sabato 23 aprile 2011

La sentenza esemplare del caso Thyssen

La sentenza esemplare del caso Thyssen: "

È giunta la pronuncia tanto attesa della Corte d’Assise di Torino sul caso Thyssen e la sentenza è davvero durissima. Non lo si può negare. In linea di principio, sembra sproporzionato considerare come “dolo eventuale” la decisione della società di posticipare i lavori di messa in sicurezza dell’impianto. La decisione della società può apparire biasimevole, ma non fino al punto di considerare i suoi amministratori alla stregua di consapevoli assassini. Per esprimere qualsiasi tipo di giudizio sul caso concreto vanno però letti gli atti processuali e soprattutto la motivazione della sentenza. Certo è che essa non riporterà in vita quei lavoratori caduti vittime nell’incidente.



La prima impressione è che si sia puntato su una sentenza tanto esemplare per ovviare all’inefficacia e agli evidenti limiti delle leggi e del sistema generale di tutela. Questo è quanto si può desumere anche dalle parole dello stesso Guariniello, che ha parlato di svolta epocale che potrà significare molto per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.


Questo punto di vista non è condivisibile e, anzi, la morte dei sette operai va vista piuttosto come un fallimento dell’impianto della normativa in materia di sicurezza sul lavoro e dell’attività di vigilanza sulla sua applicazione, che spetta ad organismi pubblici; insomma, è anche un fallimento del sistema.


Non si può facilmente prevedere il seguito che questa sentenza avrà, ma quello che è parso molto chiaro è che si vuole continuare a mantenere un approccio repressivo al tema della sicurezza sul lavoro. Un approccio sbagliato e inefficace, che trascura l’importanza della prevenzione. Che sia inefficace è sotto gli occhi di tutti; basti pensare al numero di morti bianche e incidenti sui luoghi di lavoro che si verificano ancora oggi in Italia, nonostante le tantissime e dettagliatissime leggi in materia.


Ci si dovrebbe invece domandare perché le imprese non investono in sicurezza. Le ragioni sono ovviamente di ordine economico. Le leggi prescrivono sempre nuovi obblighi, che si rivelano particolarmente onerosi per le imprese, a volte insostenibili; le imprese, quando e come possono, cercano di svincolarsi da questi obblighi e approfittano anche delle ispezioni eseguite in modo non esattamente capillare.


La strada da percorrere è diversa: si dovrebbe creare un sistema in cui ci sia la convenienza a investire in sicurezza. In altre parole, si dovrebbe abolire l’Inail e introdurre la logica di mercato nel sistema di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Ciò indurrebbe gli imprenditori alla prevenzione, attraverso l’incentivo più forte, che è ovviamente quello di natura economica. Inoltre vi sarebbe un controllo più efficiente ed effettivo della sicurezza degli impianti e dei sistemi di produzione, poiché sarebbero le stesse compagnie assicurative ad assumersene l’onere, in quanto direttamente interessate alla gestione del rischio da parte delle imprese loro clienti. Le compagnie assicurative non sarebbero ovviamente disposte ad assicurare imprese in cui gli impianti sono mal funzionanti, in cui l’organizzazione della produzione implica per i lavoratori situazioni di eventuali rischi e in cui i lavoratori possono entrare in contatto con sostanze pericolose, senza che siano adottate le dovute precauzioni. Potrebbero eventualmente essere disposte ad accettare di assicurarle, ma a fronte di alti premi assicurativi. Sul mercato rimarrebbero soltanto quelle imprese davvero efficienti e in grado di sostenere economicamente l’onere della sicurezza.


Ma è una prospettiva che difficilmente sarà presa in considerazione…

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Persino per Toni Negri Silvio è perseguitato

Persino per Toni Negri Silvio è perseguitato

Persino il guru della sinistra, teorico di Potere operaio, ha scritto in un libro: "Ciò che fu fatto dai giudici ai socialisti adesso si ripete coi berlusconiani, è orrido"

Toh, il “mostro” non ha fatto nulla - Genchi: “Vi racconto la mia verità”

Toh, il “mostro” non ha fatto nulla - Genchi: “Vi racconto la mia verità”: "Berlusconi a reti unificate lo definì il “più grande scandalo della storia della Repubblica”. Il caso-Genchi invece era una bufala costruita ad arte. L’ex consulente è stato prosciolto dall’accusa di aver spiato 350 mila persone e di averne schedate 6 milioni. In un’intervista-bomba Genchi ripassa tutti gli attentati, da Falcone a Borsellino, e su Ciancimino [...]"

Ora Stefania Craxi corregge il tiro sul Cav

Ora Stefania Craxi corregge il tiro sul Cav: "

"La battaglia di Berlusconi per la modernizzazione del Paese - scrive la Craxi - è la mia battaglia; al suo fianco la combatterò fino in fondo. Ma se uno dei miei più cari amici sbaglia non sto in silenzio"

How Much and What to Read?

How Much and What to Read?: "

Grad students often aren’t quite sure how much of their work time should be spent reading, and may also have trouble figuring out what to read during that time. (In principle this problem also applies to professors, but it’s not much of an issue in practice since we have almost no time for discretionary reading.) I usually tell people to err on the side of doing too much, as opposed to reading too much. Averaging one day a week on reading is probably about right, but it may be a lot higher or lower than this during certain periods of grad school.


Of the time spent reading, about half should go towards solving immediate research problems. The purpose of this is getting unstuck, learning about alternate approaches, avoiding reinvention of known techniques, and learning how and what the current players in your field are thinking. Of the remaining 50% of reading time, half of it should go towards “deep background reading” — reading in the thesis area that goes a bit further afield and a bit further back in the chain of references than is absolutely necessary to get the work done. This reading will form the basis for the related work sections of papers and the dissertation. The last 25% of reading time is purely discretionary: classic papers, good books, new results from conferences, etc. This material is not expected to be directly relevant (though it may turn out to be) but keeps a person up to date on random interesting topics."

Oracle 11g, finalmente la versione… gratuita

Oracle 11g, finalmente la versione… gratuita: "In beta la Express Edition (XE), l'edizione 'alleggerita' e senza costi di licenza del popolare database della società"

Samsung contro Apple. E viceversa

Samsung contro Apple. E viceversa: "Controdenunciata Cupertino: tribunali coreani, tedeschi e giapponesi per dieci brevetti sulle tecnologie 3G e wireless"

Wikimedia, lavori in corso per crescere

Wikimedia, lavori in corso per crescere: "La fondazione a cui fa capo Wikipedia ha nominato una commissione di esperti per migliorare la qualita' dei contenuti. Instaurare contatti con l'esterno e momenti di apprendimento i tratti salienti del progetto"

Google, colpevole per aver usato Linux

Google, colpevole per aver usato Linux: "Una giuria texana condanna Mountain View per infrazione di brevetto. La colpa? Aver utilizzato diverse versioni di Linux sui server di back-end. Google commenta: e' come una strada con pedaggio"

Nokia lancia le mappe in 3d le grandi metropoli nel browser

Nokia lancia le mappe in 3d le grandi metropoli nel browser


Un nuovo servizio permette di visitare le città di tutto il mondo in tre dimensioni sul web. "Un ponte tra realtà e virtuale", dice l'azienda. Un esperimento unico per livello di dettaglio

venerdì 22 aprile 2011

Non stracciamoci le vesti per "Habemus pippam"

Non stracciamoci le vesti per "Habemus pippam"

Nanni Moretti ha ragione: prima di criticare il film, cari prelati, andate a vederlo. Così vi convincerete che non vale la pena far pubblicità a un film modesto e innocuo

I cittadini calpestati

I cittadini calpestati

Ogni giorno ha la sua pena istituzionale. Davvero preoccupante è l'ultima trovata del governo: la fuga dai referendum. Mercoledì si è voluto cancellare quello sul nucleare.

Cara Stefania Craxi

Cara Stefania Craxi: "

Cara Stefania Craxi,


quello che hai detto in un’intervista, ieri, potrebbe anche essere vero: che Berlusconi sia effettivamente bollito, che debba prepararsi a un passo indietro e che tuo padre Bettino avrebbe pensato a una stagione nuova: ma l’avrebbe solo pensato, non detto. Non ora, almeno. Potrebbe essere tutto vero: che le barzellette hanno rotto le palle, che il Premier dovrebbe uscire di scena evitando il ridicolo, che forse è vecchio per il Quirinale, che il privato è sacro ma le festicciole fanno pena, tutto il resto. Ma ti spiego una cosa, e la spiego a chi – tu – conosce Craxi indubbiamente come padre ma forse meno come politico, visto che alla materia sei arrivata tardi. La cosa è questa: Bettino Craxi pensava che un uomo, figurarsi un amico, viene prima di qualunque idea; pensava che le critiche anche feroci si fanno immediatamente prima o immediatamente dopo una guerra, mai durante, e mai soprattutto durante una battaglia che pare definitiva. Di questo sono abbastanza certo: Craxi pensava che gli amici non si tradiscono, o meglio: che si devono attaccare nei loro momenti di forza e non di difficoltà. Altrimenti il rischio è quello di sembrare – e non lo meriti, Stefania – in fase di auto-ripulitura, non coraggiosi. Non dire quello che avrebbe fatto o detto tuo padre: perché non avrebbe fatto o detto niente del genere. L’esempio storico più eclatante, a volerne cercare uno senza impegno, rimane il suo comportamento con Francesco Cossiga all’inizio degli anni Novanta: mezza Italia diceva che era pazzo – non solo il Pci e la magistratura, ma anche tutta la direzione nazionale del Psi – ma Bettino fu leale e non lo mollò mai, perché questo era l’uomo. Fu uno dei tanti comportamenti di Craxi che non fu ripagato: Cossiga si dimise all’inizio del 1992 e rifiutò implicitamente l’incarico di primo ministro a tuo padre, ma questo fa parte della triste parabola di Bettino Craxi.


Con un po’ di immaginazione cervellotica, Stefania, si potrebbe pensare che la tua sia una vendetta scespiriana: aver aspettato anni e anni prima di colpire tragicamente e al momento giusto. Ma dubito che la tua intenzione fosse questa: penso solo che tu abbia fatto un errore, questo sì tragico. Anche perché – lo dico senza ironia, se puoi credermi – le vendette scespiriane in genere non si fanno da sottosegretario agli Esteri del governo Berlusconi, ma al limite nel dimettersi dalla stessa poltrona. Nessuno metterebbe in piedi una vendetta così raffinata per poi aprire a Casini, come fai tu nella tua intervista: questo dopo mesi passati, appunto agli Esteri, a non operare dei distinguo memorabili rispetto alla linea del ministro Frattini; e dire che non ci voleva molto.


Ecco perché la tua intervista non ha senso, Stefania: perché non è logica, non è craxiana, non è bella, non è politica e soprattutto è sfacciata. Ancora una volta è l’intervista di una figlia piangente, Stefania. La figlia di un grande uomo – sai come la penso – che però è morto. Lo è, Stefania. Neppure tu puoi più farlo parlare."

L'ingrata Stefania Craxi ha scaricato Berlusconi

L'ingrata Stefania Craxi ha scaricato Berlusconi: "

La Craxi dimentica l’accanimento giudiziario e mostra di dare credito alle accuse contro il Cav"



Bindi: “Piduista a Cicchitto? E’ la verità”

Bindi: “Piduista a Cicchitto? E’ la verità”: "

Meravigliosa Rosy. Messa inverosimilmente sotto processo dal centrodestra sul cosiddetto “caso Cicchitto”, ieri la pasionaria del Pd non si è cosparsa il capo di cenere, e ha contrattaccato esercitandosi sul filo dell’ironia: “Ho semplicemente detto la verità. Se qualcuno mi avesse apostrofata gridando ‘Azione Cattolica-Azione Cattolica!’ Io non mi sarei offesa. Effettivamente ne ho fatto parte, proprio come Cicchitto è stato membro della P2. Se qualcuno ha dei dubbi in proposito basta che controlli Wikipedia!”.


Gioca con il paradosso, ovviamente, la deputata del Pd. Che invece, per aver gridato contro il capogruppo del Pdl dandogli del “Piduista”, da due giorni è sottoposta a un fuoco di fila senza precedenti. Una mossa di cui si intuiscono, fin troppo bene, la strategia e la vera finalità: usare la Bindi per colpire Fini, mettere in mora la vicepresidente, per sottintendere che a Montecitorio il leader di Futuro e libertà garantisce esclusivamente una parte.


Solo in un paese come il nostro e in una commedia politica ormai virata di follia, può accadere – come è successo ieri – un cortocircuito di questo tipo. Sul banco degli imputati del malcostume istituzionale, in questi tempi di impunità ostentata, finisce una deputata che (volendo essere tecnici) si è limitata al diritto di cronaca. Se non altro perché questa volta, la vicepresidente della Camera è stata messa sotto processo ufficialmente dagli uomini del centrodestra (il gruppo del Pdl chiede sanzioni formali al presidente Fini) per aver apostrofato Fabrizio Cicchitto con un epiteto riferito a un tratto notorio della biografia politica, per una debolezza che (lo sanno anche i sassi) gli costò dieci anni di carriera, e un sonoro ceffone dal decano della sua corrente, Riccardo Lombardi. All’epoca Cicchitto spiegò: “Mi sono affiliato per un atto di debolezza”. Adesso, se volesse essere coerente con quell’atto di contrizione, dovrebbe come minimo tacere.


In qualsiasi paese che non sia l’Italia, nessuno capirebbe dove si trovi lo scandalo, e magari qualcuno si occuperebbe dell’infamia proferita nell’emiciclo solo pochi giorni fa, quando una deputata del Pd in sedia a rotelle per una malattia degenerativa, Ileana Argentin, è stata insultata (come sanno tutti dai banchi dei noti deputati oxfordiani della Lega) al grido di “Handicappata di merda!”. La Bindi, invece, ha ribadito, anche ieri: “Mi sono limitata a gridare la verità: una verità che peraltro è stata accertata da una commissione di inchiesta”. Eppure, come se nulla fosse, i tanti “dottor Sottile”, gli eterni doppiopesisti del centrodestra, si sono messi a spaccare il capello in quattro. Gli stessi che hanno sancito con un solenne (e autolesionista) voto parlamentare che Berlusconi era convinto di chiamare in questura per salvare “la nipote di Mubarak”, gli stessi che hanno da poco applaudito la nomina di un ministro inquisito, e gli stessi che hanno rifiutato la richiesta di arresto nei confronti di un collega indagato per rapporti con la Camorra, ora spaccano in quattro il cavillo della procedura, e ci spiegano che la Bindi ha commesso una gravissima irregolarità, perché ha risposto alle critiche di un parlamentare di centrodestra parlando da uno degli scranni della presidenza. Fingono di non sapere che la numero due del Pd aveva chiesto di essere sostituita per potersi difendere “per fatto personale” dal suo posto. E c’è da essere certi che se per caso la Bindi non avesse parlato per spiegarsi, l’avrebbero accusata di alterigia.


Ovviamente il coro degli accusatori è poco credibile: si tratta degli stessi deputati che hanno fatto finta di non sentire Berlusconi quando spiegava di “aver pagato Ruby perché smettesse di fare la prostituta”. Gli stessi che preferiscono contestare chi apostrofa Cicchitto per il suo passato, piuttosto che chiedere conto, a Cicchitto, del suo passato. Visto che a Palazzo Chigi i piduisti sono di casa, sarebbe il caso di chiarire una volta per tutte se per i deputati pidiellini l’epiteto costituisce una ingiuria o una onorificenza. Nel secondo caso chiederemmo allo stesso Cicchitto quale di queste locuzioni preferisca quando si parla della sua persona. Storico-biografica: “Trotsko-piduista”. Confidenziale: “Caro piduista”. Ufficiale: “onorevole piduista”. Laudativa: “Beneamato piduista”. O persino, visto che nel 1994 Cicchitto era candidato contro l’ex fratello P2 1816, “Piduista-progressista”.


Il Fatto Quotidiano, 15 aprile 2011"

I primi 10 supercomputer utilizzano Linux

I primi 10 supercomputer utilizzano Linux: "

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Cambiare un computer per passare ad una versione più recente e potente da sempre un certo senso di leggerezza, ma se i pc moderni hanno già delle ottime prestazioni come considerare i numeri da “fuori-scala” dei computer più veloci al mondo? Per esempio, Tianhe-1A è in grado di svolgere in un solo giorno quello che un dual-core odierno completerebbe in 160 anni. Come se non bastasse la classifica che tiene traccia dei supercomputer più potenti, la TOP500, ogni 6 mesi si aggiorna con i nuovi arrivati.


1) Ecco allora il primo della lista: Tianhe-1A

È il supercomputer cinese ad essere davanti a tutti e può vantare una potenza di calcolo di ben 2,5 petaflops. Per chi non sapesse cosa sia l’acronimo FLOPS, Floating Point Operations Per Second, diamo una breve descrizione: è l’unità che indica il numero di operazioni in virgola mobile eseguite in un secondo dalla CPU. Peta- è il suffisso che equivale a 10 elevato a 15. Il numero risultante è enorme ed è il frutto dei 186.368 core e 229.376 GB di ram che ha a disposizione.


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2) Quasi un quarto di milione di core per Jaguar


Jaguar, un Cray XT5-HE, è un super computer che è in uso presso l’Oak Ridge National Laboratory e può vantare, grazie ai suoi 224.162 core, di arrivare a 1,76 petaflops. Secondo l’Oak Ridge si tratta del supercomputer più rapido per usi non riservati.


3) Al terzo posto c’è ancora un cinese: Dawning Nebulae

Quando fu presentato all’inizio dello scorso anno era il supercomputer più veloce al mondo con i suoi 1,27 petaflops, ma è già sceso in terza posizione. Da notare che il primo, sempre cinese, ha una capacità di calcolo raddoppiata.


4) TSUBAME 2.0

Tsubame è un nome che dovrebbe farvi venire subito in mente il Giappone, la nazione che lo ospita. È in grado di arrivare come capacità di calcolo di picco a 2,3 petaflops, ma per lavori più lunghi scende a 1,4 petaflops. Nonostante la sua potenza è in grado di consumare un quarto dell’energia ed occupare un quarto dello spazio rispetto a Jaguar. Secondo il professore Satoshi Matsuoka Tsubame si comporta molto bene nelle previsioni meteo, modelli biomolecolari e simulazione di tsunami.


5) Hopper

Un supercomputer utilizzato per lavorare sui cambiamenti climatici, energia pulita, astrofisica, fisica delle particelle e molto altro. Il suo indirizzo è quello dell’US Department of Energy’s National Energy Research Scientific Computing Center ed è a disposizione di più di 3000 ricercatori.


6) Il francese Tera-100

Tera-100 è stato il primo supercomputer a raggiungere il petaflops di operazioni ed essere costruito in Europa. Il suo compito? Garantire la stabilità delle testate nucleari.


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7) Il vecchio campione: Roadrunner

Il primo in assoluto a superare la soglia del petaflop ed il campione del 2008 ormai sceso in settima posizione. Il suo compito principale è garantire la stabilità delle testate nucleari statunitensi mentre invecchiano anche se è comunque disponibile, a pagamento, per le industrie che hanno bisogno di svolgere una considerevole mole di calcoli.


8) La risposta alla vita, l’universo e tutto quanto: Kraken

Per poter utilizzare questo super computer il vostro progetto deve poter utilizzare contemporaneamente almeno 512 core. Una cifra non certamente considerevole se pensata nell’insieme dei 112.895 a disposizione e suddivisi in 9408 nodi. Il suo scopo è quello di aiutare gli scienziati nella ricerca delle risposte scientifiche più sfuggenti e nel tentativo di conoscere l’origine dell’universo.


9) Jugene

Questo super computer tedesco è stato sviluppato per avere sia bassi consumi sia alte prestazioni ed è stato utilizzato per differenti progetti. Fra questi la ricerca di come funzionano i DVD. Lo scopo era quello di capire meglio quali fossero i processi che venivano messi in modo durante la cancellazione e scrittura di un DVD per migliorare le nostre capacità di archiviazione.


10) Cielo

Un supercomputer statunitense utilizzato per calcoli riservati dal governo e gestito dall’US National Nuclear Security Administration. Nel corso di quest’anno passerà dai 6.704 core agli oltre 9.000 con un incremento di RAM da 221,5 TB a 300TB.


La classifica però non restare ferma molto a lungo perché stanno per arrivare Titan e Sequoia che daranno del filo da torcere a quelli già presenti in questa classifica. La caratteristica che però unisce tutti questi progetti è l’utilizzo del kernel Linux che non perde occasione per dimostrare la sua duttilità dal progettino embedded fino ai più potenti supercomputer.


Via | TechRadar


I primi 10 supercomputer utilizzano Linux é stato pubblicato su ossblog alle 15:30 di martedì 19 aprile 2011."

LibreOffice, avanti da soli e con orgoglio

LibreOffice, avanti da soli e con orgoglio: "La foundation del progetto open source nato da una costola di OpenOffice va avanti e non si cura degli sforzi di riappacificazione di Oracle. LibreOffice e' il futuro"

Ubuntu 11.04 in 8 giorni

Ubuntu 11.04 in 8 giorni: "Pronta in versione desktop e server. Con un'attenzione particolare al touchscreen grazie alla nuova interfaccia Unity. Per il cloud computing occorre aspettare ancora un po'"

Telese contro Cruciani?

Telese contro Cruciani?: "

luca telese e giuseppe crucianiLuca Telese, cioè io, contro Giuseppe Cruciani, sul palco del Festival del giornalismo, duellando sul tema: giornalismo di destra, giornalismo di sinistra. Ho letto che alcuni commenti, in rete, dicono: avete discusso troppo di politica. E’ possibile. Ma è una conseguenza della prima legge di Tetris. Lo spettacolo si è mangiato l’informazione, l’informazione si è mangiata la politica, e il Bunga Bunga, se possibile, si è mangiato tutto quello che restava. Lo dico perché, a costo di scontentare i puristi, non si può fare questo dibattito senza citare Berlusconi. E senza parlare del potere, oggi in Italia, di quello politico e di quello economico, e di come pesano sulle nostre teste. Ho un ricordo bello e un po’ delirante di questa giornata, e anche una percezione paradossale del rapporto che ho con Cruciani. Siamo amici, ci stimiamo, ma la vediamo in modo assolutamente diverso. Siamo andati a pranzo con la nostra famiglia allargata (la banda di Current con in testa le sue fantastiche amazzoni e il director Tessarolo), e già a fine pasto siamo precipitati nei prodromi della sfida. Sfottevo Cruciani dicendo che aveva messo la redazione a lavorare. Io scherzavo, ma intanto aveva un fascicolo in mano, che brandiva con ironica minaccia.


Forse tutti pensavano che avrei iniziato con una filippica in difesa del giornalismo di sinistra. Ho detto il contrario. Che il giornalismo di destra in Italia può piacere o meno, ma con Guareschi, Longanesi e Montanelli nasce come antipotere. Nasce corsaro, fin dai tempi di Mussolini (quello dell’Avanti). Poi viene avvelenato e mutato geneticamente dal conflitto di interessi. Dopodichè è iniziato un duello così serrato che il tempo, le argomentazioni, la polemica, hanno fatto girare la lancetta del tempo al doppio della percezione interiore. Qualcuno ha scritto: molto più elegante Severgnini. Chi l’ha scritto si merita Severgnini. Luca Sofri ha scritto: una generazione di giornalisti giovani (i babbioni blasonati non sono venuti) ha riempito i teatri. Il mio amico Zoro, ha detto, con l’autoironia che lo contraddistingue: “Ahò, ma non è che qui finisce che ci crediamo rockstar?“. Io penso un’altra cosa: un dibattito come quello di sabato non poteva essere condotto in modo felpato, perchè la dialettica che sottointende è vera, e non è conciliabile. Ma adesso me lo riguardo, ve lo guardate pure voi, e mi dite cosa ne pensate.


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Nokia e Microsoft, amici per sempre

Nokia e Microsoft, amici per sempre: "I due colossi annunciano la definizione formale della loro partnership e annunciano piani di sviluppo accelerati. Nel mentre Nokia perde preziosi punti di market share: ma va meno peggio del temuto"