabilità di “esercitare un’attività di controllo compatibile” con il lavoro intellettuale e creativo del giornalista."

Le DDR4 secondo Hynix

Le DDR4 secondo Hynix: "Il chipmaker coreano annuncia memorie RAM DDR4 che operano a 2400 Mhz con soli 1,2 volt di tensione. La produzione in serie di questi moduli partira' dall'anno prossimo"

Da Chernobyl a Fukushima, il disastro tra errore umano e contesto sociale

Da Chernobyl a Fukushima, il disastro tra errore umano e contesto sociale: "di Marcello Cini, da il manifesto, 5 aprile 2011
Tutti sono d’accordo se dico che un’auto può anche essere dotata dei più raffinati dispositivi di sicurezza, ma diventa un oggetto molto pericoloso se alla sua guida c’è un ubriaco. Così come tutti ci aspettiamo che il pilota dell’aereo sul quale stiamo salendo sia sobrio e periodicamente [...]"

Grep, la storia del suo nome

Grep, la storia del suo nome: "

grep


Grep è uno dei più importanti strumenti a disposizione dal terminale di un sistema operativo unix-like. Per chi non l’avesse mai utilizzato non sapesse di cosa stiamo parlando si tratta di un programma che ricerca un pattern di testo all’interno di file.


La sua potenza e versatilità è innegabile ed è alla base di molti script che potete trovare sulla vostra macchina, come potete verificare con una ricerca su /usr/bin/: grep grep /usr/bin/* | cut -f 1 -d : | uniq | grep -v binario | wc -l. Ma come mai questo programma ha questo nome strano?


La risposta affonda nella notte dei tempi unix quando si usava ancora il famoso editor di test “ed”. Con il crescere della popolarità delle espressioni regolari ed fu dotato della possibilità di stampare le linee del file aperto che soddisfacevano un determinato pattern. La sintassi era la seguente: g/regex/p e tradotta significa: ricerca globalmente (ovvero in tutto il file e non in una sola linea) una espressione regolare (regular expression) e mostra (print) le corrispondenze trovate.


Una funzionalità così utile che Ken Thompson creò la prima versione di grep adattando il codice del parser delle espressioni regolari di ed. La data di nascita è ricordata come il 3 marzo 1973 e dopo quasi quarant’anni il programma gode di una grande fama ed ha molte caratteristiche che i suoi antenati non avevano.


Via | Linuxers



Grep, la storia del suo nome é stato pubblicato su ossblog alle 10:00 di mercoledì 06 aprile 2011."

Se tornano i fascisti, tornano i partigiani

Se tornano i fascisti, tornano i partigiani: "

Qualcuno dirà che già siamo sotto il nuovo regime fascista grazie alle xenofobie e omofobie della Lega Nord. E ci può anche stare visti i suggerimenti di Borghezio in Francia. Ma senza andare tanto lontano da casa mia (Palermo), qualche settimana fa è successo qualcosa che mi ha lasciato l’ennesimo disgusto fascista.


23 marzo 2011, ore 15:30: alla Mondadori Multicenter di Palermo, la presentazione del libro Nessun dolore di Domenico Di Tullio, militante di CasaPound, organizzazione che si è sempre professata come apartitica e apolitica. In piazza Verdi (quella del Teatro Massimo), la polizia in assetto antisommossa è già schierata con scudi e manganelli. Svariati cordoni di poliziotti proteggono via Ruggero Settimo (dove ha sede la Mondadori) e le sue vie laterali, per evitare il contatto tra antifascisti e militanti di CasaPound. I primi antifascisti accorsi sono alcuni cittadini curiosi, rappresentanti del sindacato Slai Cobas e i militanti dei Collettivi Studenteschi delle scuole superiori. Una quarantina tra ragazzi e ragazze e anche qualche non più giovanissimo.


Dall’altra parte sono almeno un centinaio le “teste nere” accorse. Molti sono militanti arrivati per l’occasione da Roma e da Catania, secondo le voci che girano in strada. Cosa molto probabile, visto che a Palermo (grazie ad un tessuto antifascista ben radicato) i militanti di CasaPound sono pochissimi e capeggiati da Francesco Vozza, studente presso la facoltà di Lettere e Filosofia. Iniziano i primi cori contro CasaPound, Francesco Vozza e il consigliere comunale Raoul Russo (Pdl) che ha appoggiato, con la sua influenza politica, la presentazione del libro. La tensione ormai sta per esplodere: sono le 16:00 e ci si aspetta che da un momento all’altro arrivino i “rinforzi” dallo Studentato Occupato Anomalia di via Archirafi.


Tra un coro e l’altro, gli antifascisti cercano di evitare il più possibile lo scontro con la polizia. Ad un certo punto, un coro inequivocabile: “Siamo tutti antifascisti!”. I rinforzi sono arrivati. Sono circa una cinquantina e tutti facenti parte dell’Assemblea Autonoma Palermitana. Schierati come i legionari romani (paradosso), si attestano innanzi ai cordoni di polizia all’entrata di via Ruggero Settimo. Pochi secondi, il lancio di qualche oggetto e la polizia li carica. Momenti di adrenalina pura, scudi infranti e caschi rotti. Arriva anche il momento dei lacrimogeni. La polizia avanza svariate volte con le camionette blindate con copertura di lacrimogeni sparati ad altezza uomo per disperdere gli antifascisti. Tra le forze dell’ordine, anche chi lancia un sasso e viene allontanato verbalmente ma “solo” dopo averlo tirato. Sono almeno cinque le cariche della polizia, poi quasi tutti vengono dispersi per le vie del centro città.


È di qualche giorno fa la notizia che un pugno di politicanti del Pdl (più uno di Fli) vogliono abolire il reato di apologia del fascismo, definito come “reato d’opinione” (dagli stessi sostenitori del Ddl sulla riorganizzazione fascista). Però, come scrive Maurizio Aversa, “la rinascita di un partito chiamato fascista non appartiene al campo delle opinioni”. In conclusione, se davvero CasaPound si professa apartitica e apolitica, liberi di fare tutte le presentazioni ed eventi. Ma visto che l’antifascismo è militante (e non da rivoluzionari da tastiera), se torna il partito fascista, torneranno anche i fucili partigiani.


di Tony Troja

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venerdì 8 aprile 2011

Torna il Commodore 64/ In vendita la riedizione del mitico computer culto degli anni '80: stessa estetica, tecnologia moderna



Si tratta di un pc "all-in-one" che, in una "carrozzeria" che riproduce fedelmente quella del mitico C64 di quasi trent'anni fa, racchiude componenti moderne come il processore Intel Atom D525 dual core da 1,8 GHz, scheda grafica Nvidia ION 2 da 512 MB, memoria RAM da 2 o 4 GB a seconda della richiesta e hard disk con capienza da 160 GB a 1 TB; la dotazione può essere completata con optional come il lettore dvd o bluray e i moduli wi-fi b/g/n e Bluetooth.
Il sistema operativo è Linux Ubuntu 10.04 LTS, ma presto gli acquirenti potranno avere anche il sisztema operativo originale Commodore OS 1.0, che permette l'emulazione dei giochi dell'epoca.

I prezzi partono dai 595 dollari (circa 415 euro) per la versione base e arrivano fino agli 895 dollari (oltre 625 euro) per quella "full optional
http://affaritaliani.libero.it/mediatech/torna_commodore_64070411.html

Come Linux sconfisse Windows, in 20 anni

Come Linux sconfisse Windows, in 20 anni: "La foundation del Pinguino canta vittoria contro lo storico rivale. A cui non resterebbe che il mercato dei computer desktop. Per festeggiare il ventennale, ricchi premi e cotillon"

Thunderbird, ritorno a Mozilla

Thunderbird, ritorno a Mozilla: "Mozilla annuncia il riassorbimento della divisione 'Messaging', con relativo passaggio di consegne del gruppo che si e' sin qui occupato dello sviluppo del celebre client di posta elettronica a codice aperto"

mercoledì 6 aprile 2011

Parole, soltanto parole

Parole, soltanto parole: "di G. Scorza - Google e' intermediario o un semplice elaboratore di informazioni? Suggerire non significa diffamare, e un algoritmo non e' fatto per offendere. Parole e tecnologia sono strumenti. E nascono neutri"

Dalle staminali embrionali il primo occhio in provetta

Studio giapponese su Nature: ottenuto in laboratorio, usando cellule di topo che si sono organizzate, in modo autonomo, per dar vita alla struttura tridimensionale. Secondo gli autori, si apre la strada alla creazione in futuro di retine artificiali per i trapianti in caso di malattie degenerative

http://www.repubblica.it/scienze/2011/04/06/news/occhio_da_staminali_in_provetta-14579477/?ref=HRERO-1

martedì 5 aprile 2011

Legittimo impedimento, De Magistris ci ricasca: immunità da Strasburgo

Legittimo impedimento, De Magistris ci ricasca: immunità da Strasburgo: "

Dopo la vicenda Why not, ancora una volta l'ex pm Luigi De Magistris si sarebbe avvalso dell'immunità parlamentare per non presentarsi all'udienza della causa per diffamazione intentatagli dalla società Bagnolifutura. L'ex pm: "Mi vogliono intimidire"

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Salerno, il balletto dell’Idv su De Luca

Salerno, il balletto dell’Idv su De Luca: "

Il problema è sempre lo stesso. Identico a quello delle elezioni regionali dell’anno scorso. L’amore-odio tra il leader di Idv Antonio Di Pietro e il sindaco Pd di Salerno Vincenzo De Luca. Un evergreen della politica campana e nazionale. Proviamo a ricapitolare. Di Pietro e Idv hanno deciso di non sostenere De Luca che a Salerno va a caccia del secondo mandato consecutivo (il quarto in totale negli ultimi 20 anni). Invece no, in un eventuale ballottaggio con la candidata Pdl Anna Ferrazzano si potrebbe pure appoggiarlo, corregge il tiro la dirigenza campana dipietrista. Anzi no, urla Di Pietro in un comunicato, col quale ribadisce che la porta è chiusa per sempre e comunque. Ma il film potrebbe riservare ulteriori colpi di scena. Detto questo, per comprendere la gravità della polemica in atto e le ripercussioni potenziali sul rapporto tra Idv e Pd, e tra Di Pietro e Bersani, bisogna fare un passo indietro di un anno.


Regionali 2010. Il Pd candida De Luca a Governatore. Il primo cittadino ha vinto le primarie per abbandono degli avversari. In un primo momento Di Pietro e l’europarlamentare Idv Luigi De Magistris alzano barricate contro De Luca per il fardello di imputazioni e di rinvii a giudizio che questi si porta appresso, e che esibisce come medaglie al valore. Poi Di Pietro (non De Magistris) ingoia il rospo e fa in modo che il congresso del partito acclami De Luca candidato al grido “devi salvarci dal Pdl di Cosentino e dei casalesi”. De Luca assicura: “In caso di condanne, anche solo in primo grado, mi dimetterò”. E si scatena sulle colonne de Il Fatto Quotidiano un dibattito lungo e acceso. Marco Travaglio in un editoriale in piena campagna elettorale ricorda: “De Luca è già un condannato in primo grado per le irregolarità della discarica di Ostaglio”, ma il reato appare abbondantemente prescritto in vista dell’appello. Di Pietro in un’intervista a Luca Telese del giorno dopo replica dicendo che sulla questione morale Idv non ha fatto sconti: “De Luca mi ha promesso che rinuncerà alla prescrizione”. Il sindaco invece, il 6 luglio 2010, qualche mese dopo aver perso contro il Pdl Stefano Caldoro, incassa senza battere ciglio la prescrizione nella sentenza di Appello sul caso Ostaglio – e molla la guida dell’opposizione in consiglio regionale, dimettendosi per rimanere primo cittadino a Salerno. Trascorre qualche altro mese, e il 10 ottobre 2010 in un’intervista all’autore di questo articolo, Di Pietro annuncia: “Idv non sosterrà mai De Luca a Salerno, lo appoggiammo alle regionali per senso di responsabilità verso la coalizione, ma ha tradito gli impegni assunti con noi e accettando la prescrizione si è adeguato al modello berlusconiano della giustizia”. La bagarre viene ripresa dal Corriere della Sera: “La mossa – scrive Angela Frenda – rimanda al Pd la palla sulla questione morale: se a Berlusconi si rimprovera l’uso di leggi e “stratagemmi” per evitare i processi, come può il Pd accettare che al suo interno si faccia lo stesso”?


Siamo ai giorni nostri. Con De Luca che si ricandida da uomo forte del centrosinistra salernitano, fiore all’occhiello del Pd campano che per bocca del segretario regionale Enzo Amendola dice di lui: “E’ il migliore amministratore che abbiamo”. Idv ufficialmente lavora a un’alternativa da contrapporgli. Servirebbe un nome di autentica discontinuità, altrimenti che senso avrebbe l’operazione? Ma la commissaria cittadina di Idv, la 37enne avvocato Giulia Formosa, tempesta di email Di Pietro e i vertici Idv di Roma. Lamenta in sostanza due cose: l’ambiguità della dirigenza locale sulla questione De Luca (il nome davvero alternativo non si individua perché mezzo partito vorrebbe stare col sindaco) e la mancanza di risorse economiche con le quali cantare la messa di una campagna elettorale tutta in salita contro un primo cittadino popolare e amato dalla cittadinanza per i buoni risultati raggiunti in 15 anni di amministrazione. Formosa respinge le sollecitazioni a candidarsi a sindaco ma trova difetti a tutte le altre proposte. Idv si lacera. Alla fine la Formosa si dimette in contemporanea alla scelta di candidare l’avvocato Rosa Masullo, vittima di un attentato (andato a vuoto) quando era assessore di De Luca diversi anni fa, e da lui ‘scaricata’. Prima di andarsene, la Formosa prova a strappare la firma di un impegno di ‘non apparentamento’ con nessuno in caso di ballottaggio. Non la ottiene. Il coordinatore campano di Idv, il deputato Nello Formisano, ricommissaria il partito e liquida come chiacchiere senza fondamento le accuse di non aver trasferito finanziamenti adeguati alla sezione di Salerno. E durante la conferenza stampa di presentazione della Masullo, afferma a sorpresa: “In caso di ballottaggio, ci auguriamo che De Luca sostenga la Masullo (…) ma se non saremo noi a parteciparvi, siamo nel centrosinistra e appoggeremo il candidato che più si identifica nel centrosinistra”. Formisano parla così perché ha un occhio a Napoli e ha paura per la tenuta della coalizione nel suo complesso. Anche a Napoli infatti Idv e Pd si presentano divisi, tra De Magistris e il prefetto Mario Morcone.


Ma a dispetto delle rumorose polemiche tra i due, l’impegno reciproco a correre in soccorso a chi raggiungerà il ballottaggio contro il Pdl Gianni Lettieri appare solido. Con la benedizione di Di Pietro e Bersani. Correttamente, i quotidiani salernitani titolano così le parole di Formisano: “Al ballottaggio Idv sosterra’ De Luca”. Raccontano alcuni dei più stretti collaboratori di Di Pietro che l’ex pm di Tangentopoli nel leggere i ritagli stampa e i link internet di queste dichiarazioni sia andato su tutte le furie. Stranamente, però, ci ha messo due giorni per accorgersene. Per poi far partire una nota durissima a sua firma: “L’Italia dei Valori non appoggerà mai Vincenzo De Luca, avendo questi tradito il rapporto di fiducia instaurato con l’Idv e con i nostri elettori. Pertanto, coloro che intendono candidarsi nelle nostre fila sappiano con chiarezza che questa e’ l’unica posizione del partito chiaramente condivisa dai nostri dirigenti regionali”. Il caos tra i dipietristi fa sorridere De Luca. Lui è convinto di vincere al primo turno. Con o senza Idv. In barba ai ‘moralisti della questione morale’.

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Rod, guarda qua!

Improvvisamente mi sento cristiano

Epurator G. colpisce ancora....

http://www.newnotizie.it/2011/04/04/gasparri-contro-i-muse-e-i-metallica-la-smettano-di-insultare-berlusconi/

Gasparri contro i Muse e i Metallica: La smettano di insultare Berlusconi

domenica 3 aprile 2011

Caro Montezemolo, non fare il nuovo Fini

Caro Montezemolo, non fare il nuovo Fini: "

Il presidente della Ferrari vuole scendere in politica per le sue ambizioni e i suoi affari. E come Gianfranco usa l’alibi del "Paese". Ma per governare servono voti, non parole"

L'EUROPA MARCIA E LA TRUFFA LIBICA

L'EUROPA MARCIA E LA TRUFFA LIBICA: "

L'impresa fatale di Libia si sta rivelando una piccola Suez fondata sulla viltà e sulla menzogna. La caduta di Gheddafi sarebbe una mezza buona notizia, da completare con la nascita di qualcosa di serio e responsabile"

Cade la bufala di Concita: Silvio mai indagato

Cade la bufala di Concita: Silvio mai indagato: "

Una nota ufficiale del Montenegro smonta lo scoop del quotidiano della De Gregorio: "Nessun fascicolo sul premier". Sui presunti nuovi guai del Cavaliere il Pd aveva persino presentato una interrogazione"

Mara, Stefania e le altre ragazze

Mara, Stefania e le altre ragazze: "

A me – personalmente – Mara Carfagna fa pure un po’ di pena. Questa ragazzotta dalla bellezza plastificata, assurta al rango ministeriale esclusivamente per meriti estetici, con gli occhi perennemente spalancati e l’espressione di chi non riesce minimamente a capacitarsi di dove sia andata a capitare.


Direte voi: altro che pena, a questa tipa senz’arte né parte sono piovuti dal cielo i benefici, stralussuosi annessi e connessi all’entrata nell’empireo della politica, tra macchine blu con autista ed emolumenti stratosferici; quando i suoi coetanei e coetanee lottano quotidianamente tra disoccupazione e precariato. Ma – se ci pensate bene – la sua è una posizione altrettanto precaria, strettamente dipendente dalla benevolenza e/o dai capricci del benefattore/protettore. Precariato di lusso, ma con quanto stress per tenerselo ben stretto…


In effetti lei ce l’ha messa tutta per sembrare un vero ministro, ha strizzato le forme in austeri completini grigi, ha tentato di legiferare (con qualche cortocircuito di coerenza biografica nel caso della legge anti-prostituzione: reprimere il commercio del proprio corpo esclude i calendari per camionisti? Quasi letterario: la donna perduta, una volta redenta, che diventa bigotta e sessuofoba). Ma resta sempre un fenomeno da baraccone, da circo Barnum: “la ministro più bella del mondo” come “la donna barbuta” o “la sirena con la coda da pesce”.


Quando poi ha preteso di esercitare un ruolo effettivo, è stata ricacciata con gravi perdite: vedi lo scontro con i cacicchi del Pdl in Campania, la sua regione. Chiacchierate frequentazioni con un reprobo finiano – il furetto Bocchino – sono diventate la clava per metterla in riga. Tanto che il suo matrimonio borghese, socialmente accreditante, con un costruttore romano è ora a rischio; mentre in lei cresce l’ansia per le lancette dell’orologio biologico che continuano a correre, mettendo a repentaglio il sogno di maternità come status irrinunciabile per una donna del sud più tradizionale: l’effimero della bellezza stabilizzato nell’eternità familistica.


In effetti la povera Carfagna è l’esemplificazione più palese della funzione puramente decorativa cui il machismo italiano, nella versione parossistica del berlusconismo, destina il genere femminile. Guai a manifestare un qualsivoglia pensiero indipendente: la presuntuosa che non sta al suo posto di soprammobile sarà immediatamente bacchettata. Come quell’altra belloccia, la Ministra–tappezzeria Stefania Prestigiacomo che aveva dato un timido segno di indipendenza, protestando per la destinazione all’inutilità del proprio ministero: dopo qualche ora se ne tornava piangendo all’ovile.


Magari ci si diverte a scagliarle contro un’altra fanciulla. Nel caso della Carfagna l’ennesima miracolata: Alessandra Mussolini (rilevante solo per il cognome che porta e per i labbroni enfiati dall’abituale concitazione). La loro rissa è terminata tra l’ilarità del pubblico maschile con lo scambio dell’epiteto “vaiassa”. Non so cosa significhi ma capisco trattarsi di un insulto da suburra partenopea (molto rivelatore del rispettivo mileux in cui sono cresciute).


Certo – potreste commentare – se la sono voluta loro. È vero. Ci sono donne di ben altro livello, che si fanno valere senza rinunciare a un briciolo della propria dignità. Ma queste politicanti da intrattenimento sono il sintomo di una mentalità che torna a imporsi quale criterio di posizionamento gerarchico dei sessi. Una mentalità da barzelletta. Quelle barzellette da bar che piacciono tanto al nostro premier, in cui le donne non sono altro che “portatrici di organi sessuali” (tranne la propria madre, onorata come riproduttrice di figli, possibilmente maschi). Per questo piacciono le bambolone indifese, come quelle che popolano l’harem di Arcore o palazzo Grazioli (anche se poi, tanto indifese non si sono rivelate, vista la capacità di passare all’incasso): le Ruby Rubacuori, le Nicole Minetti. Ragazze di periferia molto sullo sguaiato; il tipo femminile che rivela il criterio estetico (pecoreccio andante) degli estimatori, ma anche la loro innegabile vulnerabilità. La garanzia per gli “utilizzatori finali” che si può impressionarle, poi manipolarle, a poco prezzo.


Negli anni Sessanta, tra i vitelloni di allora era di moda fare la caccia alle commesse dei grandi magazzini; da conquistare con regaletti tipo il campioncino di profumo o l’anellino da bancarella. Silvio Berlusconi – nonostante il mezzo secolo trascorso – è rimasto quello di allora. Difatti pensava di premiare “la disponibilità” con bigiotteria da quattro soldi e la promessa di una comparsata televisiva. Per talune persino la carriera in politica a spese dei contribuenti. Soltanto che questo sistema non funziona più, le ragazze si sono fatte furbe e hanno cominciato a spillare parcelle milionarie all’infoiato nonnetto, vitellone fuori tempo massimo.


Ma tanto le ministre come le arcorine restano povere creature da compiangere, a fronte dello squallore dei maschi con cui si interfacciano loro malgrado.

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sabato 2 aprile 2011

I salti mortali dell’on. Napoli sul caso Argentin

I salti mortali dell’on. Napoli sul caso Argentin: "

“Non sento, non vedo, non parlo”. Con questa lapidaria formula è sintetizzabile il grottesco intervento dell’on. Osvaldo Napoli (Pdl) ai microfoni della Zanzara su Radio24. Emulando così le tre scimmiette giapponesi Mizaru, Kikazaru e Iwazaru, il vivace deputato pidiellino inanella perle luccicantissime da consegnare ai posteri.


Clicca qui per vedere il video incorporato.


I fatti sono ormai celebri: durante la seduta parlamentare sul processo breve, Osvaldo Napoli si è scagliato contro l’assistente della deputata Ileana Argentin (Pd), costretta alla sedia a rotelle per una terribile malattia e impossibilitata a battere le mani. Il parlamentare pidiellino, in preda all’ira funesta, ha sollevato il dito medio e ha intimato con violenza: Tu non ti devi permettere di battere le mani, hai capito?”.


I conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo rivolgono sulla vicenda serrate domande all’on. Napoli, il quale, alterato e seccato, cadenza la sua formidabile arrampicata sugli specchi con mantra esilaranti, del tipo “abbiate pazienza”, “le chiedo scusa”, “lesa maestà”, “connubio”. Ma come le tre scimmiette, che rispondono solo alle sollecitazioni dei Kamisama, gli dei giapponesi, non cede e non si schioda dal suo posto. Qui, nello stivale, non ci sono templi shintoisti e gli studi della Zanzara non si trovano ad Arcore. Alcune gemme pronunciate dal deputato Napoli, tuttavia, sono da custodire negli annali delle perle politiche italiche degli ultimi 60 anni:



- “Non conoscere lo stato di salute di una persona è motivo di lesa maestà?”

- “Non ho fatto il connubio tra lo stato di salute della signora Argentin e il suo assistente. Ci sono 630 parlamentari, non posso badare a tutti”.

- “Qualcuno ha insultato la signora Argentin? (dai banchi della lega la parlamentare Argentin è stata oltraggiata con l’improperio “Falla stare zitta quell’handicapata del ca…”, nda) Non glielo so dire, non tocca a me, io non faccio il commesso. Io non sento, non vedo e non parlo. Andate a sentire direttamente la persona, non ascoltate me”.

- “Siccome sono molto attento, siccome sono tutti colleghi e sono tutti amici, io non so se l’ha detto o meno, lei mi sta dicendo una cosa che ha letto nelle agenzie.”

- “Il vaffa di La Russa a Fini? Io non guardavo La Russa in quel momento, quindi non glielo so dire.”.


Alle sonore risate dei conduttori per l’acrobatica risposta, il deputato, stizzito, replica: “Le chiedo molte scuse, ma lei, mi scusi, ascolti… mentre parlava La Russa, La Russa si è voltato verso Fini… e allora, abbia pazienza” (in realtà, come si può appurare dal video, La Russa non si gira totalmente verso Fini, ma solo parzialmente e l’on. Napoli, seduto nella zona destra dell’emiciclo parlamentare, era nelle condizioni perfette per assistere alla deprecabile scena, nda). “Chi ha tirato il giornale a Fini? In quel momento non c’ero in aula, stavo esattamente dall’altra parte”.



Il multiplo salto mortale carpiato con avvitamento (a destra) giunge al suo epilogo con la menzione del giornalista sportivo Alfredo Toniolo, il quale, a dire di Napoli, avrebbe pronunciato questo corollario autorevole quando il nostro supporter berlusconiano era apprendista giornalista: “Prima di scrivere un nome sul giornale, fate attenzione perché quel nome, se lo diffamate, è rovinato per molti anni”.



Dino Boffo sentitamente ringrazia."

Il pesce di LinkedIn

Il pesce di LinkedIn: "Anche il social network professionale ha proposto un pesce d'aprile. In modo tutto suo"

Il C++ sta per avere un nuovo standard

Il C++ sta per avere un nuovo standard: "



Finalmente, dopo tantissimi anni di lavoro, il linguaggio C++ sta per essere aggiornato dato che l’ISO steering committee per il linguaggio ha approvato l’ultima proposta per il nuovo standard.


L’ISO/IEC Information Technology Task Force (ITTF) avrà valutato il lavoro presentato, se non ci saranno complicazioni tali da sollevare un’obiezione, il nuovo C++ sarà standard entro l’anno e sarà chiamato C++ 2011. Questo segna un passo molto importante per la crescita del linguaggio che oggi si trova al terzo posto nella classifica dei più utilizzati subito dopo Java e C.


Le migliorie e le nuove funzionalità sono molte tali da poter quasi definire il C++ 2011 un nuovo linguaggio anche se mantiene le sue radici storiche. È già possibile provare alcune delle nuove caratteristiche grazie alle estensioni che alcuni compilatori già includono, come il GCC, o attraverso librerie esterne come Boost.





Tra le caratteristiche più importanti si potrebbero citare:



Via | Cio



Il C++ sta per avere un nuovo standard é stato pubblicato su ossblog alle 16:59 di mercoledì 30 marzo 2011."

Paul Allen: cosi' mi ha tradito Bill Gates

Paul Allen: cosi' mi ha tradito Bill Gates: "Il memoriale del cofondatore di Microsoft - in uscita alla meta' del prossimo aprile - spara a zero sull'amico e partner al quartier generale di Redmond. Avrebbe imposto divisioni non eque dei guadagni e tramato nell'ombra con Steve Ballmer"

NASA, la minaccia viene da Internet

NASA, la minaccia viene da Internet: "Un controllo degli asset informatici dell'agenzia spaziale rivela l'amara verita': la rete interna di sistemi impegnati per la gestione delle missioni extra-planetarie e' piena di vulnerabilita' sfruttabili da remoto"

Londra, Wikipedia sotto esame

Londra, Wikipedia sotto esame: "Un gruppo di lavoro presso l'Imperial College per analizzare l'editing e l'autorevolezza delle fonti delle pagine dell'enciclopedia libera. L'obiettivo e' anche analizzare come viene utilizzata dagli studenti"

Mastella, cade l’accusa di associazione per delinquere

Mastella, cade l’accusa di associazione per delinquere: "

Napoli – Cade l’accusa più grave, l’associazione per delinquere. Clemente Mastella non è il boss di un sodalizio criminale chiamato Udeur. Lo ha sentenziato il Gup di Napoli Eduardo De Gregorio, decretando il non luogo a procedere per questo capo di imputazione. L’ex Guardasigilli del governo Prodi è stato invece rinviato a giudizio per alcuni singoli episodi dell’inchiesta della Procura di Napoli sulle clientele e sulla gestione dell’Arpac, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente controllata per quasi dieci anni da assessori di fede mastelliana. Va a processo anche la moglie di Mastella, la consigliera regionale Sandra Lonardo, per un singolo episodio. Nella precedente consiliatura Lady Mastella è stata presidente dell’assemblea regionale campana. Prima udienza del processo, il 1 ottobre, davanti al collegio A della I sezione del Tribunale.


Ma c’è grande soddisfazione tra i legali dei 53 imputati per i quali il pm Francesco Curcio aveva chiesto il processo. Il Gup ha cancellato una buona parte dei capi d’imputazione e ha deciso numerosi proscioglimenti. Ridimensionate profondamente le accuse a Mastella e a Luciano Capobianco, l’ex direttore dell’Arpac. Sul suo capo pendevano 25 capi di imputazione. Il giudice li ha ridotti a una decina. Quanto a Mastella, è stato rinviato a giudizio per truffa e appropriazione indebita. Si tratta della vicenda della casa romana di Largo Arenula 34, transitata, attraverso un complicato giro di passaggi di quote societarie, dalla disponibilità dell’Udeur a quella dei figli di Mastella. L’europarlamentare va a processo insieme ad altre persone anche per abuso d’ufficio: avrebbe raccomandato un’assunzione a tempo determinato nell’Arpac, la numero 32 di un elenco di 158 nomi rinvenuto nel computer della segretaria di Capobianco dove affianco ai segnalati si poteva leggere il nome del segnalatore politico (e ce n’erano di tutti i partiti, di centrosinistra come di centrodestra).


Le assunzioni, secondo il pm, sarebbero avvenute il regolamento e le norme in materia. Anche la signora Mastella risponde di una presunta assunzione clientelare, la numero 118 di un altro elenco di 136 nomi di raccomandati agli atti del fascicolo. E’ stata invece prosciolta per prescrizione per un’accusa relativa a una consulenza all’Asl di Benevento che lei avrebbe ‘sponsorizzato’. Infine, da segnalare un’importante proscioglimento per Mastella per una tentata concussione: il leader del Campanile non ha avuto alcun ruolo nelle pressioni – fallite – per far nominare un medico segnalato da importanti esponenti dell’Udeur a primario del polo pediatrico Santobono-Pausillipon. Prosciolto lui, prosciolto l’ex capogruppo regionale del suo partito Fernando Errico. Ma rinviati a giudizio tutti gli altri protagonisti di questa storia. Tra i quali l’ex consigliere regionale Udeur Nicola Ferraro, sul quale pendono pesanti accuse di camorra nell’ambito di altre inchieste, culminate nel luglio dell’anno scorso con il suo arresto per collusioni coi clan Schiavone e Bidognetti.

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venerdì 1 aprile 2011

Nel 2015 Windows Phone 7 al 20% di market share ...

...secondo una ricerca IDC; nello stesso 2015 Android sarà oltre il 45%, iOS e Blackberry intorno al 15% e Symbian crollato allo zero virgola qualcosa.

http://punto-informatico.it/3120510/PI/News/android-windows-phone-campioni-nel-2015.aspx

Diversamente

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41

Fra le tante manifestazioni di beceraggine verificatesi alla Camera nelle ultime 48 ore, ce n’è una che rappresenta un salto di qualità. Durante l’intervento in aula della parlamentare diversamente abile Ileana Argentin, un suo collega diversamente intelligente ha gridato: «Fate stare zitta quella handicappata del czz». L’episodio non può essere liquidato con la solita alzata di spalle con cui ogni giorno cerchiamo di proteggerci dalle aggressioni al buongusto perpetrate dai nostri rappresentanti. L’insulto a una donna in sedia a rotelle esorbita dal dibattito ideologico, perché attiene a una dimensione prepolitica e semplicemente umana della convivenza. Per questo tacerò il partito a cui appartiene chi ha pronunciato quelle parole, seguite da scuse frettolose che confermano lo scarso peso che l’autore attribuisce al suo gesto. Rivelarlo qui sposterebbe l’attenzione del lettore, innescando la solita rissa fra fazioni che, dopo averci annebbiato il cervello, sembra averci sterilizzato anche il cuore.

Mi interessa di più vedere se quel partito avrà il coraggio morale di punire il suo indegno soggetto. E mi interessa comprendere quando la nostra rassegnazione supererà il livello di guardia. Quando cioè cominceremo a stufarci di pagare lo stipendio a dei ceffi che sarebbero tollerati a stento in una curva di ultrà. Certe frasi sputate in un momento di irritazione non vengono dal nulla. Incubano, magari per anni, in una palude di pensieri facili e brutti. Quanti elettori si sentono parte della palude? Io spero nessuno di noi. Altrimenti avrebbero ragione loro.

New media ? Nuovi modi per farci pervadere dallo spettacolo passivo ?

La comunicazione uni-direzionale la fa ancora da padrona, nonostante i new media ? Siamo proprio fatti cosí...come diceva una serie televisiva di cartoni animati ;)