giovedì 1 aprile 2010

MeeGo è uscito dal guscio: la risposta Nokia/intel ad Android?

La nuova piattaforma nata dalla fusione tra Intel Moblin e Nokia Maemo è disponibile per il download. Gira sia sul Nokia N900 che sui netbook e sugli smartphone Atom-based. Al momento, però, niente interfaccia grafica
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L'attuale distribuzione di MeeGo comprende le librerie al cuore del sistema operativo e tutti i principali servizi, inclusi quelli di telefonia e connettività, Internet e social networking, multimedia, data management ecc. Ciò che ancora manca è l'interfaccia grafica utente, che il progetto finanziato da Intel e Nokia prevede di completare per maggio, in occasione del rilascio della prima release ufficiale di MeeGo.

La nuova GUI poggia sul framework Qt di Nokia, e potrebbe avere diverse caratteristiche in comune con il prototipo d'interfaccia mostrata nel video a fondo pagina: un prototipo visto girare su uno smartphone con Moblin 2.1 durante lo scorso Mobile World Congress.

In attesa del completamento della GUI, chi avvierà l'attuale pre-release di MeeGo dovrà accontentarsi di interagire con il sistema operativo mediante la cara vecchia shell a caratteri.
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Intel e Nokia cullano l'ambizione di spingere MeeGo non soltanto su netbook, MID e smartphone, ma anche su computer di bordo per auto, sistemi di navigazione satellitare, televisori, set-top box e altri device consumer. Gli analisti vedono in questa piattaforma molte analogie con quella Android, a partire dall'utilizzo del kernel Linux, dal modello di sviluppo e dal target a cui si rivolge.

http://punto-informatico.it/2846315/PI/News/meego-uscito-dal-guscio.aspx

LucaP, dacci una previsione: entro quando MeeGo sarà la piattaforma principale per smartphone, surclassando Android? Dai, che ho voglia di una pizza!!! ^_^

Tim, Vodafone, Wind e 3: squilli a pagamento da luglio

Tim, Vodafone, Wind e 3: squilli a pagamento da luglio: "

Ogni commento è superfluo.


Tim, Vodafone, Wind e 3: squilli a pagamento da luglio. Le compagnie telefoniche replicano all’Eurotariffa


31 marzo, 17:13


(ANSA) – MILANO, 31 MAR -Le quattro compagnie di telefonia mobile operanti nel territorio italiano, Tim, Vodafone, Wind e H3G hanno diramato un comunicato congiunto in cui annunciano le nuove modalità di tariffazione in vigore dal 1 luglio 2010. Il traffico voce verrà conteggiato a partire dal primo squillo e non più dal momento in cui il ricevente risponde. Il comunicato recita: “il collegamento, anche senza conversazione, ha un costo per le compagnie non più trascurabile oggi che lo ’squillo’ è divenuto un metodo di comunicazione diffuso. Nel momento in cui l’Unione Europea emana una direttiva che pone tetti massimi di prezzi per i servizi di sms, adducendo a motivazione una sproporzione tra costi effettivi e tariffe, le compagnie si vedono loro malgrado costrette ad addebitare al cliente il costo reale effettivo dello squillo che finora era offerto gratuitamente”.

Dopo Raiperunanotte: lo sciame può produrre televisione non violenta?

"La televisione non violenta - Si potrebbe pensare alla televisione delle pluralità, delle voci, degli individui e non delle piazze. Le piazze impiccano, consentono alla guerra, lanciano crociate, erigono roghi. Gli invididui ragionano. Sarebbe la televisione della rete. Una televisione senza sangue sparso, ma ricordiamo che per fare comunicazione ci vuole il sangue della politica (o dell’economia). Quindi ci vorrebbe un’altra politica e un altro giornalismo. Un giornalismo gandiano. Senza macellai, e che rifiuti, con una lezione di non violenza giornalistica, di ballare sulla musica che viene dalla bottega del Macellaio Capo."

Mozilla aggiorna Firefox e Thunderbird

Mozilla aggiorna Firefox e Thunderbird: "Mozilla ha rilasciato un aggiornamento di sicurezza e stabilita' per Firefox 3.5 e 3.0 e per Thunderbird 3.0. Nel frattempo il noto sviluppatore Aza Raskin si e' messo al lavoro per rinnovare Firefox

Una particolare concezione di cristianesimo

Una particolare concezione di cristianesimo: "

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«Quanto ai problemi etici, mi pare che la Lega manifesti una piena condivisione con il pensiero della Chiesa».

(Rino Fisichella, presidente della pontificia Accademia per la vita)


Perbacco: non mi ero accorto che i nostri amici del Vaticano volessero distruggere i campi nomadi, approvassero chi va in giro a spruzzare disinfettante sugli immigrati, ritenessero il Natale un’occasione per terrorizzare gli stranieri, si fossero aperti ai riti pagani e considerassero Giovanni Paolo II un simoniaco al soldo di D’Alema.


(Metilparaben)

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IC shortages seen, but inventories grow

IC shortages seen, but inventories grow: "The IC industry is recovering, but there are also signs of growing chip inventories in the channels.

Lavoro, Napolitano non firma Troppi dubbi sull'arbitrato

Lavoro, Napolitano non firma Troppi dubbi sull'arbitrato: "Il presidente della Repubblica rimanda alle Camere il testo che disciplina i rapporti di lavoro varato dal governo Era previsto che giá nel contratto di assunzione, in deroga dai contratti collettivi, si potesse stabilire il ricorso all'arbitro
Lavoro, Napolitano non firma Troppi dubbi sull'arbitrato
Il capo dello Stato: 'Effetti negativi da questo modo di legiferare' La soddisfazione della Cgil. Sacconi: 'Terremo conto dei rilievi'

(12:35 31/03/2010)

mercoledì 31 marzo 2010

Appunti sull'etica del Successo

Ragione politica, ragione intellettuale o scientifica, ragione etica, nella tensione al bene comune: rileggendo Bonhoeffer

Un capitolo di Resistenza e Resa di Dietrich Bonhoeffer è dedicato a questo tema, cruciale per chi si impegna nel lavoro politico, o si trova, come egli stesso si è trovato, a vivere in un Paese dominato da una feroce dittatura. In democrazia la buona politica richiede il consenso a breve termine (il “successo”), indipendentemente dal valore intrinseco delle scelte compiute; e quando si tratta di resistenza al nazismo, quello che conta è il risultato pratico dell’azione, indipendentemente dalla qualità dei mezzi usati. Dove il “vero”, il “buono” e ciò che è storicamente efficace divergono, qual è la scelta giusta?

http://www.pietroichino.it/?p=7885

il Quinto Reich di Feltri

il Quinto Reich di Feltri: "

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Non so se avete presente quella vecchia barzelletta sui neonazisti tedeschi che ritrovano Hitler, vecchissimo, in Sudamerica, e cercano di convincerlo a tornare in Germania a fare il quinto Reich, e lui si fa un po’ pregare, e poi ancora pregare, e alla fine cede: «Okay ragazzi, torno, ma questa volta cattivi eh!».


Ecco, appunto.

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Intel-Micron JV hiring for delayed Singapore fab

Intel-Micron JV hiring for delayed Singapore fab: "In another signal that a delayed 300-mm fab in Singapore is moving closer to ramp up, IM Flash Technologies--the NAND flash joint venture between Intel and Micron Technology--is advertising dozens of jobs openings in the island city-state.

mauro di oggi

http://www.repubblica.it/politica/2010/03/30/news/partita_giocare-3033879/
"Gli elettori non sanno se il Pd è un partito laico, in un Paese in cui la Chiesa si muove come un soggetto politico; non sanno se è una forza di opposizione, con tutte le offerte di dialogo che alcuni suoi uomini specializzati rivolgono quotidianamente al Cavaliere, qualunque cosa accada; non sanno nemmeno se è di sinistra, in un Paese in cui la destra - e destra al cubo - mostra il suo vero volto in ogni scelta politica, istituzionale o sociale."
"C'è parecchio lavoro da fare, nell'interesse del Paese, per evitare che l'avventura berlusconiana si compia al Quirinale. Non ultimo, cercare un leader che possa sfidare il Cavaliere e vincere, come avvenne con Prodi: e cercarlo in libertà, anche fuori dai percorsi obbligati di età, di appartenenza e di nomenklatura. Forse, anche a sinistra è arrivata l'ora di un Papa straniero."

martedì 30 marzo 2010

Snow Leopard ingrassa

Snow Leopard ingrassa: "Poco meno di 500MB di aggiornamenti per il sistema operativo di Apple. Attese novita' anche per iTunes in vista degli ebook

Torna a far paura il vulcano sommerso nel Tirreno

Torna a far paura il vulcano sommerso nel Tirreno: "Rilievi sul Marsili, a 150 chilometri dalla Campania. Si è formata una nuova camera di magma"

Il silenzio elettorale del Tg5

Il silenzio elettorale del Tg5: "

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Un bel servizio, i mattino delle elezioni, dedicato all’ultimo numero Panorama, per mostrare la copertina e il titolone all’interno contro Di Pietro.


(grazie a Iced)


Ps. Enrica segnala che anche il Tg4 ha dato.

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Il centro-destra vince, ma Berlusconi non ride

Il centro-destra vince, ma Berlusconi non ride: "Sulla carta la vittoria è netta. Anche se è arrivata sul filo di lana. Ai pressoché scontati primati in Lombardia, Veneto, Campania e Calabria la maggioranza ha aggiunto i successi (per soli 40mila voti) in Lazio e Piemonte. Con un bouquet di 6 regioni in mano il premier Silvio Berlusconi appare così molto forte. Quanto lo sia realmente, però, lo capiremo solo tra qualche settimana.
Passata la sbornia elettorale è inevitabile che qualcuno nel centro-destra si renda conto di tre fatti. Il primo: nel nord è solo la Lega a trionfare. Il secondo: il Pdl perde un mare di voti ovunque, tanto che ora ha difficoltà ad arrivare al 27% (era al 33,3 nel 2008). Il terzo: nessuno dei sei candidati eletti ieri può essere considerato un vero berlusconiano.

Insomma quel plebiscito sulla propria persona, che il Cavaliere invocava come una sorta di giudizio di Dio da contrapporre agli scandali giudiziari e alle trasmissioni televisive 'da chiudere', non c'è stato. Dio (anzi il 35 per cento degli elettori) è rimasto a casa. E come spesso accade il centro-destra ha dato la sensazione di vincere più per la pochezza degli avversari che per i propri meriti.
Se questo è il quadro c'è da scommettere che tra qualche giorno ci ritroveremo con un Pdl come al solito squassato dagli scontri interni. Anche perché Berlusconi ha fretta. I processi di Milano incombono. Ma il presidente Giorgio Napolitano non ha ancora controfirmato la norma (incostituzionale) sul legittimo impedimento ideata per bloccarli.

Sulla giustizia il Cavaliere deve quindi intervenire subito. L'unico accordo finora raggiunto con i finiani è però quello per l'approvazione definitiva della legge (bavaglio alla stampa) sulle intercettazioni telefoniche. Che è abbastanza per far evaporare molte notizie e inchieste sgradite, ma che è troppo poco per fermare i dibattimenti. Servono altri interventi. Altri articoli del codice (o peggio della Costituzione) da cambiare. Ma intanto la crisi economica non finisce, la disoccupazione sale e, anche nel centro-destra vittorioso, la voglia di fronda aumenta."

domenica 28 marzo 2010

Calderoli semplifica..

L'aspirante dannunziano Roberto Calderoli ha fatto un miracolo: denunciata la presenza di 29.100 leggi inutili, ne ha bruciate in un bel falò 375.000. Fatti i conti, lavorando 12 ore al giorno dal momento in cui si è insediato, più di una al minuto: lettura del testo compresa
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Al di là le polemiche, tuttavia, resta il tema: fra i faldoni bruciati ieri nel cortile di una caserma dei pompieri (lui avrebbe voluto fare lo show a Palazzo Chigi ma Gianni Letta, poco marinettiano, si sarebbe opposto...) c’erano soltanto antichi reperti burocratici quali l’enfiteusi o anche qualcosa di più recente? Prendiamo l’articolo 7 delle norme sul fondo perequativo a favore delle Regioni: «La differenza tra il fabbisogno finanziario necessario alla copertura delle spese di cui all’articolo 6, comma 1, lettera a), numero 1, calcolate con le modalità di cui alla lettera b) del medesimo comma 1 dell’articolo 6 e il gettito regionale dei tributi ad esse dedicati, determinato con l’esclusione delle variazioni di gettito prodotte dall’esercizio dell’autonomia tributaria nonché dall’emersione della base imponibile...». Il ministro Calderoli concorderà: un delirio. Il guaio è che non si tratta di una legge fatta ai tempi in cui Ferdinando Petruccelli della Gattina scriveva «I moribondi del Palazzo Carignano». È una legge del governo attuale, presa mesi fa ad esempio di demenza burocratese da un grande giornalista non certo catalogabile fra le «penne rosse»: Mario Cervi. Direttore emerito del Giornale berlusconiano. Eppure c’è di peggio.

Nel lodevolissimo sforzo di rendere più facile la lettura e quindi il rispetto delle leggi, il governo approvò il 18 giugno 2009 una legge che aveva un articolo 3 titolato «Chiarezza dei testi normativi». Vi si scriveva che «a) ogni norma che sia diretta a sostituire, modificare o abrogare norme vigenti ovvero a stabilire deroghe indichi espressamente le norme sostituite, modificate, abrogate o derogate; b) ogni rinvio ad altre norme contenuto in disposizioni legislative, nonché in regolamenti, decreti o circolari emanati dalla pubblica amministrazione, contestualmente indichi, in forma integrale o in forma sintetica e di chiara comprensione, il testo...». Insomma: basta con gli orrori da azzeccagarbugli. Eppure, ecco il comma dell’articolo 1 dell’ultimo decreto milleproroghe del governo in carica: «5-ter. È ulteriormente prorogato al 31 ottobre 2010 il termine di cui al primo periodo del comma 8-quinquies dell’articolo 6 del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17, come da ultimo prorogato al 31 dicembre 2009 dall’articolo 47-bis del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31». Cioè? Boh...
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Magari cercando di non fare gli errori sui quali, nello sforzo di fare in fretta, era incorsa la "ramazza" di Calderoli, la quale, come via via hanno segnalato i giornali consentendo di rimediare alle figuracce, aveva spazzato via per sbaglio anche il trasferimento della capitale da Firenze a Roma, l’istituzione della Corte dei Conti o le norme che consentono a un cittadino di non essere imputato per oltraggio a pubblico ufficiale se reagisce ad atti arbitrari o illegali.

Spionaggio Telecom: "L'avvocato di Tronchetti ci chiese di mentire"

Spionaggio Telecom: "L'avvocato di Tronchetti ci chiese di mentire": "

L’avvocato di Marco Tronchetti Provera, il professore Francesco Mucciarelli, avrebbe chiesto di mentire a Fabio Ghioni, nell’interesse della Telecom. L’accusa è stata mossa dallo stesso ex capo del “Tiger Team” (struttura di hacker informatici), davanti al giudice Mariolina Panasiti nell’udienza preliminare a porte chiuse per lo spionaggio illegale della security Telecom, capitanata nel 2003-2005 da Giuliano Tavaroli. Nell’aula è calato il gelo quando Ghioni ha raccontato della vicenda "Kroll", ovvero dell’incursione nel sistema telematico dell’agenzia di sicurezza di Telecom Brasile.



L’hacker imputato, ha detto che nel 2006, in preparazione della denuncia di Telecom Italia per lo spionaggio subito da Telecom Brasile, fu convocato "insieme a un altro gruppo di persone" nello studio del professor Mucciarelli per assicurare "la stessa versione all’autorità giudiziaria", non potevamo certo dire come erano andate le cose [che avevano cioè violato la rete di Kroll per scoprirli, ndr]. A queste parole il gup Panasiti ha chiesto: "Quindi dichiarazioni non vere?". Ghioni: "Non vere". Panasiti: "Ripeta quanto ha detto". Ghioni: il professor Mucciarelli ci aveva convocato per concordare una versione univoca "favorevole a Telecom Italia, ovviamente non vera". Di fronte a un’accusa di questa portata, i pm Nicola Piacente e Fabio Napoleone, hanno assistito in silenzio. Anche quando Ghioni ha raccontato che l’ex dirigente della security Giancarlo Valente, mai indagato, gli avrebbe detto: nessuno mi tocca, "se crollo io, crolla tutta la baracca", "alla Gdf ho dato elementi per far cadere Tavaroli".



Se Ghioni ha detto la verità significa che Tronchetti era al corrente fin nei minimi particolari dell’azione contro Kroll. Ma il presidente di Pirelli ed ex Telecom ha sempre negato di essere a conoscenza delle operazioni illegali della security. Domani, per la terza volta, Tronchetti testimonierà in udienza.



Da il Fatto Quotidiano del 28 marzo

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Uomini, il buio oltre la siepe

Uomini, il buio oltre la siepe: "

In questo spazio, che il sabato ospita la rubrica Battibecco, ieri Massimo Fini ha scritto un’invettiva contro le donne, costituendosi alla prima riga: "Sono una razza nemica". Afflitte, proveremo qui, con indulgenza, a rassicurarlo. Dice che abbiamo "la lingua biforcuta", non accorgendosi delle troppe malvagità che il "maschio scrivens" ci dedica nel suo articolo. E poi: "L’uomo è diretto, la donna trasversale. L’uomo è lineare, la donna serpentina. Per l’uomo la linea più breve per congiungere due punti è la retta, per la donna l’arabesco". Dobbiamo sentirci in colpa perché non siamo banali? "Al suo confronto il maschio è un bambino elementare che, a parità di condizioni, lei si fa su come vuole": ma, cher ami, non si può prendersela con il "nemico" se ha affinato meglio l’arte della pugna. Certo: più difficile attrezzarsi per la battaglia, più semplice urlare al raggiro.



Capitolo lacrime: pare si abbia - noi e voi - in dotazione il medesimo apparato di secrezione. Se ne produciamo in quantità maggiore è perché tendiamo a non spaventarci appena si affaccia un’emozione, come se fosse il babau. In più le lacrime migliorano la trasparenza ottica. E non è un male avere sguardi nitidi: così, quando ci guardate negli occhi (quando lo fate) si vede meglio. "Sul sesso hanno fondato il loro potere mettendoci dalla parte della domanda". Naturalmente, per una legge economica, non è chi detiene l’offerta a dettare la domanda. Il potere comunque non è un peccato, basta usarlo bene. Le signore che con lo sciopero del sesso fanno finire la guerra del Peloponneso nella "Lisistrata" di Aristofane, insegnano.



Sempre sul tema dell’eros: "La cosa interessa e piace molto più a lei che a lui. Il suo godimento è totale, il nostro solo settoriale, al limite mentale". Sul piacere in effetti sembra sia vero: due fonti di godimento sono più di una (il pontefice massimo della sessualità, il dottor Sigmund, però sosteneva che quello clitorideo è infantile). È sull’interesse che si fatica a condividere l’affermazione, specie se giunge dal rappresentate di un genere che spesso -più che dal cervello - sembra farsi guidare da quell’organo che procura il piacere. É stata una terribile fitta al cuore - causa di un capogiro e conseguente mancamento - scoprire nel seguito dell’articolo che "da quando si sono finalmente 'liberate' sono diventate insopportabili. Han perso, per qualche carrieruccia da segretaria, ogni femminilità, ogni dolcezza, ogni istinto materno nei confronti del marito o compagno che sia, e spesso anche dei figli quando si degnano ancora di farli".



Ma no, le carrierucce non sono da segretaria. Ci vengono "concessi" anche ruoli diversi. Talvolta capita anche di avere, nei giornali, la responsabilità di servizi e pagine: tra cui perfino questa, quella dei commenti del "Fatto". E lo facciamo volentieri, perfino quando capita di dover titolare qualche corbelleria. Sul diritto di famiglia che accorda - in caso di separazione - il privilegio di tenersi figli e casa, bisognerebbe scrivere un trattato. Son cose che si sanno (tipo: i figli è bene che non siano costretti a cambiare casa, oltre che dinamiche familiari). Dovremmo davvero essere più generose dopo che lui, tra il filo interdentale e lo spazzolino, accidentalmente ci ha detto: "Scusa cara, volevo dirti che sto con Jessica da due anni. Sai, non ti amo più". Anzi, "non ti amo più" non viene nemmeno proferito: l’amore è scansato come una terribile sfiga. È un sentimento pericoloso, inutile e nocivo: si rischia la "dipendenza". Ma è la conclusione che svela la resa dei Fini: "Basta. Meglio soddisfarsi da soli dietro una siepe". Oltre la siepe c’è, notoriamente, il buio.



Da il Fatto Quotidiano del 28 marzo

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Dopo le regionali arriva la manovra lacrime e sangue

Dopo le regionali arriva la manovra lacrime e sangue: "Più tasse per tutti: la Ue ha bocciato le stime di crescita di Tremonti.

Archiviato il voto il governo dovrà trovare 20 miliardi entro l'estate



di Superbonus



"L’ Italia sta uscendo dalla crisi prima e meglio di altre nazioni europee": se le bugie dei politici avessero un costo questa l’abbiamo pagata 2,2 miliardi di euro. Infatti nel piano di salvataggio della Grecia varato dalla Unione europea (impegni bilaterali a prestare denaro ad Atene se le aste di titoli di debito andranno deserte) l’Italia sarà chiamata a contribuire con questa cifra. Come poteva infatti tirarsi indietro una nazione che nelle proprie previsioni è già uscita dalla crisi e che nei prossimi due anni crescerà, secondo il ministro dell’economia, del quattro per cento? Da dove usciranno fuori questi soldi nessuno lo dice.



SENZA VIA D’USCITA. Berlusconi ha sottoscritto l’aiuto alla Grecia senza che abbia avuto l’occasione e l’autorevolezza di dire una parola, condannando se stesso non solo a un pagamento imprevisto ma anche a una manovra economica immediata prima dell’estate. Tremonti aveva tentato di lasciare la totale responsabilità del salvataggio greco al Fondo monetario internazionale con due finalità: risparmiare soldi e riservare l’intervento europeo per una prossima occasione, quando a dover chiedere aiuto potrebbero essere paesi con una dimensione del debito più grande (tipo l’Italia). Fino a quando era stato il nostro ministro dell’Economia a condurre le trattative, l’Italia aveva saldamente mantenuto questa posizione. L’asse franco tedesco tra Nicolas Sarkozy e Angela Merkel dell’ultima settimana ha spazzato via le resistenze di un Berlusconi che, forse troppo impegnato a denunciare complotti delle toghe rosse, non ha capito le implicazioni che ha per l’Italia e per la stabilità del suo governo l’accordo raggiunto sulla questione greca.



IL COMPROMESSO. L’accordo prevede infatti che la Grecia potrà accedere al fondo monetario internazionale per ritirare i primi 10 miliardi nel caso in cui non si riuscisse a finanziare sui mercati internazionali e successivamente si provvederebbe ad una serie prestiti bilaterali con i Paesi europei, Italia compresa. Nessuna creazione di un fondo europeo per le crisi da finanziare con emissioni di titoli obbligazionari europei, nessun intervento solitario di Germania e Francia nessuna azione che potesse escludere dall’intervento i paesi più deboli. Gli investitori internazionali hanno subito capito che questa modalità di salvataggio può funzionare per paesi di piccole dimensioni ma se i problemi dovessero averli Italia o Spagna, allora la musica sarebbe molto diversa.



I CONTI PUBBLICI. La stitica solidarietà europea non potrebbe più manifestarsi e saremmo lasciati soli con i nostri problemi, questo non fa che aumentare la necessità di Tremonti di mettere i conti a posto rapidamente. Nessuno crede più alle previsioni di crescita economica contenute nel Dpef e conseguentemente ale promesse di contenimento del rapporto tra deficit e Pil. I più ottimisti (come la Commissione Europea) dicono che nel biennio 2011/2012 la crescita media dell’economia italiana sarà del 1,4 per cento annuo, altri analisti di mercato sostengono che ci fermeremo al 1 per cento. Se queste stime si riveleranno corrette, a Tremonti mancano dai 20 ai 30 miliardi di euro per far quadrare i conti, come calcolato dal Fatto Quotidiano già a novembre 2009 quando, a chi voleva vederlo, era già evidente che le previsioni economiche del governo erano volutamente taroccate e servivano semplicemente a guadagnare abbastanza tempo per rimandare la stangata a dopo le elezioni regionali.



PIÙ TASSE PER TUTTI. La novità ora è che la manovra non sarà più rimandabile perché, venuta meno la speranza di un solido paracadute europeo, i mercati guardano con crescente attenzione alla nostra finanza pubblica e al suo stato di salute. Nelle prossime settimane sarà molto interessante capire come si muoverà il ministro dell’Economia per reperire le risorse necessarie da inserire nel Dpef 2011/2013. E tagliare le spese, in questo contesto, non sarà facile: i bambini a scuola hanno il grembiulino ma non le insegnanti di sostegno, d’inglese e d’informatica, ai ministeri ci sono i tornelli ma Bertolaso ha assunto 480 persone in 6 anni, le regioni commissariate dal governo per i buchi sulla sanità continuano ad aumentare i debiti ed i comuni sono in rivolta sul patto di stabilità. Visto che fino ad ora gli interventi sulla spesa pubblica sono stati tutti estemporanei senza un piano preciso di razionalizzazione e di rilancio delle strutture pubbliche non possiamo attenderci nulla di diverso. Il dibattito non sarà su cosa tagliare e su quali sprechi ridurre, se fermare o meno la follia del ponte sullo Stretto ma semplicemente su come presentare il conto agli italiani. Come fare in modo che non capiscano che stanno arrivando altri sacrifici sotto forma di tagli ai servizi offerti dallo Stato e dagli Enti Locali o come mascherare un aumento delle tasse facendolo passare per una grande riforma. Certo non è a questo scenario che Berlusconi sembrava alludere quando ha detto che subito dopo le elezioni porterà in parlamento i provvedimenti di "una rivoluzione liberale che prevede la riforma del fisco". In realtà quello di cui sembra aver bisogno questo governo è un bel pasticcio sulle aliquote o sulla base imponibile, utile per confondere le idee e far tornare i conti.

Fino a ora Tremonti ha resistito alla tentazione del blitz fiscale in cui cade ogni tanto Berlusconi ed è arrivato a minacciare le dimissioni quando il presidente del Consiglio si stava impuntando a tagliare l’Irap (che vale 40 miliardi). Continuerà nel suo atteggiamento conservativo o, per salvare la poltrona, sarà disposto a ingannare la piccola borghesia del nord che lo osanna conuna riforma fiscale che serve solo ad aumentare il gettito?



Da il Fatto Quotidiano del 28 marzo"

sabato 27 marzo 2010

Cosa volete che siano 100 mila euro…

Cosa volete che siano 100 mila euro…: "

Per salvarsi la coscienza l’Agcom infligge 100 mila euro di multa a Tg1 e Tg5 per la clamorosa faziosità filogovernativa che li ha contraddistinti nell’ultima settimana pre-elettorale. Potrebbe anche tirarli fuori personalmente il beneficiario del trattamento, per lui quella cifra è “argent de poche”. Ma vedrete che lascerà provvedere noi contribuenti, per la parte Rai della contravvenzione. Resta il fatto che quei due telegiornali-fotocopia delle reti ammiraglie, diretti dai fedelissimi Clemente Mimun e Augusto Minzolini, rappresentano l’unica fonte d’informazione per una quota maggioritaria di cittadini che non leggono i giornali.

Varrà ben più di 100 mila euro, dunque, il capolavoro della censura imposta alle trasmissioni critiche d’approfondimento mentre si lasciava mano libera ai tg faziosi. State pur tranquilli che le notizie del paese reale vi finiranno edulcorate e nascoste (oggi l’Istat segnala -3,3% nelle vendite dei prodotti alimentari; ieri quantificava 380 mila posti di lavoro perduti nel 2009). Peccato che le autorità di garanzia stiano dando prova di pavidità. Segnalano le infrazioni, ma sottovoce, per non disturbare il manovratore.