sabato 12 marzo 2011

Il sisma e il nucleare

Il sisma e il nucleare: "

Quando ancora eravamo alle prime notizie del tremendo sisma che si è abbattuto sulla costa nordorientale del Giappone, ecco che i siti e le agenzie italiane hanno iniziato a diffondere notizie sull’allarme nucleare. Orbene, se allo stato degli atti una prima cosa si può dire, è che proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che in materia di sicurezza di impianti nucleari, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissimi, tali da reggere nella realtà dei fatti senza creare pericoli per ambiente e popolazione proprio l’impatto di eventi terribilmente fuori scala, quale quello verificatosi e come prescrivono appunto le norme nel cui rispetto si costruiscono oggi centrali atomiche. Eppure, in Italia la speculazione è partita subito.


Il Giappone ha 54 centrali in esercizio secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, centrali che coprono un quarto del fabbisogno elettrico del Paese. Come si può regolarmente verificare dai report del sito dell’Agenzia stessa, il Giappone è uno dei Paesi da sempre più impegnato nella piena trasparenza di quanto avviene nei suoi impianti. Proprio per l’elevatissimo rischio sismico di una parte rilevante de suo territorio, prossimo o attraversato da linee di faglia di zolle tettoniche oceaniche e continentali, ha realizzato i suoi impianti adottando criteri antisismici sempre più alti nei decenni.


Ed è questo il motivo per il quale le procedure automatiche di arresto dei reattori si sono subitaneamente attivate in quattro centrali nell’area nordorientale colpita dal sisma a epicentro oceanico, in altre due più distanti comunque entro 7 minuti è stato disposto il blocco, e in altre cinque ancora più lontane comunque entro 20 minuti le autorità giapponesi hanno disposto il fermo di sicurezza, per una completa verifica della tenuta di ogni parte degli impianti. Nella centrale di Onagawa, tra le quattro in cui il fermo è stato automatico, è stato subito estinto un incendio dovuto a cortocircuiti elettrici in una turbina non interna al circuito di raffreddamento del materiale fissile, e dunque senza nessun rilascio di scorie pericolose. Per un’altra centrale, quella di Fukushima, la più vicina a Sendai su cui si è abbattuto lo tsunami, è stata comunque disposta l’evacuazione della popolazione entro i due chilometri di raggio, come previsto dalle procedure nel caso in cui sia consigliabile prima pensare alla piena incolumità dei residenti e poi raddoppiare la piena verifica dell’assoluta tenuta degli impianti. Fino a ieri sera, i giapponesi hanno continuato a confermare all’AIEA che nessun rilascio di materiale pericoloso radioattività risultava segnalato


I media internazionali hanno, in altre parole, amplificato senza troppo comprendere la prima notizia rilanciata da Tokyo, relativa allo stato di emergenza nucleare proclamato dal governo di Tokyo prima che fosse trascorsa un’ora dall’evento. E’ una procedura standard di sicurezza, per eventi sismici superiori all’intensità 5 della scala Richter, e qui siamo in presenza di un’intensità 8,9, di energia letteralmente spaventosa come documentano le immagini che tutti abbiamo visto.


Stiamo parlando del settimo evento tellurico che mai abbia colpito il mondo dacché abbiamo strumenti e serie storiche per rilevarli, eppure le centrali hanno tenuto. Si sono rivelate molto utili le lezioni apprese alla maggiore centrale atomica operante al mondo, quella di Kashiwazaki-Karima che ha una potenza superiore agli 8 mila Mw, che il 16 luglio 2007 venne colpita da un sisma di magnitudo 6,6. L’impianto tenne, ma in quel caso furono i violentissimi movimenti oscillatori a determinare lo sversamento di 1,2 metri cubi di acqua da una piscina per il combustibile esausto di uno dei reattori. Il rilascio di radioattività per questo evento, e per il rilascio di alcuni radioisotopi dall’impianto di ventilazione, fu rilevato subito e monitorato nel tempo delle autorità giapponesi, ed è documentato nel sito AIEA come corrispondente a 10 milionesimi della dose ammessa in Giappone. Per conseguenza, l’incidente con nessun danno ambientale e sanitario venne classificato al livello zero della scala INES, che misura la gravità degli imprevisti atomici.


Possiamo trarre tre prime conclusioni. Una delle ragioni per cui le centrali elettronucleari costano tanto, è proprio la sicurezza,: ma come si vede sono soldi ben spesi. Secondo: le norme di sicurezza vigenti in Europa sono altrettanto ferree di quelle giapponesi. Terzo, l’Italia ha vaste zone sismiche ma i fenomeni non sono della magnitudo di quelli giapponesi. Assistere, ieri, su molti siti italiani antinuclearisti, a come si sovrapponevano sulla cartina dell’Italia le aree a rischio sismico e quelle addirittura a rischio incendi per tentare di dimostrare che il nucleare non possiamo permettercelo, è solo una dimostrazione di crassa ignoranza tecnologica."

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giovedì 10 marzo 2011

Software batte hardware

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martedì 8 marzo 2011

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Moralismo sulle donne: Striscia smaschera Repubblica e l' Espresso: "

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domenica 6 marzo 2011

L’ultima trovata del nucleare? Una centrale sottomarina

L’ultima trovata del nucleare? Una centrale sottomarina


Si chiama Flexblue ed è tutta francese: il primo prototipo dovrebbe essere installato nel mare della Normandia nel 2013 per poi entrare in funzione tre anni dopo. Collocato sul fondale, il mini-reattore sottomarino sarà in grado di inviare sulla costa energia elettrica sufficiente ai bisogni di una città da 100.000 abitanti. La soluzione ideale, dice l’industria atomica transalpina, per Paesi con sbocco sul mare. Protetta dagli abissi marini, la centrale sarà al sicuro da attentati.
...
Se per la lobby nucleare francese questo progetto può rilanciare immagine ed affari, gli anti-nuclearisti d’Oltralpe sono impietosi: “Questo progetto di reattore sottomarino non è che un tentativo disperato per far credere che la filiera nucleare ha un futuro, mentre il futuro è nel risparmio energetico, nella sobrietà energetica, nello sviluppo decentralizzato delle rinnovabili, ma non nel nucleare, quale che sia la sua forma”.

Nuove auto e nuove case, ma il mercato è saturo

Nuove auto e nuove case, ma il mercato è saturo: "

È difficile capire come si sia potuto credere e far credere che incentivando la domanda di prodotti che hanno saturato da tempo il mercato si possa far ripartire la crescita economica. In Italia negli anni Sessanta del secolo scorso le automobili circolanti erano 1.800.000. Nel 2008 sono state 35 milioni. Se nei decenni passati il settore aveva grandi possibilità di espansione, oggi non ne ha più. Ha riacquistato un po’ di slancio con gli incentivi alla rottamazione, ma, appena sono finiti, la domanda di nuove immatricolazioni è crollata quasi del 30 per cento da un mese all’altro. A livello mondiale l’eccesso della produzione automobilistica è circa un terzo del totale: 34 milioni di autovetture all’anno su 94 milioni.


La scelta di puntare sul rilancio della produzione automobilistica non solo si è dimostrata fallimentare dal punto di vista economico, ma è anche irresponsabile dal punto di vista energetico e ambientale perché l’autotrasporto (autovetture e camion) assorbe in Italia circa un terzo di tutte le importazioni di fonti fossili. Contribuisce per un terzo alle emissioni di CO2, che sono la causa principale dell’innalzamento della temperatura terrestre.


Negli anni Sessanta del secolo scorso anche il settore dell’edilizia presentava grandi possibilità di espansione, sia perché era necessario completare l’opera della ricostruzione post-bellica, sia perché erano in corso movimenti migratori di carattere biblico dalle campagne alle città, dal sud al nord, dal nord-est al nord-ovest. Ora non è più così. Nel quindicennio intercorrente tra i censimenti agricoli del 1990 e del 2005 sono stati edificati 3 milioni di ettari di terreno: una superficie pari al Lazio e all’Abruzzo. Contestualmente il numero degli edifici inutilizzati è cresciuto. A Roma ci sono 245.000 abitazioni vuote su 1.715.000. Una su sette. A Milano 80.000 appartamenti su 1.640.000 e 900.000 metri cubi di uffici: un volume equivalente a 30 grattacieli Pirelli.


Situazioni analoghe si verificano in tutte le città di tutte le dimensioni. I terreni agricoli adiacenti alle aree urbane sono costellati di capannoni industriali in cui non si è mai svolta la minima attività produttiva. Anche la scelta di puntare sull’edilizia come volano della ripresa economica si è rivelato un errore strategico e contemporaneamente una dimostrazione di irresponsabilità ambientale perché i consumi energetici degli edifici sono superiori a quelli delle automobili. Assorbono altrettanta energia, un terzo del totale, ma solo in cinque mesi per il riscaldamento invernale. Quindi, come scrive anche Giorgio Cattaneo sul blog Libre, nel caso della riconversione edilizia – di cui l’Italia avrebbe un estremo bisogno, anche per ridurre la propria grave dipendenza energetica – a crescere sarebbe una gran quantità di beni (riscaldamento a minor costo, ambiente più pulito), mentre a rimetterci sarebbe soltanto una merce: il gasolio o il metano da riscaldamento.


Devote alla “teologia del Pil”, dottrina fondata sulla teoria della crescita illimitata dei consumi, economia e politica non osano pronunciare serenamente la parola decrescita, ma basta l’esempio della possibile riconversione edilizia, che in Italia sarebbe una vera e propria rivoluzione, a dimostrare che non siamo di fronte a un ossimoro: proprio la decrescita (del Pil legato allo spreco di energia) potrebbe assicurare una grande ripresa dell’occupazione nel settore, con una straordinaria eredità di lavoro utile e di benessere diffuso."

sabato 5 marzo 2011

I lettori sentitamente ringraziano...

..per la legge bipartisan sull'editoria che (udite udite!) VIETA gli sconti sui libri rispetto al prezzo di copertina!

http://www.ilpost.it/2011/03/04/legge-levi-sconti-libri/

Mercoledì scorso il Senato ha approvato quasi all’unanimità – unici astenuti i senatori radicali – un disegno di legge sulla “Nuova disciplina del prezzo dei libri” promosso da Riccardo Levi, senatore del PD. La legge stabilisce che non si possano applicare ai libri sconti superiori al 15 per cento del loro prezzo. Soltanto in occasioni di speciali “campagne promozionali”, da effettuarsi per un periodo non superiore a un mese e comunque mai a dicembre, gli sconti possono arrivare al 20 per cento: ma in quelle occasioni, se vogliono, i librai possono sottrarsi all’applicazione degli sconti. I libri venduti “per corrispondenza”, cioè su Internet, non possono essere scontati per più del 20 per cento. La legge arriverà alla Camera nelle prossime settimane, dove anche quest’ultimo tetto dovrebbe essere portato al 15 per cento.
...
I libri, ha detto in aula il senatore del PD Vincenzo Vita, sarebbero minacciati “dall’arrivo dei grandi ipermercati” e dalla “vendita online”, perché se “si fa la vendita su grandi colossi come Amazon, vedremo sparire una parte qualitativa della cultura italiana, della cultura migliore del villaggio globale” (sic). Non è chiaro in che modo Amazon minacci le vendite e la diffusione dei libri anziché incentivarle. Non è chiaro perché far sì che i libri costino di più e che il loro prezzo sia vincolato dalla legge possa facilitare la loro vendita e la loro diffusione. Soprattutto non è chiaro in che modo questa norma prepotente possa avvantaggiare chi i libri li compra e li legge.

Android, il re degli smartphone USA

Android, il re degli smartphone USA: "Il sistema operativo di Google finisce in testa alla classifica nel nuovo studio Nielsen. Che pero' avverte: la frammentazione del mercato mette Apple e RIM in una posizione migliore"

La Rai rifiuta lo spot di "Silvio forever"

La Rai rifiuta lo spot di "Silvio forever": "

Il film è fatto con materiali originali, ma l'ufficio legale di Viale Mazzini ritiene 'a rischio' il passaggio con le dichiarazioni della madre di Berlusconi. Uno degli autori: 'Giudichino i cittadini'. Nel 2009 fu bloccato il trailer di...

Browser, buon periodo per IE

Browser, buon periodo per IE: "Cala l'utilizzo di Firefox, sale Internet Explorer: piccole variazioni che potrebbero riflettere solo un cambio di parametri"

venerdì 4 marzo 2011

Un italiano vero

Un italiano vero: "

Marco Travaglio è un diffamatore salvato dalla prescrizione, quella stessa prescrizione contro la quale si è scagliato un sacco di volte: ma alla quale, ora, si guarda bene dal rinunciare nonostante la legge glielo consenta. Ecco, l’abbiamo scritto come avrebbe fatto lui, con la stessa grazia. Anzi neanche: lui forse avrebbe aggiunto cose tipo «Travaglio l’ha fatta franca» o «fatti processare» o qualcosa del genere.


Noi ci limitiamo ad aggiungere che a leggere le motivazioni della sentenza d’appello, per quanto giunte fuori tempo massimo, dubbi non ne restano: la condanna è stata confermata a tutti gli effetti e spiega come Travaglio abbia manipolato un fatto e abbia scritto il falso, per giunta con dolo. E un galantuomo – sempre per rifarci al linguaggio travagliesco – non rischierebbe di essere confuso con un Berlusconi o un D’Alema o un Andreotti, se si reputa innocente: rinuncerebbe alla prescrizione. Perché lui non lo fa?


Ma riassumiamo i fatti, perché sono gustosi. La condanna in primo grado è dell’ottobre 2008: il presunto collega beccò otto mesi di prigione (pena sospesa) e 100 euro di multa in quanto diffamò Cesare Previti. Parentesi: la diffamazione è il reato a mezzo stampa per eccellenza, spesso è fisiologico a chi scrive di cose giudiziarie: nel caso di Travaglio, tuttavia, la condanna lo trasformò in un classico bersaglio del suo stesso metodo, e anche per questo, due anni fa, i media diedero un certo spazio alla notizia. L’articolo di Travaglio comunque era del 2002, e su l’Espresso era sottotitolato così: «Patto scellerato tra mafia e Forza Italia. Un uomo d’onore parla a un colonnello dei rapporti di Cosa nostra e politica. E viene ucciso prima di pentirsi». Lo sviluppo, poi, era un classico copia e incolla dove un pentito mafioso spiegava che Forza Italia fu regista di varie stragi. Chi aveva raccolto le confidenze di questo pentito era il colonnello dei carabinieri Michele Riccio, che nel 2001 venne convocato nello studio del suo avvocato Carlo Taormina assieme a Marcello Dell’Utri. In quello studio, secondo Riccio, si predisposero cose losche, tipo salvare Dell’Utri, e Travaglio nel suo articolo citava appunto un verbale reso da Riccio. E lo faceva così: «In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti». E così praticamente finiva l’articolo. L’ombra di Previti si allungava perciò su vari traffici giudiziari ma soprattutto veniva associato a un grave reato: il tentativo di subornare un teste come Riccio. Il dettaglio è che Travaglio aveva completamente omesso il seguito del verbale del colonnello. Eccolo per intero: «In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti. Il Previti però era convenuto per altri motivi, legati alla comune attività politica con il Taormina, e non era presente al momento dei discorsi inerenti la posizione giudiziaria di Dell’Utri».


Una diffamazione bella e buona, non si sa quanto intenzionale o quanto legata a certa sciatteria che i giornalisti spesso associano alla necessità di sintesi. Sta di fatto che il giudice Roberta Di Gioia del Tribunale di Roma, il 15 ottobre 2008, condannava Travaglio ai citati otto mesi. E scriveva: «La circostanza relativa alla presenza dell’onorevole Previti in un contesto di affari illeciti è stata inserita nell’articolo mediante un accostamento indubbiamente insinuante… è evidente che l’omissione del contenuto integrale della frase di Riccio, riportata solo parzialmente nell’articolo, ne ha stravolto il significato. Travaglio ha fornito una distorta rappresentazione del fatto… al precipuo scopo di insinuare sospetti sull’effettivo ruolo svolto da Previti». Ma il peggio doveva ancora venire: «Le modalità di confezionamento dell’articolo risultano sintomatiche della sussistenza, in capo all’autore, di una precisa consapevolezza dell’attitudine offensiva della condotta e della sua concreta idoneità lesiva della reputazione».

In lingua corrente: Travaglio l’aveva fatto apposta, aveva diffamato sapendo di diffamare.

«Ricorrerò in Appello» aveva annunciato il giornalista dopo la condanna: e pazienza se infinite volte si era detto favorevole all’abolizione dell’Appello. «Vedremo le motivazioni della sentenza» aveva poi commentato. Poi, quando furono rese note, non disse una parola.


La sentenza d’Appello è dell’8 gennaio 2010. In quel periodo Travaglio stava litigando furiosamente (via web) con Enrico Tagliaferro, un blogger particolarmente scolarizzato che gli aveva fatto le pulci in più circostanze. La sentenza in sostanza confermava la condanna: semplicemente gli era stata concessa, per attenuanti generiche, una riduzione della pena. Ma Travaglio faceva il furbo e così scriveva a Tagliaferro: «La sentenza di primo grado in cui venivo condannato a otto mesi più un paio di multe e ammende è stata appena devastata dalla Corte d’appello, che elimina la pena detentiva e lascia una multina di 1000 euro». Devastata, aveva scritto. «Ora aspetto la motivazione», aggiungeva, «e mi auguro che venga scritta da un giudice che abbia la più pallida idea di che cos’è un articolo di giornale».


Il problema è che la motivazione, per essere depositata, non ha impiegato i consueti sessanta giorni: ha impiegato un anno, dall’8 gennaio 2010 al 4 gennaio 2011. Così il reato è caduto in prescrizione, orrore. Forse che erano motivazioni particolarmente complesse? Diremmo di no, visto che occupano due sole pagine. Ma che cosa dicono? Non è un dettaglio da poco, visto che lo stesso Travaglio, nella sua disputa telematica con Tagliaferro, era stato tassativo: «Quando parlo di Corti d’appello come “scontifici” mi riferisco a quando mantengono inalterato l’impianto accusatorio e limano qualche giorno sui mesi o qualche mese sugli anni inflitti in primo grado. Quando invece stravolgono le condanne di primo grado, fanno altro: le riformano, le rivedono, le smentiscono. Vedremo se è così anche nel caso mio».


No, ora lo sappiamo: non è il caso suo. La sentenza d’Appello non stravolge, non riforma, non rivede, non smentisce, anzi: «La sentenza impugnata deve essere confermata nel merito», si legge, «in quanto ottimamente motivata, con piena aderenza alle risultanze processuali… con giuste e corrette considerazioni in diritto; il tutto da intendersi qui riportato, senza inutili ripetizioni, come parte integrante della presente motivazione. È appena il caso di ribadire la portata diffamatoria nei confronti dell’on. Previti… Bastava omettere la frase “in quell’occasione presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti” per evitare qualunque diffamazione, senza togliere alcunché alla notizia… Proprio l’averlo inutilmente nominato, e l’aver totalmente omesso la specifica precisazione circa l’assenza fatta dal teste, è prova del dolo da parte del Travaglio».

Tentiamo una sintesi, possibilmente migliore di quelle diffamatorie azzardate da Travaglio. Allora: Travaglio se la prende coi giornalisti diffamatori, ma è un diffamatore anche lui. Travaglio dice che una prescrizione non equivale a un’assoluzione bensì a una condanna: quindi lui è stato condannato. Travaglio dice che un innocente che si reputasse tale dovrebbe rinunciare alla prescrizione: ma lui alla prescrizione non rinuncia. Travaglio è favorevole all’abolizione dell’Appello: ma poi ricorre in Appello. Travaglio ha scritto che le corti d’Appello sono solo degli «scontifici» che mantengono inalterato l’impianto accusatorio e che limano soltanto la pena: è proprio quello che è successo a lui. Un italiano vero."

giovedì 3 marzo 2011

ST switching capex towards Europe

ST switching capex towards Europe: "STMicroelectronics NV, which has consolidated a significant part of its IC manufacturing in Singapore and sold off a fab shell in Sicily, is switching capital expenditure back to Europe, according to Alain Astier, senior vice president for front-end technology at ST."

mercoledì 2 marzo 2011

Comunicazione dell'editore

Comunicazione dell'editore: "Cari amici del web, da oggi Farefuturo Web Magazine cessa le sue pubblicazioni. La società editrice ...."