sabato 27 marzo 2010
Basta pesticidi, arriva l'insetto sessualmente potenziato
http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=12086
Grazie LuPo.
The basics of being Agile in a real-time embedded systems environment: Part 1
Donne, guaio senza soluzione
Sul sesso hanno fondato il loro potere mettendoci dalla parte della domanda, anche se la cosa, a ben vedere, interessa e piace molto più a lei che a lui. Il suo godimento – quando le cose funzionano – è totale, il nostro solo settoriale, al limite mentale (“Hanno sempre da guadagnarci con quella loro bocca pelosa” scrive Sartre). La donna è baccante, orgiastica, dionisiaca, caotica, per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale. E quindi totalmente inaffidabile. Per questo, per secoli o millenni, l’uomo ha cercato di irreggimentarla, di circoscriverla, di limitarla, perché nessuna società regolata può basarsi sul caso femminile. Ma adesso che si sono finalmente “liberate” sono diventate davvero insopportabili.
Sono micragnose, burocratiche, causidiche su ogni loro preteso diritto. Han perso, per qualche carrieruccia da segretaria, ogni femminilità, ogni dolcezza, ogni istinto materno nei confronti del marito o compagno che sia, e spesso anche dei figli quando si degnano ancora di farli. Stan lì a “chiagne” ogni momento sulla loro condizione di inferiorità e sono piene zeppe di privilegi, a cominciare dal diritto di famiglia dove, nel 95% dei casi di separazione, si tengono figli e casa, mentre il marito è l’unico soggetto che può essere sbattuto da un giorno all’altro sulla strada. E pretendono da costui, ridotto a un bilocale al Pilastro, alla Garbatella, a Sesto San Giovanni, lo stesso tenore di vita di prima.
Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini (“si vede tutto e di più” cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro. Basta. Meglio soddisfarsi da soli dietro una siepe.
Da il Fatto Quotidiano del 27 marzo"
Feltri e noi
Che Vittorio Feltri l’abbia fatta grossa è fuor di dubbio: ha spacciato una lettera anonima sulla presunta omosessualità di Dino Boffo per un’informativa di polizia agli atti del processo all’ex direttore di Avvenire. Dunque la sanzione che gli ha inflitto l’Ordine dei giornalisti, sospendendolo per sei mesi dalla professione, è un atto dovuto. I sei mesi assorbono i due ai quali è stato pure condannato per aver seguitato a pubblicare gli articoli di Renato Farina, il giornalista-spia al soldo dei servizi segreti che a sua volta è stato radiato dall’Ordine e ha patteggiato 6 mesi di reclusione per favoreggiamento nel sequestro di Abu Omar, dunque è stato promosso deputato. Ma questa seconda sanzione, pur dovuta finché esiste l’Ordine, riguarda la burocrazia dei giornalisti e non i lettori (chi scrive è convinto dell’inutilità degli ordini professionali all’italiana, ma questo è un altro discorso). La prima invece può diventare un utile argomento di dibattito pubblico, ma a un patto: che Feltri non diventi l’unico capro espiatorio per una colpa – la pubblicazione di notizie false – che non può essergli addossata in esclusiva.
Intendiamoci: anche se davvero la polizia, esorbitando dai suoi compiti istituzionali, avesse compilato un’informativa sui gusti sessuali di un cittadino, Il Giornale avrebbe dovuto cestinarla: non basta che una notizia sia contenuta in un atto ufficiale per essere pubblicata. I giornali non sono discariche in cui riversare di tutto. E lo stesso vale per le intercettazioni: se un giudice, sbagliando, inserisce fra quelle depositate particolari privi di rilevanza pubblica e lesivi della privacy di una persona, il giornalista non li deve pubblicare. E, se li pubblica, la colpa è anche sua, non solo del magistrato (perciò Il Fatto non ha riportato i nastri su Angelo Balducci e i suoi amichetti).
L’idea che i giornali debbano pubblicare tutto, acriticamente, è folle. Eppure la condanna di Feltri lascia un retrogusto amarognolo. Siamo certi che basti una sanzione esemplare per salvare l’anima all’Ordine dei giornalisti? Sono anni, specie da quando il bipolarismo all’italiana ha ridotto la libertà di stampa a guerra per bande fra destra e sinistra, che si pubblicano notizie false su tv e giornali, e nessuno paga mai. La sanzione a Feltri segnala una svolta dell’Ordine? E’ un monito a tutti i falsari della penna che, d’ora in poi, non ce ne sarà più per nessuno? O è una tantum destinata a restare tale? Nel primo caso, l’Ordine potrebbe persino recuperare una ragione di esistere. Nel secondo, tanto vale annullare la condanna di Feltri e tirare innanzi. Qualcuno pagherà mai per avere raccontato che il primo governo Berlusconi cadde per l’invito a comparire sulle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza (in realtà crollò per merito di Bossi) e che il secondo governo Prodi cadde a causa dell’indagine di De Magistris su Mastella (in realtà Mastella lo rovesciò col pretesto dell’indagine di S. Maria Capua Vetere poi convalidata dai giudici di Napoli)?
Qualcuno pagherà mai per aver convinto milioni d’italiani (anche lettori di giornali "progressisti" o "indipendenti") che Andreotti fu assolto per mafia, mentre fu miracolato dalla prescrizione per il reato "commesso fino al 1980"? Scoprire che prescrizione non è assoluzione solo quando il Tg1 scodinzolino dà per assolto il prescritto Mills è troppo comodo. Prima di Mills sono stati gabellati per assolti, dunque innocenti perseguitati, i dirigenti prescritti della Juventus accusati di doping e il sei volte prescritto Berlusconi. E quand’è che Minzolini farà un editoriale per rettificare l’ultimo, in cui sosteneva di non essere indagato a Trani? Se, dopo Feltri, l’Ordine intende fare sul serio, benissimo: si scrivano poche regole chiare e comprensibili, che consentano a chi sbaglia in buona fede di rimediare al suo errore, e su chi non lo fa cali pure la mannaia dell’Ordine. In caso contrario, molto meglio procedere all’autoscioglimento di un ente inutile, anzi dannoso.
Da il Fatto Quotidiano del 27 marzo
Fotovoltaico gratis...
Facile farlo a Padova, nella cui provincia si concentra il 60% della produzione di pannelli fotovoltaici in Italia. Ma c’è comunque del merito nell’iniziativa del comune del capoluogo veneto che ha deciso di regalare un impianto per la produzione di energia solare a chiunque dei cittadini patavini ne faccia richiesta per l’installazione sul tette di casa. Una iniziativa possibile per una serie di fattori favorevoli.
...
Come funziona: basta chiamare un numero verde del comune di Padova, prenotare un sopralluogoper verificare la compatibilità tecnica e archiettonica del proprio tetto di casa, il Comune poi provvederà all’installazione eagli allacciamenti.
TrendyDigital WaterGuard, il case per iPad da vasca da bagno
Siamo in Primavera quindi mancano pochi mesi all’Estate. Se vi attendono giorni e giorni in piscina, o semplicemente vi piace rilassarvi nella vasca da bagno, ecco il case per il vostro futuro iPad.
Si chiama TrendyDigital WaterGuard e permette di riparare il tablet dall’acqua tramite la chiusura ermetica. La plastica esterna permette l’uso dello schermo multi-touch. Se vi interessa è su Amazon per 19,99 $, circa 15 €.
Articolo tratta da: Melamorsicata.it
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Apple rimbalza Snowtape, l’applicazione per iPhone che registra la radio
Negli anni ‘90 si usava ascoltare la radio e registrare i brani nelle musicassette. Questo stesso sistema è stato ripreso da un team tedesco portando allo sviluppo di Snowtape, un’applicazione per iPhone e iPod Touch. Il software permette di riprodurre le web radio in streaming, registrarne il contenuto, modificare la traccia per eliminare le parti in eccesso, applicare una copertina e confezionare il proprio file Mp3.
Peccato che Snowtape non vedrà mai la luce. Apple, infatti, ha espressamente vietato l’ingresso nell’App Store. Ufficialmente il motivo è nel fatto che i file confezionati sono trasferibili al computer via WiFi, pratica che secondo Steve Rea, responsabile delle relazioni con gli sviluppatori, non è ammessa. Pratica che in realtà il regolamento non vieta, tant’è vero che molti software permettono di registrare l’audio e passarlo nel computer via WiFi.
Ufficiosamente, invece, la verità è una sola: se una persona ha la possibilità di salvare Mp3 dalla radio nell’iPhone, ricorrerà all’iTunes Store per acquistare musica?
[via vemedio]
Articolo tratta da: Melamorsicata.it
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Ma Feltri, aiuta o danneggia il Popolo della libertà?
Feltri sospeso per sei mesi
dall'Ordine dei Giornalisti
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Un salvataggio che non convince
Nella giornata di ieri è arrivato l’accordo franco-tedesco sulle misure di sostegno alla Grecia. E’ prevista un’azione “coordinata” tra Fondo Monetario Internazionale e singoli paesi europei, con prestiti concertati e concordati. L’aiuto scatterà solo in caso di “ultima spiaggia” per la Grecia, cioè di impossibilità a finanziarsi sui mercati. A nessuno è venuto in mente che in quel momento sarà troppo tardi, però.
Il prestito sarà a “tassi non sussidiati”, il che vuol dire a tassi di mercato correnti al momento dell’operazione. Vai alla osservazione precedente, con buona pace delle “condizioni medie di mercato” chieste da George Papandreou, che continuerà a incravattarsi a tassi tra 3 e 4 punti percentuali superiori a quelli tedeschi. Non si parla di espulsioni dalla Uem, come invece voleva la propaganda tedesca, anche perché sarebbe servito un trattato ad hoc. Pare poi che il FMI interverrà in quota minoritaria sul complesso del prestito, ma non è chiaro (almeno, a noi) se gli affidamenti bilaterali dei paesi europei (che avverranno pro-rata, in funzione della quota che ogni paese detiene nel capitale della Bce) saranno volontari oppure obbligatori.
Altri dilemmi: quale sarà il ruolo del FMI? Fornirà parte dei fondi e obbedirà alle direttive europee, pur avendo propri protocolli di intervento? Ma in quest’ultimo caso, da chi proverranno tali direttive? E il FMI, che tipo di expertise metterà visto che, “classicamente”, l’istituto guidato da Dominique Strauss-Kahn lavora con paesi che hanno un cambio liberamente fluttuante? C’è anche un aspetto di onere finanziario: se la fornitura di finanziamenti avverrà per ogni paese europeo, pro-rata, l’onere per puntellare la Grecia sarà complessivamente esiguo. Il problema vero è un altro: e se altri paesi finiranno col trovarsi nelle condizioni greche, quanti minuti potrà durare questo framework di salvataggio? E di quanti fondi aggiuntivi avrà bisogno la Grecia, che dalla manovra del 3 marzo otterrà un crollo del Pil del 4 per cento quest’anno (stime degli analisti di Deutsche Bank, ogni settimana che passa più realistiche) e non una lieve contrazione dello 0,8 per cento, quella contenuta nel programma di stabilità che il governo di Atene ha presentato alla Commissione europea?
Il vero problema è la crescita: se la congiuntura si riprenderà, forse i paesi fiscalmente più fragili potranno portare a casa la pelle. Diversamente, prepariamoci a tempi durissimi. Alla fine, ha ragione il vice-governatore della banca centrale cinese, esponente del paese che è rapidamente diventato il primo creditore mondiale, e che per questo motivo sta perdendo il sonno:
“La Grecia è solo un caso, ma è solo la punta dell’iceberg. Il principale timore oggi ovviamente sono Spagna e Italia”
Ovviamente.
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Però in Rai c’è la par condicio
Questa è la tabella ufficiale dell’Agcom che riassume lo spazio dedicato ai diversi “soggetti politici” dal Tg1 nel periodo tra il 14 e il 20 marzo;
La falsa simmetria e le elezioni di domani
Oggi il Corriere della Sera titola beatamente: “Duello Berlusconi-Bersani”. Così, come se fossimo in una normale democrazia occidentale: duello Obama-McCain, duello Cameron-Brown.
Vero niente: ieri, ultimo giorno di campagna elettorale, non c’è stato alcun duello. Si sa: Berlusconi non l’ha voluto.
Quello che è successo nelle ultime ore invece è stata un’invasione feroce da parte del premier di tutte le tivù a sua disposizione, pubbliche e private. Una serie di “interviste” in ginocchio, dove le domande erano (cito da quella di Studio Aperto): «Perché lei ha raccomandato ai moderati di non disperdere il voto?» «Faccia un appello ai giovani: perché dovrebbero votare Pdl?».
E lui, presentandosi su sei diversi tg, ha lanciato un messaggio chiaro: «Il governo aiuterà le regioni governate dal centrodestra a creare ricchezza e lavoro». Non è nemmeno più campagna elettorale: è un ricatto.
Insomma, tanto il metodo quanto il merito dell’invasione di campo finale basterebbero, se fossimo gente irosa e irrazionale, a boicottare queste elezioni birmane: semplicemente perché non sono fair.
Invece no. Invece no per tanti motivi.
Primo, perché non si rinuncia mai allo spazio democratico di cui si dispone. Anche quando è ridotto, anche quando è stuprato dalle scorrettezze dall’avversario. Abbiamo questo spazio di democrazia, usiamolo. Nonostante le balle spudorate e le invasioni di campo. O forse anche per quelle, proprio per quelle. Questo spazio abbiamo – il voto di domani – e questo spazio possiamo usare. Facciamolo.
Secondo, perché altri mezzi non ce ne sono. Semplicemente non ce ne sono, né accettabili per chi ha un’etica nonviolenta né fruttiferi per chi quest’etica non la condivide. C’è solo quello, il voto, e quello va usato.
Terzo, perché se ha infranto così clamorosamente le regole è perché forse ha un po’ di paura. Lo sa anche lui, aldilà delle bufale che rifila, quello che è successo nei due anni in cui ha governato: che non ha prodotto nient’altro che una lunga teoria di leggi per se stesso e qualcuno, fuori, inizia ad accorgersene. Così come sa benissimo che piazza San Giovanni è stato un flop, che il Pdl è una guerra per bande tra cortigiani, che se non ci fossero i suoi soldi il castello sarebbe già crollato. Così come sa che i sondaggi degli ultimi giorni non sono più buoni come un mese fa.
Ed è per questo attacca così furiosamente. E’ per questo che alza l’asticella delle promesse oltre ogni limite – guariremo il cancro entro la fine della legislatura! – ed è per questo che invade in uno stesso giorno sei canali, lui che non ha nemmeno mezz’ora per presentarsi in tribunale.
E’ nervoso, e già questo è uno straordinario motivo per togliergli ultimamente il buon umore, domani, alle urne.
"Clima. Europa pazza, Italia pirla
Con un colpo di mano, la possibilità di alzare dal 20 al 30 per cento il target di riduzione delle emissioni europee entro il 2020, dopo essere uscita dalla porta notturna, rientra dalla finestra mattutina. Ordinaria cronaca di un’incredibile giornata negoziale a Bruxelles, dove oggi si conclude la sessione di primavera del Consiglio europeo. Se la questione di maggior interesse è, ovviamente, l’accordo franco-tedesco sul salvataggio della Grecia, un tema non marginale riguarda appunto le politiche del clima. L’Italia non voleva questa clausola. L’Italia era riuscita a toglierla dalla dichiarazione conclusiva del vertice. L’Italia poi si è voltata dall’altra parte. L’Italia, infine, senza accorgersene ha votato contro se stessa.
Quello che è successo è da manuale dell’idiozia politica. E pensare che le cose si erano messe bene. Grazie anche al presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, la bozza di dichiarazione conclusiva concordata ieri notte non conteneva alcun accenno all’aumento del target, come riferiscono fonti vicine al dossier. La logica è semplice: nel pacchetto energia e clima, approvato alla fine del 2008 dopo una lunga trattativa di cui l’Italia era stata uno dei protagonisti, prevedeva la possibilità di passare dal 20 al 30 per cento se si fosse trovato un accordo globale in tal senso (sottinteso: a Copenhagen, dicembre 2009). A Copenhagen è andata come è andata: quindi, tutto in vacca. Nota non banale: a mandare tutto in vacca è stata, principalmente, l’indisponibilità dei due attori cruciali, cioè la Cina (di cui mi sono occupato qualche giorno fa) e gli Stati Uniti (dove il presidente, Barack Obama, ha investito l’intero suo capitale politico sulla riforma sanitaria e neppure si sogna di piagare i contribuenti con iniziative verdi).
Nonostante ciò, alcuni Stati membri hanno deciso di tentare la carta dell’aumento unilaterale, determinando una frattura in seno all’Europa che si è ricomposta solo, duramente, ieri notte. Tutto bene? Macché. Perché nessuno aveva fatto i conti con la fessaggine negoziale che storicamente contraddistingue il nostro paese. Il Cav. ha pensato bene che la chiusura della campagna elettorale doveva avere la precedenza sulla sua presenza al Consiglio Ue. Nessuno, purtroppo, deve avergli spiegato che, secondo il trattato di Lisbona, un primo ministro assente non può delegare un suo ministro, ma deve per forza farsi rappresentare dal presidente del Consiglio europeo.
Accade così che l’Italia venga rappresentata da Herman van Rompuy. Magari non sta bene, ma nella cosa in sé non ci sarebbe nulla di male. Non ci sarebbe nulla di male se ci si ricordasse di istruire il rappresentante sulle posizioni che il rappresentato vuole che siano, appunto, rappresentate. In assenza di istruzioni, van Rompuy ha fatto di testa sua (chi avrebbe fatto diversamente?) e ha dunque accettato, a nome dell’Italia, l’inserimento del seguente fraseggio:
the EU is committed to take a decision to move to a 30% reduction by 2020 compared to 1990 levels as its conditional offer with a view to a global and comprehensive agreement for the period beyond 2012, provided that other developed countries commit themselves to comparable emission reductions and that developing countries contribute adequately according to their responsibilities and respective capabilities.
E’ una formula abbastanza standard e non avrà gravi conseguenze politiche. Forse non ne avrà nessuna. Però, intanto, una notte di fatica è andata in fumo, visto che viene ancora una volta alimentato l’equivoco, dando agli estremisti l’appiglio per sostenere le loro tesi. E poi, ancora una volta il nostro paese non ha perso l’occasione di dimostrare di che pasta è fatto.
"
Uno, nessuno, un milione
A far notare che l’immagine delle istituzioni è forse nel punto più basso della sua storia, in periodi come questo, si rischia di passare per noiosi. Correrò il rischio. Anche perché goccia dopo goccia, schifo dopo schifo, siamo davvero allo sfascio di ogni baluardo di riferimento, all’inasprimento pressoché definitivo di ogni conflitto istituzionale, alla delegittimazione progressiva degli ultimi basamenti un tempo ritenuti intoccabili come la Corte Costituzionale e la Presidenza della Repubblica: questo per fermarsi alle tappe finali. Non è che tutto può succedere: succede già.
Il paventato clima incivile si è spalmato su tutto. Il capo dello Stato è finito sulle magliette viola e ci sono ex magistrati falliti e sgrammaticati che gli danno del piduista senza che ormai succeda nulla: solo un anno fa sarebbe stato impensabile. E mentre la Rai tace per l’allucinante abrogazione dei talkshow (contribuendo a un clima sempre più surreale) noi dovremmo convincerci che tutto questo, questa guerra santa urlata sulle macerie delle istituzioni, sia in realtà solo il travestimento di una banale campagnetta elettorale per eleggere un tizio in Basilicata o in Lombardia. Ma non è così, è il contrario. C’è uno Stato che si sta sfasciando e ci sono loro che pensano solo alle regionali.
La verità è che queste elezioni regionali sono una iattura, fanno solo perdere un sacco di tempo e contribuiscono mortalmente al mantenimento di quel perpetuo clima elettorale che ha trasformato questo Paese in un’arena. Anche perché, dopo le europee del giugno scorso e queste regionali, presto o tardi seguiranno altri imperdibili giri di boa (qualche test amministrativo nelle grandi città) e tutto tornerà a congelarsi esattamente com’è ora, col governo fermo chissà perché, i giornalisti ipersensibili a ogni sciocchezza, il Paese virtuale avviluppato in una tensione artificiosa che il Paese reale non percepisce per niente. Occorrerebbe conglobare tutte le elezioni in uno stesso periodo e chiuderla lì, mica pretendere di contaminarci ogni venti minuti coi germi di chi è malato di politica e la vive come un torneo. Ogni ragionamento sui tassi di astensionismo deve partire da questo: dall’impossibilità, anche fisica e psicologica, di ritenere credibile chi di punto in bianco riparla di comunismo e di fascismo quando il problema è governare la Campania o la Lombardia. Ieri un neo sottosegretario – non lo nominiamo – ha detto che «Bin Laden e i terroristi sarebbero contenti se alle regionali vincesse la sinistra». Ha ragione, Bin Laden non pensa ad altro. Anche Obama, dicono, non riesce a prendere sonno. Finalmente un tema concreto. Di corsa a votare.
(Libero 19 e 20 marzo)
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Torti e regioni
Perché i consiglieri regionali del Lazio vanno in pensione a 55 anni e quelli del Piemonte a 65?
Perché il presidente della Calabria – regione in fondo a ogni classifica degli sprechi – guadagna 13mila euro al mese mentre il presidente dell’Umbria solo 7mila?
Perché i consiglieri calabresi vanno in pensione col 40 per cento dello stipendio
mentre i consiglieri pugliesi col 90?
Perché alcune regioni pagano un’indennità di fine mandato di una mensilità all’anno mentre altre regioni pagano il doppio?
Com’è possibile che la Lombardia abbia 0,35 dipendenti pubblici ogni mille residenti e che il Molise ne abbia 2,6?
E come mai il Lazio ha 130 dirigenti pubblici ogni mille residenti mentre il Piemonte solo 62?
Com’è possibile che in Umbria i morti sul lavoro sono calati del 54 per cento mentre in Basilicata sono cresciuti dell’80?
Com’è possibile che i piani casa regionali abbiano smantellato il piano casa di Berlusconi?
Perché la Toscana ha approvato un suo piano casa in soli 37 giorni?
Perché la Calabria non l’ha ancora approvato dopo 330, pur essendo la regione più veloce d’Italia nell’approvare i provvedimenti?
E’ vero che a Crotone ci vogliono 720 giorni per un eco color doppler?
E 1080 giorni per una protesi all’anca?
Ma soprattutto: perché in questi giorni non si parla di queste cose ma solo di numeri della questura, duelli tv, ora l’aborto?
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Che cosa ci siamo persi
Michele, anzi, «Mighele» come ti chiamerebbe uno qualsiasi dei tuoi indignati speciali: fattelo dire, hai perso un’occasione storica. Tu lo sai che io scrivo questo articolo malvolentieri, lo sai che sono uno di quelli che ha sostenuto a gran voce che la sostanziale abrogazione dei talkshow non solo era grave, era gravissima, era una sciocchezza siderale che toglieva definitivamente la maschera al concetto di informazione di buona parte della nostra classe dirigente: ossia politica, politica e solo politica, il loro salottino virtuale a gettone, qualcosa che senza di loro tutto sommato non ha e non aveva ragione d’essere. Certe volte avrei quasi voluto, in questo marzo sospeso, che accadesse magari una calamità, un altro terremoto, un attacco di Al Queda: tanto per vivere la contraddizione demenziale di un Paese che aveva sospeso, frattanto, gli approfondimenti informativi: e solo perché si deve votare in Basilicata o in Piemonte.
Ma l’informazione non è solo politica e ciarleria, non è solo una par condicio tra sciocchezze e contro-sciocchezze che non lasceranno traccia: è il racconto di ciò che succede e che succede comunque, è qualcosa che non sempre puoi racchiudere in telegiornali che dal quinto minuto in poi già ti propinano ricette di cucina o filmati a sensazione tratti da youtube. Pensa a che cosa avresti potuto fare, Michele: dare una lezione a tutti, confezionare un Annozero ineccepibile che facesse comprendere che l’informazione non è rinunciabile, si può e si deve fare sempre, avresti potuto fare una ricca e preziosa trasmissione di servizio – non ho detto pallosa: utile, intendevo dire – che dimostrasse che lorsignori hanno torto, che l’informazione serve, che si poteva parlare di cento cose e perché no, magari anche delle regionali, visto che in concreto non l’ha fatto nessuno, non l’ha fatto neanche chi avrebbe potuto. Perché in questo periodo si è discusso di Tar, della risibile inchiesta di Trani, di numeri e contro-numeri e manifestazioni e contro-manifestazioni, persino dell’aborto e di pedofilia: ma di temi regionali mai.
E poi arrivi tu, che potevi vincere facilissimo. Potevi fare tutto quello che volevi, potevi imporre quella par condicio naturale che ogni vero giornalista dovrebbe portarsi dentro: invece hai rafforzato i pregiudizi di tutti e hai risvegliato i fantasmi di chi ti considera solo un malcelato arruffapopolo. Ora chi aveva dubbi, anche nel centrodestra, è straconvinto che non mandarti in onda sia stato il minimo, anzi un dovere, un pericolo mancato. Lo so benissimo che hai invitato i vari Cornacchione e Luttazzi e Venditti e Morgan perché avevi un pubblico stra-fidelizzato, schierato, antipolitico, grillino, insomma composto da tutto – pare – fuorché abbonati della Rai. Hai una fatto una scelta di mercato: hai commisurato il linguaggio – perché contenuti quasi non ve n’erano – all’avanguardia/retroguardia che vive di internet, satellite, digitale terrestre, radio e tv in diretta streaming, blog, social network, maxischermi da guardare in allegria e con la birra in mano. E l’applauso scattava automatico. Ma il messaggio veicolato a tutti gli altri – il pubblico vero, pesante, quello che la politica voleva impedirti di influenzare – può aver recepito soltanto una spaventosa parata circense, il tuo peggio, con te che ormai interloquivi direttamente col presidente della Repubblica e sermoneggiavi e ti auto-martirizzavi, e poi uno come Luttazzi con le sue turbe sodomitiche e le sue coprolalie infantili, e il solito Travaglio borderline, e il grande Benigni che sembrava un comico usato, e Floris e Lerner un filo imbarazzati perché l’asticella dell’informazione era ormai troppo alta, anzi, forse non c’è neanche più. Se mancavano Grillo e Di Pietro è solo perché erano sotto elezioni coi rispettivi partiti, avrebbero fatto comizi e non informazione: tu invece che hai fatto, Mighele? Dimmi che quella era informazione. Provaci.
Non è vero che Annozero regala solo voti a Berlusconi: ma un Luttazzi secondo il quale «odiare i mascalzoni è cosa nobile», dimmi, a chi fa un favore? E tu che adombri la P2 dietro la nascita di Mediaset, dimmi, che fai? Servizio pubblico?
Ieri ti è scappata questa, Mighele: «Noi dobbiamo essere ascoltati«. No, guarda, il diritto al nostro ascolto «voi» non l’avete. Avete la facoltà di provarci negli spazi che il mercato vi offrisse. In Rai, se vuoi restarci, devi fare un’altra cosa. Tu sai farla. Non sempre la fai. Ieri, per esempio, non hai detto nulla, ma l’hai detto malissimo. Che delusione, Mighè. Che buffonata.
(Libero, 27 marzo 2010)
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Elezioni (oops.... corse di cavalli) (2)
Puglia:
Ippodromo di Nancy
Palesenne in grande difficoltà in questa corsa sul miglio e Fan Vendol in deciso spolvero. Il campione uscente chiude il giro in 48.1'' lasciandosi alle spalle lo stanco puledro azzurro che non va oltre un modestissimo 42 netto sul miglio. Sempre terza la cavalla centrale Ipson de Borton che ormai pare stabile a quota 9''.
Ippodromo di Frizzy
E' certamente una pista più favorevole a Palesenne che infatti chiude la gara con soli due secondi di ritardo. Fan Vendol fa segnare un discreto 46'' ma il cavallo azzurro non demorde e finisce a due incollature dal rivale. Sempre a quota nove, la centralissima Ipson de Borton.
Campania:
Il cavallo azzurro Caldenne è il grande favorito e vince abbastanza in scioltezza, tagliando il traguardo in 50'' netti e lasciandosi dietro sia Fan DeLuc fermo a 44'' che General Ferrer che non riesce ad andare oltre un poco soddisfacente 2.7''.
Le squadre a sostegno di Caldenne fanno segnare un ottimo 52.1, mentre i sostenitori di Fan DeLuc annaspano a 42.1'' al miglio.
Lazio:
Ieri, in ogni caso, all'Ippodromo di Frizzy si è svolta un'importante gara di riscaldamento, che ancora una volta si è risolta al photofinish. Ricordiamo che, nella media delle ultime prestazioni sul miglio, Fan Bonin poteva contare su un vantaggio nel confronti di Polverenne di poco superiore alla singola lunghezza (1.2" per la precisione), ma che la cavalla azzurra - dopo un avvio di stagione stentato - aveva sempre fornito buonissime prestazioni all'Ippodromo di Frizzy. E non si è smentita neppure questa volta, staccando la rivale rossoverde di una lunghezza e mezza e tagliando il traguardo in 49.8" contro il 48.3" della rivale, che ormai molti vedono come favorita d'obbligo dopo la squalifica della scuderia principale di Varenne.
Elezioni (1) : Iraq
Tomorrow morning, the final results of the parliamentary election in Iraq will be announced. As it stands now, at least 9 coalitions will earn seats, and no clear leading party. With about 95% polling stations having reported, Iraqi Prime Minister Nouri Al-Maliki's State of Law coalition has about 25.8 percent of the national vote, while challenger Ayad Allawi's Iraqiya list holding just barely more, with 25.9 percent nationally.
As we previewed back in January, several major fault lines in Iraqi society are made clear through the political polarization. "Moderate" Shia voters, many associated with leading cleric Ali al-Sistani have generally voted with the State of Law coalition. More radical Shia voters, mostly from the southern Baghdad slums and south eastern border provinces with Iran, have tended toward the National Iraqi Alliance, who are headlined by the populist junior cleric Moqtada al-Sadr (known better for his well-armed militia than his Islamic learning).