venerdì 26 marzo 2010

Apple guadagna, grazie al Mac

Apple guadagna, grazie al Mac: "Lo sostiene un analista di Deutsche Bank. L'azienda di Cupertino deve gran parte del suo successo commerciale ai computer che produce

Quest'ultima strategia starebbe però perdendo efficacia. Whitmor fa notare come Toshiba e Sony, visti gli scarsi introiti maturati negli ultimi tempi, potrebbero essere i primi big a dare l'addio al mercato dei computer, un settore dove attualmente è la triade composta da Hp, Apple e Dell a dettare i tempi.

Internet Explorer 6 e 7 sotto attacco

Internet Explorer 6 e 7 sotto attacco: "Cresce il numero di assalti portati alle vecchie ma popolari versioni del browser di Microsoft. Attacchi che sfruttano una vulnerabilita' diventata di pubblico dominio all'inizio del mese

made in spinoza

Berlusconi manda affanculo tre volte al giorno. Siamo comunque ampiamente in vantaggio.

L’Agcom multa il Tg1. Per pubblicità ingannevole.

Da Italia Oggi - Alfano: via le lenzuolate

Saranno cancellate le liberalizzazioni di Bersani. Lo ha promesso il guardasigilli, che vuole convocare gli stati generali delle professioni

«Intendo convocare dopo la pausa pasquale gli stati generali dei professionisti italiani , che rappresentano oltre 2 milioni di partite Iva, per rimuovere dalla legislazione italiana tutte quelle norme introdotte con Bersani; le sue lenzuolate, con il finto intendimento di proteggere i cittadini, hanno solo penalizzato tutti i professionisti italiani»
.
Lo ha detto il ministro della giustizia, Angelino Alfano, ieri pomeriggio a Sulmona. Secca la replica dell'ex ministro dello sviluppo economico Pierluigi Bersani: «L'intento del ministro e un'indietro tutta»

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1650111&codiciTestate=1
E tutti noi che temevamo il governo "iper-"liberista, delle mani libere.. ^_^.

giovedì 25 marzo 2010

Almeno un po’, fatela soffrire

Almeno un po’, fatela soffrire: "

bagnasco_foto


Ieri il consiglio superiore della Sanità, organo del Ministero della Salute, ha deciso che in Italia la Ru486 si potrà prendere solo in ospedale, con un ricovero.


«Quindi, nel nostro Paese – diversamente da ciò che normalmente accade da anni in tutti i paesi della Ue (con l’eccezione dell’Irlanda e del Portogallo), negli Usa e in Canada – si autorizza una pillola che ha come funzione quella di evitare un gravoso ricovero ospedaliero, ma se ne vincola l’uso al ricovero ospedaliero: Con l’incredibile paradosso che la donna che abortirà chirurgicamente lo potrà farà in day hospital, mentre quella che avrebbe preferito evitare il bisturi e inghiottire una pillola lo dovrebbe invece fare restando chiusa in ospedale – senza motivo e con evidente stress psicologico – per almeno tre giorni». (Minerva-Fassari)


Oggi la Cei ha ringraziato: schierandosi contro Emma Bonino e Mercedes Bresso, invitando a votare in Piemonte e Lazio i candidati di Berlusconi.


Nel documento scritto da Bagnasco si fa riferimento preciso all’interruzione di gravidanza, e si sottolinea che «la Ru486 banalizza l’aborto perché l’idea di pillola è associata a gesti semplici, che portano un sollievo immediato».


Cei e centrodestra, belli uniti per impedire alle donne che vogliono interrompere la gravidanza di diminuire la loro sofferenza.

"

Il miele climatico sulla lingua biforcuta del Dragone

Il miele climatico sulla lingua biforcuta del Dragone: "

La concorrenza sleale, spiega Wikipedia, è “l’utilizzo di tecniche e mezzi illeciti per ottenere un vantaggio sui competitori o per arrecare loro un danno“. Manca, però, una parola per definire il comportamento di chi si fa concorrenza sleale da sé: se uno diffonde sul suo conto informazioni calunniose, con chi può prendersela se non vende più i suoi prodotti? Paradossalmente, è proprio questo che l’Unione europea sta facendo nel delicato gioco climatico. Lo hanno capito benissimo i cinesi (mentre in tutte queste schermaglie gli americani stanno alla finestra, al momento). Tant’è che l’evoluzione della posizione di Pechino suona molto da presa per il culo di Bruxelles. Solo che Bruxelles non se ne accorge.



Ieri il direttore generale del dipartimento clima della Chinese Development and Reform Commission, Su Wei, ha incontrato la commissaria europea per l’azione climatica (si chiama davvero così!), la danese Connie Hedegaard, una delle principali responsabili del fallimento di Copenhagen (grazie, Connie). Cosa ha detto? Racconta EurActiv:


“The EU wants to maintain a leading role and it should maintain it,” said Wei. “But it should do so under the Bali roadmap,” he added, stressing that China has always favoured a dual-track negotiation process whereby rich countries maintain under the Kyoto Protocol their legally-binding emission reduction commitments and other countries make comparable efforts along the UNFCCC track.


Traduco liberamente:


L’Europa è liberissima di inseguire la sua fola climatica, così indebolirà la competitività dei suoi prodotti sui mercati internazionali. Se poi, inasprendo sempre più le sue politiche, riuscirà a indurre le industrie energivore a delocalizzare, tanto meglio per noi. Quindi, noi appoggiamo con grande convinzione ogni sforzo europeo volto a salvare il mondo, purché nessuno ci chieda di fare lo stesso. Infatti, noi continueremo per la nostra strada, perché lo sviluppo è l’obiettivo prioritario, specie in un momento cruciale come quello attuale in cui il rimescolamento di carte dovuto alla crisi può favorire ancor più la Cina.


Mosso a compassione per l’evidente incapacità della Hedegaard di cogliere implicazioni e sottintesi, Su ha concesso che l’Europa


should go up to 30% but not before the US states its target.


Per rivestire di fervore verde le sue posizioni (qui bene illustrate), Pechino continuerà anche quest’anno a ribadire l’impegno proposto a Copenhagen, di ridurre del 40-45 per cento la sua intensità carbonica (che è cosa ben diversa dalle emissioni, oggetto degli sforzi europei di riduzione, in quanto esprime le emissioni per unità di Pil). Se solo si presta attenzione ai dati, i cinesi hanno proposto nulla di più di quello che accadrebbe comunque (anzi, si sono tenuti sul lato della sicurezza). Il seguente grafico mostra l’andamento dell’intensità carbonica nel 1980-2006 (ultimo anno per cui i dati sono disponibili), il trend attuale, e due scenari di riduzione del 40 e del 50 per cento dell’intensità carbonica rispetto al 2005.


Senza parole.



"

Il bando agli Ogm ci costa miliardi. Le stime dell’USDA

Il bando agli Ogm ci costa miliardi. Le stime dell’USDA: "

L’United States Department of Agricolture ha stilato un rapporto sulla nostra agricoltura che già dal titolo è tutto un programma: The financial cost to corn growers of Italy’s ban on biotechnology. Questo è un breve estratto dalla presentazione:


Italian conventional corn growers lose an estimated €175 to €400 per hectare because they are not allowed to grow Bt corn, resulting in total annual losses of €150 million to €350 million. Since 1998 the total loss to Italian farmers due to the prohibition on Bt corn alone is estimated at €2.4 and €5.1 billion. Farmers of conventional crops have lower profits because of higher pesticide costs and lower yields due to pest damage.



The Council of State’s recent ruling in favor of Futuragra, the pro-biotech farmers’ association that brought the Ministry of Agriculture to court over its ban on the cultivation of biotech crops in Italy, threw into relief the financial implications of prohibiting biotechnology. By using conventional seeds, Italian farmers lose millions each year from unnecessary pesticide costs and crop damage.


Ma il nostro Ministero delle Politiche Agricole ha, evidentemente, altre informazioni ed altri consulenti, se il ministro Zaia ha deciso comunque di opporsi in ogni modo alla sentenza del Consiglio di Stato.


Un’ultima annotazione (ad uso di coloro che ritengono di rappresentare gli interessi degli agricoltori): se l’USDA stima che ogni anno le perdite per ogni ettaro di mais convenzionale in Italia si aggirino tra 175 e 400 euro, lo stesso ettaro di terra riceve una cifra oscillante tra zero e 360 euro l’anno circa di sussidio.


(Grazie a BBB per la segnalazione)


"

Il 70% degli sviluppatori abbraccerà Android entro 6 mesi

Il 70% degli sviluppatori abbraccerà Android entro 6 mesi: "


Gli sviluppatori per dispositivi mobili saranno sempre più orientati verso Android. E’ questa la conclusione di un’indagine svolta da AdMob, una società di vendita di spazi pubblicitari nei cellulari acquistata da Google qualche mese fa. Aumentano coloro propongono le loro applicazioni su più piattaforme.


Se prima il baluardo per eccellenza era l’App Store, però, adesso l’Eldorado sembra Android che vedrà un numero di dispositivi disponibili sempre maggiore. Bisogna evidenziare che nell’App Store ci sono 170.000 applicazioni e nell’Android Market solo 30.000, quindi la tendenza è giustificata dalla necessità degli sviluppatori di aumentare il canale distributivo.


[via AdMob]


Articolo tratta da: Melamorsicata.it

Il 70% degli sviluppatori abbraccerà Android entro 6 mesi




Se ti è piaciuto l'articolo ti piaceranno anche:

  1. Apple ricorda agli sviluppatori: vietata la geolocalizzazione degli spot per iPhone

  2. Apple in ritardo con i pagamenti degli sviluppatori per iPhone?

  3. Phil Schiller risponde alla rivolta degli sviluppatori

mercoledì 24 marzo 2010

Il costo della Casta

Il costo della Casta: "

Via le malignità. Basta con le cattiverie. Stop al qualunquismo. Anche in Italia c’è un posto di lavoro dove le regole di sicurezza vengono rispettate. Tutte. E non esistono morti bianche. Guarda un po’. Dove è disponibile un medico; dove la mensa non serve piatti vecchi o riciclati. Anzi, vengono effettuati continui controlli sanitari. Dove anche la cura dell’immagine diventa un valore, pari a 307 mila euro l’anno di foto. Sì, esiste, basta farsi eleggere alla Camera dei Deputati, piazza Montecitorio, Roma. Quindi ecco uno stipendio di quasi 20 mila euro al mese, altri 7 mila per i collaboratori, 2 mila per i viaggi e 5 mila per un affitto. Più tanto, tanto altro.



Per scoprirlo è stato necessario lo sciopero della fame di Rita Bernardini, deputata radicale, tenace nel mettere alle corde i tre questori della Camera ("riluttanti a consegnare quanto richiesto, nonostante il regolamento", racconta la stessa) e a strappare l’appoggio del presidente della Camera "che mi ha scritto: 'Sarà lo sciopero della fame più breve della storia. Domani avrai quel che chiedi, giustamente. Con stima Gianfranco Fini'".



Così è stato. Ed ecco consegnata al popolo una lista lunga 17 pagine, con su scritti tutti i fornitori, i servizi erogati e i prezzi pagati. Risultato? I radicali quantificano in altri 9.000 euro al mese il costo impiegato per ogni deputato "nemmeno al Grand Hotel un ufficio costerebbe così tanto!" incalza la Bernardini. Ecco alcune delle voci: quasi 7 milioni di euro per la ristorazione, comprensivi anche del "monitoraggio alla qualità dei servizi" (126 mila euro); oltre 600 mila per il noleggio delle fotocopiatrici; 400 mila per "agende e agendine", 292 mila per la somministrazione cartoncini, carte e buste personalizzate, 300 mila per i corsi di lingue.



Fino al vero "gruzzolo", composto da oltre 51 milioni per le locazioni: "Sono gli uffici a disposizione per ognuno di noi – continua la radicale. Sono dislocati attorno a Montecitorio, e lì abbiamo a disposizione tutto quanto è necessario". E di più, ancora. "Non solo, dentro il personale svolge lo stesso ruolo dei commessi della Camera, ma con uno stipendio, e benefit, decisamente inferiori: 800 euro al mese. Li vedo arrivare la mattina presto vestiti con tuta e armati di strofinacci per le pulizie. Quindi si cambiano, indossano gli abiti ufficiali, ed ecco la rappresentanza. Assurdo. Soprattutto perché gli uffici vengono utilizzati pochissimo".



Già, la Camera lavora tre giorni la settimana, dal martedì al giovedì, e molti deputati arrivano da fuori, quindi non restano a Roma durante il periodo di inattività. Comunque, protagonista alla voce "canone di locazione" è la società Milano 90 srl, con ben quattro lotti assegnati per la cifra complessiva di circa 45 milioni. "Fa capo all’imprenditore Scarpellini, prosegue la Bernardini. È un costruttore romano, impegnato nella realizzazione di un quartiere alla Romanina e dello stadio della Roma calcio. Ah, comunque, le posso dire anche un’altra cosa: i lavoratori suddetti, nonostante lo stipendio da fame, sono segnalati dai partiti stessi. Insomma, c’è una sorta di lottizzazione. Nella lista consegnata ci sono anche altre voci interessanti".



Vero. Sotto la categoria "manutenzioni" finiscono le punzonatrici: per la loro efficienza, solo per quella, la cifra è di quasi 4 mila euro; o 99 mila per l’arredo verde dei terrazzi, giardini e cortili. E ancora un milione e 200 per le tappezzerie e falegnameria. Nonostante tutto questo "il bilancio della Camera – conclude la deputata radicale – è omertoso, l’ho detto in aula e lo ripeto: in virtù del principio di autonomia costituzionale, la Camera è esente da qualsiasi controllo contabile e gestionale esterno". "Il controllo interno – ricordano i Radicali in un documento – dovrebbe essere esercitato dai questori (...) supportati dal Servizio per il controllo amministrativo, gerarchicamente subordinato al segretario generale, cioè al soggetto che dovrebbe essere controllato. Dunque è lecito dubitare della reale efficacia della funzione di controllo, comunque esclusivamente formale, dato che l’assenza della contabilità analitica non permette di istituire controlli sull’efficienza e l’efficacia della gestione".



Un giro di parole per dire, semplicemente, che chi detta le regole, si giudica; chi emette o assegna un lotto, si auto-controlla. Chi ci guadagna, invece, sorride.



Da il Fatto Quotidiano del 24 marzo

"

L'Aquila: propaganda elettorale shock

L'Aquila: propaganda elettorale shock: "

Nelle cassette della posta del Piano C.A.S.E. all’Aquila è comparso questo volantino. Che è uno degli esempi di come si faccia comunicazione-shock in un’area emergenziale. Le 17mila persone che hanno avuto gli appartamenti del piano C.A.S.E. ricevono in prima persona la campagna elettorale del premier e del suo PdL. Una campagna personalizzata e impietosa, che specula, una volta di più, sulla facciata positiva e buona del Governo del Fare. Ricordiamo ancora una volta cosa significhi, all’Aquila, "aver fatto". Punto primo. “Fare”, durante un’emergenza, è un dovere, non un favore. Le case del Progetto C.A.S.E., imposte dall’alto con decreto, pensate pochi giorni dopo il terremoto e formalizzate il 28 aprile 2009, sono in comodato d’uso; sono costate più o meno 2700 euro al metro quadro; sono state costruite in deroga a vincoli urbanistici e leggi sugli appalti; sono temporanee nell’assegnazione agli sfollati ma permanenti quanto a consumo del territorio; sono state gestite e costruite secondo la logica dell’emergenza e dell’urgenza e dell’indifferibiità dei lavori proprie della Protezione Vivile; hanno visto – come relazionano i Servizi Segreti in parlamento il primo marzo, come scrivono su Terra, come sosteneva da mesi il giornalista di Libera Angelo Venti su Site.it - il forte interesse delle ditte mafiose o con rapporti con la mafia; sono state sbandierate ai quattro venti, con numeri falsati e gonfiati; nascono come “non luoghi”, in quanto non integrati nel tessuto sociale, economico e paesaggistico; 4 siti su 19 scaricano (o perlomeno hanno scaricato per mesi) le acque scure nel fiume Aterno; genereranno all’Aquila un sovradimensionamento abitativo di circa 4500 appartamenti. Il tutto in una città di settantamila abitanti. Un vero e proprio patrimonio da gestire e a rischio fallimento.



Ma nel frattempo, le case del progetto C.A.S.E. vengono anche utilizzate per la facciata governativa: fuori dall’Aquila, per mostrare quanto sia forte questo governo del fare. Dentro l’Aquila, vengono usate per riscattare il “dovuto” ringraziamento da parte di chi ha avuto le C.A.S.E. Con il voto. Esattamente come Denis Verdini, coordinatore del PdL indagato per l’inchiesta sul sistema gelatinosi, chiedeva il ringraziamento degli Aquilani in piazza alla manifestazione del PdL. Il confronto, poi, con l’Umbria e le Marche del 1997, è ridicolo e continua a non tener conto del fatto che con minor tempi e minor costi si poteva dare alle persone una sistemazione provvisoria che le rendesse attive per la propria ricostruzione. Senza usare i container del 1997, ma utilizzando Moduli Abitativi Rimovibili.



Infine. In Umbria i Sindaci e gli enti locali e i cittadini sono stati i veri protagonisti della ricostruzione. Per ricostruire, in sicurezza, com’era e dov’era. Con il volantino, cala il sipario: è l’ultimo attto dell’operzione mediatica sull’Abruzzo, è un volantino che ha il sapore della propaganda a ogni costo, anche sulle vite altrui. E forse anche della beffa, per gli sfollati che sono strumento e oggetto di pubblicità.



Da shockjournalism.com







"NON SIAMO NOI A DOVERCI VERGOGNARE. Per tutti quelli che non hanno avuto la mia stessa sorte.Per le tasse, che torneremo a pagare al 100% ad un anno dal terremoto...". Vai al blog di Federico D'Orazio



Aggiornamenti ORE 18.00 : (Ansa) La giunta regionale dell'Umbria ha deliberato di dare mandato al proprio ufficio legale "per denunciare il Pdl dell'Aquila per falso e danno all'immagine della Regione Umbria". "Ciò perché - spiega un comunicato della Regione Umbria - ad opera del Pdl dell'Aquila sono in distribuzione cartoline elettorali comparative che mostrano l'immagine di terremotati umbri ancora oggi nei container. L'eventuale risarcimento danni che dovesse essere riconosciuto sara' devoluto a favore delle popolazioni terremotate dell'Abruzzo"



VIDEO: Strumentalizziamoci. Un filmato sulla rimozione delle macerie del 14 Marzo 2010 di Luca Cococcetta

"

Mozilla: Firefox 3.6 ha un buco

Mozilla: Firefox 3.6 ha un buco: "Nel browser del panda rosso c'e' una vulnerabilita'. Confermato l'advisory Secunia. Una nuova release del software la prossima settimana per tappare la falla

Bill Gates investe sul futuro del nucleare

Bill Gates investe sul futuro del nucleare: "Il founder di Microsoft si imbarca nella difficile avventura dello sviluppo di reattori nucleari sostenibili per l'ambiente. Gates ci mette i soldi, tanti soldi, di tasca propria

Quante spese per gestire una camera...

http://servizi.radicalparty.org/freshinstall/cameraspese/tutte

"Open Camera": I conti segreti della Camera dei Deputati resi "liberi"
Questi dati sulle collaborazioni e le consulenze della Camera dei deputati vigenti al 1° gennaio 2010, e l'elenco delle ditte con le quali sono in corso contratti di lavori, forniture e servizi, sono stati ottenuti da Rita Bernardini, parlamentare radicale eletta nelle liste del Pd, dopo una vera e propria battaglia durata mesi culminata in uno sciopero della fame. L'unico formato in cui le sono stati consegnati è quello cartaceo. Rita Bernardini ha deciso di rendere pubblici questi dati in "formato aperto", secondo quanto previsto dal programma di governo regionale di Emma Bonino e delle liste Bonino Pannella. Questa iniziativa si inserisce all'interno della storica campagna radicale per l'anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati.

Fiat: tagli e spin-off ...

http://www.repubblica.it/economia/2010/03/24/news/fabbriche_pi_piccole_e_8_modelli_prepensionamenti_per_attutire_il_colpo-2856399/
In gergo si chiama "operazione downsize" ed è il trattamento che gli ingegneri Fiat riservano in laboratorio ai motori tradizionali per ridurne la cilindrata e aumentarne contemporaneamente la potenza. Una cosa simile accadrà nei prossimi cinque anni agli stabilimenti italiani del gruppo: fabbriche più piccole, con meno addetti ma con maggiore produzione. Nel dettaglio, le indiscrezioni sul piano parlano di una Fiat profondamente modificata sia negli stabilimenti di assemblaggio finale (le classiche linee di montaggio) sia nella produzione di motori e cambi.
...
La rivoluzione più profonda sarà a Pomigliano dove la Panda comincerà la produzione delle preserie nell'autunno del 2011. Il Lingotto pensa di spendere 750 milioni nella riconversione della fabbrica che cesserà di produrre le Alfa per passare all'utilitaria. Le due linee oggi in funzione (quella della 147 e quella della 159 e Gt) saranno sostituite da almeno due linee di Panda destinate a realizzare 250 mila auto all'anno. Ma nessuno riesce a prevedere quali effetti avrà questa rivoluzione sull'indotto, tutto calibrato sui modelli di fascia medio-alta del Biscione. I sindacati temono che anche tra i dipendenti diretti si avrà una riduzione di 500 persone sugli attuali 5.100 addetti


http://www.repubblica.it/economia/2010/03/24/news/a_un_passo_la_separazione_del_gruppo_gli_agnelli_accelerano_lo_scorporo-2856464/

John Elkann ha detto un paio di settimane fa di sognare "una Fiat grande in Italia e nel mondo". Sergio Marchionne sta facendo di tutto per accontentarlo e il 21 aprile spiegherà come. E dopo? Dopo questa data, il passo più importante sarà quello dello spin off, ovvero dello scorporo delle attività automobilistiche (o altro?) e della loro quotazione in Borsa. Ci saranno da quel momento due Fiat in un contesto che molti temono possa coincidere con un processo di "deitalianizzazione" del gruppo.
...
L'argomento è già sotto i riflettori degli analisti e se ne parla all'interno della famiglia. Anche se si farà di tutto per evitarlo nell'assemblea di venerdì, diventerà un passaggio obbligato dell'investor day del 21 aprile o subito dopo. Perché c'è già chi assicura che allo spin off si procederà la prossima estate. Anche perché le condizioni, almeno quelle indicate al suo primo annuncio da Marchionne, ci sono già tutte prima che il piano strategico Fiat-Chrysler vada a regime nel 2014: il Lingotto e la sua controllata americana già oggi sono molto oltre la soglia di 4 milioni di vetture prodotte all'anno con previsione di andare presto sopra i 6 milioni.

In questa prospettiva si dice che a comandare la parte auto non potrà non essere Marchionne in quanto protagonista della rinascita Fiat e del suo sbarco in America. A quel punto sarà interessante capire che cosa resterà dell'"altra Fiat" e quale sarà il suo futuro. Un Lingotto senza l'auto, secondo gli analisti più attenti, potrebbe infatti consigliare a Exor di riprendere il dossier della diversificazione che circolava all'epoca della crisi Fiat, prima ancora che avesse inizio la cura Marchionne. Naturalmente oggi lo si farebbe in condizioni più favorevoli poiché l'operazione non sarebbe dettata da uno stato di necessità e inoltre disporrebbe di capitali più robusti.

martedì 23 marzo 2010

Altai scaricabile dal sito

Altai scaricabile dal sito: "Altai scaricabile; Sogno, visione e utopia; Il falco e la gallina

[Weekly info]DRAM Industry enters positive circle and profit in next 3 years is expected

[Weekly info]DRAM Industry enters positive circle and profit in next 3 years is expected: "Given the cyclical pattern that DRAM industry been through in past years, we can identify that individual completed industrial cycle is 3 years. According to Figure 1 for OPM analysis. DRAM vendors experienced three continuous lost from 2001-2003 and consecutive profit from 2004 to 2006, followed by another decline from 2007 to 2009. In 2010, DRAM vendors start to turn to profit and enter another profit cycle."

Toshiba to add NAND fab in Japan

Toshiba to add NAND fab in Japan: "Toshiba plans to begin construction later this year on a new semiconductor fab to build NAND flash memories on a site adjacent to existing Toshiba fabs in the city of Yokkaichi, in Japan's Mie prefecture, the company said.

lunedì 22 marzo 2010

http://www.repubblica.it/interstitial/interstitial28252041.html
http://canali.kataweb.it/salute/2010/03/22/sai-come-sederti-al-computer-guarda-e-impara-a-farlo/
http://canali.kataweb.it/salute/esercizi/

Piazza Affari e il male oscuro del capitalismo italiano

http://www.repubblica.it/economia/2010/03/22/news/piazza_affari_e_il_male_oscuro_del_capitalismo_italiano-2813877/

...
La Borsa italiana oggi è fatta da pochissime grandi imprese. Le 40 del Ftse/Mib rappresentano l'87% della capitalizzazione totale (valore di mercato di tutte le imprese quotate). Dei primi 150 titoli del listino, la metà ha una capitalizzazione inferiore ai 696 milioni. Il numero delle società quotate è limitato, non molto distante da quello di 25 anni fa. L'intero mercato azionario italiano vale, ai prezzi attuali, solo il 30% del Pil 2009. Non è neppure pensabile un confronto con gli Stati Uniti: basti ricordare che negli USA, anche dopo la crisi, il rapporto tra valore della Borsa e Pil è al 103%, e nelle prime 150 società, la metà vale più di 25 miliardi euro. Ma siamo il fanalino di coda anche dell'Europa Continentale: il nostro rapporto borsa/Pil è meno della metà di quello francese (74%), ed è inferiore anche a quello tedesco (40%), anche se in Germania, tradizionalmente le imprese si sono sviluppate al di fuori del mercato azionario; ma dove, tra le prime 150 società, la mediana è grande il triplo della nostra.
...
Ma è la composizione settoriale delle maggiori società quotate che ci distacca maggiormente dal resto dell'Eurozona, per non parlare degli Stati Uniti. Da noi, anche dopo la crisi, il 35% dell'indice è costituito da banche e servizi finanziari: quasi il doppio di Francia e Germania. Negli Usa, dove la bulimia del settore finanziario aveva innescato la crisi, banche e finanza pesano oggi la metà che in Italia. Un ridimensionamento drastico quanto salutare.

Il resto di Piazza Affari è fatto di servizi di pubblica utilità ed Eni: insieme alle banche, fanno quasi l'80%. È il retaggio del peso dominante nella nostra economia dello Stato imprenditore. Un peso però ancora presente, dato che il 41% delle aziende nel Ftse/Mib ha un'azionista di riferimento pubblico, Stato o Ente locale (tra le banche ho considerato il solo Monte Paschi). Se a queste aggiungiamo le società interamente cedute dallo Stato ai privati (come Autostrade, Sme, Telecom o le genco dell'Enel), si arriva all'assurdo che il 69% delle nostre grandi aziende quotate è pubblica o nata dalla mano pubblica. Inevitabile in un capitalismo storicamente senza capitali? No. È vero che 20 anni fa, senza mobilità internazionale dei capitali, il risparmio degli italiani doveva necessariamente finanziare il deficit pubblico. E in mancanza di un mercato finanziario, tutto passava per le banche. Ma l'Euro, le liberalizzazioni, lo sviluppo e l'integrazione dei mercati, avrebbero dovuto liberare i nostri capitalisti dallo storico vincolo della carenza di capitali.
...
L'ultimo elemento della fotografia che dovrebbe far riflettere è la totale assenza in Italia di grandi imprese nei settori a maggior crescita della produttività: non solo tecnologia, informatica e farmaceutica (39% negli Stati Uniti) ma anche settori tradizionali che incorporano innovazione tecnologica e manageriale come i beni di largo consumo per il tempo libero e la grande distribuzione. In questo, anche il resto dell'Europa non tiene il passo degli Usa, e non sembra capace di sfruttare la crisi per cambiare il modello produttivo. In Italia il gap sembra incolmabile. Ma, purtroppo, il reddito delle generazioni future dipende proprio dalla capacità di spostare le risorse nei settori a maggior crescita della produttività.

domenica 21 marzo 2010

Supply of commodity parts remains tight

Supply of commodity parts remains tight: "Supply for most commodity electronic components remains tight, although the availability of some parts has improved since the end of 2009, according to a report by market research firm iSuppli.