sabato 2 ottobre 2010

Il porcellum dei contributi all’editoria

Il porcellum dei contributi all’editoria: "

Ogni anno centinaia di milioni di euro lasciano le casse dello Stato sotto forma di contributi all’editoria: oltre 360 milioni quelli stanziati, nel bilancio dello Stato, per il solo 2010. Di questi, decine e decine di milioni – oltre 40 milioni nel solo 2008, secondo gli ultimi dati resi disponibili dal dipartimento dell’editoria della Presidenza del Consiglio (n.d.r. per averne conferma, grazie alla totale assenza di una politica della trasparenza o, piuttosto, per effetto di un po’ di vergogna, bisogna armarsi di calcolatrice e sommare uno ad uno gli importi riconosciuti ai diversi editori elencati nelle tabelle in .pdf pubblicate dalla Presidenza del Consiglio) – vanno ad arricchire le tasche di imprese editrici di quotidiani e periodici organi – di nome o di fatto – di movimenti e partiti politici. Si tratta, molto spesso, di quotidiani e periodici che non arrivano neppure nel circuito delle edicole o che, se vi arrivano, vendono qualche decina di copie ogni giorno.

L’attuale disciplina, risultato della stratificazione pluridecennale di leggi e leggine scritte trasversalmente dagli amici degli amici e per gli amici degli amici, tuttavia, stabilisce che ciò che conta è la tiratura dichiarata e non le copie effettivamente vendute. Basta quindi dichiarare di aver stampato qualche decina di migliaia di copie o, magari, stamparle sul serio e distribuirle – gratuitamente o quasi – nel corso di questa o quella manifestazione, per assicurarsi centinaia di migliaia – in taluni casi – persino milioni di euro di contributi, ogni anno. Sin qui è storia nota.

Una delle tante pagine buie della nostra storia alla quale – chi più consapevolmente e chi meno – ci siamo tutti dovuti rassegnare, magari con l’augurio che, prima o poi, si sarebbe voltata pagina. Difficile, però, immaginare che la nuova pagina sarebbe stata più buia della precedente. Sta, invece, accadendo esattamente questo e, naturalmente, sta accadendo nel silenzio dei più, secondo il più scontato copione italiano.

Con il Decreto Legge n. 112 del 2008, Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, il Governo ha, in sostanza, delegato sé stesso – nella persona del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Paolo Bonaiuti – ad emanare misure di semplificazione e riordino della disciplina di erogazione dei contributi all’editoria. Con il medesimo Decreto, lo stesso Esecutivo ha, altresì, fissato i criteri guida per l’adozione di tali misure, tra i quali – al primo posto – spicca l’esigenza di prevedere che i contributi siano erogati sulla base della prova dell’effettiva distribuzione e messa in vendita della testata (al posto della attuale dichiarazione relativa alla tiratura). Evviva, deve aver esclamato qualcuno del partito trasversale degli onesti, all’indomani del varo del Decreto.

Ma basta leggere lo schema del provvedimento che il Governo, nei mesi scorsi, ha sottoposto all’esame delle Commissioni Parlamentari competenti e del Consiglio di Stato, per spegnere ogni entusiasmo. Il Decreto recante Riordino della disciplina di erogazione dei contributi all’editoria che il Governo – ottenuti ormai quasi tutti i pareri necessari – si avvia ad approvare, infatti, riduce e razionalizza i contributi dovuti alla più parte delle cooperative di giornalisti ed imprese editoriali e prevede effettivamente che i contributi da riconoscere a tali categorie di beneficiari siano dovuti solo a fronte della prova dell’effettiva distribuzione e vendita di talune percentuali di copie e siano commisurati – almeno quanto alla parte variabile – alle vendite effettive. Lo stesso provvedimento, tuttavia, attraverso una fitta ed inestricabile serie di disposizioni e rimandi, sottrae dall’applicazione di tali nuove regole proprio le testate riconducibili a partiti e movimenti politici, in relazione alle quali, conferma il ricorso al vecchio meccanismo di sempre: quello secondo il quale è sufficiente dichiarare una certa tiratura per accedere a contributi milionari.

Si tratta, peraltro, di un’astuzia che non è, del tutto, sfuggita al Consiglio di Stato che, però, o non l’ha compresa sino in fondo o ha finto di non comprenderla. Scrivono, infatti, i Giudici del Supremo Collegio: “…sembra si debba dedurre l’inclusione, tra i soggetti indicati al comma 3 dell’art. 1 dello schema (n.d.r. si tratta dell’elenco delle imprese alle quali dovrà applicarsi il nuovo meccanismo per il riconoscimento dei contributi) delle imprese editrici di quotidiani e periodici di partito”. In realtà il comma 3, dell’art. 1, non lascia spazio alcuno per lo sforzo interpretativo compiuto dai giudici del Consiglio di Stato ed i funzionari dell’Ufficio legislativo della Camera dei Deputati – forse con un pizzico di ingenuità o con maggior onestà intellettuale – lo mettono nero su bianco nel dossier relativo allo schema di decreto: “Le norme (n.d.r. stiamo parlando, ancora una volta, di quelle che stabiliscono il nuovo meccanismo per l’accesso ai contributi) non si applicano… alle imprese editrici di quotidiani e periodici organi di forze politiche (art. 3, comma 10, L. 250/1990) … in quanto non citate.”.

Possibile che un passaggio tanto delicato e rilevante della nuova disciplina sia sfuggito ai giudici del Consiglio di Stato o che, a Palazzo Spada, abbiano ritenuto normale doversi sforzare di leggere in una norma di legge qualcosa che, almeno – lo dicono loro stessi – non vi è chiaramente scritta, tanto da aver bisogno di dedurla? Naturalmente può accadere. Parliamo, però, di una norma la cui interpretazione – in un senso o in un altro – vale milioni e milioni di euro e che forse, pertanto, dovrebbe essere scritta nel modo più chiaro possibile. Un’analoga anomalia si registra in relazione all’interpretazione che i Giudici del Consiglio di Stato danno delle disposizioni dello schema di Decreto, destinate a disciplinare il calcolo dei contributi spettanti ad ogni impresa editrice.

Anche in questo caso, infatti, il Governo mentre ha ancorato il calcolo delle provvidenze spettanti alle cooperative di giornalisti ed alle imprese editoriali “normali” – almeno in relazione alla quota variabile – alle copie effettivamente distribuite e vendute, non ha fatto altrettanto in relazione a quelle spettanti alle testate, organi di partiti e movimenti politici per le quali ha confermato il vecchio parametro della tiratura dichiarata.
Ecco quello che sono costretti a scrivere, al riguardo, i funzionari dell’ufficio legislativo della Camera dei Deputati nel loro dossier: “la parte variabile del contributo (n.d.r. si parla di quella spettante ai quotidiani e periodici organi di partiti e movimenti politici) viene ancora determinata dal numero di copie di tiratura media (giornaliera, ove si tratti di quotidiani).”.

Sono poi gli stessi funzionari della Camera dei Deputati a rilevare che “Con riferimento all’elemento cui viene rapportato il calcolo del contributo variabile, il Consiglio di Stato osserva che per le imprese in questione (n.d.r. si tratta di quelle editrici di quotidiani e periodici organi di partito), a differenza delle altre, continua a farsi riferimento alla tiratura e non alla distribuzione, quindi ad una modalità che non appare formalmente allineata con il criterio direttivo (n.d.r. quello contenuto nel decreto legge varato dallo stesso Governo)” ed a dar atto della ‘giustificazione’ individuata dai Giudici di Palazzo Spada per ritenere comunque legittima la disposizione: “Il consesso rileva, peraltro, che essendo fissati importi per scaglioni di copie, si è evidentemente inteso porre in essere una specie di forfetizzazione presumibilmente sulla base di dati statistici circa i rapporti percentuali tra tiratura e distribuzione e conclude che solo in questa prospettiva può ritenersi rispettato il criterio di delega.”.

Ancora una volta, dunque, il Consiglio di Stato si sforza di interpretare la volontà del legislatore allo scopo di non vedersi costretto a negare il proprio parere favorevole allo schema di provvedimento o, almeno, a richiedere al Governo di modificare la norma, chiarendone la portata.

Con l’ormai imminente approvazione dello schema di decreto, dunque, Palazzo Chigi cambierà le regole della distribuzione delle provvidenze all’editoria per tutti salvo che per gli amici degli amici.
Evviva! Natale si avvicina e l’ennesimo porcellum con il quale imbandire la tavola dei soliti noti, sta per essere servito.

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Lega, tutto da buttare?

Lega, tutto da buttare?: "

Alla Versiliana, dove due settimane fa il Fatto ha festeggiato lo straordinario successo del suo primo anno, ho sentito molte invettive contro Berlusconi, ma quasi altrettante contro la Lega. Secondo me è un errore. Quello che dovrebbero fare le opposizioni è cercare di inserire un cuneo fra Lega e Pdl. Ed è possibile. La Lega non è necessariamente di destra. In quanto movimento localista, almeno concettualmente, non è né di destra né di sinistra. Quando Bossi sognava ancora la “Padania libera” e organizzò le elezioni nei gazebo fece mettere in lizza anche un “Partito comunista padano“, a significare che, una volta liberatasi del giogo di Roma, tutti i partiti avrebbero avuto diritto di cittadinanza. E una sera che, davanti alla classica pizza, ero a cena con lui, ancora sano, oltre che affettivo e simpatico come sempre, gli chiesi: “Dimmi la verità, Umberto, pistola alla tempia, tu sei più di destra o di sinistra?”. “Di sinistra” rispose “ma se lo scrivi ti faccio un culo così”.

Umberto Bossi è l’unico, vero, uomo politico comparso sulla scena italiana negli ultimi vent’anni. E, come tale, è un pragmatico. Ha, da sempre, un obiettivo, il federalismo, e per raggiungerlo è disposto ad allearsi con chiunque. Certo sarebbe stato meglio se il federalismo si fosse realizzato nella forma, ipotizzata dalla Lega delle origini, delle tre “macroregioni“, senza per questo mettere in dubbio l’unità nazionale, perché è un fatto che Nord, Centro e Sud del Paese sono, economicamente, socialmente, culturalmente, climaticamente, realtà diverse e dovrebbero potersi sviluppare secondo le proprie vocazioni. E una “macroregione” è sufficientemente ampia per poter fare programmi di ampio respiro, ma anche sufficientemente coesa per dare risposta ai bisogni identitari. Mentre un federalismo spalmato su 20 regioni è molto meno convincente. Ma tant’è, pur di liberarci di Berlusconi, vale la pena di dare a Bossi questo federalismo intisichito e forse dispendioso. E il momento è favorevole.

Il Cavaliere, tutto teso a risolvere ex lege i suoi “problemi giudiziari”, non è in grado di realizzare il federalismo di cui, peraltro, non gli frega niente. Bossi lo sa ed è per questo, per rimescolare le carte, che vuole andare alle elezioni. Inoltre si profila nel Meridione la nascita di un forte movimento autonomista, che è una spina nel fianco del cesarismo berlusconiano ma corrisponde al programma originario di Bossi che è sempre stato quello di isolare Roma, in quanto centro assoluto del parassitismo, del clientelismo e del malaffare come la cronaca di ogni giorno ci dice. È anche vero che negli ultimi anni la Lega ha molto accentuato i suoi atteggiamenti xenofobi. Ma anche questa è una conseguenza dell’alleanza con Berlusconi. Avendo dovuto abbandonare, a causa di quest’alleanza, alcune idee fondanti, come il no alla globalizzazione, che è, in radice, antitetica a ogni localismo, e il no, per le stesse ragioni, all’imperialismo americano (qualcuno ricorderà che quando gli Usa attaccarono la Serbia, alcuni dirigenti leghisti si recarono a Belgrado a fare gli “scudi umani“), è stata spinta, per distinguersi, a pigiare il pedale della xenofobia.

Non era così alle origini. La mitica “Padania” era “di chi ci vive e ci lavora”. Punto. Senza andargli a fare l’esame del sangue. Ma una volta staccatasi da Berlusconi potrebbe, forse, alzare il piede da quel pedale. Infine la Lega è l’unico partito che, in questi anni, ha migliorato i suoi quadri passando dal folklorismo degli Speroni ai Cota, ai Calderoli, mentre Bobo Maroni si sta rivelando un ottimo ministro dell’Interno. E sulla legalità, proprio per la composizione popolana del suo elettorato, non è distante dalla sinistra. È facinorosa a parole, ma molto più moderata e ragionevole nei fatti, come ha dimostrato durante il governo Dini. È un movimento che, ovviamente, può non piacere, ma col quale, a differenza dell’energumeno Berlusconi, si può dialogare in modo serio. Se fossi nei panni dell’opposizione io ci proverei invece di continuare, ottusamente, a demonizzarla.

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Reattori nucleari fossili? Non è una bufala

Reattori nucleari fossili? Non è una bufala: "

Che ci fa un reattore nucleare sepolto due miliardi di anni fa in Africa?


Nel 1972 furono scoperti in Africa dei reattori nucleari fossili, risalenti a due miliardi di anni fa. Detta così, sembra una storiella da Voyager e il pensiero corre subito ad Atlantide, Mu, Lemuria e a tutta la collezione di civiltà perdute proposte dalla cosiddetta 'archeologia alternativa'. Ma non è una bufala: è scienza.

Due miliardi di anni fa ad Oklo, nel Gabon, avvenivano reazioni nucleari di fissione, proprio come nelle nostre centrali, ma non perché gli alieni o razze terrestri intelligenti dimenticate avessero edificato delle centrali energetiche. Lo aveva fatto la natura.

Sì: un reattore nucleare può formarsi spontaneamente. È facile pensare che non esista nulla di più avulso dalla natura di una reazione atomica, ma in realtà il nucleare fa parte del repertorio di sorprese che ci riserva l'universo se ci diamo la pena di esplorarlo.

Due miliardi di anni fa, la crosta terrestre era molto più ricca di oggi di una variante (più propriamente, un isotopo) dell'uranio, di nome uranio 235, che a differenza dell'uranio 'normale' (uranio 238) è in grado di sostenere una reazione nucleare di fissione.

In particolari condizioni geologiche, la concentrazione di questo isotopo produceva calore, esattamente come all'interno di un reattore nucleare. Serviva una configurazione geologica che avesse una bassa concentrazione di elementi come il cadmio, che assorbe i neutroni che consentono la reazione nucleare, e un'alta concentrazione di sostanze come acqua o carbonio, che agiscono da moderatore della reazione. Quando la miscela geologica era giusta, si innescava la reazione nucleare, che durava circa un milione di anni.

Oggi queste condizioni non si possono verificare più perché non ci sono più concentrazioni sufficienti naturali di uranio 235, ma è affascinante pensare che mamma Natura ci ha battuto sul tempo di un paio di miliardi di anni. La foto qui sopra mostra il reattore fossile numero 15 presso Oklo: le chiazze gialle sono residui di ossido di uranio.

Se vi interessano i dettagli di questa scoperta, avvenuta nel 1972 ma poco conosciuta al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori, li trovate presso il sito della Curtin University dedicato ai reattori nucleari fossili.

Fonti: APOD, Gizmodo.
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"Io, scacciata dal partito perché ebrea. Fini disse che ero pazza"

"Io, scacciata dal partito perché ebrea. Fini disse che ero pazza": "

Tullia Vivante, i suoi antenati fondarono le Generali. Il padre fu al fianco di D’Annunzio a Fiume. Era un’attrice agli albori della Rai. Bush la invitò alla Casa Bianca. Ma la persecuzione razziale dei troppo bravi non finisce mai. Un dirigente di An le diede della "troia e stupida oca". Poi spiegò che le stava preparando "una saponetta con incisi sopra i nomi dei campi di sterminio"

Stuxnet, il worm all'assalto del nucleare iraniano

Stuxnet, il worm all'assalto del nucleare iraniano: "Esperti di sicurezza presi in contropiede, altissimo livello di sofisticazione e un obiettivo apparentemente ben definito sono gli ingredienti dell'affaire Stuxnet, la nuova superstar del variopinto bestiario del malware

Tre ragioni per dire “no” al rinnovo degli incentivi

Tre ragioni per dire “no” al rinnovo degli incentivi: "

Pare che i soldi che la scorsa primavera lo Stato ha messo a disposizione quali contributi a una serie di settori produttivi (motocicli, nautica, gru, macchine agricole ecc.) non sempre abbiano attirato i consumatori, a cui gli incentivi certamente piacciono, ma non per questo sono pronti a disfarsi del vecchio elettrodomestico solo perché c’è un finanziamento pubblico. Insomma, in qualche settore le risorse sono scomparse in pochi giorni (come nel caso dei motorini), mentre in altri casi (i macchinari ad alta efficienza energetica, ad esempio) si è ben lungi dal raggiungere un pieno utilizzo dei finanziamenti. Ma invece che limitarsi a prendere atto della cosa, il governo sembra intenzionato a rilanciare, destinando il denaro risparmiato ai settori che si sono “comportati meglio”.


Non vorrei farlo, e mi vergogno un poco, ma sono proprio costretto a ripetere le solite argomentazioni che ogni persona di buon senso (non c’è bisogno di essere liberali) richiama dinanzi a una scelta tanto irrazionale come quella di stanziare incentivi a favore di questo o quel settore produttivo. Tra i molti argomenti che si potrebbero toccare ne ho scelti tre: uno di ordine morale, uno economico e uno politico.


1. Sul piano etico, gli incentivi al consumo rappresentano una sottrazione di denaro ad alcuni (i contribuenti nel loro insieme) a favore di altri (i produttori di quei beni specifici e i consumatori che li acquistano). Molto semplicemente, si tratta di una rapina legalizzata che non ha alcuna giustificazione. Se vi è chi sia persuaso dell’esistenza di una qualsivoglia eticità in tutto ciò, sono ovviamente pronto a prestare attenzione alle sue parole, ma mi pare difficile che i suoi argomenti possano riuscire persuasivi.


2. Dal punto di vista economico, poi, la scelta è disastrosa per una serie di ragioni. In primo luogo, gli incentivi alterano il sistema informativo dei prezzi e quindi inducono a compiere scelte che, in loro assenza, non si sarebbero fatte. Un esempio può essere utile. Immaginiamo che, in assenza di distorsioni, io sia orientato a comprare un motorino usato. Potrei destinare anche più risorse e comprare un moto di grossa cilindrata e nuova, ma in realtà (per le mie esigenze) un piccolo ”due ruote” motorizzato e di seconda mano va benissimo. Al tempo stesso, però, se un ente pubblico è pronto a darmi altri mille euro in voucher affinché compri una moto nuova, il comportamento muta immediatamente. Sebbene non abbia bisogno di destinare tante risorse in quella direzione, siccome solo una quota viene da me sarei davvero economicamente irrazionale se non ne approfittassi.


L’esempio è triviale, ma l’alterazione per via politica dei comportamenti economici individuali (nel caso specifico: incentivando taluni consumi e disincentivando il risparmio) produce conseguenze rilevanti che abbiamo tutti sotto gli occhi. Pensate a un’azienda edile che avrebbe bisogno al tempo stesso di una scavatrice e di una gru, ma della prima più della seconda. Se però acquistando una gru una parte significativa della spesa è sostenuto dai contribuenti, è possibile che l’impresa faccia la scelta “sbagliata”. Moltiplicate tutto questo per mille o per un milione e avrete il caos irrazionale prodotto dalle innumerevoli interferenze fiscali, normative e politiche che gravano sull’economia del nostro tempo. (Perfino talune quotazioni di borsa, poche ore fa, ha subito alcuni sommovimenti che hanno la loro origine nell’attivismo governativo, con il titolo Piaggio schizzato in alto dopo gli annunci del rinnovo dei fondi per i motocicli).


3. L’ultimo rilievo riguarda la politica, poiché la devastazione in tale ambito derivante dalla logica degli incentivi è chiara a tutti. Quello che viene meno è il confine tra impresa e legislazione, tra economia e potere, con il risultato che se si è alla testa di un’azienda diventa assai più ragionevole investire tempo, risorse e attenzioni nell’influenzare le decisioni del governo, invece che nel curare la qualità delle produzioni stesse.


Ecco: i politici possono farsi belli elencando le oltre 70 mila cucine componibili vendute anche grazie agli incentivi, e poi gli oltre 20 mila motorini, i 1.300 prodotti per la nautica (tra motori e stampi per scafi) e via dicendo. A ben guardare, è solo un insieme di errori morali, economici e politici, che non hanno certo aiutato l’Italia, ma hanno solo aggravato una situazione complessiva tutt’altro che facile.

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venerdì 1 ottobre 2010

Dai buchi neri al vetro: riprodotta in laboratorio la Radiazione di Hawking...


La radiazione di Hawking è una radiazione termica che si ritiene sia emessa dai buchi neri attraverso meccanismi di natura quantistica, nonostante la velocità di fuga di questi oggetti sia superiore a quella della luce, un limite insuperabile. Ne conseguirebbe una perdita di massa del buco nero e la sua “evaporazione”.
...
Adesso, un gruppo di ricercatori italiani coordinati da Francesco Belgiorno, dell'Università di Milano, ha osservato in laboratorio qualcosa che assomiglia fortemente a questa radiazione proveniente da un analogo dell'orizzonte degli eventi di un buco nero.
Come spiegano nell'articolo che riporta i risultati del loro studio, l'ingrediente principale della radiazione di Hawking non è costituito dal buco nero in sé, ma dalla curvatura dello spazio-tempo associata al suo "orizzonte degli eventi". L'orizzonte degli eventi segna il confine da cui la luce non può sfuggire.
Una coppia di particelle che si formi dal vuoto in corrispondenza dell'orizzonte degli eventi del buco nero si dividerà in modo che il fotone più interno ricadrà sul buco nero, mentre quello più esterno gli sfuggirà, acquisendo energia a spese del buco nero stesso e liberandosi dalla sua morsa.
...
La presenza di un orizzonte degli eventi non è d'altra parte un'esclusiva dei buchi neri, ma si presenta anche in altri sistemi fisici, in particolare quando ci si trova di fronte a una "perturbazione dell'indice di rifrazione" (RIP) variabile in un mezzo dielettrico.
Il team di Belgiorno e collaboratori ha perciò messo a punto un esperimento in cui è stato illuminato un pezzo di vetro con un potentissimo raggio laser infrarosso, i cui brevissimi impulsi (ad una lunghezza d'onda di 1.055 nanometri) hanno un'intensità trilioni di volte superiore a quella della luce solare. Quando il raggio laser colpisce il vetro ne altera l'indice di rifrazione, aumentandolo in tale misura che la luce presente nel punto colpito viene rallentata e costretta a rimanere entro la minuscola area irradiata con il laser. Il "perimetro" di tale area si comporta come l'orizzonte degli eventi di un buco nero e se un fotone riesce a sfuggire genera la "luce di Hawking", in questo caso a lunghezze d'onda prevedibili (attorno a 300 e fra 850 e 900 nanometri) perché dipendenti dalla quantità di energia trasportata dal fascio laser. Ed è quella la luce rilevata dal team di Milano.


http://www.focus.it/Community/cs/blogs/una_finestra_sulluniverso/archive/2010/09/29/417029.aspx

Il Premier si sente israeliano » Il non-senso della vita - Blog - Repubblica.it

Il Premier si sente israeliano » Il non-senso della vita - Blog - Repubblica.it

mercoledì 29 settembre 2010

L'angolo del sorriso

Di Pietro:"Berlusconi stupra la democrazia!"
Berlusconi risponde:"Ma quale stupro, l'ho pagata regolarmente"

http://www.facebook.com/?ref=logo#!/pages/Quelli-che-ti-comprano-casa-a-tua-insaputa/116418641721924

Studiare per lavorare… o far lavorare

Le classi più mature non sono facilmente recuperabili sul piano dell’istruzione. Politicamente è un grosso problema dir loro “arrangiatevi”, e così lo Stato vede di tutelarle, il che si è tradotto in Italia con il permettere loro di continuare a fare lo stesso lavoro proteggendo e salvando i settori interessati. Direi che questa è un’ottima ragione per la “stasi” indotta in Italia da subdole politiche industriali (si parla tanto dell’assenza di una politica industriale ma, come ho sostenuto qui, se ne può rintracciare per fatti concludenti una che da decenni mantiene invariata la struttura industriale). D’altra parte la “stasi” di una struttura economica imperniata su certa manifattura implica la non-necessità di alti livelli di istruzione, e da questo deriva anche il deprezzamento del merito a favore della pratica e della relazione (qui il ragionamento più in esteso). L’istruzione così perde una forza “trainante”, la “domanda di competenze”, e finisce per avvilupparsi su se stessa cedendo alle logiche burocratiche. È per questo che dico che in Italia si studia non per il proprio lavoro futuro ma per far lavorare gli insegnanti (e magari finendo anche per far lavorare i Paesi esteri che sanno accogliere le capacità di ex studenti italiani).
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Per tornare a quanto detto dell’istruzione italiana, se questa è (come non le rimane che essere) subordinata a logiche diverse dall’assecondare l’economia, chi è “forte” di istruzione è il primo a restare disoccupato perché appunto “forte” in qualcosa di “inutile”. Che poi questo si traduca soprattutto in disoccupazione giovanile è logico, perché i più istruiti e con meno esperienza (e l’esperienza è una delle cose più importanti in un contesto “statico”) sono i giovani, che quindi sono quelli che “valgono meno” e i primi a venir scartati.
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Il modo in cui è letta l’Agenda di Lisbona, per lo meno in Italia, è “create gente istruita, ché loro faranno crescere il Paese”. La realtà è che il mondo sta avanzando, prima il solo occidente ora sempre più anche gli emergenti, verso attività a crescente contenuto di informazione e conoscenza su cui l’istruzione ha un ruolo decisivo, un livello industriale da “occupare” perché gli altri, i più “labour-intensive”, vengano naturalmente (per la teoria dei vantaggi comparati) coperti da Paesi meno sviluppati; per questo far crescere l’istruzione è necessario. E questo è vero in un Paese che è disposto a cambiare. Ma l’istruzione è un fondo, a livello di Paese, una necessità che viene espressa con l’avanzare stesso dell’economia (che deve essere economia “aperta” alle innovazioni anche dall’esterno). Mille ingegneri in più non sono mille brevetti, ma 999 persone capaci di gestire un brevetto da cui emergono mille aziende che hanno bisogno di gente capace. L’imprenditore traina, l’istruzione asseconda, e come una corda tira dietro l’economia. Ma in Italia, si è visto, non c’è vero spazio per l’innovazione o per mettere in discussione l’esistente, e quindi per una vera imprenditoria.

E non si può spingere una corda.


http://www.chicago-blog.it/2010/09/29/studiare-per-lavorare-o-far-lavorare/

Aggiunta personale: fosse questa anche una (con)causa di certi atteggiamenti sindacali tesi solo alla difesa dell'"esistente"? Ai lettori l'ardua sentenza (compresi quelli le cui orecchie stanno fischiando... :P )

Adesso la colpa di tutto...

e'del fatto che, pensa te!, l'Italia vorrebbe evitare di fallire:


Gotti Tedeschi, tuoni sull’euro: "maledetto fu il modo di ingresso nell’euro che ha imposto l’abbattimento degli interessi sui titoli di stato, colpendo le famiglie e determinando così il crollo dei consumi. e questo mentre Prodi e il suo ministro del tesoro Carlo Azeglio Ciampi conoscevano i report degli ambasciatori, dove veniva evidenziato che gli industriali francesi e tedeschi non avrebbero mai (e sottolineo mai) consentito di tenere fuori l’Italia dall’euro, per il terrore della svalutazione"


(costui é il Presidente dell'IOR; evidentemente, il Vaticano aveva speculato sul fallimento dell'Italia...)

http://www.dagospia.com/rubrica-5/cafonal/articolo-18978.htm

domenica 26 settembre 2010

La politica dei video-messaggi

La politica dei video-messaggi

Francia: l'ex ct della Nazionale Domenech ha chiesto il sussidio di disoccupazione

Francia: l'ex ct della Nazionale Domenech ha chiesto il sussidio di disoccupazione: "L'ex allenatore dei bleus beccato a fare la domanda in un'agenzia del lavoro di Parigi"

"Io, scacciata dal partito perché ebrea. Fini disse che ero pazza"

"Io, scacciata dal partito perché ebrea. Fini disse che ero pazza": "

Tullia Vivante, i suoi antenati fondarono le Generali. Il padre fu al fianco di D’Annunzio a Fiume. Era un’attrice agli albori della Rai. Bush la invitò alla Casa Bianca. Ma la persecuzione razziale dei troppo bravi non finisce mai. Un dirigente di An le diede della "troia e stupida oca". Poi spiegò che le stava preparando "una saponetta con incisi sopra i nomi dei campi di sterminio"

Italia Futura: maggioranza compatta in difesa di un indagato di camorra, non per fare le riforme

Italia Futura: maggioranza compatta in difesa di un indagato di camorra, non per fare le riforme

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi: "
Silvio Berlusconi: 'Soliti insulti e falsità. Dalla politica immagine disastrosa:'

Dopo 16 anni da protagonista nel teatrino della politica.

25 settembre 2010

I fatti di chi produce e le parole (e gli insulti) di chi ha fallito

I fatti di chi produce e le parole (e gli insulti) di chi ha fallito: "Ha ragione Bossi. È facile parlare e più difficile agire. Bisogna ascoltarlo quando discetta sul valore dei proclami perché si tratta di un vero esperto in materia. Negli ultimi sedici anni ha costruito il successo della Lega sul lavoro di organizzazione del partito ma anche sulle provocazioni (e ultimamente su qualche gesto). Di fatti invece se ne sono visti ben pochi. Leggi tutto"

"Ecco come gli uomini del premier hanno manovrato la macchina del fango"

"Ecco come gli uomini del premier hanno manovrato la macchina del fango"

I finiani: mossi anche i Servizi. Hanno isolato otto questioni "decisive per capire" e il direttore del Secolo Perina le ha ordinate come se fossero domande. Il presidente della Camera ha avuto la certezza che la casa di Montecarlo non è del cognato

Nvidia: ARM smartphones will bury x86 PCs

Nvidia: ARM smartphones will bury x86 PCs: "ARM will triumph over Intel as smartphones and tablets disrupt the x86 PC industry, said Jen-Hsun Huang, chief executive of Nvidia, speaking at the company's annual conference."